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Modulo 1: Il Positivismo e la sua crisi

Giovanni Pascoli

  • Poetica
  • Simboli
  • stile

- elenco dispense e poesie da studiare

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  • Giovanni Pascoli (1855-1912) e Gabriele D'Annunzio (1863 - 1938) sono i grandi esponenti del decadentismo italiano, e dominano la la scena poetica italiana a cavallo tra Ottocento e Novecento.
  • Le loro personalità così diverse, quasi antitetiche, si possono comunque ricondurre al Decadentismo: entrambi infatti rifiutano la società a loro contemporanea, si isolano, ritengono l'arte un rifugio e un'espressione di sé, più che un mezzo per trasmettere valori. In realtà entrambi avranno anche altre fasi poetiche, piuttosto distanti da quella decadente che li ha resi celebri.
  • Per semplificare si può dire che Pascoli è un interprete del simbolismo e D'Annunzio dell'estetismo
  • La vita di Pascoli, segnata dai lutti famigliari, è importante per capire la sua opera, almeno la parte che rientra nel simbolismo decadente, che oggi è quella considerata più innovativa, tappa fondamentale della letteratura italiana. (vedi dispensa)
  • Pascoli è coinvolto dalle tensioni del periodo storico: in gioventù a Bologna si avvicina al socialismo, partecipa a manifestazioni di protesta, viene anche arrestato per tre mesi. Dopo questa esperienza abbandona la militanza politica per dedicarsi all'attività letteraria.
  • Negli ultimi anni la sua vicinanza al popolo, virerà dal socialismo al nazionalismo, e arriverà nel 1912 a sostenere la guerra di Libia come soluzione per l'emigrazione italiana nel discorso "La grande proletaria si è mossa".

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  • Le raccolte più famose della produzione simbolista di Pascoli sono Myricae (1891), Poemetti (1897), I Canti di Castelvecchio (1903). Ogni raccolta è stata poi modificata e rielaborata dal poeta nelle edizioni successive.
  • Importante è anche il suo saggio Il fanciullino, nel quale espone la sua poetica. Il poeta, a differenza delle altre persone, continua anche da adulto ad ascoltare la voce del fanciullo che è in lui. É da questo sguardo fresco, nuovo, privo di preconcetti, innocente che sgorga l'ispirazione poetica. Un punto di vista diverso sulla realtà, che può aprire le porte a una comprensione non razionale, simbolica, della vita.
  • Un simbolo centrale e ricorrente nelle liriche pascoliane è quello del nido, che assume varie forme, più o meno esplicite.
  • Il nido rappresenta diverse cose insieme: è la famiglia d'origine, con i suoi potenti legami affettivi, è la protezione dei genitori; è la grande casa di campagna, immersa nella natura e nel ritmo del lavoro dei campi; è una barriera contro il mondo esterno, completamente dominato dal male, senza speranza e senza spiegazione.
  • Il nido non è però un rifugio che permette all'animo di trovare pace e serenità: è sempre rappresentato sul punto di essere travolto dalla tragedia, circondato da minacce oscure.
  • Inoltre il nido è "infestato da fantasmi" ovvero dal dolore quotidiano per l'assenza dei famigliari morti, evocati continuamente, in ogni azione.

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Nel sito dedicato agli archivi pascoliani ci sono una serie di fotografie e documenti molto interessanti; molte foto della casa museo di Castelvecchio e di documenti che raccontano molto del poeta.

Qui a destra un disegno della sorella Maria con poesia acrostico di Giovanni dedicata alla sorella Ida. Sotto, il giardino.

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  • L'impossibile desiderio di tornare all'infanzia pervade le sue raccolte. In Myricae vi sono molte figure di bambini: spesso sono poveri, malati, infreddoliti, piangenti. La memoria non è quindi un perfetto rifugio, un compiuto ritorno al nido: prevale sempre la sofferenza, il senso di ingiustizia per la felicità che gli è stata tolta.
  • Tipicamente decadente il senso di mistero, di ignoto che circonda il Poeta; è un aspetto che lo lega al Baudelaire delle Corrispondenze: anche per Pascoli la "natura è un tempio" e l'uomo passa attraverso "foreste di simboli".
  • La natura però non è mai la causa del dolore: è l'uomo sociale, della città, che porta la violenza e l'odio, mentre Pascoli vi contrappone un ideale uomo "buono", primitivo, in armonia con il mondo naturale.
  • Nei Poemetti le liriche si discostano un po' dalle altre due raccolte: prevale una dimensione narrativa, le poesie sono molto più lunghe, e viene dato molto più spazio ai protagonisti umani. Si contrappone la piccola proprietà rurale alla città industriale, esaltando la prima come dimensione ideale di una vita ancorata alle tradizioni e al ritmo delle stagioni.
  • Nei Poemetti Pascoli sviluppa le sue sperimentazioni linguistiche più innovative: in Italy per esempio mescola italiano, dialetto e la lingua dei migranti italiani in America, che italianizza le parole inglesi.

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  • Lo stile di Pascoli è fortemente innovativo: le strutture metriche della tradizione non vengono abbandonate, ma distorte dall'interno con un uso decisamente libero del lessico, della punteggiatura, delle figure retoriche.
  • La punteggiatura è usata da Pascoli come un segno forte, espressivo: spezza i versi modificandone radicalmente il ritmo, spesso frantumandolo; frequentemente il poeta usa i puntini di sospensione, i punti esclamativi e interrogativi, le virgolette; inserisce pezzi di dialoghi, domande, riflessioni.
  • Nuovo anche l'uso delle figure retoriche di suono: Pascoli è un maestro del fonosimbolismo, ottenuto con allitterazioni, assonanza, consonanze, e soprattutto onomatopee e parole onomatopeiche.
  • Alla cura della forma unisce un uso sapiente delle metafore, delle analogie e in particolare delle sinestesie: tutti i sensi vengono coinvolti, in particolare nelle poesie che prendono le mosse dalla natura, ritratta sapientemente e in modo estremamente preciso.
  • Altro elemento di novità è il lessico, in cui accosta elementi molto diversi: per descrivere la natura Pascoli usa un linguaggio estremamente preciso - quasi di derivazione positivistica - al quale affianca parole di uso quotidiano, non-parole come le onomatopee, altre di derivazione letteraria classica. Alla precisione naturalistica si affianca però un uso sempre simbolico, evocativo, indeterminato, delle parole.

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  • Pascoli, in particolare nelle raccolte Myricae e Canti di Castelvecchio, che hanno tra loro forti elementi di continuità, parte spesso dal paesaggio naturale come fonte di ispirazione. La campagna viene descritta utilizzando tutti i sensi, cercando con precisione di evocare sensazioni e immagini, tanto da far sembrare le poesie dei bozzetti naturalistici.
  • Inevitabilmente però presto il paesaggio si stravolge e deforma, lo sguardo di Pascoli si fa allucinato, il significato simbolico del mondo naturale prende il sopravvento e l'attenzione del poeta passa dal mondo esterno a quello interiore, a volte spezzandosi in un urlo angosciato, a volte dissolvendosi nella malinconia, nella rievocazione dell'infanzia.
  • Per questo si parla di un Pascoli "espressionista", perché il mondo esterno viene usato come specchio per rappresentare le inquietudini interiori del poeta.

Dispense a corredo:

  • Poesie: X agosto, Il lampo, L'assiuolo (da Myricae)
  • Biografia