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Contro la retorica della competitività

Scarti ed eccedenze territoriali come risorse per le aree interne

Fausto Carmelo Nigrelli

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L’applicazione del concetto di competitività di matrice economico-aziendale ai territori prima nazionali poi ad essi interni (regioni e singole città), è un effetto collaterale della globalizzazione intesa come un fenomeno che riguarda processi economici, sociali e culturali in cui il ruolo del commercio internazionale (di materie prime, semilavorati e prodotti finiti) e il peso degli investimenti esteri sono determinanti.

 

Ma l’affermazione di Thomas Friedman (1995) che il mondo potesse divenire un mondo piatto come conseguenza della indifferenza localizzativa, della omologazione culturale e dei gusti, della uniformizzazione delle modalità di produzione appare oggi non solo sbagliata, perché il mondo è diventato tutt’altro che uniforme, ma anzi capziosa.

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Le conseguenze

  • Giustifica una postura centralista che pretende di applicare politiche rigide e indifferenti rispetto ai contesti e non curvate sulle loro caratteristiche specifiche
  • Nutre un’idea di sviluppo economico basata sul «mondo piatto», dove tutti i punti dello spazio sono intercambiabili/sostituibili, posto che possono essere collegati con infrastrutture di comunicazione e scambio.
  • Ci consegna una rappresentazione di spazio naturale/selvatico contrapposta a quella del luogo di vita e produttivo. Uno sguardo tutto volto a trasformare gli spazi ‘altri’ in paesaggi del tempo libero e della wilderness, a non in luoghi di vita e di lavoro.

(Filippo Barbera, 2023)

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Luogo / territorio

Spazio-merce

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La tesi

La mercificazione di città e territori, chiave di volta dell’affermazione dell’ipercapitalismo, ha implicato la crescita delle diseguaglianze all’interno delle città e di quelle territoriali e, all’interno di queste ultime, dei divari tra i sistemi metropolitani, dove sono sempre più concentrate funzioni produttive, popolazione, servizi, e parti significative dei territori nazionali.

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La competizione porta con sé l’esclusione

Dal darwinismo sociale al darwinismo territoriale

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il territorio è prodotto (oggetto di costruzione), ma anche il territorio è progetto nel senso che l’uomo o le comunità prefigurano un ruolo per un territorio, se ne appropriano, organizzano azioni per farne ciò che ritengono utile; gli interventi dell’uomo hanno sempre un carattere organizzativo e “pianificatore”

(André Corboz)

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Il territorio è l’esito di lunghi processi di strutturazione dello spazio fisico che avviene secondo lunghe fasi di territorializzazione; è il risultato dell’azione storica dell’uomo immersa nel tempo geologico e biologico; il territorio è infine un intreccio inscindibile e sinergico di ambiente fisico, ambiente costruito, ambiente antropico. Il sistema di relazione di queste tre componenti ambientali genera l’identità di un luogo come soggetto vivente, unico per forma, carattere, storia, paesaggio (Alberto Magnaghi)

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Il territorio non è suolo/spazio, cioè contenitore di oggetti su cui collocare funzioni, usi, segni dello sviluppo, ma un groviglio di potenziali risorse materiali e immateriali, fisiche e culturali

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Le Italie in contrazione

  • I borghi e le terre alte abbandonate
  • I fondivalle
  • La campagna produttiva
  • La campagna urbanizzata e l’urbanizzazione diffusa
  • La costa urbanizzata
  • Piccoli centri, città industriali, periferie del Mezzogiorno

(Arturo Lanzani e Francesco Curci, 2018)

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Una metafora #1

Se un processo di produzione industriale produce scarti

(“scarto di produzione è un quantitativo di pezzi lavorati o semilavorati che viene eliminato perché non rispecchia la qualità aziendale desiderata o perché il materiale non è consono” – Treccani)

quali sono gli scarti del processo di produzione del territorio?

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Paesaggi scartati

Il paesaggio scartato descrive il territorio che è stato lasciato volontariamente, per scelta, che è stato messo da parte. Esso è stato ritenuto inutilizzabile, inutile da chi ne ha detenuto fino a quel momento la disponibilità in termini di proprietà o in termini di politiche che lo riguardano. Non ha risposto a un «modello».

Così facendo, tutte le relazioni che lo hanno caratterizzato durante la fase di riconoscimento del valore e sua reificazione, cioè di territorializzazione, sono andate progressivamente perse, a meno di quelle percettive che permangono anche dopo la dismissione. (Nigrelli, 2020)

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Questi paesaggi sono “scarto” delle politiche che il sistema produttivo, politico, di valori ha espunto perché non funzionali all’affermazione senza limiti del mercato, in particolare nell’ambito del territorio

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Due corollari

il tema delle aree in abbandono, territori vasti, ma anche ambiti urbani, può essere utilmente inquadrato a partire da un approccio paesaggistico e territoriale

le piccole città, i borghi, ma anche i quartieri o perfino le singole architetture possono essere rimessi in gioco solo all’interno di strategie di area vasta.

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Borgo Cascino, Sicilia centrale

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Il paesaggio della riforma in Basilicata

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Il paesaggio della riforma in Sicilia

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I noccioleti degli Erei e dei Nebrodi

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I carrubeti degli Iblei

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Terrazzementi abbandonati sull’Etna

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Ex Miniera Cozzo Fisi (Casteltermini)

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Ex Miniera Floristella (Valguarnera – Piazza Armerina)

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Le banche dati

  • Miglioramento fondiario --------------------------- 6605 interventi

  • Assistenza tecnica ------------------------------------ 896 interventi

  • Opere pubbliche ------------------------------------ 49579 interventi

  • Agevolazioni industriali ------------------------- 265465 interventi

  • Progetti speciali promozionali

(agevolazioni all’agricoltura) ------------------------ 26866 interventi

349.411 interventi (Casmez –Asgensud)

Per ogni intervento corrispondono

uno o più concessioni di finanziamento

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Una metafora #2

L’eccedenza nel ciclo produttivo essa indica la differenza in più, in un determinato mercato, dell’offerta di una merce rispetto alla domanda o della mano d’opera disponibile rispetto alla domanda.

Se un processo di produzione industriale può avere eccedenze, quali sono le eccedenze del processo di produzione del territorio?

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Eccedenze territoriali

Le eccedenze territoriali sono l’esito di politiche di sviluppo dall’alto o dal basso, sovradimensionate, fuori misura, spesso derivate da ragioni di redditività nel consenso che non da valutazioni sulla loro effettiva efficacia.

  • siti industriali
  • capannoni e impianti per la trasformazione dei prodotti agricoli
  • impianti per la serricoltura
  • Attrezzature
  • insediamenti residenziali

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da:

F. Martinico, S. Adorno, C. Antonuccio

Industria a Mezzogiorno. I

l ruolo delle Asi e dei Ni nell’industrializzazione

e nelle trasformazioni territoriali

Rubbettino, Soveria Mannelli

(in corso di stampa)

Agglomerati ASI

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In Sicilia su oltre 13800 ettari che fanno parte degli agglomerati ASI ne sono effettivamente utilizzati poco più di 6500 (49%) e circa 5500 sono ancora superfici agricole utilizzate (in contesti non sani dal punto di vista ambientale).

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Asi - Casteltermini (Agrigento)

Zonizzazione

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ASI - Casteltermini (Agrigento)

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Insediamenti in zona agricola (Lr 71-78 art. 22)

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Le serre di Marina di Acate

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SIACE, 1964-1987 società industriale agricola cartaria editoriale

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SIACE, 1964-1987 società industriale agricola cartaria editoriale

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46 invasi, a uso irriguo (54%), a uso idroelettrico (13%), a uso industriale (11%); uso potabile (9%), uso promiscuo (7%), incomplete (6%)

Di queste 23 (50%) sono non collaudate

9 sono fuori esercizio

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Lago Sciaguana, agosto 2024

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Lago Ancipa, satellite Sentinel 2, 8 settembre 2024

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Sistema martello – Ancipa (sistema di adduzione del Martello, mai completato)

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Un’altra eccedenza territoriale

Eccedenza territoriale sono anche la grande quantità di edilizia residenziale storica e quella prodotta con le rimesse degli emigrati che è rimasta vuota, in parte per il dimensionamento dei piani, in parte per le speranze individuali smentite e in parte per la desertificazione demografica.

La conoscenza di tutte le eccedenze è il punto di partenza per provare a recuperare queste risorse, verificando

come le nuove modalità produttive, le nuove domande di mercato e i nuovi modelli di sviluppo possano configurare un nuovo assetto che recuperi il territorio ed eviti ulteriore consumo di suolo.

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Consumo di suolo vs dinamiche demografiche

Mappare i sistemi residenziali

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Burgio (Ag)�2.605 abitanti (-74,7%)

504 m3/ab

1.916 vani vuoti

(Abitanti al 2018, Volumi al 2004, Vani al Censim. 2001, decremento 1951 – 2018)

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1. tutte le politiche di sviluppo del Mezzogiorno hanno prodotto esiti territoriali

2. ognuna delle politiche di sviluppo del Mezzogiorno ha ignorato gli esiti territoriali della fase precedente

3. gli scarti e le eccedenze delle fasi di investimento sul Mezzogiorno sono risorse per le nuove politiche

4. le aree interne sono l’emergenza

Uno sguardo al Mezzogiorno

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L’abbandono di politiche di riequilibrio ha trovato una giustificazione ideologica nella narrazione che rendendo sempre più forti le aree forti, quelle deboli ne avrebbero tratto vantaggio.

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Una parte significativa del “precipitato territoriale” di investimenti privati e delle politiche pubbliche è collocato nelle aree interne e può essere

una risorsa ancora incompresa

Paesaggi scartati ed eccedenza territoriali

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  1. Le inefficienze insediative hanno contribuito alla insufficiente efficacia delle politiche relative alle sviluppo del Mezzogiorno
  2. Lo sviluppo locale da solo ha difficoltà a invertire il percorso di declino a causa delle politiche nazionali divergenti
  3. È necessario annullare la divergenza tra le politiche di sostegno allo sviluppo locale e quelle di settore nei servizi primari: salute, formazione, accessibilità
  4. Occorre sostituire alla logica della competitività quella della desiderabilità

La tesi

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Nel periodo 1950-1970 c’era convergenza tra le politiche di crescita economica e quelle di dotazione infrastrutturale e espansione del welfare�ancora nel secondo periodo dell’IS��A quel punto le risorse europee diventano sostitutive, cioè si fa sostegno allo sviluppo, ma si desertifica il territorio espungendo servizi

smantellamento delle ferrovie�

Riduzione dell’accessibilità

abbandono delle strade secondarie

Riforme sistema sanitario

1- Riduzione della rilevanza del lavoro pubblico

2- Riduzione dei servizi essenziali

Desertificazione demografica

Riforme sistema scolastico

Riforme sistema giudiziario

Accentramento amministrazioni statali

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  • Bassi livelli di inquinamento
  • Condizioni climatiche
  • Sistema ambientale
  • Sistema patrimonio culturale
  • Sistema insediativo di piccole città (arcipelaghi territoriali)
  • Socialità e prossimità

  • Elevata disponibilità di aree produttive infrastrutturate non attive
  • Elevata disponibilità di patrimonio abitativo
  • Elevata disponibilità di attrezzature da riqualificare
  • Culture contadine tradizionali non ancora del tutto perdute

I “punti di forza” del Mezzogiorno

e in particolare delle aree interne

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Si può dire intuitivamente che la scelta di vivere in una città interna anziché in un’area metropolitana può derivare da una valutazione dei benefici (socialità, vita meno stressante, amenità dei luoghi, …) che compensa in parte la minore dotazione di servizi concentrati rispetto alle aree metropolitane nelle quali ci si può recare periodicamente per accedere a quelli più rari, di rango superiore. �A condizione che ci possa essere l’opportunità di svolgere un lavoro che dia soddisfazione e che ci sia un livello minimo di attrezzature e servizi scendendo al di sotto del quale i vantaggi si perdono e prevale l’attrattività del polo.�Questo parametro può essere definito DESIDERABILITA

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Nuove politiche estrattive

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Impianto Edison ad Aidone

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Siamo sicuri che non è consumo di suolo?

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Una finta alternativa

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Smart Village per nomadi digitali che rifiutano gli spazi domestici come luoghi del telelavoro e potrebbero utilizzare nuovi spazi come quelli per il co-working

Dal Borgo al Borgo

«centro abitato di media grandezza e importanza» ovvero una «estensione della città fuori delle antiche mura», (Vocabolario Treccani

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Nuove politiche estrattive: i borghi, la Cunziria

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Non borghizziamo i paesi del Paese.

Non rendiamo i paesi che fanno il Paese

meri luoghi turistici, per destinarci flussi turistici

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Una critica condivisibile

la privatizzazione dello spazio pubblico a opera di grandi investitori esogeni, non immune da un neocolonialismo turistico che dipinge la conversione in “resort di lusso” come panacea; la turistificazione che si innesta su un vacuum spaziale e socio-demografico, senza attivare forme di residenzialità o trattenere flussi migratori in uscita, configurandosi come forme tristemente note di gentrification rurale attraverso la creazione di vere e proprie enclave elitarie, eterotopie che si insinuano negli interstizi lasciati vuoti dai vecchi abitanti, non molto diverse, in termini di implicazioni territoriali, dai resort turistici costruiti ex novo nei “paradisi” tropicali; e infine la vocazione agricola ridotta a macchietta folcloristica, esito di una patrimonializzazione governata più dalla necessità di garantire, nel pacchetto all inclusive, “un’esperienza autentica” agli outsider che, come sarebbe invece atteso, come fonte di sostentamento.

T. Graziano, Smart Territory. Attori, flussi e reti digitali nelle aree “marginali, FrancoAngeli, Milano, 2021, p. 109.

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Dalla rigenerazione urbana alla rigenerazione territoriale��Dalla gentrificazione urbana alla gentrificazione territoriale��Dalla turistificazione urbana alla turistificazione territoriale

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Il “precipitato territoriale” di investimenti privati e delle politiche pubbliche costituisce una risorsa ancora incompresa

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I nuovi vigneti terrazzati sull’Etna

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Aree non vincolate idonee all’installazione di F.E.R.

Aree non utilizzate/sottoutilizzate e dismesse

Le aree idonee all’installazione di impianti fotovoltaici sono

Il 26,8% del perimetro totale,

ovvero più di 950 ettari

Eccedenze industriali: prospettive

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Gli agglomerati industriali delle aree interne del Mezzogiorno, da scarto a risorsa per uno sviluppo sostenibile

Carmelo Antonuccio, Eliana Fischer, Francesco Martinico

Regione

Localizzazione

SDISP

[ha]

SUFTV

[ha]

Densità potenza [MW/ha]

LAOR

[ha]

Potenza [MW]

Basilicata

Centro

214,65

214,65

1,0

50%

214,65

Aree interne

3.361,63

3.361,63

1,0

50%

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Calabria

Centro

1.601,58

1.601,58

1,0

50%

1.601,58

Aree interne

758,34

758,34

1,0

50%

758,34

Campania

Centro

2.238,36

2.238,36

1,0

50%

2.238,36

Aree interne

2.944,54

2.944,54

1,0

50%

2.944,54

Puglia

Centro

2.512,19

2.512,19

1,0

50%

2.512,19

Aree interne

774,91

774,91

1,0

50%

774,91

Sicilia

Centro

2.932,03

2.932,03

1,0

50%

2.932,03

Aree interne

3.884,12

3.884,12

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50%

3.884,12

Mezzogiorno

Centro

9.498,81

9.498,81

1,0

50%

9.498,81

Aree interne

11.723,54

11.723,54

1,0

50%

11.723,54

SDISP = Suolo disponibile all’interno degli agglomerati industriali.

SUFTV = Suolo utilizzabile per l’installazione di moduli fotovoltaici o agrivoltaici.

LAOR (Land Area Occupation Ratio): rapporto tra la superficie totale di ingombro dell’impianto agrivoltaico (Spv), e la superficie totale occupata dal sistema agrivoltaico (Stot). Il valore è espresso in percentuale

Scenario A -Realizzazione di impianti a terra, per la sola produzione energetica, con moduli fotovoltaici da 350W , sul totale delle superfici disponibili

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Nuovi campi fotovoltaici nell’ASI Dittaino

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Cambiare paradigma, significa anche cambiare i parametri di valutazione. Per questo, almeno per le aree interne del Mezzogiorno, occorre affermare che il modello dell’abitare che le riguarda non è perdente rispetto a quello metropolitano, ma è “altro”; è la seconda gamba su cui si regge il sistema insediativo, sociale, economico, culturale, identitario del nostro Paese. Occorre lasciarsi dietro le spalle la logica della competitività perché l’attrattività di un territorio e di una città non può più essere misurata tramite la sua collocabilità in un presunto mercato globale sulla base di parametri economici. Occorre puntare sulla sua desiderabilità, la capacità di ingenerare negli abitanti, nelle persone, nelle imprese, etc. la voglia di non abbandonare quella città o quel territorio (se ci sono nate o ci vivono) o di insediarvisi se provengono da fuori, grazie alle sue specificità, per le sue qualità nei tre campi (spaziale, sociale e simbolico).

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Grazie, Mariano

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