1 of 6

ELSA MORANTE

Olga C.

III B

Vittorio Emanuele III

prof.ssa Sandra Troia

as 2012/2013

2 of 6

Elsa Morante

Nata a Roma nel 1912, Elsa esordì nel giornalismo con cronache di costume per riviste culturali; da quell'esperienza nacque, nel 1941, il suo primo libro di racconti intitolato " Il gioco segreto". Il suo capolavoro è considerato " L'isola di Arturo", un romanzo ambientato nell' isola di Procida. Scrisse anche poesie, libri di favole e altri racconti, riuniti ne "Lo sciallo andaluso". Il successo arrivò, però, solo nel 1974 con "La storia". L'ultimo romanzo è Aracoeli. Morì a Roma nel 1985.

3 of 6

LA STORIA

Il romanzo " La Storia" narra i fatti accaduti a Roma durante la seconda guerra mondiale e nell'immediato dopoguerra, tra il gennaio del 1941 e il giugno del 1947. Protagonista del romanzo è Ida Ramundo, una maestra ebrea per parte di madre, ingenua e timorosa di tutto, rimasta vedova con un figlio, Nino, un ragazzo inquieto e impulsivo che, in un primo momento diventa fascista e, in seguito si lega ai partigiani. Morirà nell'immediato dopoguerra, in un incidente dai risvolti oscuri. Ma il cuore del romanzo è rappresentato però del secondo figlio di Ida, Giuseppe una creatura innocente e malata, che vivà solo per pochi anni.

4 of 6

" 1943: Il treno dei deportati"

In questo brano l'autrice parla di Ida che con il figlioletto Useppe incontra per la strada una signora, la signora Di Segni che corre velocemente. Ida la segue e arrivano alla stazione e vede che questa donna, che non rivolge mai la parola a Ida quando la chiama, sta aspettando qualcuno o qualcosa, perchè non fa altro che urlare il nome di quelli che Ida pensa essere i suoi famigliari. All' improvviso Ida sente da lontano un vocio umano, ma non riesce subito a capire da dove proviene. Poi vede arrivare una ventina di vagoni bestiame, in cui erano rinchiusi molti esseri umani. E la voce della signora Di Segni si fa ancora più forte, fino a quando compare dalla finestrella del treno il marito, che le chiede di andare via, subito. Ma la signora non ne vuole sapere, tutta la sua famiglia era stata deportata e lei voleva essere con loro, non le importava se doveva mettere a rischio la sua vita, l'importante era stare con loro. Ida da lontano guarda la scena, ma non è sola, con lei c'era anche il piccolo Useppe.

5 of 6

...CONTINUA...

" E nello sporgersi a scrutarlo, lei lo vide che seguitava a fissare il treno con la faccina immobile, la bocca semiaperta, e gli occhi spalancati in uno sguardo indescrivibile di orrore. 'Useppe...' lo chiamò a bassa voce. Useppe si rigirò al suo richiamo, però gli rimaneva negli occhi lo stesso sguardo fisso, che, pure all'incontrarsi col suo, non la interrogava. C'era, nell'orrore sterminato del suo sguardo, anche una paura, o piuttosto uno stupore attonito; ma era uno stupore che non domandava nessuna spiegazione.

' Andiamo via, Useppe! Andiamo via.'"

Il piccolo Useppe rimane terrorizzato a vedre quella scena, così come noi che oggi ripensiamo a quello che accadde in quegli anni. La famiglia Di Segni è solo una delle tante famiglie ebree che furono costrette a subire la superiorità di altre persone e l'atrocità della guerra.

6 of 6

CONSIDERAZIONI

Leggendo questo brano, mi ha colpito il piccolo Useppe che così piccolo è costretto a sopportare le cattiverie della guerra. é impressionato quando vede quel treno che portavo tutte quelle persone. Egli ignora chi siano, ma sua madre Ida sa bene che quel treno porterà quelle persone nei campi di concentramento a morire. Nonostante questo, vedono la Signora Di Segni che cerca di salire, che vuole salire su quel treno, perché per lei è più dolorosa l'assenza dei suoi cari, tutti deportati, e non tutte le sofferenze che dovrà subire nei lager. Poi Ida e Useppe vanno via, ma nel cuore di tutti e due rimarrà per sempre impressa quella triste scena.