Dalla religiosità innata
alla preghiera di affidamento.
Suggerimenti
per disseppellire un tesoro
e lanciare una
Relazione affascinante.
CATECHISTA,
MA DIO COM’È?
Fonti principali
M. TETTAMANTI, Per una pedagogia eucaristica 1, nel blog mariarosatettamanti.it
A. PEIRETTI, intervento tenuto durante la settimana “Liturgia ed educazione”, a Camaldoli, dal 14 al 19 luglio 2019.
U. LORENZI, Lasciate che i bambini vengano a me, in Arcidiocesi di Milano,
Servizio per la catechesi, Preghi con me?, Centro ambrosiano, Milano 2015.
P. MASTROCOLA, Leone, Einaudi, Torino.
M. TETTAMANTI, Pregare in famiglia, in Arcidiocesi di Milano, Servizio per la catechesi,
Comunità e famiglia generano nella fede, Centro Ambrosiano, Milano 2019.
M. ALETTI, La religiosità del bambino, Editrice LDC, Torino 1993.
G. COMO, Generati da una Parola di verità in Arcidiocesi di Milano, Servizio per la catechesi «Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi», Centro ambrosiano, Milano, 2017, pp.11 ss.
LINK PER LE SLIDE
mariarosatettamanti.it oppure catechesiedintorni.blogspot.com
Come disseppellire un tesoro e lanciare una Relazione.
PREMESSA GENERALE: L’OTTICA DEL DISCORSO
OCCORRE ESSERE FEDELI A DIO
(cioè alla sua Parola, interpretata dalla Chiesa)
MA ANCHE ALL’UOMO
(creato a sua somiglianza, uguale ma anche diverso da Lui, e quindi portatore di capacità proprie che vanno
conosciute, rispettate e interpellate)
COME INDICATO DAL
Documento di base per la catechesi
consegnato dalla CEI alla Chiesa italiana all’inizio degli anni ‘70.
Ho un ricordo di me molto nitido. Non avevo più di due o tre anni ed ero seduta nel seggiolino appeso al manubrio della bicicletta di mio papà.
Lui teneva le mani sulle manopole e le sue braccia mi chiudevano in un quadrato magico di sicurezza e di affetto. Mi sembrava che la bicicletta fosse molto veloce e anche questo era eccitante; sentivo il vento sulle guance e la luce del sole giocava con me, costringendomi a socchiudere gli occhi. Insomma ero assolutamente, totalmente felice.
Ecco sei esperienze infantili molto significative
Prima esperienza: Le campane
Proiezione
Ci fermavamo poi sulla piazza del paese ed entravamo in chiesa. Appena varcata la soglia, l’atteggiamento del papà cambiava: assumeva un’espressione fervida e seria, ma anche contenta, come se fosse a contatto con qualcosa di particolarmente rasserenante. Io capivo di essere in uno spazio abitato da Qualcuno. Il papà mi aiutava a tracciare il segno della croce, mi dava la mano e insieme scivolavamo in uno stanzino semibuio. Dal soffitto pendevano delle grosse corde: mio papà ne afferrava due, ne tirava una verso il basso e poi la lasciava andare, mentre spingeva in giù l’altra.
E improvvisamente arrivava,
fortissimo e allegro,
il suono di una campana.
�Ogni volta mi sentivo sopraffatta da un sentimento sconosciuto.. come se con noi ci fosse Qualcuno che ci amava.
�Non capivo chi o che cosa fosse, ma c’era: era nel suono della campana, e ci sarebbe stato per sempre.
�
Era la primavera del 1953, quando nel prato dietro casa mia trovai una mattina un gruppo di pratoline bellissime, che occhieggiavano tra lo smalto verde dell’erba nuova. �“Chi le ha messe lì?” mi chiesi. �Non lo sapevo, ma ero sicura che, chiunque fosse stato, lo aveva fatto per me.
Non raccontai a nessuno il mio segreto, ma ancora oggi un prato cosparso da margheritine è capace d’immergermi in un’esultanza chiara e colma di luce.
Seconda esperienza
Le pratoline
Ricordo i pomeriggi domenicali, quando mia zia mi portava in chiesa ai vespri.
Mi stringevo a lei sulla panca, ma subito dopo arrivava il sonno traditore e mi entrava negli occhi. Allora appoggiavo il capo sul suo grembo e poco dopo i rumori si ovattavano e attutivano, le voci degli oranti sfumavano indistinte, il profumo leggero dell’incenso si mescolava all’odore di pulito del grembiule nel quale sprofondavo e tutto si confondeva in una piacevole sensazione di dolcezza e di calore, fluttuante di presenze benefiche e protettrici.
Scivolavo nel sonno …
ma forse si trattava di preghiera.
Il grembiule della zia
Terza esperienza
Il filosofo Martin Buber distingue fra religiosità e religione
LA RELIGIOSITÀ
LA RELIGIONE
è un sentimento umano,
che si manifesta in espressioni
e forme diverse,
"materiato di stupore
e di adorazione
per l’esistenza di un assoluto".
è un prodotto culturale
strutturato,
un insieme di dottrine,
di precetti,
di insegnamenti,
di riti,
di luoghi di culto,
di sacerdoti…
Che cos’è la religiosità?
Nel mito biblico delle origini
Secondo la Bibbia, la religiosità sarebbe la nostalgia di Dio, in quanto, per l’uomo, è altro da sé: “Vogliamo essere come Lui”.
La religiosità è un’aspirazione, un desiderio di perfezione, la percezione di una mancanza
Quando nasce la religiosità?
Leggiamo
Secondo la psicologia moderna, la religiosità nasce con la nascita del bambino
ed è un’esperienza comune a tutti i popoli e culture.
L’esperienza di essere chiamato per nome alla vita
è esperienza di religiosità.
Mi trovai su un crinale. Ciò che mi aspettava fuori mi attraeva, ma il grembo di mia madre con la sua calda seduzione mi diceva di restare. Che fare? Fu una voce a farmi finire di nascere, una voce conosciuta che pronunciava una parola: seppi che quello era il mio nome in quel preciso momento, perché dentro c’era il fascino della vita. Fu così che scivolai fuori, incontro alla luce, alla gioia, al dolore…
Seconda esperienza di religiosità
Il neonato piange la fame, anche se non sa se avrà una risposta.
Sente un bisogno e il pianto è l’unico modo che ha per esprimerlo.
Un bambino non smette di piangere se gli si dice che il latte non c’è.
Il pericolo non è credere che non ci sia il pane
ma convincersi con una menzogna che non si ha fame.
Vivere il limite e chiedere aiuto è via per esperire la religiosità
Avevo fame, ma non sapevo parlare né camminare e nemmeno compiere gesti sensati. Avevo solo un mezzo per farmi sentire: era il pianto e lo usai con tutte le mie forze. Non sapevo se qualcuno mi avrebbe sentito e neanche se ci fosse per me del cibo, ma continuai a piangere la mia fame senza smettere, finché il mio pianto trovò la sua risposta. Non avrei potuto fare diversamente: la fame era lì, non se ne andava e io non potevo negarla, non potevo fingere che non ci fosse.
Pochi secondi di silenzio per riflettere, sostituendo «pane» con «Dio» e guardando gli affreschi di Masolino e di Masaccio. Solo dopo leggiamo le parole rovesciate.
Il pericolo
non è credere
che non ci sia il pane,
ma convincersi
con una menzogna
che non si abbia bisogno di pane.
Nel primo caso, il dubbio fa parte della ricerca religiosa, nel secondo caso, ci si allontana
da Dio e si finisce
con il perdere tutto.
Che cos’è la fiducia di base?
È il risultato positivo
delle prime esperienze di relazione tra la mamma e il bambino, il quale, dipendendo totalmente dagli altri,
vive la necessità dell’affidamento.
Se la madre dà risposte adeguate ai suoi bisogni,
se lo rispecchia con tenerezza,
il piccolo si sente accettato e sostenuto,
al sicuro,
degno di essere amato,
capace di tollerare le momentanee assenze dei genitori:
si fida di loro, è sicuro che risponderanno ai suoi bisogni (Erikson)
La fiducia di base o primaria, via (obbligatoria?) per la religiosità
Questa è la prima fase, nel neonato. È lo stadio dello specchio:
la prima rappresentazione di Dio è lo sguardo della mamma.
Ana Maria Rizzuto
Le relazioni, esperienze di religiosità
Prima di tutto il bambino è orientato alla relazione
ed è proprio questo suo bisogno di relazione
a predisporlo all’incontro con Dio. (Kannheiser)
Numerosi fattori favoriscono lo sviluppo della religiosità infantile:
la relazione parentale,
il clima di famiglia (genitori, fratelli , nonni…),
la testimonianza dei genitori e il loro insegnamento,
le attività e le esperienze vissute in ambito domestico e fuori…
Nell’ambito degli scambi con i genitori viene elaborata l’immagine di Dio (A. M. Rizzuto) e la relazione con Lui.
Il concetto di Dio arriva più tardi:
prima il bambino s’incontra con Dio
attraverso queste esperienze religiose del sentire…
come competenza emozionale.
L’intelligenza razionale infatti procede per problemi e soluzioni, mentre l’intelligenza emotiva rende capaci di stare davanti al mistero.
Il bambino è aperto al mistero, perché
la religiosità che lo abita lo rende aperto a Dio.
IL BAMBINO È CAPACE DI DIO. (Vedi relazione Lorenzi)
Vediamo altre vie che aprono per il bambino la via verso Dio.
Anna dei miracoli
�Per un bambino ciò che esiste deve avere un nome�
Altre vie aprono a Dio: il nome delle cose
Mamma e papà, la catechista, il don «fanno esistere» le cose e le persone materiali e spirituali chiamandole con il loro nome.
Il nome delle cose
Io dirò per te luna
Io dico per te luna, io dico per te sole�Io chiamo per te il mondo con le mie poche parole�Con la voce più chiara, nella notte più cupa�La mia voce di mamma, di femmina, di lupa�Voce che bene dice, voce che solo ama�E tu sei già venuto ma lei ancora ti chiama�E quando sarai partito, nelle mie sere sole�Io dirò per te luna, io dirò per te sole.
Bruno Tognolini
Il nome delle cose
Altre vie percorse dalla religiosità: la parola come esperienza del limite
La parola è dono di significati,
un potere sperimentato fin dai primi giorni di vita dal bambino.
Ma quando si fa esperienza di un linguaggio che non si compie mai del tutto,
quando c’è qualcosa che non riusciamo a dire
(per lo spazio / tempo del bambino è quotidianità)…
noi sentiamo che c’è Qualcosa di più profondo delle parole,
Qualcosa che va al di là,
Qualcosa che ci abita
e non è dicibile: anche questa è esperienza di religiosità.
nasce nel bambino il pensiero simbolico
Il pensiero simbolico
Intorno ai due / tre anni…
* con lo sviluppo del lessico e il
* possesso e padronanza del linguaggio…
Questa concomitanza dice che la parola non basta, perché il bambino è irriducibile al naturale
(es. le manine rosa di Blanche)
Blanche è una bambina di origine africana e fino a qualche anno fa frequentava una scuola dell’infanzia italiana. Un giorno i bambini della sua sezione vennero invitati dalla maestra a tracciare il contorno delle loro manine e a colorarle.
Blanche disegnò correttamente la sagoma delle sue mani e al momento di dipingerle prese il colore rosa. La sua maestra però non voleva: la piccola Blanche era una bambina di colore, nera come un carboncino, perciò doveva usare il colore marrone.
La bimba non sentì ragioni: pianse, urlò, non volle calmarsi. Le maestre furono costrette a chiamare la mamma, che la portò a casa. Da quel giorno Blanche non tornò più a scuola: sapeva di essere nera, ma scegliendo il colore rosa voleva creare un’altra realtà, una realtà alternativa al reale, di cui in quel momento sentiva la necessità.
Il pensiero simbolico
Un primo esempio
Blanche non si rassegnava alla realtà
Il pensiero simbolico
Un secondo esempio
da «Famiglia cristiana»
Una nonna preoccupata chiede alla psicologa Zattoni Gillini se è accettabile che la nipotina giocando cambi la realtà. L’esperta risponde affermando che Lidia conosce la realtà, ma nel gioco si affida al pensiero simbolico per trasformarla secondo i suoi desideri e bisogni, lavorando così su identità e affettività.
Il bambino è irriducibile al reale.
L’uomo non si rassegna alla realtà
Il pensiero simbolico
Ma che cosa sono i simboli?
Il simbolico è un modello di conoscenza che indica «altro».
Attraverso i simboli si attinge
ai significati profondi.
I simboli
possono rappresentare
l’invisibile
e dargli concretezza, rispondendo a un
bisogno profondo
del bambino
Nei simboli abita
qualcosa di interiore,
di spirituale,
che trova espressione
in qualcosa
di corporeo e materiale
I simboli vanno agiti
Il pensiero simbolico
…CIOÈ ALLO SVILUPPO DELLA PREGHIERA
NEI BAMBINI
E arriviamo così alla seconda parte
�
Salmo 131
Signore, non si esalta il mio cuore�né i miei occhi guardano in alto;�non vado cercando cose grandi�né meraviglie più alte di me.
Io invece resto quieto e sereno:�come un bimbo svezzato in braccio a sua madre,�come un bimbo svezzato è in me l'anima mia.
Israele attenda il Signore,�da ora e per sempre.
Incominciamo pregando: legge il conduttore in modo espressivo; i partecipanti seguono, pregando in silenzio.
Preghiera
VUOI LAVORARE TU ORA?
Sei invitato a disegnare Dio nello spazio sottostante. Se pensi che non sia possibile, puoi scrivere NON SI PUÒ. Poi, se vuoi, potrai presentare agli altri il tuo lavoro e le ragioni di ciò che hai o non hai disegnato.
PREMESSA n. 1
QUANDO UN ADULTO DISEGNA DIO, LO FA RICORRENDO A DEI SIMBOLI.
I BAMBINI INVECE? Vedremo…
PREMESSA n. 2
Secondo voi, la solista che ha letto il salmo ha pregato? Chiediamolo a lei.
«No, non ho pregato, perché non mi sono messa in relazione con Dio: ho solo letto con espressività»:
«LA PREGHIERA O É RELAZIONE O NON É PREGHIERA».
P
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G
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DIO
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BAMBINO
APPROFONDIAMO L’ARGOMENTO: se la preghiera è relazione, si basa sulla comunicazione e quindi prevede degli emittenti e dei riceventi.
�
Sviluppo della preghiera infantile
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DIO
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BAMBINO
CERCHEREMO
DI CAPIRE…
�
a) COME E’ VISTO
DIO DAI BAMBINI
b) COME SI SNODA LO
SVILUPPO RELIGIOSO
NELL’ETÀ EVOLUTIVA
c) QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DELLA PREGHIERA INFANTILE
Sviluppo della preghiera infantile
fantastica su di Lui
e quando incomincia a disegnare lo rappresenta
Dai due anni il bambino che sente parlare
di Dio
4 anni
a) DIO: COME LO VEDONO I BAMBINI
Sviluppo dell’immagine di Dio
4 anni
BAMBINA IN AFFIDO
CRISTIAN
Sviluppo dell’immagine di Dio
5 anni
GAIA
Sviluppo dell’immagine di Dio
Sviluppo dell’immagine di Dio
5 anni
STEFANO
Sviluppo dell’immagine di Dio
NEL PERIODO IN CUI IL BAMBINO RITIENE ONNIPOTENTI I GENITORI,
ATTRIBUISCE L’ONNIPOTENZA ANCHE A
DIO.
Il bambino
tende a percepire Dio
secondo modalità
apprese dalla propria esperienza
e a descriverlo
con categorie
e schemi umani:
Dio non è diverso dal papà o comunque dai genitori.
In sintesi
Si tratta di un tipo di interpretazione chiamata
antropomorfica
Sviluppo dell’immagine di Dio
Dai 3 ai 6 anni
5 anni
Ma i bambini non sentono parlare soltanto di Dio… Come possono cogliere la differenza fra Dio o Gesù e i personaggi delle fiabe e dei cartoni animati?
La realtà di Dio,
rispetto agli oggetti della fantasia,
è confermata al bambino dall’ambiente,
dove ci si rivolge a Lui (per questo è importante vedere gli adulti che pregano).
Importanti sono anche le immagini: meglio non usare i cartoni animati.
Sviluppo dell’immagine di Dio
Per questo nei sussidi abbiamo un’immagine stabile e verosimile di Gesù.
PASSIAMO ORA
AI 7/8 ANNI
PRIMO ANNO
DI CATECHESI
Sviluppo dell’immagine di Dio
ECCO ALCUNI DISEGNI DI DIO REALIZZATI DA BAMBINI DI 7-8 ANNI
�
VEDIAMOLI INSIEME
�
ECCO I TRATTI COMUNI A TUTTI I DISEGNI DEI BAMBINI
DIO HA SEMPRE UN CORPO
CARATTERISTICA DELL’ANTROPOMORFISMO
DIO È SEMPRE SORRIDENTE
È FELICE
Sviluppo dell’immagine di Dio
CARATTERISTICA COMUNE A QUASI TUTTI I DISEGNI
DI DIO DEI BAMBINI
DI 7-8 ANNI
DIO
è GRANDE
(è rappresentato più alto delle case, con la testa che arriva fino alle nuvole, alla stessa altezza del sole… occupa tutta la pagina e così via)
Sviluppo dell’immagine di Dio
CARATTERISTICA COMUNE A QUASI TUTTI I DISEGNI
DI DIO DEI BAMBINI
DI 7-8 ANNI
DIO TIENE LE BRACCIA
APERTE
(Dio vuole abbracciare tutti)
Sviluppo dell’immagine di Dio
CARATTERISTICA COMUNE A QUASI TUTTI I DISEGNI
DI DIO DEI BAMBINI
DI 7-8 ANNI
DIO
HA GLI OCCHI
GRANDI
(Dio vede tutto)
�
Sviluppo dell’immagine di Dio
CARATTERISTICA COMUNE A MOLTI DISEGNI
DI DIO DEI BAMBINI
DI 7-8 ANNI
DIO è IL CREATORE
(è circondato dalle sue creature: stelle, luna, sole, ecc…)
Sviluppo dell’immagine di Dio
CARATTERISTICA COMUNE A MOLTI DISEGNI
DI DIO DEI BAMBINI
DI 7-8 ANNI
DIO è UN RE
(viene rappresentato con la corona sulla testa)
Sviluppo dell’immagine di Dio
CARATTERISTICA COMUNE A MOLTI DISEGNI
DI DIO DEI BAMBINI
DI 7-8 ANNI
DIO è SANTO
(viene rappresentato con un’aureola sul capo)
Sviluppo dell’immagine di Dio
DIO è LUCE
(è circondato da raggi)
DIO è AMORE
(è accompagnato da disegni di cuoricini)
CARATTERISTICA COMUNE A MOLTI DISEGNI
DI DIO DEI BAMBINI
DI 7-8 ANNI
Sviluppo dell’immagine di Dio
DIO HA ALI DA
ANGELO
O …
DA WINX?
(Dio è magico come le winks)
CARATTERISTICA COMUNE A MOLTI DISEGNI
DI DIO DEI BAMBINI
DI 7-8 ANNI
Sviluppo dell’immagine di Dio
DIO HA LE CARATTERISTICHE
PIÙ BELLE
DI ENTRAMBI
I GENITORI:
i bambini, disegnando Dio, di solito non fanno differenze di genere.
Posso disegnare Dio come una donna?
Chiedono a volte le bambine: che cosa vuol dire secondo voi?
Sviluppo dell’immagine di Dio
«Io penso che Dio
è come
la Madonna»
ha detto una bambina e poi ha spiegato, con un bel sillogismo:
«Dio è figlio di Maria:
i figli assomigliano alla mamma,
allora Dio assomiglia alla Madonna»
QUESTO CI RICORDA DI NON DIMENTICARE CHE TUTTI I BAMBINI DI QUESTA ETA’ UNISCONO MENTALMENTE DIO E GESÙ, CONFONDENDOLI.
(«Chi ha creato il mondo?» «Gesù».
Oppure: «DISEGNO DIO»)
�
Sviluppo dell’immagine di Dio
POCHI BAMBINI DI QUESTA ETA’ DISEGNANO DIO RICORRENDO ALL’ICONOGRAFIA TRADIZIONALE, PERCHE’ IN GENERE ANCORA NON LA CONOSCONO: LE COSE CAMBIERANNO PIU’ AVANTI, QUANDO SARANNO IN QUINTA.
COMPLESSIVAMENTE…
PER I BAMBINI DI 7-8 ANNI DIO E’ COME UN UOMO (O UNA DONNA), MA HA ANCHE DELLE QUALITA’ DIVERSE, DA “SUPERUOMO” CON POTERI MAGICI.
Sviluppo dell’immagine di Dio
CHE COSA FA DIO NEI DISEGNI DEI BAMBINI
DI 7-8 ANNI?
DIO PREGA
CAMMINA
SULLE NUVOLE
FA LA LUCE
VOLA
VUOLE BENE
MUORE
ABBRACCIA
FA LE MAGIE
CREA
(«Fa le cose»)
REGNA
(«Fa il re»
MANGIA
Sviluppo dell’immagine di Dio
DA ULTIMO…
QUANDO I BAMBINI ESPRIMONO GIOIA E CURA
NELL’ESECUZIONE DEL DISEGNO DI DIO…
SOLITAMENTE MANIFESTANO L’ESISTENZA DI UN RAPPORTO AFFETTIVO CON LUI.
COMPLESSIVAMENTE…
DIO COMPIE LE AZIONI CHE FANNO GLI UOMINI, MA FA ANCHE COSE CHE GLI UOMINI NON SANNO E NON POSSONO FARE.
Un disegno come questo, invece, di solito non mostra ancora una relazione affettiva significativa: «Dio è come un uomo, è grande, è felice, ma ha poco a che fare con me». Sarà la catechesi a mettere iil bambino a contatto con Dio.
ATTRIBUTI DI DIO RICONOSCIUTI DAI BAMBINI DI 7-8 ANNI
Dio è bello e buono come mamma e papà,
è felice,
è grande,
è un re,
è santo,
è luminoso,
qualche volta ha la barba;
Dio Padre e Gesù sono la stessa persona.
(Dio/Gesù assomiglia alla Madonna).
AZIONI DI DIO RICONOSCIUTE DAI BAMBINI DI 7-8 ANNI
Dio ha creato il mondo,
vola nel cielo con le ali,
cammina sulle nuvole,
fa la luce,
fa le magie,
fa le cose che fanno i re,
prega,
mangia,
ama e vuole abbracciare tutti,
è morto sulla croce.
COMPLESSIVAMENTE…
DIO E’ COME UN UOMO (O UNA DONNA), MA HA ANCHE DELLE QUALITA’ DIVERSE, DA “SUPERUOMO” CON POTERI MAGICI.
DIO COMPIE LE AZIONI CHE FANNO GLI UOMINI, MA FA ANCHE COSE CHE GLI UOMINI NON SANNO E NON POSSONO FARE.
SINTESI
LO SVILUPPO DELL’ANTROPOMORFISMO INFANTILE
4 Solo a 11/12 anni
il bambino arriva a un
adeguato concetto di Dio
come puro Spirito.
3/6 anni
7/8 anni
9 /10 anni
1. Antropomorfismo
fisico
(Dio non è diverso
dal papà)
2. Super antropomorfismo
Dio presenta anche caratteristiche diverse dagli uomini: grandezza, santità, luminosità, magia, superpoteri. N.B. Questo tipo di rappresentazione, in una buona percentuale di bambini (30%?), si protrae oltre i 9 anni.
3. Pseudo antropomorfismo.
Il bambino, quando gli si chiede di disegnare Dio Padre, dice: «Non posso, perché Dio NON ha il corpo, non si può vederlo, non si può toccarlo, non muore, non si ammala mai… Allora disegno Gesù, che è Dio».
Si tenga conto che nei bambini con disabilità intellettive anche lievi questa evoluzione è generalmente rallentata: sarà quindi importante capire in quale momento dello sviluppo il bambino si trova per aiutarlo a passare al gradino successivo. .
DALLO SVILUPPO COGNITIVO
E LA PREGHIERA
DELLO SVILUPPO RELIGIOSO
IL CONCETTO DI DIO
fanno parte
Il quale fa parte
e in parte dipende
Jean Piaget, biologo, filosofo, psicologo e pedagogista svizzero
b) IL BAMBINO: COME SI SVILUPPA IL SUO PENSIERO RELIGIOSO?
studiato soprattutto da
concetto di Dio
preghiera
sviluppo
religioso
sviluppo
cognitivo
Secondo te, quale disegno rappresenta meglio lo sviluppo cognitivo di un bambino?
VERIFICA
L’evoluzione cognitiva procede con un andamento a spirale, cioé̀ non linearmente diretto alla meta né avvolto su sé stesso: il processo di crescita infatti conosce continui avanzamenti, ma facilmente comprende anche delle regressioni.
I QUATTRO PERIODI DELLO SVILUPPO COGNITIVO
SECONDO PIAGET
QUATTRO PERIODI
N.B. Lo sviluppo così scandito nel tempo non riguarda i bambini con disabilità intellettive.
Periodo senso motorio
(0/2 anni)
Il bambino conosce l’ambiente attraverso le percezioni sensoriali e il movimento.
Periodo pre-operatorio
(2/6 anni).
Età dell’egocentrismo mentale e della
pre-causalità, aspetti che si prolungano facilmente anche nell’età seguente.
Periodo operatorio concreto
(Da 6/7/8 a 10/11 anni.)
Il bambino stabilisce relazioni tra gli oggetti, attraverso
operazioni di classificazione o seriazione;
usa i nessi di causalità e comprende punti di vista diversi.
Periodo operatorio formale
(11/12 anni). Il ragazzino acquisisce le capacità intellettive logiche proprie dell’adulto
ANIMISMO
FINALISMO
ARTIFICIALISMO
MAGISMO
DALL’EGOCENTRISMO E DALLA PRE-CAUSALITÀ DIPENDONO
ALCUNI ASPETTI DELLO SVILUPPO RELIGIOSO INFANTILE
N.B. QUESTI ASPETTI SI PROLUNGANO OLTRE
IL SUPERAMENTO DI EGOCENTRISMO E PRE-CAUSALITÀ, ANCHE NEI BAMBINI CHE NON PRESENTANO DISABILITÀ.
Dall’incapacità di trovare spiegazioni causali agli eventi,
nasce nel bambino la tendenza spontanea
ad attribuire all’universo inanimato
e agli avvenimenti del mondo esterno
vita, coscienza e intenzionalità benefica o malefica.
propensione
animistica
Sviluppo della propensione animistica
Prima dei 6/7 anni: per un bambino
sono viventi le cose inanimate se
hanno un utilizzo (ad esempio la bicicletta quando va o la candela quando è accesa per illuminare); possiedono una coscienza (cioè consapevolezza e intenzionalità) gli oggetti che si muovono o partecipano a un’azione dinamica.
Dopo i 6/7 anni e fino ai 10: per i bambini hanno coscienza e vivono le cose con movimento proprio (piante, animali, ma anche gli astri) ma non più quelle mosse dagli uomini.
A 11/12 anni: hanno coscienza solo gli animali; hanno vita animali e piante.
Sviluppo religioso infantile
Esiste una giustizia immanente nella natura,
che segue delle leggi morali,
protegge e premia i buoni, ma punisce
le azioni cattive: dinanzi ai fatti negativi,
facilmente il bambino attribuisce agli oggetti un'intenzione punitiva.
Più avanti, e spesso per un errato intervento degli adulti, la punizione è attribuita a Dio.
Solo a 10/11 anni si comprende il concetto di Provvidenza che non interviene direttamente a modificare le leggi del creato.
Tendenza finalistica
Ecco, ti sta bene.
Dio castiga i bambini cattivi come te!
Sviluppo religioso infantile
Il bambino
è portato a immaginare
ogni cosa come fabbricata da qualcuno
per qualcuno.
Nella creazione
del mondo, il bambino
pensa che Dio
abbia preso qualche cosa,
l’abbia manipolata
e abbia fabbricato le stelle, la terra, gli animali... l'uomo.
attitudine artificialistica
Chi l’ha fatto?
CHI L’HA
FATTO?
Sviluppo religioso infantile
Il bambino tende ad attribuire
ad azioni e gesti
effetti sproporzionati,
cioè un potere magico
a vantaggio personale.
Si aspetta risultati fulminei, prodigiosi,
attribuendo alla preghiera
un'efficacia immediata.
Inclinazione magica
Se diciamo bene le preghiere,
la nonna guarirà!
Sviluppo religioso infantile
IL MAGISMO: vediamolo meglio
CHE COS’È
l’attribuzione di poteri magici a Dio e alla preghiera.
È CAUSATO
dall’incontro con avvenimenti e comportamenti
incomprensibili per il bambino.
INFLUENZA…
*la concezione di Dio
*il comportamento religioso in generale
*la preghiera.
ETÀ DELL’INSORGENZA
6/8 anni
SUPERAMENTO
9 / 11 anni
con la comprensione delle relazioni causali tra i fenomeni.
Il superamento è più facile e precoce nei figli di genitori praticanti e nei bambini seguiti in catechesi con metodi adeguati.
L'educazione
da una parte non può prescindere dai tratti peculiari del modo di «ragionare» dei bambini e dai loro livelli cognitivi (pensiero pre-causale, concreto, antropomorfico, artificialistico, animistico, finalistico, magico).
dall’altra evita di arrestare la visione del bambino a livelli infantili.
Occorre incoraggiare la curiosità,
proporre esperienze concrete (il b/o impara facendo)
rispondere in modo adeguato agli interrogativi,
utilizzando un linguaggio semplice e concreto,
con riferimenti a persone, oggetti, dettagli …
Conclusione
Quando non c’ero ancora,
dov’ero?
La suora ha detto che prima di creare il mondo c’era solo Dio.
Ma prima prima?
Catechista, Dio
sta in alto come il soffitto?
Ma Dio com’è? Com’è la sua faccia?
In particolare… L’importanza delle domande
Le domande dei bambini non vanno soffocate,
ma custodite, tenute vive e attraversate.
Sono preziose: aprono cammini.
Il brusio interiore in cui germoglia la fede
si nutre di domande.
Risposte sbagliate e risposte adeguate
Non ti preoccupare,
non puoi capire per ora …
Capirai quando sarai grande
Tu che cosa ne dici?
Che cosa pensi tu?
Pensiamoci ancora
un po’…
Domandare è costitutivo della crescita.
L’importanza delle domande
Ora ti spiego tutto io
Un esempio
Zia, ma Dio dov’è? Io non lo vedo!
Infatti Dio non si vede
CUSTODIRE LA DOMANDA
PIÙ AVANTI, IMPARANDO IL “PADRE NOSTRO”, LA BAMBINA PENSERÁ CHE DIO ABITA IN CIELO E POI CON LA CATECHESI IMPARERÁ CHE DIO É DAPPERTUTTO E ABITA NEL NOSTRO CUORE.
L’importanza delle domande
1
2
3
LA BAMBINA DISEGNA DIO
c) LA RELAZIONE: LA PREGHIERA INFANTILE
L’identità umana
è essenzialmente di tipo relazionale
“È proprio il bisogno di relazione a fare del bambino un essere religioso e dunque a predisporlo all’incontro con Dio”. (F.F.Kanneiser)
(Ricordiamo il discorso sulla fiducia di base e il sentimento di riconoscenza che l’accompagna)
C’è sempre,
non ci lascia mai soli,
vede anche i pensieri
e i sentimenti,
ci vuole bene.
Com’è Dio per il bambino dal punto di vista relazionale?
DA QUESTO MOMENTO CI FACCIAMO ACCOMPAGNARE DA LEONE, UN BAMBINO CHE PREGA DOVUNQUE SI TROVI.
È IL PROTAGONISTA DEL LIIBRO OMONIMO DELLA SCRITTRICE PAOLA MASTROCOLA.
�Leone ha capito molto bene che la preghiera è relazione e quindi, con la concretezza e il pensiero immaginifico propri dei bimbi, pensa d’incontrare Gesù sulla panchina immaginaria di un giardino altrettanto immaginario.
�E tu, come pregavi da bambino? Cerca nella tua memoria: se vuoi ne puoi parlare, altrimenti rimarrà un dolce ricordo dentro di te.
La mamma di Leone, uscendo da un negozio di abbigliamento, trova il figlio inginocchiato sul marciapiede, con la testa china e le mani giunte: Leone sta pregando in mezzo alla gente che passa! La donna è molto imbarazzata e contrariata…
(pp. 16 e 17).
Che cosa faresti tu, al posto della mamma di Leone?
Ma allora da chi ha imparato a pregare Leone? Dalla nonna, che gli ha insegnato le formule di preghiera della Tradizione, ma non solo… Ecco un dialogo tra Leone e la nonna.
E tu, da catechista, come spiegheresti la bellezza e l’importanza delle formule di preghiera della Tradizione, che non piacciono ai bambini perché sono ripetitive?
LA PREGHIERA SPONTANEA PER I BAMBINI INVECE…
…É ESSENZIALMENTE UNA PREGHIERA DI DOMANDA
Infatti, se si chiede a un bambino che cos’è la preghiera, risponde dicendo quando prega, come prega, per chi prega, che cosa chiede.
Si coniuga con
PERCHÉ PREGHIERA DI DOMANDA ?
A CAUSA DELLA
FRAGILITÀ INFANTILE
L’ATTEGGIAMENTO È
RAFFORZATO
DALL’ABITUDINE FAMILIARE
DICIAMO UN PREGHIERINA PER IL NONNO CHE NON STA BENE… PER IL PAPÀ E LA MAMMA CHE… PER…
che provoca una totale dipendenza dall’adulto:
il bambino è tutta una richiesta
La preghiera di domanda dei bambini
LE FORMULE
DELLA
TRADIZIONE
I CONTENUTI DELLA PREGHIERA DI DOMANDA
MA LA PREGHIERA DI DOMANDA È UNA PREGHIERA DEBOLE,
O, PEGGIO ANCORA, EGOISTICA?
GESÚ, FA’ CHE LA MAESTRA FA UN INCIDENTE COSÍ NON CI FA FARE LA VERIFICA… FA’ CHE IL PAPÁ PORTA A CASA TANTI SOLDI COSI’ LA MAMMA NON LITIGA… FA’ CHE LA NONNA VINCE AL SUPERENALOTTO COSI’ MI COMPRA LA PLAYSTATION N. 10… FA’ CHE SO LA STORIA SENZA STUDIARLA… FA’ CHE LAURA DIVENTA LA MIA FIDANZATA… FA’ CHE IL MIO CRICETO CHE E’ MORTO VA IN PARADISO…
La preghiera infantile
Che cosa ne pensa il Papa?
“Gesù, nella preghiera, non vuole che smorziamo le domande e le richieste imparando a sopportare tutto. Vuole invece che ogni sofferenza, ogni inquietudine si slanci verso il cielo e diventi dialogo. (…) nessuno di noi è tenuto ad abbracciare la teoria che la preghiera di domanda sia una forma debole della fede, mentre la preghiera autentica sarebbe la lode pura... No, questo non è vero. La preghiera di domanda è autentica, è un atto di fede in Dio che è il Padre, che è buono, che è onnipotente. È un atto di fede in me, che sono povero, peccatore, bisognoso. E per questo la preghiera per chiedere qualcosa è molto nobile.”
«A DIO POSSIAMO CHIEDERE TUTTO» diceva il teologo Giovanni Moioli
La preghiera di domanda
MA ECCO DI NUOVO IL NOSTRO LEONE
pp. 172, 173, 178, 179, 180.
Un giorno, all’uscita dal cinema, Leone viene sorpreso a pregare da alcuni amici della mamma e dai loro bambini, che lo fotografano con lo smartphone. Il giorno dopo a scuola gli amici lo canzonano pesantemente e continuano a schernirlo per interi mesi. Quando si ammala la madre di Lorenzo, il capo indiscusso dei piccoli bulli, Leone, preso dalla compassione per la tristezza del compagno, prega per la sua guarigione. La mamma ammalata guarisce.
Leone diventa allora un eroe: tutti i compagni gli affidano piccoli e grandi desideri, lui prega e sembra proprio che Dio lo esaudisca sempre. Arriva il torneo di minibasket: Leone prega, all’inizio la sua classe vince, ma poi, durante l’ultima partita, perde rovinosamente. Di nuovo Leone viene bullizzato: i compagni inveiscono contro di lui, gli danno spintoni, gli rovesciano la borsa per terra, tirano le sue scarpe il più lontano possibile così lui deve correre a riprendersele…
Leone
CHE COSA È SUCCESSO?
P
M
R
A
E
H
G
G
I
I
E
A
R
A
*
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*
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I bambini hanno confuso la ……… con la …..
Trova le due parole anagrammate.
LA DIFFERENZA TRA PREGHIERA E MAGIA È SOPRATTUTTO NELL0…
è supplica fiduciosa
e confidente,
è lotta, ma anche
disponibilità alla sua volontà
SCOPO
l’atto magico
vuole piegare la divinità al proprio volere
preghiera
Leone ha pregato
si deve vincere
non si vince?
o Leone non ha pregato bene
o la preghiera non serve
Diagramma
di flusso
Questo atteggiamento è rinforzato dal principio di reciprocità proprio della fase dello sviluppo del giudizio morale dei bambini di questa età: «Io ti do perché tu mi dia»
Preghiera e magia
E LEONE?
Dopo la sconfitta al torneo di minibasket, la vita sembrò accanirsi contro Leone. Se prima tutto ciò che chiedeva per i compagni sembrava avverarsi, ora succedeva il contrario. Maddalena, la bambina di cui era segretamente innamorato, non gli sorrideva più, la situazione di Carlotta, una compagna immersa in un clima di violenza familiare, peggiorò e perfino l’unico amico che aveva cambiò scuola e abitazione ...
«Leone rivolse allora a Gesù una preghiera piena di rabbia (...)�- Pensavo che eravamo amici. Ti ho chiesto di farci vincere il torneo, e tu? Adesso che siamo soli me lo dici perché ci hai fatto perdere? Ci bastavano tre punti ... Era troppo?�Mi serviva, se vincevamo. Magari me li facevo amici, i miei compagni, magari mi volevano più bene… E adesso questa cosa di Carlotta ... Ti avevo chiesto che suo padre la smettesse, di dar botte ... Me lo dovevi fare, questo, era importante ... Eri mio amico… Per non parlare di Maddalena Coltri, lasciamo perdere … Però adesso a me non mi va più di pregarti. Ecco, tutto qui. Volevo dirtelo. Ti prego, fammi smettere. Facciamo che tu eri sempre mio amico, ma io adesso non ti pregavo più».
Leone
Tutti i bambini passano attraverso situazioni come questa: «Soprattutto tra i 6-8 anni il bambino mostra di credere nell’efficacia immediata e materiale della preghiera, purché eseguita secondo l’osservanza scrupolosa di certi gesti rituali» (Aletti). Si tratta di un momento delicatissimo, sospeso tra lo sconfinare di un desiderio di sicurezza, che vorrebbe Dio disponibile a risolvere ogni problema e a rispondere ad ogni voglia, e lo scontro duro contro i tanti limiti che la vita propone, ai quali nemmeno Lui risponde. La posizione del bambino in questa situazione può assumere due esiti diversi. Il primo consiste nel non arrendersi e passare alla fase della contrattazione: Gesù non mi ascolta perché non gli do niente in cambio, proverò a offrirgli qualcosa, cioè qualche rinuncia o qualche azione che penso gli possa far piacere (sarò gentile con la nonna, aiuterò i genitori, studierò di più, non mangerò tanti dolci…) Purtroppo però spesso anche in questo caso la preghiera fallisce il suo scopo. Il secondo esito è quello purtroppo scelto dai compagni di Leone: essi abbandonano quel barlume embrionale di fede che li aveva sorretti e non credono più né nella forza della preghiera né in Dio. Leone invece, deluso dal comportamento di Gesù, decide di non pregare più, pur continuando a credere in Lui. In ambedue i casi la delusione per il tradimento di Dio è grande.
Leone
I bambini vanno sostenuti
SÌ
NO
al dolore
al pianto
al lamento
alla rabbia
alla chiusura
del rapporto
con Dio
QUANDO LA PREGHIERA DELUDE
LA STORIA DI LEONE CONTINUA…
“Erano lì tutti. E a un certo punto Carlotta Ripetti disse forte: Preghiamo? (…) Aveva quasi urlato. Tanto che la maestra Guadalupi le chiese di abbassare il volume, le venne automatico, come faceva in classe quando c’era chiasso. (…) Fu come il segnale di partenza. Sembrò che tutti non aspettassero che quella parola magica, come se l’avessero sempre saputo che a un certo punto sarebbe stata pronunciata.”
Passano altri giorni e la gente che prega aumenta, ma …
“La pioggia non smise di cadere, ma nessuno era turbato dal fatto che le preghiere non servissero. Continuarono a pregare. Era strano. Era come se non si aspettassero nulla da quel loro pregare. Pregavano, e in quel pregare stesso trovavano la loro pace.” (pp. 203, 2014, 211)
Il tempo passa e i compagni continuano a schernire Leone, finché un giorno incomincia a piovere e non smette più. Le scuole vengono chiuse e la gente non esce più di casa. Dopo quattordici giorni di pioggia e il primo annegato, quando le abitazioni dei piani terreni si allagano, tutti incominciano ad avere paura. Il quindicesimo giorno alcuni compagni di classe vanno alla spicciolata a trovare Leone e ben presto la sua casa è invasa da una folla di persone.
È la scoperta della preghiera inutile, cioè della preghiera gratuita. È ancora preghiera di domanda ma la sua soddisfazione non è più così importante: pregando insieme, tutti hanno capito che qualunque cosa succeda Lui c’è e in questo esserci solidale e buono c’è la sua risposta positiva. Se la pioggia cesserà bene, se non cesserà non sarà a causa del suo tradimento.
ALLORA LA PREGHIERA DIVENTA LODE, RINGRAZIAMENTO,
CONTEMPLAZIONE AFFETTIVA
…E LA PREGHIERA DI DOMANDA DIVENTA IL LUOGO IN CUI SI DESIDERA E SI CHIEDE CIÒ CHE DIO DESIDERA PER NOI.
È LA PREGHIERA DEL PADRE NOSTRO
SUGGERIMENTI PEDAGOGICI
i bambini devono passare da … a …
ANTROPOMORFISMO
SPIRITUALITÀ DI DIO
PREGHIERA MAGICA
PADRE NOSTRO
PAZIENZA
LINGUAGGIO ADEGUATO
Durante il cammino ci vogliono…
e un
QUALCHE ESEMPIO PER IL LINGUAGGIO
Diciamo: “Gesù ha il corpo” e “Dio parla al cuore senza parole”.
Non accentuiamo gli aspetti miracolistici dei gesti di Gesù, ma accompagniamo il racconto sottolineando soprattutto l’amore, la compassione, la condivisione della sofferenza da parte del Signore
Non diciamo “Dio ti ha castigato”, ma “Dio è sempre con noi, ci vuole bene. Lui sa di noi anche quello che noi non sappiamo e ci manda solo cose buone, che servono a farci crescere, a renderci forti e felici. È bello stare con Lui, perché anche le cose più difficili e dolorose diventano facili e sopportabili … anche se a volte non sembra”.
La fede è spesso “anche se a volte non sembra” e vale la pena di dirlo subito ai bambini, perché imparino presto ad andare al di là delle apparenze, a cercare ciò che conta, a trovare il Signore anche con un po’ di fatica, a credere nonostante.�
Occorre aiutare i bambini a scoprire spazi interiori
a cui accedere attraverso le porte
dei sensi,
del movimento,
del gioco,
scoprendo la sorgente del “silenzio pieno”,
cioè frequentato
dalla Parola e dalla presenza di Dio.
Occorre avvolgere i bambini di ascolto e di stupore,
in modo che come Leone incontrino Gesù sulla panchina del loro giardino interiore.
… ad esempio attraverso la via delle storie, cioè mediante una catechesi di tipo narrativo
(le parabole, la storia di Gesù)
Le parole per un bambino sono prigioni sigillate dal mistero:
bisogna aprirle incarnandole nei racconti.
Curare il tono della voce,
la fede con cui si pronunciano,
l’emozione,
l’integrazione dei linguaggi…
vicinanza
fisica
sguardo
posizione del corpo
gesti
Agirle come creature viventi, non solo verbali,
perché siano efficaci e perché i bambini ci credano.
BUONE PRASSI PER SOSTENERE I BAMBINI
NEI MOMENTI DIFFICILI
A volte i problemi del bambini sono risolvibili con poco (vedi ad esempio le questionii legate ai conflitti).
Se si tratta di problemi legati al bullismo, vedi M. Tettamanti, Un gruppo in cammino con Gesù, in Arcidiocesi di Milano, Servizio per la catechesi, Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi, Centro ambrosiano, Milano 2017, pp. 95 – 97.
Un caso particolarmente doloroso e difficile da gestire è la morte di una persona molto cara al bambino. In questi casi sono necessari la vicinanza, l’affetto, l’ascolto, la sottolineatura circa la continuità della relazione con lo scomparso, soprattutto attraverso la Messa, la preghiera e la solidarietà dei compagni, il suggerimento di un piccolo rito quotidiano (vedi il racconto di Virginia in M. Tettamanti, Pregare in famiglia, in Arcidiocesi di Milano, Servizio per la catechesi, Comunità e famiglia generano nella fede, Centro ambrosiano, Milano 2019, p. 104 e 105).Il cammino sarà molto lungo e occorrerà vigilare.
In caso di separazione tra i genitori, occorre sganciare i motivi della sofferenza dall’agire di Dio: Dio lascia che gli uomini decidano da soli ciò che vogliono fare e non li obbliga a compiere il bene. A volte i grandi sbagliano e se Dio non interviene è perché rispetta la loro libertà.
2) Dire le cose giuste nella maniera giusta
d) Raccontiamo un’esperienza simile successa a noi, perché il bambino non si senta solo: «È capitato anche a me … Anch’io mi sono arrabbiata e ho deciso di non parlare più con Gesù. Poi però mi sono accorta che senza di Lui la vita non era più bella: mi sentivo triste, avevo il cuore nero … così dopo un po’ di tempo ho deciso di ritornare da Lui e subito mi sono sentita felice». (Non chiediamo al bambino di fare la stessa cosa, per non forzarlo).
3) Fare le cose giuste
a) Riprendiamo la preghiera attraverso una mediazione
«Ora dovremmo andare a pregare in chiesa. Non posso lasciarti qui da solo, devi venire anche tu. Senti, io avrei un’idea: tu vieni in chiesa con noi, ma non parli. Lasci pregare noi e tu stai zitto. Se vuoi inginocchiarti e cantare va bene, altrimenti puoi stare seduto e zitto». Oppure … «Senti, io adesso dovrei andare in chiesa. Perché non vieni con me? Prego solo io, tu stai zitto e mi fai compagnia». Se il bambino accetta, ci rivolgiamo a Gesù con confidenza: «Gesù, qualche volta sei difficile da capire, sai? Io però so che nessuno ci vuole bene come Te. Per questo io mi fido di Te anche quando non ti capisco, anche quando non mi dai ciò che ti chiedo! Il fatto è che mi sento felice quando mi fido di Te …Padre nostro …». (E’ importante usare una formula conosciuta dal bambino: può darsi che sia proprio questo il momento in cui senza volerlo riprenderà a pregare e il nodo della delusione incomincerà a sciogliersi)
b) Diamo del tempo!
c) Diciamo queste cose tante volte, anche durante i normali incontri di catechesi e di preghiera.
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