Passeggiando per Poggiorsini e Spinazzola
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Grottelline-5000Il sito delle Grottelline è collocato ad ovest del paese, di fronte alla Rocca del Garagnone, nella piana tra i rilievi che attualmente segnano i confini tra Puglia e Basilicata, crocevia obbligato per tutti coloro che, con gli animali o con gli eserciti, valicavano gli Appennini meridionali per dirigersi verso lo Ionio e l'Adriatico, e non a caso attraversata dalla via Appia.
Vari furono i fattori che favorirono l’insediamento dell’uomo in questa zona.
Per prima la presenza di sorgenti d'acqua che ancora scaturiscono nelle sue prossimità, come fontana D'Ogna e fontana Latrigna. Il complesso ed articolato sistema di canali e ruscelli tributari del torrente Roviniero e Capo D’Acqua hanno eroso il banco affiorante di calcarenite con lame, i cui fianchi sono spesso caratterizzati dalla presenza di numerose cavità naturali ed artificiali. La presenza di queste cavità fu un altro dei fattori che favorirono l'insediamento in questa zona.
Nelll’area sorge un insediamento neolitico (resti di strutture abitative e aree di spargimento di frammenti ceramici) e due masserie medievali, la Masseria Salomone e la Masseria Grottellini, quest’ultima dichiarata monumento di interesse culturale. Ad età altomedioevale risalgono invece tracce riferibili a luoghi di culto cristiani: croci e raffigurazioni graffite, resti di strutture architettoniche, una chiesa rupestre a croce greca con cinque absidi.
https://lh6.googleusercontent.com/-liL1PSYPFNU/UtpnpuKmLUI/AAAAAAAAADg/S_86zhqvUGA/w737-h553-no/DSCN3484.JPG40.935911,16.204593
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Castello di Garagnone10401731Il castello del Garagnone domina il territorio compreso tra i rilievi che attualmente segnano i confini tra Puglia e Basilicata, una piana che è stata crocevia obbligato per tutti coloro che, con gli animali o con gli eserciti, valicavano gli Appennini meridionali per dirigersi verso lo Ionio e l'Adriatico, non a caso attraversata dalla via Appia.
La ricca documentazione di fonti notarili ed esaziali consente di seguire le vicende di questo complesso fortificato dalle sue origini, documentate già in età normanna, fino al terremoto del 1731 che ne segna la quasi completa distruzione ed il conseguente abbandono.
Il castello del Garagnone sorge in un punto strategico per il controllo di un territorio importante per la ceralicoltura e per i pascoli. In età bassomedioevale si trova non solo all’interno di uno spazio territoriale estremamente battuto per le comunicazioni tra Puglia e Basilicata, ma anche al centro di un importante sistema di comunicazione tra insediamenti fortificati, a metà strada tra Gravina e Castel del Monte. Dunque oltre al ruolo politico e di controllo del territorio, esso assunse una notevole importanza anche economica, tanto che è attestata l’esistenza di una "universitas", ovvero una piccola comunità certamente dedita all’agricoltura, che viveva nei territori immediatamente circostanti.
Il castello del Garagnone compare per la prima volta in un atto notarile del 1149. Nel 1195 è attestato il suo passaggio, per concessione di Enrico VI (1190-1197), all'ordine dell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, diventando un importante centro di produzione di cereali che dal porto di Barletta erano esportati in Terrasanta.
Sotto Federico II il Garagnone è oggetto di importanti interventi dei quali si ha notizia nello Statutum de reparatione castrorum (1241-1246). Al centro di una fitta rete di interessi, viene saccheggiato nel 1252 da Corrado IV (1250-1254), è focolaio di una ribellione antiangioina a seguito della caduta di Corradino (1254-1268) e per questo nuovamente saccheggiato nel 1268, occupato e incendiato dal signore di Andria Francesco del Balzo nel 1357.
In età angioina e aragonese il feudo del Garagnone compare in molti documenti notarili e nel 1373 anche nell'inchiesta promossa da Papa Gregorio XI (1371-1378) sugli Ospedalieri della diocesi di Trani, che riporta notizia di una comunità ormai ridotta ad una decina di persone. Il XIV secolo segna infatti l’inizio di un lento declino del castello del Garagnone, conteso poi per lo sfruttamento del territorio ai fini della ceralicoltura e del pascolo tra gli Orsini, duchi di Gravina in Puglia, e gli Del Balzo-Orsini di Altamura.
Nel XVII e XVIII secolo il Garagnone cambiò diversi proprietari, infine nel 1860 fu acquistato dai baroni Melodia. Nel frattempo il castello aveva subito notevoli devastazioni che culminarono nel 1731, quando un terremoto distrusse quanto rimaneva dell'antico castello.
http://www.galmurgiapiu.it/wp-content/gallery/poggiorsini/copy_0_spinazzola-rocca-del-garagnone.jpg40.963767,16.250748
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Fontana D'Ogna750Secondo la leggenda questa fontana, situata nei pressi dell’attuale stazione ferroviaria di Poggiorsini, è stata scavata dall’unghia del cavallo assetato di Orlando, il paladino di Francia, che, a sua volta, in preda alla pazzia, recise con la sua spada una roccia carsica del Costone murgiano.40.928182,16.258612
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Casale Poggio degli Orsini1686Nel 1609 il territorio dell’attuale Poggiorsini diventa proprietà privata degli Orsini, duchi di Gravina, e viene così chiamata Poggio degli Orsini. I duchi di Gravina fanno qui costruire nel 1686 un casale, il molino, il forno, il mattatoio e tra il 1723 ed il 1727 il palazzo ducale, con la chiesa di Santa Maria Santissima dei Sette Dolori e annesso cimitero. Abbandonato nel 1907 dagli Orsini, il palazzo diventa proprietà del Comune di Gravina, ospitando i pochi servizi pubblici esistenti (scuola elementare, caserma dei Carabinieri, ufficio postale, residenza del medico condotto). Nel 1930 il terremoto del Vulture compromise seriamente una parte consistente della struttura, che viene demolita nel 1934. Quello che resta dell'antico casale, del palazzo ducale e della chiesa è oggi in stato di abbandono.http://www.galmurgiapiu.it/wp-content/gallery/poggiorsini/tn_casale-poggiorsini.jpg40.914906, 16.253316
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Castello Pignatelli9001930Tra il IX ed il X secolo, sotto i principi longobardi di Benevento e l'imperatore Ludovico II (855-875), fu costruita una prima fortificazione. Con l'arrivo dei Normanni nel 1040 e l'inclusione nella Contea di Gravina, la fortificazione fu ampliata in un vero e proprio castello, nello stesso periodo in cui si costruiva l'ospedale dei Templari per crociati e pellegrini. Nel 1576 i Pignatelli, divenuti baroni di Spinazzola (marchesi dal 1586), fecero del castello la propria dimora. Qui nel 1615 nasce Antonio Pignatelli, papa dal 1691 al 1700 con il nome di Innocenzo XII. Divenuto un rudere, il castello venne abbattuto negli anni Trenta del Novecento: ne rimangono ruderi.http://www.galmurgiapiu.it/wp-content/gallery/spinazzola/tn_largo-pignatelli.pnglargo Pignatelli40.968573,16.085365
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Chiesa Madre13001600Intitolata a san Pietro Apostolo, la chiesa è situata nelle vicinanze del castello Pignatelli, dove nel 1615 nacque papa Innocenzo XII. Essa sorge agli inizi del XIV secolo, ma si sono susseguiti nel tempo diversi rimaneggiamenti, i più pesanti di epoca seicentesca: a quest'epoca risalgono la tela della Vergine col Bambino e il busto in argento del patrono della città, san Sebastiano. [VISITE: orario liturgico]
http://www.galmurgiapiu.it/wp-content/gallery/spinazzola/tn_20141020_164400.jpglargo Pignatelli40.968620,16.085647
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Biblioteca e Pinacoteca Comunale "Trisorio Liuzzi"15001800La Pinacoteca Comunale raccoglie opere pittoriche dal Cinquecento all'Ottocento. Tra queste la tavola, proveniente da Santa Maria La Civita (chiesa attualmente non visitabile e sita in via Contini), datata al 1500 e raffigurante la Vergine con bambino in trono (Madonna di Costantinopoli): essa è opera del pittore noto come ZT proprio dalla sigla in calce sul dipinto. Egli lavorò soprattutto a Gravina. I dipinti a lui attribuiti sono lì conservati nel Museo Diocesano: tre scomparti di un polittico della Vergine con Il Bambino, sant’Antonio e san Francesco, una predella con Cristo e gli Apostoli, una Annunciazione, un Cristo Pantocratore, un san Nicola ed un sant’Andrea. [VISITE: Lun-Ven: 09.00-13.00 / Mar -Gio: 16.00-20.00; ingresso libero]http://www.galmurgiapiu.it/wp-content/gallery/spinazzola/tn_madonna-di-costantinopoli-zt_0.jpgvia Cairoli, 640.969366,16.089726
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Ospedale dei Templari1100I Templari costruiscono il primo Ospedale della Puglia per curare i cavalieri feriti provenienti dalle Crociate, nel centro storico di Spinazzola, ancora in parte visibile, attualmente in una proprietà privata.http://www.galmurgiapiu.it/wp-content/gallery/spinazzola/tn_20141020_165128.jpgvia Vignola ang. via San Giuseppe40.969889, 16.085778
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Epitaffio1631Spinazzola si trova lungo il tragitto del cosidetto Regio Tratturo Melfi-Castellaneta, il principale asse delle vie della transumanza della zona, che ripercorreva l’antica via Appia sino a Taranto. Come ricordato dall’Epitaffio del 1631, il Regio Tratturo viene reintegrato dai vicerè spagnoli, i quali a partire dal XV secolo emanano una serie di provvedimenti per impedire la messa a coltura dei terreni, soffocando la vocazione alla cerealicoltura del territorio a favore dei proprietari di greggi: nasce così la Dogana della mena delle pecore.
http://www.galmurgiapiu.it/wp-content/gallery/spinazzola/tn_epitaffio.jpg
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Chiesa della Santissima Annunziata1550La presenza dei frati Francescani a Spinazzola risale al 1391, anno in cui Bonifacio IX permette loro di edificare a Spinazzola il convento di San Francesco, in area extra-urbana, oggi abbandonato dopo essere stato utilizzato come mattatoio. Alla metà del XVI secolo i frati si stabiliscono in un nuovo convento più vicino al centro urbano ed annesso alla preesistente chiesa dell’Annunziata. Dopo la soppressione degli ordini religiosi promossa da Napoleone Bonaparte, i frati abbandonano Spinazzola per farvi ritorno solo nel 1938. L’antico convento è stato profondamente rimaneggiato per essere destinato a nuovi usi: dopo il loro ritorno, i frati hanno dovuto ricostruirlo ex novo.
La storia della chiesa della Santissima Annunziata di Spinazzola è piuttosto incerta. Essa sarebbe stata in origine una modesta cappella suburbana ampliata poi nel XVI secolo a seguito dell’arrivo dei frati. La ricostruzione della chiesa termina solo nel 1632 (come ricordato sull’architrave), tuttavia nel secolo scorso numerosi restauri ne alterano l’aspetto originario: come è accaduto per la Cattedrale di Santa Maria Assunta a Ruvo di Puglia, anche qui nella prima metà del XX secolo si procede all’eliminazione delle testimonianze del gusto barocco. Anche la facciata viene rifatta allora in stile neoromanico, così come viene realizzato allora anche il campanile.
L’originario altare maggiore andò distrutto nel 1960 e fu sostituito da uno in marmi policromi proveniente dalla chiesa napoletana di Sant’Anastasia, anch’esso poi smembrato e reimpiegato per la realizzazione dell’attuale altare, dell’ambone e della base per il tabernacolo, mentre altre parti si trovano nell’attiguo convento.
[VISITE: orario liturgico; ingresso libero]
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