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1 | Stato Sessione | Numero sessione | Proponenti Sessione | Titolo della Sessione | Contenuti | Parole chiave | ||||||||||||||||||||
2 | Attivata | 1 | Gianni Petino; gianni.petino@unict.it; Università di Catania; Salvo Cannizzaro; scanniz@unict.it; Università di Catania | Ecomusei urbani e giustizia territoriale: un approccio integrato per città sostenibili | Il concetto di ecomuseo si basa su un modello “reticolare e dinamico”, composto da sottosistemi diversi, il cui scopo è scomporre e analizzare i vari elementi che lo caratterizzano, per poi ricomporli in una visione complessiva e organica (Reina 2014, p. 41). Questo approccio è necessario perché il territorio, considerato come un fenomeno culturale complesso, richiede una “sintesi” che renda evidente la condizione di “crisi” alla base della scelta di adottare lo strumento ecomuseale. Identificare le cause di questa crisi rappresenta una delle principali sfide per pianificatori e geomediatori (Donadieu, 2014; Reina, 2021; Petino, 2023), i quali agiscono come guide scientifiche che accompagnano le comunità locali in un percorso di introspezione e autodeterminazione culturale. Ormai il termine ecomuseo è parte integrante del linguaggio delle politiche di coesione e, come afferma Davis (2011, p. 50), la nascita degli ecomusei è legata alla “necessità di salvare porzioni di patrimonio”. Essi possono essere descritti come realtà composte da frammenti interconnessi, rappresentabili attraverso una rete con un hub centrale e antenne distribuite sul territorio (Reina, 2014). La vulnerabilità o, al contrario, la resilienza di un territorio dipende dalla “capacità di un sistema di preservare la propria identità e di adattare struttura e funzioni essenziali in risposta ai disturbi” (Holling, 1973, p. 7; Orchiston et al., 2016, p. 1). Nel contesto italiano, per esempio, affrontare questa sfida significa intervenire sulle condizioni di marginalità diffusa che pongono le comunità locali in una situazione di disuguaglianza rispetto alle opportunità disponibili. La chiave per superare la crisi iniziale e favorire una co-evoluzione delle comunità risiede probabilmente nel capitale culturale: un patrimonio unico, irripetibile e radicato geograficamente, che può costituire la base di una nuova ripartenza. Negli ultimi decenni, l’espansione rapida delle città ha generato sfide rilevanti sotto il profilo ambientale, sociale e culturale. In tale scenario, gli ecomusei urbani si affermano come strumenti innovativi per tutelare la memoria collettiva, rafforzare la coesione sociale e promuovere pratiche orientate alla sostenibilità. Allo stesso tempo, la crisi climatica ha accentuato le disuguaglianze socio-economiche, sottolineando la necessità di adottare politiche di giustizia territoriale volte a garantire una gestione equa delle risorse e a ridurre gli impatti ambientali. Questa sessione intende approfondire il ruolo degli ecomusei urbani come agenti di giustizia territoriale, evidenziando il loro potenziale educativo, culturale e ambientale nelle dinamiche urbane. | ecomuseo, giustizia territoriale, sostenibilità, crisi climatica, commons urbani | ||||||||||||||||||||
3 | Attivata | 2 | Francesco Chiodelli; francesco.chiodelli@unito.it; Università di Torino - Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio; Andrea Pase; andrea.pase@unipd.it; Università di Padova - Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell'Antichità (DiSSGeA) | Città e guerra | In anni recentissimi, la guerra è tornata ad affacciarsi prepotentemente nell’immaginario e nel discorso pubblico italiano (e, più in generale, europeo), dissolvendo l’illusione a lungo coltivata di un’acquisita e irreversibile condizione di pace in Europa. Questa non era, per l’appunto, che un’illusione: non solo perché, anche prima dell’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio del 2022, la guerra aveva già interessato il suolo europeo durante il periodo dei conflitti jugoslavi; ma anche perché i diversi scenari bellici extra-europei avevano da tempo evidenziato le proprie connessioni profonde con l’Italia e gli altri paesi europei (da svariati punti di vista, tra cui: partecipazione diretta, seppur spesso nella formula ‒comunque ambigua‒ delle “missioni di pace”, o indiretta; ricadute sulla sfera economica, sociale e politica interna; trasformazione delle relazioni internazionali e della politica estera). Si aggiunga il fatto che pratiche di guerra asimmetrica e non convenzionale, manifestatesi soprattutto sotto forma di attentati terroristici, hanno interessato negli ultimi due decenni diversi paesi europei. Su questo sfondo, l’importante contributo all’interpretazione della contemporaneità che il sapere geografico può fornire deve necessariamente dedicarsi anche a un’analisi dettagliata delle relazioni multiple tra guerra e città. Se la connessione tra città e guerra è radicata nella storia dell’umanità, negli ultimi decenni essa ha assunto una fisionomia nuova e specifica, che si situa all’intersezione del mutamento simultaneo delle forme dell’urbano e dei modi di condurre la guerra (dal punto di vista, per esempio, degli armamenti utilizzati e dell’organizzazione delle forze armate, come pure degli obiettivi da perseguire). La presente sessione ambisce a proporre una riflessione su questo tema cruciale per interpretare il contemporaneo disordine mondiale, approcciandolo nelle sue diverse articolazioni pur all’interno di una perimetrazione del concetto di guerra intesa come mobilitazione della violenza militare, nelle sue forme estreme e cruente (facendo cioè ricorso ‒attivo o minacciato‒ all’uso delle armi), nell’ambito di un conflitto tra entità politiche. Su questo sfondo, la complessità della relazione tra guerra e città può essere declinata in innumerevoli direzioni, tra cui si menzionano, a titolo di esempio, le seguenti: produzione, interpretazione e ri-significazione di paesaggi bellici urbani (incluse questioni connesse alla ricostruzione post-bellica e agli spazi memoriali); urbicidio e spaziocidio; militarizzazione dello spazio urbano; rappresentazioni urbane (virtuali come nei videogames, cinematografiche, letterarie) della guerra; strategie e pratiche militari in ambito urbano; correlazione tra mutazione dei sistemi bellici (tecnologie, strategie, organizzazione, armamenti) e trasformazioni dell’urbano; concettualizzazioni della relazione tra guerra e città; impatti urbani dei conflitti bellici. | Città, guerra, urbicidio, militarizzazione, paesaggi bellici | ||||||||||||||||||||
4 | Attivata | 3 | Annalisa Colombino; annalisa.colombino@unive.it; Ca' Foscari Venezia; Carlotta Molfese; carlotta.molfese@unive.it; Ca' Foscari Venezia; Michele Bandiera; michele.bandiera@gssi.it; GSSI | Geografie Animali: Oltre l’Anglosfera | Negli ultimi 30 anni la geografia animale si è stabilita come uno dei più ricchi filoni di ricerca nella geografia umana, contribuendo anche allo sviluppo della svolta più-che-umana nella nostra disciplina. La geografia animale indaga un’ampia varietà di temi che vanno dalle rappresentazioni degli animali nei media e nei paesaggi, al loro ruolo e agencies nelle reti locali e globali del cibo, passando per la spettacolarizzazione degli animali negli zoo e acquari, fino alle geografie delle vite di singoli animali e alle etnografie multispecie, per esempio. Stanno emergendo anche studi sulle relazioni di potere e le gerarchie tra specie che caratterizzano diverse pratiche e sistemi globali (per es. la produzione e il consumo di cibo, la gestione della fauna, e il capitalismo in generale). Si tratta di studi che mostrano come queste pratiche e sistemi (ri)producono differenze e disuguaglianze basate sulla specie, ma anche come animali ed umani stessi collaborino, resistano e negozino questi stessi sistemi e pratiche. Come ha messo in evidenza Hovorka (2017), la geografia animale è tuttavia dominata da ricerche condotte principalmente da ricercatori e ricercatrici anglosassoni e, spesso, anche in contesti anglosassoni. Questa sessione vuole raccogliere dei brevi contributi di studi recenti che esplorino empiricamente le geografie degli animali oltre l’Anglosfera. Si invitano pertanto presentazioni o poster che discutano temi quali, per esempio: La coabitazione multispecie: convivenze, scontri, negoziazioni in spazi quali città, le campagne e la selva. Geografie animali urbane: co-produzioni del tessuto urbano contemporaneo. Soggettività e spazi animali: gli animali come attori e produttori di geografie, con prospettive, personalità, comportamenti, esigenze, desideri e paure. Rappresentazioni animali: gli animali rappresentati nei paesaggi, nei media, nella pubblicità, nella propaganda, nell’arte, nella lingua e nel folklore. Mobilità e circolazione degli animali: gli animali attraverso i territori, nelle migrazioni, il commercio, i media, le epidemie, il cambiamento climatico. Animali, agricoltura e reti del cibo: visibilità, invisibilità, vita, agencies e lavoro degli animali nei sistemi di produzione e consumo di cibo (incluso il pet food e i mangimi). Le geografie degli animali nella storia e nell’economia: protagonisti e attori invisibili in eventi storici e nelle geografie del turismo, del commercio, della conservazione, dell’innovazione, nella sperimentazione animale e nella pet therapy. Geografie affettive: birdwatching, animali domestici e da compagnia, santuari e rifugi, animali e movimenti ambientalisti, contadini, anti-specisti, vegani. Metodi di ricerca su e con gli animali: quantitativi, qualitativi, tradizionali, innovativi, creativi, partecipativi. Hovorka, A. J. (2017). Animal geographies I: Globalizing and decolonizing. Progress in Human Geography, 41(3), 382-394. | animali, cibo, città, geografie animali | ||||||||||||||||||||
5 | Attivata | 4 | Epasto Simona; simona.epasto@unimc.it; Università di Macerata, Dipartimento di Scienze Politiche, Della Comunicazione e delle Relazioni Internazionali; Emanuele Frontoni; emanuele.frontoni@unimc.it; Università di Macerata, Dipartimento di Scienze Politiche, della Comunicazione e delle Relazioni Internazionali; Marina Paolanti; marina.paolanti@unimc.it; Università di Macerata, Dipartimento di Scienze Politiche, della Comunicazione e delle Relazioni Internazionali | Geografie dell’Intelligenza Artificiale: trasformazioni spaziali e implicazioni urbane nel capitalismo delle piattaforme | Questa sessione esplora il ruolo dell’Intelligenza Artificiale (AI) nella ridefinizione delle spazialità urbane e globali, con particolare attenzione alle implicazioni sociali, economiche e ambientali (Gao, 2023; Roy, 2016). In linea con il tema dell’era urbana e del disordine globale, la sessione intende analizzare come l’AI possa configurarsi sia come una risposta alle molteplici crisi che attraversano le città contemporanee, sia come un elemento che contribuisce a ridefinire o amplificare tali disordini (Epasto, 2024). L’AI si presenta quindi come una lente per analizzare le contraddizioni delle spazialità urbane e globali, evidenziando le dinamiche di adattamento, resistenza e trasformazione (Raimbault, 2020; Frontoni et al., 2022). In un contesto dominato dal capitalismo dei flussi, l’AI si configura come uno strumento centrale per la gestione e l’ottimizzazione dei flussi di dati, merci, persone e capitali (Batty, 2018; TRUST Project, 2023). La sessione invita contributi che affrontino: • Come le applicazioni dell’AI (smart cities, sorveglianza urbana, sistemi predittivi) stiano trasformando gli spazi urbani e le dinamiche di potere. • Le disuguaglianze territoriali accentuate o mitigate dall'AI, in relazione ai left-behind places e alle periferie. • L’impatto ecologico dell’AI, considerando la crescente domanda di infrastrutture digitali come data centres ed energia. • Le sfide etiche e normative nell’applicazione dell’AI alla pianificazione urbana e alle relazioni Nord-Sud. Gli obiettivi della sessione includono: 1. Indagare come le tecnologie AI ridefiniscano gli spazi urbani, in termini di infrastrutture, flussi economici e disuguaglianze territoriali 2. Esplorare le implicazioni etiche e ambientali delle infrastrutture digitali. 3. Promuovere un confronto interdisciplinare tra geografia economica, studi urbani e innovazione tecnologica. Metodi La sessione adotta un approccio multidisciplinare basato su: • Presentazioni empiriche di casi studio su smart cities e left-behind places (Wang et al., 2023; Agustí Cerrillo i Martínez et al., 2024). • Analisi teoriche sul capitalismo delle piattaforme e le sue implicazioni per le geografie urbane (Rodríguez-Pose, 2018; Raimbault, 2020). • Panel di esperti per approfondire le implicazioni pratiche e teoriche dell'integrazione dell'AI nelle dinamiche urbane, con un focus su sostenibilità, inclusione sociale e governance etica Frontoni, 2024; Paolanti, 2024; Epasto, 2024). Risultati attesi • Una maggiore comprensione delle trasformazioni spaziali generate dall’AI, con particolare attenzione alla governance delle città e alla gestione delle disuguaglianze tecnologiche. • Una mappatura critica delle implicazioni socio-ambientali della diffusione dell’AI nel contesto urbano. • Proposte di linee guida per l’integrazione etica e sostenibile dell’AI nella pianificazione urbana, favorendo il dialogo tra Nord e Sud globale. | Intelligenza Artificiale (AI), Spazialità Urbana, Geografie Digitali, Disuguaglianze Territoriali, Pianificazione Spaziale. | ||||||||||||||||||||
6 | Attivata | 5 | Francesca Silvia Rota; francesca.rota@unito.it; Dipartimento di Economia e Statistica "Cognetti de Martiis", università di Torino"; Maria Giuseppina Lucia; mariagiuseppina.lucia@unito.it | Il turismo di prossimità tra aspirazioni di sostenibilità e contingenze geografiche | La sessione contribuisce al dibattito sul futuro del turismo assumendo come caso di studio il turismo di prossimità. Prendendo spunto dal recente rinnovato interesse - alimentato dall'esperienza del lock-down durante la pandemia - per le pratiche turistiche che si concretizzano nell'intorno del proprio contesto di vita e lavoro, la sessione stimola il dibattito dei geografi sulla peculiarità di questo tipo di turismo, sia rispetto ad altre forme di turismo, sia rispetto alle pratiche dell'escursionismo e delle attività del tempo libero, che con esso presentano ampi margini di sovrapposizione. Attraverso la discussione di contributi teorici, metodologici e empirici, la sessione affronta quindi specificatamente il tema della sostenibilità del turismo di prossimità. Nella consapevolezza che le criticità attuali dell'industria turistica globalizzata (overtourism, gentrificazione, estrattivismo, inquinamento) possano essere risolte solo attraverso interventi strategici che coinvolgano tutti gli aspetti e le scale della pianificazione e programmazione territoriale, un elemento peculiare del turismo di prossimità risiede nell'equivalenza tra turista e residente, ossia un individuo che non è un mero consumatore temporaneo di territorio, bensì è esso stesso uno stakeholder che abita stabilmente la destinazione, tesse reti di relazioni e solidarietà, e sviluppa nei suoi confronti sentimenti di appartenenza, responsabilità e cura. Da qui le aspirazioni di sostenibilità che sono spesso associate a queste forme di turismo, senza una adeguata analisi critica delle contingenze geografiche in cui esse si sviluppano. | turismo di prossimità, sostenibilità, territorio, sviluppo locale | ||||||||||||||||||||
7 | Attivata | 6 | Giuseppe Tomasella; giuseppe.tomasella@unipd.it; Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell'Antichità – DiSSGeA, Università degli Studi Padova; Alberto Vanolo; alberto.vanolo@unito.it; Dipartimento Culture, Politica e Società, Università degli Studi di Torino | Città e notte come fenomeni urbani globali: prospettive interdisciplinari | I night studies costituiscono un campo di ricerca interdisciplinare che mira a espandere la comprensione della notte tramite l’analisi in specifici contesti sociali, culturali e geografici. Dagli inizi del XXI secolo, il campo di studi ha visto un significativo sviluppo grazie ai contributi di diverse comunità scientifiche e tradizioni di ricerca, permettendo di articolare una comprensione plurale e interdisciplinare delle geografie della notte. Il dibattito sulle geografie della notte, tradizionalmente incentrato sull’analisi degli spazi del divertimento notturno (urban playscapes), sull’esplorazione di poche realtà urbane americane e nordeuropee e su un numero limitato di quadri teorici (come la metafora della 'notte come frontiera'), con il tempo ha dato vita a un panorama assai variegato di linee di ricerca, consentendo non solo una maggiore comprensione del notturno, ma della città più in generale. Con questa sessione invitiamo contributi che approfondiscano la comprensione e indaghino le applicazioni dello sguardo notturno in qualità di strumento capace di cogliere e sondare le evoluzioni degli spazi urbani. I contributi possono concentrarsi su questioni teoriche generali, casi specifici, o aspetti del dibattito rimasti in ombra. In particolare, sono benvenuti contributi che riguardano: • Quadri teorici e sperimentazioni metodologiche nei night studies • Geografie sociali della notte: lavoro, esclusione sociale, corpi e menti marginalizzati • Contestazioni e conflitti negli spazi pubblici notturni • Sicurezza e sorveglianza nella dimensione urbana notturna • Socialità ed economie delle notti urbane • Mobilità notturne • Governo e gestione della città di notte • Notte, turismo, branding e promozione della città • Geografie culturali della notte, del buio e dell’oscurità • Significati, immaginari ed esperienze dell’oscurità urbana • Rappresentazione delle notti urbane nelle arti e nei media • Visioni utopiche e/o distopiche di futuri urbani notturni • Geografie notturne non-umane e più-che-umane • Ecosistemi, ecologie notturne e inquinamento luminoso • Notte, tecnologia, infrastrutture e STS studies • Geografie soniche, musica e politica del rumore • Geografie comparative della notte, incluse differenti concezioni della notte in contesti extraurbani • Dalla città delle 24 ore a quella dei 15 minuti: possibilità e limiti dell’organizzazione degli spazi della notte urbana • Ritmi urbani, geografie dell’alternanza notte-giorno e rythmanalysis • Prospettive femministe e decoloniali nell’analisi della notte urbana • Geografie storiche della notte urbana | geografie culturali della notte, governo della notte urbana, night-time economy, nightscape, oscurità | ||||||||||||||||||||
8 | Non Attivata | 7 | Mariasole Pepa ; mariasole.pepa@unipd.it; Assegnista di Ricerca, Università di Padova, DEPARTMENT OF HISTORICAL AND GEOGRAPHIC SCIENCES AND THE ANCIENT WORLD - DiSSGeA; Costanza Franceschini; c.franceschini4@campus.unimib.it; Postdoc researcher, Leiden University; Andrea Pollio; andrea.pollio@polito.it ; Assistant Professor - DIST Department of Regional and Urban Studies and Planning Research Associate - ACC AFRICAN CENTRE FOR CITIES Politecnico di Torino | University of Cape Town | Geographies of Global China: past, present and futures | It would be impossible to trace the geographies of “chaos and governance" (Arrighi & Silver, 1999) in the current world system without tracing the rise of China as a global power and its role in reshaping urban disorder. As Franceschini and Loubere write (2022, 8), "only by understanding global capitalism can one understand China" and "only by understanding China can one understand global capitalism." However, much scholarship falls into the geopolitical trap of treating China as a monolithic force in the rush to a “second cold war” (Schindler et al., 2024). Conversely, scholars of “Global China” (Lee, 2018) have suggested to analyse the latter as a palimpsest of different actors, relations, and rationalities. According to Lee (2017), only by recognizing the different varieties of capital that shape China’s global integration one can trace the different logics of accumulation and their ensuing regimes of labour, management, finance, and so on. Ultimately, Global China is a methodological invitation for geographers as well, one that resonates with the need to chart China’s role in new and old processes of capital fix (Taylor & Zajontz, 2020) without lumping everything Chinese into singular logics of geopolitical domination and frontier making. From the Belt-and-road initiative to China’s increasing footprint in the delivery of green energy projects under the ecological civilisation programme, the multiple geographies of Global China demand attention. Heeding this call, this panel is sponsored by the Italian Association of China-Africa Studies (AISAC) and welcomes papers that adopt a Global China lens to research and analyse the multiple crises and lines of sight of the current moment. We invite contributions—theoretical, methodological, and empirical, in English or Italian—that approach the following topics from different perspectives and contexts: -Geographies of connectivity (transport corridors, maritime corridors, financial corridors, digital infrastructure, etc.) -Geographies of the green transition (renewable energy projects, green finance, etc.) -Urban and Rural Geographies of Global China References Arrighi, Giovanni (with Beverley Silver). Chaos and Governance in the Modern World System. The University of Minnesota Press, 1999. Franceschini, Ivan, and Nicholas Loubere. Global China as method. Cambridge University Press, 2022. Lee, Ching Kwan. The Specter of Global China. Politics, Labor, and Foreign Investment in Africa. University of Chicago Press, 2018. Schindler, Seth, Ilias Alami, Jessica DiCarlo, Nicholas Jepson, Steve Rolf, Mustafa Kemal Bayırbağ, Louis Cyuzuzo et al. "The second cold war: US-China competition for centrality in infrastructure, digital, production, and finance networks." Geopolitics 29, no. 4 (2024): 1083-1120. Taylor, Ian, and Tim Zajontz. "In a fix: Africa’s place in the Belt and Road Initiative and the reproduction of dependency." South African Journal of International Affairs 27, no. 3 (2020): 277-29. | Global China, connectivity, infrastructure, urban/rural geographies, green transition | ||||||||||||||||||||
9 | Attivata | 8 | Giuseppe Bettoni; giuseppe.bettoni@unitelmasapienza.it; Dipartimento di Diritto e Società Digitale, Università di Roma Unitelma Sapienza; Teresa Graziano; teresa.graziano@unict.it; Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente, Università di Catania; Carlo Salone; carlo.salone@unito.it; Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio (DIST) Politecnico di Torino/Università di Torino | Pratiche di dominio e di resistenza attraverso l’urbano. Convergenze tra geopolitica e studi urbani | Riflettere sui modi in cui il potere si articola nell’urbano costringe a interrogarsi sulle geometrie e sulle scale molteplici e interconnesse che connotano le logiche degli attori, delle organizzazioni e delle istituzioni pubbliche nella spazialità contemporanea. Se le città, grazie ai vantaggi della densità e della prossimità, hanno sempre rappresentato in modo compiuto non solo un modello efficiente di organizzazione delle attività economiche ma anche un laboratorio incessante di sperimentazione e di esercizio del potere, esse si sono progressivamente trovate a interagire e confrontarsi, spesso in termini conflittuali e in modo particolare in Europa, con altre forme politico-organizzative del potere territoriale, in primis lo Stato, cui si sono aggiunte nel tempo le regioni amministrative e i poteri sovranazionali operanti nell’economia e nella politica internazionale. Il quadro attuale si rivela ancora più complesso in ragione dell’evoluzione dell’urbanizzazione, che si caratterizza non solo per la polarizzazione in centri urbani di livello internazionale, veri e propri coaguli di potere economico, politico e culturale, ma anche per processi estensivi che abbracciano territori sempre più vasti in cui l’urbano è un modo di organizzazione della società che produce nuovi paesaggi operazionali negli hinterland e nelle aree intercluse tra i poli metropolitani più densi. In questo quadro transcalare, conflitti e alleanze urbane si muovono tra dimensione globale delle istanze in gioco e dimensione locale dove il confronto si concretizza, sia quando lo spazio urbano è posta in palio, sia quando diventa centro di produzione di rappresentazioni e pratiche politiche. In particolare, l’apparente disancoramento della città dalla dimensione statuale ha aumentato la peculiarità del conflitto urbano, così come altrettanto peculiari sono i rapporti di forza che producono segregazione e diseguaglianze. Queste relazioni possono essere osservate e interpretate in modo innovativo se ci si colloca all’intersezione tra gli approcci economico-politici agli studi urbani (coalizioni di sviluppo, growth machine models, teoria dei regimi urbani) e le categorie concettuali della geopolitica (centri di irradiazione e di ricezione del potere, posta in palio, superamento della spazialità statuale). La sessione, promossa dai gruppi AGeI “Geografie dell’urbano” e “Geopolitica”, incoraggia proposte che indaghino aspetti teorici, esperienze e casi concreti in cui le logiche di potere – nella dimensione politica, amministrativa, economica, culturale ecc. – si intrecciano con il funzionamento e la rappresentazione degli spazi urbani: il ruolo di attori istituzionali e non istituzionali, delle politiche e delle forme di mobilitazione, conflitto e contestazione; il potere come elemento 'circolatorio' e i rapporti transcalari di egemonia e dominanza che forgiano pratiche, processi e narrazioni. | urbano, geopolitica, conflitti, coalizioni | ||||||||||||||||||||
10 | Attivata | 9 | Pietro Elisei; dr.pietro.elisei@gmail.com; Università degli Studi di Roma, Tor Vergata, Dipartimento di Management e Diritto, Cultore della Materia; Angela D'Orazio; angela.dorazio@uniroma2.it; Università degli Studi di Roma, Tor Vergata, Dipartimento di Management e Diritto, Professore Associato; Michele Pigliucci; m.pigliucci@unilink.it; Università degli Studi LINK, Professore associato di Geografia politica ed economica | Ripensare la città nell’era delle crisi multiple: tra trasformazioni e resistenze | Viviamo in un’epoca di crisi multiple – climatiche, sanitarie, economiche, sociali e geopolitiche – che stanno trasformando profondamente territori e città, imponendo riflessioni complesse. La società contemporanea affronta rischi naturali ed "artificiali" come pandemie, disuguaglianze socio-economiche e migrazioni forzate, definiti "manufactured risks" (Beck e Giddens). Questi fenomeni, caratterizzati da interconnessione e complessità, richiedono risposte innovative e coordinate su scala globale e locale. Parallelamente, assistiamo a una profonda evoluzione del capitalismo. Si passa da modelli tradizionali a nuove forme come il capitalismo delle piattaforme, basato sull’analisi dei dati e sull’urbanizzazione digitale, e quello infrastrutturale, che controlla risorse e mercati attraverso reti logistiche globali (Srnicek, 2016; Christophers, 2020). Questa trasformazione crea opportunità, ma amplifica disuguaglianze spaziali e marginalizzazioni, ridefinendo il tessuto urbano in un contesto sempre più globalizzato. Le città e i territori, lungi dall’essere luoghi passivi, si configurano come laboratori per risposte resilienti alle crisi globali. Pratiche di autogestione urbana, creazione di comunità rigenerative, lotte contro la gentrificazione e azioni per la giustizia territoriale emergono come strategie alternative che sfidano le logiche dominanti (Rodríguez-Pose, 2017). Nel contempo, le politiche urbane e regionali cercano strumenti efficaci per guidare le trasformazioni in modo sostenibile, affrontando vulnerabilità e promuovendo inclusività. In questo scenario, le crisi multiple e sovrapposte generano nuovi spazi di sperimentazione che bilanciano adattamento e resistenza. Le iniziative dal basso, spesso sviluppate in opposizione alle dinamiche di marginalizzazione, pongono al centro solidarietà e resilienza, offrendo modelli di innovazione sociale e rigenerazione urbana. Le politiche trasformative, se efficacemente integrate, possono diventare strumenti chiave per migliorare la qualità della vita e ridurre le disuguaglianze socio-spaziali. È fondamentale valorizzare le risorse locali, sfruttando la creatività e l'innovazione dei territori per affrontare le sfide globali e costruire un futuro urbano sostenibile. La sessione mira a esplorare questi temi, invitando contributi teorici e pratici che rispondano a domande cruciali: come trasformare vulnerabilità in resilienza? Quali politiche possono ridurre le disuguaglianze e migliorare la coesione sociale? In che modo le città possono essere protagoniste della transizione verso un futuro sostenibile e inclusivo? Le risposte a queste domande possono delineare traiettorie innovative per affrontare le sfide del nostro tempo, valorizzando il potenziale delle iniziative locali e globali. | Città Resilienti, Crisi Invisibili, Equità Territoriale, Resistenze Urbane, Sostenibilità Creativa | ||||||||||||||||||||
11 | Attivata | 10 | Isabelle Dumont; isabelle.dumont@uniroma3.it; Università di Roma Tre; Marco Picone; marco.picone@unipa.it; Università di Palermo; Matteo Puttilli; matteo.puttilli@unifi.it; Università di Firenze | Sperimentare l’urbano: le experimental geographies come pratica di ricerca in geografia sociale | Se l’urbano può essere pensato come una lente per osservare e interrogare le complesse spazialità contemporanee, esso si configura al contempo come una realtà sempre più sfuggente e difficile da analizzare e interpretare attraverso categorie e strumenti consolidati. L’urbano è sempre di più ambiente di ricerca al contempo incommensurabilmente vasto e altrettanto frammentato, dove le trasformazioni e i processi in atto trascendono i confini istituzionali, spaziali e ontologici sfidando qualsiasi tentativo di ricomposizione o modellizzazione. Di fronte a queste difficoltà, da una quindicina d’anni si è aperta in geografia una riflessione sull’esperimento come pratica di ricerca capace di posizionarsi all’interno delle dinamiche delle società contemporanee. L’esperimento consentirebbe infatti di cogliere frammenti della complessità socio-spaziale, mettendo in luce le potenzialità e le contraddizioni implicite negli spazi urbani e non solo. Il dibattito sulle experimental geographies si è quindi progressivamente ampliato, articolandosi in due principali direzioni. Da un lato, vi sono le 'geografie dell’esperimento', che analizzano i contesti in cui si svolgono pratiche sperimentali, sia indoor sia outdoor, pubblici e privati, virtuali e non. Dall’altro, le 'geografie sperimentali' rappresentano tentativi da parte dei geografi e delle geografe di ripensare i propri concetti, approcci etici e pratiche di ricerca come esperimenti in sé, esplorando modalità innovative di fare geografia. Questo duplice approccio riflette il tentativo di abbracciare nuove metodologie e prospettive critiche per comprendere e intervenire nella complessità dello spazio urbano. Dal punto di vista metodologico, infatti, l’esperimento si presenta sia come un orientamento, sia come una sensibilità. Richiama un approccio esplorativo, indiziale, creativo, non convenzionale, che va in cerca di dissonanze e che tenta di varcare i confini di ciò che è consolidato. Le experimental geographies trovano in questo senso una contaminazione con le pratiche artistiche, sebbene non si limitino a queste ultime. In senso più ampio, si fondano su approcci co-creativi e collaborativi, in cui lo spazio urbano, insieme agli attori che lo abitano, diventa un laboratorio di trasformazione. Eppure, la via dell’esperimento solleva al contempo interrogativi critici: in che modo un approccio così aperto si confronta con il rischio di rinunciare a interpretare o a costruire visioni più strutturate? Come si bilancia il potenziale trasformativo dell’esperimento con i suoi limiti, il rischio di riprodurre dinamiche di potere consolidate o di smarrire la capacità di ‘contare’ nei processi decisionali? Questa sessione - che viene presentata in collegamento al gruppo di lavoro GE.SO (Geografie per la società) - invita a considerare l’esperimento come opzione metodologica in costante tensione tra rappresentazione e azione, tra critica e trasformazione. Si accolgono contributi teorici ed empirici che riflettano (prevalentemente, ma non esclusivamente) sui seguenti punti: 1. Come le pratiche sperimentali rivelano e contestano le dinamiche che modellano lo spazio urbano? 2. In che modo le experimental geographies contribuiscono a una comprensione critica dell’urbano, tra pratiche empiriche e sperimentazioni metodologiche? 3. Quali rischi emergono nell’utilizzo di metodologie sperimentali, sia nel riprodurre disuguaglianze di potere sia nel rinunciare a costruire visioni analitiche coerenti? 4. In che modo l’esperimento in geografia si apre a processi co-creativi e partecipativi, ampliando la platea di attori coinvolti nella ricerca, e con quali opportunità e limiti? A partire da queste domande, la sessione mira a interrogare, anche in chiave retrospettiva, il ruolo delle experimental geographies nella geografia sociale e nello studio dello spazio urbano. Invitiamo contributi che mettano in discussione, sperimentino e ridefiniscano il ruolo dell’approccio sperimentale nella ricerca geografica. Riferimenti: Davies, G. (2010). Where do experiments end? Geoforum, 41, pp. 667–670. Kullman, K. (2013). Geographies of Experiment/Experimental Geographies: A Rough Guide. Geography Compass, 7(12), pp. 879–894. Last, A. (2012). Experimental Geographies. Geography Compass, 6(12), pp. 706–724. Powell, R. C., & Vasudevan, A. (2007). Geographies of Experiment. Environment and Planning A, 39, pp. 1790–1793. Rufat, S. (2019). Experimentations in Geography and Planning: What Do They Tell, What Do They Do? L’Espace géographique, 2019(1), pp. 1–20. | Esperimenti, geografia sociale, co-creazione, metodologie creative. | ||||||||||||||||||||
12 | Attivata | 11 | Alice Giulia Dal Borgo; alice.dalborgo@unimi.it; Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali - Università degli Studi di Milano; Emanuele Garda; emanuele.garda@unibg.it; Dipartimento di ingegneria e Scienze Applicate - Università degli Studi di Bergamo; Valentina Capocefalo; valentina.capocefalo@unimi.it; Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali - Università degli Studi di Milano | Margini, bordi, frange. Spazi e luoghi di risignificazione multispecie e rigenerazione tra urbano e rurale | L’espansione del fenomeno urbano ha profondamente inciso non solo sullo stato di salute di umani e non-umani, ma ha anche radicalmente modificato il modo in cui percepiamo e ci relazioniamo agli ecosistemi e alla biodiversità. I margini, territori intermedi porosi e ricchi di “sequenze interstiziali” situati tra la città densa e i contesti agricoli esterni più rarefatti, offrono all’interno di questo quadro significative opportunità in termini di incontro intra- e inter-specie, così come di riuso, rigenerazione e risignificazione. In tal modo, gli spazi temporaneamente inutilizzati tornano a riempirsi di relazioni, di significati simbolici e di progettualità concrete che guardano talvolta al passato, si sviluppano nel presente e sono, spesso, orientate al futuro. Più specificatamente, i margini risultano connettori fondamentali per: i. la tutela o il ripristino di funzioni ecologiche, legate ad esempio alla presenza di aree verdi e corpi idrici; ii. la conservazione e lo scambio di memorie, conoscenze, pratiche e competenze ecologiche realizzabili mediante strategie e azioni promosse da differenti soggetti istituzionali oppure attraverso l’implementazione di progettualità dal basso. Entrambi gli elementi, tra loro indissolubilmente legati, costituiscono - insieme ad altri - fattori che condizionano il benessere delle comunità biotiche e degli esseri umani. A partire da queste premesse, la sessione intende esplorare attraverso approcci eterogenei, anche interdisciplinari, il ruolo degli spazi di frangia in relazione ad azioni o strategie di rigenerazione e risignificazione territoriale, connesse a una nuova (o ritrovata) consapevolezza della profonda relazione di interdipendenza che lega comunità locali ed ecosistemi. In particolare, la sessione accoglierà contributi che indagano, sotto il profilo teorico, metodologico o dell’analisi di specifici casi di studio, le seguenti tematiche: i) i benefici ecologici e/o socio-culturali, ma anche gli elementi più critici e controversi, connessi a pratiche e strategie di risignificazione e rigenerazione degli spazi di frangia finalizzate verso diversi scopi (di conservazione/ripristino degli ecosistemi, produttivi, educativi, ricreativi, ecc.) ii) i fattori che determinano il benessere all’interno dei medesimi contesti territoriali; iii) le strategie di governance territoriale promosse in favore della generazione di molteplici benefici e della tutela del benessere delle comunità biotiche e degli esseri umani. Saranno accolti sia contributi che applicano metodologie e strumenti di ricerca quantitativa (e.g. strumenti GIS, analisi ambientali), sia studi che applicano metodologie e strumenti caratteristici dell’indagine qualitativa (e.g. questionari targettizzati, interviste semi-strutturate, mappatura di comunità, osservazione partecipante) e metodi di ricerca misti. La sessione mira a predisporre una arena di dialogo e di scambio tra diversi saperi disciplinari la cui attenzione converge sui territori intermedi, sui loro elementi costituenti, sulle dinamiche evolutive e funzionali che li caratterizzano, al fine di individuare soluzioni interpretative condivise dell’attuale condizione di disordine del mondo. | margini urbani, rigenerazione territoriale, relazioni socio-ecologiche, benessere | ||||||||||||||||||||
13 | Attivata | 12 | Marcello Tadini; marcello.tadini@uniupo.it; Università del Piemonte Orientale; Giuseppe Borruso; giuseppe.borruso@deams.units.it; Università degli Studi di Trieste; Marco Mazzarino; mazzarin@iuav.it; Università IUAV di Venezia | I futuri assetti geografici per le reti di trasporto e logistiche, dal globale all’urbano: disordine o nuovo ordine? | Lo sviluppo dei sistemi di trasporto, di logistica e delle catene globali ha assunto un carattere sempre più determinante nel disegnare gli assetti territoriali alle diverse scale geografiche (da quella globale a quella urbana). Negli scorsi decenni caratterizzati da un significativo incremento dei processi di globalizzazione, i sistemi di trasporto e logistica hanno disegnato e determinato lo sviluppo globale in un contesto di fondamentale certezza in relazione ai principali elementi di contesto, sia di carattere economico che geopolitico. Tale sviluppo è apparso seguire prevalentemente una traiettoria che può essere definita “lineare”. Tuttavia, a partire dalla crisi economica globale del 2007-2008, qualcosa è cambiato e questa alterazione nella linearità della traiettoria si è trasformata in elemento ricorrente e strutturale. In particolare, a seguito della pandemia da COVID-19, lo scenario di sviluppo mondiale ha visto mutare molti dei caratteri fondanti che erano rimasti costanti in precedenza. Le crisi, di natura sia economica che geopolitica, hanno minato e stanno sempre più minando una serie di certezze acquisite sia nell’ambito dell’analisi che di quello della progettazione di politiche. Le dinamiche spaziali e gli assetti territoriali legati allo sviluppo delle reti di trasporto e logistiche stanno definendo nuovi centri e nuove periferie e di conseguenza è necessario elaborare nuove logiche interpretative e di intervento per comprendere ed affrontare tali traiettorie. Le reti di trasporto e logistica vedono modificarsi le dinamiche dei flussi ed il ruolo dei nodi e degli hub (porti, aeroporti, piattaforme logistiche, centri di distribuzione urbana). Si tratterà di inseguire, con un approccio passivo ed inerziale, tale disordine o, per converso, cercare di proporre rinnovate linee di analisi, prima, e di intervento, poi, finalizzate ad elaborare un approccio proattivo e definire un “nuovo ordine”? Nell’ambito di tali dinamiche, uno degli impatti maggiormente rilevanti – sempre in un contesto di “rete” e dunque di una forte dialettica tra le diverse scale geografiche – è quello che va ad investire l’ambito urbano. Nelle città vive ormai la maggior parte della popolazione mondiale e tale tendenza continua a rafforzarsi. Allo stesso tempo è proprio l’ambito urbano quello su cui sta impattando uno tra i fenomeni più significativi della nostra epoca, ossia lo sviluppo del commercio online. La combinazione tra le dinamiche demografiche e quelle logistiche indotto dallo sviluppo di queste nuove forme di commercio ha ormai definito i tratti di una tempesta perfetta. Come va affrontato tale scenario, come va governato e quali sono i suoi effetti territoriali? A partire da tali elementi di contesto, la sessione si pone l’obiettivo di proporre analisi interpretative e strategie di intervento originali che aiutino a delineare i possibili futuri assetti geografici delle reti di trasporto e logistiche dalla scala globale a quella urbana. | reti di trasporto, catene logistiche globali e supply chain, crisi economiche e geopolitiche, assetti territoriali, ambito urbano | ||||||||||||||||||||
14 | Attivata | 13 | Maria Chiara Giorda; mariachiara.giorda@uniroma3.it; Università Roma Tre ; Cristiano Giorda; cristiano.giorda@unito.it ; Università degli Studi di Torino | No logo. Credenze e pratiche religiose plurali negli spazi urbani. | Le città globali sono spesso state etichettate attraverso brand riguardanti la religione: città sacre e città, al contrario, secolari, perché territorio di business, innovazioni tecnologiche, attività culturali o politiche. Tale polarizzazione ha come modelli di riferimento concetti come "La città secolare" suggerita da Harvey Cox nel 1965, oppure città intese come spazi pubblici in cui si consumano confronti, conflitti e negoziazioni tra gruppi religiosi di varia natura, come proposto da Becci, Burchardt e Casanova in Topographies of Faith del 2013 e più di recente da Rüpke con il suo Urban Religion (2020). Reputiamo che le religioni, insieme ad altre forme di espressione, identificazione e organizzazione che generano diversità e affiliazione spirituale, si situano in tutti gli spazi urbani contemporanei attraverso dinamiche attuate tra i residenti storici e nuovi, nonché da attori istituzionali, politici ed economici. Esse costruiscono significati nello spazio, creano identità plurali, danno un senso allo spazio e quindi creano o trasformano il paesaggio e la percezione del luogo (Harvey, Takhar 2021, Religion and Senses of Place). Il nostro panel ha come obiettivo quello di scardinare, attraverso casi empirici diffusi in varie località, gli stereotipi che riducono alcune città a un unico brand (Vanolo 2018, City Branding: The Ghostly Politics of Representation in Globalising Cities), come quello di città sacra (Roma o Benares), di spazio urbano caratterizzato dall'assenza di una rilevante presenza religiosa (New York, Las Vegas o Pechino) o dal mantenimento di una tradizione religiosa (Salt Lake city). Sulla situazione italiana, miriamo in particolare a individuare casi e situazioni nelle quali l’immagine di spazi urbani sia recentemente mutata attraverso cambiamenti e pratiche legate a vario titolo ad aspetti legati alla religione o al sacro. Il panel rappresenta un'occasione per ripensare alle dicotomie e al modo binario di intendere il nesso religioso e secolare, nel solco di un interesse per l'ibridità indagata attraverso la prospettiva della condivisione situata nello spazio urbano contemporaneo. | religione urbana, secolarizzazione, minoranze, | ||||||||||||||||||||
15 | Attivata | 14 | Paola Minoia; paola.minoia@unito.it; Dip. Culture, Politica e Società, Università di Torino; Chiara Rabbiosi; chiara.rabbiosi@unipd.it; Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell'Antichità, Università di Padova | Geografie decoloniali del cibo: Approcci critici e trasformativi | Il cibo - dalle filiere produttive agli spazi del consumo, dello spreco o della scarsità, a quelli della produzione di conoscenze e saperi e alla costruzione e riproduzione di rapporti e reti sociali - è spazio epistemico, politico, economico e sociale che parla e racconta dei rapporti di potere tra spazialità, temporalità ed economie diseguali nel presente neoliberismo globale. In un mondo segnato da campagne belliche e da processi di sviluppo altamente distruttivi di terra, ecosistemi e biodiversità, da crisi climatiche e ambientali e da crescenti ingiustizie e insicurezze alimentari differenziali in vari contesti regionali, guardare alle pratiche costruite da comunità umane e più-che-umane attorno al cibo permette di superare dicotomie spaziali che separano e contrappongono la città e gli spazi urbani ad altri ambienti e contesti, rivelando l’interconnessione profonda generata dal sistema economico e produttivo globalizzato, ma anche quella tra forme di resistenza e resilienza che ambiscono a praticare e immaginare il presente altrimenti. Negli ultimi anni, infatti, le geografie critiche hanno messo sempre più in discussione la relazione tra cibo, luogo e comunità, focalizzando intrecci e interconnessioni dove dipendenze, tensioni e relazioni vengano generate e alimentate. Nuovi approcci teorici, come il nuovo materialismo, il postumanesimo e le teorie post-rappresentazionali, stanno spingendo i confini dei discorsi sul cibo. Queste prospettive richiedono strumenti innovativi per indagare le relazioni socio-ecologiche oltre il tradizionale "mondo verbale" dei sistemi alimentari e delle politiche. Contestualmente, gli approcci decoloniali incentrati sui pluriversi alimentari, le ontologie indigene e le conoscenze alimentari stanno sfidando le pressioni capitaliste e coloniali sui sistemi alimentari, alimentate da una globalizzazione estrattivista e omogeneizzante. Partendo dalle prospettive post-sviluppo e decoloniali, questa sessione si propone di esplorare "foodscapes" dinamici come spazi di frizione, resistenza e giustizia attraverso metodologie trasformative e creative. Invitiamo contributi che presentano casi studio che articolano degli avanzamenti nelle metodologie visive creative, indigene e partecipative, così come nel racconto e nella mappatura comunitaria. Questi approcci possono svelare esperienze e relazioni diverse all'interno dei sistemi alimentari, dove cura e convivialità sono valori fondamentali. Siamo particolarmente interessate a casi studio che indagano come le comunità navigano e resistono alle pressioni capitaliste-coloniali. Incoraggiamo la presentazione di contributi che mettano in evidenza una molteplicità di voci, immaginazioni e prospettive attraverso metodi creativi, illuminando gli intrecci tra cibo e comunità nella ricerca della giustizia alimentare. Questi studi potrebbero illustrare varie interazioni tra diversi gruppi sociali, agenti umani e più-che-umani, e dinamiche culturali, ecologiche e politiche a diverse scale, per creare reti alternative. I possibili temi per i casi studio potrebbero riguardare vari livelli del ciclo alimentare, tra cui ma non limitatamente a: - Radicamento al territorio e agroecologia - Cura sociale e ambientale nella produzione alimentare - Pratiche di raccolta e conservazione - Fermentazione e lavorazione tradizionale del cibo - Sistemi di distribuzione e mercati alternativi - Mobilità alimentare e stoccaggio - Economie di condivisione nei sistemi alimentari - Modelli di consumo e significato culturale - Riciclo e gestione dei rifiuti nei contesti alimentari Accogliamo con favore prospettive diverse e approcci innovativi che contribuiscano alla nostra comprensione dei "foodscapes" trasformativi e del loro potenziale per promuovere la giustizia alimentare. Riconoscendo che la creatività ha acquisito sempre più centralità nella ricerca sul cibo, con produzioni multimodali come mezzo per coinvolgere ricercatori, comunità e pubblico più ampio, incoraggiamo la proposta di formati di presentazione creativi. Poiché la creatività non è solo uno strumento metodologico per la ricerca, ma un processo trasformativo che va dall’ideazione del progetto alla sua diffusione, questa sessione accoglie e incoraggia presentazioni basate sulla convivialità e la condivisione, sul racconto, sulle esposizioni artistiche e sulla mappatura critica. La sessione è sviluppata in connessione con il progetto di ricerca Fo.C.E. (Food Communities Entanglements, PRIN/PNRR 2022) | Geografie decoloniali, foodscapes, cibo, comunità, relazioni socio-ecologiche | ||||||||||||||||||||
16 | Attivata | 15 | Michela Lazzeroni; michela.lazzeroni@unipi.it; Università di Pisa; Monica Morazzoni; monica.morazzoni@iulm.it; Università IULM di Milano; Antonello Romano; antonello.romano@unipi.it; Università di Pisa | Tecnologie, intelligenza artificiale e città: frontiere geografiche per un nuovo urbanesimo | L’intelligenza artificiale (IA), con la sua rapida adozione in ambito urbano, si configura sempre quale strumento di territorializzazione, nel ridefinire le modalità con cui le città vengono organizzate, vissute e governate. Se la relazione tra tecnologie digitali e città è stata ampiamente esplorata nel corso degli anni, l’IA introduce trasformazioni radicali nelle modalità di pianificazione, gestione e fruizione dello spazio urbano. Da un lato, i progressi nel campo dell’IA generativa verso forme di strong AI (Gao, 2023), insieme alla loro infrastrutturazione in contesti urbani differenti, aprono scenari di grande potenzialità; dall’altro, emergono sfide epistemologiche, etiche e operative dirompenti che richiedono nuove riflessioni geografiche. Decisioni automatizzate e nuovi modelli di interazione uomo-macchina rappresentano un segnale di un nuovo urbanesimo digitale, con implicazioni che spaziano dalla governance post-umana (Cugurullo e Xu, 2024) alle dinamiche di inclusione/esclusione socio-spaziali (Lutz, 2019), da nuove visioni e forme della città del futuro (Lazzeroni e Romano, 2024) a potenzialità territoriali ancora inesplorate. Al contempo, si stanno sperimentando innovative metodologie di rappresentazione e modellizzazione dei luoghi e di mappatura predittiva, che, insieme alle emergenti metodologie di analisi intelligenza artificiale geospaziale (GeoAI) rischiano di mettere in crisi epistemologie consolidate (Hu et al., 2024; Romano, 2024). In tale scenario, la presente call intende approfondire il legame tra Intelligenza Artificiale e città, con particolare attenzione all’impatto che l’IA esercita su scala urbana. L’obiettivo è quello di contribuire al dibattito contemporaneo sulle implicazioni socio-spaziali delle tecnologie digitali alla scala urbana, proponendo nuove prospettive per comprendere le sfide e le opportunità di un urbanesimo modellato dall’intelligenza artificiale. Si invitano pertanto contributi teorici, metodologici ed empirici che esplorino le seguenti questioni: - Intelligenza artificiale e smart city - Governance digitale e Intelligenza Artificiale - Processi di automazione e impatti sulla pianificazione urbana - Tecnologie digitali e partecipazione della cittadinanza ai processi decisionali urbani - IA e trasformazioni socio-spaziali alla scala intra-urbana - IA, big data e mobilità urbane - IA, nuove tecnologie, sostenibilità nei contesti urbani - Geografie urbane critiche dell’Intelligenza Artificiale - Città intelligenti e urbanesimo post-umano - Divari territoriali e accesso alle infrastrutture digitali - Strumenti data-driven e IA geospaziale per l’analisi, il monitoraggio e la progettazione urbana | tecnologie, intelligenza artificiale, città, nuovo urbanesimo, trasformazioni | ||||||||||||||||||||
17 | Attivata | 16 | Anna Maria Pioletti ; a.pioletti@univda.it; Università della Valle d'Aosta ; Leonardo Mercatanti ; leonardo.mercatanti@unipa.it; Università degli Studi di Palermo | La diplomazia sportiva per la pace e lo sviluppo | Nel 2024 l’esempio più saliente di diplomazia sportiva è stato rappresentato dai XXXIII Giochi Olimpici di Parigi. Il moderno movimento olimpico ha l’obiettivo di promuovere la pace, la dignità umana e la comprensione interculturale. Lo sport, in generale, ha ispirato generazioni di atleti e spettatori grazie ai suoi valori, come il fair play, la solidarietà, l’impegno, la disciplina. A volte questi valori sono stati fatti propri dalla diplomazia internazionale. I recenti accadimenti geopolitici e i cambiamenti climatici pongono nuove sfide, a partire dalla scala urbana. Lo sport è da intendersi “come percorso per la partecipazione e per l’integrazione, che aiuta a mettere in luce tutte le potenzialità positive della pratica sportiva nel quadro della multiculturalità” (Pioletti, 2011, p. 324). Lo sport è un importante strumento di soft power all’interno di un sistema di relazioni in rapida evoluzione. Gli attori della governance di aree geografiche diverse si stanno rivolgendo allo sport come risorsa di soft power di alto profilo. Lo sport, la politica e la diplomazia costituiscono difatti, insieme, una forma di soft power. Come strumento di soft power la diplomazia sportiva è un elemento fondamentale della politica estera. Essa assume molte forme. Vari studi, in ambito geografico, hanno esaminato diversi tipi di diplomazia dello sport prendendo in considerazione i grandi eventi sportivi, svolti spesso in ambito urbano. Alcuni di essi hanno messo in luce come l’uso dello sport come soft power sia diventato imprescindibile. Dal secondo dopoguerra ad oggi gli eventi internazionali come Giochi Olimpici, campionati mondiali di diversi sport, paralimpiadi, Universiadi etc. sono diventati uno strumento di antagonismo tra Stati. Sempre di più le grandi competizioni sportive planetarie sono strumento nelle mani degli attori politici. Interessante è analizzare e mostrare come questi rapporti sono stati modificati e come ciò ha condizionato lo sport, la sua pratica, la sua affermazione nello spazio pubblico. La politica a diverse scale condiziona lo sport e lo sport può condizionare le politiche, a partire dalla scala urbana. Obiettivo di questa sessione è quello di riflettere sui rapporti tra sport, politica e diplomazia nei diversi contesti territoriali. | Sport diplomacy, soft power, geopolitica, grandi eventi. | ||||||||||||||||||||
18 | Attivata | 17 | Marco Santangelo; marco.santangelo@polito.it; Politecnico di Torino; Emanuele Sciuva; emanuele.sciuva@polito.it; Politecnico di Torino | Navigare le Mobilità Post-COVID: Piattaforme, Temporaneità e Trasformazioni Abitative | L'emergere di nuove forme di mobilità, o i cambiamenti che possiamo osservare in quelle esistenti, ha trasformato profondamente i mercati degli affitti nelle città e rimodellato le pratiche abitative a livello globale. Nomadi digitali, “lifestyle migrants”, student* e altre cosiddette "popolazioni temporanee" (Brollo e Celata, 2023; Nasreen e Ruming, 2022) si affidano sempre più a sistemazioni mediate da piattaforme che sfumano le distinzioni tradizionali tra affitti a breve e lungo termine. Questi cambiamenti nelle forme e nei tempi delle mobilità, spesso in attrito con le politiche abitative convenzionali e i quadri normativi esistenti (Colomb e Gallent, 2022), potenzialmente amplificano e connotano le dinamiche di gentrificazione e accessibilità abitativa (McElroy, 2020; Hayes e Zaban, 2020). Le piattaforme hanno un ruolo fondamentale nella ridefinizione dei mercati degli affitti urbani, mediando tra proprietari e popolazioni temporanee, creando nuove nicchie di mercato che spesso operano in zone grigie normative, come dimostra il caso degli Affitti a Medio Periodo (Wachsmuth e Buglioni, 2024; Llaneza Hesse et al., 2023). Queste trasformazioni hanno suscitato preoccupazioni riguardo alla disponibilità di abitazioni per le popolazioni locali e alla protezione degli inquilini, fino a estendersi alle forme di riorganizzazione spaziale delle città (Cocola-Gant e Malet Calvo, 2023; Colomb e Gallent, 2022), invitando ad un'esplorazione più profonda di come le piattaforme digitali intrecciano le tendenze globali della mobilità e rimodellano i sistemi abitativi urbani, amplificando le disuguaglianze socio-economiche. Questa sessione propone di analizzare criticamente l'intersezione tra mobilità, abitare e piattaforme digitali, evidenziando l'impatto trasformativo delle nuove nicchie di mercato destinate alle nuove e diverse forme di mobilità sull'accessibilità abitativa, analizzando le implicazioni socio-spaziali, economiche e politiche di queste tendenze emergenti. Le principali domande e temi da affrontare includono: - Mercati abitativi mediati da piattaforme: Come hanno ridefinito le piattaforme digitali il mercato degli affitti alla luce delle popolazioni temporanee? Quali sono le caratteristiche, le opportunità e le sfide associate a queste piattaforme nei mercati abitativi urbani? - Dinamiche regolatorie e politiche: Come interagiscono quadri normativi e piattaforme digitali nella configurazione di questi mercati abitativi? Quali sono le implicazioni delle lacune o degli squilibri normativi per inquilini, proprietari e governi locali? Analisi comparative delle politiche abitative e dei quadri normativi tra diverse città e regioni (Bei e Celata, 2023; Colomb e de Souza, 2021) sono particolarmente benvenute. - Gentrificazione: In che misura questi mercati di nicchia contribuiscono alla gentrificazione? Quali meccanismi sono alla base di questi processi? - Trasformazioni urbane e modelli spaziali: In che modo le popolazioni temporanee influenzano caratteristiche e distribuzione spaziale del mercato di questi affitti? Come impatta questo mercato sulla domanda di alloggi a lungo termine e, più in generale, sull'accessibilità alla casa? | Mobilità, abitare, piattaforme digitali, trasformazioni urbane | ||||||||||||||||||||
19 | Attivata | 18 | Andrea Pollio; andrea.pollio@polito.it; Politecnico di Torino - DIST; Chiara Iacovone ; chiara.iacovone@polito.it; Politecnico di Torino - DIST; Emanuele Sciuva; emanuele.sciuva@polito.it; Politecnico di Torino - DIST | Geografie della finanziarizzazione urbana: specificità italiane e dibattito internazionale | La finanziarizzazione urbana è un fenomeno globale che ha acquisito centralità soprattutto dopo la crisi finanziaria del 2008. In realtà, città e finanza sono in relazione da tempo ed entrambe hanno molto a che vedere con la storia e la dinamica del capitalismo (Arrighi e Silver, 2001). Nella fase di progressiva “finanziarizzazione dell’economia”, strettamente collegata al processo di innovazione finanziaria e di deindustrializzazione delle economie occidentali a partire dagli anni 1980, si assiste al progressivo spostamento degli investimenti finanziari dal settore produttivo al settore immobiliare e delle costruzioni (Christophers, 2015). Gli investimenti finanziari si sono cioè progressivamente rivolti verso la città e la trasformazione urbana come asset finanziario (Aalbers, 2020). Questo cambiamento ha due conseguenze principali: da un lato, l’investimento finanziario assume più importanza della realizzazione della trasformazione urbana; dall’altro lato, la relazione pubblico/privato che si costruisce nella finanziarizzazione dello sviluppo urbano e della rigenerazione della città trasforma in maniera radicale e profonda il soggetto pubblico, richiedendo una altrettanto profonda e radicale riconcettualizzazione (Christophers, 2015; Alami e Dixon, 2020; Alami et al., 2022; Lai, 2023; Aalbers, 2023). Sebbene numerosi studi a livello internazionale abbiano approfondito le dinamiche della finanziarizzazione urbana e le sue implicazioni, il dibattito italiano sul tema è limitato. Questa sessione si propone di esplorare se e come la finanziarizzazione urbana si manifesti nel contesto italiano, raccogliendo contributi che a partire dall’Italia si interroghino criticamente sulle sue specificità nel contesto (e nel dibattito) internazionale. Esiste, in sostanza, una “via italiana” alla finanziarizzazione urbana? Quali sono i suoi caratteri, le sue specificità, le sfide e le opportunità che pone? | finanziarizzazione, geografia urbana | ||||||||||||||||||||
20 | Attivata | 19 | Maria Domenica Intini; mariadomenica.intini@unicusano.it; Università Degli Studi Niccolò Cusano; Marco Nocente; marco.nocente@unimib.it; Università degli Studi di Milano-Bicocca | Cartografare la geografia politica dei luoghi confinati nel tessuto urbano. | Una delle chiavi per comprendere la crisi contemporanea della globalizzazione neoliberale risiede nel modo in cui le città vengono governate attraverso il loro “abbandono organizzato” (organized abandoment) (Harvey, 1982, p. 397) Il governo delle crisi sociali ed economiche in questa fase storica ha comportato un progressivo inasprimento delle politiche di sicurezza, che sempre più configurano spazi e discorsi. Queste politiche sono da tempo diventate la risposta consolidata dello Stato, sostituendo le precedenti politiche di welfare e assistenza sociale, e producendo una crescente esclusione sociale (Gilmore, 2022). Quando si parla di globalizzazione, si tende a dare per scontati i flussi che attraversano la città, le interconnessioni locali e globali di persone, beni, oggetti e pratiche che la rendono un sistema aperto e dinamico. Tuttavia, questa circolazione è resa possibile grazie a luoghi segregati e delimitati, a sistemi chiusi (Massey, 2000). È necessario osservare i luoghi che definiamo 'confinati' in relazione al loro contrario, ossia alla città aperta ai flussi e alla circolazione più libera, poiché le condizioni stesse di esistenza della città si fondano su tale opposizione. I luoghi confinati sono parte integrante del tessuto urbano. Inoltre, l’idea di luoghi confinati intende una chiusura verso il mondo esterno materiale e immateriale, il confine è molto più e molto meno di un muro di cemento. Serve a selezionare chi deve viverci e chi può entrare; può essere visibilmente aperto, senza sbarre e cancelli, ma è organizzato e strettamente controllato; è poroso, i confini prevedono che ci siano dei flussi li attraversino, tra regole formali e informali; piuttosto che meramente isolare, servono a filtrare e regolare. Queste caratteristiche sono atte a favorire il governo della città e una circolazione più sicura per il movimento del capitale. I luoghi confinati pur consentendo interazioni limitate con l'esterno, tendono a rafforzare le dinamiche di esclusione e violenza, creando barriere fisiche, ma anche simboliche. Sono luoghi integrati nel tessuto urbano, non senza frizioni, come nel caso di campi rom, campi per rifugiati, campi militari, quartieri ghettizzati, carceri e così via. In questa sessione, i proponenti sono invitati a contribuire alla costruzione di una cartografia dei luoghi confinati che adempiono a questo abbandono organizzato all'interno del contesto urbano. Possono essere oggetto di discussione interventi che mirano a indagare: • La relazione tra luoghi confinati e processi di segregazione sociale. • I luoghi confinati come strumenti di controllo e violenza simbolica. • Il ruolo del “campo” come spazio escludente o violento. • Narrazioni e contro-narrazioni sulla porosità e inclusività degli spazi urbani. • Geografie carcerarie. • Spazi di liberazione in questi luoghi confinati: geografie dell’abolizione o della resistenza. • Politiche urbane per favorire l’inclusione sociale e politiche securitarie per favorire l’esclusione sociale. • Intersezioni di identità e potere per comprendere l’esclusione sociale e la violenza strutturale. • Modalità di rivendicazione del “diritto alla città”. Bibliografia: Gilmore, R. W. (2022). Abolition geography: Essays towards liberation. New York: Verso. Harvey D. (2006) [1982] The Limits to Capital, London: Verso. Massey D. (2000). Cities for the many not the few. Bristol: Policy Press. | luoghi confinati, immaterialità, esclusione sociale, violenza | ||||||||||||||||||||
21 | Attivata | 20 | Patrizia Domenica Miggiano ; patriziadomenica.miggiano@unipegaso.it; Università Pegaso; Emanuela Gamberoni ; emanuela.gamberoni@univr.it; Università degli Studi di Verona ; Giuseppe Muti ; giuseppe.muti@uninsubria.it; Università degli Studi dell'Insubria | Spazio urbano e memoria: linguaggi, narrazioni, pratiche e performance | La città è un’arena di memorie che si contendono spazi di espressione. Vie, edifici, monumenti, piazze, con la loro denominazione e collocazione, veicolano particolari discorsi sul passato che trovano nello spazio urbano un terreno di negoziazione. Allo stesso modo, movimenti sociali, associazioni, gruppi formali e informali intessono azioni materiali e simboliche che connotano semanticamente lo spazio urbano e incidono sulle sue ontologie (Foote, Azaryahu, 2007). In tal senso, lo spazio urbano costituisce il punto in cui temporalità e spazialità si incrociano, producendo nuove articolazioni – linguaggi, narr-azioni, pratiche e performance – che rappresentano delle finestre da cui osservare le anatomie della memoria collettiva e, al tempo stesso, degli strumenti per intervenire su di essa (Jones, Garde-Hansen, 2012). Tematizzare lo spazio urbano come esito di processi di (ri)-scrittura del passato, dunque, significa riconoscere ed esplorare la polifonia delle memorie e le forme di uso pubblico del passato mediante cui si originano e si legittimano identità, processi urbani di (ri)-appropriazione e trasformazione, pratiche sociali di denominazione, immaginazione e progettazione del futuro della città. La sessione accoglie contributi dedicati alle forme e ai processi di spazializzazione della memoria e alla comprensione delle dinamiche politiche, sociali e culturali in cui essa si articola. Dal momento che la memoria è costitutivamente legata alla dimensione emotivo-affettiva e creativa saranno, inoltre, benaccetti contributi dedicati ai linguaggi dell’arte e dei media; alle narrazioni intese come azioni performative oltre che comunicative; alle pratiche sociali (riconosciute e non riconosciute, ufficiali e non ufficiali) mediante cui si propongono, si affermano o si contestano particolari registri di lettura del passato, anche per interpretare e immaginare bisogni e aspirazioni presenti e futuri. Si accolgono proposte di carattere teorico e metodologico riguardanti: - toponomastica e odonomastica come campi di osservazione delle formazioni discorsive (egemoniche e contro-egemoniche) su passato e memoria collettiva; - memoria e poteri: le implicazioni politiche dell’uso pubblico del passato; - la memoria come forma di responsabilità etica e politica nello spazio urbano; - politiche e pratiche della memoria collettiva da un’ottica decoloniale; - memoria e genere; - memoria, spazio pubblico, pianificazione territoriale; - memoria e identità; - memoria, Storia e storie; - memoria, ricerca geografica e didattica: esperienze, pratiche, casi di studio. Riferimenti bibliografici Foote, K. E., Azaryahu, M. (2007). Toward a Geography of Memory: Geographical Dimensions of Public Memory and Commemoration. Journal of Political & Military Sociology, 35(1). Jones O., Garde-Hansen J. (2012). Geography and Memory. Explorations in Identity, Place and Becoming. Londra, Palgrave Macmillan Memory Studies. | memoria e spazio urbano; linguaggi; narrazioni; pratiche urbane; performance; | ||||||||||||||||||||
22 | Attivata | 21 | Fabrizio Ferrari; fabrizio.ferrari@unich.it; Università "G. d'Annunzio" Chieti-Pescara; Antonietta Ivona; antonietta.ivona@uniba.it; Università di Bari Aldo Moro; Stefania Mangano; stefania.mangano@unige.it; Università di Genova | Il futuro dei “luoghi lasciati indietro”: i mosaici urbani fra metropolizzazioni e neo-ruralizzazioni nell’era dell’inverno demografico | Obiettivi L’espressione left behind places evidenzia i luoghi del declino economico e del conseguente senso sociale di emarginazione, in cui persiste l’immobilità di persone, intrappolate in determinati luoghi da fattori legati all’età, alla salute, all’educazione e alle condizioni economiche. Negli ultimi anni, il fenomeno dei left behind places tende ad ampliarsi, suscitando crescente preoccupazione e rafforzando le critiche agli squilibri creati dalle politiche urbanocentriche (city-town divide). La sessione si propone, pertanto, di avviare un dialogo fra studiosi, al fine di individuare soluzioni a tale questione: se sia opportuno sostenere un nuovo sviluppo dei territori “lasciati indietro”, oppure se si debba concentrare gli sforzi sulle aree che mostrano una maggiore capacità di resilienza ai fenomeni congiunturali negativi. Metodologie La sessione intende promuovere, da un lato, riflessioni teoriche sulla questione dei luoghi “lasciati indietro” e, dall’altro, sollecitare l’esposizione di casi studio particolarmente significativi riguardanti tali realtà territoriali. In tale prospettiva, gli approcci interpretativi adottati si fondano su due distinte correnti teoriche. Il primo approccio, fondato su una “vendetta” dei “luoghi che non contano” (Rodriguez-Pose, 2018), mira a conferire un maggiore potere per gli stakeholder locali, in modo da proporre soluzioni bottom-up che esaltino appieno le comunità e le risorse territoriali. L'attrazione di nuovi residenti risulta fondamentale per la ricostituzione del tessuto socio-economico locale, con fenomeni come l’amenity migration (Gosnell, Abrams, 2009) e la rural gentrification (Phillips et al., 2021). Occorre anche rinsaldare il tessuto socio-culturale e generare nuove opportunità economiche per i residenti; da qui il concetto di “restanza” (Teti, 2022) e l’invito a “riabitare l’Italia” (De Rossi, 2018). Tale visione si contrappone alla place based theory (Barca, 2019), in cui le élite locali sono in parte responsabili della “trappola del sottosviluppo”. In tale prospettiva, si invoca una pianificazione attenta e coordinata a livello nazionale in una rigorosa visione top-down. In Italia si è applicata tale logica alla SNAI e al PNRR. Nell’applicazione di tali strategie è stata anche riscontrata una questione di affidabilità nella selezione dei beneficiari, legata alla tendenza a limitarsi a valutare solo la capacità di ideare le strategie, senza considerare le competenze necessarie per realizzarla (Fusco, 2023). Risultati attesi In questa sessione, si intende innanzitutto interrogarsi sulla situazione attuale dei “luoghi lasciati indietro”, sull’efficacia delle attuali azioni in campo, sulle buone pratiche osservate e sulle critiche da muovere alle politiche attuali. Le proposte potranno altresì tracciare sentieri di sviluppo per i centri minori, stimolando ulteriori occasioni di riflessione, con lo scopo di invitare i partecipanti alla creazione una rete futura di collaborazione su tali tematiche. | left-behind places, city-town divide, pianificazione | ||||||||||||||||||||
23 | Non Attivata | 22 | Chiara Iacovone; chiara.iacovone@polito.it; Politecnico di Torino; Michele Lancione; michele.lancione@polito.it; Politecnico di Torino; Artan Kacani; artan_kacani@universitetipolis.edu.al; POLIS University of Tirana | Precarietà abitativa e trasformazioni urbane nell’Est Europa | Con il crollo dei regimi socialisti e il passaggio a economie di mercato, i paesi dell'Est Europa hanno vissuto profonde trasformazioni in moltissimi ambiti socio-economici. Il cambio dei regimi di proprietà delle abitazioni è stato uno dei cambiamenti più visibili e con maggiori conseguenze (Baross and Struyk, 1993; Clapham, 1995). A livello urbano, la privatizzazione della casa ha contribuito a riorganizzare le città secondo logiche di mercato, spesso accentuando le disparità tra i centri urbani e le periferie. Molte città hanno visto l'ascesa di un mercato immobiliare speculativo, che ha trasformato la casa in un asset finanziario, alimentando fenomeni di gentrificazione e incremento dei prezzi (Mikuš and Rodik, 2021; Pósfai, Gál, et al., 2018). Parallelamente, i cambiamenti istituzionali e normativi hanno giocato un ruolo cruciale nel ridefinire i regimi di proprietà. In alcuni casi, le riforme hanno introdotto una maggiore trasparenza e regolamentazione, mentre in altri hanno contribuito alla concentrazione della proprietà nelle mani di élite economiche, aumentando ulteriormente le disuguaglianze. Uno degli aspetti più discussi è la crescente finanziarizzazione dell’abitare, un processo attraverso il quale la casa, da bene sociale, è stata trasformata in uno strumento di investimento e speculazione economica. Questo fenomeno ha avuto conseguenze di vasta portata: da un lato, ha attratto capitali stranieri nei mercati immobiliari locali; dall’altro, ha reso sempre più difficile per molte famiglie l’accesso alla casa a prezzi sostenibili, specialmente nelle aree urbane. Inoltre, la combinazione tra privatizzazione e finanziarizzazione ha portato all’emergere di nuove vulnerabilità, come l’aumento degli sfratti, l’insostenibilità dei mutui per i ceti più deboli e la crescita delle abitazioni informali. Invitiamo contributi che esplorino queste trasformazioni con approcci empirici, teorici o comparativi, affrontando questioni come la privatizzazione, la finanziarizzazione dell’abitare, la gestione delle proprietà privatizzate, le emergenze abitative e in generale le trasformazioni urbane nel contesto post-socialista. Riferimenti bibliografici Baross P and Struyk R (1993) Housing transition in Eastern Europe. Cities 10(3): 179–188. Clapham D (1995) Privatisation and the East European Housing Model. Urban Studies 32(4–5): 679–694. Mikuš M and Rodik P (eds) (2021) Households and Financialization in Europe: Mapping Variegated Patterns in Semi-Peripheries. RIPE series in global political economy. London New York: Routledge. Pósfai Z, Gál Z and Nagy E (2018) Financialization and inequalities: The uneven development of the housing market on the eastern periphery of Europe. In: Inequality and Uneven Development in the Post-Crisis World. London ; New York, NY: Routledge, Taylor & Francis Group. | Est Europa, post-socialismo, casa, abitare, finanziarizzazione | ||||||||||||||||||||
24 | Attivata | 23 | Francesca Silvia Rota; francesca.rota@unito.it; Dipartimento di Economia e Statistica "Cognetti de Martiis", Università di Torino; Lisa Sella; lisa.sella@cnr.it; IRCRES CNR - Istituto di Ricerca sulla Crescita Economica Sostenibile; Nicola Pollo; nicola.pollo@ircres.cnr.it; Università di Modena e Reggio Emilia | Cambiamento climatico e gestione dell'ambiente naturale: il ruolo dell'accettabilità sociale nelle decisioni territoriali | Le gravi minacce che il cambiamento climatico pone sugli ecosistemi naturali (distruzione, degradazione e frammentazione degli habitat, desertificazione, perdita di biodiversità, eutrofizzazione ecc.) costituiscono una sfida globale che i decisori politici devono affrontare contando sul “contributo” di tutti i tipi di territori (urbani e rurali) e di tutte le componenti della società. Soprattutto in contesti molto fragili e complessi dal punto di vista ecologico, come ad esempio le zone umide, è necessario che le soluzioni proposte per la resilienza climatica e la sostenibilità siano l’esito di processi partecipati, integrati e trans-disciplinari, capaci di coinvolgere gruppi diversi di stakeholder nella prioritizzazione e co-progettazione delle soluzioni. Le decisioni relative alla destinazione d’uso e alla gestione dei suoli, in particolare, sono fondamentali in questo tipo di processo, poiché influenzano non solo la conservazione degli ecosistemi, ma anche la loro capacità di fornire servizi ecosistemici cruciali, come il sequestro del carbonio, la riduzione delle emissioni di gas serra e altri benefici sia ecologici che socio-economici e culturali. Secondo la visione dell’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES), i sistemi socio-ecologici sono entità complesse e adattive, in cui esseri umani e natura sono strettamente interconnessi. In questi sistemi, le componenti sociali (attori locali, istituzioni, culture, economie) e quelle ecologiche (specie, habitat, cicli naturali) esercitano un'influenza reciproca che modella l'evoluzione del sistema stesso (IPBES, 2023). Da una prospettiva socio-ecologica, la riflessione geografica può quindi svolgere un ruolo cruciale nel comprendere come i diversi modelli di uso e gestione delle aree naturali (praterie, foreste, zone umide, ecc.) siano legati ai benefici e agli impatti, diretti e indiretti, che ne derivano. Concetti chiave quali quelli di sistema locale territoriale, bioregione e valore aggiunto territoriale, possono essere utilmente ripresi per concettualizzare e analizzare le mutue interazioni che si sviluppano tra gli attori locali territoriali e gli ecosistemi. La geografia umana, in particolare, può aiutare a capire come una comunità percepisca il capitale naturale del proprio territorio e come si posizioni rispetto alle diverse opzioni per la sua gestione. Poiché gli interventi di rinaturalizzazione e ripristino degli ecosistemi modificano significativamente il paesaggio e le attività locali, le percezioni e le preferenze delle comunità possono variare notevolmente. Queste percezioni spesso si esprimono in termini dicotomici e possono influenzare l'accettabilità e la fattibilità delle azioni previste. Per questo, è importante sviluppare una discussione critica su come l’accettabilità sociale influenzi i processi decisionali relativi alla pianificazione e gestione delle aree naturali e su quali siano i fattori, individuali e contestuali, che determinano i diversi livelli di accettabilità osservabili nei diversi territori. | accettabilità sociale, approccio socio-ecologico, pianificazione ambientale, cambiamento climatico, servizi ecosistemici | ||||||||||||||||||||
25 | Attivata | 24 | Raffaella Coletti; raffaella.coletti@cnr.it; Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Studi sui Sistemi Regionali, Federali e sulle Autonomie; Alice Buoli; alice.buoli@polimi.it; Politecnico di Milano, Dip. di Architettura e Studi Urbani; Ingrid Kofler; ingrid.kofler2@unibz.it; Libera Università di Bolzano, Facoltà di Design e Arti | Policrisi e territori di confine: geografie e spazialità in transizione | Negli ultimi anni una serie di crisi ha colpito i territori europei – così come il resto del mondo – con intensità ed estensione inedite. La concomitanza di crisi bellica, ambientale, sanitaria, sociale, economica, politica ha determinato quella che è stata definita una policrisi, ovvero l’interconnessione trans-scalare tra diverse crisi in modi che minacciano le prospettive dell’umanità. Altri autori utilizzano la definizione di permacrisi, sottolineando come la concatenazione di sfide a cui è sottoposto il mondo non possa più essere risolta, ma solo gestita, e come ogni misura adottata per risolvere un’emergenza possa accelerare altre crisi in corso. Gli impatti di questi processi sono risultati particolarmente evidenti nelle aree di confine. Questi territori sono spesso aree rurali e marginali rispetto ai centri economici e politici nazionali, in una dinamica centro – periferia che li condanna a scontare limiti in termini di accessibilità o opportunità economiche. Inoltre, l’impatto delle crisi è stato particolarmente forte in considerazione delle differenze sostanziali tra i contesti normativi sia nelle modalità di pianificazione e governo del territorio, sia nelle misure in risposta alle emergenze adottate, a scala regionale e nazionale. Infine, una crescente securitizzazione dei confini ha accompagnato negli ultimi anni la diffusione di sovranismi e nazionalismi, con un impatto significativo – anche se selettivo e differenziato - sulla vita quotidiana degli abitanti. Al tempo stesso, i territori di confine europei hanno confermato la loro capacità di essere laboratori di integrazione territoriale reagendo alle recenti crisi collettivamente e individualmente. La reazione alle crisi ha anche offerto l’opportunità di confermare o ridisegnare i flussi di persone nei territori di confine, tra aree rurali a scala nazionale e transfrontaliera, nonché tra queste e le aree urbane e sistemi territoriali più ampi. In questo quadro, la sessione si propone di raccogliere contributi teorici o empirici sviluppati in ambito geografico o di altre discipline (inclusi sociologia, studi urbani, diritto, politologia), che abbiano ad oggetto le trasformazioni in atto nei territori di confine in epoca di policrisi, con un particolare focus sulle aree di confine italiane, terrestri o marittime. I temi di interesse della sessione includono (senza limitarsi a) trasformazioni in atto nelle aree di confine nei seguenti ambiti: - dinamiche centro-periferia, urbano-non urbano, e urbano-rurale a scala nazionale e transfrontaliera; - evoluzione di strategie, politiche e istituzioni transfrontaliere; - crescente selettività e securitizzazione dei confini e impatto sui flussi che li attraversano; - governance multilivello; - nuovi processi di bordering, debordering e rebordering; - riconfigurazione dei sistemi socio-economici. La call è proposta nell’ambito del Progetto PRIN 2022 Italian Borderscapes After 2020 (20225TN2R9), finanziata dall’Unione Europea – NextGenerationEU. | Policrisi, confini, centro-periferia, urbano-rurale, transizione | ||||||||||||||||||||
26 | Attivata | 25 | Arturo Gallia; arturo.gallia@uniroma3.it; Università Roma Tre; Federica Epifani; Federica.epifani@unisalento.it; Università del Salento; Valeria Pecorelli; valeria.pecorelli@uninsubria.it; Università dell'Insubria-Como | Isola, soggetto plurale | Le isole sono sovente raccontate dalla terraferma. In tal senso, esse sono oggetto di sguardi eterodiretti che producono rappresentazioni riduttive, uniformanti o stereotipate; che evocano perlopiù scenari paradisiaci, esotici e remoti, ideali per la villeggiatura e l’inattività; che le raffigurano come terre nullius in attesa di presenze allogene (Baldacchino, 2019). In particolare, Le rappresentazioni tradizionali dell’insularità sono, non di rado, il frutto della costruzione di immaginari di matrice urbana. In un’epoca di urbanizzazione pervasiva che segue traiettorie centro-periferia, l’isola sussiste in quanto antitesi della città (Baldacchino, 2006), relegata ai margini da un combinato relazionale spaziale e semantico che la rende oggetto di sguardi dall’urbano, spazio altro eppure potenzialmente riconfigurabile secondo le categorie (e i bisogni) dell’urbano. In tali rappresentazioni eteroprodotte - le quali orientano le traiettorie di produzione dello spazio - il grande assente è rappresentato dall’insieme di narrazioni autoctone -molteplici e talvolta confliggenti - che caratterizzano invece i processi di definizione delle identità territoriali insulari. Eppure, le isole custodiscono una loro vitalità, una ricchezza di traiettorie di vita, esperienze, visioni, voci, che ne fanno una soggettività complessa e plurale. Accanto alle rappresentazioni dominanti sulle isole, esiste un mosaico di narrazioni dalle isole da esplorare e incoraggiare, mediante esperienze e pratiche di ricerca che sappiano cogliere, interpretare e restituire il dinamismo di questi territori e la complessità dei vissuti di chi li abita. In questa prospettiva, i racconti, le biografie e le autobiografie, le storie di vita quotidiana delle/degli abitanti possono costituire degli strumenti per indagare le (auto)percezioni delle comunità e dei territori insulari e per agire il cambiamento, a partire da nuove sensibilità e consapevolezze. In particolare, Come suggerito da Karides (2017) per una comprensione approfondita dell'insularità si dovrebbero analizzare le esperienze/narrazioni delle donne all’interno delle comunità insulari. Le isole sono spesso studiate e narrate come spazi privi di connotazioni di genere. Tuttavia, nelle comunità insulari, le donne, ad esempio, hanno sempre svolto un ruolo fondamentale dal punto di vista sociale ed economico (Maffei, 2013). Questo contributo, però, è rimasto invisibile poiché lo spazio della narrazione è stato caratterizzato da una prospettiva maschile, presentata come universale e neutrale. Indagare lo sguardo al femminile integra pertanto la conoscenza dell’isola e sull’isola restituendone una dimensione plurale che arricchisce di significati la conoscenza del territorio stesso. Alla luce di queste sintetiche considerazioni, la sessione, frutto della riflessione congiunta dei gruppi AGeI Placetelling, Geografia delle Piccole Isole e degli Stati Arcipelagici e Genere e Geografia, accoglie proposte sia dal punto di vista teorico-metodologico che la presentazione di casi di studio, riguardanti le problematiche e le tematiche espresse. | Island studies, Gender studies, Urban perspectives, Placetelling, Representations | ||||||||||||||||||||
27 | Attivata | 26 | Giuseppe Muti; giuseppe.muti@uninsubria.it; Università degli studi dell'Insubria; Cosimo Palagiano; cosimo.palagiano@uniroma1.it; Università La Sapienza, Roma | Denominare e ri-denominare l’urbano: disuguaglianze, contraddizioni e tendenze odierne in ambito odonomastico, micro-toponomastico e neo-toponomastico | In un’era di conflittualità globali e locali, i toponimi tornano alla ribalta nella loro dimensione politica: sia come dispositivo di potere per l’appropriazione dello spazio e la rappresentazione di narrazioni identitarie, sia come strumento di studio di queste stesse dinamiche che i nomi geografici rendono leggibili. Non è un caso. Dalla Rivoluzione francese in tutte le occasioni di trasformazione radicale degli ordini costituiti, la toponomastica diviene oggetto di contestazione e contrattazione subendo trasformazioni ad ogni scala: da quella globale (Golfo del Messico) a quella locale, (aeroporto Malpensa-Berlusconi, via Almirante in tanti Comuni, viale Ottavio Mai a Torino). È soprattutto alla scala urbana che micro-toponomi e odonimi commemorativi rendono trasparenti le relazioni di potere consolidate e le nuove istanze politiche, identitarie ed economiche che premono sul sistema socio-spaziale in cerca di affermazione. A ciò si rivolgono diversi approcci. Quello semiotico guarda alla toponomastica urbana come un sistema testuale variabile nel tempo, capace di consolidare memorie collettive e di (ri)produrre immaginari identitari. Quello della giustizia sociale indaga l’odonomastica come “arena culturale” contesa e instabile, dove si scontrano identità, memorie e rappresentazioni delle relazioni di potere rispetto a genere, colonialità, nazione, etnia, ecc. Quello dello spazio performativo analizza le denominazioni spontanee e la toponomastica informale, elusa dal potere ma diffusa nel quotidiano. Quello della mercificazione toponomastica studia la vendita dei diritti di denominazione di luoghi e infrastrutture e la commercializzazione dei toponimi (place branding e merchandising). Con particolare attenzione all’ambiente urbano, e in collaborazione con i rispettivi gruppi AGeI riguardo a 'Toponomastica decoloniale' e “Toponomastica di genere”, la sessione è interessata a: Neotoponimi e politiche di denominazione e ridenominazione. Odonimi e microtoponimi: politiche di orientamento e controllo. Denominazioni e ridenominazioni negli spazi del bi e multilinguismo. Toponomastica commemorativa e forme di spazializzazione della memoria. Denominazioni spontanee e informali. Iniziative e pratiche dal basso, di ridenominazione, contestazione e riappropriazione simbolica. Odonomastica in ottica quantitativa e qualitativa, anche comparativa. Odonomastica come arena politica e culturale Cartelli stradali come dispositivo di contestazione e propaganda. Mercificazione toponomastica e commercializzazione dei toponimi. Politiche di estetizzazione e ludicizzazione dei toponimi. Legislazione, commissioni toponomastiche e iter politico-amministrativo. Rappresentazioni cartografiche, database e accessibilità. Bibliografia: Rose-Redwood R. et all, 2018, The Political Life of Urban Streetscapes Naming, Politics, and Place, Routledge. Rose-Redwood R. et all, 2019, Naming rights, place branding, and the tumultuous cultural landscapes of neoliberal urbanism, Urban Geography, 40. | Toponomastica, Odonomastica, Memoria, Potere, Identità | ||||||||||||||||||||
28 | Attivata | 27 | Sandro Baraggioli; sandro.baraggioli@confservizi.piemonte.it; Confservizi Piemonte Valle d'Aosta | L'impatto degli investimenti delle public utilities sul ridisegno degli spazi urbani | Gli investimenti infrastrutturali prodotti dalle public utilites contribuiscono a ridisegnare l'urbanistica delle città riqualificando aree e costruendo nuove funzioni dello spazio urbano. Per esempio, a Torino spiccano per contenuto innovativo il recente intervento di realizzazione di Heat Garden a Torino e la Challenge su Open Innovability per la realizzazione del design delle nuove cabine primarie. Anche lo sviluppo di parchi fotovoltaici e comunità energetiche sono esempi delle trasformazioni in corso che più stanno modificando il funzionamento e il metabolismo delle città. Dall'impatto della realizzazione di nuove linee della metropolitana, agli interventi sulla rete di distribuzione elettrica, dallo sviluppo degli impianti di teleriscaldamento al servizio idrico integrato, le utilities sono motori di trasformazione del tessuto urbano nella prospettiva della transizione verde e della sostenibilità. A partire dalla presentazione di casi di studio concreti la sessione intende fornire elementi utili di discussione sulle principali sfide e opportunità connesse con il coinvolgimento delle multiutilities nella rigenerazione urbana e la “messa a terra” degli interventi. | Utilities, rigenerazione urbana, pianificazione urbanistica, energia, sostenibilità | ||||||||||||||||||||
29 | Non Attivata | 28 | Arturo Gallia; arturo.gallia@uniroma3.it; Università Roma Tre ; Stefano Malatesta ; Stefano.malatesta@unimib.it; Università degli Studi di Milano-Bicocca; Beatrice Ruggieri ; beatrice.ruggieri@unimib.it; Università degli Studi di Milano-Bicocca | Sguardi dal margine. Osservare il centro dalla prospettiva degli studi insulari. | Sessione proposta da Arturo Gallia, Stefano Malatesta, Beatrice Ruggieri a nome del Gruppo AGeI “Geografia degli Stati Arcipelagici e delle Piccole Isole” Lo stato di policrisi contemporaneo genera sfide che richiedono nuovi sguardi e posture scientifiche. Gli studi insulari come progetto decoloniale (Nadarajah, Grydehøj, 2016) e place-based (McCall 1994) rappresentano un framework interessante per l’elaborazione di proposte che prendano forma dai luoghi del margine (isole minori, aree interne, periferie urbane…), intesi come spazi di sperimentazione e possibilità. Se, nell’immaginario dominante, tali luoghi costituiscono lo scenario predefinito per osservare il manifestarsi delle grandi questioni e dinamiche spaziali globali, adottando uno “sguardo dal margine” tali processi assumono contorni differenti e potenzialmente inattesi, aprendo la strada a suggestioni che danno priorità alla conoscenza e all’esperienza di chi abita, vive e plasma questi luoghi. in Italia, ad esempio, i comuni delle piccole isole, identificati in più sedi come aree periferiche e ultraperiferiche, sono i target prioritari di programmi, strategie e progetti nazionali - come dimostrano il “Programma Isole Verdi” del PNRR e il “Progetto speciale Isole Minori” della Strategia Nazionale Aree Interne 2021-2027 - volti allo sviluppo dei servizi e dell’attrattività, in particolare turistica. Queste misure replicano, sul piano delle politiche, uno sguardo dal centro ai margini. Ma quali costi e quali le ricadute, materiali e simboliche, sui territori? In che modo i margini si attivano e reagiscono a queste azioni promosse dal centro? La sessione si colloca in un percorso che affonda le proprie radici nel Congresso di Roma - 2017 - e nel Congresso di Padova - 2021 - dove il Gruppo di Lavoro AGEI sulla «Geografia degli Stati Arcipelagici e delle Piccole Isole» ha presentato due sessioni tematiche che hanno ragionato sul carattere «temporaneo» dell’abitare le piccole isole e gli arcipelaghi con un’enfasi specifica sul turismo, sulle dinamiche migratorie, sui percorsi di vita degli abitanti delle isole. Con la presente sessione, si ribadisce l’esigenza di spostare lo sguardo dal centro ai margini, intesi come spazi non esclusivamente insulari e più o meno temporanei, ma anche, posizionandosi sui margini, di guardare al centro, ai meccanismi che lo rendono tale e attraverso cui si consolida. Tramite l’adozione di una prospettiva informata, anche, dall’impianto teorico ed epistemologico degli studi insulari, la sessione si propone di riflettere sulle grandi sfide planetarie, discutendo ed esplorando proposte per affrontarle in un’ottica di inclusività e giustizia spaziale, sociale ed ambientale. La sessione accoglierà contributi che affrontino - ad esempio, ma non esclusivamente - i seguenti temile seguenti tematiche: Analisi delle ricadute territoriali di piani e progetti PNRR e NextGenerationEU che hanno come target le “aree marginali” di cui sopra; Discussione delle politiche sulle infrastrutture e sui servizi pubblici (energia, trasporti, istruzione, politiche giovanili, migrazione e mobilità…); Studio delle ricadute di processi sovra-locali (es: crisi climatica ed economie blu) sui “margini”, blue economy…) e possibili risposte; Studio dei sistemi di governance e delle strategie di sviluppo territoriale attraverso ricerche place-based. | Studi insulari, aree marginali, place-based, infrastrutture, politiche di sviluppo | ||||||||||||||||||||
30 | Attivata | 29 | Martina Loi; martina.loi93@unica.it; Università degli Studi di Cagliari; Ginevra Pierucci; ginevra.pierucci.1@studenti.unipd.it; Università degli Studi di Padova; Marta Rodeschini; marta.rodeschini@unibg.it; Università degli Studi di Bergamo | Le città salveranno il pianeta? Urbanizzazione della natura, socionature e conflitti nelle politiche di contrasto al cambiamento climatico | Fin dalla sua nascita, la città moderna è considerata antitesi della natura, vettore di inquinamento e negazione di tutte le caratteristiche positive ad essa attribuite. Nel contesto contemporaneo, caratterizzato da processi di urbanizzazione di scala ormai planetaria (Lefebvre, 1970; Brenner, 2014; Kaika et al., 2023), il paradigma pare essere messo in discussione e, riprendendo Angelo e Wachsmuth (2020), “tutt* pensano che le città possano salvare il pianeta”. Le politiche urbane contemporanee, soprattutto nel nord globale ma non solo, si mostrano nel loro insieme strutturalmente orientate alla riduzione delle emissioni climalteranti, alla produzione di energia da fonti rinnovabili, all’incentivazione della mobilità collettiva o dolce, al miglioramento delle condizioni urbane, alla rinaturalizzazione, in sintesi, ad azioni orientate verso uno sviluppo urbano cosiddetto “sostenibile”. Di particolare interesse sono le politiche urbane strutturate a partire dallo “sfruttamento” di componenti naturali e quindi basate sui processi, già ben studiati dall’ecologia politica urbana, di urbanizzazione della natura. È così che in città vengono progettati rifugi climatici per mitigare le isole di calore, si pianificano operazioni di rinaturalizzazione di fiumi e corsi d’acqua, contesti post-industriali vengono riforestati, i tetti e gli edifici si coprono di piante, favorendo in questo modo il “ritorno” della natura in città come strumento di salvezza. Ma è anche sulla scena urbana che i conflitti ambientali, le mobilitazioni per la giustizia climatica ed energetica insistono e si manifestano con più forza. Ed è sempre nel contesto urbano che nuove relazionalità con la natura (anche quella non progettata) e nuove pratiche d’uso dello spazio pubblico urbano possono emergere. Se queste iniziative, da una parte, sembrano segnare il superamento della dicotomia tra urbano e naturale, consentendo così alla natura di emergere nei processi di urbanizzazione come elemento integrante, dall’altra appaiono come nuove forme di colonizzazione e commodification della natura, che danno spazio a processi di gerarchizzazione tra specie e di esclusione socionaturale (Osaka et al. 2021). In questa sessione, promossa del gruppo geo.naturae (https://sites.google.com/view/geonaturae), che indaga le socionature e le sue contraddizioni, vogliamo, dunque, esplorare le modalità con cui le politiche urbane di contrasto (mitigazione/adattamento) al cambiamento climatico si manifestano nei processi di urbanizzazione della natura e quali meccanismi distorsivi innescano, con un’attenzione critica verso le diverse conflittualità che emergono in questi spazi. A tal proposito, sono benvenuti contributi che provano a indagare le seguenti o altre tematiche attinenti: - se e come le pratiche e le politiche urbane oggi promosse rappresentino una vera ed efficace soluzione alle sfide poste dalla crisi climatica o si manifestino piuttosto come un nuovo strumento per l’estrazione di valore dallo spazio pubblico urbano; - quali conseguenze queste pratiche e le politiche urbane hanno sulle nature urbane e sul loro ruolo (anche in termini di costruzione di nuove gerarchie speciste); - quali inedite configurazioni dello spazio pubblico emergono e quali pratiche e relazioni (formali o informali) si instaurano con queste nuove socionature urbane. Discussant: Sara Bonati, Marco Tononi, Andrea Zinzani References: Angelo, H., & Wachsmuth, D. (2020). Why does everyone think cities can save the planet? Urban Studies, 57(11), 2201-2221. https://doi.org/10.1177/0042098020919081 Brenner, N. (Ed.) (2014). Implosions/Explosions. Towards a study of planetary urbanization. Jovis. Kaika, M., Tzaninis, Y., Mandler, T., & Keil, R. (2023). Turning up the heat: Urban political ecology for a climate emergency. Manchester University Press. Lefebvre, H. (1970) La révolution urbaine. Gallimard. Osaka S, Bellamy R, & Castree N (2021) Framing “nature-based” solutions to climate change. WIREs Clim Change, 12:e729. | socionature, urbanizzazione, politiche urbane, cambiamento climatico, spazio pubblico. | ||||||||||||||||||||
31 | Attivata | 30 | Lisa Ferri; lisa.ferri@unicusano.it; Università Telematica Unicusano | Media, arti visive e rappresentative tra centro e periferia: produzione, rappresentazione e fruizione nelle spazialità urbane | La sessione si propone di esplorare il ruolo del cinema, dei media audiovisivi e delle arti visive e rappresentative nell’interpretare e trasformare le spazialità urbane contemporanee, con particolare attenzione alla dialettica tra centro e periferia. Questi strumenti culturali non solo descrivono le contraddizioni e le tensioni urbane, ma partecipano attivamente alla costruzione di immaginari, categorie spaziali e dinamiche socio-territoriali. Si invita a riflettere su tre dimensioni fondamentali delle produzioni artistiche e mediali: 1. Produzione: i luoghi di creazione (set cinematografici, studi, location urbane e periferiche) come spazi di negoziazione e trasformazione territoriale. Qual è il loro impatto sulle economie locali e sulle rappresentazioni simboliche? 2. Rappresentazione: le narrazioni visive e audiovisive di centro e periferia, che possono rafforzare stereotipi o immaginare nuove armonie e relazioni urbane. Quali tensioni emergono dalle categorie binarie? 3. Fruizione: le sale cinematografiche, gli spazi culturali e le piattaforme digitali come luoghi di dialogo tra spazialità urbane. Come contribuiscono a ridurre o accentuare fratture urbane e sociali? La sessione mira a stimolare una riflessione interdisciplinare sull’impatto di media e arti visive nelle trasformazioni urbane e sulla loro capacità di rispondere alle crisi e contraddizioni contemporanee, in linea con le finalità generali del Congresso. Gli obiettivi principali sono: • Analizzare come la produzione culturale interagisce con i processi di urbanizzazione e trasformazione territoriale; • Esaminare il ruolo delle rappresentazioni visive nel costruire immaginari urbani e relazioni tra centro e periferia; • Riflettere sul ruolo delle piattaforme di fruizione (fisiche e digitali) come spazi di inclusione o esclusione. La sessione accoglie contributi teorici ed empirici che affrontino, tra gli altri, i seguenti temi: • Impatti spaziali ed economici dei processi di produzione audiovisiva e artistica; • Analisi delle narrazioni visive di città e periferie, con focus su stereotipi e tensioni urbane; • Dinamiche socio-spaziali legate alla fruizione culturale (sale, spazi digitali, festival); • Cinema e arti visive come strumenti per la rigenerazione urbana e il riequilibrio territoriale; • Nuove spazialità emergenti nel contesto urbano e periferico. Si incoraggiano contributi interdisciplinari e approcci metodologici diversificati, tra cui analisi di casi studio, ricerche sul campo, metodologie visuali e cartografiche, oltre a riflessioni teoriche che integrino prospettive geografiche, urbane e culturali. | spazialità urbana, rappresentazione mediale, produzione culturale | ||||||||||||||||||||
32 | Non Attivata | 31 | Daniela Morpurgo; daniela.morpurgo@polito.it; Politecnico di Torino | (RE)IMMAGINARE LA CASA: INTERSEZIONI TRA ABITARE E SESSUALITÀ | Scorrendo le pagine social dei gruppi “cerco casa” in diverse città italiane, non è raro imbattersi in annunci che specificano la ricerca di soluzioni abitative con persone ‘aperte’, queer-friendly o espressioni simili. Questi annunci rappresentano solo uno dei tanti segni che evidenziano la stretta relazione tra espressione di genere, sessualità e sfera abitativa. Come ci insegna Dematteis i termini che utilizziamo come ‘mere’ descrizioni geografiche – come possono essere ‘mare’, ‘collina’, o... ‘casa’, mentre li pronunciamo hanno già subito una trasformazione metaforica. Le parole geografiche “denotano sempre degli spazi fisici, come se fossero «contenitori» di rapporti sociali” (2021). Questa sessione intende quindi esplorare le dinamiche di sessualità e genere insite nell’immaginario della casa, interrogandosi su chi vi sia incluso e chi, invece, ne venga lasciato fuori. Quali sono le esperienze abitative di tutte quelle soggettività considerate come ‘dissidenti’ sessuali: persone omosessuali, queer, sex worker, praticanti di BDSM, famiglie che non ricalcano l’immaginario della famiglia tradizionale? In che modo la moralità e lo stigma sono legate a doppio filo con l’idea di domesticità? Negli ultimi decenni, soprattutto grazie alla critica femminista (hooks, 1989; Domosh, 1998;) e queer (McKeithen, 2017; Pascual-Bordas e Rodó-Zárate, 2022), il discorso sulla casa è cambiato radicalmente. Se tradizionalmente la casa è stata rappresentata come il luogo di sicurezza, confort e privacy per antonomasia, prospettive più recenti offrono un’interpretazione molto più ampia (Blunt e Dowling, 2006). Tenendo conto delle esperienze di razzializzazione, violenza e insicurezza, la ricerca ha sempre più sottolineato come le esperienze concrete di casa si allontanino dal suo modello idealizzato, così che la sua “illusione di coerenza” è stata progressivamente decostruita, smentita e a volte reinventata. Anche in Italia si è registrato un crescente interesse per la casa e l’abitare; tuttavia, la dimensione sessuale – intesa come parte integrante di una più ampia costellazione di poteri (Oswin, 2008) – rimane spesso marginalizzata o del tutto invisibilizzata. Già oltre dieci anni fa, Rachele Borghi (2012) evidenziava come, nel panorama italiano quando si parla di sessualità la geografia non viene quasi mai presa in considerazione, ed in fondo, anche a fronte di un invece crescente interesse in ambito sociale e politico, la situazione è molto spesso ancora questa. A fronte di ciò questo panel vuole essere uno spazio aperto di discussione per contributi che si confrontino con, ma non siano limitati a: • La relazione tra giudizi morali, regolamentazione e uso dello spazio, analizzando come norme e pratiche morali possano costituire barriere all’accesso alla casa e come queste dinamiche si declinino geograficamente a livello locale, anche in relazione ad altri fattori di marginalizzazione • l’interrogazione di economie politiche e abitative in relazione alla sessualità approfondendo i luoghi dell’abitare delle soggettività sessualmente ‘dissidenti’ e come queste partecipino alle economie formali o informali. • Forme di auto-organizzazione, solidarietà e resistenza, spesso trascurate anche da chi si occupa di lotte per la casa. • La dimensione della convivenza e l’intersezione tra sfera pubblica e privata, interrogandosi su come la domesticità venga costruita, negoziata e vissuta all’interno di spazi condivisi. | Casa, sessualità, abitare | ||||||||||||||||||||
33 | Non Attivata | 32 | Anna Rosa Candura; annarosa.candura@unipv.it; Università degli Studi di Pavia; Luca Fois; luca.fois@unipv.it; Università degli Studi di Pavia | STEREOTIPI URBANI NELLA CARTOGRAFIA AFRICANA | Una buona parte della cartografia africana si compone di fonti coloniali; questa semplice constatazione chiarisce facilmente il ruolo di un metodo di studio geo-storico. Per il territorio dell’attuale Somalia, ad esempio, le fondamenta conoscitive debbono esser cavate dalle carte pubblicate dall’amministrazione coloniale italiana e da quelle inglesi prodotte dalla Geographical section del War Office (Cerreti 1987; McIlwaine 1997). Thomson (2023) si sofferma lungamente sulle linee di continuità che vanno dal periodo precoloniale, attraverso l’epoca coloniale, fino alla contemporaneità; estremamente note, tali linee fondano il necessario metodo di studio da applicarsi al continente africano, anche alla ricerca cartografica di “non coincidenze” e non sovrapponibilità fra confini, insediamenti e toponimi (sia per rintracciarne, geo-storicamente, l’origine, sia per individuarne le conseguenze). In merito al processo di urbanizzazione planetaria, la Angelo (2017) ci rammenta che: «Urban political ecology, American urban sociology and postcolonial urban studies have made, respectively, ‘nature’, the ‘rural’ and the ‘not-yet’ city the objects of self-consciously urban analyses.» (Angelo, 2017, p. 158) individuando la creazione di una «hybridity» che pone in particolare luce i modi di vedere ed il loro forte condizionamento, rispetto allo studio degl’insediamenti. Una visione troppo occidentale può fungere dunque da lente di distorsione, più che di ingrandimento; impedendo la comprensione di differenti forme di aggregazione urbana che si discostano da modelli e scansioni scontate e consolidate, basandosi su parametri ed esigenze alieni a chiavi di lettura e di rappresentazione troppo rigidi e orientati. La sessione si propone di indagare (attraverso la comparazione di casi di studio) sia i movimenti e le evoluzioni di queste urbanizzazioni o di-urbanizzazioni alternative, sia la performatività della cartografia nel fornirne una rappresentazione. ANGELO H. (2017), “From the city lens toward urbanisation as a way of seeing: Country/city binaries on an urbanising planet”, in: Urban Studies, 54(1), pp. 158-178. CERRETI C. (1987), “La raccolta cartografica dell’Istituto Italo-Africano”, IsIAO, Roma. McILWAINE J. (1997), “Maps and Mapping of Africa: a Resource Guide”, Hans Zell, London. THOMSON A. (2023), “An Introduction to African Politics”, Routledge, Londra, New York. | cartografia urbana - Africa - stereotipi | ||||||||||||||||||||
34 | Attivata | 33 | Noemi Bergesio; noemibergesio@gmail.com; Università di Bologna; Lorenzo Mauloni; lorenzomauloni@gmail.com; Università di Torino; Giacomo Spanu; giacomo.spanu@unipa.it; Università di Palermo | All Cities Are Battlespaces: conflitti, guerre e securizzazione nelle città contemporanee | Gli urban studies riconoscono il tema del conflitto come la base della produzione spaziale, focalizzandosi su come il rapporto dialettico tra capitale e resistenze influenzi l'urbano. Recentemente, la lente del conflitto è stata utilizzata per dare enfasi al modo in cui le città siano sempre più: obiettivi bellici e/o genocidari; “battlespaces” fluidi e quotidiani di nuove forme di militarizzazione; e laboratori per testare nuovi modelli di sicurezza (Graham 2009; Armao 2012; Spanu 2023). In tal senso, rientrano nei processi di urbanizzazione del conflitto sia la distruzione strategica e simbolica delle città e delle sue infrastrutture – come evidenziato nei conflitti in corso tra Russia e Ucraina o in Medio Oriente – sia l’implementazione di politiche quali il daspo urbano o le misure previste dal cosiddetto DDL Sicurezza. La criminalizzazione e la repressione dei gruppi marginalizzati, dissidenti o considerati “scomodi” diventano strumenti per eliminare minacce al “desired order of things”. Lo spazio urbano, dunque, si configura come un terreno adatto per osservare l’intensificarsi tanto delle violenze strutturali, quanto di quelle intime e quotidiane (Kimari 2021). Tuttavia, osservando l’altra faccia di questi processi, le resistenze e le rivendicazioni di diversi gruppi evidenziano come l’urbano resti uno spazio di lotta per i diritti e di liberazione. In questi contesti, molteplici attori riscrivono lo spazio, generando nuove terminologie, collettività e luoghi in cui negoziare e battersi per visioni radicali di giustizia sociale (Amin e Lancione 2022). L’obiettivo di questo panel è analizzare le diverse declinazioni del conflitto urbano su scale differenti, sottolineando il modo in cui attori statali e non statali riconfigurano le dinamiche di potere ed evidenziando come la violenza continui a mediare le dinamiche spaziali, sia essa concepita come elemento strutturale o come forza distruttiva e trasformativa. Si incoraggiano contributi su: - Processi di securitizzazione e militarizzazione dello spazio urbano; - Guerra, urbicidio e urbanizzazione del conflitto bellico; - Geopolitica urbana, sovranità e controllo dello spazio; - Militarizzazione delle infrastrutture logistiche, di movimento e di comunicazione; - Tattiche e strategie di resistenza, protesta e repressione; - Conflitto urbano e diritto alla città; - Segregazione urbana, marginalizzazione e razializzazione; - Violenza quotidiana e intima. Riferimenti bibliografici: Amin, A. e M. Lancione (2022) Grammars of the Urban Ground. Durham: Duke University Press. Armao F. (2013) ‘Smart resilience. Alla ricerca di un nuovo modello di sicurezza urbana,’ in: M. Santangelo, S. Aru, A. Pollio (eds). Smart city. Ibridazioni, innovazioni e inerzie nelle città contemporanee. Roma: Carrocci, pp. 169-181. Graham, S. (2009) ‘Cities as battlespace: The new military urbanism,’ City, 13(4), pp. 383-402. Kimari, W. (2021) ‘The Story of a Pump: Life, Death and Afterlives within an Urban Planning of ‘Divide and Rule’ in Nairobi, Kenya,’ Urban Geography, 42(2), pp. 141–60. Spanu, G. (2023) 'Urban military geographies: New directions in the (re)production of space, militarism, and the urban,' Geography Compass, 17(12), e12727. | militarizzazione, securizzazione, diritto alla città, conflitto urbano, guerra | ||||||||||||||||||||
35 | Attivata | 34 | Ginevra Montefusco; ginevra.montefusco@phd.unipd.it; Università di Padova e Ca' Foscari Venezia; Gabriella Palermo; gabriella.palermo@unipa.it; Università degli Studi di Palermo; Alice Salimbeni; ali.salimbeni@gmail.com; Università di Milano-Bicocca | Decostruire lo sguardo sull’urbano. Prospettive femministe e queer dai sud | Questa sessione è scritta e organizzata da Francesca Acetino, Laura Eccher, Cesare Di Feliciantonio, Ginevra Montefusco, Gabriella Palermo e Alice Salimbeni. A causa del limite di tre proponenti, abbiamo scelto di suddividerci in due sessioni interconnesse, che dialogano tra loro in un’ottica di complementarità. La sessione compagna si intitola “Quando il processo di ricerca diventa campo. Metodologie femministe e queer” Se l’urbano è il punto di vista privilegiato per riflettere sulle molteplici crisi (ecologica, sociale, politica, economica), quando si parla di urbano la letteratura accademica si è concentrata sui Nord e sulle metropoli e ha trascurato le diverse discontinuità spaziali, temporali ed economiche lasciate dai colonialismi. La più recente letteratura sugli studi urbani incoraggia a decentrare i discorsi dalle metropoli del Nord Globale ai Sud, che menzioniamo come categoria aperta (Cassano 2001) per comprendere le periferie del nord oltre i sud cartografici, e i sud tradizionalmente intesi. Con l’attenzione micropolitica del femminismo e delle teorie queer, ci interessa far emergere le crisi nella vita delle soggettività “altre”, non-eteronormate, non-conformi, disturbanti e disordinate dei sud urbani e capire in che modo le crisi influenzano l’esperienza quotidiana delle persone alla scala del corpo, della casa, dello spazio politico, e delle reti. Il nostro obiettivo è trovare interconnessioni tra i Sud (Roy, 2009; Robinson, 2011; 2016; Simone, 2023), costruire alleanze tra pratiche periferiche, e fra soggettività marginalizzate dalla società patriarcale, estrattivista e colonialista. Questa visione intersezionale dell’ingiustizia richiama a una geografia della responsabilità e della cura (Lawson 2007) trans-scalare, trans-nazionale, multispecie che affermi l’interdipendenza globale tra comunità e soggettività marginalizzate (Chang, 2019; Puig de la Bellacasa, 2017; Williams, 2020). Accettiamo contributi che con una lente femminista comprendono (ma non si limitano a): - abitare: casa tra centri e periferie nei sud urbani - relazioni socio-ecologiche: tra città e nature urbane - cibo e disordini urbani: pratiche e saperi - violenza di genere: discorsi, pratiche e narrazioni - movimenti sociali: resistenze femministe e queer dai sud - critiche al femminismo bianco e alle sue ricadute spaziali e geopolitiche | Geografie femministe, Geografie Queer, Urbano, Sud, Colonialismi | ||||||||||||||||||||
36 | Attivata | 35 | francesca sabatini; francesca.sabatini@uniupo.it; ricercatrice post-doc, DiSEI, Università del Piemonte Orientale; Giacomo Pettenati; giacomo.pettenati@uniupo.it; ricercatore, DiSEI, Università del Piemonte Orientale | Mondi rurali: teorie, metodi e casi per geografie rurali planetarie | La necessità di superare approcci dicotomici sulle relazioni urbano-rurale e di incrociare sguardi di geografia urbana e geografia rurale anima da tempo il dibattito. Ad esempio, Dialogues in Human Geography ha ospitato di recente un approfondito scambio sull’urbano-centrismo della geografia internazionale e la necessità di proporre approcci non dicotomici. Nel contesto italiano, questa divisione si declina in modo specifico. Da una parte, il dibattito è stato dominato dalle aree interne (Barca et al., 2014) e dalla loro geografia (Sabatini, 2024): categoria che ha sfidato il dualismo urbano-rurale, ma è rimasta perimetrata tra geografia rurale, studi sulla governance e sviluppo locale. Dall’altra, la metromontagna (Barbera et al., 2021) e le montagne di mezzo (Varotto, 2020) hanno descritto dimensioni transcalari che non rientrano negli stereotipi che oppongono urbanità e montanità. Il panel si salda ai tentativi di superare categorie e immaginari dicotomici che ingabbiano i processi territoriali delle aree rurali come diversi e opposti a quelli urbani. Proponiamo una prospettiva che connette l’approccio relazionale (Massey, 2005), il dibattito sulle global countrysides (Woods, 2007) che mostra attori, flussi e processi globalizzati che riconfigurano il rurale e le “planetary rural geographies” (Wang et al., 2023) che inseriscono i mondi rurali dentro crisi, conflitti e speranze a scala planetaria e more-than-human, senza universalizzarli o renderli ancillari all’urbano. La sessione offre questo quadro teorico per pensare i mondi rurali come spazi in cui si realizzano logiche di territorializzazione rural-based, inscritte nelle soggettività degli individui e nella materialità dei luoghi, in modi diversi a seconda delle differenze di classe, genere e razza (Katz, 2021). Si accettano contributi che osservino i mondi rurali con sguardi situati, aperti e relazionali, focalizzati su attori e processi transcalari più-che-umani. Ad esempio, contributi teorici, metodologici o empirici su: - vecchie e nuove dicotomie urbano-rurale - manifestazioni locali dei mercati globali di risorse e prodotti rurali (alimentari, minerari, energetici, etc.) - politiche e istituzioni transcalari nel rurale - processi politici di heritage making nel rurale - rappresentazioni di “planetary rural geographies” - materialità e vita vissuta nelle “planetary rural geographies” - conflitti transcalari nei territori rurali. Barbera F., De Rossi A., a cura di (2021), Metromontagna, Donzelli. Barca F., Casavola P. e Lucatelli S. (2014). Strategia Nazionale per le Aree Interne. UVAL, 31. Katz C. (2021), Splanetary urbanization, International Journal of Urban and Regional Research, 597-611. Massey, D. (2005). For space. Sage. Sabatini F. (2024), Geografia delle aree interne. Guerini. Varotto M. (2020). Montagne di mezzo. Einaudi. Wang C. M., Maye D. & Woods M. (2023). Planetary rural geographies. Dialogues in Human Geography, 1-20. Woods M. (2007), Engaging the global countryside. Progress in Human Geography, 31, 485-507. | geografie rurali planetarie, transcalarità, relazioni urbano-rurale | ||||||||||||||||||||
37 | Non Attivata | 36 | Eugenio Conti; eugenio.conti@uniroma1.it; Sapienza, Università di Roma; Mattia Schiavone; mattia.schiavone@uniroma1.it; mattia.schiavone@uniroma1.it | Forme e spazialità dei conflitti contemporanei dentro e oltre la metropoli | Questa sessione si propone di fare un punto sulle forme assunte dai conflitti politici a seguito del tramonto del movimento operaio e della ristrutturazione urbanistica avvenuti a partire dalla fine degli anni Sessanta. Con esso è andata in crisi non solo una soggettività storicamente connotata dalle specificità della questione operaia ma il modo stesso di concepire il conflitto politico. Le principali trasformazioni urbanistiche risposero all’esigenza strategica di diradare, scomporre e spostare intere componenti sociali e di offrire agli abitanti nuovi modi di abitare la città all’insegna del consumo. Terziarizzazione, turisticizzazione e gentrificazione sono alcuni tra i principali macro-processi che hanno portato allo spopolamento di molte città storiche europee. Le nuove periferie, risultanti dalla continua espansione urbanistica, superarono le vecchie periferie operaie, diventando così le aree privilegiate dove insediare le nuove infrastrutture strategiche, mentre la prima periferia lasciava spazio alla speculazione immobiliare e all’espansione del settore terziario. La cultura post-moderna e lo sgretolarsi della città moderna sembrano aver circoscritto ogni antagonismo nell’alveo di minoranze sociali che, per quanto deboli, continuano a costituire un campo significativo nel tentativo di sovvertire e di trovare alternative al “sistema”. Una delle ipotesi su cui si regge questa proposta sta proprio nel doppio filo che sembra legare la complessificazione della città che si fa metropoli alla frammentazione delle dinamiche oggettive e soggettive che caratterizzano i conflitti politici nel XXI secolo. Dalle occupazioni abitative a quelle dei centri sociali, dalla diffusione di comunità alternative all’antagonismo raver e ultras, passando per le forme insorgenti dello spazio pubblico, una miriade di forme di antagonismo più o meno diffuso abita a partire dagli anni Novanta vecchie e nuove periferie urbane («metropolitane» anche in assenza di metropoli), agendo forme di conflitto politico da posizioni e in modi anche molto differenti tra loro. Le protagoniste del XXI secolo sembrano essere le rivolte metropolitane. Espressione di forze antagoniste di composizione eterogenea e prive solitamente di vere e proprie rivendicazioni che vadano oltre la destituzione del potere egemone. L’originalità della rivolta oggi risiede, oltre che nella composizione del soggetto, nella natura transnazionale delle dinamiche culturali e materiali che la producono (dall’interconnessione globale degli individui nell’era digitale a quella dell’andamento dei mercati), e nella declinazione degli obiettivi sul territorio: libertà di movimento, appropriazione del territorio (strade, piazze, luoghi del consumo e simboli del potere). Questa affermazione di libertà mette in discussione le relazioni politiche e spaziali esistenti, dando vita a nuovi processi di soggettivazione sul territorio anche dove il potere egemone riesce di fatto a riaffermare con la forza l’ordine sociale. | conflitti, metropoli, movimenti sociali, rivolta, territorio | ||||||||||||||||||||
38 | Attivata | 37 | Francesca Peroni; francesca.peroni@unipd.it; Università di Padova; Daniele Codato; daniele.codato@unipd.it; Università di Padova; Salvatore Pappalardo; salvatore.pappalardo@unipd.it; Università di Padova | Città e giustizia climatica: osservazioni, sfide e percorsi inclusivi nel Nord e Sud globale | In un mondo segnato da crisi strutturali ricorrenti e aumento delle disuguaglianze, le città si trovano al centro di profonde trasformazioni globali, influenzate anche dagli impatti della crisi climatica. Gli effetti del cambiamento climatico si manifestano in varie forme nelle città del Nord e del Sud globale, come l’aumento della frequenza degli estremi climatici e gli eventi meteorologici estremi. Inoltre, l’urbanizzazione accelerata, se offre una previsione globale che vede nel 2050 circa il 70 % della popolazione mondiale vivere in aree urbane, mostra contemporaneamente delle situazioni territoriali diversificate con aree dove oggi la popolazione urbana ha già superato l’80% (Nord America e America Latina) e aree, come nell’Africa Sub-Sahariana, dove la popolazione urbana è circa del 40%. In questo scenario di rapida trasformazione, urbanizzazione e cambiamento climatico, la giustizia climatica emerge come una questione cruciale e urgente nelle città. Gli impatti del cambiamento climatico spesso riflettono e amplificano le disuguaglianze sociali e socioeconomiche preesistenti, accrescendo l’esclusione della popolazione più vulnerabile, tra cui popolazioni a basso reddito, persone con disabilità, bambini, persone anziane e migranti. Ne emerge quindi che gli impatti del cambiamento climatico non sono distribuiti uniformemente né tra le città del Nord e del Sud globale, né all'interno delle singole città o dei singoli quartieri, e con un’alta variazione a livello regionale e nazionale. Molte città stanno attuando politiche e piani per contrastare le conseguenze del cambiamento climatico, incorporando soluzioni che spesso producono processi di gentrification e displacement. La sfida risiede quindi nell'assicurare che queste iniziative affrontino non solo la sostenibilità ambientale, ma anche l'inclusione sociale e l'accesso equo alle risorse e ai processi decisionali all'interno delle città, evitando che l'implementazione delle politiche climatiche aggravino le vulnerabilità esistenti. Porre l’attenzione sulla giustizia climatica mira a evidenziare l’urgenza di approcci equi e inclusivi alle politiche e strategie di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico nella pianificazione urbana. La sessione mira a raccogliere studi che utilizzano approcci geografici per analizzare gli impatti del cambiamento climatico e al contempo pongano l’attenzione a politiche e strategie di equità e giustizia nei confronti della cittadinanza. Accogliamo ricerche che esaminano la giustizia climatica attraverso prospettive geografiche critiche, utilizzando anche tecnologie geospaziali e impiegando approcci partecipativi, per creare ambienti urbani più equi. Attraverso la lente della giustizia climatica si vogliono mettere in evidenza riflessioni, aree urbane e periurbane nel mondo, consolidate o informali, antiche o nate recentemente in aree coincidenti con le frontiere dell’estrattivismo (agricolo, forestale, minerario, tecnologico) o con le zone di sacrificio. | giustizia climatica urbana, cambiamento climatico, città, vulnerabilità | ||||||||||||||||||||
39 | Attivata | 38 | Carmen Bizzarri; carmen.bizzarri@gmail.com; Università Europea di Roma; Rosalina Grumo; rosalina.grumo@uniba.it; Università degli Studi di Bari "A. Moro"; Nadia Matarazzo ; nadio.matarazzo@unina.it; Università degli studi di Napoli "Federico II" | Nuove opportunità tra aree interne e aree urbane verso uno sviluppo turistico a geometria variabile: metodi, strumenti e applicazioni | Obiettivi: La Sessione intende raccogliere esperienze di ricerca e di studio sul campo per fornire elementi di riflessione e di analisi del rapporto centro-periferia partendo dallo sviluppo del turismo. La crescita di nuove motivazioni trainanti le scelte turistiche ha dato luogo a ciò che potremmo definire “transizione del turismo”, un cambiamento di paradigma rivolto alla riorganizzazione territoriale dell’offerta turistica. Si affermano così nuove pratiche, dirette non solo alla differenziazione e alla ricerca di approcci innovativi, ma anche all’approfondimento del valore esperienziale del turismo, riscoprendo l’“autenticità”, la lentezza e la responsabilità etica. Questa nuova visione ha conferito a molte aree periferiche la possibilità di “diventare turistiche”, ovvero di ri-attivare in chiave innovativa le risorse locali e di emanciparsi uscendo dalla crisi causata dalla minore redditività alle economie rurali tradizionali. Il turismo, infatti, non è in grado da solo di liberare i territori minori dalla loro fragilità, ma se agisce in sinergia con altri fattori in vista del potenziamento di economie locali endogene, può svolgere un ruolo effettivamente rilevante. Riconsiderare, perciò, questi luoghi nella loro forza attrattiva significa di fatto contribuire a superare il paradigma che ha cementato la giustapposizione tra centro e periferia, aree urbane e aree rurali, per proporre un’alternativa di tipo reticolare, tesa a trovare il modello più appropriato di gestione in uno scenario coeso e diversificato, nel quale le aree interne e rurali non svolgono il compito di servizio o di rifugio per la popolazione urbana, ma, secondo un principio di “equità territoriale” associato ad una “conservazione proattiva del paesaggio”, rappresentano una proposta diversa e complementare. Metodi: Saranno accolti quei contributi che oltre ad analizzare lo stato dell’arte sia dei piccoli comuni rurali che delle realtà urbane, andranno a elaborare modelli e strumenti (politici, economici, sociali, e culturali) attivabili nella pianificazione alle diverse scale, implementando la sostenibilità nelle attività turistiche. Risultati attesi: L’attenzione sarà rivolta alle diverse esperienze a livello territoriale e dunque nella loro varietà si cercherà di seguire un filo conduttore che, pur considerando le peculiarità di ciascuna area, riesca a far valutare le riflessioni complessive, le direttrici in termini prospettici, attraverso il superamento della frammentazione che tanto influisce sul mancato sviluppo del turismo e sul ruolo che quest’ultimo può avere come leva importante per lo sviluppo complessivo, il superamento della marginalità ma anche l’affermazione stabile di aree urbane di più antica tradizione turistica che possono, pur nella complessità, suggerire forme e strumenti adeguati, innovativi e modelli replicabili e virtuosi. | aree interne, aree urbane , turismo,, sostenibilità, | ||||||||||||||||||||
40 | Non Attivata | 39 | Mattia Schiavone; mattia.schiavone@uniroma1.it; La Sapienza, Università di Roma | “Storia spaziale”, teorie e contributi per una spazializzazione del tempo storico | Sin dalla sua prima formulazione a opera di Edward Soja (Soja, 1989) il concetto di “svolta spaziale” si è fatto largo nelle scienze umane e sociali. In realtà Soja non fa che evidenziare e teorizzare una tendenza che già si stava affermando all’interno delle discipline storiche e filosofiche a partire dalle teorizzazioni di Foucault e di Lefebvre (Foucault, 2011; Lefebvre, 1974), e prima ancora di Walter Benjamin (Benjamin, 2010). All’interno di questa categorizzazione possiamo collocare opere significative di storici (Braudel, 2002; Cronon, 1991; Davis, 1999) a indicare come una più marcata attenzione verso la dimensione spaziale si sia fatta strada in maniera autonoma e indipendente prima che si procedesse a una sua esplicita teorizzazione. Ritrovare la profondità spaziale all’interno della narrazione storica è fondamentale per restituire agli avvenimenti la loro tridimensionalità. Inoltre, la natura fortemente orizzontale dello spazio obbliga a fare i conti con tutta una serie di discipline che erano solitamente escluse dalla storiografia classicamente intesa come l’antropologia e la geografia. La “storia spaziale” dunque, lungi dal voler essere uno schema teorico rigido, rappresenta piuttosto l’opportunità di domandarsi cosa rimane abitualmente escluso dalla storia insieme al concetto di spazio. Classicamente sono le storie minori a fare le spese di questa narrazioni, le storie di individui e di pratiche che nel compattarsi dei luoghi in punti monodimensionali perdono la loro varietà e la loro specificità. Questa sessione incoraggia contributi che riflettano sulle implicazioni teoriche del recupero del concetto di spazio all’interno delle discipline storiche e a studi che tentino di applicare nel concreto il concetto di spazializzazione a riguardo di oggetti storici specifici (e.g. storie di luoghi, di popoli, di città). Bibliografia Benjamin Walter, I passages di Parigi, Torino, Einaudi, 2010 Braudel Fernand, Il Mediterraneo: lo spazio, la storia, gli uomini, le tradizioni, Milano Bompiani, 2002 Cronon William, Nature's metropolis: Chicago and the Great West, New York, Norton, 1991 Davis Mike, Città di quarzo: indagando sul futuro a Los Angeles, Roma, Manifestolibri 1999 Foucault Michel, Spazi altri: i luoghi delle eterotopie, Milano, Mimesis, 2011 Lefebvre Henri, La produzione dello spazio, Milano, Pgreco, 2018 Soja Edward, Postmodern geographies: the reassertion of space in critical social theory, London, Verso, 1989 | storia spaziale, svolta spaziale, storia urbana | ||||||||||||||||||||
41 | Attivata | 40 | Francesca Acetino; francesca.acetino@phd.unipd.it; Università di Padova, Ca' Foscari Università di Venezia; Laura Eccher; laura.eccher@gssi.it; GSSI - Gran Sasso Science Institute; Cesare Di Feliciantonio; cesare.difeliciantonio@uniroma1.it; Sapienza Università di Roma | Quando il processo di ricerca diventa campo. Metodologie femministe e queer | Questa sessione è scritta e organizzata da Francesca Acetino, Laura Eccher, Cesare Di Feliciantonio, Ginevra Montefusco, Gabriella Palermo e Alice Salimbeni. A causa del limite di tre proponenti, abbiamo scelto di suddividerci in due sessioni interconnesse, che dialogano tra loro in un’ottica di complementarità. La sessione compagna si intitola “Decostruire lo sguardo sull’urbano. Prospettive femministe e queer dai sud” Ci immaginiamo questa sessione come uno spazio femminista di condivisione tra geograf* che adottano, nella propria ricerca, metodologie femministe e queer. La letteratura femminista, dentro e oltre la geografia, ha da tempo superato l’idea che si possa analizzare qualsiasi fenomeno senza esplicitare la propria posizione all’interno della ricerca, non solo per mettere in discussione la presunta neutralità e oggettività dei saperi, ma anche per riconoscere e politicizzare le relazioni di potere che influenzano il rapporto tra ricercatrici e informatrici, tra soggetto e oggetto della ricerca, tra accademic* e militanti e tra contesti geograficamente e politicamente differenti. Fare ricerca sul campo comporta sfide complesse e spesso nel momento di restituzione e presentazione dei risultati vengono raccontati solo i successi che raggiungiamo, mentre i momenti di crisi, difficoltà e i problemi etici e politici incontrati, non trovano un adeguato spazio di trattazione. Può una ricerca che racconta solo di successi, 'risultati', impatto e innovazione dirsi davvero femminista? Quali pratiche quotidiane, relazioni, conoscenze vengono oscurate da tali scelte? Adottando una postura femminista riflessiva, tutto il processo di ricerca diventa campo, e luogo di continui riposizionamenti e messa in discussione delle pratiche di produzione e circolazione della conoscenza. Con questa sessione vogliamo cogliere l'occasione per costruire strade di alleanze, solidarietà, responsabilità politiche, etiche ed epistemologiche. Accettiamo contributi che comprendono (ma non si limitano a): esperienze riflessive sul lavoro di campo come luogo costantemente in cambiamento, e rinegoziazione; riflessioni sugli aspetti etici e politici della ricerca sul campo; metodi trasformativi, creativi e/o militanti e le loro implicazioni spaziali. Sono ben accetti contributi che sperimentano forme non convenzionali anche nel modo in cui vengono presentati: fotografia, performance, video, ecc.. Nel caso di contributi visuali accettiamo una breve sinossi accompagnata da una riflessione metodologica in sostituzione all’abstract. | Metodologie femministe, Posizionamento, Riflessività, Campo | ||||||||||||||||||||
42 | Attivata | 41 | Marina Fuschi; marina.fuschi@unich.it; Dipartimento di Economia, Università "G. d'Annunzio", sede di Pescara; Donatella Stefania Privitera; donatella.privitera@unict.it; Dipartimento di Scienze della Formazione, Università di Catania; Silvia Scorrano; silvia.scorrano@unich.it; Dipartimento di Lettere, Arti e Scienze Sociali, Università "G. d'Annunzio", sede di Chieti | Oltre le prospettive dell’urbanizzazione estesa, verso nuove e/o rinnovate forme di regionalismo. Il paradigma territoriale della bioregione urbana | L’evoluzione delle dinamiche di urbanizzazioni contemporanee, tradottesi nella costruzione di un territorio post moderno di area vasta (Soja, 2015), che relazionalmente si produce a livello multi-scalare, rende oggi poco adeguato il modello interpretativo dicotomico città-campagna e/o urbano/rurale (Fuschi, 2014). In questo contesto, si assiste ad una progressiva adesione verso rinnovate forme di regionalismo che trovano nel paradigma della bioregione urbana (Magnaghi, 2014; 2018) un’alternativa proposta progettuale di carattere sistemico e valoriale, potenzialmente capace di ricomporre i rapporti ovvero le relazioni tra insediamento umano e ambiente. Da oltre un ventennio, infatti, si è consolidata l’idea della bioregione urbana che si presenta come una proposta capace di far co-evolvere gestione sostenibile delle risorse ambientali e valorizzazione delle potenzialità economiche ed identitarie del territorio, ponendo al centro le comunità locali (Iacoponi, 2004; Magnaghi, Fanfani, 2010) con l’obiettivo di favorire un processo di territorializzazione partecipato ed egualitario (Madec, 2012). Le bioregioni urbane, che affondano le radici concettuali negli studi di Geddes (1915), si configurano come il risultato di un approccio territoriale integrato che considera città e aree rurali, diversamente urbanizzate, come un sistema interconnesso, in grado di armonizzare le dinamiche urbane, alle diverse scale, con le specificità ambientali e culturali dei territori circostanti. L’adesione all’interpretazione territorialista di bioregione se da una parte si offre come strumento interpretativo e di valutazione dei territori rurali della diffusione e dispersione urbana evidenziandone vulnerabilità e potenzialità (Colavitti, Serra, 2022), dall’altra si pone come fertile sfida concettuale non priva di criticità, in particolare per le difficoltà politico-operative, ma non meno per quelle connesse alla sua stessa delimitazione. Obiettivo della sessione è quello di approfondire aspetti teorici e casi studio legati al concetto di bioregione urbana, evidenziandone elementi fondativi, strumenti e metodologie idonei a interpretarne l’attuale configurazione e a delinearne i possibili scenari futuri. Saranno preferiti contributi relativamente alle seguenti linee tematiche e secondo diverse prospettive: • la dimensione concettuale e territoriale della bioregione urbana • l’equilibrio ecologico: studio della biodiversità e delle funzioni eco-sistemiche, anche in ottica di resilienza territoriale • il paesaggio/i paesaggi della bioregione urbana • gli assetti morfologico-insediativi • pratiche circolari ed inclusive di rigenerazione territoriale • le dinamiche e i cambiamenti socio-economici, anche con riferimento a processi di ripopolamento rurale • le trasformazioni dell’agricoltura urbana e periurbana • i territori del tempo libero e delle attività turistiche | bioregione urbana, area urbano-rurale, co-evoluzione territoriale, progettualità, best practices | ||||||||||||||||||||
43 | Attivata | 42 | Marcello Tanca; mtanca@unica.it; Università degli Studi di Cagliari ; Alice Giarolo; grllca@unife.it; Università di Ferrara; Patrizia Domenica Miggiano ; patriziadomenica.miggiano@unipegaso.it; Università Pegaso | Geografie e filosofie dell’urbano. Abitare, abitanti, riti, spazi | La presente sessione vuole essere un invito a esplorare il tema urbano da una prospettiva transdisciplinare che ha come focus la zona di contatto in cui geografia urbana e filosofia urbana si incontrano e, dialogando tra di loro, scoprono che la città è – di volta in volta – giungla, soglia, volto, officina, polifonia, museo, prisma. Da un lato, lo studio della città e delle città è un elemento centrale della geografia e, pur nella diversità degli approcci e degli orientamenti di ricerca, l’interesse per questo tema è presente in diverse tradizioni culturali; né sono estranei alla geografia gli immaginari, la geografia politica e le pratiche sociali, culturali e artistiche connesse alla città. D’altra parte la condizione urbana ha ricevuto una particolare attenzione nella filosofia moderna e contemporanea, come attestano i casi di Weber, Simmel, Kracauer, Benjamin, Foucault, Deleuze e Guattari, Ricoeur, Lefebvre, Cacciari, Secchi, Kern e altre/i che hanno descritto e/o indagato criticamente le forme, i ritmi e i significati assunti dai fenomeni urbani e i loro riflessi sulla vita psichica, intellettuale e sociale. La sessione intende proporre contributi improntati all’analisi di 4 temi che possono essere approcciati singolarmente o in maniera connettiva: l’abitare, le/gli abitanti, i riti, gli spazi. Questo significa ragionare sugli scambi e i trasferimenti, le irradiazioni e le rotture che si producono tra la ricerca geografica e quella filosofica sulla città, lavorando dunque simultaneamente sulle “filosofie della geografia urbana” e sulle “geografie della filosofia urbana”: in che termini i fenomeni urbani possono configurarsi come un terreno privilegiato di confronto tra geografia e filosofia? La città contribuisce attivamente all’elaborazione di una particolare visione dell’urbano (si pensi al ruolo di Londra per Marx, di Praga per Kafka o di Berlino per Simmel, Kracauer e Benjamin)? Ci sono città che, meglio di altre, permettono di esplicitare la crisi, il cambiamento, le trasformazioni e il disordine del mondo? In che modo la riflessione a doppio registro che qui si propone offre strumenti per interpretare il presente? Tenendo conto di questa pluralità dei piani di analisi, saranno preferiti contributi attinenti alle seguenti linee tematiche, approcciate sia in termini teorici, sia attraverso esempi e casi di studio: • Riflessioni geofilosofiche a partire dallo spazio urbano: ontologie, metafore, processi • Il pensiero sulla e dalla città: un punto di dialogo tra discipline • Abitare lo spazio urbano tra pratiche sociali e dinamiche culturali: concettualizzare abitanti, riti, spazi • La città e i processi di modernizzazione e globalizzazione: scenari di cambiamento, crisi e trasformazione nello spazio urbano • L’interpretazione dei fenomeni urbani e dei processi di urbanizzazione in specifici autori o opere • Riflessioni teoriche e analisi empiriche, a partire da casi di studio | geofilosofie, abitare, abitanti, riti, spazi | ||||||||||||||||||||
44 | Non Attivata | 43 | Luca Bertocci; luca.bertocci@uniroma1.it; La Sapienza, Università di Roma; Caterina Pozzobon; caterina.pozzobon@uniroma1.it; La Sapienza, Università di Roma; Chiara Certomà; chiara.certoma@uniroma1.it; La Sapienza, Università di Roma | Pontos. Incontri-Scontri tra l’urbanizzazione planetaria ed il mare dentro la crisi ecologica. | Nel 2007, l’Onu conia la formula “Urban Age” (UN-Habitat, 2007) per indicare l’odierna tendenza dell’abitare. Di lì a dieci anni, in geografia critica il fenomeno dell’urbanizzazione planetaria (Brenner, Schmid, 2015) è diventato un tema di grande interesse. Molti studi lo hanno analizzato, discusso e contestato per mettere in luce le forze capitaliste e statali che vi si trasformano, e le forme di liberazione che vi sorgono. Ancora l’Onu nel 2021 inaugura l’Ocean Decade (2021-2030) per stimolare la ricostituzione del rapporto tra società e Oceano. Dentro la crisi ecologica, è tempo di considerare un unico Oceano Globale (Glithero, 2024) formato da tutte le acque. Parallelamente, in geografia critica numerosi studi hanno avanzato letture inedite dell’idro-comune (Neimanis, 2017) planetario. La materialità turbolenta dei mari è stata posta al centro per mostrare – ad esempio - le aporie che produce nelle configurazioni geopolitiche fondate sulla terra (Peters, Steinberg and Stratford; 2018). Le cornici d’intervento proposte dall’Onu, i fenomeni sul terreno cui fanno riferimento e i dibattiti critici che li interrogano sembrano insieme delineare una congiuntura storica: l’incontro tra urbanizzazione planetaria e le molteplici trasformazioni ecologiche dell’Oceano Globale. La sessione che qui proponiamo si focalizza su questo fatto epocale. Pontos è il nome con cui i Greci indicavano il mare allorquando si configurava come spazio e via percorribile. Chiamiamo dunque a confrontarsi sguardi che mettano al centro l’incontro-scontro tra urbanizzazione e Oceano Globale, dalla prospettiva della geografia critica e degli studi critici urbani e oceanici. L’intenzione è di non concentrarsi solo sulle modalità con cui il capitale si ristruttura, ma anche sui conflitti e le nuove forme di società che emergono. Temi d’interesse della sessione sono inclusi in ma non limitati a: - Disordine ecologico: nuove simpoiesi tra società urbana e mare. Prospettive geografiche, filosofico-politiche e storiche. - Urbanizzazione del mare e ingresso del mare negli spazi urbani: coste, porti, interporti e mare aperto come luoghi di ibridazione e conflitto; infrastrutture delle migrazioni. - Nuove forme di esplorazione: metodologie e pratiche innovative di esplorazione del Pontos (ricerca visuale, inchiesta e approcci artistico-partecipativi…) I contributi pervenuti saranno considerati per una potenziale inclusione in un volume edito. Bibliografia Brenner N and Schmid C (2015) Towards a new epistemology of the urban?, City, 19(2–3): 151–182. Glithero LD et al. (2024). Ocean Decade Vision 2030 White Papers - Challenge 10: Restoring Society’s Relationship with the Ocean. Paris: UNESCO-IOC. Neimanis A (2017) Bodies of Water: Posthuman Feminist Phenomenology. London: Bloomsbury Publishing. Peters K, Steinberg P Stratford E (eds.) (2018) Territory Beyond Terra. Lanham: Rowman & Littlefield. UN-Habitat., 2007. The State of the World's Cities Report 2006/2007. | Mare, Urbanizzazione, Costa, Crisi ecologica | ||||||||||||||||||||
45 | Attivata | 44 | Peripheries Research Track; peripheries_research_track@gssi.it ; giulia.urso@gssi.it; margherita.grazioli@gssi.it; Social Sciences Area, Gran Sasso Science Institute (L'Aquila) | REMOTI, INTERNI, LASCIATI INDIETRO? Geografie, concetti e metodi della left-behindness // Remote, inner, left behind? Geographies, concepts and methods of left-behindness. | IT: Negli ultimi anni, la letteratura dedicata alla geografia umana e agli studi regionali si è cimentata con approcci sempre più metodologicamente plurali allo studio dei luoghi ritenuti periferici, remoti, lasciati indietro e delle infrastrutture sociospaziali (materiali e immateriali) che li definiscono e significano (Tomaney et al., 2024; Grazioli e Urso, 2025; Morettini e Compagnucci, 2024). Partendo dal lavoro condotto nell’ambito della Research Track “Peripheries” (GSSI) la sessione accoglie contributi da geograf* e scienziat* regionali che, da diverse posizionalità, angolazioni e casi studio, problematizzano lo statuto geografico, epistemologico e ontologico della left-behindness (Pike et al., 2023), della remoteness (Bocco, 2016; Sabatini, 2024) e della perifericità (Rodríguez-Pose, 2013; 2020; Máliková et al., 2016). Lo scopo della sessione è di esplorare nuovi concetti, ipotesi e strumenti di ricerca capaci di superare le tradizionali dicotomie di urbano-rurale e centro-periferia che informano immaginari, politiche, concetti e metodi geografici (Governa, 2014). EN: In recent years, the literature concerned with human geography and regional studies increasingly embraced methodological pluralism in the research on peripheral, remote, left-behind places and the social infrastructures (both tangible and intangible) that make and signify them. Starting from the reflections developed within the GSSI’s ‘Peripheries’ Research Track, the session welcomes contributions from geographers who problematize the ontologies, epistemologies and geographies of left-behindness, remoteness and peripherality. This session’s aim is thus to explore novel concepts, research questions and instruments that can overcome dichotomies such as urban/rural, centre/periphery that inform geographical imaginations, policies, geographical concepts and methods. FR: Au cours des dernières années, la littérature en géographie humaine et en études régionales a de plus en plus adopté un pluralisme méthodologique dans les recherches sur les territoires périphériques, éloignés, laissés pour compte, ainsi que sur les infrastructures sociales (tant tangibles qu'intangibles) qui les caractérisent et les définissent. En s'appuyant sur les réflexions développées dans le cadre du “Peripheries” Research Track du GSSI, cette session accueille des contributions de géographes qui problématisent les ontologies, épistémologies et géographies de l'abandon, de l'éloignement et de la périphéricité. L'objectif de cette session est donc d'explorer de nouveaux concepts, questions de recherche et instruments capables de dépasser les dichotomies, telles que urbain/rural, centre/périphérie, qui structurent les imaginaires géographiques, les politiques, les concepts et les méthodes en géographie. | Left-behindness, remoteness, peripherality, methodological pluralism, social infrastructures | ||||||||||||||||||||
46 | Attivata | 45 | Valentina E. Albanese; ve.albanese@uninsubria.it; Università degli Studi dell’Insubria; Dino Gavinelli; dino.gavinelli@unimi.it; Università degli Studi di Milano; Paolo Molinari; paolo.molinari@unicatt.it; Università Cattolica del Sacro Cuore | Margini e periferie reali, narrate e performate: racconti, discorsi, pratiche | La sessione che qui si propone intende muoversi, tra riflessione e azione, per esplorare come i margini e le periferie urbane, pur nella loro complessità definitoria e con le dovute differenze in funzione dei diversi contesti geografici di appartenenza, portano i segni di pratiche di dominazione e di politiche calate spesso dall’alto (Wacquant, 2008). Margini e periferie sono sovente presentati solo in termini retorici, problematici, iperbolici o stereotipati, in molti casi forti sono le denunce del degrado delle periferie che provengono non solo dal mondo della geografia accademica ma anche da quello artistico. La mediatizzazione ad opera delle arti visive, della letteratura, dei nuovi media e delle performance urbane sfrutta il supporto dei linguaggi espressivi per raccontare da molteplici punti di vista le condizioni materiali e immateriali in cui si trovano le periferie urbane nel mondo, chiamate ad affrontare le numerose sfide poste dalla contemporaneità. In questo contesto, anche il movimento diventa una chiave fondamentale di espressione: esso è l’esperienza fisica primaria che consente di trasmettere emozioni universali, comprensibili al di là delle differenze culturali, risvegliando una sfera sensoriale primitiva che non ha bisogno di intermediari, dando voce e corpo ad esperienze urbane periferiche inascoltate. La sessione invita alla riflessione su tali tematiche tenendo conto che uno dei limiti principali che scontano le interpretazioni dominanti sui margini e le periferie è legato al fatto che li si pensa sempre come parte delle dinamiche urbane, ma fondamentalmente – seguendo i dettami della Western Urban Theory (Di Campli, Boano, 2022) – li si considera come territori da “controllare”, sviluppare o abbandonare. In quest’ottica si finisce per attribuire un peso sproporzionato alle esperienze, alle narrazioni, ai desideri, alle emozioni e alle realizzazioni dei gruppi dominanti; di conseguenza, vengono spesso ignorate quelle prospettive capaci di offrirci punti di vista “altri”, che esprimono le esigenze, i desideri e le progettualità di coloro che, invece, vivono o sono relegati ai margini. Obiettivo della presente sessione è, pertanto, quello di riflettere su approcci, contenuti e metodologie più efficaci per identificare le modalità di narrazione, rappresentazione, controllo e sfruttamento degli spazi marginali e periferici, utili per mettere al centro del discorso quegli “spazi politici” che chiamiamo “periferie” e le voci delle persone che in quei territori vivono (Halvorsen, 2019). Lo scopo è quello di condurre una riflessione ampia su esempi di pratiche alternative e plurali, reali, narrate o performate, dotate dunque di quella che Cellamare e Montillo definiscono «componente politica» (2020), ossia la capacità di incidere sulla costruzione e la percezione dell’urbanità. La sessione intende dunque sollecitare la presentazione di casi studio concreti o che attingono al vasto mondo delle analisi geografiche e delle narrazioni letterarie, cinematografiche e performative. | Margini, periferie, narrative urbane, rappresentazioni, performance | ||||||||||||||||||||
47 | Attivata | 46 | Nicola Gabellieri; nicola.gabellieri@unitn.it; Università di Trento; Arturo Gallia; arturo.gallia@uniroma3.it; Università Roma Tre; Pietro Piana; pietro.piana@unige.it; Università di Genova | “Città come principio ideale delle istorie italiane”? Geografie storiche per interpretare il presente oltre l’urbano | Obiettivi Celebre in storiografia è l’asserzione di Carlo Cattaneo sull’Italia come “paese di città”, ovvero sul territorio italiano come risultato dell’azione motrice delle strutture urbane. L’occasione del Congresso Geografico Italiano di un convegno sul tema delle città può essere il momento per ridiscutere criticamente questo paradigma, proponendo una riflessione sulla complessità dei legami che uniscono aree urbane e rurali adottando un approccio geografico-storico. La sessione, nello spirito della Call di questo Congresso, mira a andare oltre le vetuste dicotomie urbano/rurale e antropico/naturale per riflettere sui rapporti spaziali economici, sociali e ambientali che hanno promosso i processi di territorializzazione nel tempo, nella convinzione che la prospettiva diacronica sia determinante nella comprensione dei problemi geografici attuali. Metodi In prospettiva metodologica si intende incoraggiare a estendere la visione oltre l’urbano, per stimolare un ragionamento sulle fonti geostoriche, ovvero sul modo in cui nel corso del tempo il territorio rurale sia stato descritto, interpretato, classificato e narrato, sulle risorse ambientali e la loro attivazione attraverso attività produttive, sulle spinte propulsive urbano-centriche e sui problemi ambientali da esse stimolate. Ad esempio, recuperando il commento di Charles Watkins sul bosco come specchio della società, si invita a considerare il modo in cui le aree boschive sono state costruite, coltivate e poi abbandonate per i bisogni delle aree urbane; inoltre, le forme e i canoni con cui i viaggiatori urbani hanno letto e narrato gli spazi rurali; infine, la circolazione dei saperi e delle tecniche tra i molti poli territoriali e la storica vitalità economica e culturale di quelle che ora sono definite aree interne, anche per proporre la costruzione di storie decoloniali e decolonizzanti. Risultati attesi A partire dalle riflessioni stimolate da progetti di ricerca come il PRIN 2022 PNRR “Envisioning landscapes” e il PRIN 2022 “Bridging geography and history of woodlands”, il panel si propone di ospitare discussioni che complichino e ibridino categorie come urbano e rurale, rinaturalizzazione e aree interne, anche in funzione di progetti di gestione attuale e valorizzazione del contesto rurale, raccogliendo contributi epistemologici, metodologici o basati su casi studio. Attenzione è rivolta anche a interventi con vocazione pubblica e applicata per valutare le potenzialità di approcci geostorici per il riconoscimento e la valorizzazione del patrimonio storico-ambientale o la programmazione territoriale. | Geografia storica, fonti integrate, storia dei paesaggi rurali, fonti odeporiche, aree interne | ||||||||||||||||||||
48 | Attivata | 47 | Marcello Tanca; mtanca@unica.it; Università di Cagliari; Benedetta Castiglioni; etta.castiglioni@unipd.it; Università di Padova; Viviana Ferrario; viviana.ferrario@iuav.it; Università Iuav di Venezia | Il paesaggio urbano come strumento per leggere e interpretare il presente. Problemi, coesistenze e conflittualità | Se, con Augustin Berque, ci troviamo nell’epoca della pensée du paysage, cioè di una riflessione esplicita che assume questo concetto come orizzonte teorico di riflessione; e con Jean-Marc Besse riconosciamo che l’attenzione al paesaggio è diventata una necessità per coloro che si preoccupano di definire le condizioni per migliorare il modo in cui abitiamo il mondo; gli odierni processi di urbanizzazione rendono necessario articolare una pensée du paysage urbain: da aspetto visibile e forma dei luoghi, il paesaggio urbano si fa strumento per l’interpretazione geografica delle pratiche sociali in quanto pratiche paesaggistiche intese come un processo aperto, dagli esiti non programmabili. Senza nascondersi al contempo le criticità che esso porta con sé, la sessione intende dunque esplorare il concetto di “paesaggio urbano” in una duplice prospettiva. La prima si interroga sulle sue potenzialità euristiche di strumento indispensabile per leggere il fenomeno urbano del presente, con i suoi problemi, le sue coesistenze e conflittualità, ed elaborare le nostre proiezioni di futuro; la seconda sugli strumenti più appropriati per leggere e interpretare il paesaggio urbano presente e futuro e quindi i problemi, le coesistenze e le conflittualità che ne accompagnano l’evoluzione. La sessione intende proporre dunque contributi improntati all’esplorazione delle molte forme, dei molti ritmi e delle molte progettualità con cui si producono oggi i paesaggi urbani senza escludere al contempo un’attenzione per il rapporto dinamico – al tempo stesso interno ed esterno alla città – tra l’urbano e il non-urbano, declinato in termini paesaggistici paradigmaticamente nuovi. Saranno preferiti contributi relativamente alle seguenti linee tematiche, approcciate sia in termini teorici, sia attraverso esempi e casi di studio: la riflessione critica sulla categorizzazione e l’aggettivazione del paesaggio in quanto specificamente “urbano”; le trasformazioni dei paesaggi urbani; i nuovi paesaggi urbani intesi sia come iconemi che come performance; le diverse forme e tipologie del “paesaggio urbano” e i conflitti legati alla sua gestione; l’urbanizzazione del non-urbano; i processi di produzione dell’ urban greenscape, il verde urbano sotto forma di drosscape, terzo paesaggio, ecc. in cui il paesaggio diventa biodiversità, agricoltura urbana, spazio della coesistenza (forzata o spontanea) di forme abitative e di vita eterogenee, in cui l’artificiale e il non-artificiale, human e more-than-human si mescolano, dando vita a soluzioni inedite e in progress . Riferimenti Castiglioni B. (2022), Paesaggio e società. Una prospettiva geografica, Carocci, Roma. Fumagalli M. (2011), Il volto della città: note di geografia del paesaggio urbano, Maggioli, Santarcangelo di Romagna. Maciocco (2008) (ed.), Urban Landscape Perspectives, Springer, Cham. R. Pasini (2019), Landscape Paradigms and Post-urban Spaces. A Journey Through the Regions of Landscape, Springer, Cham. | paesaggio urbano, coesistenze, conflittualità, drosscape, iconemi | ||||||||||||||||||||
49 | Attivata | 48 | Francesco De Pascale; francesco.depascale@uniecampus.it; Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, Università eCampus, via Isimbardi, 10 - Novedrate (CO); Eleonora Gioia; e.gioia@staff.univpm.it; Laboratorio di Riduzione Rischio Disastri, Dipartimento di Scienze della Vita e dell'Ambiente, Università Politecnica delle Marche; Noemi Marchetti; n.marchetti@staff.univpm.it; Laboratorio di Riduzione Rischio Disastri, Dipartimento di Scienze della Vita e dell'Ambiente, Università Politecnica delle Marche | Percezione dei rischi sociali-ambientali in habitat urbano. Quali prospettive di ricerca? | OBIETTIVI Il tema della gestione dei rischi è stato riconosciuto in Italia, sin dal secolo scorso, strutturando un’embrionale “geografia del rischio” a partire dall’idea che sia proprio l’Homo sapiens la causa dei disastri attraverso le sue reazioni e valutazioni (Almagià, 1907 e 1910; Baratta, 1910; Gambi, 1961; Zanetto et al., 1996; Lando, 2016). Tuttavia, la sistematizzazione e la crescita dei contributi sul tema sono state favorite dall’accelerazione degli effetti dei cambiamenti climatici in contesti di rischio soggiacente (Marincioni, 2007; Bagliani, Pietta e Bonati, 2019; De Pascale, 2022; Gioia, 2023), soprattutto nella ricerca di campo in habitat urbano (tra gli altri: Marchetti, Colocci e Marincioni, 2020; Colocci, 2024; Gioia e Guadagno, 2024). La sensibilizzazione delle comunità urbane verso i rischi sociali-ambientali (Holling, 2001) è cruciale per la gestione del rischio, un processo complesso che coinvolge accademici, istituzioni e comunità (Räsänen et al., 2020). Obiettivo della sessione è comprendere come la ricerca geografica si stia strutturando anche in considerazione dell’impatto dei cambiamenti climatici, soprattutto in contesti urbani, strutturalmente rigidi, saturi e fragili dal punto di vista ambientale. METODI La ricerca geografica sulla percezione dei rischi sociali-ambientali sia qualitativa sia quantitativa, evidenzia che i livelli più elevati di consapevolezza derivano da una percezione del rischio legata alla comprensione della minaccia (Lechowska, 2018; Cisternas et al., 2023). Tale comprensione è modellata da interpretazioni culturali e diacroniche, influenzando la pianificazione territoriale (Wachinger et al., 2013). Se tali interpretazioni sono modellate da fattori cognitivi, la comprensione del rischio è anche influenzata da elementi esogeni, quali la disponibilità (o l’accessibilità) di informazioni (van Valkengoed, Steg, 2019; Bianca et al., 2022). Questionari, survey e interviste sono metodologie ampiamente utilizzate per analizzare questo tema, poiché la percezione del rischio non si limita a una questione sensoriale, ma riguarda piuttosto atteggiamenti e aspettative (Sjöberg, 2000; Kates, 1975; Slovic et al., 1982; Slovic, 1987; Alexander et al., 2021). RISULTATI ATTESI Saranno accolti, in questa sessione, contributi che esplorano, tra le altre tematiche: - il ruolo della narrativa catastrofista o negazionista nella percezione dei rischi sociali-ambientali in contesto urbano; - l’impatto delle barriere istituzionali e dell’iperterritorializzazione degli enti di governo sulla consapevolezza del riskscape urbano; - il modo in cui fattori sociali e culturali, come esperienze storiche, tradizioni locali e pressioni sociali, plasmano la preparazione e la resilienza delle comunità urbane; - il peso della fiducia nelle istituzioni pubbliche o private, alle diverse scale di governance, nell’aumentare o diminuire la percezione del rischio; - le differenze nella percezione dei rischi tra contesti urbani e quelli extra-urbani. | Geografia del rischio, percezione del rischio, città, cambiamenti climatici, riskscape | ||||||||||||||||||||
50 | Attivata | 49 | Giuseppe Bettoni; giuseppe.bettoni@unitelmasapienza.it; Università di Roma - "Unitelma Sapienza" | Dall'Antropocene all'Urbanocene: vulnerabilità, fragilità e crisi dell'abitabilità | Il riscaldamento climatico, l'esaurimento delle risorse e la riduzione della biodiversità stanno modificando i grandi sistemi biotici. La pandemia ha rivelato l'inadeguatezza dell'habitat urbano, progettato per essere vissuto principalmente all'esterno e ha messo in luce i limiti dello sviluppo urbano attuale. Come afferma Lussault, l'abitabilità è minacciata a vari livelli: personale, collettivo, sociale e globale. L'urbanizzazione planetaria è contemporanea alla grande accelerazione e per questo anziché di Antropocene possiamo parlare di "Urbanocene" (Lussault 2024). Questa è una delle cause principali della crisi dell'abitabilità, ma allo stesso tempo può anche essere un’opportunità grazie alla sociabilità e cooperazione che proprio nell'urbano possiamo trovare. La rivoluzione urbana ha portato a nuove spazializzazioni e design delle società, sconvolgendo le strutture sociali e culturali. L'urbanizzazione trasforma le realtà fisico-chimiche in risorse e componenti di manufatti, influenzando il funzionamento biofisico del pianeta e producendo disuguaglianze sociali. La sostenibilità come pensata fin qui si è rivelata "insostenibile". Deve essere vista come un concetto che garantisca l'integrità funzionale dello spazio e del tempo, obbligandoci a individuare ciò che è indispensabile per le nostre vite. Viviamo in una condizione in cui la “catastrofe” è diventata una condizione ordinaria, spingendo alla creazione di tecnologie e ingegnerie specifiche per gestire le crisi ma il sistema urbano attuale è rigido, non si può facilmente modellare per rispondere alle evoluzioni nel tempo, è oltretutto vulnerabile a causa delle disuguaglianze sociali e della segregazione residenziale che ha prodotto. La lotta dei luoghi (Subra 2016) è una conflittualità che non scomparirà, la scala urbana vedrà ancora antagonismi importanti per il controllo della città, per il controllo della sua organizzazione e per quello che può rappresentare come posta in gioco anche su altre scale. La sessione si concentra sul dilemma tra, da una parte un'organizzazione territoriale urbana che integri maggiormente la partecipazione, la considerazione di ciò che è umano ma anche non umano e non vivente. Dall’altro un bisogno di ottimizzazione delle risorse economiche che ha prodotto l’urbanistica delle ineguaglianze e delle segregazioni che viviamo oggi. Una evoluzione dell’urbano che ha difficoltà a affrontare i problemi dell’antropocene (isole di calore, biodiversità ridotta, degrado e consumo del suolo ma anche conflitti sociali). Come possiamo evolvere verso un metodo di organizzazione autenticamente più collaborativo (non la solita "inclusività di facciata")? Come integriamo a livello urbano un’etica, come la definisce Lussault, che includa suoli, acqua, flora e fauna? Come superare una organizzazione territoriale contemporanea che espunga gli spazi da tutto ciò che ostacola l'ottimizzazione e l'effettività? | Urbano, Geopolitica urbana, Antropcene, Urbanocene | ||||||||||||||||||||
51 | Non Attivata | 50 | Giulia Massenz; giulia.massenz@polito.it; Politecnico di Torino; Daniela Morpurgo; daniela.morpurgo@polito.it; Politecnico di Torino; Ettore Asoni; ettore.asoni@unibo.it; Università di Bologna | Il luogo delle norme: esplorazioni e direzioni delle geografie giuridiche | Questa sessione vuole essere una piattaforma per la presentazione e discussione di contributi che si inseriscono nell’emergente ambito della Legal geography – o geografia giuridica. Con legal geography ci riferiamo ad un campo interdisciplinare di studio relativamente recente che – prendendo le mosse dalla consapevolezza critica di come spazio e diritto siano intrinsecamente legati e, anzi, si plasmino costantemente l’un l’altro (Blomley, 1994, 2003; Braverman et al., 2014; Delaney, 2004, 2010) – permette di mettere in discussione i principi di ‘astrattezza’ e ‘universalità’ della legge. Negli ultimi anni la legal geography ha guadagnato terreno nella ricerca geografica tanto in Italia quanto in ambito internazionale, così che discipline che per molto tempo si sono guardate con sospetto o toccate solo tangenzialmente hanno invece cominciato ad aprirsi, abbandonando un approccio unicamente enciclopedico in favore di una maggiore interdisciplinarietà, dando vita ad una grande varietà di contributi. In questa eterogeneità, è possibile individuare tre direzioni di ricerca principali: la prima si concentra sull’ evidenziare come i luoghi fisici del quotidiano (il paesaggio, la casa, ecc..) siano inscritti e sostenuti da specifici quadri giuridici e connessi immaginari spaziali (Bennett, 2016; Delaney, 2003; Layard, 2010). La seconda si preoccupa invece di mettere in discussione il modo in cui il diritto controlla l’accesso e il movimento attraverso lo spazio e di evidenziare l’impatto di tali tipi di controllo giuridico-spaziale sulla vita e sulle possibilità di specifiche fasce di popolazione (Blomley, 2020; Brighenti, 2010; Waldron, 1991). La terza guarda in maniera trasversale alle prime due domandandosi che tipo di relazione logica esista tra il diritto e i fenomeni spaziali, ossia “qual è la natura esatta del nesso diritto-spazio” (Blomley, 1989). Alla luce di questo, ci chiediamo se e come lo sguardo geografico possa ulteriormente arricchirsi in dialogo con il terreno giuridico. La sessione accetta contributi che riflettano sullo strumento giuridico nel governo del territorio, ed in particolare dello spazio urbano, e sull’impatto dell’urbano in ambito giuridico. | geografia giuridica, governo del territorio, spazio urbano, norme | ||||||||||||||||||||
52 | Attivata | 51 | Francesca Governa; francesca.governa@polito.it; DIST, Politecnico di Torino; Alberto Valz Gris; alberto.valzgris@polito.it; DIST, Politecnico di Torino | La geografia urbana delle infrastrutture globali | Una “corsa globale” all’infrastrutturazione (e agli investimenti infrastrutturali) sta mutando nel profondo, e con una velocità sorprendente, ampie regioni del pianeta, dal Nord al Sud del mondo, in Africa, Asia, Sud America ed Europa (Kanai e Schindler, 2021). La logica è chiara: il mondo ha bisogno di infrastrutture e di investimenti in infrastrutture (Banca Mondiale, 2015; 2019; McKinsey Global Institute, 2016; Global Infrastructure Hub, 2023). Questa necessità non è solo connessa alla rapida e crescente urbanizzazione del pianeta (ONU, 2019; 2024), ma anche alla ridefinizione delle relazioni fra Nord e Sud del mondo inserita all’interno di una “nuova” stagione delle politiche di sviluppo. Al lessico delle organizzazioni internazionali, dei think thank e delle global consulting agencies sottende una visione apolitica dello sviluppo guidato dalle infrastrutture (Taggart e Power, 2024), che rende solamente “tecnici” questi interventi (Li, 2007). Eppure, questa logica trascura le contraddizioni e i conflitti associati all’attuale corsa alle infrastrutture (Larkin, 2013; Wiig & Silver, 2019; Wiig et al., 2023). La Belt and Road Initiative, la più famosa fra queste “iniziative globali di infrastrutturazione”, ma anche le iniziative concorrenti a quella cinese come la Global Gateway Initiative europea o l’India-Middle East-Europe Economic Corridor (IMEC), mirano a promuovere la connettività interregionale attraverso investimenti e costruzione di infrastrutture, integrando sistemi transnazionali, espandendo le reti commerciali e promuovendo l’interconnessione tra sistemi subnazionali e territori transnazionali. Al contempo, esse ridefiniscono le relazioni fra centri e periferie a diverse scale, trasformano le città attraversate da interventi infrastrutturali e logistici e innescano una mutazione delle forme e degli stessi processi dell’urbanizzazione. Il global infrastructure turn porta in primo piano la necessità di interrogarsi sulle scale, gli spazi e le azioni di una molteplicità di attori e interessi in cui si intersecano flussi di capitale internazionale, blocchi economici regionali, spazi delle imprese transnazionali, norme e standard globali, conflitti locali e nuovi e vecchi nazionalismi. L’attuale corsa infrastrutturale globale solleva e pone quindi molte questioni che si muovono e si ripercuotono a diverse scale e su diversi ambiti, fra cui la scala e la dimensione urbana. All’interno di questo quadro, la sessione si interroga sul rapporto tra urbanizzazione, sviluppo e infrastrutture globali, con l’intenzione di illuminare le molteplici relazioni tra l’urbano e i processi geoeconomici e geopolitici alle base delle global infrastructure initiatives. | Geografia urbana, infrastrutture | ||||||||||||||||||||
53 | Attivata | 52 | Maria Gemma Grillotti Di Giacomo; mariagemmagrillotti@gmail.com; Associazione Gruppo di Ricerca GECOAGRI LANDITALY; Maria Giuseppina Lucia; mariagiuseppina.lucia@unito.it; Università di Torino ; Pierluigi De Felice ; pdefelice@unisa.it; Università di Salerno | Sistemi agroalimentari e paesaggi rurali nell'era urbanocentrica | Nella società contemporanea neoimperialista, urbanocentrica, informatizzata e globalizzata, spazi agricoli e paesaggi rurali stanno assumendo nuove funzioni e valori diversi rispetto al recente passato. Il loro ruolo, vuoi come catalizzatori di investimenti fondiari speculativi legati ai processi di land grabbing e land concentration, vuoi come rivelatori di potenziali capacità di offerte ambientali, economiche, alimentari, emozionali e culturali, li rende non più troppo marginali rispetto ai centri di potere decisionali dai quali l’eccesso di accumulazione continua a generare processi contrapposti di omologazione e frammentazione (Harwey, 2018). La sessione proposta invita, perciò, a rovesciare l’ottica di osservazione urbanocentrica per rileggere il rapporto città-campagna in chiave geo-sistemica (UN-Habitat, 2019). La crescente urbanizzazione impone una domanda alimentare, spesso indipendente dall’offerta e dalla disponibilità dei prodotti agricoli; l’accaparramento delle terre cancella paesaggi rurali storici e trasforma i sistemi agroalimentari rendendoli sempre più speculativi per far fronte alla competitività dei mercati globali (Grillotti Di Giacomo, De Felice, 2022, 2024); l’intero settore primario registra pesanti trasformazioni: ambientali (desertificazione e inquinamento); strutturali (concentrazione produttiva in aziende multinazionali); economiche (intensificazione colturale e commerciale); colturali (perdita della biodiversità); sociali (abbandono delle terre marginali, migrazioni forzate, problemi di genere) e culturali (perdita d’identità, abbandono di tecniche e insediamenti tradizionali). Tutti effetti che si registrano e che è possibile leggere nella dimensione territoriale (GIZ, FAO, RUAF, 2016). L'obiettivo di questa sessione è, dunque, esaminare le dinamiche che intercorrono tra i sistemi agroalimentari e i paesaggi rurali nell’era urbanocentrica. Le analisi si avvarranno di approcci metodologici quali-quantitativi propri della disciplina geografica, declinati in funzione della scelta che gli autori faranno fra temi e problemi proposti dalla Sessione: criticità del rapporto globale-locale; nuovi ruoli del paesaggio rurale; agricoltura urbana e periurbana; intensificazione colturale e perdita di biodiversità; multifunzionalità del settore primario; donna e giovani nella transizione agroalimentare; migrazioni forzate e caporalato; accaparramento e concentrazione fondiaria; agrofotovoltaico e consumo di suolo; cambiamento climatico e sicurezza alimentare; attività di leisure, agriturismo e alimenti di qualità; finanziarizzazione fondiaria e commercializzazione; educazione agroalimentare e consumo consapevole; innovazioni e strategie per l’agroalimentare sostenibile; impatto delle politiche agroalimentari. Si auspica che dalla sessione emergano contributi che, superando l’ottica urbanocentrica, propongano una nuova visione del rapporto città-campagna riscoprendo nel paesaggio rurale quel laboratorio privilegiato per la costruzione di un modello di sviluppo territoriale e sociale sostenibile. De Felice P., Grillotti Di Giacomo M. G., Dal campo al piatto. Le nuove geografie del sistema agroalimentare sostenibile, Franco Angeli, 2024. GIZ; FAO; RUAF. City Region Food Systems and Food Waste Management Linking Urban and Rural Areas for Sustainable and Resilient Development, 2016. Grillotti Di Giacomo M.G., De Felice P., I predatori della terra. Land grabbing e land concentration tra neocolonialismo e crisi migratorie, Franco Angeli, 2022. Harvey D., Geografia del dominio. Capitalismo e produzione dello spazio, Editore Ombre Corte, 2018. UN-Habitat. Urban-Rural Linkages: Guiding Principles. Framework for Action to Advance Integrated Territorial Development; 2019. | Agroalimentare; Paesaggio rurale; Urbanocentrismo; Sostenibilità; Globalizzazione. | ||||||||||||||||||||
54 | Attivata | 53 | Giacomo Zanolin; giacomo.zanolin@unige.it; Università di Genova; Daniel Andrew Finch-Race; daniel.finchrace@unibo.it; Università di Bologna; Giovanna Zavettieri; giovanna.zavettieri@uniroma2.it; Università di Roma Tor Vergata | Quali letterature per comprendere l’ordine e il disordine delle geografie urbane tra XX e XXI secolo? | La presente sessione si propone di accogliere contributi volti a indagare il complesso rapporto tra era urbana e disordine del mondo da una prospettiva geo-letteraria. Partendo dall’idea che la realtà sociale sia la proiezione di un’identità immaginaria collettiva, la sessione propone di stimolare un dibattito tra studiosi e studiose interessati a ragionare sulle modalità con cui il testo letterario può essere in grado di riflettere significati culturali socialmente condivisi che incidono sui processi di costruzione sociale della realtà e sull’agire territoriale. Le potenzialità del dialogo tra geografia e letteratura sono state indagate a livello italiano e internazionale, come dimostra un'ampia produzione scientifica (Hones 2022; Marengo 2022; Rossetto 2014). All'interno di questo intenso dibattito, emerge la distinzione tra una geografia letteraria e una geografia della letteratura (Brosseau e Cambron 2003). Nel caso specifico di questa sessione cerchiamo proposte che adottino un approccio alla geografia letteraria volto a valorizzare il potenziale del testo narrativo, poetico od odeporico non solo come fonte per gli studi geografici, ma anche come soggetto attraverso cui si genera un processo di significazione finalizzato alla costruzione una visione socialmente condivisa della complessità delle geografie urbane contemporanee. Dal punto di vista metodologico ci si potrebbe interrogare su: come interpretare un testo letterario secondo la logica dell’ordine o del disordine? L’ordine sembra prestarsi a una lettura di matrice strutturalista/costruzionista e il disordine rimanda a un approccio decostruzionista? Quanti testi si potrebbero rintracciare in un solo testo e quanti mondi potrebbero emergere al suo interno? In che modi un testo letterario può stimolare riflessioni critiche sui complessi rapporti tra centri e periferie in un mondo sempre più frammentato e politopico? L’ambito delle geografie letterarie offre di per sé numerosi strumenti interpretativi per analizzare le modalità di rappresentazione dell’era urbana, come mostrano per esempio i contributi raccolti da Papotti e Tomasi (2014). Inoltre, da oltre due decenni, il metodo ecocritico si è rivelato particolarmente proficuo, a partire da riflessioni come quelle proposte da Bennett e Teague (1999). Queste analisi delle raffigurazioni delle città non solo hanno contribuito a sistematizzare un campo di ricerca in costante evoluzione, ma hanno anche messo in discussione diversi luoghi comuni, generando una sorta di disordine “costruttivo”. La presente sessione intende ampliare tali riflessioni operative, includendo modelli, prospettive, pratiche e ragionamenti in divenire. Riferimenti bibliografici Bennett M., Teague D.W. (1999). The Nature of Cities: Ecocriticism and Urban Environments. University of Arizona Press. Brosseau M., Cambron M, (2003). Entre géographie et littérature : frontières et perspectives dialogiques. "Recherches sociographiques", 64(3), 525-547. Hones S. (2022). Literary Geography. Routledge. Marengo M. (2022) Geografia e letteratura. Piccolo manuale d'uso. Pàtron. Papotti D., Tomasi F. a cura di (2014). La geografia del racconto: Sguardi interdisciplinari sul paesaggio urbano nella narrativa italiana contemporanea. Peter Lang. Rossetto T. (2014). Theorizing maps with literature. Progress in Human Geography, 38(4), 513-530. | geografia e letteratura; ecocritica; rappresentazioni sociali e culturali | ||||||||||||||||||||
55 | Attivata | 54 | Stefania Cerutti; stefania.cerutti@uniupo.it; Università del Piemonte Orientale; Alberto Poletti; direzione@rodariparcofantasia.it; Parco della Fantasia Gianni Rodari, Museo Rodari, Museo Arti e Industria Forum; Pino Boero; pinoboero@gmail.com ; Fondazione P.AR.C.O. (Già Professore Università di Genova) | Città e musei: intrecci, narrazioni e percorsi geografici creativi del patrimonio culturale | Città e musei: un binomio stimolante, mai banale e capace di futuro. L’intento della sessione è quello di accogliere e condividere, in una prospettiva costruttiva e critica, quadri teorici e casi di studio in grado di mettere a fuoco la densa relazione tra il “mondo urbano” e le “strutture che (ri)producono cultura”. Al centro della dimensione trasformativa delle città c’è una sfida che si gioca, prevalentemente, sul piano culturale: un territorio urbano, quale che esso sia, può essere concettualizzato sia come spazio sia come luogo. Se lo spazio è un’entità geografica, il luogo è un’entità socio-culturale. Si tratta di una distinzione che rimanda a un’altra di più antica memoria: quella tra urbs e civitas, ovvero tra la città “delle pietre” e quella “delle anime”. Quando questi termini non sono permeabili si generano attività di pianificazione e progettazione urbana centrate solo sulla urbs. Come da più parti evocato, le comunità che vivono la città, in forma di residenti stabili (cittadini) e temporanei (visitatori e turisti), motivano iniziative condivise che spingono verso un ruolo differente della cultura e della stessa civitas. In questa cornice, trovano nuovi significati e funzioni i musei, così come ridefiniti dall’ICOM: “il museo è un’istituzione permanente senza scopo di lucro e al servizio della società, che effettua ricerche, colleziona, conserva, interpreta ed espone il patrimonio materiale e immateriale. Aperti al pubblico, accessibili e inclusivi, i musei promuovono la diversità e la sostenibilità. Operano e comunicano eticamente e professionalmente e con la partecipazione delle comunità, offrendo esperienze diversificate per l’educazione, il piacere, la riflessione e la condivisione di conoscenze”. Ospitando proposte frutto di indagini di tipo quali-quantitativo, la sessione vuole coinvolgere geografi/e o studiosi/e di altre discipline, nonché enti e professionisti in ambito culturale e museale, per alimentare una conoscenza più approfondita delle modalità di narrazione e costruzione di percorsi creativi con cui i musei traducono i patrimoni culturali in leve di sviluppo urbano accessibile, inclusivo, sostenibile. Questo consentirà di creare una sorta di mappatura di esperienze che decostruiscono e ricostruiscono l’istituzione museale, al contempo contenitore e contenuto, rendendosi intrecci innovativi tra musealità e urbanità: essa sarà certamente variegata, muovendosi dai nuovi “non-luoghi” della cultura museale spettacolarizzata presenti in numerose città globali ai progetti più “artigianali” che connotano realtà museali ubicate in centri urbani non metropolitani. “Pezzi di città” che possono divenire “modelli di città”, attori protagonisti delle dinamiche trasformative urbane. Che sia possibile parlare di “s-città”, in senso rodariano, seguendo il filo di quei paesi “con la esse davanti” che scompaginano l’ordine prestabilito per disegnare altri domani? Lo scopriremo, insieme. | Patrimonio culturale, musei, narrazione, creatività urbana | ||||||||||||||||||||
56 | Attivata | 55 | Gruppo A.Ge.I. Geografia dell’Ambiente; https://www.ageiweb.it/gruppi-di-lavoro/geografia-dellambiente/; A.Ge.I.; Referente (1): Stefania Benetti; stefania.benetti@uniupo.it; Università del Piemonte Orientale; Referente (2): Fausto Di Quarto; fausto.diquarto@unipa.it; Università di Palermo | Geografia dell’Ambiente per interpretare i rapporti con l’urbano | La Geografia dell’Ambiente può essere uno strumento per analizzare criticamente i processi di trasformazione ambientale nei contesti urbani e le complesse interazioni che questi hanno con i sistemi socio-economici, nel tentativo di superare le visioni dicotomiche come natura-cultura o città-campagna. All’interno del filone dell’ecologia politica urbana, ad esempio, tali trasformazioni mettono in luce la dimensione sociale e politica dei discorsi, delle pratiche e della governance dell’ambiente, in un’ottica di flussi metabolici nel processo di urbanizzazione. Investigando le interazioni fra potere, strutture istituzionali e flussi di capitali che caratterizzano l’accesso (diseguale) alla natura, la “fabbrica urbana” produce elevata conflittualità, trattandosi di un processo che mette in risalto alcune questioni e ne esclude al contempo altre. In questo contesto, possono delinearsi situazioni conflittuali e di ingiustizia ambientale legate alla distribuzione delle risorse tra le popolazioni urbane oppure relative a chi subisce le conseguenze del degrado ambientale prodotto nelle e dalle città. Altre questioni di pertinenza della governance urbana riguardano la transizione energetica, i servizi ecosistemici, le nature-based solutions per la resilienza e la mitigazione dei cambiamenti climatici e, più in generale, un approccio multi-scalare in ottica europea e mondiale. Un ulteriore punto di riflessione concerne, invece, le visioni e le aspettative, anche come materiale per la costruzione di narrazioni e discorsi, che guidano l’agire umano e che nella cultura occidentale hanno perpetrato un’idea di “urbano” distinto rispetto al “rurale” o al “naturale”. Nello stesso concetto di “ambiente” è possibile rilevare una chiara matrice urbana. Possiamo pensare ad un modello di rappresentazioni alternativo che esca dalle categorie binarie? Il gruppo A.ge.I. “Geografia dell’ambiente” (si veda: https://www.ageiweb.it/gruppi-di-lavoro/geografia-dellambiente/) qui si propone di discutere le diverse questioni ambientali che intersecano i rapporti con l’urbano e che diventano, dunque, vere e proprie questioni urbane. La sessione mira a raccogliere contributi teorici, approcci metodologici e casi di studio che tocchino le seguenti tematiche (non esaustive) interconnesse con i contesti urbani: cambiamenti climatici, biodiversità, rifiuti, consumo del suolo, sostenibilità, mobilità, energia, giustizia ambientale, ecologia politica, governance ambientale, geopolitica delle risorse naturali, servizi ecosistemici, vulnerabilità e conflitti ambientali, trattati internazionali ambientali, rappresentazioni e narrazioni dell’ambiente. | Geografia dell’ambiente, Ecologia politica urbana, Metabolismo urbano, Governance ambientale, Discorsi sull’ambiente | ||||||||||||||||||||
57 | Attivata | 56 | Barbara Brollo; barbara.brollo@uniroma1.it; Sapienza Università di Roma; Gianluca Bei; gianluca.bei@uniroma1.it; Sapienza Università di Roma; Cesare Di Feliciantonio; cesare.difeliciantonio@uniroma1.it; Sapienza Università di Roma | Temporary populations in contemporary cities: Definitions and challenges | One of the main challenges faced by contemporary cities is the increasing presence of “temporary populations” (Brollo and Celata, 2022; Brollo, 2024), i.e., those who willingly move to a city for a short or medium period of time without the intention or possibility to settle down. This group is very diverse, including, among others, residential tourists, lifestyle/leisure migrants, digital nomads, mobile and seasonal workers, lifestyle migrants and students. Because of their diversity, these populations have been investigated from a variety of perspectives and subfields of human geography research, including mobilities and tourism studies, migration, and urban geography debates around gentrification and studentification. As documented extensively by popular media and scholars (Cocola-Gant et al., 2020; Jover and Diaz-Parra, 2020; Lopez-Gay et al., 2020), the rapid and excessive growth of temporary populations has been associated with several negative outcomes, such as increasing housing unaffordability, the loss of social sustainability, worsening public services, the progressive expulsion of local residents from city centres and the deepening of socio-economic inequalities within and between cities. Despite this body of evidence, policymakers and business elites continue to praise the (supposed) benefits of attracting certain temporary populations, notably affluent visitors and ‘young’, ‘creative’, digital nomads, while marginalizing, or even demonizing, other temporary populations, such as students and seasonal, lower class, racialized workers. In line with recent critical research on the topic, the session aims at opening a space of discussion around the challenges faced by contemporary cities when confronted with increasing numbers of temporary populations. We welcome theoretical, methodological or empirical contributions (in English, Italian and Spanish) that engage with (but not limited to) the following issues: - Theorizations and definitions of ‘temporary populations’ beyond separation among specific groups; - Who is included/excluded in policy and institutional discourses around the benefits of increased transnational mobilities? - Data sources (both official and unconventional) and research methods to map temporary populations; - The impact of temporary populations on cities, communities and neighbourhoods; - The lived experiences of temporary populations and those who live in areas heavily affected by these flows; - The classed and racialized dimensions of living temporarily in a city; - How policies affect temporary populations flows and the liveability of neighbourhoods and cities for long-term residents | Mobilities, inequalities, housing affordability, research methods | ||||||||||||||||||||
58 | Attivata | 57 | Elena dell'Agnese; elena.dellagnese@unimib.it; Università di Milano-Bicocca | Aree interne: popolazioni a confronti | Oltre trenta ani fa, Guido Martinotti (Metropoli, 1993) sottolineava come gli studi urbani fossero ancorati all’idea che, nella “città tradizionale”, abitanti e lavoratori coincidessero spazialmente, mentre nelle metropoli di nuova generazione le città erano percorse da almeno quattro “popolazioni” differenti: residenti, pendolari, city users e managers. Questa idea, ormai ampiamente accettata anche al di fuori dalle scienze sociali, tanto che la definizione di city user è presente persino nella Treccani, rimane però generalmente riferita solo alle città medio-grandi. Nell’era urbana, invece, anche molti spazi extra-urbani e aree interne sono percorsi, e usati, da popolazioni diverse che hanno interessi differenti e diverse modalità di territorializzazione, non sempre in accordo fra loro. Queste “aree interne di seconda generazione”, all’esodo rurale (ovvero al crollo numerico e all’invecchiamento della popolazione residente tradizionale), hanno infatti risposto mettendo sul mercato un abbondante patrimonio edilizio, trasformato talora in attrezzatura ricettive o pararicettiva, capace di attrarre turisti o escursionisti di passaggio; oppure in seconda casa da parte di acquirenti di città, che vi si trasferiscono per il fine settimana o parte delle vacanze estive; nell’abitazione di elezione di residenti rurali "di ritorno", o di neorurali, che, dopo aver trascorso parte della propria vita lavorativa lontano dal luogo di origine, tornano a occupare le case dei genitori o dei nonni, o anche nell’abitazione di lavoratori migranti, attratti dalla possibilità di occupare la nicchia occupazionale lasciata vuota dall’esodo agricolo. Queste diverse “popolazioni” (turisti e escursionisti, vecchi residenti, neorurali, migranti, proprietari di seconde case) hanno modalità di fruizione, e di uso, dello spazio, assai diverse fra loro, tempi diversi, diverse necessità e diversi luoghi di incontro, e, fra loro, in genere, non si incrociano mai. La sessione si propone di offrire la base di una riflessione su questi punti, prendendo come spunto lo studio di caso sviluppato di un documentario etnografico (Monferrato, voci dal territorio, 2024) di Alessandro Diaco, prodotto da Elena dell’Agnese. A seguito della proiezione del documentario (40 minuti circa), la sessione prevede un panel di discussione, con interventi programmati (40 minuti) e una discussione aperta al pubblico (10 minuti). | aree interne, esodo rurale, neorurali, seconde case | ||||||||||||||||||||
59 | Attivata | 58 | Associazione Italiana Insegnanti di Geografia; riccardo.morri@uniroma1.it, presidente@aiig.it; Associazione Italiana Insegnanti di Geografia | L’educazione geografica alla complessità: le città dell’antropocene | L’educazione geografica mira allo sviluppo del pensiero critico ma anche a costruire abilità e competenze relative alla cura del territorio e alla definizione di rappresentazioni, narrazioni e progettualità per la sua trasformazione al futuro nel quadro dell’educazione alla cittadinanza globale. In questo quadro, l’Antropocene si colloca come configuratività territoriale chiave, esito dell’enorme impatto degli umani sui tutti i sistemi viventi e non viventi del pianeta e sulle loro interazioni. Che avvenga sotto forma di Pirocene (età del fuoco, inteso in tutte le sue forme concrete e simboliche, come gli incendi e la deforestazione, il consumo di combustibili fossili o il riscaldamento climatico), Plantatiocene (le grandi piantagioni, simbolo della predazione e della potenza coloniale e neocoloniale dell’economia sulla natura, ma anche i grandi progetti di riforestazione urbana e non, conseguenza di azioni di mitigazione del cambiamento climatico) o in altre forme, questo impatto trova il suo centro reale (materiale ed ecologico) e simbolico (per concentrazione di potere, stimolo all’innovazione culturale, densità di problemi e complessità di relazioni) negli spazi urbani e nella loro crescita. L’Antropocene è quindi soprattutto Urbanocene: centro della mappa dell’Imperatore umano la cui estensione artificiale si è via via sovrapposta e interrelata alla superficie naturale del pianeta, fino a rendere entrambe un ibrido nel quale umanità e natura non sono più utilmente distinguibili e separabili. Alcune città e aree urbane, attraversate alle diverse latitudini da peculiari flussi di materia ed energia, crogiuolo di culture e persone, provenienti da ogni parte del pianeta, possono essere oggi indagate e presentate come casi esemplari di questa inestricabile relazione tra umanità e pianeta. La sessione intende raccogliere proposte che interroghino e sollecitino il contributo dell’educazione geografica nel comunicare e interpretare, attraverso rappresentazioni e narrazioni geografiche, il ruolo degli spazi urbani nell’Antropocene. Si intende in particolare discutere quale approccio interpretativo possa orientare gli studenti e le studentesse di tutti i gradi di scuola e dell’università, così come in contesti di attività di educazione al territorio e di public engagement, verso lo sviluppo di pensiero critico e la formulazione di idee innovative e di soluzioni creative nella definizione di scenari futuri per gli spazi urbani e le loro funzioni alle diverse scale geografiche. Sebbene sia possibile partire e trarre ispirazione da progetti didattici presentati, la sessione aspira prioritariamente a mobilitare riflessioni critiche ovvero proposte teoriche e metodologiche. Di conseguenza, i contributi non dovranno limitarsi esclusivamente alla presentazione di esperienze e attività didattiche realizzate o in corso. di Cristiano Giorda, Riccardo Morri e Matteo Puttilli | Antropocene, didattica attiva, educazione geografica, spazi urbani, transcalarità | ||||||||||||||||||||
60 | Attivata | 59 | Luisa Carbone; luisa.carbone@unitus.it; Università degli Studi della Tuscia ; Daniela La Foresta ; daniela.laforesta@unina.it ; Università di Napoli Federico II; Vittorio Amato; vitamato@unina.it ; Università degli Studi di Napoli Federico II | Turismo e ambiente le nuove geografie dell'urbanità rizomatica | Le città contemporanee si configurano sempre più come entità rizomatiche, caratterizzate da connessioni impreviste, flussi multidirezionali e forme di sviluppo non lineari. Questa sessione esplora il concetto di città rizomatica in relazione alle pratiche turistiche e ambientali, interrogandosi su come i luoghi urbani emergano come spazi di ibridazione tra culture, ecosistemi e economie. Quali sono le nuove forme di turismo che si sviluppano in contesti urbani non più rigidamente organizzati secondo modelli gerarchici? In che modo l'ambiente e la sostenibilità ridefiniscono l'esperienza della città, generando traiettorie alternative di fruizione e appartenenza? L'obiettivo è tracciare una geografia dinamica e relazionale della città contemporanea, capace di leggere il disordine del presente come occasione per immaginare nuove forme di coesistenza e sostenibilità. Si mira dunque ad esplorare come il concetto di urbanità rizomatica possa offrire nuove chiavi di lettura per comprendere le dinamiche fra turismo, ambiente e città contemporanea. Gli obiettivi specifici della sessione includono: la possibilità di ridefinire il turismo urbano attraverso l’idea di città come reticolo di flussi, relazioni e connessioni transcalari (fisiche, digitali, ecologiche); il dover analizzare l'impatto ambientale del turismo nelle città post-moderne, in cui i processi di ‘turistificazione' ridefiniscono spazi e pratiche urbane; il poter esplorare modelli sostenibili e resilienti di urbanità che possano conciliare flussi turistici, equilibrio ecologico e diritto alla città; l’essere in grado di integrare metodologie interdisciplinari per comprendere il turismo non solo come fenomeno economico, ma come processo socio-spaziale in continua ridefinizione. È indubbio che nella contemporaneità urbana, le città si configurino sempre più come sistemi rizomatici, reti di relazioni in cui flussi di persone, informazioni, economie ed ecologie si intrecciano in modi imprevedibili e non lineari. Il turismo urbano, in questo scenario, agisce come un fattore di accelerazione e trasformazione, incidendo profondamente sulle dinamiche spaziali, sociali e ambientali. Questa sessione vuole discutere come il turismo riconfiguri le geografie urbane, influenzando ecosistemi, infrastrutture e forme di abitare la città, che si delinea come un organismo complesso in grado di superare le visioni gerarchiche e statiche per abbracciare logiche di interconnessione, adattamento e resilienza. Per questo motivo la sessione adotterà un approccio interdisciplinare e multi-metodologico, combinando: cartografie, analisi etnografica e netnografica, modelli di urbanistica ecologica, tecniche di analisi spaziale e big data per visualizzare pattern di mobilità e trasformazione urbana. I risultati attesi riguardano la possibilità di confrontarsi sulle nuove prospettive teoriche riguardanti le città turistiche intese come sistemi rizomatici e fluidi, piuttosto che statici e gerarchici. In questa direzione la sessione auspica di ricevere contributi che possano riflettere su una governance urbana che deve saper conciliare turismo, sostenibilità e diritti urbani, ma anche su una città ormai palinsesto innovativo di gestione turistica, basato su network ecologici e infrastrutture leggere, e di connessioni multi-scalari tra abitanti, visitatori e ecosistemi. | città, rizoma, gis, turismo, ambiente | ||||||||||||||||||||
61 | Non Attivata | 60 | Nicolò Fenu; nicolo.fenu@unito.it; UNITO - ESOMAS; Samantha Cenere; samantha.cenere@unito.it ; UNITO - ESOMAS; Paolo Giaccaria; paolo.giaccaria@unito.it ; UNITO - ESOMAS | Digitalizzazione e nuove economie per abitare la montagna. | Negli ultimi anni, le aree montane sono interessate da fenomeni di ritorno alla montagna e neo-popolamento che interrogano la rappresentazione di quei contesti, i progetti di vita individuali e la dimensione politica e progettuale delle collettività. Questo fenomeno, caratterizzato da numerose sfaccettature, include un'eterogeneità di soggetti tra cui amenity migrants (Membretti, 2011; Moss, 2006; Perlik, 2011; Rodriguez-Pose, 2018) come i nomadi digitali, che si spostano grazie alla crescente diffusione dell'infrastruttura digitale nelle zone montane e nelle aree interne. A questi si affiancano neorurali (Jelen et al., 2024) che riscoprono professioni legate ai territori montani, famiglie in fuga dalla città, neo-pensionati, artisti e altri soggetti accomunati dalla decisione di diventare "montanari per scelta" (Dematteis, 2011). La digitalizzazione gioca un ruolo chiave nel facilitare queste nuove forme di abitare la montagna. L’incremento della connettività digitale e la diffusione di modelli di lavoro flessibili, come lo smart working e il coworking (Akhavan et al., 2021; Burgin et al., 2021), stanno ridefinendo le dinamiche spaziali e temporali del vivere in montagna. Se in passato la stagionalità di alcune attività lavorative determinava una propensione alla mobilità, alla temporaneità dell’abitare e alla multi-residenzialità (Perlik, 2011; Weichhart, 2009), oggi questi tratti si ripropongono con una nuova veste, in cui il digitale gioca un ruolo chiave nella riconfigurazione spaziale dell’abitare la montagna. I cosiddetti “nomadi digitali”, in particolare, abitano la montagna mantenendo relazioni lavorative sovralocali grazie alle tecnologie digitali, configurando nuove geografie digitali e ibridando la dimensione locale con reti globali. In questo contesto, l’infrastrutturazione digitale non solo supporta il lavoro a distanza, ma può diventare un vettore di innovazione per l’economia locale, favorendo lo sviluppo di servizi e spazi di socializzazione innovativi. La creazione di hub digitali, spazi di coworking e reti di collaborazione tra abitanti storici e nuovi montanari genera nuove opportunità economiche e sociali, contribuendo a contrastare fenomeni di marginalizzazione territoriale. Inoltre, la digitalizzazione supporta la valorizzazione di un turismo diverso e sostenibile, non predatorio, attraverso modelli innovativi di ospitalità come l’albergo diffuso (Varani et al., 2022) e le piattaforme di sharing economy che rafforzano il legame tra comunità locali e visitatori. Questi nuovi spazi e pratiche dell’abitare la montagna facilitate dalla diffusione delle tecnologie digitali possono essere interpretate come esempi di innovazione sociale digitale che configurano l’emergere di nuove economie, fortemente connesse con una dimensione comunitaria variamente declinata. In tal senso, muovendosi nel solco della concettualizzazione di Gibson-Graham sulle “diverse economies”, lo studio dell’intreccio fra montagna, nuove economie, digitale e comunità può beneficiare di un tale approccio teorico, che supera una concezione binaria e “capitalocentrica” delle relazioni economiche, per lasciar spazio ad una comprensione plurale delle stesse. La sessione mira ad approfondire come l’incontro fra digitale e contesti montani stia portando all’emergere di sperimentazioni di nuove economie montane. In particolare, si vuole prestare attenzione alla dimensione ibrida e plurale di tali esperienze, ponendo l’accento sulla molteplicità di attori coinvolti, finalità dei progetti e spazialità delle relazioni. | Montagna, digitale, left behind place, nuove economie | ||||||||||||||||||||
62 | Attivata | 61 | Alessandro Ricci; alessandro.ricci@unibg.it; Università di Bergamo | Spazi di eccezione dell’urbano: geografie dell’emergenza e tensioni globali | Se le città rappresentano i fulcri della modernità e degli sviluppi tecnologici e dei servizi, esse sono anche i centri delle tensioni geopolitiche globali. Nella continua dinamica tra globale-locale, in un mondo complesso che presenta zone di conflittualità spesso pervasive e svincolate anche dalla delimitazione spaziale, i centri urbani sembrano sintetizzare le tensioni globali derivanti dalle migrazioni internazionali, dalle proteste sociali e dai relativi disordini, dal controllo biopolitico e dall’uso della tecnologia a fini politici. È nelle città che si addensano i flussi di migranti regolari e irregolari, così come si manifestano forme spontanee di aggregazione, le risposte degli Stati per favorire l’accoglienza o per contrastare fenomeni di disagio o criminalità. È nei contesti urbani che si accentrano i movimenti di protesta contro complessi fenomeni socio-economici globali, che vedono la risposta spesso repressiva da parte degli Stati. Dall’esempio del G8 di Genova, interessante perché ha sdoganato il concetto di creazione di veri e propri “spazi di eccezione” indicati come “zone rosse”, tornate in auge più di recente per altre questioni, casi più recenti sono quelli avvenuti in Francia con i Gilet Jaunes, che hanno visto la ferma risposta dello Stato francese, o in Canada con il Convoy Protest, che ha innescato la repressione attraverso strumenti finanziari del governo Trudeau, o ancora negli Stati Uniti con il Black Lives Matter e la creazione di coprifuoco come replica dello Stato. È ancora nelle città che sono avvenuti i più rilevanti attentati terroristici, così come in esse si svolge la risposta degli Stati attraverso specifiche misure di presente militare più o meno permanente. Ne sono un esempio i presidi nei centri storici, la pervasività, financo negli spazi privati e virtuali, del dibattuto Patriot Act negli Stati Uniti in risposta agli attentati dell’11 settembre; ne è un chiaro esempio in Italia anche l’Operazione “Strade Sicure”, attiva dal 2008 come risposta alla “criminalità” e allo stesso terrorismo. La rilevanza di tale intervento, che tende alla normalizzazione di spazi militarizzati anche in assenza di una guerra effettiva, sta nel fatto che esso sia ancora attivo, dopo 17 anni, e che sia il più oneroso impegno delle nostre forze armate. Esso si snoda inoltre tutto attorno alla crucialità degli spazi urbani, quali centri nevralgici dei pericoli. Gli esempi su citati, ai quali possono aggiungersi le politiche di contrasto all’emergenza climatica così come quelle alle più recenti emergenze sanitarie, configurano un generale quadro di intreccio tra tensioni geopolitiche globali e risposte alla scala urbana. La sessione vuole dunque porre l’accento su tali aspetti, indagando sia la dimensione teorica sia gli esempi più rilevanti relativi alla creazione di spazi che dalla normalità sono passati all’eccezionalità. Sono pertanto accolti contributi che si focalizzino sulla elaborazione concettuale del tema oppure su casi di studio di particolare rilievo. | Globalizzazione, emergenza, spazi di eccezione, militarizzazione, geografia politica urbana, biopolitica | ||||||||||||||||||||
63 | Attivata | 62 | Cesare Emanuel; cesare.emanuel@uniupo.it; DISLIVELLI; Giuseppe Dematteis; giuseppe.dematteis@dislivelli.eu; DISLIVELLI | LA METROMONTAGNA, UNA DILATAZIONE SOSTENIBILE DELLO SPAZIO URBANO E DELLE RETI GENERATIVE DI VALORI | Il termine metromontagna è entrato recentemente in uso, in particolare attraverso le pubblicazioni riportate nel sito di Dislivelli (https://www.dislivelli.eu/). Esso si riferisce a spazi geografici formati da territori montani e urbano-metropolitani contigui, che tendono a fare sistema, in quanto legati tra loro da relazioni funzionali di prossimità e da scambi basati sulla loro complementarietà. I territori rurali montani, collegandosi (direttamente o per il tramite di città intermedie entro-montane o pedemontane) ai centri metropolitani più vicini, hanno accesso ai servizi di livello superiore (culturali, tecnologici, finanziari, gestionali ecc.) e, attraverso ad essi, alle reti globali. I territori urbano-metropolitani si legano alla montagna rurale principalmente attraverso l’utilizzo di servizi ecosistemici, mediato dall’intervento della popolazione montana per quanto riguarda la difesa idro-geologica, l’approvvigionamento idrico, la resa produttiva delle risorse agro-silvo-pastorali, la facilitazione della fruizione ambientale e turistica ecc. Molte relazioni territoriali metro-montane sono già in atto, specialmente in Italia, dove buona parte della montagna è prossima a centri urbani e metropolitani. Per il loro completo sviluppo esse vanno però sostenute e rafforzate da azioni, strategie e politiche pubbliche rivolte a specifici obiettivi. Tra questi: rendere più abitabile e produttivo un buon terzo del territorio nazionale, frenare lo spopolamento montano, accrescere l’occupazione, ridurre la concentrazione urbana e le disuguaglianze tra aree centrali e aree interne, fronteggiare la crisi climatica, favorire gli scambi e le ibridazioni culturali, accrescere la competitività dei sistemi metropolitani a scala nazionale e internazionale. Il tema della metromontagna si presta a una varietà di ricerche geografiche. Recentemente sono entrate a far parte anche quelle che si richiamano alle interazioni immateriali che si creano per effetto di un’alternanza e/o mescolanza di urbanità e montanità variamente declinata. Riguardano percezioni, rappresentazioni, desideri, progetti, esperienze, capacità cognitive e inventive, sentimenti, emozioni, e così via: una complessa rete fatta di fili invisibili destinati alla generazione di valori, all’integrazione di risorse, di mondi (possibili) e di cambiamenti di eccezionale interesse perché legano la realtà esistente della metromontagna a ciò che é reale per i soggetti che interagiscono in essa e con essa. Ecco alcuni esempi: - La metromontagna come concetto e come modello operativo. Aspetti teorici e metodologici. - Analisi delle relazioni e degli scambi tra campagna, città e metropoli all’interno di singoli territori potenzialmente metro-montani. - Geografia dei territori metromontani (di fatto e potenziali) in Italia e in altri paesi, - L’approccio geografico alle politiche metromontane - ….. | Metromontagna, squilibri e diseguaglianze territoriali, reti connettive e servizi ecosistemici, politiche territoriali | ||||||||||||||||||||
64 | Attivata | 63 | Alessia Toldo; Veronica Allegretti; Dipartimento di Culture, Politica e Societ, Università di Torino; Veronica Allegretti; veronica.allegretti@unito.it; Dipartimento di Culture, Politica e Società, Università di Torino | Diritto al cibo e solidarietà alimentare: geografie, pratiche e politiche | Il fenomeno della povertà alimentare è oggetto di rinnovato interesse, tanto in ambito accademico, con un intenso dibattito generalmente all’incrocio fra diverse discipline, quanto nei discorsi pubblici. Il periodo pandemico ha infatti esacerbato una condizione - in termini di accesso al cibo e di inclusione sociale - che per molte persone era già estremamente precaria. Anche alla luce della crisi alimentare scaturita da quella sanitaria, negli ultimi anni il sistema di food aid in Italia (così come in altri contesti internazionali) si è innovato, con un parziale – ma progressivo – allontanamento da quelle forme di assistenza più tradizionali, orientate alla distribuzione di beni materiali proprio in un’ottica emergenziale (Longo e Maino, 2021), basata sulle eccedenze e sulla ben nota logica win-win tra solidarietà e sostenibilità (Caraher e Furey, 2018). La crisi socio-economica causata dalla pandemia di Covid-19 ha infatti agito come shock esogeno e catalizzatore di processi trasformativi, sovente già in corso (Pavolini et al., 2021) contribuendo a delineare la relazione tra la povertà alimentare e le altre forme della povertà, che hanno trovato risposta nella creazione di nuovi servizi e nuove iniziative, formali e informali, basate su collaborazioni pubblico-private. In questo contesto, la sessione promuove una riflessione su approcci (tradizionali, creativi e innovativi) di assistenza e solidarietà alimentare, incoraggiando contributi che aiutino a comprendere vecchie e nuove geografie della cura (Cloke et al., 2017), indagando come diverse comunità e territori operino nel contrasto alla povertà alimentare in tutte le sue forme e manifestazioni. In particolare, si propone da un lato di discutere sulla pluralità di iniziative dei sistemi locali di food aid, come ad esempio la redistribuzione di pacchi alimentari, gli empori solidali, i laboratori di cucina, le azioni civiche di raccolta e redistribuzione delle eccedenze, attive in Italia e in altri contesti; e, dall’altro, di riflettere sulle esperienze individuali di chi vive una condizione di povertà alimentare (Strong, 2021). L’obiettivo della sessione è quello di raccogliere visioni plurali sul complesso fenomeno della povertà alimentare, sui sistemi di assistenza e solidarietà, sulle esperienze personali, favorendo la discussione di pratiche creative, approcci teorici e metodologici innovativi, in cui lo sguardo geografico possa confrontarsi e dialogare anche con altre discipline. Fra i possibili, ma non esaustivi temi di discussione ricordiamo: - ricostruzione dei sistemi di assistenza e solidarietà alimentare, a tutte le scale: - approcci creativi e innovativi per contrastare la povertà alimentare; - ricerche che coinvolgono il punto di vista e la voce di chi vive in una condizione di povertà alimentare; - studi che propongono una riflessione critica del ruolo dell’attore pubblico a tutti i livelli nel sistema di contrasto alla povertà alimentare; - analisi dei foodscape che evidenzino le disuguaglianze di accesso al cibo e/o le strategie di sopravvivenza messe in atto da chi vive uno stato di povertà alimentare. Riferimenti Caraher, M., Furey, S. (2018), The economics of emergency food aid provision, Cham: Springer Books. Cloke, P., May, J., & Williams, A. (2017). The geographies of food banks in the meantime. Progress in Human Geography, 41(6), 703-726. Longo, F., Maino, F. (2021, a cura di), Platform welfare. Nuove logiche per innovare i servizi locali. Milano: Egea. Miewald, C., McCann, E. (2014). Foodscapes and the Geographies of Poverty: Suste-nance, Strategy, and Politics in an Urban Neighborhood. Antipode, 46(2): 537–556. Pavolini, E., Sabatinelli, S., Vesan, P. (2021), I servizi di welfare in Italia alla prova della pandemia. Uno sguardo di insieme, Politiche Sociali, vol. 2, pp. 211-232. Strong, S. (2021). Towards a geographical account of shame: Foodbanks, austerity, and the spaces of austere affective governmentality. Transactions of the Institute of British Geographers, 46(1), 73-86. | Geografie della cura, povertà alimentare, food aid system | ||||||||||||||||||||
65 | Non Attivata | 64 | Karl Krähmer; karlbenjamin.kraehmer@unito.it; Università di Torino; Silvio Cristiano; silvio.cristiano@unifi.it; Università di Firenze | Pensare flussi e reti globali oltre la crescita economica: dall’urbanizzazione planetaria a metabolismi urbani equi e sostenibili? | La geografia delle nostre società e economie è caratterizzata da reti ed interconnessioni a scala planetaria. Queste si sono consolidate con la globalizzazione, che ha rappresentato uno dei fattori centrali per la crescita economica mondiale. L’espansione di queste reti di scambio di merci e di informazioni, di migrazioni, di turismo è spesso analizzata, in veste critica, come insostenibile e ingiusta. Pensiamo all’estrattivismo delle materie prime, allo scambio ecologico diseguale e all’urbanizzazione planetaria. Processi descritti come driver del subordinamento di territori a produzioni monocolturali, non tanto per soddisfare dei bisogni umani spontanei, ma piuttosto per perseguire profitti capitalistici, e la concentrazione diseguale della ricchezza, difesa con l’illusorio effetto trickle-down, con la propaganda di una presunta democratizzazione del raggiungimento di bisogni “indotti”. Anche su queste criticità della territorializzazione della crescita economica si basa il dibattito su de- e post-crescita. In questo dibattito, le criticità sono chiare e le proposte per una (ri-)localizzazione di società ed economia sono frequenti. È meno chiaro invece come rapportarsi con i lati positivi delle reti globali, e.g. il loro contributo alla diversità culturale, al contributo alla sicurezza alimentare, ecc. Esiste infatti nel dibattito su de- e post-crescita anche un rifiuto verso posizioni autarchiche e nazionalistiche, anch’esse fondate su critiche – di altro tipo – alla globalizzazione; rifiuto espresso p.es. dal termine di ‘localismo aperto’. Manca però ancora un’elaborazione approfondita su reti globali in una prospettiva di de- e post-crescita. Cerchiamo pertanto contributi che esplorano, teoricamente ed empiricamente, questioni come le seguenti: - In che misura una fase storica dopo la crescita economica ad ogni costo implica un ri-dimensionamento delle reti globali? Quanto e per quali settori? - Qual è il rapporto con la critica nazionalista a flussi e reti globali? - Quali ragioni ci sono, invece, per mantenere delle reti globali? - Spesso le tecnologie, anche digitali o "green”, dipendono da sofisticate reti globali di scambio, per le materie prime o per l'assemblaggio con manodopera a basso costo. Che significa ciò per il ruolo della tecnologia in una transizione oltre la crescita? - Nei sistemi alimentari, sono spesso denunciati gli impatti negativi degli scambi globali, p.es. la deforestazione o la de-peasantization, dall’altra parte il commercio globale di cibo ha contribuito alla sicurezza alimentare. Quali implicazioni per scenari oltre la crescita? - Come influiscono le reti di scambio sulla competizione tra gli usi del territorio per scopi alimentari, ecosistemici e per la transizione energetica? - Quali conseguenze ha un ripensamento delle reti globali oltre la crescita per il fenomeno urbano e per l’urbanizzazione planetaria? - Quali pratiche e meccanismi potrebbero contribuire a modalità eque e sostenibili del ‘superare l’urbanizzazione planetaria’? - Possono esistere, e - se mai - in che forme, reti globali di scambio ‘solidali’? | globalizzazione, urbanizzazione planetaria, decrescita/postcrescita, localismo, transizione ecologica | ||||||||||||||||||||
66 | Attivata | 65 | Monica Maglio; mmaglio@unisa.it; Dipartimento di Ingegneria dell'Informazione ed Elettrica e Matematica applicata, Università degli Studi di Salerno; Alessandro Sciullo; alessandro.sciullo@unito.it; Dipartimento di Culture, Politica e Società, Università degli Studi di Torino; Concetta Riccio; criccio@unisa.it; Dipartimento di Scienze Economiche, Università degli Studi di Salerno | La Giusta Transizione: Sfide e Prospettive per un Futuro Inclusivo | Il dibattito sullo sviluppo sostenibile pone frequentemente l'accento sulla necessità di una transizione globale giusta, che sia equa e inclusiva per le persone, le comunità, le imprese, i settori, le città e le regioni (Global Commission on the Economy and Climate, 2018). Il concetto di transizione giusta era inizialmente inteso come un programma di supporto per i posti di lavoro e le comunità minacciate dai nuovi interventi di protezione ambientale (Just Transition Centre, 2017). Con l'Agenda del Lavoro Decente dell'ILO (Stevis e Felli, 2015; Cha et al., 2020) e le conclusioni della COP 21 sul Cambiamento Climatico, il dibattito sulla transizione è diventato sempre più legato a quello della giustizia climatica (Bergamaschi, 2020; Johansson, 2023). Tuttavia, la traduzione pratica delle linee guida della governance ambientale internazionale nei contesti locali ha ampliato il dibattito (Heffron e McCauley, 2018; Weller, 2019; Heffron, 2021; Jenkins et al., 2018; Wang e Lo, 2021). Nonostante molti studiosi (Coenen et al., 2012; Hansen e Coenen, 2015; Heffron, 2021) riconoscano la necessità di adattare le politiche alle caratteristiche specifiche dei territori (Demeterova, 2023), gli studi che analizzano direttamente le implicazioni territoriali della transizione giusta sono ancora limitati. Per quanto riguarda l'Unione Europea, nel contesto del Green Deal Europeo, è stato istituito un Fondo per la Transizione Giusta, finalizzato a supportare i territori più vulnerabili agli impatti della decarbonizzazione (Moodi et al., 2021; EC, 2024). Tuttavia, la sua implementazione risulta complessa e in molti casi, come in Italia, questo strumento fatica a ottenere una piena efficacia e riconoscibilità. In linea con questa problematica, la sessione intende contribuire al dibattito, interrogandosi sia sulle conoscenze necessarie per sviluppare politiche che rendano la transizione un'opportunità di crescita equa e inclusiva, sia sugli strumenti attraverso cui adattare gli obiettivi della transizione giusta ai contesti territoriali specifici. In merito al primo aspetto, un tema centrale sarà l'adozione di approcci di ricerca e azione a sostegno delle politiche territoriali per la transizione sempre più integrati e transdisciplinari (come i modelli del Knowledge Triangle, della Quintupla elica e della Citizen science, che enfatizzano l'interazione tra innovazione, ricerca, istruzione e cittadinanza). Per quanto riguarda il secondo punto, un aspetto interessante riguarderà la diffusione di pratiche collaborative e bottom-up quali quelle espresse dalle green communities, le energy communities, i living labs e le infrastrutture di comunità per l'innovazione sociale e la sostenibilità nella gestione dei processi legati alla transizione. L'obiettivo è offrire quadri concettuali e spunti operativi affinché le politiche per la neutralità climatica non siano (solo o non tanto) volano per nuove disuguaglianze, ma piuttosto una leva per la giustizia e la coesione sociale. | Transizione, equità, clima, conoscenza, comunità | ||||||||||||||||||||
67 | Attivata | 66 | Chiara Giubilaro; chiara.giubilaro@unipa.it; Università di Palermo; Violante Torre; violante.torre@unil.ch; Istituto di Geografia e Sostenibilità, Università di Losanna | Oltre la città creativa. Decentrare le geografie delle culture urbane | Strumento di rigenerazione di strade, piazze e quartieri, strategia di attrazione di nuovi residenti, investitori o turisti, espediente per legare le politiche identitarie ai luoghi o leva per il contrasto all’esclusione socio-spaziale, la cultura è senza dubbio uno dei principali protagonisti della scena urbana. Se l’interesse per gli ingarbugliati rapporti tra cultura e città risale agli albori degli studi urbani (Burgess, 1925), è a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta che la letteratura sul tema si comincia a espandere e diversificare. Il grande successo della “città culturale” ha portato a un proliferare di discorsi, pratiche e politiche che intorno agli imperativi dell’arte e della creatività hanno modificato ampie porzioni di città (Miles, 2020), a Vancouver come a New York, Dakar, Bogotà, Marsiglia e Bilbao. In particolare, negli ultimi quindici anni, la critica decoloniale e postcoloniale in ambito urbano (Lawhon & Truelove, 2020) ha ribadito l’urgenza politica di decentrare approcci e teorie urbane a partire dal Sud globale (Roy, 2016; Datta 2019), ma anche dai sud dell’Occidente (Tulumello, 2021). Decentrare la produzione di conoscenza significa non solo interrogare le origini economiche, politiche e geografiche della teoria urbana (Robinson 2022; Jazeel 2014), ma anche costruire una visione della cultura e della città che includa prospettive oltre l’Occidente (McFarlane & Robinson, 2012). Questa sessione si propone di esplorare criticamente il ruolo della cultura nelle città contemporanee interrogando le implicazioni epistemologiche e politiche della sua centralità sulla scena urbana. L’obiettivo della sessione è riflettere su come la cultura sia stata utilizzata sia come strumento di sviluppo urbano e di attrazione economica, sia come dispositivo di esclusione e stratificazione sociale, mettendo in discussione le narrazioni dominanti che hanno spesso trasformato la cultura in un imperativo strategico piuttosto che in un campo di pratiche situate. Possibili argomenti includono (ma non si limitano a): - la relazione tra cultura e spazio pubblico nella produzione di forme di appartenenza e identità; - le pratiche artistiche e culturali come strumenti di contestazione e riappropriazione urbana; - il ruolo delle istituzioni culturali nella riproduzione o nel superamento delle gerarchie spaziali e sociali; - le geografie teoriche del cambiamento urbano a base culturale; - i viaggi di retoriche, norme e politiche culturali al di fuori del contesto occidentale e il loro potenziale nel ridefinire il dibattito urbano globale; - i metodi per la ricerca sul ruolo delle pratiche artistiche e culturali nelle trasformazioni urbane. | cultura, cambiamenti urbani, decolonialità | ||||||||||||||||||||
68 | Non Attivata | 67 | per Gruppo NEXT-CITIES Giovanni Sistu; sistug@unica.it; Università degli Studi di Cagliari; Per gruppo NEXT-CITIES Francesca Governa; francesca.governa@polito.it; Politecnico di Torino | PNRR: Per-formare Narrazioni e Rappresentazioni di Ricerca. Frammenti, immagini, politiche nella città | Partendo da una lettura critica del quadro del PNRR, la sessione vuole stimolare una raccolta di immagini geografiche delle città italiane per comporre una galleria diffusa, informata, situata, per raccontare la frammentarietà (e i lati oscuri) degli spazi urbani e delle politiche che li investono. Superando l’idea dell’urbano come “insieme integrale”, proviamo a collezionare una raccolta di immagini che possano offrire spunti di discussione su come teorizzare oggi l’urbano. Il gruppo di lavoro del PRIN-PNRR 2022 NEXT-CITIES con questa proposta vuole creare uno spazio di confronto su come dare voce alle pratiche, i conflitti, le istanze e le rivendicazioni collettive, le performatività dei frammenti urbani e dei margini della città. Si tratta di provare a rileggere a partire dagli scarti, le dicotomie fra ciò che è considerata come norma e ciò che è fuori norma. Per superare una qualsiasi prospettiva tecnocentrica e telescopica, ed esaminarne le dimensioni affettive, emotive, sensoriali dell’urbano, la sessione propone una “chiamata alle arti”: chiediamo ai partecipanti di confrontarsi col tema proposto rappresentandolo con una o più immagini, filmati, audio o altra forma di espressione visiva e artistica, accompagnate da un breve testo che possa contribuire al confronto e al dialogo, se si vuole interpretando in maniera originale, creativa e libera l’acronimo PNRR (come proposto, ad esempio, nel titolo della sessione). Il tentativo vuole essere quello di suggerire alcune piste per poter risignificare e rileggere la città, a partire da quegli spazi minori e liminali, spesso invisibili, come i vuoti e gli inciampi, che aprono archivi e contro-archivi sulle geografie dell’urbano del futuro. Le immagini e i prodotti multimediali saranno espostie durante il congresso con l’idea di formare una galleria-caleidoscopio di alcuni frammenti urbani contemporanei. | Politiche e progetti urbani, Frammenti, Spazi, Rappresentazioni visuali | ||||||||||||||||||||
69 | Non Attivata | 68 | Alberto Di Gioia; alberto.digioia@unito.it; Università di Torino, Dipartimento di Filosofia e Scienze dell'Educazione; Paolo Furia; paolo.furia@unito.it; Università di Torino, Dipartimento di Studi Umanistici | Geogr-AI-fie del mondo: dalle Intelligenze Artificiali alle altre tecnologie che ridisegnano la Terra | Obiettivi L’obiettivo della nostra sessione è discutere le trasformazioni innescate dalle recenti evoluzioni della tecnosfera nella costituzione dell’antroposfera e più estesamente della biosfera, a diverse scale geografiche. Rispetto alle fasi precedenti della Globalizzazione, nelle relazioni con importanti contributi teorici quali la tesi della network society (Castells, 2002), l’Actor-network Theory (Latour, 2005; Jackson, 1999), oggi assistiamo a una crescente interazione ed ibridazione tra la dimensione dell'antroposfera e della tecnosfera verso la creazione di nuove e recenti sinergie e processi di ri-territorializzazione, che superano i fenomeni già in atto della Globalizzazione, accrescendo la dipendenza dalla tecnosfera verso nuove configurazioni spazio-temporali, transcalari ed autopoietiche. L’impressione diffusa, favorita dai nuovi media, di un confine sempre più labile tra realtà ed immagine, se non di una evaporazione o sussunzione della realtà nel dominio dell’immagine e della simulazione (Baudrillard 1981), è contraddetta dall’impatto delle infrastrutture necessarie alla tecnosfera sugli equilibri ecologici, sulle dinamiche socio-economiche e sul carattere estetico-fenomenologico dei luoghi. Un aspetto della performatività della tecnosfera contemporanea consiste precisamente nell’occultamento delle proprie condizioni di produzione: la nostra sessione si propone di ospitare interventi volti a disvelarle, attraverso contributi di carattere teorico o studi di caso. Metodi La sessione intende raccogliere contributi transcalari e multitematici, su scenari attuali o futuri, che partano dalla riterritorializzazione dei luoghi (urbani e non), dalle nostre comunità (anche famigliari) ma più estesamente le relazioni-di-mondo con l’estrazione e l’uso delle risorse, i problemi dell’estrattivismo e relazioni geostrategiche con le nuove “risorse prime critiche” (rapporto ENEA, 2023), le interconnessioni con i mercati, con il mondo del lavoro, delle continue trasformazioni del digital labour (Casilli, 2019) e della nascita di un nuovo proletariato digitale intorno al mondo della piattaformizzazione o persino di nuove forme di schiavitù (Sassen, 2015). Il mondo dell’Intelligenza Artificiale, al di fuori dei dibattiti mainstream contempla scenari di intense trasformazioni da declinare in realtà in modo diverso in base alle diverse tecnologie e diverse IA (semplice automazione, riproduzione di sistemi biologici a sistema nervoso centrale, spostamento di IA su robot e droidi). Nella Geografia questo porta alla costruzione di nuove territorialità, anche geopolitiche, oltre che alla trasformazione dell'analisi di dati geografici, progressivamente spostato sulla capacità di elaborazione automatica di big data, oltre che di produzione continua. Risultati attesi Costruire un framework teorico competo e aggiornato per interpretare le geografie della tecnosfera e cogliere, eventualmente, le direzioni strutturali dei processi di riterritorializzazione. | tecnologia, geografia, Intelligenza Artificiale, riterritorializzazione, ibridazione | ||||||||||||||||||||
70 | Attivata | 69 | Carla Masetti; carla.masetti@uniroma3.it; Dipartimento Studi Umanistici, Università degli Studi Roma Tre; Anna Guarducci; anna.guarducci@unisi.it; Dipartimento di Scienze storiche e dei Beni Culturali, Università di Siena; Paola Pressenda; paola.pressenda@unito.it; Dipartimento di Studi Storici, Università di Torino | Processi geostorici e trasformazioni urbane, per comprendere e governare le città del presente: scale, fonti e metodi integrati | La sessione si pone l’obiettivo di studiare le dinamiche delle città (di antica e nuova fondazione, nel “vecchio” mondo come nei contesti coloniali) attraverso i secoli, in un’ottica geografico-storica, al fine di evidenziare i processi politici, socioeconomici e culturali che ne hanno modellato la forma e definito le funzioni, determinando differenti forme di organizzazione dello spazio, anche in relazione ai contesti extraurbani. Sulla base dei quadri di riferimento prodotti dall’ampia bibliografia multidisciplinare, nazionale e internazionale, potranno essere indagati sia processi generali sia singoli casi di studio, al fine di evidenziare le specificità dei contesti spaziali locali e il diverso dinamismo delle singole componenti dei paesaggi urbani. Come suggerito dagli studi di morfologia urbana di matrice anglosassone e in continuità con le ricerche degli ultimi due decenni, particolare attenzione potrà essere prestata agli agenti e ai processi morfogenetici che determinano l’evoluzione nel tempo delle città. Considerando lo spazio urbano come ambito, simbolo ed espressione materiale di incontri e scontri di interessi e di reti di relazioni, si potrà mettere a fuoco la stretta connessione fra realtà urbana e organizzazione territoriale, politica e socioeconomica, a scala locale e sovra-locale, fino a un’apertura globale. Tali processi possono essere ricostruiti e interpretati attraverso una prospettiva che preveda l’osservazione del presente e l’uso il più possibile integrato e comparato di molteplici fonti, come: la cartografia storica (specialmente a partire dal XVI secolo) e quella attuale; le altre fonti iconografiche (vedute urbane, fotografie storiche e attuali, aerofotogrammetrie, ecc.); i documenti politico-amministrativi, giuridici e fiscali; le fonti letterarie (cronache, diari, testi narrativi di vario genere, resoconti di viaggio, ecc.); le guide a stampa e gli altri documenti funzionali all’organizzazione di viaggi e visite nelle città; l’odonomastica, che analizza il patrimonio documentario dei nomi delle componenti urbane (strade, piazze, quartieri e isolati residenziali, distretti industriali e commerciali, ecc.); le fonti statistiche. Dai temi e dalle fonti utilizzate scaturisce la scelta di molteplici metodologie di indagine, da quelle tradizionali della ricerca geo-storica, applicate a diverse scale al fine di indagare sistemi territoriali più complessi, fino alle nuove tecnologie (GIS, Historical GIS, Intelligenza Artificiale, ecc.). Fra i risultati attesi si prevede anche la possibilità di fornire strumenti per la comprensione e il governo della città del presente e per la conoscenza storica e la valorizzazione del suo patrimonio paesaggistico, architettonico, artistico e culturale. | città, processi geostorici, trasformazione urbana, fonti e strumenti geostorici, contesti extraurbani | ||||||||||||||||||||
71 | Attivata | 70 | Marco Santangelo; marco.santangelo@polito.it; Politecnico di Torino; Samantha Cenere; samantha.cenere@unito.it; Università di Torino; Erica Mangione; erica.mangione@polito.it; Politecnico di Torino | Ripensare la città universitaria: geografie e trasformazioni urbane legate alla presenza di università e student* nelle città | In diverse città si possono osservare sempre più frequenti processi di trasformazione e riconfigurazione delle geografie urbane in relazione alla presenza di una o più università e della popolazione studentesca sempre più internazionale che questi istituti attraggono. Questi processi sono visibili sia in città che tradizionalmente hanno ospitato università (come Bologna o Padova), sia in città che più di recente scoprono o rilanciano la propria “vocazione” universitaria (come Milano o Torino). Il rapporto fra trasformazioni urbane e dinamiche interne al sistema universitario locale si configura di volta in volta secondo articolazioni diverse, dipendenti tanto dalle specificità dei singoli contesti urbani (es. crisi economica, migrazioni, invecchiamento o, al contrario, crescita economica, boom del mercato immobiliare e crescita demografica) quanto dalle politiche degli atenei (es. attrazione di nuovi iscritti, soprattutto fuorisede e internazionali, apertura di nuove sedi o di strutture residenziali direttamente o indirettamente connesse all'università). In questa sessione, confrontandosi sul rapporto tra atenei, popolazione studentesca e città, si intende prestare attenzione a contesti specifici o a caratteristiche peculiari del rapporto tra tutte o alcune delle componenti indicate. Sono benvenuti contributi relativi ai seguenti temi: ● Geografie delle diseguaglianze territoriali collegate alla riorganizzazione del sistema universitario pubblico e privato; ● Nuove geografie urbane in relazione alla localizzazione di sedi universitarie, servizi dedicati alla popolazione studentesca, residenzialità pubblica e privata della popolazione studentesca e rapporto con altre funzioni e popolazioni della città; ● Nuovo ruolo delle università come agenti di trasformazione urbana e, contemporaneamente, con una sempre maggiore responsabilità sociale nei confronti della popolazione residente e della popolazione studentesca universitaria; ● Stili di vita della popolazione studentesca ed interazioni socio-spaziali nelle città di studio; ● Geografie dell’abitare studentesco tra residenzialità pubblica e mercato privato degli affitti e del settore degli studentati; ● Conflitti, trasformazioni e opportunità della e nella città universitaria, in particolare in relazione al diritto allo studio e all’abitare; ● Relazione tra processi di internazionalizzazione delle università, soprattutto in termini di attrazione di student* dall’estero, e insediamento della popolazione studentesca universitaria nella città. Sono altresì benvenuti contributi che non fanno riferimento diretto ai temi suggeriti ma che possono contribuire ad arricchire il dibattito sul rapporto tra città, student* e università. | università, student*, città, geografie urbane | ||||||||||||||||||||
72 | Attivata | 71 | Mauro Pascolini; mauro.pascolini@uniud.it; Università degli Studi di Udine; Federica Burini; federica. burini@unibg.it; Università degli Studi di Bergamo; Simone Bozzato; simone.bozzato@uniroma2.it; Università degli Studi di Roma Tor Vergata | VIVERE, APPARTENERE E RI-ABITARE: UN NUOVO IMMAGINARIO DI MONTAGNA DI FRONTE ALL’URBANIZZAZIONE PLANETARIA | Quanto dei processi legati all’urbanizzazione planetaria coinvolgono e hanno impatto sulla montagna, o meglio sulle tante montagne, e sulle aree comunemente considerate interne e periferiche? La trasformazione degli assetti territoriali della montagna italiana e il mutato rapporto abitanti-ecosistema montano pongono nuove riflessioni e la necessità di rovesciare/ribaltare la prospettiva di studio, che considera queste aree sempre legate ad una dipendenza dalle aree urbane sia in termini economici che culturali. Di contro, recenti riflessioni portano a considerare le aree montane, attrattive e sostenibili, spazio intergenerazionale e bene collettivo, patrimonio collettivo, luogo di sperimentazione di nuovi processi di territorializzazione, contesti nei quali riappropriarsi di valori e risorse utili per una nuova giustizia spaziale incentrata sui valori paesaggistici e ambientali. La sessione intende quindi problematizzare il dibattito sulla dimensione urbana dei territori montani italiani per una loro rinnovata centralità, per analizzare e approfondire le dinamiche ambientali-economiche e socio-culturali, con una lettura sincronica dei processi in atto. L’obiettivo è quello di decostruire, indagandolo, l’attuale rapporto ‘monte-piano’ per proporre una nuova cognizione della montagna, che tenga conto del rinnovato senso di appartenenza dei montanari e di un nuovo immaginario, che enfatizzi invece le potenzialità, le risorse e i saperi che la montagna possiede, e che deve rimettere in campo. Saranno apprezzati contributi che presentano chiavi di lettura sostenute sia da approcci teorici, sia da riflessioni metodologiche e risultati di ricerche di terreno, in particolare su linee tematiche che riguardano nuove letture interpretative delle dinamiche della montagna; rigenerazione e resilienza territoriale; appartenenza, capitale affettivo e valori patrimoniali; cooperazione ed economia solidale; conflitti e nuove colonizzazioni; governance e politiche multilivello; nuove forme dell’abitare e nuove narrazioni; mobilità e connettività. Sono possibili e auspicabili anche altre tematiche che possono dare un contributo originale al dibattito in corso. Riferimenti Brenner N. (2018), Debating planetary urbanization: For an engaged pluralism, Environment and Planning D: Society and Space, 36(3), 570-590. Dematteis G. (2012), La metromontagna: una città al futuro, in Bonora P. (a cura di), Visioni e politiche del territorio, Archetipo, Bologna. Ferrario V. e Marzo M. (2020) (a cura di), La montagna che produce. Productive mountains, Mimesis, Milano. Meini M. (2024) (a cura di), Ricerca di terreno e montagne di mezzo: metodi, pratiche, discorsi, Società di Studi Geografici, Firenze. Pascolini M. (2024) (a cura di), Next generations mountain. Le nuove generazioni nelle montagne del futuro prossimo, Forum, Udine. Soja E. (2010), Seeking spatial justice, University of Minnesota Press, Minneapolis. Varotto M. (2020), Montagne di mezzo. Una nuova geografia, Einaudi, Torino. | montagna/e, nuovi immaginari, rigenerazione territoriale, urbanizzazione, giustizia paesaggistica e ambientale | ||||||||||||||||||||
73 | Attivata | 72 | Valerio Bini; valerio.bini@unimi.it; Università degli Studi di Milano; Valentina Albanese; ve.albanese@uninsubria.it; Università dell'Insubria; Paola Minoia; paola.minoia@unito.it; Università degli Studi di Torino | La cooperazione internazionale di fronte alla crisi del multilateralismo: l’apporto della critica decoloniale | Uno degli aspetti più evidenti della crisi contemporanea è la messa in discussione della cooperazione come pratica efficace di costruzione di forme positive di coesistenza tra esseri umani e tra l’umanità e il vivente in generale: nuove retoriche e nuove pratiche necropolitiche sembrano infatti riaffermare vecchie logiche di potenza fondate su fragili equilibri armati. Di fronte a questo scenario, la cooperazione internazionale tradizionale, radicata nel multilateralismo che ha caratterizzato la globalizzazione liberale, fatica a reagire e a presentarsi all’opinione pubblica come un’alternativa credibile e dunque da difendere di fronte agli attacchi di governi autoritari nel Nord e nel Sud globale. La critica decoloniale ha messo in luce ormai da tempo i limiti di una cooperazione tradizionale con forti caratteri di paternalismo, incentrata sul paradigma della modernizzazione, urbanocentrica e condizionata dagli interessi geopolitici dei governi donatori, spesso coincidenti con gli stati coloniali. Questa nuova fase chiede dunque di intensificare il dialogo tra gli studi critici sulla cooperazione internazionale e quelli sulla decolonialità: da una parte, la crisi contemporanea può rappresentare un’opportunità per la cooperazione per superare definitivamente modelli fondati su relazioni asimmetriche; dall’altra, la critica decoloniale si trova di fronte alla necessità di tradurre in pratiche le riflessioni sui “pluriversi”, cioè sulle molteplicità dell'esistente (ontologiche) e delle forme della conoscenza (epistemiche), come base per relazioni cooperative orizzontali e non egemoniche. Pertanto, risulta necessario far emergere esperienze e progettualità alternative a quelle della cooperazione tradizionale, in cui diversi attori – movimenti sociali, comunità locali, reti transnazionali – costruiscono alleanze sulla base di obiettivi condivisi. Si tratta di immaginare forme di cooperazione che non si limitino a integrare nuove prospettive in un quadro predefinito, o schierate verso nuove concentrazioni di potere, ma che siano capaci di trasformare radicalmente i paradigmi esistenti valorizzando il dialogo tra mondi diversi e la coesistenza di molteplici modi di abitare la Terra. In questo contesto, le città, simbolo della modernizzazione globale, rappresentano un laboratorio particolarmente significativo per sperimentare nuove idee e nuove pratiche cooperative. La sessione accetta contributi teorici e studi di caso, con particolare riferimento ai seguenti temi: - Il dibattito sulla cooperazione internazionale e la decolonialità - La costruzione di nuove forme di solidarietà internazionale fondate sul riconoscimento del concetto di pluriversalità - La decolonizzazione degli spazi urbani e le pratiche di cooperazione orizzontale tra le città - La pluralità di forme di conoscenza e delle pratiche di vita nelle città e in particolare le forme di riappropriazione degli spazi pubblici come atti di resistenza e cooperazione - Le riflessioni metodologiche sulla condivisione della conoscenza, il riconoscimento e la centralizzazione delle prospettive indigene - Le progettualità cooperative tra movimenti (ad es. indigeni, femministi, movimenti sociali urbani e contadini), o altre forme di solidarietà orizzontali e reticolari | Cooperazione internazionale, Decolonialità, Post-sviluppo, Pluriversi, Solidarietà internazionale | ||||||||||||||||||||
74 | Attivata | 73 | Sergio Zilli; zillis@units.it; Università di Trieste; Francesco Dini; francesco.dini@unifi.it; università di Firenze | Le città italiane, variamente declinate, e la nuova gerarchia amministrativa e territoriale | Le città svolgono un ruolo centrale nella gestione e nella trasformazione del territorio e in Italia con la riforma del titolo V della Costituzione del 2001 sono state riconosciute (art.114) accanto a Comuni, Province e Regioni come uno dei quattro momenti formanti la gerarchia che "costituisce" la Repubblica, anche se tale riconoscimento vale soltanto per un numero ristretto, quelle definite Città metropolitane (CM). Queste, a seguito della legge 56 del 2014, sono state istituite in dodici delle venti Regioni, per un totale di quindici unità, e sono identificate, sotto l’aspetto spaziale, con le superfici provinciali di cui sono capoluogo. In questo modo non viene considerata l’esistenza di aree metropolitane, differenti dalle rispettive Province, e non sono valorizzate le reti fra nuclei urbani, cresciute negli ultimi decenni. La nuova gerarchia amministrativa e territoriale dell’Italia, dopo aver prodotto un’ulteriore distinzione fra Regioni, identificate non soltanto se speciali o ordinarie, ma anche fra dotate e prive di CM, ha introdotto per via legislativa una differenziazione fra le città che non privilegia il ruolo economico, sociale e politico all’interno della società locali, non riconosce l’essere capoluogo regionale, né il peso demografico, né l’esistenza di sistemi di relazioni territoriali interurbane. Il declassamento delle città non metropolitane, inoltre, interviene sul funzionamento del territorio nel momento in cui viene riconosciuto il superamento delle (ottocentesche) Province come strutture intermedie di area vasta senza che il processo di costruzione di nuove forme di raccordo fra le attività delle amministrazioni comunali fornisca basi strumentali adeguate. Una simile condizione, oltre a bloccare i processi di relazioni territoriali in corso, porta ad una serie di squilibri nel funzionamento delle città anche come centri di riferimento del territorio. A un decennio dall’applicazione della legge 56, dopo la crescita del peso politico delle Regioni a seguito della epidemia Covid e l'avvio dell'autonomia differenziata, la sessione si propone di discutere le reazioni e le risposte – amministrative, economiche, sociali, culturali - delle diverse parti dell’Italia alla nuova gerarchia costituente la Repubblica. Riferimenti bibliografici G.Dematteis, Regioni come sistemi di reti urbane in M.Salvati, L.Ciolla (acd) L’Italia e le sue regioni. IV. Territori, Roma, Treccani, 2015, pp. 197–215. F.Dini. S.Zilli, Territori amministrati. La geografia politica dell’Italia dopo la legge 56/2014, “Geotema”, 2023, n. 70. F.Dini,, S.Zilli, Neo centralismo e territorio fra Città metropolitane, aree vaste e intercomunalità. Introduzione, in F.Salvatori (acd), L’apporto della Geografia fra rivoluzioni e riforme. Roma, 7-10 giugno 2017, Roma, A.Ge.I., 2019, pp. 2213-2218. S.Zilli, Città metropolitana e resilienza territoriale, in L.Viganoni (acd), Commercio, consumo e città. Quaderno di lavoro. Milano, Franco Angeli, 2017, pp. 99-108. | Città metropolitana, riordino territoriale, Area vasta, Province, Regioni | ||||||||||||||||||||
75 | Attivata | 74 | Giaime Berti; giaime.berti@santannapisa.it; Università Sant'Anna di Pisa; Egidio Dansero; egidio.dansero@unito.it; Università di Torino; Roberta Sonnino; r.sonnino@surrey.ac.uk; University of Surrey, UK | Il rapporto cibo-città, tra analisi, pratiche e politiche in prospettiva geografica | Il rapporto tra città e cibo ha assunto un'importanza cruciale negli ultimi anni con diverse prospettive e filoni di ricerca. Nella letteratura accademica e nel dibattito politico internazionale si sottolinea il ruolo delle città come agente di costruzione dei sistemi alimentari e se ne evidenzia il ruolo positivo di cambiamento per una transizione verso sistemi alimentari sostenibili, con l’avvio di politiche locali e urbane del cibo volte a promuovere un ambiente alimentare che favorisca l’accesso a diete sostenibili a tutta la cittadinanza. Si intende stimolare un’analisi critica dell’urbanizzazione del cibo e degli aspetti critici legati ad ambienti alimentari in cui non è garantito un equo accesso al cibo e al contempo caratterizzati da diversi problemi tra i quali: obesità e spreco alimentare, sostituzione della produzione agricola in campagna attraverso il vertical farming, occidentalizzazione delle diete e imposizione di prodotti ultraprocessati, foodification, piattaformizzazione del cibo, disconnessione delle relazioni di prossimità tra aree urbani e aree rurali all’interno di reti di relazioni globali e dinamiche di deterritorializzazione. Gli studi sulla governance dei sistemi del cibo e sulle food policy urbane, come tentativo di affrontare in modo integrato e non settoriale tali problematiche, presentano una forte caratterizzazione normativa volta ad evidenziarne le potenzialità positive ed a fornire gli strumenti di supporto al loro sviluppo e alla loro implementazione. Per quanto in molti paesi europei, compresa l’Italia, i governi delle città siano ancora molto lontani dall’adottare in modo sistematico politiche locali del cibo, si rende comunque necessario avviare anche un’analisi critica dell’esistente che, oltre ad esplorare la capacità delle food policy locali nel risolvere le problematiche legate alla relazione cibo-città-campagna sia capace di evidenziarne anche i limiti, superando l’attuale “urbanismo metodologico” che si focalizza su strategie politiche e iniziative sviluppate a livello urbano perdendo di riferimento il quadro più ampio multiscalare e multidimensionale delle politiche del cibo. Questa sessione si propone di stimolare riflessioni innovative, accogliendo contributi teorici, metodologici ed empirici che investigano il complesso rapporto e le contraddizioni nelle relazioni tra cibo e città, città e campagna, il continuum urbano-rurale, la prospettiva del city-region food system e gli aspetti normativi e critici legati alle politiche e alla governance locale del cibo, anche in una prospettiva inter e multiscalare, in quanto il cibo costituisce un punto di connessione tra locale e globale, facendo anche emergere i movimenti e le pratiche che tentano di risolvere tali contraddizioni. La sessione è co-proposta con Riccardo Giovanni Bruno (Politecnico di Torino), in collaborazione con altr* partecipanti alla ricerca PRIN Emplacing Food, al gruppo AGeI Geografie del cibo e alla Rete italiana Politiche locali del cibo. | Cibo, politiche locali del cibo, sistemi urbani del cibo, relazioni città-campagna | ||||||||||||||||||||
76 | Attivata | 75 | Ugo Rossi; ugo.rossi@gssi.it; Gran Sasso Science Institute; Margherita Ciervo; margherita.ciervo@unifg.it; Università di Foggia; Arturo Di Bella; arturo.dibella@unict.it; Università di Catania | Le infrastrutture sociali territoriali: tra rischi di estinzione e persistenza / Community-oriented social infrastructures under threat | L’esistenza di infrastrutture sociali e socio-ecologiche di valore essenziale per la riproduzione delle comunità locali appare sempre più minacciata dall’intrecciarsi di dinamiche di mercificazione della vita sociale, politiche di austerità, disposizioni governative di “sicurezza” e privatizzazione dei servizi, direttive tecnocratiche di transizione verde e digitale. Esempi di infrastrutture sociali a rischio di estinzione o di residualizzazione sono: piccoli ospedali e strutture sanitarie di quartiere; spazi verdi pubblici; infrastrutture socio-ecologiche in aree rurali e urbane; mercati di strada e piccoli negozi minacciati dalla gentrificazione; spazi comunitari e centri socio-culturali indipendenti; luoghi di culto e aggregazione per minoranze etno-religiose. Attendiamo contributi che si focalizzano sui seguenti aspetti: Chi si prende cura delle infrastrutture sociali territoriali e consente loro di funzionare e sopravvivere; Come le infrastrutture sociali territoriali persistono a dispetto di avversità politiche ed economiche di diversa natura, talora mutando di forma; Quale è l’impatto di politiche di controllo sociale (come i “decreti sicurezza” e le “zone rosse” in Italia), di austerità (tagli al finanziamento di enti locali, strutture sanitarie e universitarie ecc.), misure tecnocratiche di transizione “green” e digitale sulle infrastrutture sociali territoriali. Come le comunità locali salvaguardano le infrastrutture sociali e socio-ecologiche minacciate dai processi su descritti e a rischio di estinzione. ENGLISH VERSION In the contemporary conjuncture, surviving community-oriented social and socio-ecological infrastructures play a central role in the reproduction of austerity-hit communities, but their existence is further threatened by the intertwinement of commodification dynamics, budget cutbacks, policing measures, privatisation of public services, technocratic approaches to the ‘green and digital transition’. Examples of community-oriented social infrastructures under threat include: smaller hospitals and community health centres, public green spaces, socio-ecological infrastructures in rural and urban areas, street markets and locally owned shops facing gentrification threats, community spaces and independent socio-cultural centres, minority places of worship. We welcome presentations that look at: who takes care of threatened social infrastructures and makes them work and survive; the different ways in which community-oriented social infrastructures persist despite different types of economic, societal and political adversities, also in changed forms; the impact of policing measures (e.g. decreto sicurezza and zone rosse in Italy), novel austerity policies (cutbacks hitting public services) and technocratic ‘green’ and digital requirements on community-oriented social infrastructures; how local communities preserve social and socio-ecological infrastructures under threat. | infrastrutture sociali, estinzione, austerità, neoliberalismo | ||||||||||||||||||||
77 | Non Attivata | 76 | Luca Battisti; luca.battisti@unito.it; Università degli Studi di Torino; Carlotta Molfese; carlotta.molfese@unive.it; Università Ca' Foscari - Venezia; Federico Cuomo; federico.cuomo@unito.it; Università degli Studi di Torino | Geografia Vegetale: Interazioni esseri umani-specie vegetali nella Governance e nelle Politiche ambientali e agricole | L'obiettivo della sessione è raccogliere contributi originali nell'ambito della Geografia Vegetale (più comunemente definita Vegetal Geography), un filone di ricerca che studia le relazioni tra esseri umani e piante, con lo scopo di promuovere una transizione verso un mondo meno antropocentrico e di sviluppare configurazioni di governance collaborativa che includano i "more-than-humans" nella pianificazione e nell'attuazione delle politiche ambientali e agricole. In un contesto globalizzato e antropocentrico di perdurante 'turbolenza' dovuta agli effetti del cambiamento climatico (Carstensen et al. 2023), emerge una crescente attenzione per gli interessi, i diritti e l'agency degli esseri viventi (e non solo) che caratterizzano ciò che definiamo ‘natura’ nel processo decisionale. In tale quadro, geografi e politologi hanno evidenziato come risulti evidente quanto l'esistenza dell'umanità dipenda dalle funzioni, processi e risultati delle interazioni esseri umani-specie vegetali (Bennett et al., 2015; Exner e Schützenberger, 2018), che si verificano in vari ambiti di interesse politico (come l'agroecologia, la salute, l'energia e l'industria alimentare) oltre che di interesse culturale (estetico, spirituale, ecc.). Adottando un approccio eco-sociale, tali studi ritengono che le specie vegetali possano e debbano essere considerate attori significativi in un ampio ventaglio di politiche, dal contrasto al mutamento climatico alle politiche agricole, passando per la pianificazione del verde, la rigenerazione urbana e la tutela delle aree protette (Rietig, 2021). Nonostante la prospettiva eco-sociale abbia fatto breccia in agende politiche di vario livello (Graziano 2024), pochi studi approfondiscono il ruolo delle comunità vegetali e degli ecosistemi come attori chiave nella pianificazione e nella governance ambientale (Svampa, 2022; Coletti 2024). Seguendo l'invito di Ogden et al. (2013) ad adottare un approccio aperto e multispecie, questa sessione si focalizzerà sulle entità vegetali come attori di policy e sulle relazioni tra esseri umani e piante. La sessione considererà le interazioni tra esseri umani e mondo vegetale, integrando la prospettiva di quest'ultimo nel processo decisionale, nella pianificazione e nella gestione a lungo termine. Esempi di argomenti che potrebbero essere esplorati includono: ● Co-Pianificazione e governance territoriale con more-than-humans, con particolare riferimento alle specie vegetali; ● Governance collaborativa innovativa in tempi turbolenti e crisi climatica; ● L'agency della natura nella pianificazione ecologica e nelle politiche eco-sociali; ● Tendenze e sfide nella geografia vegetale; ● Metodi di ricerca su e con le piante; ● Etica e diritti delle piante; ● Nuove relazioni esseri umani-specie vegetali, anche nel campo dell'agroecologia, della salute e della produzione alimentare; ● Approccio One Health, con un focus sulle entità vegetali. | geografia vegetale, relazioni umani-piante, more-than-human, governance collaborativa, politica agro-ambientale | ||||||||||||||||||||
78 | Attivata | 77 | Silvia Grandi; s.grandi@unibo.it; Università di Bologna; Giovanni Mauro; giovanni.mauro@unicampania.it; Università degli studi della Campania Vanvitelli | Geografie dell’urbano e dell’energia | Nelle profonde trasformazioni in corso, l’energia rappresenta una determinante essenziale nel ciclo di causalità, negli effetti e nelle potenziali soluzioni di molte delle policrisi contemporanee. Le scelte energetiche rivestono un ruolo cruciale anche nella pianificazione e nella trasformazione della vita urbana, incidendo sull’efficienza energetica degli edifici, sull’organizzazione logistica e della mobilità, sulle modalità di produzione energetica, sulla competitività delle attività economiche, sui meccanismi di mercato e sul coinvolgimento attivo delle persone. Intrinsecamente legata alle questioni urbane, alle trasformazioni digitali e ai mutamenti geopolitici, la geografia dell’energia costituisce una prospettiva fondamentale per analizzare le risorse energetiche nella complessa dicotomia tra fonti rinnovabili e non rinnovabili e nella sua dimensione territoriale e di scala. Essa include, tra l’altro, lo studio delle soluzioni tecnologiche e di mercato, delle complessità logistiche e geopolitiche delle catene di approvvigionamento, ma va oltre al paradigma tecno-economico includendo giustizia, povertà energetica e la prospettiva socio-ecologica. Come la dimensione urbana, l’energia funge da metafora e da lente analitica per esplorare le molteplici spazialità contemporanee, segnate da conflitti, impatti ambientali, progresso tecnologico e cambiamenti – auspicati o reali – nei comportamenti e nelle pratiche di pianificazione urbana. Attraverso le parole chiave del modello delle 5 “P” dell’ONU per lo sviluppo sostenibile – pianeta, persone, prosperità, pace e partenariato – e tramite l’analisi delle dimensioni geopolitiche e tecnologiche, la sessione si propone di integrare anche prospettive critiche e rigenerative. L’obiettivo è esplorare il cambiamento globale, suggerendo l’urbano e l’energia come punti di vista privilegiati per riflettere sulle molteplici crisi, contraddizioni e scenari di trasformazione che caratterizzano la complessità del presente. La sessione, a partire dai lavori del Gruppo di Lavoro AGEI “La geografia delle fonti energetiche” ma aperta a tutti, invita a presentare contributi teorici o empirici su temi quali: - Energia e conflitti ambientali, sociali, culturali e politici in ambiente urbano nel contesto delle policrisi globali; - Nuovi strumenti analitici e approcci metodologici per la lettura e l’analisi dei processi urbani della transizione energetica alle varie scale territoriali; - Geografie e strumenti “della” e “per” l’analisi della disponibilità energetica, vulnerabilità, preparedness e disaster risk reduction in aree urbane; - Analisi e casi di studio degli strumenti di governance dei processi di decentralizzazione energetica in contesti urbani e nella dialettica rurale-urbano; - Il contributo della geografia dell’energia per politiche dell’urbano, evoluzioni e proposte di strumenti di policy. | geografia urbana, energia, transizione energetica, policrisi | ||||||||||||||||||||
79 | Attivata | 78 | Daniela Festa; daniela.festa@uniroma1.it; Dipartimento MEMOTEF, Sapienza Università di Roma; Mara Ferreri; mara.ferreri@polito.it; Dipartimento DIST, Politecnico di Torino | Oltre la casa in proprietà. Geografie dell’abitare per contrastare la rendita urbana / Beyond homeownership. Geographies of housing practices against urban rentiership | Oltre la casa in proprietà. Geografie dell’abitare per contrastare la rendita urbana Parole chiave: housing affordability; politiche abitative; abitare collaborativo; locazioni abitative; rendita urbana. L'offerta di alloggi adeguati e a prezzi accessibili è una sfida fondamentale per le città contemporanee. L'incremento senza precedenti dei valori immobiliari del settore residenziale sta infatti esacerbando disuguaglianze sociali e spaziali, e ridisegnando le geografie dell' esclusione e della povertà. Le radici del problema sono profonde. Dall'inizio degli anni 2000, gli immobili residenziali sono divenuti un bene d'elezione per private equity, fondi pensione, investitori immobiliari e compagnie di assicurazione (Aalbers, 2016). La crisi dei subprime ha rafforzato questa tendenza, aggravando la carenza di alloggi accessibili e lo sfratto delle famiglie più vulnerabili. Questa particolare fase dell'economia della rendita (Christophers, 2020) produce, inoltre, effetti più severi in quei paesi, come l’Italia, dove perdura la stagnazione dei redditi (OCSE, 2022). Qui, in un contesto di residualizzazione e privatizzazione dell’edilizia residenziale pubblica, il privato e il terzo settore divengono cruciali per assorbire una domanda che non trova risposte entro un sistema orientato prevalentemente alla proprietà (Filandri et al., 2020). Se la casa in proprietà svolge tuttora un ruolo centrale, essa si qualifica infatti più come asset per assicurare (extra)redditi, che quale strumento di accesso generalizzato alla casa, per come le politiche del secolo scorso la intesero. Di conseguenza, la crisi abitativa, sull’onda di processi di turistificazione e promozione di forme temporanee di abitare (Brollo & Celata, 2023), riguarda oggi, drammaticamente, anche il settore degli affitti. In risposta a tali sfide, cresce l'interesse per le politiche dell’abitare sia informale (Lancione, 2019; Grazioli, 2021) che formale, che favoriscono l’accesso alla casa e contrastano la rendita urbana, come quelle raccolte sotto il nome di “collaborative housing” (Lang, Carriou e Czischke, 2020). Tale termine comprende forme di abitare caratterizzate da partecipazione dei residenti, mutuo aiuto e solidarietà, diverse modalità di finanziamento e gestione, e di relazione con l'ambiente circostante (Chiodelli e Baglione, 2014). A questo approccio si affianca una maggiore attenzione alle relazioni tra mercato e proprietà - in cui si inseriscono specifici contratti di locazione e forme abitative (Ferreri e Vidal, 2022; Jepma, Savini e Coppola, 2024) - oltre che verso quelle politiche urbane che tornano a occuparsi attivamente del settore degli affitti. Dato che le nuove geografie della mercificazione sono il fulcro della “questione abitativa” urbana contemporanea, tali approcci critici sono sempre più necessari. In questo dibattito interdisciplinare, la lente geografica può favorire una definizione situata e contestualizzata di forme abitative basate su logiche di accesso e uso, rispetto a logiche di scambio, e del loro impatto sulle dinamiche socio-spaziali locali e translocali. La sessione propone un spazio di dibattito critico sullo stato dell’arte della ricerca geografica su politiche ed esperienze che guardano all’accesso alla casa, al di là della proprietà. Essa è aperta a contributi empirici e analitici relativi, sia a forme di abitare collaborativo (proprietà indivisa, collettiva, smembrata etc.), che alle geografie politiche volte a promuovere le forme di affitto e la loro affordability nel tempo. Esse possono includere: - esperienze formali e informali di abitare che siano portatrici di un carattere prefigurativo e trasformativo e abbiano vocazione sistemica rispetto alle politiche abitative di scala più generale; - nuove geografie dell’abitare collaborativo e non-speculativo che privilegino analisi intersezionali, approcci de/postcoloniali e/o di critical legal geography; - pratiche e politiche urbane innovative per la promozione dell’accesso all’affitto o per il recupero e la gestione cooperative degli stock abitativi esistenti. Beyond homeownership. Geographies of housing practices against urban rentiership Keywords: housing affordability; housing policies; collaborative housing; rental housing; urban rentiership. The provision of adequate and affordable housing is a key challenge for contemporary cities. The unprecedented increase in housing values has exacerbated social and spatial inequalities, redrawing urban geographies of exclusion and poverty. The roots of the problem are deep. Since the early 2000s, residential real estate has become a key investment choice for private equity firms, pension funds, real estate actors and insurance companies (Aalbers, 2016). The subprime crisis reinforced this trend, exacerbating the shortage of affordable housing and the eviction of the most vulnerable households. This particular phase of the rent economy (Christophers, 2020) is producing more severe effects in those countries, such as Italy, with persisting income stagnation (OECD, 2022). Here, in a context of the residualisation and privatisation of public housing, the private and third sectors play a key role to absorb a demand that does not find answers within a predominantly property-oriented system (Filandri et al., 2020). While home-ownership still plays a central role, it qualifies more as an asset to ensure (extra) income than as a tool for generalised access to housing, as intended by the policies of the last century. As a consequence, the housing crisis, on the wave of processes of touristisation and promotion of temporary forms of dwelling (Brollo and Celata, 2023) concerns also the rental sector. In response to these challenges, academic interest has grown towards both informal (Lancione, 2019; Grazioli, 2021) and formal ways of accessing housing and contrasting the urban rentiership, such as those gathered under the name of ‘collaborative housing’ (Lang, Carriou and Czischke, 2020). This term encompasses forms of housing characterised by residents' participation, mutual aid and solidarity, different modes of financing and management, and relation to the surroundings (Chiodelli and Baglione, 2014). This literature has been complemented by by an increased focus on the relations between market and property - including the role of specific leases and tenures (Ferreri and Vidal, 2022; Jepma, Savini and Coppola, 2024) - as well as on those urban policies that actively address the rental sector. Given that new geographies of commodification are at the heart of the contemporary urban ‘housing question’, such critical approaches are increasingly necessary. In this interdisciplinary debate, a geographical lens can foster a situated and contextualised definition of housing practices based on logics of access and use, as opposed to logics of exchange, and their impact on local and translocal socio-spatial dynamics. The session offers a space for critical debate on the state of the art in geographical research on policies and experiences for accessing housing beyond home-ownership. It is open to empirical and analytical contributions on both collaborative forms of housing (undivided, collective, dismembered ownership etc.) and on the geographies of policies aimed at promoting alternative tenures and their affordability over time. They include: - formal and informal housing experiences which embody a prefigurative and transformative character and which pur forward a systemic proposal in relation to housing policies on a more general scale; - new geographies of collaborative and non-speculative housing that privilege intersectional analyses, de/postcolonial approaches and/or a critical legal geography focus; - innovative urban practices and policies for promoting greater access to rental housing or for the cooperative recovery and management of existing housing stock. References Aalbers, M. (2016). The Financialization of Housing. A political Economy Approach, New York, Routledge. Brollo, B. e Celata, F. (2023), Temporary Populations and Sociospatial Polarisation in the Short-Term City. Urban Studies 60(10), pp. 1815–1832. Chiodelli, F. & Baglione, V. (2014). Living together privately: for a cautious reading of cohousing, Urban Research & Practice, 7:1, 20-34. Christophers, B.( 2020). Rentier Capitalism: Who Owns the Economy and Who Pays for It? London-New York: Verso. Ferreri, M. e Vidal, L. (2022) Public-cooperative policy mechanisms for housing commons, International Journal of Housing Policy, 22:2, 149-173 Festa, D. (2023). Politiche abitative emergenti, Affordable housing e proprietà urbana, Annali del Dipartimento MEMOTEF, Online First Articles. Filandri, M., Olagnero, M., e Semi, G., (2020). Casa dolce casa? Italia, un paese di proprietari, Bologna: il Mulino. Grazioli ,M. (2021). Housing, Urban Commons and the Right to the City in Post-Crisis Rome : Metropoliz, The Squatted Città Meticcia, Palgrave Macmillan. Jepma, M., Savini, F., e Coppola, A. (2024). Property and values: the affordability, accessibility, and autonomy of collaborative housing. International Journal of Housing Policy, 25(1), 170–192 Lancione, M. (2019). Radical housing: on the politics of dwelling as difference. International Journal of Housing Policy, 20(2), 273–289. Lang, R., Carriou, C., e Czischke, D. (2020). Collaborative Housing Research (1990–2017): A Systematic Review and Thematic Analysis of the Field. Housing, Theory and Society, 37 (1), 10-39. | abitare collaborativo; locazioni; rendita urbana. | ||||||||||||||||||||
80 | Non Attivata | 79 | Giovanni Baiocchetti; giovanni.baiocchetti@unibg.it; Università degli Studi di Bergamo; Simone Gamba; simone.gamba@guest.unibg.it; Università degli Studi di Bergamo; Alessandra Ghisalberti; alessandra.ghisalberti@unibg.it; Università degli Studi di Bergamo | Luoghi, relazioni e abitanti tra rigenerazione e innovazione: gli enti culturali come motori di reti sociali e mobilità trans-scalare | Gli enti culturali – università, fondazioni, musei – giocano un ruolo chiave nei processi di rigenerazione urbana e innovazione territoriale, operando sia in grandi metropoli che in centri di piccole e medie dimensioni. Questi enti non solo favoriscono atti di risignificazione simbolica, riqualificazione materiale e riorganizzazione funzionale degli spazi urbani (Ghisalberti 2018), ma attivano reti sociali e dinamiche di mobilità generando connessioni trans-scalari (Lussault 2007). Contribuiscono inoltre a ridefinire le geografie della conoscenza (Lazzeroni 2020), migliorare l’accessibilità (Stock 2006) e promuovere giustizia spaziale (Lévy et al. 2018), influenzando le politiche sostenibili dell’abitare (Perry e Wiewel 2005, Benneworth et al. 2017). L'internazionalizzazione e l’interconnessione di questi enti consentono di misurare il loro impatto in termini di produzione scientifica e tecnologica, mentre il loro ruolo nella trasformazione dei sistemi urbani risulta essere meno esplorato. In un contesto di competizione territoriale e crescente necessità di rispondere a sfide di co-abitazione, inclusione sociale e sostenibilità ambientale (Lussault 2024), la cultura umanistica emerge come strumento essenziale per la rigenerazione dei luoghi dell'abitare. Gli enti culturali, infatti, contribuiscono a porre nuove domande sul patrimonio da preservare, quale tessuto connettivo di valori sociali e di sostenibilità ambientale, governance urbana e co-gestione degli spazi ibridi, contrastando gentrificazione e turistificazione e stimolando creatività e resilienza nei territori vulnerabili. La Geografia offre un contributo essenziale all’analisi scientifica e alla riflessione critica attorno a questi processi, proponendo approcci teorici, metodi e strumenti applicativi per valutare l’impatto trans-scalare della co-abitazione e dei processi di co-progettazione di interventi di rigenerazione e innovazione. La sessione accoglie contributi teorici, metodologici ed empirici sul ruolo delle istituzioni culturali – università, accademie, centri di ricerca, fondazioni, musei, biblioteche, archivi, scuole – nella rigenerazione urbana e nell’innovazione territoriale. L’attenzione sarà rivolta a diverse forme urbane, dai grandi centri a quelli medio-piccoli o marginali, evidenziando le dinamiche sociali e le forme di mobilità. La sessione è organizzata in collaborazione con il gruppo di ricerca A.Ge.I sulla Geografia dell’Innovazione e dell’Informazione. Riferimenti bibliografici: Benneworth P., Pinheiro R., Karlsen J. (2017), “Strategic agency and institutional change: investigating the role of universities in regional innovation systems (RISs)”, Regional Studies 51 (2), 235-248. Ghisalberti A. (2018), Rigenerazione urbana e restituzione del territorio. Metodi e mapping di intervento in Lombardia, Mimesis, Milano. Lazzeroni M. (2020), Geografie dell’università. Esplorazioni teoriche e pratiche generative, Mimesis, Milano. Lévy J., Fauchille J.N., Povoas A. (2018), Théorie de la justice spatiale. Géographies du juste et de l’injuste, Odile Jacob, Parigi. Lussault M. (2007), L'homme spatial: La construction sociale de l'espace humain, Seuil, Parigi. Lussault M. (2024), Cohabitons. Pour une nouvelle urbanité terrestre, Seuil, Parigi. Perry D.C., Wiewel W. (a cura di, 2005), The University as Urban Developer. Case Studies and Analysis, Sharpe, New York. Stock M. (2006), “L’hypothèse de l’habiter poly-topique : pratiquer les lieux géographiques dans les sociétés à individus mobiles”, EspacesTemps, disponibile all'indirizzo: www.espacestemps.net/articles/hypothese-habiter-polytopique/. | istituzioni culturali, rigenerazione urbana, innovazione territoriale, reti sociali, mobilità trans-scalare | ||||||||||||||||||||
81 | Attivata | 80 | Anna Casaglia; anna.casaglia@unitn.it ; Università di Trento; Silvia Aru ; silvia.aru@unito.it; Università di Torino; Claudio Minca; claudio.minca@unibo.it ; Università degli Studi di Bologna | Exploring mobility regimes in ‘times of crises’: control infrastructures and frictions at the EU internal borders. | This session focuses on ‘mobility regimes’ – defined as the interplay between privileged mobility and the marginalised, restricted movements of the poor and powerless (Glick-Schiller & Salazar 2013, p. 188) – (Glick-Schiller & Salazar 2013) and the crises that traverse them. The session and aligns with the Congress theme by placing at the centre of its analysis the structural crises and growing inequalities of our ‘urban age’, directing attention to borders, spaces often overlooked yet profoundly revealing of these dynamics. connecting urban spaces with areas often considered at the margins: borders. Much of the literature on borders has focused on the external confines of the European Union (EU), this panel highlights that EU internal borders are still sites where the state manages individuals’ mobility (Casella Colombeau 2017), as evidenced by the regular and sometimes even permanent crises that keep being reproduced at these sites over the past two decades. By placing European internal borders at the center of its analysis, the session critically examines how spatial, social, legal, and political dynamics are articulated around binary categories such as local/global, citizen/foreigner, innovative/traditional, digital/analog, or legal/illegalnformal. Our approach to mobility at internal borders encompasses various forms of circulation, questions of mobility and immobility, aiming to understand these contingently as ‘regimes’. We consider both state and supranational power dynamics and the micro-dynamics at the heart of spatial-social relations. We also contribute to a historical understanding of the relationships between cross-border communities and the processes of interdependence between rural and urban environments. The session invites explorations of im/mobility at borders through two main questions: First, what types of border frictions (Côté-Boucher 2020) emerge at the intersection of issues of order, sovereignty, discretion, and arbitrariness in the implementation of admission and refusal procedures at EU internalSchengen borders? We invite reflections on: a) How the border can be understood as a state margin and a space of negotiation; b) how the everyday practices of mobility governance are being experimented through a contingent application of legal procedures and the social, racial, and gendered practices of border control. How can the border be understood as a state margin and a space of negotiation where practices of mobility governance are experimented everyday through a contingent application of legal procedures and the social, racial, and gendered practices of border control? Second, what materiality do the internal borders of the EU Schengen area continue to embody, despite the principle of free movement? We invite reflections on: a) the promises and compromises of mobility/control infrastructure (Dijstelbloem 2021; Gupta et al. 2018), including how they are deliberately or inadvertently rendered visible or invisible, as well as the question of accountability for those impacted by these systems; b)and on the archaeology of infrastructure, exploring the evolution of border control technologies – such as: the digital practices they entail, surveillance systems, former check points and telecommunication technologies. We welcome interdisciplinary perspectives and empirical studies that explore various forms of im/mobility at EU internal borders, focusing on the everyday practices shaping border access decisions, the negotiation and implementation of border infrastructure and digital technologies, as well as their impact on people on the move. We accept contributions in either Italian or English. | Mobility regimes, EU internal borders, frictions, infrastructure, crises. | ||||||||||||||||||||
82 | Attivata | 81 | Luisa Spagnoli; luisa.spagnoli@cnr.it; Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea – Consiglio Nazionale delle Ricerche (Isem-Cnr); Lucia Grazia Varasano; varasanoluciagrazia@gmail.com; Centro Studi Internazionali “Emilio Colombo” - Centro di Geomorfologia Integrata per l’Area del Mediterraneo (CSIE-CGIAM) | Un Think-tank net per mettere a sistema idee, visioni, azioni sul tema della rigenerazione dei territori. Verso la costruzione di una piattaforma interdisciplinare | Il Think Tank, comunemente indicato come strumento “user-friendly”, è da considerarsi una risorsa importante per i territori e per gli attori (studiosi, istituzioni, esperti, policy maker, comunità) coinvolti in un processo valorizzativo e di rigenerazione socio-territoriale. Anche interpretato come “catalizzatore di nuove opportunità di collaborazione e partnership” (Castagna, M., 2013, Pensare il territorio. I think tank e i nuovi attori delle politiche pubbliche territoriali, in “Ibidem. Dintorni”, 1), può essere inteso quale “mezzo” per agevolare il dialogo, la riflessione su temi di carattere territoriale, proponendosi come “serbatoio di pensiero e di relazioni” (Ibid.), in grado di gettare un ponte tra il mondo accademico e della ricerca e le istituzioni, le istanze locali e nazionali, la mobilitazione dal basso e il mondo politico. Per quanto riguarda il campo delle politiche territoriali, l’azione dei think tank, seppure valida, agisce ancora in maniera frammentaria, non fosse altro che per l’adozione di scale differenziate – locale e nazionale – le quali non convergono verso il comune obiettivo di trovare soluzioni a determinate problematiche territoriali e, soprattutto, intercettare il consenso dei decisori politici. Queste le ragioni per le quali il nostro intento consiste nel voler aprire una riflessione, coinvolgendo la più ampia comunità di geografi, su questioni, criticità di carattere socio-economico che affliggono, in particolare, le aree interne del Paese condividendo conoscenze, strumenti d’analisi, linee di azione e best practices, relativi ai singoli contesti indagati. Partendo da questo assunto, la sessione accoglie contributi diversificati rivolti specialmente all’individuazione e all’analisi di: - riflessioni teoriche che investono direttamente il ruolo del geografo e della disciplina nel dibattito sulla necessità di ricomporre i divari territoriali e sociali; - linee tematiche indagate a partire da singoli territori utili a intraprendere progetti di ricerca-azione e ipotesi di “pensatoi” nei differenti contesti a scala regionale; - politiche, strategie e misure specifiche avviate nei territori “marginali” e relativi effetti socio-economici e culturali prodotti sul territorio; - dinamiche “di transizione” in atto nelle aree interne con particolare attenzione ai percorsi di sviluppo e ai processi di rigenerazione generati dal basso. Il risultato atteso consisterà nella costruzione di una rete di geografi impegnati concretamente nella comprensione, analisi e osservazione delle dinamiche in atto nelle aree interne e nella creazione di valore per i territori attraverso l’instaurazione di “ponti e dialoghi” tra cittadini e istituzioni, e l’avvio processi di policy making per l’approdo a visioni territoriali strategiche. La finalità è la creazione di una rete di think-tank impegnati territorialmente a promuovere studi e analisi, e a dialogare con cittadini, istituzioni e decision makers nel tentativo di avviare processi rigenerativi. | Think tank, rigenerazione territoriale, processi di policy making, territori interni | ||||||||||||||||||||
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