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  • L'Inferno è concepito da Dante come un profondo abisso a forma di imbuto; questa cavità è stata causata dalla caduta di Lucifero, l'angelo che guidò la ribellione contro Dio e che fu da questi sconfitto e scagliato sulla terra; per la precisione la cavità si formò per il ritrarsi dalla stessa terra dinanzi al precipitare di Lucifero, il quale giunse così al punto più lontano da Dio, al centro della terra. La profonda voragine infernale è suddivisa in nove cerchi che costituiscono nove gradini digradanti verso il fondo: via via che si scende, i cerchi sono più piccoli e più gravi i peccati da punire.

STRUTTURA DELL’INFERNO

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Nell'Antinferno ci sono gli ignavi, esclusi dal giudizio in quanto esenti da colpe o da meriti, degni solo di disprezzo. Nel primo cerchio, il Limbo, ci sono le anime ingiuste non battezzate che non hanno conosciuto Dio, essi non sono puniti in nessun modo, ma sono esclusi dalla beatitudine celeste. Nell'Inferno le anime dei dannati sono vincolate a un unico peccato, quello che ne ha determinato l'atteggiamento della coscienza e nel quale si raccolgono anche le altre eventuali colpe. L'Inferno è la cantica concepita con più rigore strutturale e geometrico; qui Dio è assente come forza positiva e beatificante, ma la sua potenza si manifesta come ordine e giustizia, separando e distribuenDO.

ANTINFERNO E INFERNO

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Il lessico e lo stile alternano il registro tragico - sublime e quello comico - infimo; nell'Inferno Dante è indotto a fare ricorso a un registro basso, di intensa violenza espressionistica. È tipico dell'Inferno il rapporto conflittuale di Dante con le anime che incontra. La discussione nella malvagità dell' Inferno è anche una progressiva conquista della maturità per il protagonista del viaggio. Inoltre l'Inferno è stata la cantica più ammirata dai commentatori romantici, portati a sopravvalutare l'aspetto drammatico nel conflitto tra Dante e i dannati.

LESSICO E STILE

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Gerusalemme è la città attraverso cui si accede all’Inferno: dopo una porta che reca una scritta minacciosa incisa sopra si apre una zona detta Antinferno dove si trovano gli ignavi, cioè le anime di quelli che in vita non scelsero mai né di fare del bene ma neppure di fare del male, e sono quindi rifiutati sia dal cielo che dall’inferno perché indegni sia dell’uno che dell’altro. Troviamo, poi, un fiume, l’Acheronte, dove un traghettatore, Caronte, trasporta sulla sua barca le anime dei dannati verso la riva opposta. Qui segue una zona detta Limbo – in cui scopriamo le anime dei non battezzati e dei nati prima di Cristo – oltre la quale si accede finalmente al vero e proprio Inferno.

L’Inferno di Dante è formato da nove zone, nove “cerchi”, cioè dei cornicioni giganteschi, uno più in basso dell’altro come in una macabra arena, che continuano verso il basso fino a raggiungere il centro della Terra dove si trova conficcato Lucifero dal tempo della sua caduta. La zona più cupa dell’Inferno comincia a partire dal sesto cerchio, dopo il fiume Stige.

La Città di Dite è il nome della zona più profonda dell’Inferno che si apre dopo il quinto cerchio. Questa zona è ulteriormente ramificata: il settimo cerchio (dove sono punite le anime dei violenti) conta tre diversi “gironi” al suo interno, l’ottavo cerchio (dove sono punite le anime dei fraudolenti) è a sua volta ripartito in dieci zone diverse dette “bolge”. Dopo le dieci bolge si apre il tetro pozzo dei giganti dopo il quale giungiamo nell’ultima e più tragica zona dell’Inferno: il nono cerchio, dove sono puniti i traditori ripartiti in quattro zone diverse.

CERCHI

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