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Dalla religiosità innata

alla preghiera di affidamento.

Suggerimenti

per disseppellire un tesoro

e lanciare una

Relazione affascinante.

CATECHISTA,

MA DIO COM’È?

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Fonti principali

M. TETTAMANTI, Per una pedagogia eucaristica 1, nel blog mariarosatettamanti.it

A. PEIRETTI, intervento tenuto durante la settimana “Liturgia ed educazione”, a Camaldoli, dal 14 al 19 luglio 2019.

U. LORENZI, Lasciate che i bambini vengano a me, in Arcidiocesi di Milano,

Servizio per la catechesi, Preghi con me?, Centro ambrosiano, Milano 2015.

P. MASTROCOLA, Leone, Einaudi, Torino.

M. TETTAMANTI, Pregare in famiglia, in Arcidiocesi di Milano, Servizio per la catechesi,

Comunità e famiglia generano nella fede, Centro Ambrosiano, Milano 2019.

M. ALETTI, La religiosità del bambino, Editrice LDC, Torino 1993.

G. COMO, Generati da una Parola di verità in Arcidiocesi di Milano, Servizio per la catechesi «Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi», Centro ambrosiano, Milano, 2017, pp.11 ss.

LINK PER LE SLIDE

mariarosatettamanti.it oppure catechesiedintorni.blogspot.com

Come disseppellire un tesoro e lanciare una Relazione.

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PREMESSA GENERALE: L’OTTICA DEL DISCORSO

OCCORRE ESSERE FEDELI A DIO

(cioè alla sua Parola, interpretata dalla Chiesa)

MA ANCHE ALL’UOMO

(creato a sua somiglianza, uguale ma anche diverso da Lui, e quindi portatore di capacità proprie che vanno

conosciute, rispettate e interpellate)

COME INDICATO DAL

Documento di base per la catechesi

consegnato dalla CEI alla Chiesa italiana all’inizio degli anni ‘70.

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Ho un ricordo di me molto nitido. Non avevo più di due o tre anni ed ero seduta nel seggiolino appeso al manubrio della bicicletta di mio papà. 

Lui teneva le mani sulle manopole e le sue braccia mi chiudevano in un quadrato magico di sicurezza e di affetto. Mi sembrava che la bicicletta fosse molto veloce e anche questo era eccitante; sentivo il vento sulle guance e la luce del sole giocava con me, costringendomi a socchiudere gli occhi. Insomma ero assolutamente, totalmente felice.

Ecco sei esperienze infantili molto significative

Prima esperienza: Le campane

Proiezione

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Ci fermavamo poi sulla piazza del paese ed entravamo in chiesa. Appena varcata la soglia, l’atteggiamento del papà cambiava: assumeva un’espressione fervida e seria, ma anche contenta, come se fosse a contatto con qualcosa di particolarmente rasserenante. Io capivo di essere in uno spazio abitato da Qualcuno. Il papà mi aiutava a tracciare il segno della croce, mi dava la mano e insieme scivolavamo in uno stanzino semibuio. Dal soffitto pendevano delle grosse corde: mio papà ne afferrava due, ne tirava una verso il basso e poi la lasciava andare, mentre spingeva in giù l’altra.

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E improvvisamente arrivava, 

fortissimo e allegro, 

il suono di una campana. 

Ogni volta mi sentivo sopraffatta da un sentimento sconosciuto.. come se con noi ci fosse Qualcuno che ci amava. 

Non capivo chi o che cosa fosse, ma c’era: era nel suono della campana, e ci sarebbe stato per sempre.

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Era la primavera del 1953, quando nel prato dietro casa mia trovai una mattina un gruppo di pratoline bellissime, che occhieggiavano tra lo smalto verde dell’erba nuova. “Chi le ha messe lì?” mi chiesi. Non lo sapevo, ma ero sicura che, chiunque fosse stato, lo aveva fatto per me. 

Non raccontai a nessuno il mio segreto, ma ancora oggi un prato cosparso da margheritine è capace d’immergermi in un’esultanza chiara e colma di luce.

Seconda esperienza

Le pratoline

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Ricordo i pomeriggi domenicali, quando mia zia mi portava in chiesa ai vespri. 

Mi stringevo a lei sulla panca, ma subito dopo arrivava il sonno traditore e mi entrava negli occhi. Allora appoggiavo il capo sul suo grembo e poco dopo i rumori si ovattavano e attutivano, le voci degli oranti sfumavano indistinte, il profumo leggero dell’incenso si mescolava all’odore di pulito del grembiule nel quale sprofondavo e tutto si confondeva in una piacevole sensazione di dolcezza e di calore, fluttuante di presenze benefiche e protettrici. 

Scivolavo nel sonno … 

ma forse si trattava di preghiera.

Il grembiule della zia

Terza esperienza

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Il filosofo Martin Buber distingue fra religiosità e religione

LA RELIGIOSITÀ

LA RELIGIONE

è un sentimento umano,

che si manifesta in espressioni

e forme diverse,

"materiato di stupore

e di adorazione

per l’esistenza di un assoluto". 

è un prodotto culturale

strutturato,

un insieme di dottrine,

di precetti,

di insegnamenti,

di riti,

di luoghi di culto,

di sacerdoti…

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Che cos’è la religiosità?

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Nel mito biblico delle origini

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Secondo la Bibbia, la religiosità sarebbe la nostalgia di Dio, in quanto, per l’uomo, è altro da sé: “Vogliamo essere come Lui”.

La religiosità è un’aspirazione, un desiderio di perfezione, la percezione di una mancanza

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Quando nasce la religiosità?

Leggiamo

Secondo la psicologia moderna, la religiosità nasce con la nascita del bambino

ed è un’esperienza comune a tutti i popoli e culture.

L’esperienza di essere chiamato per nome alla vita

è esperienza di religiosità.

 

Mi trovai su un crinale. Ciò che mi aspettava fuori mi attraeva, ma il grembo di mia madre con la sua calda seduzione mi diceva di restare. Che fare? Fu una voce a farmi finire di nascere, una voce conosciuta che pronunciava una parola: seppi che quello era il mio nome in quel preciso momento, perché dentro c’era il fascino della vita. Fu così che scivolai fuori, incontro alla luce, alla gioia, al dolore…

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Seconda esperienza di religiosità

Il neonato piange la fame, anche se non sa se avrà una risposta.

Sente un bisogno e il pianto è l’unico modo che ha per esprimerlo.

Un bambino non smette di piangere se gli si dice che il latte non c’è.

Il pericolo non è credere che non ci sia il pane

ma convincersi con una menzogna che non si ha fame.

Vivere il limite e chiedere aiuto è via per esperire la religiosità

Avevo fame, ma non sapevo parlare né camminare e nemmeno compiere gesti sensati. Avevo solo un mezzo per farmi sentire: era il pianto e lo usai con tutte le mie forze. Non sapevo se qualcuno mi avrebbe sentito e neanche se ci fosse per me del cibo, ma continuai a piangere la mia fame senza smettere, finché il mio pianto trovò la sua risposta. Non avrei potuto fare diversamente: la fame era lì, non se ne andava e io non potevo negarla, non potevo fingere che non ci fosse.

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Pochi secondi di silenzio per riflettere, sostituendo «pane» con «Dio» e guardando gli affreschi di Masolino e di Masaccio. Solo dopo leggiamo le parole rovesciate.

Il pericolo

non è credere

che non ci sia il pane,

ma convincersi

con una menzogna

che non si abbia bisogno di pane.

Nel primo caso, il dubbio fa parte della ricerca religiosa, nel secondo caso, ci si allontana

da Dio e si finisce

con il perdere tutto.

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Che cos’è la fiducia di base?

È il risultato positivo

delle prime esperienze di relazione tra la mamma e il bambino, il quale, dipendendo totalmente dagli altri,

vive la necessità dell’affidamento.

Se la madre dà risposte adeguate ai suoi bisogni,

se lo rispecchia con tenerezza,

il piccolo si sente accettato e sostenuto,

al sicuro,

degno di essere amato,

capace di tollerare le momentanee assenze dei genitori:

si fida di loro, è sicuro che risponderanno ai suoi bisogni (Erikson)

La fiducia di base o primaria, via (obbligatoria?) per la religiosità

Questa è la prima fase, nel neonato. È lo stadio dello specchio:

la prima rappresentazione di Dio è lo sguardo della mamma.

Ana Maria Rizzuto

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Le relazioni, esperienze di religiosità

Prima di tutto il bambino è orientato alla relazione

ed è proprio questo suo bisogno di relazione

a predisporlo all’incontro con Dio. (Kannheiser)

Numerosi fattori favoriscono lo sviluppo della religiosità infantile:

la relazione parentale,

il clima di famiglia (genitori, fratelli , nonni…),

la testimonianza dei genitori e il loro insegnamento,

le attività e le esperienze vissute in ambito domestico e fuori…

Nell’ambito degli scambi con i genitori viene elaborata l’immagine di Dio (A. M. Rizzuto) e la relazione con Lui.

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Il concetto di Dio arriva più tardi:

prima il bambino s’incontra con Dio

attraverso queste esperienze religiose del sentire…

come competenza emozionale.

L’intelligenza razionale infatti procede per problemi e soluzioni, mentre l’intelligenza emotiva rende capaci di stare davanti al mistero.

Il bambino è aperto al mistero, perché

la religiosità che lo abita lo rende aperto a Dio.

IL BAMBINO È CAPACE DI DIO. (Vedi relazione Lorenzi)

Vediamo altre vie che aprono per il bambino la via verso Dio.

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Anna dei miracoli

Per un bambino ciò che esiste deve avere un nome

Altre vie aprono a Dio: il nome delle cose

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Mamma e papà, la catechista, il don «fanno esistere» le cose e le persone materiali e spirituali chiamandole con il loro nome.

Il nome delle cose

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Io dirò per te luna

Io dico per te luna, io dico per te sole�Io chiamo per te il mondo con le mie poche parole�Con la voce più chiara, nella notte più cupa�La mia voce di mamma, di femmina, di lupa�Voce che bene dice, voce che solo ama�E tu sei già venuto ma lei ancora ti chiama�E quando sarai partito, nelle mie sere sole�Io dirò per te luna, io dirò per te sole.

Bruno Tognolini

Il nome delle cose

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Altre vie percorse dalla religiosità: la parola come esperienza del limite

La parola è dono di significati,

un potere sperimentato fin dai primi giorni di vita dal bambino.

Ma quando si fa esperienza di un linguaggio che non si compie mai del tutto,

quando c’è qualcosa che non riusciamo a dire

(per lo spazio / tempo del bambino è quotidianità)…

noi sentiamo che c’è Qualcosa di più profondo delle parole,

Qualcosa che va al di là,

Qualcosa che ci abita

e non è dicibile: anche questa è esperienza di religiosità.

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nasce nel bambino il pensiero simbolico

Il pensiero simbolico

Intorno ai due / tre anni…

* con lo sviluppo del lessico e il

* possesso e padronanza del linguaggio…

Questa concomitanza dice che la parola non basta, perché il bambino è irriducibile al naturale

(es. le manine rosa di Blanche)

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Blanche è una bambina di origine africana e fino a qualche anno fa frequentava una scuola dell’infanzia italiana. Un giorno i bambini della sua sezione vennero invitati dalla maestra a tracciare il contorno delle loro manine e a colorarle. 

Blanche disegnò correttamente la sagoma delle sue mani e al momento di dipingerle prese il colore rosa. La sua maestra però non voleva: la piccola Blanche era una bambina di colore, nera come un carboncino, perciò doveva usare il colore marrone. 

La bimba non sentì ragioni: pianse, urlò, non volle calmarsi. Le maestre furono costrette a chiamare la mamma, che la portò a casa. Da quel giorno Blanche non tornò più a scuola: sapeva di essere nera, ma scegliendo il colore rosa voleva creare un’altra realtà, una realtà alternativa al reale, di cui in quel momento sentiva la necessità.

Il pensiero simbolico

Un primo esempio

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Blanche non si rassegnava alla realtà

Il pensiero simbolico

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Un secondo esempio

da «Famiglia cristiana»

Una nonna preoccupata chiede alla psicologa Zattoni Gillini se è accettabile che la nipotina giocando cambi la realtà. L’esperta risponde affermando che Lidia conosce la realtà, ma nel gioco si affida al pensiero simbolico per trasformarla secondo i suoi desideri e bisogni, lavorando così su identità e affettività.

Il bambino è irriducibile al reale.

L’uomo non si rassegna alla realtà

Il pensiero simbolico

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Ma che cosa sono i simboli?

Il simbolico è un modello di conoscenza che indica «altro».

Attraverso i simboli si attinge

ai significati profondi.

I simboli

possono rappresentare

l’invisibile

e dargli concretezza, rispondendo a un

bisogno profondo

del bambino

Nei simboli abita

qualcosa di interiore,

di spirituale,

che trova espressione

in qualcosa

di corporeo e materiale

I simboli vanno agiti

Il pensiero simbolico

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…CIOÈ ALLO SVILUPPO DELLA PREGHIERA

NEI BAMBINI

E arriviamo così alla seconda parte

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Salmo 131

Signore, non si esalta il mio cuore�né i miei occhi guardano in alto;�non vado cercando cose grandi�né meraviglie più alte di me.

Io invece resto quieto e sereno:�come un bimbo svezzato in braccio a sua madre,�come un bimbo svezzato è in me l'anima mia.

Israele attenda il Signore,�da ora e per sempre.

Incominciamo pregando: legge il conduttore in modo espressivo; i partecipanti seguono, pregando in silenzio.

Preghiera

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VUOI LAVORARE TU ORA?

Sei invitato a disegnare Dio nello spazio sottostante. Se pensi che non sia possibile, puoi scrivere NON SI PUÒ. Poi, se vuoi, potrai presentare agli altri il tuo lavoro e le ragioni di ciò che hai o non hai disegnato.

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PREMESSA n. 1

QUANDO UN ADULTO DISEGNA DIO, LO FA RICORRENDO A DEI SIMBOLI.

I BAMBINI INVECE? Vedremo…

PREMESSA n. 2

Secondo voi, la solista che ha letto il salmo ha pregato? Chiediamolo a lei.

«No, non ho pregato, perché non mi sono messa in relazione con Dio: ho solo letto con espressività»:

«LA PREGHIERA O É RELAZIONE O NON É PREGHIERA». 

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P

R

E

G

H

I

E

R

A

DIO

R

E

L

A

Z

I

N

E

O

BAMBINO

APPROFONDIAMO L’ARGOMENTO: se la preghiera è relazione, si basa sulla comunicazione e quindi prevede degli emittenti e dei riceventi.

Sviluppo della preghiera infantile

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P

R

E

G

H

I

E

R

A

DIO

R

E

L

A

Z

I

N

E

O

BAMBINO

CERCHEREMO

DI CAPIRE…

a) COME E’ VISTO

DIO DAI BAMBINI

b) COME SI SNODA LO

SVILUPPO RELIGIOSO

NELL’ETÀ EVOLUTIVA

c) QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DELLA PREGHIERA INFANTILE

Sviluppo della preghiera infantile

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fantastica su di Lui

e quando incomincia a disegnare lo rappresenta

Dai due anni il bambino che sente parlare

di Dio

4 anni

a) DIO: COME LO VEDONO I BAMBINI

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Sviluppo dell’immagine di Dio

4 anni

BAMBINA IN AFFIDO

CRISTIAN

Sviluppo dell’immagine di Dio

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5 anni

GAIA

Sviluppo dell’immagine di Dio

Sviluppo dell’immagine di Dio

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5 anni

STEFANO

Sviluppo dell’immagine di Dio

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NEL PERIODO IN CUI IL BAMBINO RITIENE ONNIPOTENTI I GENITORI,

ATTRIBUISCE L’ONNIPOTENZA ANCHE A

DIO.

Il bambino

tende a percepire Dio

secondo modalità

apprese dalla propria esperienza

e a descriverlo

con categorie

e schemi umani:

Dio non è diverso dal papà o comunque dai genitori.

In sintesi

Si tratta di un tipo di interpretazione chiamata

antropomorfica

Sviluppo dell’immagine di Dio

Dai 3 ai 6 anni

5 anni

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Ma i bambini non sentono parlare soltanto di Dio… Come possono cogliere la differenza fra Dio o Gesù e i personaggi delle fiabe e dei cartoni animati?

La realtà di Dio,

rispetto agli oggetti della fantasia,

è confermata al bambino dall’ambiente,

dove ci si rivolge a Lui (per questo è importante vedere gli adulti che pregano).

Importanti sono anche le immagini: meglio non usare i cartoni animati.

Sviluppo dell’immagine di Dio

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Per questo nei sussidi abbiamo un’immagine stabile e verosimile di Gesù.

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PASSIAMO ORA

AI 7/8 ANNI

PRIMO ANNO

DI CATECHESI

Sviluppo dell’immagine di Dio

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ECCO ALCUNI DISEGNI DI DIO REALIZZATI DA BAMBINI DI 7-8 ANNI 

VEDIAMOLI INSIEME

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ECCO I TRATTI COMUNI A TUTTI I DISEGNI DEI BAMBINI

DIO HA SEMPRE UN CORPO

CARATTERISTICA DELL’ANTROPOMORFISMO

DIO È SEMPRE SORRIDENTE

È FELICE

Sviluppo dell’immagine di Dio

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CARATTERISTICA COMUNE A QUASI TUTTI I DISEGNI

DI DIO DEI BAMBINI

DI 7-8 ANNI  

DIO 

è GRANDE

(è rappresentato più alto delle case, con la testa che arriva fino alle nuvole, alla stessa altezza del sole… occupa tutta la pagina e così via) 

Sviluppo dell’immagine di Dio

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CARATTERISTICA COMUNE A QUASI TUTTI I DISEGNI

DI DIO DEI BAMBINI

DI 7-8 ANNI  

DIO TIENE LE BRACCIA 

APERTE

(Dio vuole abbracciare tutti)

Sviluppo dell’immagine di Dio

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CARATTERISTICA COMUNE A QUASI TUTTI I DISEGNI

DI DIO DEI BAMBINI

DI 7-8 ANNI  

DIO 

HA GLI OCCHI

GRANDI

(Dio vede tutto)

Sviluppo dell’immagine di Dio

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CARATTERISTICA COMUNE A MOLTI DISEGNI

DI DIO DEI BAMBINI

DI 7-8 ANNI  

DIO è IL CREATORE

(è circondato dalle sue creature: stelle, luna, sole, ecc…) 

Sviluppo dell’immagine di Dio

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CARATTERISTICA COMUNE A MOLTI DISEGNI

DI DIO DEI BAMBINI

DI 7-8 ANNI  

DIO è UN RE

(viene rappresentato con la corona sulla testa) 

Sviluppo dell’immagine di Dio

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CARATTERISTICA COMUNE A MOLTI DISEGNI

DI DIO DEI BAMBINI

DI 7-8 ANNI  

DIO è SANTO

(viene rappresentato con un’aureola sul capo) 

Sviluppo dell’immagine di Dio

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DIO è LUCE

(è circondato da raggi)

DIO è AMORE

(è accompagnato da disegni di cuoricini)

CARATTERISTICA COMUNE A MOLTI DISEGNI

DI DIO DEI BAMBINI

DI 7-8 ANNI  

Sviluppo dell’immagine di Dio

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DIO HA ALI DA

ANGELO

O …

DA WINX?

(Dio è magico come le winks)

CARATTERISTICA COMUNE A MOLTI DISEGNI

DI DIO DEI BAMBINI

DI 7-8 ANNI  

Sviluppo dell’immagine di Dio

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DIO HA LE CARATTERISTICHE

PIÙ BELLE

DI ENTRAMBI

I GENITORI:

i bambini, disegnando Dio, di solito non fanno differenze di genere.

Posso disegnare Dio come una donna?

Chiedono a volte le bambine: che cosa vuol dire secondo voi?

 

Sviluppo dell’immagine di Dio

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«Io penso che Dio 

è come

la Madonna» 

ha detto una bambina e poi ha spiegato, con un bel sillogismo:

«Dio è figlio di Maria:

i figli assomigliano alla mamma,

allora Dio assomiglia alla Madonna»

QUESTO CI RICORDA DI NON DIMENTICARE CHE TUTTI I BAMBINI DI QUESTA ETA’ UNISCONO MENTALMENTE  DIO  E GESÙ, CONFONDENDOLI.

(«Chi ha creato il mondo?»  «Gesù». 

Oppure: «DISEGNO DIO»)

Sviluppo dell’immagine di Dio

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POCHI BAMBINI DI QUESTA ETA’ DISEGNANO DIO RICORRENDO ALL’ICONOGRAFIA TRADIZIONALE, PERCHE’ IN GENERE ANCORA NON LA CONOSCONO: LE COSE CAMBIERANNO PIU’ AVANTI, QUANDO SARANNO IN QUINTA.

COMPLESSIVAMENTE…

 

PER I BAMBINI DI 7-8 ANNI DIO E’ COME UN UOMO (O UNA DONNA), MA HA ANCHE DELLE QUALITA’ DIVERSE, DA “SUPERUOMO” CON POTERI MAGICI.

Sviluppo dell’immagine di Dio

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CHE COSA FA DIO NEI DISEGNI DEI BAMBINI 

DI 7-8 ANNI?  

DIO PREGA

CAMMINA

SULLE NUVOLE

FA LA LUCE

VOLA

VUOLE BENE

MUORE

ABBRACCIA

FA LE MAGIE

CREA

(«Fa le cose»)

REGNA

(«Fa il re»

MANGIA

Sviluppo dell’immagine di Dio

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DA ULTIMO…

QUANDO I BAMBINI ESPRIMONO GIOIA E CURA

NELL’ESECUZIONE DEL DISEGNO DI DIO…

SOLITAMENTE MANIFESTANO L’ESISTENZA DI UN RAPPORTO AFFETTIVO CON LUI.

COMPLESSIVAMENTE… 

DIO COMPIE LE AZIONI CHE FANNO GLI UOMINI, MA FA ANCHE  COSE CHE GLI UOMINI NON SANNO E NON POSSONO FARE.

Un disegno come questo, invece, di solito non mostra ancora una relazione affettiva significativa: «Dio è come un uomo, è grande, è felice, ma ha poco a che fare con me». Sarà la catechesi a mettere iil bambino a contatto con Dio.

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ATTRIBUTI DI DIO RICONOSCIUTI DAI BAMBINI DI 7-8 ANNI

Dio è bello e buono come mamma e papà, 

è felice,

è grande, 

è un re, 

è santo,

è luminoso, 

qualche volta ha la barba; 

Dio Padre e Gesù sono la stessa persona.

(Dio/Gesù assomiglia alla Madonna). 

AZIONI DI DIO RICONOSCIUTE DAI BAMBINI DI 7-8 ANNI

Dio ha creato il mondo,

vola nel cielo con le ali,

cammina sulle nuvole,

fa la luce,

fa le magie,

fa le cose che fanno i re,

prega,

mangia,

 ama e vuole abbracciare tutti,

 è morto sulla croce. 

COMPLESSIVAMENTE…

DIO E’ COME UN UOMO (O UNA DONNA), MA HA ANCHE DELLE QUALITA’ DIVERSE, DA “SUPERUOMO” CON POTERI MAGICI.

DIO COMPIE LE AZIONI CHE FANNO GLI UOMINI, MA FA ANCHE  COSE CHE GLI UOMINI NON SANNO E NON POSSONO FARE.

SINTESI

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LO SVILUPPO DELL’ANTROPOMORFISMO INFANTILE

4 Solo a 11/12 anni

il bambino arriva a un

adeguato concetto di Dio

come puro Spirito.

3/6 anni

7/8 anni

9 /10 anni

1. Antropomorfismo

fisico

(Dio non è diverso

dal papà)

2. Super antropomorfismo

Dio presenta anche caratteristiche diverse dagli uomini: grandezza, santità, luminosità, magia, superpoteri. N.B. Questo tipo di rappresentazione, in una buona percentuale di bambini (30%?), si protrae oltre i 9 anni.

3. Pseudo antropomorfismo.

Il bambino, quando gli si chiede di disegnare Dio Padre, dice: «Non posso, perché Dio NON ha il corpo, non si può vederlo, non si può toccarlo, non muore, non si ammala mai… Allora disegno Gesù, che è Dio». 

Si tenga conto che nei bambini con disabilità intellettive anche lievi questa evoluzione è generalmente rallentata: sarà quindi importante capire in quale momento dello sviluppo il bambino si trova per aiutarlo a passare al gradino successivo. .

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DALLO SVILUPPO COGNITIVO

E LA PREGHIERA

DELLO SVILUPPO RELIGIOSO

IL CONCETTO DI DIO

fanno parte

Il quale fa parte

e in parte dipende

Jean Piaget, biologo, filosofo, psicologo e pedagogista svizzero 

b) IL BAMBINO: COME SI SVILUPPA IL SUO PENSIERO RELIGIOSO?  

studiato soprattutto da

concetto di Dio

preghiera

sviluppo

religioso

sviluppo

cognitivo

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Secondo te, quale disegno rappresenta meglio lo sviluppo cognitivo di un bambino?

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VERIFICA

L’evoluzione cognitiva procede con un andamento a spirale, cioé̀ non linearmente diretto alla meta né avvolto su sé stesso: il processo di crescita infatti conosce continui avanzamenti, ma facilmente comprende anche delle regressioni.

 

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I QUATTRO PERIODI DELLO SVILUPPO COGNITIVO

SECONDO PIAGET

QUATTRO PERIODI

N.B. Lo sviluppo così scandito nel tempo  non riguarda i bambini con disabilità intellettive. 

Periodo senso motorio

(0/2 anni)

Il bambino conosce l’ambiente attraverso le percezioni sensoriali e il movimento. 

Periodo pre-operatorio

(2/6 anni).

Età dell’egocentrismo mentale e della 

pre-causalità, aspetti che si prolungano facilmente anche nell’età seguente.

Periodo operatorio concreto

(Da 6/7/8 a 10/11 anni.)

Il bambino stabilisce relazioni tra gli oggetti, attraverso 

 operazioni di classificazione o seriazione; 

usa i  nessi di causalità e comprende punti di vista diversi. 

Periodo operatorio formale

 (11/12 anni). Il ragazzino acquisisce le  capacità intellettive logiche proprie dell’adulto

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ANIMISMO

FINALISMO

ARTIFICIALISMO

MAGISMO

DALL’EGOCENTRISMO E DALLA PRE-CAUSALITÀ DIPENDONO

ALCUNI ASPETTI DELLO SVILUPPO RELIGIOSO INFANTILE

N.B. QUESTI ASPETTI SI PROLUNGANO OLTRE

IL SUPERAMENTO DI EGOCENTRISMO E PRE-CAUSALITÀ, ANCHE NEI BAMBINI CHE NON PRESENTANO DISABILITÀ.

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Dall’incapacità di trovare spiegazioni causali agli eventi,

nasce nel bambino la tendenza spontanea

ad attribuire all’universo inanimato

e agli avvenimenti del mondo esterno

vita, coscienza e intenzionalità benefica o malefica.

propensione

animistica

Sviluppo della propensione animistica

Prima dei 6/7 anni: per un bambino

sono viventi le cose inanimate se

hanno un utilizzo (ad esempio la bicicletta quando va o la candela quando è accesa per illuminare); possiedono una coscienza (cioè consapevolezza e intenzionalità) gli oggetti che si muovono o partecipano a un’azione dinamica.

Dopo i 6/7 anni e fino ai 10: per i bambini hanno coscienza e vivono le cose con movimento proprio (piante, animali, ma anche gli astri) ma non più quelle mosse dagli uomini.

A 11/12 anni: hanno coscienza solo gli animali; hanno vita animali e piante.

Sviluppo religioso infantile

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Esiste una giustizia immanente nella natura,

che segue delle leggi morali,

protegge e premia i buoni, ma punisce

le azioni cattive: dinanzi ai fatti negativi,

facilmente il bambino attribuisce agli oggetti un'intenzione punitiva.

Più avanti, e spesso per un errato intervento degli adulti, la punizione è attribuita a Dio.

Solo a 10/11 anni si comprende il concetto di Provvidenza che non interviene direttamente a modificare le leggi del creato.

Tendenza finalistica

Ecco, ti sta bene.

Dio castiga i bambini cattivi come te!

Sviluppo religioso infantile

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Il bambino

è portato a immaginare

ogni cosa come fabbricata da qualcuno

per qualcuno.

Nella creazione

del mondo, il bambino

pensa che Dio

abbia preso qualche cosa,

l’abbia manipolata

e abbia fabbricato le stelle, la terra, gli animali... l'uomo.

attitudine artificialistica

Chi l’ha fatto?

CHI L’HA

FATTO?

Sviluppo religioso infantile

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Il bambino tende ad attribuire

ad azioni e gesti

effetti sproporzionati,

cioè un potere magico

a vantaggio personale.

Si aspetta risultati fulminei, prodigiosi,

attribuendo alla preghiera

un'efficacia immediata.

Inclinazione magica

Se diciamo bene le preghiere,

la nonna guarirà!

Sviluppo religioso infantile

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IL MAGISMO: vediamolo meglio

CHE COS’È

l’attribuzione di poteri magici a Dio e alla preghiera.

È CAUSATO

dall’incontro con avvenimenti e comportamenti

incomprensibili per il bambino.

INFLUENZA…

*la concezione di Dio 

*il comportamento religioso in generale 

*la preghiera. 

ETÀ DELL’INSORGENZA

6/8 anni

SUPERAMENTO

9 / 11 anni

con la comprensione delle relazioni causali tra i fenomeni.

 

 

Il superamento è più facile e precoce nei figli di genitori praticanti e nei bambini seguiti in catechesi con metodi adeguati.

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L'educazione

da una parte non può prescindere dai tratti peculiari del modo di «ragionare» dei bambini e dai loro livelli cognitivi (pensiero pre-causale, concreto, antropomorfico, artificialistico, animistico, finalistico, magico).

dall’altra evita di arrestare la visione del bambino a livelli infantili.

Occorre incoraggiare la curiosità,

proporre esperienze concrete (il b/o impara facendo)

rispondere in modo adeguato agli interrogativi,

utilizzando un linguaggio semplice e concreto,

con riferimenti a persone, oggetti, dettagli …

Conclusione

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Quando non c’ero ancora,

dov’ero?

La suora ha detto che prima di creare il mondo c’era solo Dio.

Ma prima prima?

Catechista, Dio

sta in alto come il soffitto?

Ma Dio com’è? Com’è la sua faccia?

In particolare… L’importanza delle domande

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Le domande dei bambini non vanno soffocate,

ma custodite, tenute vive e attraversate.

Sono preziose: aprono cammini.

Il brusio interiore in cui germoglia la fede

si nutre di domande.

Risposte sbagliate e risposte adeguate

Non ti preoccupare,

non puoi capire per ora …

Capirai quando sarai grande

Tu che cosa ne dici?

Che cosa pensi tu?

Pensiamoci ancora

un po’…

Domandare è costitutivo della crescita.

L’importanza delle domande

Ora ti spiego tutto io

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Un esempio

Zia, ma Dio dov’è? Io non lo vedo!

Infatti Dio non si vede

CUSTODIRE LA DOMANDA

PIÙ AVANTI, IMPARANDO IL “PADRE NOSTRO”, LA BAMBINA PENSERÁ CHE DIO ABITA IN CIELO E POI CON LA CATECHESI IMPARERÁ CHE DIO É DAPPERTUTTO E ABITA NEL NOSTRO CUORE.

L’importanza delle domande

1

2

3

LA BAMBINA DISEGNA DIO

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c) LA RELAZIONE: LA PREGHIERA INFANTILE

L’identità umana

è essenzialmente di tipo relazionale

“È proprio il bisogno di relazione a fare del bambino un essere religioso e dunque a predisporlo all’incontro con Dio”. (F.F.Kanneiser)

(Ricordiamo il discorso sulla fiducia di base e il sentimento di riconoscenza che l’accompagna)

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C’è sempre,

non ci lascia mai soli,

vede anche i pensieri

e i sentimenti,

ci vuole bene.

Com’è Dio per il bambino dal punto di vista relazionale?

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DA QUESTO MOMENTO CI FACCIAMO ACCOMPAGNARE DA LEONE, UN BAMBINO CHE PREGA DOVUNQUE SI TROVI.

È IL PROTAGONISTA DEL LIIBRO OMONIMO DELLA SCRITTRICE PAOLA MASTROCOLA.

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�Leone ha capito molto bene che la preghiera è relazione e quindi, con la concretezza e il pensiero immaginifico propri dei bimbi, pensa d’incontrare Gesù sulla panchina immaginaria di un giardino altrettanto immaginario.

E tu, come pregavi da bambino? Cerca nella tua memoria: se vuoi ne puoi parlare, altrimenti rimarrà un dolce ricordo dentro di te.

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La mamma di Leone, uscendo da un negozio di abbigliamento, trova il figlio inginocchiato sul marciapiede, con la testa china e le mani giunte: Leone sta pregando in mezzo alla gente che passa! La donna è molto imbarazzata e contrariata… 

(pp. 16 e 17).

Che cosa faresti tu, al posto della mamma di Leone? 

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Ma allora da chi ha imparato a pregare Leone? Dalla nonna, che gli ha insegnato le formule di preghiera della Tradizione, ma non solo… Ecco un dialogo tra Leone e la nonna. 

E tu, da catechista, come spiegheresti la bellezza e l’importanza delle formule di preghiera della Tradizione, che non piacciono ai bambini perché sono ripetitive?

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LA PREGHIERA SPONTANEA PER I BAMBINI INVECE…

…É ESSENZIALMENTE UNA PREGHIERA DI DOMANDA

Infatti, se si chiede a un bambino che cos’è la preghiera, risponde dicendo quando prega, come prega, per chi prega, che cosa chiede.

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Si coniuga con

PERCHÉ PREGHIERA DI DOMANDA ?

A CAUSA DELLA

FRAGILITÀ INFANTILE

L’ATTEGGIAMENTO È

RAFFORZATO

DALL’ABITUDINE FAMILIARE

DICIAMO UN PREGHIERINA PER IL NONNO CHE NON STA BENE… PER IL PAPÀ E LA MAMMA CHE… PER…

che provoca una totale dipendenza dall’adulto:

il bambino è tutta una richiesta

La preghiera di domanda dei bambini

LE FORMULE

DELLA

TRADIZIONE

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I CONTENUTI DELLA PREGHIERA DI DOMANDA

MA LA PREGHIERA DI DOMANDA È UNA PREGHIERA DEBOLE,

O, PEGGIO ANCORA, EGOISTICA?

GESÚ, FA’ CHE LA MAESTRA FA UN INCIDENTE COSÍ NON CI FA FARE LA VERIFICA… FA’ CHE IL PAPÁ PORTA A CASA TANTI SOLDI COSI’ LA MAMMA NON LITIGA… FA’ CHE LA NONNA VINCE AL SUPERENALOTTO COSI’ MI COMPRA LA PLAYSTATION N. 10… FA’ CHE SO LA STORIA SENZA STUDIARLA… FA’ CHE LAURA DIVENTA LA MIA FIDANZATA… FA’ CHE IL MIO CRICETO CHE E’ MORTO VA IN PARADISO…  

La preghiera infantile

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Che cosa ne pensa il Papa?

“Gesù, nella preghiera, non vuole che smorziamo le domande e le richieste imparando a sopportare tutto. Vuole invece che ogni sofferenza, ogni inquietudine si slanci verso il cielo e diventi dialogo. (…) nessuno di noi è tenuto ad abbracciare la teoria che la preghiera di domanda sia una forma debole della fede, mentre la preghiera autentica sarebbe la lode pura... No, questo non è vero. La preghiera di domanda è autentica, è un atto di fede in Dio che è il Padre, che è buono, che è onnipotente. È un atto di fede in me, che sono povero, peccatore, bisognoso. E per questo la preghiera per chiedere qualcosa è molto nobile.”

«A DIO POSSIAMO CHIEDERE TUTTO» diceva il teologo Giovanni Moioli

La preghiera di domanda

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MA ECCO DI NUOVO IL NOSTRO LEONE

pp. 172, 173, 178, 179, 180.

Un giorno, all’uscita dal cinema, Leone viene sorpreso a pregare da alcuni amici della mamma e dai loro bambini, che lo fotografano con lo smartphone. Il giorno dopo a scuola gli amici lo canzonano pesantemente e continuano a schernirlo per interi mesi. Quando si ammala la madre di Lorenzo, il capo indiscusso dei piccoli bulli, Leone, preso dalla compassione per la tristezza del compagno, prega per la sua guarigione. La mamma ammalata guarisce. 

Leone diventa allora un eroe: tutti i compagni gli affidano piccoli e grandi desideri, lui prega e sembra proprio che Dio lo esaudisca sempre. Arriva il torneo di minibasket: Leone prega, all’inizio la sua classe vince, ma poi, durante l’ultima partita, perde rovinosamente. Di nuovo Leone viene bullizzato: i compagni inveiscono contro di lui, gli danno spintoni, gli rovesciano la borsa per terra, tirano le sue scarpe il più lontano possibile così lui deve correre a riprendersele… 

Leone

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CHE COSA È SUCCESSO?

P

M

R

A

E

H

G

G

I

I

E

A

R

A

*

*

*

*

*

*

*

*

*

*

*

*

*

*

I bambini hanno confuso la ……… con la …..

Trova le due parole anagrammate.

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LA DIFFERENZA TRA PREGHIERA E MAGIA È SOPRATTUTTO NELL0…

è supplica fiduciosa

e confidente,

è lotta, ma anche

disponibilità alla sua volontà

SCOPO

l’atto magico

vuole piegare la divinità al proprio volere

preghiera

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Leone ha pregato

si deve vincere

non si vince?

o Leone non ha pregato bene

o la preghiera non serve

Diagramma

di flusso

Questo atteggiamento è rinforzato dal principio di reciprocità proprio della fase dello sviluppo del giudizio morale dei bambini di questa età: «Io ti do perché tu mi dia»

Preghiera e magia

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E LEONE?

Dopo la sconfitta al torneo di minibasket, la vita sembrò accanirsi contro Leone. Se prima tutto ciò che chiedeva per i compagni sembrava avverarsi, ora succedeva il contrario. Maddalena, la bambina di cui era segretamente innamorato, non gli sorrideva più, la situazione di Carlotta, una compagna immersa in un clima di violenza familiare, peggiorò e perfino l’unico amico che aveva cambiò scuola e abitazione ...

«Leone rivolse allora a Gesù una preghiera piena di rabbia (...)�- Pensavo che eravamo amici. Ti ho chiesto di farci vincere il torneo, e tu? Adesso che siamo soli me lo dici perché ci hai fatto perdere? Ci bastavano tre punti ... Era troppo?�Mi serviva, se vincevamo. Magari me li facevo amici, i miei compagni, magari mi volevano più bene… E adesso questa cosa di Carlotta ... Ti avevo chiesto che suo padre la smettesse, di dar botte ... Me lo dovevi fare, questo, era importante ... Eri mio amico… Per non parlare di Maddalena Coltri, lasciamo perdere … Però adesso a me non mi va più di pregarti. Ecco, tutto qui. Volevo dirtelo. Ti prego, fammi smettere. Facciamo che tu eri sempre mio amico, ma io adesso non ti pregavo più».

Leone

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Tutti i bambini passano attraverso situazioni come questa: «Soprattutto tra i 6-8 anni il bambino mostra di credere nell’efficacia immediata e materiale della preghiera, purché eseguita secondo l’osservanza scrupolosa di certi gesti rituali» (Aletti). Si tratta di un momento delicatissimo, sospeso tra lo sconfinare di un desiderio di sicurezza, che vorrebbe Dio disponibile a risolvere ogni problema e a rispondere ad ogni voglia, e lo scontro duro contro i tanti limiti che la vita propone, ai quali nemmeno Lui risponde. La posizione del bambino in questa situazione può assumere due esiti diversi. Il primo consiste nel non arrendersi e passare alla fase della contrattazione: Gesù non mi ascolta perché non gli do niente in cambio, proverò a offrirgli qualcosa, cioè qualche rinuncia o qualche azione che penso gli possa far piacere (sarò gentile con la nonna, aiuterò i genitori, studierò di più, non mangerò tanti dolci…) Purtroppo però spesso anche in questo caso la preghiera fallisce il suo scopo. Il secondo esito è quello purtroppo scelto dai compagni di Leone: essi abbandonano quel barlume embrionale di fede che li aveva sorretti e non credono più né nella forza della preghiera né in Dio. Leone invece, deluso dal comportamento di Gesù, decide di non pregare più, pur continuando a credere in Lui. In ambedue i casi la delusione per il tradimento di Dio è grande.

Leone

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I bambini vanno sostenuti

NO

al dolore

al pianto

al lamento

alla rabbia

alla chiusura

del rapporto

con Dio

QUANDO LA PREGHIERA DELUDE

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LA STORIA DI LEONE CONTINUA…

“Erano lì tutti. E a un certo punto Carlotta Ripetti disse forte: Preghiamo? (…) Aveva quasi urlato. Tanto che la maestra Guadalupi le chiese di abbassare il volume, le venne automatico, come faceva in classe quando c’era chiasso. (…) Fu come il segnale di partenza. Sembrò che tutti non aspettassero che quella parola magica, come se l’avessero sempre saputo che a un certo punto sarebbe stata pronunciata.”

Passano altri giorni e la gente che prega aumenta, ma …

“La pioggia non smise di cadere, ma nessuno era turbato dal fatto che le preghiere non servissero. Continuarono a pregare. Era strano. Era come se non si aspettassero nulla da quel loro pregare. Pregavano, e in quel pregare stesso trovavano la loro pace.” (pp. 203, 2014, 211)

Il tempo passa e i compagni continuano a schernire Leone, finché un giorno incomincia a piovere e non smette più. Le scuole vengono chiuse e la gente non esce più di casa. Dopo quattordici giorni di pioggia e il primo annegato, quando le abitazioni dei piani terreni si allagano, tutti incominciano ad avere paura. Il quindicesimo giorno alcuni compagni di classe vanno alla spicciolata a trovare Leone e ben presto la sua casa è invasa da una folla di persone. 

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È la scoperta della preghiera inutile, cioè della preghiera gratuita. È ancora preghiera di domanda ma la sua soddisfazione non è più così importante: pregando insieme, tutti hanno capito che qualunque cosa succeda Lui c’è e in questo esserci solidale e buono c’è la sua risposta positiva. Se la pioggia cesserà bene, se non cesserà non sarà a causa del suo tradimento.

ALLORA LA PREGHIERA DIVENTA LODE, RINGRAZIAMENTO,

CONTEMPLAZIONE AFFETTIVA

…E LA PREGHIERA DI DOMANDA DIVENTA IL LUOGO IN CUI SI DESIDERA E SI CHIEDE CIÒ CHE DIO DESIDERA PER NOI.

È LA PREGHIERA DEL PADRE NOSTRO

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SUGGERIMENTI PEDAGOGICI

i bambini devono passare da … a …

ANTROPOMORFISMO

SPIRITUALITÀ DI DIO

PREGHIERA MAGICA

PADRE NOSTRO

PAZIENZA

LINGUAGGIO ADEGUATO

Durante il cammino ci vogliono…

e un

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QUALCHE ESEMPIO PER IL LINGUAGGIO

 

Diciamo: “Gesù ha il corpo” e “Dio parla al cuore senza parole”.   

Non accentuiamo gli aspetti miracolistici dei gesti di Gesù, ma accompagniamo il racconto sottolineando soprattutto l’amore, la compassione, la condivisione della sofferenza da parte del Signore 

Non diciamo “Dio ti ha castigato”, ma “Dio è sempre con noi, ci vuole bene. Lui sa di noi anche quello che noi non sappiamo e ci manda solo cose buone, che servono a farci crescere, a renderci forti e felici. È bello stare con Lui, perché anche le cose più difficili e dolorose diventano facili e sopportabili …  anche se a volte non sembra”. 

La fede è spesso “anche se a volte non sembra” e vale la pena di dirlo subito ai bambini, perché imparino presto ad andare al di là delle apparenze, a cercare ciò che conta, a trovare il Signore anche con un po’ di fatica, a credere nonostante.

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Occorre aiutare i bambini a scoprire spazi interiori

a cui accedere attraverso le porte

dei sensi,

del movimento,

del gioco,

scoprendo la sorgente del “silenzio pieno”,

cioè frequentato

dalla Parola e dalla presenza di Dio.

Occorre avvolgere i bambini di ascolto e di stupore,

in modo che come Leone incontrino Gesù sulla panchina del loro giardino interiore.

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… ad esempio attraverso la via delle storie, cioè mediante una catechesi di tipo narrativo

(le parabole, la storia di Gesù)

Le parole per un bambino sono prigioni sigillate dal mistero:

bisogna aprirle incarnandole nei racconti.

Curare il tono della voce,

la fede con cui si pronunciano,

l’emozione,

l’integrazione dei linguaggi…

vicinanza

fisica

sguardo

posizione del corpo

gesti

Agirle come creature viventi, non solo verbali,

perché siano efficaci e perché i bambini ci credano.

 

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  1. Capire bene, entrando in relazione con il bambino e aiutandolo con delicatezza ad esprimersi.

BUONE PRASSI PER SOSTENERE I BAMBINI 

NEI MOMENTI DIFFICILI    

A volte i problemi del bambini sono risolvibili con poco (vedi ad esempio le questionii legate ai conflitti).

Se si tratta di problemi legati al bullismo, vedi M. Tettamanti, Un gruppo in cammino con Gesù, in Arcidiocesi di Milano, Servizio per la catechesi,  Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi, Centro ambrosiano, Milano 2017, pp. 95 – 97.

Un caso particolarmente doloroso e difficile da gestire è la morte di una persona molto cara al bambino. In questi casi sono necessari la vicinanza,  l’affetto, l’ascolto, la sottolineatura circa la continuità della relazione con lo scomparso, soprattutto attraverso la Messa, la preghiera e la solidarietà dei compagni, il suggerimento di un piccolo rito quotidiano (vedi il racconto di Virginia in M. Tettamanti, Pregare in famiglia, in  Arcidiocesi di Milano, Servizio per la catechesi, Comunità e famiglia generano nella fede, Centro ambrosiano, Milano 2019, p. 104 e 105).Il cammino sarà molto lungo e occorrerà vigilare. 

In caso di separazione tra i genitori, occorre sganciare i motivi della sofferenza dall’agire di Dio: Dio lascia che gli uomini decidano da soli ciò che vogliono fare e non li obbliga a compiere il bene. A volte i grandi sbagliano e se Dio non interviene è perché rispetta la loro libertà. 

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2) Dire le cose giuste nella maniera giusta

  1. Utilizziamo la formulazione a specchio, perchè il bambino si senta capito e preso sul  serio, ma anche per dargli la possibilità di spiegarsi meglio: «Capisco la tua rabbia: Gesù ti ha deluso. Era tuo amico, gli chiedevi le cose con fiducia, ma Lui non ti ha ascoltato. Eppure ciò che gli hai chiesto era importante per te! 
  2. Partiamo dal positivo (per l’autostima). «Mi piaceva molto il rapporto che tu avevi con Gesù. Ho sempre pensato per questo che tu sei un bambino molto sensibile e intelligente».
  3. Appelliamoci all’esperienza. «Hai imparato che non sempre Dio ci dà ciò che gli  chiediamo, anche se preghiamo tanto... Non è facile capire perché fa così. Forse smette di volerci bene? È come quando chiediamo qualcosa alla mamma e lei non ce lo dà. Una volta io volevo una moto elettrica, ma la mamma non me l’ha comperata e mi ha preso una bicicletta: io mi sono molto arrabbiata, però ho capito subito che la mamma continuava a volermi bene. È così anche per Gesù sai … A proposito, vuoi sapere come è andata a finire la storia della moto elettrica? I miei compagni che l’avevano avuta sono rimasti a piedi, perchè la moto consumava troppa elettricità, io invece con la mia bici ero felice: aveva avuto ragione la mamma. (Non introduciamo un paragone esplicito con la preghiera delusa: lasciamo all’intuizione del bambino).

d)    Raccontiamo un’esperienza simile successa a noi, perché il bambino non si   senta solo: «È capitato anche a me … Anch’io mi sono arrabbiata e ho deciso di non parlare più con Gesù. Poi però mi sono accorta che senza di  Lui la vita non era più bella: mi sentivo triste, avevo il cuore nero … così dopo un po’ di tempo ho deciso di ritornare da Lui e subito  mi sono sentita felice». (Non chiediamo al bambino di fare  la stessa cosa, per non forzarlo).

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3) Fare le cose giuste

a) Riprendiamo la preghiera  attraverso una mediazione

«Ora dovremmo andare a pregare in chiesa. Non posso lasciarti qui da solo, devi venire anche tu. Senti, io avrei un’idea: tu vieni in chiesa con noi, ma non parli. Lasci pregare noi e tu stai zitto. Se vuoi inginocchiarti e cantare va bene, altrimenti puoi stare seduto e zitto». Oppure … «Senti, io adesso dovrei andare in chiesa. Perché non vieni con me? Prego solo io, tu stai zitto e mi fai compagnia». Se il bambino accetta, ci rivolgiamo a Gesù con confidenza: «Gesù, qualche volta sei difficile da capire, sai? Io però so che nessuno ci vuole bene come Te. Per questo io mi fido di Te anche quando non ti capisco, anche quando non mi dai ciò che ti chiedo! Il fatto è che mi sento felice quando mi fido di Te …Padre nostro …». (E’ importante usare una formula conosciuta dal bambino: può darsi che sia proprio questo il momento in cui senza volerlo riprenderà a pregare e il nodo della delusione incomincerà a sciogliersi) 

b) Diamo del tempo!

c) Diciamo queste cose tante volte, anche durante i normali incontri di catechesi e di preghiera. 

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