È lo stock di beni naturali (aria, acqua, suolo, organismi viventi…) �che forniscono beni e SERVIZI all’uomo e che determinano la sopravvivenza dell’ambiente stesso che li ha generati.
Esistono 4 tipologie di Servizi Ecosistemici (SE)
1. Supporto: sono quei servizi necessari per la produzione di tutti gli altri SE, che contribuiscono alla conservazione della diversità biologica e genetica e dei processi evolutivi (es. fotosintesi, ciclo dei nutrienti, formazione del suolo).
2. Regolazione: contribuiscono alla regolazione del clima e dei sui effetti, riducendo l’effetto serra, le temperature delle aree urbane durante l’estate e il rischio idrogeologico, assorbendo le acque meteoriche e proteggendo il suolo dall’erosione.
3. Approvvigionamento: garantiscono la nostra sopravvivenza e sostengono l’economia fornendoci cibo, acqua, materie prime per produrre diverse tipologie di beni.
4. Culturali: migliorano la qualità di vita delle città fornendoci spazi belli dove rilassarci, fare sport, fare turismo, meditare…
Sono i benefici multipli forniti dagli ecosistemi al genere umano.
1
2
3
4
Rappresentazione gerarchica dei Servizi Ecosistemici �secondo la classificazione CISES.
Rappresentazione gerarchica dei Sustainable Development Goals – SDGs (Rockström e Sukhdev, 2014)
Il tema del «Capitale Naturale» permette di connettere concetti ecologici ed economici per promuovere regimi di gestione che garantiscano la preservazione e valorizzazione degli ecosistemi attraverso soluzioni anche economicamente efficienti.
Vengono considerate contemporaneamente le 3 dimensioni dello Sviluppo Sostenibile, riconoscendone l’interdipendenza e la struttura gerarchica: il buon funzionamento degli ecosistemi (dimensione ambientale) è la precondizione per garantire l’equità sociale (dimensione sociale) e di conseguenza lo sviluppo economico (dimensione economica).
Comprendere il funzionamento di un paesaggio è fondamentale per capire se stiamo mettendo in atto tutto ciò che serve non solo per salvaguardare risorse fondamentali, quali acqua, suolo e aria, ma anche tutte quelle funzioni ecologiche che permettono di produrre Servizi Ecosistemici e quindi benessere sociale ed economico.
In questo modo si pone l’attenzione non solo sui singoli elementi naturali, quali specie ed ecosistemi, ma anche sui meccanismi che ne determinano il funzionamento.
In questa nuova ottica, sapere come si comporta un territorio è utile per capire quali sono le sue vulnerabilità e vocazioni, che spesso incidono sulla funzionalità degli ecosistemi e quindi sulla conservazione del Capitale Naturale.
Questo è l’approccio allo studio dei SE adottato per il progetto.
Parco Groane Brughiera
Parco Nord Milano
PLIS Lura
PLIS GruBrìa
99 comuni su 4 province
(VA, CO, MB, MI)
4 Aree Protette�Parco delle Groane e della Brughiera Briantea
Parco Nord Milano
Parco del Lura
Parco Grugnotorto - Brianza Centrale
60.347,3 ha
Superficie complessiva
20 sottobacini/UEF*
* Unità Ecologico Funzionali = ambiti in cui è riconoscibile il flusso di SE, quindi dove vengano prodotti e poi utilizzati i SE indagati.
Poiché lo studio ha lo scopo di indagare i Water Ecosystem Services (WES), le aree protette di riferimento sono state ricomprese nei sottobacini dei fiumi e degli affluenti che le caratterizzano, ricadenti nel più grande bacino del Lambro – Olona meridionale.
AREA DI STUDIO 59.905 ha
Lunghezza reticolo idrografico principale
267 Km = distanza Milano - Bolzano
1.
Raccolta di dati territoriali (ambientali, cartografici…)
2.
Analisi delle vulnerabilità del paesaggio
3.
Individuazione dei SE e loro classificazione
4.
Valutazione e mappatura dei SE
5.
Individuazione del modello per la valutazione economica dei SE
6.
Definizione di schemi di PES adottabili dai soggetti individuati
1.
Raccolta di dati territoriali (ambientali, cartografici…)
2.
3.
I dati sono stati raccolti attingendo da diverse fonti ufficiali o di comprovato valore scientifico: banche dati, cartografie, studi pregressi su temi ambientali, piani sviluppati a diverse scale (da quella locale fino a quella regionale).
La raccolta dei dati per un’area di studio così vasta ha richiesto molto tempo ed energie: alcuni dati non erano facilmente accessibili, altri non sono facilmente confrontabili perché riguardano aree diverse e sono stati raccolti da una varietà di soggetti con finalità differenti.
2.
Analisi delle vulnerabilità del paesaggio
Questa fase consiste nel COMPRENDERE quale sia la PREDISPOSIZIONE DI UN SISTEMA PAESISTICO AD ESSERE INSTABILE tanto da modificare radicalmente la propria struttura, funzioni ed organizzazione, tutte caratteristiche che dipendono dalla qualità delle risorse naturali esistenti in un territorio, oltre che da quelle culturali che determinano l’uso delle risorse naturali da parte dell’uomo.
L’analisi della vulnerabilità è stata realizzata attraverso 4 INDICATORI:
superficie antropizzata
36.209 ha = 60%
Le aree boscate o a seminativo occupano una superficie largamente al di sotto della soglia di vulnerabilità del 50%, sono quindi molto instabili e dunque VULNERABILI a causa della larga urbanizzazione del territorio.
superficie permeabile
Al di sotto della 65% la PERMEABILITÀ del suolo è SCARSA.
58%
habitat Umano
50.836,6 ha = 84,2%
Carico antropico sull’area, che dipende da quanto suolo viene utilizzato per scopi umani quali vivere, muoversi, lavorare. È maggiore in presenza di edifici e infrastrutture, mentre diminuisce in presenza di aree verdi e corpi idrici. Il VALORE è ELEVATO dato che la tipologia di paesaggio prevalente è quello «urbana ad alta densità».
sprawl
97,2%
Misura il livello di compromissione paesaggistica di un’area a causa della sua prossimità ad aree urbanizzate/cementificate, fenomeno tipico della dispersione insediativa. In tutta l’area lo sprawl è MOLTO ELEVATO a causa della diffusione di aree urbanizzate e di arterie di traffico che attraversano anche aree verdi o agricole.
AREA DI MILANO E DEI SOTTOBACINI DELLA PERIFERIA MILANESE, con prevalenza di aree antropizzate (da 65 a 90%), 6-20% di aree agricole, scarse aree boscate (< 5%). L’elevata urbanizzazione spiega perché la superfice drenante sia compresa tra il 57% e il 29%. Sono le aree dove le funzionalità ecosistemiche sono maggiormente compromesse e dove servono importanti interventi per favorire il drenaggio delle acque e la qualità dell’aria.
Gruppo 1
Gruppo 2
AMBITI DEI MAGGIORI CORSI D’ACQUA DELLA FASCIA INTERMEDIA COMPRESA TRA I 200-300 m s.l.m, dove le aree antropizzate ricoprono quasi la metà della superficie, il resto è occupato da aree agricole e boscate/seminaturali. Il carico antropico è piuttosto alto e l’indice di permeabilità non si abbassa sotto il 56%. La vulnerabilità complessiva rimane quindi alta.
Gruppo 3
Si tratta di un FRAMMENTO DEL SOTTOBACINO DEL LAMBRO E DELLA FASCIA INTERMEDIA (200-300 m s.l.m) TRA I TORRENTI BOZZENTE, LURA E GUISA, dove metà della superficie risulta antropizzata e la restante metà è quasi completamente occupata da aree agricole (44%) e solo il 6% da aree boscate. La superficie permeabile è poco al di sotto del 64%.
Gruppo 4
Si tratta delle AREE DEI TORRENTI NIRONE E LOMBRA (SOTTOBACINO OLONA) E DELLA PORZIONE INIZIALE DEL TERRÒ (SOTTOBACINO SEVESO), dove prevalgono aree boscate e semi-naturali (40-50%), poi quelle agricole (24-30%) e antropizzate (22-38%). Il carico antropico è quindi più basso rispetto ad altri ambiti e la superficie impermeabilizzata non supera il 20%. L’incremento di ambiente naturale e quindi la presenza di certe funzioni ecosistemiche permettono di registrate una vulnerabilità complessiva media.
Gruppo 5
Gruppo 6
Sono le AREE PIÙ A MONTE DEI TORRENTI LURA E SEVESO E DEL BRENNA, lungo i quali sono concentrate le aree urbanizzate e produttive (30-50%), quelle agricole e boscate invece rappresentano circa il 30% ciascuna. La presenza di superfici permeabili e quindi drenanti permette a questo territorio di fornire SE di regolazione che generano benefici a vasta scala.
Sono le AREE DEL SOTTOBACINO OLONA NEL TRATTO DEL TORRENTE MERLATA che attraversa per circa 6 km aree prevalentemente produttive e urbane, in cui le aree boscate e agricole rappresentano solo il 5% della superficie totale. Il carico antropico è elevato e la vulnerabilità complessiva alta.
in sintesi…
Il TERRITORIO oggetto di studio, seppur con alcune differenze al proprio interno tra UEF, risulta essere MOLTO VULNERABILE a causa dell’interferenza degli elementi antropici con quelli naturali.
3.
Individuazione dei SE e loro classificazione
Il progetto analizza alcuni Servizi Ecosistemici di REGOLAZIONE e SUPPORTO:
4.
Valutazione e mappatura dei SE
Individuazione del modello per la valutazione economica dei SE
5.
Per ogni indicatore (SE) vengono specificati:
INDICATORI
Il DEFLUSSO IDRICO dipende dall’acqua delle precipitazioni che cadono ogni anno su un’area, dall’uso del suolo e quindi dalla sua permeabilità, dalla presenza o meno di piante e dalla loro capacità di immagazzinare acqua a seconda della profondità delle loro radici e dall’evapotraspirazione che avviene naturalmente.
Nelle aree cementificate il deflusso superficiale è particolarmente elevato e le acque meteoriche finiscono nelle reti fognarie o negli alvei fluviali, causando spesso allagamenti urbani ed esondazioni di corsi d’acqua.
Le AREE VERDI, soprattutto quelle BOSCATE, riducono invece il DEFLUSSO SUPERFICIALE e GARANTISCONO LA FORNITURA DI ACQUA al territorio.
Il DEFLUSSO IDRICO dipende dall’acqua delle precipitazioni che cadono ogni anno su un’area, dall’uso del suolo e quindi dalla sua permeabilità, dalla presenza o meno di piante e dalla loro capacità di immagazzinare acqua a seconda della profondità delle loro radici e dall’evapotraspirazione che avviene naturalmente.
Tutta l’acqua che si infiltra e non evapotraspira o non viene immagazzinata dalla vegetazione finisce nelle falde acquifere (deflusso sotterraneo), mentre la parte restante scorre liberamente in superficie (deflusso superficiale). Ciò determina il VOLUME DI ACQUA MEDIO ANNUO DISPONIBILE IN OGNI UEF/SOTTOBACINO.
Nelle aree cementificate il deflusso superficiale è particolarmente elevato e le acque meteoriche finiscono nelle reti fognarie o negli alvei fluviali, causando spesso allagamenti urbani ed esondazioni di corsi d’acqua. Le AREE VERDI, soprattutto quelle BOSCATE, favoriscono invece l’infiltrazione delle acque riducendone lo scorrimento superficiale
Modello concettuale del bilancio idrico.
517,1 mln m³ di FORNITURA IDRICA
Sono le UEF di maggiori dimensioni a registrare i valori di fornitura più alti, ma considerando i m³/ha I VALORI PIÙ ELEVATI sono legati ai TERRITORI PIÙ A MONTE DEI TORRENTI SEVESO E LURA, DOVE MAGGIORE È LA PRESENZA DI AREE VERDI.
Il 27% delle acque potabili dell’area viene dispersa a causa di ammaloramenti dell’acquedotto (un valore comunque molto al di sotto della media nazionale del 41,4%).
Valori di fornitura idrica e deflusso idrico superficiale.
261,4 mln m³
ACQUA IMMESSA nelle RETI IDRICHE
I maggiori consumi idrici sono quelli civili, soprattutto nelle aree densamente abitate del nord milanese tra i fiumi Olona e Lambro.
Valore calcolato considerando il volume d’acqua erogato e il �PREZZO DI MERCATO DELL’ACQUA per usi domestici �(indicato in tariffa dai Gestori del Servizio Idrico)
INDICATORI
L’INFILTRAZIONE EFFICACE delle acque meteoriche da parte del terreno, che consente la ricarica delle falde, dipende da:
I valori maggiori si registrano nei sottobacini di maggiore estensione (SEV08, LURA03, OLO01). �I valori maggiori/ha riguardano l’area del Parco delle Groane (OLOGIU02-03) e delle aree forestali proposte per il suo ampliamento (SEV05-06). Nel Lura settentrionale (LURA01) la permeabilità dell'alveo è elevata tra Olgiate Comasco e Lurate Caccivio.
216 mln m³/anno
Potenziale ACQUA INFILTRATA nelle FALDE
150 mln m³
VOLUME di ACQUA (pozzi) UTILIZZATO dai DIVERSI SETTORI �(civile, irriguo, industriale, zootecnico).
I dati quantitativi mostrano una certa coerenza con l’analisi della potenzialità della fornitura dei SE (Variante al Piano Territoriale di Coordinamento per le aree di ampliamento del Parco delle Groane ai sensi della LR 39/2017 e con le analisi relative alla capacità di infiltrazione descritte nel “Progetto strategico di sottobacino del torrente Seveso” (RL e ERSAF, 2017) che vede nei sottobacini dell’alto Seveso e OLO-GIU02 e OLO-GIU03 la maggior parte delle aree di infiltrazione estesa.
COSTO che VERREBBE SOSTENUTO per REALIZZARE OPERE di INVASO �per la ricarica delle falde (valore pari a 7 €/m³) per i volumi di acqua infiltrata stimati.
1.510,4 mln €
INDICATORI
QUANTITÀ DI AZOTO (N) DEPURATA DAGLI ECOSISTEMI, CONSENTENDO DI OTTENERE ACQUA DI QUALITÀ.
L’Azoto proviene da scarichi industriali e civili nei corpi idrici, fanghi di depurazione, fertilizzanti minerali usati in agricoltura, allevamenti.
Tutti i nitrati che le colture non riescono ad assorbire (surplus) possono contaminare le acque superficiali (causando eutrofizzazione per eccessiva crescita di alghe e conseguenti morie di pesci e altri organismi) e le acque di falda (fino talvolta a renderle non potabili).
449.566,5 kgN/anno
AZOTO TRATTENUTO dagli ECOSISTEMI
La vegetazione contribuisce a trattenere azoto evitandone la dispersione nei corpi idrici tramite scarichi o run off superficiale e/o nella falda per infiltrazione.
Le aree boscate sono quelle che hanno una maggiore capacità di depurazione delle acque dall’Azoto, mentre i dati peggiori si riscontrano nelle aree agricole.
Distribuzione spaziale della capacità depurativa nei sottobacini.
527 mila kg N/anno
pari a tutto l’AZOTO PRODOTTO NELL’AREA�
Comuni che apportano maggior carico di Azoto:
I valori maggiori di domanda (input) rapportati alla Superficie Agricola Utilizzata (SAU) (più di 400 kg/ha) si registrano nei sottobacini LURA01, LURA02, LURA03, OLO01, SEV02, SEV03, SEV08.
Le concentrazioni di nitrati nelle acque sono piuttosto alte ovunque, con valori maggiori tra i fiumi Seveso e Lambro, a causa di perdite fognarie e pratiche agricole (dati 2012-2015).
Il carico di azoto di origine minerale è maggiore nel milanese e nei dintorni, anche se negli anni si è registrato un progressivo calo.
COSTO EVITATO alla collettività per la denitrificazione svolta dalle strutture tampone del paesaggio.
Valore calcolato considerando che la depurazione di un kg di Azoto ha un costo variabile tra 0,7 i 7,5 € a seconda che si consideri il costo della sola denitrificazione o della depurazione complessiva in impianto.
INDICATORI
L’erosione del suolo è la progressiva rimozione dalla superficie del suolo di strati di terreno ad opera degli agenti fisici.
È strettamente legata al tipo e all’uso del suolo, a fattori topografici, alle tecniche di gestione dei terreni e alle precipitazioni .
9.559 m³ e 13.106,6 t
SUOLO TRATTENUTO dalla VEGETAZIONE
Sono soprattutto le aree forestali (LURA1, SEV03 e 05) che contribuiscono a trattenere suolo e quindi a proteggerlo dall’erosione.
217 milioni di €
per INTERVENTI di mitigazione del rischio idrogeologico e la messa in sicurezza del territorio da parte delle istituzioni (locali, regionali e nazionali)*.
Mappa di erosione potenziale del suolo.
*considerando i soli interventi elencati nell’Accordo di Programma finalizzato alla programmazione e al finanziamento di interventi urgenti e prioritari per la mitigazione del rischio idrogeologico di Regione Lombardia del 2016 e nel Piano nazionale ItaliaSicura della Presidenza del Consiglio 2017, ricadenti nei comuni dell’area di studio.
500 mila €/anno
COSTO EVITATO PER RIPRISTINARE IL TERRENO PERDUTO
Nel calcolo sono stati considerati la superficie complessiva delle aree forestate nell’area di studio e il costo in €/m³ per il ripristino del terreno trattenuto dalla vegetazione (secondo prezziari regionali)
Il valore medio del SE di protezione dall’erosione del bosco è pari a�63,5 €/anno/ha.
13 mila tonnellate di suolo trattenuto dalla vegetazione forestale
326 autoarticolati
Quasi 2 Tour Eiffel
una pesa 8.000 tonn
INDICATORI
4,64 - 5,85 mln m³
VOLUME d’ACQUA SOTTRATTO al DEFLUSSO SUPERFICIALE GRAZIE alla VEGETAZIONE presente nell’area, per eventi di piena di 12-24 ore e tempi di ritorno di 5 anni. I valori maggiori si registrano nei territori più a monte, dotati di una maggiore copertura vegetale e una minore cementificazione.
La VEGETAZIONE, grazie alle radici, CONTRIBUISCE ALLA REGIMAZIONE DEI FLUSSI DI PIENA E QUINDI ALLA RIDUZIONE DEL DISSESTO IDROGEOLOGICO, molto più di un suolo nudo, cioè privo di vegetazione.
217 Milioni di €
per INTERVENTI di DIFESA del SUOLO quali contenimento di frane, riqualificazione fluviale, vasche di laminazione (queste ultime sono le opere più costose). Molte sono le opere realizzate negli ultimi anni e quelle in programma da parte degli enti preposti a scala, locale, regionale e nazionale*.
Inventario opere difesa idraulica
(Geoportale Regione Lombardia)
*considerando i soli interventi elencati nell’Accordo di Programma finalizzato alla programmazione e al finanziamento di interventi urgenti e prioritari per la mitigazione del rischio idrogeologico di Regione Lombardia del 2016 e nel Piano nazionale ItaliaSicura della Presidenza del Consiglio 2017, ricadenti nei comuni dell’area di studio.
708 mln €
VALORE DEL SE DI PROTEZIONE DAL DISSESTO
STIMATO MEDIANTE COSTO CHE DOVREBBE ESSERE SOSTENUTO PER RISPRISTINARE LA COPERTURA VEGETALE ESISTENTE (boschi, prati/colture, arbusti, vigneti/frutteti) necessaria a trattenere i volumi di acqua calcolati e mitigare gli eventi estremi.
Valore del SE suddiviso nei sottobacini dell’area.
INDICATORI
CAPACITÀ DEGLI ECOSISTEMI DI ASSORBIRE CO2 DALL’ATMOSFERA. �La vegetazione fissa la CO2 attraverso 4 serbatori: la biomassa ipogea ed epigea, il suolo e la sostanza organica morta. Sono soprattutto le foreste a sequestrare carbonio.
9,1 mln t CO2/y
CO2 ASSORBITA dalle SUPERFICI BOSCATE (anno 2018).
I sottobacini che mostrano le maggiori capacità di assorbimento in termini assoluti sono quelli dell’alto Seveso, del Lura e aree Parco Groane
La CO2 assorbita è in calo a causa del crescente consumo di suolo (2012-2018). Il LURA02 e 03 sono quelli che mostrano i più alti valori in termini di perdita del servizio di assorbimento nel 2018 (rispettivamente 3,3% e 1,9%), oltre al LAM03 (-4,8%) e in maniera molto più evidente OLOGIU04�(-19%) a causa della trasformazione di un’ampia area da seminativo a industriale.
9.600 Kt/anno CO2 e 11.200 Kt CO2 eq/anno
CO2 prodotta nell’area (che sarebbe dunque utile assorbire).
I valori più bassi di emissioni si registrano nella parte centro-nord dell’area (es. LAM01 in corrispondenza del Parco delle Groane, Parco della Balossa, Parco Nord Milano). Valori medio-bassi si riscontrano in corrispondenza di Bollate, Paderno Dugnano e Cinisello Balsamo, Caronno Pertusella e Lainate.
Valori molto più alti si rilevano nelle aree di Milano e zone limitrofe. I valori maggiori in t/ha a scala comunale riguardano i Comuni di Solaro, Cesate, Barlassina, Caronno Pertusella, Origgio, Cormano e Bresso, a causa delle alte concentrazioni di emissioni derivanti da aree intensamente urbanizzate rispetto alle minori estensioni comunali.
303 mln € (anno 2018)
COSTO SOCIALE DEL CARBONIO
ovvero il danno evitato (per perdita di produttività agricola, alla salute umana, per danni alla proprietà da un aumento del rischio di alluvioni) grazie all’assorbimento di CO2 da parte della vegetazione.
57,5 mln € (anno 2018)
VALORE DI MERCATO DEI CREDITI DI CARBONIO in Italia (6,3 €/t CO2 - anno 2015) considerata tutta la CO2 sequestrata dall’ecosistema bosco nell’anno 2018.
INDICATORI
CAPACITÀ POTENZIALE DEL TERRITORIO DI FORNIRE HABITAT.
Gli uccelli sono un buon indicatore della qualità ambientale, poiché vivono contemporaneamente sul suolo, nella vegetazione e negli strati più bassi dell’atmosfera.
La biodiversità è funzione della funzionalità ecosistemica, questi ecosistemi saranno utili ed importanti per erogare altri SE aumentando i
benefici diretti ed indiretti alla popolazione umana.
tra -0,7 e 65
VALORE di QUALITÀ dell’HABITAT
(0 = qualità bassa; 100 = elevata qualità ambientale)
Dipende dall’uso del suolo e dalla presenza di certi habitat/ecosistemi. �La pessima e scarsa qualità degli habitat di questo territorio dipende dall’urbanizzazione diffusa e dalla conseguente frammentazione ecologica delle aree naturali che riduce la biodiversità.
I valori più alti si registrano nelle aree più a monte del bacino del Seveso e del Lura, a dimostrazione dell’importanza dell’ampliamento del Parco delle Groane e del PLIS del Lura verso nord, anche per il potenziale di collegamento con il Parco della Valle del Lambro o del Parco della Pineta di Appiano Gentile e Tradate. �I sottobacini OLOGIU02 e OLOGIU03 registrano valori maggiori in corrispondenza del Parco delle Groane o in altre porzioni isolate., mentre la qualità diminuisce nei sottobacini più a sud.
10.556 ha
RETE ECOLOGICA NON in AREA PROTETTA
Per garantire la tutela e quindi la qualità degli habitat sarebbe utile includere tali superfici all’interno di un regime gestionale di protezione.
La domanda maggiore si registra nei territori in cui la % di aree RER rispetto alla superficie totale delle singole UEF è più alta (SEV05-06-01-02). Si consideri che valori al di sotto del 40% non sono sufficienti a garantire un adeguato livello di naturalità e quindi a fornire questo SE.
20,7 mln €
VALORE del SERVIZIO HABITAT inteso come capacità di riproduzione e diversità genetica.
Calcolato considerando la presenza e l’estensione di diverse tipologie di uso del suolo con valori di Qualità dell’Habitat maggiori di 30 (tot. 9.082,7 ha) in ogni sottobacino e il costo del SE (da letteratura).
I maggiori valori sono attribuiti all’alto bacino del Lura (grazie alla presenza del PLIS Zocc del Peric e Parco Valle torrente del Lura) e all’alto bacino dei torrenti Seveso e Terrò (grazie alla presenza della Brughiera Briantea, che oggi appartiene al territorio del Parco delle Groane).
in sintesi…
Le aree più a nord dei sottobacini (quelle più verdi, con maggiori aree boscate e con maggiore connettività ecologica) sono quelle che forniscono maggiori servizi ecosistemici di regolazione e supporto, che vengono utilizzati anche all’esterno delle UEF in cui sono generati.
Le UEF che comprendono aree protette e della Rete Ecologica Regionale > del 30% della superficie totale sono quelle con maggiore qualità ambientale.
Considerazioni sui progetti realizzati
Capacità potenziale degli interventi realizzati di favorire i SE
B2: aumenta il valore di qualità di habitat e di funzionalità ecologica rinforzando la connettività
54
Direttiva «Acque» 2000/60/CE (DQA)
Direttiva Alluvioni 2007/60/CE
Direttiva «Nitrati» 91/676/CEE
Nuova PAC
Nature based Solutions e Ingegneria Naturalistica
ECOSYSTEM BASED APPROACHES
RISPOSTE
INTEGRATE
METODI INNOVATIVI DI SISTEMA
APPROCCI DI SISTEMA PER USCIRE DALL’EMERGENZA
AZIONI
USO DEGLI ERC
GESTIONE TARIFFARIA COMPATIBILE
RESISTENZA E RESILIENZA
QUALE FORME DI VALORIZZAZIONE
L’APPROCCIO COST BASED: QUALI COSTI DA PAGARE?
SUSTAINABILITY MANAGEMENT
IDM SSSA
PARTECIPAZIONE E’ CONSAPEVOLEZZA
OBIETTIVI CHIARI
Servizi ecosistemici nella visione gerarchicamente ordinata
Santolini et al. 2021
Servizi ecosistemici ed i loro legami con il benessere umano
CHI USA
CHI FA
Ricchezza
Litri; Tonn; €
Riequilibrare il territorio
Perequazione territoriale
Riconoscere chi mantiene e produce
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Con il contributo di:
Comunicazioni a cura di: