1 of 80

2 of 80

Emissioni Elettromagnetiche

Maurizio Ardito

3 of 80

“C’è un nesso tra l’uso del cellulare e i tumori”

Confermata la pronuncia Ivrea del 2017

28 luglio 2022

4 of 80

5 of 80

"Basta usare il cellulare trenta minuti al giorno per otto anni per essere a rischio", sostengono gli avvocati torinesi Stefano Bertone e Renato Ambrosio, dello studio Ambrosio&Commodo, legali di Roberto Romeo, l'uomo colpito dal tumore a cui i giudici hanno riconosciuto il risarcimento. «Una sentenza storica la prima al mondo a confermare il nesso causa-effetto tra il tumore al cervello e l'uso del cellulare - spiegano gli avvocati Stefano Bertone e Renato Ambrosio dello studio Ambrosio&Commodo di Torino, che hanno seguito la vicenda

6 of 80

7 of 80

Istituo Superiore si Sanità: nessuna prova correlazione tumori - "L'ipotesi che l'uso prolungato del cellulare possa causare tumori alla testa", alla base della sentenza della Corte d'Appello di Torino, "non è fondata su una base scientifica". Finora, nessuna correlazione è stata provata tra i campi elettromagnetici dei cellulari e l'insorgenza di tumori"

8 of 80

9 of 80

L'uso prolungato dei telefoni cellulari, su un arco di 10 anni, non è associato all'incremento del rischio di tumori maligni (glioma) o benigni (meningioma, neuroma acustico, tumori delle ghiandole salivari). E’ quanto è emerso dall'ultimo Rapporto Istisan “Esposizione a radiofrequenze e tumori” curato da Istituto superiore di sanità, Arpa Piemonte, Enea e Cnr-Irea che arriva ad una conclusione differente rispetto a quello della Corte d'Appello di Torino secondo cui l'uso prolungato del telefono cellulare può causare tumori alla testa. Si tratta del più recente studio pubblicato sul tema, ma le ricerche in merito all'eventuale nesso tra telefonini e tumori sono in corso da oltre 20 anni.

10 of 80

Non è la prima volta che Magistratura e scienza entrano in conflitto

Ricordiamo i casi Di Bella, Stamina (Davide Vannoni), Xylella

Spesso procure e tribunali decidono di ignorare le evidenze scientifiche e di indagare o giudicare sulla base del libero convincimento del magistrato o del giudice.

Dopo anni (e molti danni) in genere poi le cose si mettono a posto.

11 of 80

TORINO. Circa 300 persone sono scese in piazza, a Torino, nella giornata internazionale contro la sperimentazione della tecnologia 5G. Comitati e assemblee di cittadini si sono dati appuntamento in piazza Castello, dove si sono susseguiti diversi interventi. «Sugli effetti della tecnologia 5G non ci sono ancora studi sufficienti - spiega un portavoce della protesta - La prima sperimentazione inizia da Torino? Noi non siamo cavie. Prima di procedere, bisogna essere sicuri che le onde del 5G non siano nocive per le persone, per gli animali e per l'ambiente».

I manifestanti hanno raccontato in piazza i loro timori: «Quale futuro con il 5G?. Installazione di migliaia di antenne in ogni dove, anche vicino a scuole e ospedali. E possibili danni irreparabili alla salute, abbattimento degli alberi che ostacolano la trasmissione del segnale, aumento delle radiazioni elettromagnetiche h24, controllo sociale capillare». 

12 of 80

Prima delle trasmissioni digitali le trasmissioni erano analogiche.

Nel caso di trasmissioni televisive veniva adottata la tecnica broadcast che prevedeva la trasmissione dello stesso segnale in aree le più vaste possibili.

I trasmettitori per questo potevano superare anche la potenza di un megawatt.

Idem per le trasmissioni radiofoniche. Ad esempio i trasmettitori di Radio Maria possono superare i 100 kW.

Le trasmissioni in digitale sono più efficienti e richiedono potenze inferiori a parità di copertura. Vale anche per il digitale terrestre.

Le trasmissioni digitali per telefonini sono organizzate per servire celle di pochi chilometri e quindi le potenze richieste sono di qualche decina di watt. Un trasmettitore analogico di Radio Maria può essere quindi mille volte più potente di un trasmettitore 5G.

Grazie al progredire delle tecniche di trasmissione i trasmettitori 5G risultano più efficienti di quelli 4G che a loro volta erano molto più efficienti di quelli precedenti .

E’ diffusa la preoccupazione di non avere il trasmettitore sul tetto e pertanto molti condomini rifiutano laute offerte per ospitarli. Le antenne sono progettate per irradiare frontalmente e mai verticalmente quindi il campo al di sotto del trasmettitore è praticamente nullo. Se il trasmettitore rifiutato da condominio A verrà installato di fronte nel condominio B il campo generato che investirà il condominio A sarà massimo. Si chiama eterogenesi dei fini.

13 of 80

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza

14 of 80

Molte delle informazioni di questa chiacchierata sono tratte da:

Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica

a cura dell'Istituto superiore di sanità

  • https://www.epicentro.iss.it/

15 of 80

Gli anni recenti hanno visto un aumento senza precedenti, per numero e varietà, di sorgenti di campi elettrici e magnetici (CEM) usati per scopi individuali, industriali e commerciali. Questa diffusione ha generato preoccupazioni per i possibili rischi per la salute connessi al loro uso.��Alcuni studi scientifici hanno suggerito che l'esposizione ai campi elettromagnetici generati da questi dispositivi possa avere effetti nocivi per la salute (cancro, riduzione della fertilità, perdita di memoria e cambiamenti negativi nel comportamento e nello sviluppo dei bambini.) Altri studi contraddicono questa ipotesi. Allo stato attuale, l'effettiva entità del rischio sanitario non è certa, sebbene per alcuni tipi di CEM, ai livelli riscontrati nella vita comune, questo risulta essere bassissimo se non addirittura inesistente.�

16 of 80

Le radiazioni elettromagnetiche possono avere un’origine naturale, come la luce solare o le scariche elettriche dei fulmini, oppure possono essere causate dall’uomo, come le radiazioni delle telecomunicazioni wireless, le applicazioni industriali e scientifiche.

17 of 80

Le onde elettromagnetiche consistono di piccolissimi pacchetti di energia chiamati fotoni, caratterizzate da una lunghezza d'onda, (a cui corrisponde una frequenza) e dall’energia. L’energia è direttamente proporzionale alla frequenza: più alta è la frequenza, maggiore è la quantità di energia di ogni fotone. La frequenza di un'onda elettromagnetica è il numero di oscillazioni che passano per un determinato punto nell'unità di tempo, misurata in cicli al secondo o hertz. I multipli comunemente usati per descrivere i campi a radiofrequenza (RF) comprendono il chilohertz (kHz - mille cicli al secondo), il megahertz (MHz - un milione di cicli al secondo) e il gigahertz (GHz - un miliardo di cicli al secondo.) Più alta la frequenza, più corta è la lunghezza d'onda.

Energia uguale acca tagliato per omega (omega è uguale a 2 π f) dove h è la costante di plank

18 of 80

19 of 80

Gli effetti della radiazione elettromagnetica sugli esseri viventi dipendono principalmente da due fattori:

  • la frequenza della radiazione, ovvero il tipo
  • la modalità di esposizione ovvero l'intensità della radiazione, la durata dell'esposizione, le parti del corpo esposte.

20 of 80

Per quanto riguarda la frequenza della radiazione si usa distinguere tra:

  • radiazioni ionizzanti, di frequenza sufficientemente alta da essere in grado di ionizzare gli atomi della sostanza esposta; possono quindi modificare le strutture molecolari, potendo anche produrre effetti biologici a lungo termine sui viventi interagendo con il DNA cellulare. Essendo le più energetiche sono, a grandi linee, le più pericolose

  • radiazioni non ionizzanti; si designano come non ionizzanti quelle radiazioni elettromagnetiche non in grado di produrre ionizzazione nei materiali ad esse esposti. Un esempio di radiazioni non ionizzanti sono le onde radio. L'energia più bassa le pone in classi di rischio più basse delle precedenti.

21 of 80

22 of 80

10^24 YHz (yotta)

10^21 ZgHz(zetta)

10^18 EHz (exa)

10^15 PHz (peta)

10^12 THz (tera)

10^9 GHz (giga)

10^6 MHz (mega)

10^3 kHz(kilo)

Hz

23 of 80

  • E’ possibile che le radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti possano provocare il cancro
  • La risposta è SI’ è possibile anche se molto improbabile

24 of 80

25 of 80

E’ possibile che le radiazioni solari possano provocare il cancro?

La risposta è NO

Infatti non solo è possibile ma è CERTO che lo possano fare

26 of 80

27 of 80

Generalmente le radiazioni non ionizzanti interagiscono coi tessuti umani attraverso la generazione di calore. I pericoli legati a questo fenomeno dipendono dalla capacità delle radiazioni di penetrare il corpo umano e dalle caratteristiche di assorbimento dei diversi tessuti. Tutte le radiazioni non ionizzanti producono un qualche effetto su un sistema biologico, anche se solo alcune possono rappresentare un vero rischio per la salute. In genere la popolazione è molto preoccupata degli effetti delle onde radio, microonde, o di bassissima frequenza, perché rappresentano la stragrande maggioranza della radiazione elettromagnetica artificialmente prodotta dall’uomo per sistemi di telecomunicazione, e sappiamo essere presente in ogni casa, attraverso il modem wireless, il cellulare, il forno a microonde e così via. La realtà è che la radiazione elettromagnetica più pericolosa a cui siamo sottoposti è la radiazione UV del Sole

28 of 80

29 of 80

Alle radiazioni solari, che sono composte da onde elettromagnetiche di frequenze superiore alle onde RF, e quindi potenzialmente più pericolose, è associato un campo elettrico.

Il campo elettrico della radiazione solare in una giornata di sole (ottima per una bella abbronzatura in spiaggia) può superare i 600 V/m cioè è 10 volte superiore al limite fissato per le radiazioni RF artificiali (cento volte in Italia fino a qualche anno fa)

Applicando questa formula semplificata si ottiene il valore di circa 600 V/m, con calcoli più complessi si arriva a valori di 800 – 1000 V/m)

V/m = sqrt(W/m^2 x 377)

30 of 80

Soprattutto con riferimento ai possibili effetti biologici e quindi agli studi effettuati, si distinguono i campi a radiofrequenza vengono distinti in tre categorie:

a frequenza estremamente bassa (50-60 Hz, quelli associati agli elettrodotti), ad alta frequenza (generalmente sui 300 MHz) e campi a radiofrequenza emessi dai sistemi di telefonia mobile (da poco meno di 1 GHz e oltre).

31 of 80

Tipo di radiazione elettromagnetica

Frequenza

Lunghezza d'onda

LF

30 kHz – 300 kHz

10 km – 1 km

MF

300 kHz – 3 MHz

1 km – 100 m

HF

3 MHz – 30 MHz

100 m – 10 m

VHF

30 MHz – 300 MHz

10 m – 1 m

UHF

300 MHz – 3 GHz

1 m – 10 cm

Microonde

3 GHz – 300 GHz

10 cm – 1 mm

Infrarossi

300 GHz – 428 THz

1 mm – 780 nm

Luce visibile

428 THz – 749 THz

780 nm – 380 nm

Ultravioletti

749 THz – 30 PHz

380 nm – 10 nm

Raggi X

30 PHz – 300 EHz

10 nm – 1 pm

Raggi gamma

> 300 EHz

< 1 pm

32 of 80

Campi elettrici e magnetici a frequenze estremamente basse

(ELF – emissioni sui 50-60 Hz fino ai 300 Hz)

L'esposizione di esseri umani a campi ELF è soprattutto associata alla produzione, alla trasmissione e all'uso dell'energia elettrica (linee di alta tensione, ma anche apparecchi domestici e qualche apparato industriale). L'azione fondamentale di questi campi sui sistemi biologici è l'induzione di cariche e correnti elettriche. Quasi nulla del campo elettrico penetra all'interno del corpo umano. A intensità molto elevate, i campi elettrici possono essere percepiti attraverso la vibrazione dei peli cutanei.�I campi elettrici e magnetici a bassa frequenza creano nel corpo umano delle correnti indotte, mentre nel caso dei campi ad alta frequenza l’energia elettromagnetica viene assorbita dai tessuti e dissipata come calore, con un aumento della temperatura generale o locale, secondo ché venga esposto l’intero corpo o solo alcuni organi.

33 of 80

Campi al di sotto di 1 MHz: non producono un riscaldamento significativo ma inducono correnti e campi elettrici nei tessuti. Le numerose reazioni chimiche dei processi vitali sono associate a normali correnti "di fondo" di circa 10 mA/m2. E’ necessario arrivare a densità di corrente indotta maggiore di 100 mA/m2 per interferire con il normale funzionamento del corpo e provocare contrazioni muscolari involontarie.

Attualmente l’OMS ha dichiarato che non esistono prove scientifiche che attestino effetti sulla salute dovuti all’esposizione ai campi elettromagnetici a bassa frequenza

L

34 of 80

Campi tra 1 MHz e 10 GHz: penetrano nei tessuti esposti e producono calore a seguito dell'assorbimento di energia in questi tessuti. La profondità di penetrazione dipende dalla frequenza del campo ed è maggiore alle frequenze più basse. L'assorbimento di energia è misurato come tasso di assorbimento specifico (SAR, espresso in watt al chilogrammo) entro una data massa di tessuto. Per provocare danni come cataratte oculari e ustioni della pelle, ci vuole un SAR di almeno 4 W/kg che si riscontra solo a decine di metri di distanza da potenti antenne FM (i trasmettitori analogici di cui si è parlato), normalmente isolate e inaccessibili. Eventuali danni da riscaldamento indotto provocano risposte fisiologiche e risposte legate alla termoregolazione, compresa una ridotta capacità di svolgere attività mentali o fisiche quando la temperatura del corpo aumenta ( come d’estate quando fa moto caldo)

35 of 80

Per principio di precauzione il limite indicato per l’innalzamento della temperatura dovuto ad assorbimento di onde elettromagnetiche è di un grado centigrado.

Questa foto che trovate ovunque in rete è impressionante ma non ci dice il valore della temperatura. Un conto è se fosse di dieci gradi, un altro se fosse di un millesimo di grado.

36 of 80

Campi superiori a 10 GHz: sono assorbiti dalla superficie della pelle, e pochissima energia penetra nei tessuti sottostanti. Perché ci siano danni come ustioni o cataratte oculari, ci vuole un’esposizione a livelli simili a quelli che si hanno nelle immediate vicinanze di un radar di potenza (la normativa impedisce la presenza dell’uomo in queste aree) ma che non si riscontrano nella vita quotidiana.

Secondo l’OMS, la maggior parte degli studi condotti a frequenze superiore a 1 MHz hanno analizzato i risultati di esposizioni acute ad alti livelli di campi RF, cioè ad esposizioni che non si riscontrano nella vita quotidiana.

I dati della maggioranza delle ricerche promosse dalle organizzazioni internazionali indicano,, che non ci sono evidenze per definire i campi ad alta frequenza mutageni o teratogeni. Rimangono però ancora alcuni problemi da risolvere.

37 of 80

STANDARD �di TRASMISSIONE

FREQUENZE  UTILIZZATE �nella Telefonia Mobile

2G (GSM, EDGE)

900  MHz    ( Banda 8 )  Banda principale  - ( Tutti gli Operatori Telefonici ) �

1800 MHz   ( Banda 3 )  ( utilizzata in qualche caso nelle grandi citta' per il 2G/gsm)

3G (UMTS, H+)

2100 Mhz  ( Banda 1 )  Banda principale per sistema 3G - ( Tutti gli Operatori telefonici )�

900  Mhz   ( Banda 8 ) (3G in corso refarming con graduale con passaggio da GSM a 3G )- sistemi coesistenti

4G (LTE)

800  Mhz  ( Banda 20 )  ( TIM, Wind/3, Vodafone) ( principalmente in zone extracittadine e rurali ) �

1800 Mhz  ( Banda 3 )  ( TIM, Vodafone, Wind/3 ) - nei grandi centri urbani - (attualmente.. )

2600 Mhz  ( Banda 7 ) ( Tutti gli Operatori telefonici ) -nei grandi centri urbani/ Aeroporti /Centri Commerciali

2100 Mhz  ( Banda 1 )  ( Vodafone ) - nei grandi centri urbani - (attualmente a ROMA.. solo Vodafone )�

4,5G

1500 MHz  ( Banda L ) solo per DownLink (multicarrier) - TIM ( 1452 - 1472 MHz ) / Vodafone ( 1472 - 1492 MHz )

38 of 80

39 of 80

Wi Fi frequenze: 2,4 – 5 GHz (le stesse del microonde per cuocere i cibi) ma con potenza tipicamente di 100 mW

Secondo la Mobile Telecommunications and Health Research (MTHR), un anno di esposizione continuativa a segnali wi-fi, corrisponde ad una telefonata al cellulare di 20 minuti

Bluetooth frequenza: 2,45 GHz, potenza da 0,5 a 100 mW

Gli auricolari wireless che ci infiliamo nelle orecchie non solo ricevono il segnale dal cellulare ma trasmettono anche per rispondere alle chiamate

40 of 80

Mappa dei livelli massimi di campo elettrico (CE) a distanza crescente da un Access point (5 GHz, 200 mW EIRP) nelle condizioni di massimo carico

Con il termine EIRP (acronimo di Equivalent Isotropic Radiated Power, ossia potenza isotropica irradiata equivalente), si intende una misura di densità di potenza radio irradiata da un'antenna

41 of 80

Malgrado i numerosi studi compiuti, mentre i meccanismi riguardanti gli effetti termici sono stati ampiamente compresi, i fenomeni relativi agli effetti specifici non sono ancora completamente chiariti. Non è quindi tuttora possibile, secondo la OMS, definire con certezza tutti i possibili effetti biologici dei campi elettromagnetici. Per questo motivo, la stessa Oms, l’Unione Europea e numerose organizzazioni internazionali continuano a promuovere studi specifici e comparativi. Tuttavia, i dati resi disponibili negli ultimi anni tendono a ridimensionare le ipotesi di rischio sia sull’effettiva possibilità di sviluppare una patologia in seguito a un’esposizione a campo RF, sia per l’eventuale entità del danno causato.

42 of 80

Gli effetti sanitari conseguenti all’esposizione alle radiazioni RF si possono quindi definire “effetti termici”. Sono oggi disponibili numerosi studi sugli effetti termici, che evidenziano la correlazione tra la frequenza del campo elettromagnetico e l’entità dell’effetto subito, che si manifesta solo al di sopra di una certa frequenza. E’ stato quindi possibile definire limiti di esposizione anche molto cautelativi per la garanzia della salute della popolazione e dei lavoratori. Anche in questo caso, è disponibile un fact sheet dell’Oms in italiano.��

43 of 80

Il limite di esposizione: è il valore di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico che non deve essere superato in alcuna condizione di esposizione della popolazione

Il valore di attenzione: è il valore di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico che non deve essere superato all'interno di edifici adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore giornaliere, e loro pertinenze esterne, che siano fruibili come ambienti abitativi. Tale valore costituisce una misura di cautela ai fini della protezione da possibili effetti a lungo termine eventualmente connessi con le esposizioni

Gli obiettivi di qualità: sono definiti a fini della progressiva minimizzazione della esposizione ai campi elettromagnetici e si applicano all'aperto nelle aree intensamente frequentate.

44 of 80

Perché come si è già detto, le radiazioni penetrano nei tessuti in maniera inversa in funzione della frequenza. Più la frequenza è alta meno penetrano. Nel caso della radiazione solare sono i raggi UV al limite superiore dello spettro ad avere già potere ionizzante, ma la loro penetrazione è solo di pochi millimetri, non superano quindi l’epidermide e non raggiungono gli organi interni. I danni certi quindi si limitano alla probabilità di sviluppare tumori della pelle. Per questo tipo di radiazione non è il campo elettrico, anche se è molto elevato, a destare preoccupazione ma la quantità di raggi UV (da combattere riducendo l’esposizione e con l’ausilio di creme filtranti). Nel caso delle radiazioni RF non è perfettamente noto l’effetto sugli organi interni e quindi, anche in assenza di prove certe della loro pericolosità, per principio di precauzione si fissa un valore limite molto basso.

Tabella 3.2 -Profondità di penetrazione (in cm) di un'onda em in tessuti biologici in funzione della frequenza. 

Freq. (MHz)

Soluz. salina

Sangue

Muscolo (pelle)

Polmone

Grasso (osso)

433

2.8

3.7

3.0

4.7

16.3

915

2.5

3.0

2.5

4.5

12.8

2450

1.3

1.9

1.7

2.3

7.9

5800

0.7

0.7

0.8

0.7

4.7

10000

0.2

0.3

0.3

0.3

2.5

45 of 80

Fino a ottobre 2023

Il limite di esposizione: è il valore di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico che non deve essere superato in alcuna condizione di esposizione della popolazione vi ricordo che in una giornata di sole la radiazione solare può superare i 600 V/m

46 of 80

Il limite di 6 V/m era in assoluto tra i più bassi in Europa, nonostante il valore raccomandato in UE sia di 61 V/m (Raccomandazione del Consiglio Europeo numero 519 del 1999). A tale valore si sono adeguati tutti i Paesi membri, con qualche eccezione tra cui proprio l’Italia.

1999/519/CE: Raccomandazione del Consiglio, del 12 luglio 1999, relativa alla limitazione dell'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici da 0 Hz a 300 GHz

47 of 80

V/m

61 V/m sono pari a circa 10 W/m2.

48 of 80

la media europea si attesta intorno ai 50 V/m.

Ottobre 2023: il Parlamento ha detto sì all’aumento della soglia che nel nostro Paese fissa il limite massimo per le emissioni elettromagnetiche provenienti dalle antenne mobili: si passa da 6 V/m a 15 V/m. Il nuovo valore dovrà essere preso come riferimento, nel nostro Paese, entro il termine di 120 giorni.

49 of 80

50 of 80

Valore di campo elettrico a 30 cm generato da elettrodomestici

51 of 80

L’esposizione al campo elettromagnetico non è provocata solo dall’antenna della telefonia mobile ma anche dallo smartphone stesso.

Uno smartphone di 4G può emettere un campo anche di 6 V/m.

Più il campo ricevuto è basso (zone di campagna, interni di abitazioni) più il cellulare aumenta il campo elettrico emesso.

Attorno a una tavola con quattro persone dotate di cellulare il campo può aumentare di molto.

I cellulari di generazioni precedenti (2G) generavano campii elettrici molto più elevati.

52 of 80

È opportuno precisare che l’intensità del campo elettrico emesso dal cellulare è indicativa del livello di esposizione, ma non è la grandezza fisica più adeguata a valutare in modo completo questo particolare tipo di esposizione. Infatti, nelle condizioni di stretta prossimità tra una sorgente di campi elettromagnetici e un soggetto esposto, è necessario tenere conto della loro mutua interazione. Poiché tale mutua interazione determina l’energia elettromagnetica assorbita dal soggetto esposto, nelle condizioni di stretta prossimità con una sorgente si considera quale grandezza fisica rappresentativa dell’esposizione il tasso d’assorbimento specifico (SAR), ovvero il rateo di energia elettromagnetica che viene assorbita nella massa di tessuto esposta. L’unità di misura di questa grandezza fisica è il watt per chilogrammo (W/kg)

53 of 80

Il tasso di assorbimento specifico o SAR (acronimo di Specific Absorption Rate) esprime la misura della percentuale di energia elettromagnetica assorbita dal corpo umano quando questo viene esposto all'azione di un campo elettromagnetico a radiofrequenza (RF).

Più specificamente, il SAR è definito come la quantità di energia elettromagnetica che viene assorbita nell'unità di tempo da un elemento di massa unitaria di un sistema biologico, sicché la sua unità di misura è J/s*kg=W/kg (Watt su chilogrammo).

54 of 80

Le quantità normalmente usate sono:

il SAR locale o specifico, che è l'energia trasferita nell'unità di tempo ad un elemento infinitesimale di volume del corpo, in un punto di esso, diviso per la massa dell'elemento di volume;

il SAR medio, che è la quantità totale di energia trasferita al corpo nell'unità di tempo, divisa per la massa totale del corpo.

Il SAR dipende da:

i parametri del campo incidente (intensità, frequenza, polarizzazione e configurazione del soggetto irradiato rispetto al campo - condizioni di campo vicino o lontano);

le caratteristiche del corpo esposto (dimensioni, geometria interna ed esterna, proprietà dielettriche dei vari spessori di tessuto attraversati);

gli effetti di terra e di riflessione di altri oggetti presenti nel campo di irradiazione, come superfici metalliche vicino al corpo esposto.

Ad un minor valore di assorbimento specifico SAR corrisponde un minor riscaldamento dei tessuti ed un potenziale minor rischio per la salute.

Per i telefoni cellulari, ed altri dispositivi portatili, il limite del SAR è 2 W/kg mediato rispetto a 10 g di tessuto

55 of 80

56 of 80

Il nostro pianeta riceve radiazioni elettromagnetiche dall’universo

57 of 80

A causa di interazioni complesse la penetrazione e la propagazione nell’atmosfera delle radiazioni elettromagnetiche in funzione della frequenza è molto variabile.

Ci siamo evoluti sfruttando questi filtri naturali.

58 of 80

59 of 80

  • la radiazione UVC (la più dannosa per la vita a causa del suo alto contenuto energetico) viene completamente assorbita dall´ozono e dall´ossigeno degli strati più alti dell´atmosfera;
  • la radiazione UVB viene anch´essa in buona parte assorbita, ma una non trascurabile percentuale (circa il 15-20%) riesce a raggiungere la superficie terrestre;
  • la radiazione UVA riesce in buona parte (circa il 55-60%) a raggiungere la superficie terrestre. �In sintesi, la radiazione UV che raggiunge la superfice terrestre è circa il 9% (circa 120 Wm-2) della radiazione solare al top dell´atmosfera ed è distribuita tra UVA (90%) ed UVB (10%).

Le radiazioni UV coprono quella porzione dello spettro elettromagnetico con una lunghezza d’onda compresa tra 100 e 400 nanometri (nm) e si dividono in tre categorie principali:

  • UVA (315-400 nm)
  • UVB (280-315 nm)
  • UVC (100-280 nm).

60 of 80

Sempre per il principio di precauzione, le radiazioni non ionizzanti come le onde radio, in diversi intervalli di frequenza sono considerate possibilmente cancerogene e classificate come tali dalla IARC, che nel 2011 ha indicato i campi elettromagnetici a radiofrequenza, tipici dei telefoni cellulari come possibili cause di alcuni tipi di cancro. La conseguenza è stata l'inserimento delle radiofrequenze nella classe 2B, che include gli agenti con possibili effetti carcinogeni. Nel 2012 nel volume 102 Radiofrequency electromagnetic fields, si è poi esposto compiutamente lo stato dell'arte delle indagini relative. Altri agenti non ionizzanti, come campi elettrici e magnetici a estremamente bassa frequenza erano già stati esaminati e pubblicati nel volume 80, classificandosi rispettivamente di classe 3 (impossibilità con gli studi finora svolti di classificazione degli agenti come cancerogeno o non cancerogeno), e di classe 2B.

61 of 80

L'Istituto Ramazzini nel 2018 ha terminato uno studio pluriennale condotto su topi di laboratorio sottoposti a radio frequenze riscontrando evidenze significative della comparsa di tumori rari al cuore e al cervello

62 of 80

Studio Istituto Ramazzini: 'Ripetitori e telefoni cellulari possono causare il cancro

(sui topi)

'�“Sebbene l’evidenza sia quella di un agente cancerogeno di bassa potenza il numero di esposti è di miliardi di persone, e quindi si tratta di un enorme problema di salute pubblica, dato che molte migliaia potrebbero essere le persone suscettibili a danni biologici da radiofrequenze”

��

«Sulla base dei risultati comuni, riteniamo che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) debba rivedere la classificazione delle radiofrequenze, finora ritenute possibili cancerogeni, per definirle probabili cancerogeni»

(anziché il 2B attuale: possibili carcinogeni, in 2A (che era la classificazione precedente al 2001): carcinogeni probabili per l'uomo , ma non 1: carcinogeni umani certi, come la radiazione della luce solare)

63 of 80

I risultati della ricerca mostrano un aumento di numero di tumori nei gruppi di topi sottoposti a radiazioni.

Ma non è stata trovata una correlazione precisa tra il numero di tumori e il campo elettromagnetico al quale sono stati sottoposti i topi di 0, 5, 25 e 50 V/m

Resta il dubbio degli stessi ricercatori che il numero di ratti sottoposti all'esperimento (2.448) non sia sufficiente per ottenere risultati statisticamente rilevanti

64 of 80

65 of 80

Il gruppo 1 IARC contiene i carcinogeni umani certi e comprende, al momento della pubblicazione di questa scheda, 120 agenti; il gruppo 2A comprende carcinogeni probabili per l'uomo e contiene 82 agenti; il gruppo 2B riunisce i possibili carcinogeni, per un totale di 302 sostanze; il gruppo 3 comprende le sostanze non classificabili come carcinogene (al momento sono 501); il gruppo 4, infine, raggruppa sostanze probabilmente non carcinogene per l'uomo (in questa categoria c'è una sola sostanza, il caprolactam, un precursore del nylon).

66 of 80

Le sostanze vengono classificate in quattro gruppi. Se ci sono sufficienti evidenze di cancerogenicità negli esseri umani la sostanza viene classificata nel gruppo 1; se ci sono limitate evidenze di cancerogenicità negli esseri umani, ma sufficienti evidenze negli animali di laboratorio, la sostanza viene classificata nel gruppo 2A; se ci sono limitate evidenze di cancerogenicità sia negli esseri umani sia negli animali, la sostanza è classificata nel gruppo 2B; se le prove non sono sufficienti, la sostanza è classificata nel gruppo 3; infine se le prove in esseri umani e altri animali indicano un’assenza di attività cancerogena, la sostanza è classificata nel gruppo 4.

67 of 80

Ad esempio nel 2015 IARC ha inserito la carne rossa lavorata, come salumi e carne in scatola, nel gruppo 1 e la carne rossa nel gruppo 2A. Il salame è pericoloso quanto il fumo di sigaretta? No, fumare è molto più dannoso per la salute che mangiare qualche insaccato. A qualcuno verrebbe in mente di vietare salami e prosciutti? Quasi sicuramente no.

68 of 80

IARC stabilisce soltanto se una sostanza è con ragionevole certezza un possibile cancerogeno, mentre non paragona fra loro i cancerogeni per la loro potenza. Così le carni rosse, tanto per continuare con lo stesso esempio, sono con ragionevole certezza delle sostanze cancerogene in grado di aumentare il rischio di tumori, ma la probabilità di ammalarsi dipende sia dalle quantità consumate sia dall’intrinseco potere cancerogeno di tali sostanze, il quale, secondo le osservazioni epidemiologiche è più basso, per esempio, del fumo di sigaretta.

Ecco perché quando leggiamo sui giornali che una sostanza è entrata a far parte di una delle liste dello IARC dovremmo chiederci anche quanto è cancerogena, a quali dosaggi e dopo quanto tempo di esposizione, e quindi preoccuparci eventualmente dei suoi effetti, anche in caso di categorie particolarmente a rischio, come bambini, donne in gravidanza o anziani.

69 of 80

Nel gruppo 1 ci sono ad esempio carcinogeni umani certi

  • Luce solare
  • Bevande alcoliche
  • Elicobatterio
  • Terapia a base di estrogeni in menopausa
  • Inquinamento aria
  • Fumo attivo e passivo
  • Radiazioni ultraviolette
  • Raggi X e gamma
  • Radon
  • Amianto
  • la carne rossa lavorata, come salumi e carne in scatola

Nel gruppo 2 A carcinogeni probabili per l'uomo

  • Turni di lavoro notturni
  • Nitrati e nitriti (conservanti per prosciutti e insaccati)
  • Consumo di carne rossa
  • Bevande calde oltre 65°

Nel gruppo 2 B possibili carcinogeni

  • Aloe vera
  • Campi magnetici di frequenza estremamente bassa
  • Bitumi
  • Sottaceti
  • Radiofrequenze

70 of 80

I telefoni mobili e le loro stazioni radio base

�E’ disponibile un promemoria, preparato dall’OMS, su questo argomento aggiornato alla luce di recenti revisioni critiche degli effetti dell'esposizione ai campi a radiofrequenza sugli esseri umani.

�Nel caso delle telefonia mobile, i campi a radiofrequenza penetrano nei tessuti esposti a profondità fino a un centimetro. La maggior parte degli studi sulle radiofrequenze ha esaminato le conseguenze dell'esposizione a breve termine del corpo intero a campi di livello molto più elevato di quelli normalmente associati alle comunicazioni mobili. L’arrivo dei telefonini ha messo in evidenza la scarsità di studi concentrati sull'esposizione localizzata della testa ai campi a radiofrequenza.

�Secondo l’Oms, i risultati più recenti indicano che gli effetti dell’esposizione sono minimi e comunque non inducono gravi patologie.

71 of 80

  • Cancro: l'evidenza scientifica attuale indica che l'esposizione a campi a radiofrequenza quali quelli emessi dai telefoni cellulari e dalle stazioni radio base non inducono o favoriscono, verosimilmente, il cancro.
  • Altri rischi sanitari: alcuni scienziati hanno riportato altri effetti legati all'impiego dei telefoni mobili, tra cui cambiamenti nell'attività cerebrale, nei tempi di reazione e nell'andamento del sonno. Questi effetti sono minimi e non sembrano avere alcun impatto sanitario significativo.
  • Interferenza elettromagnetica: quando i telefoni cellulari sono utilizzati in prossimità di dispositivi medicali (tra cui pacemaker, defibrillatori impiantabili e certi apparecchi acustici) è possibile che si provochino interferenze.
  • Rischi non sanitari: l’uso dei telefonini alla guida provoca annualmente numerosissime vittime. I conducenti che utilizzano i telefoni cellulari hanno all'incirca 4 volte più probabilità di essere coinvolti in un incidente rispetto ai conducenti che non utilizzano un telefono cellulare. Negli usa 1000 persone sono rimaste ferite perché camminavano a testa bassa con il cellulare.

Il vero pericolo dei cellulari che provoca numerosissime vittime è l’uso durante la giuda

72 of 80

5G: Tecnologia e Problemi

73 of 80

74 of 80

Effettuare telefonate preferibilmente in condizioni di buona ricezione del segnale e in zone ad alta copertura dalle reti di telefonia mobili

Evitare il più possibile le chiamate nei mezzi in movimento (auto, treno, autobus, ecc.) perché il telefono deve continuamente connettersi alle stazioni più vicine e aumenta la potenza di emissione in quanto è in un mezzo schermato. In un treno affollato di telefonini si possono superare 100 V/m

Ridurre il numero di telefonate al cellulare, meglio un SMS di una telefonata. Utilizzare un telefono fisso quando possibile, il cordless (telefono di casa senza filo) è come un telefono cellulare, meglio usarlo con auricolare o vivavoce

Per l’accesso a internet con il telefonino, in casa utilizzare il wi-fi

Quando si effettua una chiamata aspettare che rispondano prima di avvicinare il cellulare all’orecchio. Questo perché il momento di connessione alla rete per effettuare la chiamata è il momento in cui il telefono emette più radiazioni

Utilizzare sistemi a "mani libere" (auricolari con filo e sistemi viva-voce). Il campo elettromagnetico diminuisce rapidamente con l’aumentare della distanza fra telefono e testa.

Durante una telefonata (senza auricolare) alternare spesso l’orecchio durante le conversazione.

75 of 80

Per i portatori di pace-maker o di altri dispositivi medici attivi, non mantenere il telefono in prossimità o a contatto con l’impianto (ad esempio nel taschino della giacca sul lato dell’impianto stesso) così da prevenire eventuali interferenze sul corretto funzionamento del dispositivo

Non tenere il cellulare acceso negli ospedali (attenersi alla segnaletica), o dove sono presenti apparecchiature elettromedicali

Durante la notte evitare di tenere e ricaricare il telefono sul comodino (mantenere almeno un metro di distanza)

Durante la giornata tenere possibilmente il telefonino non a contatto con il corpo e lontano dal cuore. Evitare di tenere il cellulare in tasca, se proprio si deve meglio nelle tasche posteriori, dove i glutei fanno da barriera per gli organi riproduttori.

Prima dell’acquisto di un nuovo cellulare informarsi circa l’indice SAR del telefono

È meglio evitare l’utilizzo da parte dei bambini, il loro cervello può assorbire in maniera molto maggiore le radiazioni

Non dormire con coperte elettriche in funzione

76 of 80

Anche le lampade alogene da illuminazione emettono raggi ultravioletti e possono quindi risultare dannose, tenerle ad una distanza di almeno 50 cm, ed assicurarsi che siano provviste di apposito vetrino schermante per le alte frequenze

77 of 80

ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ

Radiazioni a radiofrequenze e tumori: sintesi delle evidenze scientifiche

78 of 80

CONCLUSIONI

La ricerca condotta negli ultimi decenni ha affrontato molti aspetti relativi ad eventuali effetti nocivi dell’esposizione a livelli di radiofrequenze inferiori agli standard per la prevenzione degli effetti accertati, basati su meccanismi d’interazione noti. È stata raggiunta una maggiore chiarezza riguardo all’assenza di alcuni effetti negativi sulla salute che si sospettava potessero derivare dall’esposizione, mentre alcune domande non hanno ancora trovato risposte soddisfacenti e richiedono ulteriori approfondimenti scientifici. Ad esempio, per quanto concerne il rischio di tumori cerebrali in relazione all’esposizione a radiofrequenze da telefoni mobili, i dati ad oggi disponibili suggeriscono che l’uso comune del cellulare non sia associato all’incremento del rischio di alcun tipo di tumore cerebrale

79 of 80

Rimane un certo grado d’incertezza riguardo alle conseguenze di un uso molto intenso, in particolare dei cellulari della prima e seconda generazione caratterizzati da elevate potenze di emissione. In considerazione dell’assenza di incrementi nell’andamento temporale dei tassi d’incidenza e dei risultati negativi degli studi coorte, anche piccoli incrementi di rischio sembrano poco verosimili, ma non si possono escludere. Inoltre, gli studi finora effettuati non hanno potuto analizzare gli effetti a lungo termine dell’uso del cellulare iniziato da bambini e di un’eventuale maggiore vulnerabilità a questi effetti durante l’infanzia.

80 of 80

Questi quesiti irrisolti richiedono approfondimenti scientifici mediante studi prospettici di coorte e il continuo monitoraggio dei trend temporali dell’incidenza dei tumori cerebrali. Le indagini di misura dell’esposizione personale a radiofrequenze, finalizzate a valutare la variabilità tra strati di popolazione il contributo di diverse sorgenti, sono un’altra priorità di ricerca, in particolare per l’Italia. Dal punto di vista delle implicazioni normative, a parere della WHO e di numerosi panel internazionali di esperti, le evidenze scientifiche correnti, sebbene non consentano di escludere completamente la possibilità di effetti a lungo termine dell’esposizione prolungata bassi livelli di campi a radiofrequenza, non giustificano modifiche sostanziali all’impostazione corrente degli standard internazionali di prevenzione dei rischi per la salute.