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PREFAZIONE

Durante l’ anno scolastico, le tre classi della scuola secondaria di primo grado Marcello Lanzoni di Lizzano in belvedere, si sono adoperate per approfondire la vita di alcune figure femminili note e meno conosciute.

Il filo conduttore che ha guidato le loro ricerche è stato quello storico;da quello scientifico a quello letterario, da quello artistico a quello politico. I ragazzi hanno cercato, di evidenziare,non solo il loro contributo culturale ma anche aspetti della loro vita .

Terminato il lavoro di ricerca e scrittura gli alunni hanno,inoltre ,realizzato i ritratti delle donne oggetto di studio con diverse tecniche pittoriche.

In fine hanno curato l’ ideazione della copertina; l’ impaginazione di questo libro digitale e della sua versione cartacea.

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AMELIA EARHART

C’era una volta una ragazza destinata a volare; era una ragazza bionda, snella e scattante, sempre allegra e coraggiosa.

Amelia Earhart nasce il 24 luglio nel 1897. Nel 1905 i genitori di Amelia si trasferiscono, ma solo nel 1908 lei e sua sorella raggiungeranno i loro genitori.

Nel 1915 Amelia decide di frequentare i corsi per infermeria.

All' età di 23 anni si reca insieme al padre a un raduno aeronautico dove per la prima volta sale su un biplano e in quel momento decide di imparare a pilotare un aereo.

Comincia a frequentare lezioni di volo diventando la sedicesima donna ad avere il brevetto di volo; a 1 anno di distanza, facendo diversi lavori, riesce ad acquistare il suo primo biplano con il quale stabilisce il primo dei suoi record femminili, salendo a una altitudine di 14000 piedi. Nel 1928 con due compagni, un anno dopo l’impresa di Lindbergh, fu la prima donna ad attraversare l'Atlantico. Questa impresa le procura grande fama e diventa la “Regiana dell’aria”. Ripeterà la sua impresa in solitaria nel 1932, passando alla storia come la prima donna che ha sorvolato l’Atlantico pilotando da sola il suo aereo; compì la trasvolata in solitario dell'oceano Atlantico, impiega 14 ore 56 minuti per volare da Terranova a Londonderry (Irlanda).

L'8 aprile 1931, pilotando un Autogitro Pitcairn PCA-2, stabilisce il record mondiale di altitudine, raggiunge i 18415 piedi.

Il 24 agosto 1932 è stata la prima donna ad attraversare in volo gli Stati Uniti senza scalo, partendo da Los Angeles arrivando a Newark.

Diventa anche la prima aviatrice ad attraversare il Pacifico, da Oakland a Honolulu, nelle Hawaii. Dopo queste imprese decise di circumnavigare la Terra sulla rotta equatoriale (la più lunga)

Preparò accuratamente l’impresa col suo navigatore Fred Noonan e partì dagli Stati Uniti il 1 giugno 1937. Facendo scalo in Sud America, Africa e India arrivarono a Lae, in Nuova Guinea. Da qui ripartirono il 2 luglio.

Da allora non si hanno notizie certe su cosa è accaduto e molte sono state le ipotesi.

Lei e l'Itasca (aereo per il rifornimento in volo) si dovevano incontrare per fare rifornimento ma essendo su fusi orari diversi non si incontrarono e lei

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ANITA GARIBALDI

C’era una volta una ragazza che amava i cavalli e l’avventura, che si innamorò di un uomo venuto da molto lontano e lo seguì attraverso due continenti.

Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, meglio conosciuta come Anita Garibaldi è stata la moglie di Giuseppe Garibaldi.

Anita nacque in Brasile, figlia del mandriano Benito Ribeiro da Silva detto Benetòn e di Maria Antonia de Jesus Antunes.

Anita si mostrò sin dall'inizio emancipata : amante della natura ed una persona molto forte . La madre le impose di sposare Manuel Duarte de Augoiar e il matrimonio venne il 30 agosto 1835; sempre nel 1835 scoppiò la rivolta Farrphilha ossia la rivolta degli straccioni . Dopo 4 anni nel 1839 i rivoluzionari conquistarono la città di Laguna.

La ragazza era tra di loro e fu questa occasione che vide per la prima volta Giuseppe Garibaldi e si innamorarono . Il 16 settembre del 1840 nasce il loro primo figlio di nome Domenico detto Menotti in onore di Ciro Menotti che fu un patriota Modenese. . Un giorno i soldati imperiali circondarono la casa di Anita e cercarono di catturarla, ma lei scappò dalla finestra con il neonato in braccio e si rifugiò nel bosco.

Nel 1841Garibaldi e Anita si trasferirono a Monteviedo in Uruguay dove rimasero sette anni .

Il 26 marzo 1842 si sposarono; negli anni successivi nascono Rosita nel ( 1843) ma morirà al età di 2 anni , Teresita (1845) Ricciotti (1847) . Garibaldi decise di recarsi con tutti coloro che vollero seguirlo a Veneziacoloro che vollero seguirlo a Venezia, che ancora resisteva agli Austriaci. Sebbene inseguito dai corpi di spedizione di quattro eserciti inviati dalla Francia, dalla Spagna, dall'Austria e dal regno delle due Siciliecoloro che vollero seguirlo a Venezia, che ancora resisteva agli Austriaci. Sebbene inseguito dai corpi di spedizione di quattro eserciti inviati dalla Francia, dalla Spagna, dall'Austria e dal regno delle due Sicilie, Garibaldi riuscì a condurre in salvo i suoi uomini nel territorio della Repubblica di San Marinocoloro che vollero seguirlo a Venezia, che ancora resisteva agli Austriaci. Sebbene inseguito dai corpi di spedizione di quattro eserciti inviati dalla Francia, dalla Spagna, dall'Austria e dal regno delle due Sicilie, Garibaldi riuscì a condurre in salvo i suoi uomini nel territorio della Repubblica di San Marino, dove sciolse la sua brigata di volontari. Anita, febbricitante e incinta, seguì il marito a cavallo. Lo seguì anche nella cavalcata verso Cesenaticocoloro che vollero seguirlo a Venezia, che ancora resisteva agli Austriaci. Sebbene inseguito dai corpi di spedizione di quattro eserciti inviati dalla Francia, dalla Spagna, dall'Austria e dal regno delle due Sicilie, Garibaldi riuscì a condurre in salvo i suoi uomini nel territorio della Repubblica di San Marino, dove sciolse la sua brigata di volontari. Anita, febbricitante e incinta, seguì il marito a cavallo. Lo seguì anche nella cavalcata verso Cesenatico. Quando vi giunse era però già divorata dalla febbre. Garibaldi con duecento seguaci cercò di raggiungere Venezia. Tuttavia, all'altezza della Punta di Gorocoloro che vollero seguirlo a Venezia, che ancora resisteva agli Austriaci. Sebbene inseguito dai corpi di spedizione di quattro eserciti inviati dalla Francia, dalla Spagna, dall'Austria e dal regno delle due Sicilie, Garibaldi riuscì a condurre in salvo i suoi uomini nel territorio della Repubblica di San Marino, dove sciolse la sua brigata di volontari. Anita, febbricitante e incinta, seguì il marito a cavallo. Lo seguì anche nella cavalcata verso Cesenatico. Quando vi giunse era però già divorata dalla febbre. Garibaldi con duecento seguaci cercò di raggiungere Venezia. Tuttavia, all'altezza della Punta di Goroalcune navi austriache lo intercettarono, impedendogli di proseguire. Alcune barche si arresero, altre si avvicinarono a terra. Tra queste quella di Garibaldi e Anita, che cercarono così di sfuggire alla cattura. Una volta sbarcati su un tratto di costa pressoché disabitato, Garibaldi, la moglie trovarono inizialmente riparo in un piccolo capanno costiero. Raggiunti da un patriota di Comacchio, i tre furono condotti attraverso le valli grazie alla complicità di alcuni locali che li trasportarono attraverso percorsi sicuri.

Nelle velli di Comacchio Anita perse conoscenza; venne poi trasportata su una piccola barca, adagiata su un materasso e condotta presso la fattoria dove morì il 4 agosto 1849. Il corpo fu frettolosamente sepolto nella sabbia dal fattore e da alcuni amici allo scopo di nascondere i resti alle perquisizioni delle pattuglie papaline.

Sei giorni più tardi, il 10 agosto1849, la salma venne casualmente scoperta da un gruppo di ragazzini e poi tumulata nel cimitero di Mandriole.

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ANNA COMENA

C’era una volta una ragazza che amava studiare.

Anna era la primogenita preferita dell'imperatore Bizantino Alessio I Comneno, fu istruita nello studio della poesia e della filosofia greca.

Anna giocava un ruolo fondamentale nella famiglia e ciò la rendeva ancora più ambiziosa di ottenere il trono imperiale.

Proprio per questo desiderava ottenere il trono che era stato della madre di Alessio la quale aveva orchestrato la salita al potere dei Comneni nella seconda metà dell'XI secolo.; comunque il padre decise di dare il trono al figlio Giovanni anche se spettava alla figlia maggiore Anna. Fin da quando era nata era stata promessa a Costantino Ducas, figlio dell'imperatore Michele VII Ducas e di Maria d' Alania.

Annullo molto presto il fondamento con Costantino. Le nozze di Anna si celebrarono nel 1097Annullo molto presto il fondamento con Costantino. Le nozze di Anna si celebrarono nel 1097, quando la quattordicenne principessa sposò Niceforo BriennioAnnullo molto presto il fondamento con Costantino. Le nozze di Anna si celebrarono nel 1097, quando la quattordicenne principessa sposò Niceforo Briennio, un giovane e valente nobiluomo appartenente ad una famiglia aristocratica che aveva reclamato il trono prima dell'avvento di Alessio. Ottenuto l'appoggio della madre Irene, Anna tentò di indurre il padre, malato e prossimo alla morte, ad annullare il diritto ereditario di Giovanni, garantendo la corona a suo marito Niceforo, ma l'imperatore ricordò alla figlia che mai nella storia un imperatore romano aveva scelto come successore un uomo estraneo alla propria famiglia pur avendo un figlio suo. Per nulla scoraggiata dal fallimento dell'impresa, nel 1118 Anna prese parte ad una congiura per deporre suo fratello Giovanni, ma lo stesso marito si rifiutò di appoggiarla.

Scoperto il complotto contro il nuovo sovrano, Anna perse le sue proprietà e la dignità di membro della famiglia imperiale, ma ebbe risparmiata la vita grazie a un generoso atto di clemenza di suo fratello l'imperatore, che la spedì in un convento.

Il matrimonio con Niceforo durò comunque ben 40 anni, nacquero 4 figli.

 Anna impiegò tutto il proprio tempo libero nella stesura dell'Alessiade, una lunga cronaca della vita e del regno (1081, una lunga cronaca della vita e del regno (1081 – 1118) di suo padre Alessio. Inoltre, contribuì alla lavorazione dei testi storici di suo marito, anch'egli appassionato narratore delle vicende del proprio tempo.

Fiera oppositrice della Chiesa latinaFiera oppositrice della Chiesa latina ed ammiratrice entusiasta dell'Impero bizantinoFiera oppositrice della Chiesa latina ed ammiratrice entusiasta dell'Impero bizantino, Anna considerò le CrociateFiera oppositrice della Chiesa latina ed ammiratrice entusiasta dell'Impero bizantino, Anna considerò le Crociate un grave pericolo politico e religioso. Suoi modelli furono gli antichi storici ErodotoFiera oppositrice della Chiesa latina ed ammiratrice entusiasta dell'Impero bizantino, Anna considerò le Crociate un grave pericolo politico e religioso. Suoi modelli furono gli antichi storici Erodoto e Senofonte (due storici greci), e il suo stile appare spesso caratterizzato da un linguaggio troppo artificiale.

In generale, la cronologia degli avvenimenti risulta fedele e attendibile, soprattutto nel caso di avvenimenti accaduti prima del suo internamento in convento, ma diventa particolarmente carente sui periodi successivi, data la sua evidente impossibilità ad attingere direttamente alle fonti di Palazzo. In ogni caso, i suoi resoconti rispecchiano gli standard del luogo e dell'epoca.

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ADA LOVELACE

C'era una volta una bambina che amava i numeri, anche se suo papà era un poeta lei preferì seguire l'esempio della mamma. Era una ragazza bruna ed elegante, dai profondi occhi neri, vivaci e intelligenti.

Ada nacque nel 1815 a Londra. Suo padre era Lord Byron, un famoso scrittore, e sua madre era Anne Isabella Millbanke una studiosa di matematica.

Ada non ha mai conosciuto il padre che l'ha abbandonata quando era ancora una neonata. Perciò seguì gli studi di matematica come la madre e apparve presto come una bambina prodigio.

Nel 1833, a soli 18 anni, conobbe Babbege che aveva inventato la macchina analitica (l'antenata dei moderni computer) e ne rimase affascinata.Anche se la macchina di Babbage non fu mai costruita, gli studi di Lovelace sono importanti per la storia del computerNel 1833, a soli 18 anni, conobbe Babbege che aveva inventato la macchina analitica (l'antenata dei moderni computer) e ne rimase affascinata.Anche se la macchina di Babbage non fu mai costruita, gli studi di Lovelace sono importanti per la storia del computer. Ada Lovelace aveva previsto anche la capacità dei computer di andare al di là del mero calcolo numerico, mentre altri, incluso lo stesso Babbage, si focalizzavano soltanto su questa capacità.

Era una ragazza molto vivace e amava molto suonare l'arpa; diceva che anche nella musica c'era l'armonia dei numeri.

Intanto si era sposata con William King conte di Lovelace da cui ebbe 4 figli.

Scrisse molti libri e arrivò a elaborare l'algoritmo per la macchina analitica. Per questo fu soprannominata “l'incantatrice dei numeri”.

Morì nel 1852 all'età dì 37 anni, per complicazioni seguite ai parti.

Alla fine degli anni Novanta del Novecento per onorarla è stato dato il none ADA a un programma molto sofisticato, visto che il suo algoritmo è stato la base per la programmazione dei computer.

Il linguaggio di programmazioneIl linguaggio di programmazione AdaIl linguaggio di programmazione Ada, il cui sviluppo è stato finanziato dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, è così chiamato in suo onore.

Anche la moneta criptovaluta CardanoAnche la moneta criptovaluta Cardano ADA, fondata nel 2017 dal matematico Charles Hoskinson con l’obiettivo di offrire un sistema finanziario equo basato sulle criptovalute ai popoli che non hanno sviluppato un accesso al sistema bancario tradizionale, ha preso il suo nome.

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CATERINA DE’ MEDICI

C’era una volta una bambina che viveva nella corte europea più vivace e ricca d’arte.

Caterina de’ Medici è nata a Firenze, il 17 aprile del 1518.

Figlia di Lorenzo de’ Medici duca di Urbino fu regina consorte di Francia fu regina consorte di Francia, come moglie di Enrico II.

Fu nota come <la regina madre> per aver partorito tre sovrani di Francia ebbe una grande e duratura influenza nella vita politica dello Stato.

Una cattiva immagine della letteratura francese ne ha avvolto la figura di Caterina fino a tutto l'Ottocento: Caterina sarebbe stata fredda, gelosa, vendicativa, avida di potere e pronta a tutto per raggiungere i suoi scopi.

Nella moderna storia Caterina de' Medici viene invece considerata come una delle maggiori sovrane di FranciaNella moderna storia Caterina de' Medici viene invece considerata come una delle maggiori sovrane di Francia, che ha promosso la tolleranza religiosa. Pur non senza errori, provò conciliare cattolici e protestanti, animata in primo luogo dal desiderio di assicurare la perennità della dinastia Valois.

Il 23 ottobre 1533 Caterina de' Medici arrivò a Marsiglia, dove conobbe il suocero e il giovane Enrico, il suo futuro marito, anche lui di quattordici anni .

Il 28 ottobre furono celebrate le nozze.

Dopo la morte del marito manovrò, per difendere il prestigio della monarchia, tra la nobiltà cattolica stretta intorno ai Guisa e la nobiltà calvinista; più sensibile al fattore politico che al fattore religioso, cercò nel 1561 e nel 1563 una conciliazione con i calvinisti per avvicinarsi all’Inghilterra e ai principi tedeschi protestanti, come contrappeso al predominio spagnolo. Ma il tentativo dell’ugonotto G. de Coligny di trascinare alla guerra contro la Spagna nei Paesi Bassi il re Carlo IX, guerra che in quel momento C. non voleva, determinò la reazione della regina, che ordinò nella notte di s. Bartolomeo (24 ag. 1572) il massacro dei calvinisti. Dopo il 1580, regnando l’altro suo figlio Enrico III, la sua influenza decadde rapidamente.

Caterina de’Medici morì il 5 gennaio 1589.

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CATERINA SFORZA

Caterina Sforza è nata nel 1463 in Italia a Milano.

E’ stata signora di Imola e contessa di Forlì con il marito Girolamo Riario.

Cresciuta per i primi anni di vita con la madre, in seguito si trasferì nella reggia

degli Sforza con i suoi fratelli e sorelle.

A dieci anni, nel 1473, viene promessa in sposa a Girolamo Riario conte di Imola che sposò per procura nel 1477.

Caterina raggiunge il marito a Roma e ben presto diventa apprezzata sia a Roma

che a Milano mentre il marito conquista sempre più terre e nel 1480 diventa

signore di Forlì . Però per Caterina e Girolamo le cose si complicano perché sisto

IV il padre di quest’ultimo viene a mancare. E la residenza dei Riario viene

devastata Caterina in fuga si va a rifugiare alla rocca di sant’angelo.

Alla morte di Girolamo la moglie si rinchiude nella rocca di Ravaldino finche non

le viene consegnato il titolo di signora di Forlì che mantiene come reggente

prima di consegnarla al figlio Ottaviano il cui padre è Iacopo Feo che sposa in

segreto. Quando però anche Iacopo muore Caterina sposa Giovanni de medici

in super segreto. I due inseguito ebbero un figlio: Ludovico anche conosciuto

con il nome di : Giovanni delle bande nere. Finchè Giovanni non si ammala

gravemente e nel 1498 muore .

Forlì viene attaccata da Venezia che ne infligge gravi danni. In Francia

invece Luigi XII.

Il quale si dirige al ducato di Milano e sul regno di Napoli. Ma prima si

assicura la alleanza dei Savoia e di papa Alessandro VI e nel 1499 si

insedia a Milano e papa Alessandro si allea con il re di Francia per in

cambio il suo appoggio nella costituzione del regno del figlio cesare Borgia.

L esercito parte da Milano per la conquista della Romagna. Cesare Borgia

arriva ad Imola e ne prende il possesso mentre Caterina chiede al popolo se

arrendersi o tentare a sopportare un assedio e alla fine si decide a lasciare

Forlì al suo destino.

Cesare Borgia ottiene la custodia di Caterina e la porta a Roma dove la fa

incarcerare e viene obbligata a firmare dei contratti che dicono che lei

abbandona tutte le sue terre viene poi viene scarcerata e passa il resto

della sua vita nella casa del marito Giovanni de medici lamentandosi di

essere maltrattata per poi morire nel 1509 a Firenze di una grave

polmonite a 46 anni.

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ENEDE LA MINIATURISTA

C’era una volta una bambina che viveva in Spagna e che amava dipingere e lo fece così bene che aiutò i monaci a miniare, cioè disegnare con pennelli e pennini i codici (libri) trascritti dai monaci amanuensi ( che scrivevano a mano).

Ende era una miniaturista che dipinse le miniature nel beato di Girona intorno al 975,grafica del X secolo,oggi conservato in cattedrale di Girona .

Della sua vita non sappiamo quasi nulla; sicuramente viveva in un monastero ma non sappiamo se perché era una suora o perché era una nobildonna sola o vedova che veniva ospitata in un monastero e qui le era concesso di esercitare la sua passione per la pittura; si rivelò certo molto abile perché è la prima e unica donna che si conosca ad aver esercitato questa attività, di solito riservata ai monaci.

Alcuni studiosi pensano che addirittura il suo nome fosse En trscritto per un errore di lettura in Ende.

Ende lavorava in modo molto diverso dagli altri miniaturisti.

Si esprimeva con policromia esuberante, con forme vigorose e aveva una ferma volontà di donare profondità ai disegni per superare l’aspetto piatto delle miniature.

Aveva modificato lo schematismo tradizionale e vi aveva aggiunto l’astrazione abituale nelle immagini mozarabiche.

Nel Beato di Girona, ci sono immagini fino ad allora inesistenti in altre opere simili e questo fa pensare che Ende aveva trovato ispirazione in fonti mai usate in un altro Beato.

Un esempio è la Crocifissione che offre elementi che appariranno più tardi nell’arte romanica.

Ende (o En) seppe realizzare un’opera incredibile di 284 fogli di pergamena con più di cento immagini, molte delle quali a piena pagina, dipingendo con una sensibilità unica e una grande originalità di temi.

Avvolti nel mistero del tempo resteranno tutti i particolari sulla vita di questa donna dalle doti eccezionali.

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FLORENCE NIGHTINGALE

C’era una volta una bambina che amava prendersi cura degli altri.

Florence Nightingale nacque a Firenze il 12 maggio del 1820.(

E’ stata un'infermiera britannica nota come "la signora con la lanterna".

È considerata la fondatrice dell'assistenza infermieristica moderna, in quanto fu la prima ad applicare il metodo scientifico attraverso l'utilizzo della statistica. Propose inoltre un'organizzazione degli ospedali da campo.

Nacque in una famiglia molto benestante e parte dell'élite borghese britannica: il padre William Edward Nightingale fu un pioniere dell'epidemiologia, la madre era Frances "Fanny" Smith mentre il nonno materno era l'abolizionista William Smith ; la nonna paterna, Mary Evans, era la nipote di Peter Nightingale, che costruì la residenza di famiglia.

Fu chiamata Florence in onore di Firenze ,la città dove era nata.

Profondamente cristiana e ispirata da quella che lei considerava una chiamata divina, annunciò alla famiglia di volersi dedicare alla cura di persone malate e indigenti. L'opposizione della famiglia e soprattutto della madre mise in luce il suo carattere molto forte e determinato e la sua ribellione contro i ruoli di moglie e madre attribuiti dalla società alle donne della sua condizione..

Quella di infermiera all'epoca era una professione poco stimata, tanto che nell'esercito erano equiparate alle vivandiere. Pur non avendo una formazione di tipo medico-infermieristico, Florence riconobbe ben presto le carenze della professione infermieristica come era esercitata ai tempi.

Nel 1850, al fine di chiarirsi le idee sul proprio futuro, scrisse Suggestions for Thought to Searchers after Religious Truth; mai pubblicato in vita, e solo in parte nel 1928 grazie a Ray Strachey, è al tempo stesso opera di teologia e di  femminismo.

Qualche tempo dopo l'inizio della guerra di Crimea la stampa riportò notizie delle gravissime condizioni in cui venivano curati i feriti.

Florence partì con 38 infermiere volontarie addestrate da lei. All'ospedale militare Florence e le sue infermiere scoprirono che i soldati feriti erano mal curati nell'indifferenza delle autorità. Nonostante qualche resistenza da parte dei medici, le infermiere pulirono a fondo l'ospedale e gli strumenti e riorganizzarono l'assistenza, ma la mortalità non diminuì: dovuta solo per il 10% alle ferite, essa dipendeva dal sovraffollamento, dalla mancanza di ventilazione e dalle carenze del sistema fognario. Solo al suo ritorno in patria, Florence comprese l'importanza di questi ultimi aspetti, tanto da dar loro priorità anche in tempo di pace e in campo civile. Pertanto, la sua teoria di nursing è incentrata sul concetto di ambiente, fattore principale nello sviluppo di malattie. Individuò, infatti, cinque requisiti essenziali che un ambiente deve possedere per essere salubre: aria pulita, acqua pura, sistema fognario efficiente, pulizia, luce; aggiunge anche requisiti come silenzio, calore e dieta, non essenziali, ma positivi.

Morì a Londra nel 1910 dopo aver molto contribuito al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro negli ospedali

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FRANCOISE BARREN

C’era una volta una bambina che voleva combattere nemici piccolissimi.

Francoise nacque a Parigi il 30 luglio del 1947.

 La fascinazione per la natura l’accompagnerà per tutta la vita, tanto che dopo il diploma, indecisa tra la facoltà di medicina e quella di scienze naturali, opterà per quest’ultima.

Durante i primi anni universitari, fra il 1966 e il 1968, entra in contatto con le ricerche condotte in laboratorio e il suo interesse primario si sposta gradualmente dalle scienze naturali alla biochimica. Durante l’ultimo anno di specializzazione, nel 1971, cerca di entrare come volontaria presso uno dei tanti laboratori presenti nel Paese. Decine di tentativi si rivelano infruttuosi, ma alla fine riesce a trovare un laboratorio disposto ad accoglierla come volontaria.

Ha conseguito la laurea in virologia e difese immunitarie alla Sorbona di Parigi. Ha poi conseguito il dottorato nel 1974 presso la facoltà di scienze di Parigi.

È stata una virologaÈ stata una virologa e immunologaÈ stata una virologa e immunologa franceseÈ stata una virologa e immunologa francese, che ha fatto parte del gruppo guidato da Luc MontagnierÈ stata una virologa e immunologa francese, che ha fatto parte del gruppo guidato da Luc Montagnier all'Institut PasteurÈ stata una virologa e immunologa francese, che ha fatto parte del gruppo guidato da Luc Montagnier all'Institut Pasteur quando, nel 1983, fu scoperto il virus dell'immunodeficienza acquisita umanaÈ stata una virologa e immunologa francese, che ha fatto parte del gruppo guidato da Luc Montagnier all'Institut Pasteur quando, nel 1983, fu scoperto il virus dell'immunodeficienza acquisita umana (HIV) che è la causa dell'AIDS.

 A partire dal 1988 è membro dell’Istituto Luigi Pasteur dove occupa un posto da professore e di dirigente di ricerca.

Da qui l'idea di coinvolgere i gruppi di ricerca del centro di trasfusioni sanguigne dell'istituto allo scopo di ottenere globuli bianchi di donatori, per metterli in coltura assieme al supernatante della coltura delle cellule del linfonodo, che avrebbe dovuto contenere il retrovirus. L'attività enzimatica retrovirale fu nuovamente osservata, dimostrando la presenza di un virus. L'effetto citopatico del virus sui linfociti CD4 fu in seguito provato.[3]

Fra il 1988 e il 1998 ha partecipato a programmi collettivi per la ricerca di un vaccino contro l'HIV, utilizzando dei primati.

Il 6 ottobre 2008Il 6 ottobre 2008 le è stato assegnato il Premio Nobel per la medicinaIl 6 ottobre 2008 le è stato assegnato il Premio Nobel per la medicina con Luc Montagnier per aver scoperto l'HIV

virologo è il professionista competente in virologia. L'eventuale tutela del titolo nonché il percorso di qualifica per acquisirlo dipendono dalla legislazione di ciascuna nazione al mondo.

Tra le sue pubblicazioni: Le Sida en question (1987).

L'immunologo si occupa del sistema immunitario sano o malato

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GIOVANNA D’ ARCO

C’era una volta una ragazza che ammirava le armature lucenti e pregava spesso Dio per la sua terra.

Giovanna D’arco nacque a Domrèmy il 6 gennaio 1412 da una famiglia contadina analfabeta.

All’età di 13 anni cominciò a udire voci celestiali e visioni che la spingevano verso la fede e l’azione per liberare la Francia dagli invasori inglesi (Guerra dei Cento anni). Durante una di queste visioni fece voto di castità, da qui il nome di Pucelle cioè vergine. Giovanna si convinse di essere stata incaricata di liberare la città di Orleans. Così nel 1429 si presentò a Carlo VII che le concesse di cavalcare alla testa dell’esercito con una armatura bianca, uno stendardo e la spada “Giovanna D’arco” e l’esercito riuscì liberare la città e il 7 luglio 1429 Carlo VII venne incoronato re. Al sovrano questo risultato bastò e non fece proseguire altre battaglie lasciando sola Giovanna D’Arco, che comunque continuò a combattere finché nel 1430 dopo aver guidato 200 soldati, cadde prigioniera nelle mani alleati degli inglesi, e fu rinchiusa in prigione.

Il 24 ottobre, dopo mesi di carcere, fu ceduta agli inglesi dietro il pagamento di 10000 scudi.

Nel 1431 fu condannata di fronte a un tribunale ecclesiastico dove Giovanna non rinnegò nulla, quindi fu dichiarata colpevole di eresia e condannata a morte. Un rogo nella piazza pose fine alla sua vita il 30 maggio 1431.

Diciannove anni più tardi Carlo VII avviò la revisione del processo e nel 1456 la Pulzella D’Orlèans venne pienamente riabilitata e consegnata alla storia di Francia.

La chiesa cattolica la dichiarò beata nel 1909 e poi Santa nel 1920.

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GRAZIA DELEDDA

C’era una volta una ragazza che amava la sua terra e la osservava con grande attenzione e profondità.

Grazia nacque a Nuoro, in Sardegna, il 27 settembre 1871, quarta figlia di sette, in una famiglia benestante.

Il padre, Giovanni Antonio Deledda, laureato in legge, non esercitò la professione. Agiato imprenditore e possidente, si occupava di commercio e agricoltura; si interessava di poesia e lui stesso componeva versi in sardo; aveva fondato una tipografia e stampava una rivista. Fu sindaco di Nuoro nel 1836.

La madre era Francesca Cambosu, educherà lei Grazia. Dopo aver frequentato le scuole elementari fino alla classe quarta, Grazia venne seguita privatamente dal professore Pietro Ganga, un docente di lettere italiane, latine, greche, che parlava francese, tedesco, portoghese, spagnolo.

Importante per la formazione letteraria di Grazia, nei primi anni della sua carriera da scrittrice, fu l'amicizia con lo scrittore, Enrico Costa, che per primo ne comprese il talento.

Per un lungo periodo scambiò delle lettere con lo scrittore calabrese Giovanni De Nava, che si complimentava del talento della giovane scrittrice. Queste missive poi si trasformarono in lettere d'amore in cui si scambiavano dolci poesie. Poi, per l'assenza di risposte da parte di Giovanni per un lungo periodo, smisero di scriversi. La famiglia dovette affrontare difficoltà economiche.

Nel 1888 pubblicò alcuni racconti (Sangue sardo e Remigia Helder). Sulla stessa rivista venne pubblicato a puntate il romanzo Memorie di Fernanda. Nel 1890 uscì anche L'avvenire della Sardegna, il romanzo Stella d'Oriente, Nell'azzurro.

Nel 1899 Grazia conobbe il marito che sposò l’anno dopo. Egli credeva a tal punto al talento della moglie che lasciò il proprio lavoro per diventare il suo agente letterario.

Nel 1900 la coppia si trasferì a Roma dove Grazia scrisse pubblicò i suoi romanzi più famosi come Canne al vento, Cenere e L’incendio dell’uliveto. Da Cenere fu in seguito tratto un film interpretato da Eleonora Duse..

Nel 1927 Grazia fu la prima donna italiana a vincere il premio Nobel per la letteratura con questa motivazione: “per la sua ponza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche.la vita quale è nella sua appartata isola e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano”.

Muore nel 15 agosto 1936 a Roma.

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GRACE MURREY HOPPER

Cera una volta una bambina che amava scoprire come funzionano le cose.

Grace Hopper è nata il 9 Dicembre 1906 negli Stati Uniti, a New York.

Si è interessata alla tecnologia fin da piccola, infatti adorava smontare oggetti per capire come erano fatti al loro interno. Il primo oggetto di cui si occupò fu la sveglia di camera sua ( che smontò verso i sette anni), e non si limitò a questo, smontava tutto quello che le paresse smontabile di camera sua senza eccezioni.

A 16 anni fece domanda di ammissione al Vassar College, ma fu respinta. Fu però ammessa l’anno seguente, dopo il compimento dei 17 anni.

Dopo aver finito gli studi si laureò in matematica e fisica. Divenne una professoressa di matematica e fisica all’università di Yale. In seguito entrò a far parte della Riserva della Marina.

Durante la seconda guerra mondiale si arruolò in marina insieme a suo nonno; alcuni si accorsero della sua bravura nell’informatica così un giorno la chiamarono a fare conoscenza con un certo MARK.

Grace si aspettava una persona ma invece Mark era un computer! uno dei primi computer digitali della marina; il suo nome per intero era Harvard Mark I.

Chiesero a Grace di farlo funzionare per decodificare i messaggi nemici.

Grace usò dei programmi inventati da lei stessa e che poi, in seguito, furono usati anche per i successori di computer Mark. Grazie a lei gli Stati Uniti riuscirono a capire i messaggi nemici.

È famosa anche per aver diffuso l’uso del termine “bug” 8insetto) per indicare un malfunzionamento di un computer; pensò a questa parola dopo aver estratto una falena dal Marc II.

Infine fu richiamata sul campo anche durante la vecchiaia per la sua alta esperienza e fu congedata nel 1986 col grado di Contrammiraglio.. Morì l’1 gennaio 1992.

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PAZIA

Ipazia di Alessandria (Alessandria d’Egitto, seconda metà del iv secolo - 415) matematica, astronoma e filosofa greca. Vissuta in epoca tardo-ellenistica, figlia di Teone, anch’egli matematico e astronomo, e da lui istruita, si dedicò allo studio della filosofia abbracciando il pensiero neoplatonico e dedicandosi all’interpretazione di Platone e Aristotele; insegnò nel Serapeo di Alessandria. Collaborò con il padre e scrisse sicuramente alcune opere di matematica, tra cui un commento alle Coniche di Apollonio di Perge, un commento a un’opera di Diofanto, probabilmente l’Aritmetica, e un commento alle Tavole di Tolomeo. Di lei tuttavia non sono rimasti scritti, ma soltanto molte testimonianze che ne evidenziano il ruolo di punta: Sinesio, formatosi alla sua scuola insieme al grammatico Pallada, ricorda per esempio come l’astrolabio sia stato costruito sulla base delle indicazioni di Ipazia; nelle lettere a lei indirizzate, il vescovo cristiano, nonostante la differenza di fede religiosa, le manifesta la sua stima.

Visse nel periodo in cui l’imperatore Teodosio ordinò la demolizione dei templi pagani di Alessandria e la stessa professione di paganesimo era punita con la morte. La popolarità e l’influenza anche politica di Ipazia sulle autorità civili e la singolare, per l’epoca, figura di donna filosofa e matematica rappresentavano un ostacolo per il processo di cristianizzazione dei “pagani elleni”.

La sua tragica fine maturò nell’ambito del conflitto di potere tra il vescovo Cirillo, patriarca di Alessandria, e il prefetto cittadino Oreste; i cristiani la ritennero colpevole delle persecuzioni di quest’ultimo nei confronti di Cirillo, accusato di aver istigato l’espulsione degli ebrei alessandrini. Non potendo colpire direttamente il prefetto, si scagliarono contro Ipazia, considerata personaggio della sua cerchia; così, su istigazione di Cirillo, le fu teso un agguato da parte di un gruppo di monaci.

Ipazia è assurta a simbolo della libertà del pensiero scientifico contro il fanatismo religioso.

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IRENE JOLIOT-CURIE

C’era una volta una bambina che amava osservare il lavoro dei suoi genitori.

Figlia di Pierre e Marie Curie, sorella di Evè Curie. Irène sposò il 9 ottobre 1926 il fisico Frédéric Joliot dal quale ebbe due figli, divenuti anche loro scienziati, Hélène Langevin-Joliot (1927), fisica nucleare, e il biochimico Pierre Joliot (1932). Entrambi i coniugi (marito e moglie) vennero premiati nel 1935 con il Premio Nobel per la chimica per la scoperta della radioattività artificiale.

Durante la prima guerra mondiale, insieme con la madre Marie, prestò servizio presso gli ospedali da campo istituiti dalla stessa madre, assistendola nell'esecuzione di lastre ai raggi X per i feriti di guerra. La tecnologia ancora non molto sviluppata le espose però a grandi dosi di radiazioni. Terminata la guerra Irène tornò a Parigi a studiare all'Istituto del Radio (Istituto Curie), struttura fondata dai suoi genitori, arrivando a conseguire il dottorato in scienze nel 1925.

Dal 1928 Irène e Frédéric unirono i loro studi e conoscenze nell'ambito dei nuclei atomici arrivando a identificare sperimentalmente sia il positrone (Il positrone, antielettrone o positone è l’antiparticella dell’elettrone) che il neutrone (Il neutrone è una particella subatomica con carica elettrica netta pari a zero. È nel 1934 che Irène e Frédéric faranno la scoperta che li porterà alla vittoria del Nobel e li renderà famosi: sulla base del lavoro di Marie e Pierre Curie, che isolarono alcuni elementi radioattivi naturali, riuscirono a effettuare la trasmutazione(la trasmutazione è un processo che trasforma un atomo instabile in un atomo stabile) di alcuni elementi (quali boro, alluminio e magnesio) in isotopi radioattivi sintetici Questa originale scoperta sarà successivamente destinata a spianare la strada allo sviluppo della sintesi di radioisotopi, che risulteranno di importante applicazione in ambiti quale quello medico.

Irène morì di leucemia, causata dalla forte e prolungata esposizione a radiazioni ionizzanti dovuta al suo lavoro, il 17 marzo 1956 a Parigi. Due anni dopo per le stesse cause morì anche suo marito.

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ISABELLA D’ ESTE

C’era una volta una bambina che sognava di viaggiare per l’Europa e di conoscere un re.

Nacque a Ferrara il 17 maggio 1474. Figlia di Ercole I d'Este, secondo duca di Ferrara, e della principessa Eleonora d'Aragona. Era sorella di Beatrice d'Este, duchessa di Milano in quanto moglie di Ludovico Sforza, e di Alfonso I, terzo duca di Ferrara.

,Ricevette una formazione eccellente. Da bambina studiò storia romana e rapidamente imparò a tradurre greco e latino.

Divenne marchesa di Mantova, sposando il 12 febbraio 1490 Francesco II Gonzaga. Spesso è citata semplicemente come la primadonna del Rinascimento.

Grazie alla sua eccezionale intelligenza, spesso discusse i classici e gli affari di stato con gli ambasciatori e conobbe personalmente i pittori, musicisti, scrittori e studiosi, che vissero dentro e intorno alla corte. Fu anche una brava cantante e musicista: sapeva suonare il liuto.

Isabella svolse un ruolo importante a Mantova durante i tempi difficili della città. Quando il marito fu catturato nel 1509 e poi tenuto in ostaggio a Isabella svolse un ruolo importante a Mantova durante i tempi difficili della città. Quando il marito fu catturato nel 1509 e poi tenuto in ostaggio a Venezia, fu lei a prendere il controllo delle forze militari di Mantova. Francesco fu liberato nel 1510 grazie al comportamento di Isabella, che aveva accettato perfino di dare in ostaggio il figlio Isabella svolse un ruolo importante a Mantova durante i tempi difficili della città. Quando il marito fu catturato nel 1509 e poi tenuto in ostaggio a Venezia, fu lei a prendere il controllo delle forze militari di Mantova. Francesco fu liberato nel 1510 grazie al comportamento di Isabella, che aveva accettato perfino di dare in ostaggio il figlio Federico a papa Giulio II a garanzia della condotta politica del marito.

Dopo la morte del marito, avvenuta nel 1519, la Dopo la morte del marito, avvenuta nel 1519, la vedova Isabella, all'età di 45 anni, divenne un "devoto capo di Stato". La sua posizione come marchesa richiese un serio impegno: fu necessario per lei studiare per affrontare i problemi di un governatore di una città-stato. Per migliorare il benessere dei suoi sudditi, studiò architettura, agricoltura e industria, e seguì i precetti che Niccolò Macchiavelli aveva previsto per i governanti nel suo libro “il principe”. In cambio, gli abitanti di Mantova la rispettarono e le vollero bene

Isabella governò Mantova come reggente del figlio Isabella governò Mantova come reggente del figlio Federico, giocando un ruolo importante nella politica italiana del tempo e rafforzando costantemente il prestigio del marchesato mantovano. Fra i suoi molteplici e importanti risultati vi furono l'elevazione di Mantova a Isabella governò Mantova come reggente del figlio Federico, giocando un ruolo importante nella politica italiana del tempo e rafforzando costantemente il prestigio del marchesato mantovano. Fra i suoi molteplici e importanti risultati vi furono l'elevazione di Mantova a ducato e il conseguimento del titolo di Isabella governò Mantova come reggente del figlio Federico, giocando un ruolo importante nella politica italiana del tempo e rafforzando costantemente il prestigio del marchesato mantovano. Fra i suoi molteplici e importanti risultati vi furono l'elevazione di Mantova a ducato e il conseguimento del titolo di cardinale per il figlio minore Ercole

Divenuto maggiorenne il figlio (1521), la sua figura di donna di comando generò alcuni dissapori e maldicenze per le quali il figlio la allontanò dalla vita politica.

Fu forse questa la molla che spinse Isabella a allontanarsi dalla città per recarsi a Roma dove, durante il saccheggio fatto dai Lanzichenecchi la sua casa fu una delle poche risparmiate e fu rifugio di molti nobili romani.

Ritornata a Mantova, lasciò le stanze del castello di San Giorgio e si fece costruire un appartamento al piano terra di Corte Vecchia con il famoso studiolo, nel quale raccolse importanti opere di pittori del tempo.

Fece di Mantova un centro di cultura, aprì una scuola per ragazze e trasformò i suoi appartamenti ducali in un museo, che conteneva i migliori tesori d'arte. Intorno ai sessanta anni, Isabella tornò alla vita politica e governò Solarolo, in Romagna, fino alla sua morte, avvenuta il 13 febbraio 1539. Venne sepolta nella Chiesa di Santa Paola a Mantova, ma i suoi resti sono scomparsi dal sarcofago.

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ISABELLA DI CASTIGLIA

C'era una volta una principessa molto bella, con lunghi capelli biondi e occhi chiari e vivaci; era molto intelligente, ma quando si arrabbiava aveva proprio un brutto carattere.

La principessa si chiamava Isabella e nacque nel 1451; era figlia del re di Castiglia. All'età di 17 anni, nel 1468, fu dichiarata erede al trono.

Un anno dopo si sposò in segreto con Ferdinando d'Aragona; i nobili e il re di Francia non vedevano di buon occhio questa unione che avrebbe unificato la Spagna.

Alla morte del re Enrico IV Isabella lottò per il trono con la nipote che era appoggiata dal re del Portogallo; nel 1479 Isabella vince e diventa l'unica legittima regina di Castiglia. A questo punto decide di farla pagare a tutti quelli che l'hanno ostacolato (ve lo avevo detto che aveva un brutto carattere).

Nel 1492, con la conquista di Granada e la cacciata dei Mori, Isabella unifica la Spagna.

La riconquista dei territori fino ad allora dominati dai Mori fu la base per l'unità della Spagna, oltre al suo matrimonio che ormai non è più segreto, e il suo desiderio di far concorrenza al Portogallo diventa fortissimo.

Questo stato fondava la sua ricchezza sui commerci di seta e spezie con l'India, sulla rotta che circumnavigava l'Africa.

Isabella decide di appoggiare l'impresa di Colombo di navigare verso occidente per arrivare a oriente (detta così sembra un po' folle, ma vi assicuro che per una regina così intelligente fu subito tutto chiaro) e raggiungere le Indie. Fornisce al genovese tre caravelle, la Nina, la Pinta e la Santa Maria (la nave ammiraglia). La sua impresa riesce, ma non arriva in India, scopre l'America! Per Isabella lo smacco più grande fu che ad accorgersene fu un altro italiano, Vespucci, che lavorava per i portoghesi!

Isabella rafforzò la monarchia spagnola, togliendo potere alla Cortes ( assemblea dei nobili castigliani) e riorganizzando e rafforzando il Consiglio reale. Introdusse anche il tribunale dell'Inquisizione, alle su e dirette dipendenze, contro tutti coloro che contestavano la fede cristiana.

Molto sfortunata fu la sua vita privata: le morirono due figli e i nipoti e fu nominata suo successore la figlia Giovanna la pazza. Da questa figlia di Isabella nascerà Carlo V, il più famoso e potente re di Spagna.

Isabella morì nel 1504 e lasciò a suo marito Ferdinando un regno ricco e potente

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JANE AUSTRERA

C’era una volta una bambina orgogliosa e indipendente, che amava raccontare e scrivere.

Jane Austen figlia del prete Anglicano George Austen aveva altri otto fratelli. Nacque nel 1775 a Steventon nel sud dell'Inghilterra.

Fin da bambina fu circondata da un ambiente culturalmente molto vivace; il padre le insegnava le lingue e arricchiva la sua letteratura con la libreria di ben cinquecento volumi. Jane nel 1783 frequenta la scuola di Oxford insieme alla sorella Cassandra e Mrs. Ann Cawley. Finiscono gli studi nel dicembre 1786.

Ritornata a casa cominciò a scrivere i suoi primi racconti umoristici e d’avventura, oltre a molte poesie.

Nel 1795 Jane conosce Thomas Lefroy, ma la famiglia di lui non ritiene socialmente adeguato quasta frequentazione perciò vieta che la relazione continui. Storie simili saranno alla base delle sue opere più note Orgoglio e pregiudizio e Ragione e sentimento. Scrisse e modificò più volte le sue opere, dimostrando un notevole spirito critico verso il proprio lavoro.

Jane visse sempre con la famiglia e fu descritta come una ragazza dedita ai suoi affetti domestici.

Nel 1816 Jane si ammalò gravemente e la sorella la portò a Winchester dove sperava di trovare cure efficaci per guarirla. Qui jane morì nel 1817 e fu sepolta nella cattedrale di quel paese, vicina al cottage dove aveva vissuto gli ultimi tempi e che può essere visitato ancora oggi.

Pur vivendo nel periodo delle Guerre Napoleoniche, Jane Austen non tratta mai nei suoi romanzi gli avvenimenti bellici. Le milizie di passaggio sono sullo sfondo degli eventi a lei più cari: le cerchie ristrette della provincia, le storie d'amore e la vita quotidiana.

Le donne sono il fulcro fondamentale di ogni romanzo di Jane Austen.

La scrittura austeniana presenta poche scene descrittive e digressioni narrative, ma è caratterizzata dai dialoghi che l'autrice rende con il discorso direttoLa scrittura austeniana presenta poche scene descrittive e digressioni narrative, ma è caratterizzata dai dialoghi che l'autrice rende con il discorso diretto, con lo stile epistolare e con il discorso indiretto libero.

In particolare le donne da lei descritte sono realistiche e le sue eroine sono forti, decise e indipendenti. Jane non nascose mai i tanti difetti della vita femminile del suo tempo e non risparmiò critiche anche alle donne riconoscendo in loro anche molti difetti. Tra i suoi personaggi spiccano la ragionevole Elionor ma anche l’impetuosa Marianne, la remissiva Anne e la timida Fanny, la viziata Emma e la sognatrice Catherine, ma soprattutto Elisabeth Bennet che rischia di rimanere schiava dei suoi pregiudizi.

Le sue opere hanno ispirato molti altri scrittori e scrittrici e dalle sue opere sono state tratte diverse versioni cinematografiche.

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TKATHERIN JOHNSON

C’era una volta una bambina che amava la matematica.

Ketherine nacque il 26 Agosto 1918 a White SulphurSpring, in Virginia, suo padre era un tuttofare mentre sua madre era un’insegnate.

Sin da piccola dimostrava di avere un talento nello studio, soprattutto nella matematica, infatti all’età di 14 anni ottenne il diploma superiore e a 16 anni fu ammessa alla West Virginia College, un’ università storicamente afroamericana.

Nel 1937 si laureò in matematica e francese con il Magna cum laude.

A 18 anni si trasferì a Marion per insegnare in una scuola pubblica per afroamericani.

Nel 1939, dopo aver sposato il suo primo marito James Goble, lasciò l’insegnamento e si iscrisse a un corso di laurea in matematica. da questo matrimonio ebbe tre figlie.

Dopo la morte del primo marito, nel a959 si risposò con un ufficiale dell’esercito degli Stati Uniti

Durante una riunione familiare, un parente le informò che la NASA di recente era disponibile ad assumere donne afroamericane e che cercavano del nuovo personale. Così nel 1953 fece richiesta e le fu offerto un posto alla NASA.

All’inizio, lavorava in un gruppo di tecnici donne che eseguivano calcoli matematici. Successivamente fu spostata nel gruppo di ricerca, e grazie alle sue conoscenze di geometria analitica fu apprezzata sia dai dirigenti che dai suoi colleghi. Così lavorò come responsabile dei calcoli dal 1953 fino al 1958. Dal ‘58 fino all’86 lavorò come ingegnere aerospaziale; nel ‘59 partecipò come matematica alla missione Mercury.

Quando, nel 1962, la NASA utilizzò per la prima volta i calcolatori elettronici per il calcolo del volo orbitale dell’astronauta John Glenn, le venne richiesto di verificare i calcoli del computer, poiché Glenn si rifiutava di volare, a meno che lei non confermasse i risultati della macchina.

Calcolò anche la traiettoria per la missione sulla Luna dell’Apollo 13.

È morta il 24 febbraio 2020 all’età di 101 anni.

Riuscì ad avere una carriera straordinaria in un tempo dove le donne, soprattutto afroamericana, erano discriminate solamente per il fatto di essere donna o di avere un colore della pelle diverso.

Katherine Johnson riuscì a sfidare una società razzista e sessista, e da questa battaglia né uscì trionfante.

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LUCREZIA BORGIA

 

C’era una volta una bambina che sognava di essere la signora del castello.

Lucrezia nacque a Subiaco il 18 aprile 1480 dall’unione tra il cardinale Riggiero Borgia, arcivescovo di Valencia, e la sua amante Vennozza Mattei. Lucrezia aveva due fratelli maggiori e uno minore.

Suo padre divenne papa col nome di Alessandro VI. Per evitare che diventasse di pubblica conoscenza l’esistenza dei figli, Lucrezia e i fratelli vennero sempre presentati come suoi nipoti.

Lucrezia ebbe un’educazione raffinata imparando alcune lingue straniere, la musica, la danza, il disegno le buone maniere e come comportarsi in ambienti aristocratici.

Lucrezia venne promessa in sposa per due volte a nobili spagnoli ma, quando fu eletto papa il padre sciolse tali promesse per cercare alla figlia un nobile pretendente italiano, per rafforzare il proprio potere in Italia. Così nel 1493 Lucrezia sposò Giovanni Sforza. Dopo il matrimonio Giovanni rientra a Pesaro e Lucrezia lo seguì poco tempo dopo. A Pesaro Lucrezia vive un’esistenza agiata e piena di nuove amicizie. Purtroppo contrasti politici tra il padre e il marito fanno sì che Alessandro VI dichiarasse nullo il suo matrimonio.

Lucrezia ora è di nuovo una donna libera ma non è ben vista dalla nobiltà romana, soprattutto dopo che una delle sue dame di compagnia viene trovata morta suicida con il presunto amante.

Nel 1498 nasce il primo figlio di Lucrezia di cuui non si conosce con precisione il padre, quello stesso anno Lucrezia sposa Alfonso d’Aragona; con questo nuovo matrimonio il papa intende rafforzare la sua alleanza con il Regno di Napoli.

Lucrezia ha un secondo figlio, Rodrigo; e poco dopo suo marito muore vittima di un intrigo di corte di cui Lucrezia crede responsabile il padre.

Nel 1501 Lucrezia si sposa per la terza volta con Alfonso d’Este e deve trasferirsi a Ferrara. In questa città Lucrezia non è a suo agio e perciò porta a corte diversi personaggi illustri dell’epoca che la aiutano a coltivare il suo amore per l’arte e la bellezza.

Nel 1503 muore suo padre e il nuovo papa pretende la restituzione allo Stato Pontificio di tutti i benefici concessi a Ferrara dal suo predecessore.

Nel 1505 Alfonso d’Este diventa Duca e quindi lei duchessa. Quando aumenta la rivalità tra Ferrara e Mantova, città governate da parenti sempre in contrasto tra loro, Lucrezia si adopera nell’interesse di Ferrara

Quando il marito, in cambio del ritiro della scomunica data dal papa a Ferrara, accetta di restituire i terreni richiesti dal pontefice Lucrezia è delusa e ferita. A questo si aggiunge il dolore per la morte del figlio Rodrigo.

Lucrezia si ritira in convento dove decide di vivere secondo le regole francescane.

Muore nel 1519 e viene sepolta col vestito francescano nel monastero del Corpus Domini a Ferrara.

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MARGARET HAMILTON 

 

Margaret Hamilton è nata a Paoli il 17 Agosto 1936 (Indiana). 

È un’informatica, ingeniere e imprenditrice che sviluppò il software di bordo per il programma Apollo della NASA. 

Nata a Paoli (Indiana) da Kenneth Heafield e Ruth Ester Heafield, si è diplomata alla Hancock High School nel 1954; successivamente si è laureata in matematica presso l' Università del Michigan e ha poi conseguito la laurea in matematica e filosofia presso l'Earlham College nel 1958.

Fino alla laurea ha per un breve periodo insegnato matematica e francese alle scuole superiori, allo scopo di sostenere il marito nei suoi studi di primo livello a Harvard, con lo scopo di conseguire un titolo di secondo livello in un secondo momento. Si è poi trasferita a Boston  con l'intenzione di fare ricerca nell'ambito della matematica alla Brandeys University. Nel 1960 ha ottenuto un impiego temporaneo al Massachusset institute of Tecnology (MIT) per sviluppare software per le previsioni meteo per i calcolatoriLGP-30  e pdp-1del dipartimento di meteorologia. A quel tempo, informatica e ingegneria del software non erano ancora discipline universitarie; al contrario, i programmatori si sono formati facendo esperienza sul campo.

Alla nasa, il team diretto da Hamilton era responsabile dello sviluppo del software che avrebbe guidato le capsule del programma Apollo nella navigazione e nell'atterraggio sulla Luna, e le sue molteplici varianti usate in altri progetti successivi, tra i quali Skylab.

Margaret ebbe una figlia con James Cox Hamilton di nome Lauren.

Margaret fu assunta dalla NASA, l’agenzia che negli Stati Uniti si occupa dell’esplorazione dello spazio.

Margaret era ingegnere e guidò la squadra di programmatori del codice che permise alla navicella spaziale APOLLO 11 di atterrare salva sulla superficie della luna.

Le scelte progettuali del gruppo di Margaret e del sistema operativo di  si sono rivelate cruciali, e in uno dei momenti critici durante lo svolgimento della missione Apollo 11, hanno evitato l'abbandono della missione.

 

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MARGHERITA HACK

C’era una volta una ragazza che guardava le stelle.

Margherita Hack era una scienziata nata a Firenze nel 1922.

Da giovane ha vissuto in una famiglia insoddisfatta dei credi religiosi (protestante il padre, cattolica la madre); contrari al fascismo vennero pesantemente discriminati.

Al liceo si appassionò alla pallacanestro e per tutta la vita si è attenuta alla filosofia vegetariana trasmessale dai genitori.

Ha occupato la cattedra di professoressa ordinaria di astronomia all'Università di Trieste dal 1964 al 1º novembre 1992 , anno nel quale fu collocata "fuori ruolo" per anzianità. È stata la prima donna italiana a dirigere l'Osservatorio astronomico di Trieste dal 1964 al 1987, portandolo a rinomanza internazionale

Membro delle più prestigiose società fisiche e astronomiche, Margherita è stata anche direttrice del Dipartimento di Astronomia dell'Università di Trieste dal 1985 al 1995 e dal 1994 al 1997.

È stata un membro dell'Accademia Nazionale dei Lincei (socia nazionale nella classe di scienze fisiche matematiche e naturali; categoria seconda: astronomia, geodesia, geofisica e applicazioni; sezione A: Astronomia e applicazioni).Ha lavorato presso numerosi osservatori americani ed europei ed è stata per lungo tempo membro dei gruppi di lavoro dell'ESA e della NASA.

In Italia, con un'intensa opera di promozione ha ottenuto che la comunità astronomica italiana espandesse la sua attività nell'utilizzo di vari satelliti giungendo ad un livello di rinomanza internazionale.

Ha pubblicato numerosi lavori originali su riviste internazionali e numerosi libri sia divulgativi sia a livello universitario. Margherita Hack nel 1978 ha fondato la rivista bimensile L'Astronomia il cui primo numero risale al novembre del 1979; successivamente, insieme con Corrado Lamberti, ha diretto la rivista di divulgazione scientifica e di cultura astronomica Le Stelle.N el 1994 ha ricevuto la Targa Giuseppe Piazzi per la ricerca scientifica. Nel 1955 ha ricevuto il Premio Internazionale Cortina Ulisse per la divulgazione scientifica.

Margherita era molto nota anche per le sue attività non strettamente scientifiche e in campo sociale e politico. Era atea Margherita era molto nota anche per le sue attività non strettamente scientifiche e in campo sociale e politico. Era atea, non credeva in nessuna religione o forma di soprannaturalismo Margherita era molto nota anche per le sue attività non strettamente scientifiche e in campo sociale e politico. Era atea, non credeva in nessuna religione o forma di soprannaturalismo. A tal proposito è da ricordare l'incontro avuto il 20 gennaio 2010 al Palazzo della Gran Guardia con il Vescovo di Verona Zenti, dove esprime al meglio il suo essere atea e donna di scienza.

Riteneva inoltre che l'etica non derivasse dalla religione, ma da "principi di coscienza" che permettono a chiunque di avere una visione laica della vita, ovvero rispettosa del prossimo, della sua individualità e della sua libertà.

È morta a Trieste nel 2013 a 91 anni.

Ha detto: “Non so se esiste una vita extraterrestre, ma data la vastità dell’Universo se ci fossimo solo noi sarebbe un enorme spreco di spazio

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MARIA MONTESSORI

C’era una volta una bambina che sognava un mondo per i bambini.

Maria Montessori nacque a Charavalle il 31 agosto 1870 e nella sua vita svolse l’attività di educatrice, pedagogista, filosofa, medico, neuro-psichiatra infantile e scienziata; fu la terza donna in Italia a laurearsi in medicina.

A causa del lavoro del padre visse prima a Firenze e poi a Roma; qui frequentò con profitto le scuole, ma dopo il diploma cominciarono le incomprensioni col padre che voleva che intraprendesse la carriera di insegnante mentre lei voleva studiare medicina. Maria si interessò subito dei bambini con maggiori difficoltà, frequentando i quartieri più poveri della città di Roma. Decise di specializzarsi in neuropsichiatria infantile concentrandosi sulle malattie più presenti proprio in quei quartieri poveri.

Partecipò attivamente a diversi congressi sull’emancipazione femminile a Berlino e a Londra.

Nel 1888 presentò a Torino a un congresso pedagogico, i risultati delle sue prime ricerche e dopo breve tempo divenne direttrice della scuola ortofrenica di Roma.

I suoi successi scientifici, conseguiti da un'atmosfera culturale fortemente influenzata al positivismo, le valsero riconoscimenti e borse di studio e la portarono a partecipare a una ricerca sui bambini con il collega Giuseppe Montesano a cui si legò sentimentalmente e da cui ebbe un figlio: Mario. Decise di non sposarsi e di affidare il figlio a una famiglia laziale (a quel tempo come ragazza-madre non avrebbe potuto svolgere alcuna attività) e solo molti anni dopo riuscì ad ottenere l’incarico di tutore legale del figlio.

Nel 1907 aprì la prima Casa dei bambini e nel 1913 negli Stati Uniti fu presentata come la donna più importante d’Europa.

Con l’avvento del fascismo in Italia collaborò col governo per costruire nuove Case per i bambini e toglierli così dalla strada e soprattutto per ottenere l’autorizzazione all’organizzazione del primo corso di formazione per insegnanti secondo il suo Metodo, che si tenne nel 1926. si iscrissero oltre 180 insegnanti pronti ad apprendere i metodi rivoluzionari proposti da Maria nel suo Metodo.

Proprio queste idee la costringeranno a lasciare l’Italia nel 1934 quando tutte le sue scuole vennero chiuse dal regime fascista. Trascorse il periodo della Seconda Guerra Mondiale in India dove, col figlio, fu internata in un campo di concentramento come cittadina di uno stato nemico.

Tornò in Italia nel 1946 per poi trasferirsi da amici nei Paesi Bassi.

Nel 1951 le fu formalmente richiesto di riformare il sistema scolastico del Ghana, ma a causa dell’età dovette rifiutare.

Morì il 6 maggio 1952. in Olanda.

Il metodo che da lei prende il nome di “Metodo Montessori” è ancora oggi diffuso in molti paesi del mondo nelle scuole montessoriane.

Maria è stata la prima e unica donna italiana a cui è stata dedicata una banconota negli anni Novanta del Novecento il suo ritratto fu riprodotto sulle banconote da 1000 lire.

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MARIA SIBYLLA MERIAN

C’era una volta una bambina che amava gli insetti.

Maria Sibylla Merian è figlia di un incisore ed editore svizzero  e di Johanna Sibylla Heim, sua seconda moglie. Il padre morì quando Sibylla aveva tre anni e la madre si risposa con un pittore di fiori, che le insegnerà il disegno, la pittura ad olio, l'acquerello e l'incisione; a tredici anni cominciò a dipingere immagini d'insetti e di piante presi direttamente dalla natura.

Nel 1665 la diciottenne Maria Sibylla Merian sposa un pittore quadraturista allievo del patrigno; due anni dopo si stabiliscono a Norimberga e nel 1668 nacque la prima figlia- Maria Sibylla inizia a studiare gli insetti, malgrado le opinioni del tempo insegnino che gli insetti sarebbero il risultato di una generazione spontanea avvenuta dalla putrefazione e malgrado la nomea di bestie diaboliche data agli insetti stessi dalla superstizione popolare.

Postasi il problema di come avvenga la loro trasformazione, raccoglie bruchi che porta nel suo laboratorio; nutrendoli e osservandone i comportamenti, scopre come essi nascano dalle uova, dopodiché si racchiudano in un bozzolo dal quale escono trasformati in bellissime farfalle. Li disegna in ogni periodo del loro sviluppo, assieme alle piante sulle quali si situano abitualmente e delle quali si nutrono.

Questa raccolta di disegni forma la base dei suoi primi due libri. .

Accanto a ciascuna tavola Maria Sibylla riporta le sue osservazioni sulla vita di ogni insetto, con la descrizione del processo di trasformazione. Formatasi in una famiglia di artisti, specialisti anche nella pittura di nature morte, dà un particolare e prevalente valore alle immagini.

Separatasi dal marito fece molti viaggi, sempre osservando la vita degli insetti dei luoghi che visitava e disegnandoli.

Si interessa anche alle proprietà medicinali delle piante, seguendo la scelta e la loro raccolta soprattutto da parte delle indigene.

Oltre a bruchi, farfalle, uova e insetti essiccati, raccoglie uova di coccodrillo e di serpenti; altri reperti vengono da lei conservati nell'alcool o essiccati, in vista del loro trasporto al ritorno nei Paesi Bassi.

Come d'abitudine, tornata nella casa di Paramaribo, disegna e dipinge parte del materiale raccolto; ma dipinge anche ananas, manioca, patate dolci, alberi dell'olio, papaia, e molte altre specie di frutti tipici della regione, insieme con animali come iguane, serpenti, lucertole, rane, coccodrilli, ripromettendosi di rappresentarli insieme alle consuete immagini di piante e di insetti.

Quattro anni dopo, esce ad Amsterdam la Metamorfosi degli insetti del Suriname, che viene definita "l'opera più bella mai dipinta in America.

Insieme con la metamorfosi, Maria Sibylla Merian descrisse molti altri particolari dello sviluppo vitale degli insetti, mostrando come ogni specie di farfalla nello stato di crisalide dipendesse da un piccolo numero di piante per il proprio nutrimento, venendo solo in quelle rilasciate le uova.

Sofferente di cuore già dal 1711, Maria Sibylla Merian muore d'infarto ad Amsterdam, settantenne, nel 1717.

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MARIASOLE BIANCO

C’era una volta una bambina che adorava il mare.

Mariasole Bianco è nata nel 1985 e vive a Milano.

Mariasole Bianco è una biologa marina, con una grandissima passione per il mare e per la sua tutela.

Mariasole ha 29 anni, una laurea in biologia marina e un master a Cairns (Australia). La sua più grande passione è il mare, o meglio, la difesa del mare.

Dopo il master in Australia, lavora al progetto “Coral Sea”, una campagna per l'istituzione dell'area marina protetta più grande del mondo (superficie pari a quella di Francia, Regno Unito e Italia messe insieme).

Mariasole ha viaggiato e lavorato all'estero. Ha fatto sacrifici (in Australia per mantenersi agli studi faceva la babysitter e insegnava inglese agli italiani).

È fondatrice e presidente di Worldrise: una ONLUS dedicata alla tutela dell'ambiente marino e al coinvolgimento delle nuove generazioni.

Sono 3 i progetti di WORLDRISE in Italia: Full Immersion Cinque Terre, Il golfo dei delfini, in Sardegna a Golfo Aranci, #Batti5 per sensibilizzare le nuove generazioni sull’inquinamento della plastica in mare. Fra i riconoscimenti ricevuti da Mariasole in tutto il mondo, l’inclusione del mensile americano Origin tra i 100 “OCEAN HEROES.

Oggi è un punto di riferimento nazionale e internazionale per le politiche sulla tutela dell’ambiente marino e lo sviluppo sostenibile, ed è un’affermata divulgatrice scientifica. Ha insegnato divulgazione naturalistica all’Università del capoluogo ligure e, dal 2012, fa parte della World Commission on Protected Areas dell’IUCN. È fondatrice e presidente di Worldrise, onlus dedicata alla tutela e valorizzazione dell’ambiente marino e al coinvolgimento delle nuove generazioni in progetti che riguardano la salvaguardia delle acque in tutto il pianeta.

Tanti i riconoscimenti che le sono stati conferiti in tutto il mondo: l’inclusione tra i “100 Ocean Heroes” del mensile americano Origin (2015) per il grande lavoro svolto nonostante la giovane età nella conservazione degli oceani, il Premio D’Abruzzo per l’ambiente (2017) e il riconoscimento Atlantide (2017).

Nel 2019 ha vinto il premio DonnAmbiente, istituito da “5 Terre Academy”, “per essere un punto di riferimento nazionale e internazionale nelle politiche legate alla tutela dell’ambiente marino e per le numerose attività divulgative che realizza attraverso l’associazione Worldrise da lei creata“.

Nel giugno 2020 ha pubblicato Pianeta Oceano, il suo primo libro

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MARY EDWARS

C’era una volta una bambina che sognava di curare i malati.

Mary Edwards nacque nel 1832 ad Alvah e Vesta Walker. Era la più giovane di sette figli: aveva cinque sorelle e un fratello. L'educazione ricevuta dai suoi genitori, convinti abolizionisti (contrari alla schiavitù), progressisti e fortemente covinti della parità di genere, nutrì lo spirito di indipendenza e il senso di giustizia di Mary.

Mary lavorò nella sua fattoria di famiglia da bambina.

La sua istruzione elementare consisteva nella frequenza alla scuola locale che i suoi genitori avevano fondato.

I Walker erano determinati che le loro figlie fossero istruite quanto il loro figlio, così fondarono la prima scuola gratuita a Oswego alla fine degli anni '30.Dopo aver terminato la scuola elementare, Mary e due delle sue sorelle maggiori frequentarono il Falley Seminary a Fulton, New York, una scuola che enfatizzava le moderne riforme sociali nei ruoli di genere, nell'istruzione e nell'igiene. Nel suo tempo libero, Mary studiava attentamente i testi medici di suo padre sull'anatomia e la fisiologia: il suo interesse per la medicina è attribuibile alla sua esposizione alla letteratura medica in tenera età. Alla ebbe fine abbastanza soldi per sostenere i suoi studi al Syracuse Medical College, dove si laureò in medicina con lode nel 1855 e divenne la seconda donna medico del suo Paese.

Sposò il compagno di corso Albert Miller il 16 novembre 1855, poco prima di compiere 23 anni. La coppia avviò uno studio congiunto. tuttavia l'attività non fiorì poiché a quel tempo le donne mediche non erano generalmente considerate affidabili o rispettate. Successivamente divorziarono a causa dell'infedeltà di Miller.

Quando scoppiò la Guerra Civile Americana tentò di arruolarsi come medico, ma l’esercito rifiutò. Nonostante non fosse retribuita Mary lavorò in un ospedale da campo e organizzò un fondo per aiutare le famiglie dei feriti. Scese anche sul campo di battaglia oltrepassando le linee nemiche per curare i civili coinvolti nel conflitto; si oppose sempre alla pratica dell’amputazione degli arti sostenendo la cura delle ferite e la riabilitazione..

Nel 1863 ottenne l’assunzione da parte del governo diventando la prima donna chirurgo dell’esercito degli Stati Uniti.

Nel 1866 fu anche la prima donna ad ottenere dall’esercito statunitense la Medaglia d’onore per l’opera svolta durante la Guerra Civile. Continuò a battersi per i diritti delle donne e fu anche arrestata per aver indossato abiti maschili.

Dopo una lunga malattia morì nella sua casa nel 1919, all'età di 86 anni.

La sua morte sopraggiunse un anno prima dell'approvazione del XIX emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, che concesse alle donne il diritto di voto.

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MARIE CURI

C’era una volta una ragazza che amava studiare ed era molto curiosa, che credeva nella forza e nelle capacità delle donne, e che diventò una donna importantissima nella storia per le sue scoperte e le sue invenzioni.

Marie nasce il 7 Novembre 1867 a Varsavia in Polonia.

Suo padre (Władisław Skłodowski) era uno scienziato, educatore e traduttore polacco che spinse la figlia ad amare la scienza e a proseguire i sui studi. Lui educò e insegnò molto a sua figlia Marie Curie

Marie ebbe una vita difficile; nel 1874 muore la sorella Zosia, invece la madre (Bronisława Boguska) morì nel 1878, lasciando Marie, che aveva solo11 anni, e i suoi 3 fratelli da soli.

Nel 1891 Marie si trasferisce in Francia perché in Polonia le donne non avevano il diritto allo studio; a Parigi frequenta la Sorbona, laureandosi in Fisica e Matematica.

Nel 1895 incontra Pierre Curie e si innamora di lui, anche perché condividono interessi e curiosità.

Insieme studiano fisica e chimica, in particolare studiano le radiazioni e le loro proprietà particolari e sorprendenti come la fosforescenza. Nel 1903 Marie e Pierre Curie vennero premiati con il Premio Nobel per la fisica proprio per gli studi sulle radiazioni.

Dopo la morte del marito tragicamente investito da una carrozza, nel 1906, Marie Curie lo sostituisce al lavoro due anni dopo, in particolare le fu assegnata la cattedra di fisica generale che era stata del marito. Divenne così la prima donna ad insegnare nell’Università della Sorbona a Parigi.

Nel 1911 a lei venne consegnato il suo secondo Premio Nobel per la chimica, per la scoperta delle caratteristiche chimiche del Radio e per la scoperta del Polonio, nuovo elemento chimico a cui diede il nome del suo paese natale, la Polonia.

Marie collaborò alla crezione di macchine per le radiografie.

Durante la Prima Guerra Mondiale operò in qualità di radiologa e realizzò alcune stazioni mobili di radiologia, installando su automobili macchine per le radiografie, e adoperandosi per la formazione di medici e infermieri. Lei faceva le radiologa e curava i soldati feriti insieme alla figlia Irene, spesso in prossimità del fronte, grazie alle macchine da lei attrezzate.

Contrasse una forma di anemia per colpa delle alte e pericolose sostanze radioattive.

Nel 4 Luglio 1934 muore a Passy in Francia,

Un anno dopo, nel 1935, Irene Joliot-Curie vinse un premio Nobel per la chimica.

Oggi sia a Parigi che a Varsavia esiste un Istituto Marie Curie.

Quando un giornalista le chiese “Com'è vivere accanto a un genio?” lei rispose “Dovrebbe chiederlo a mio marito”.

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MARY ANNING

C’era una volta una bambina che amava scavare e giocare con la terra.

Mary nacque il 21 maggio 1799 a Lyme Regis. Da piccola le piaceva andare alla ricerca di fossili sulle scogliere è spiagge, per poi rivenderle ai turisti.

Ebbe poi una scarsa istruzione nella locale scuola cristiana, dove imparò a leggere e a scrivere.

Tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800 Lyme Regis divenne una meta turistica, è una delle attività era la ricerca di piccoli fossili, come souvenirs per i turisti, soprattutto di ammoniti e belemniti. Mary istruita inizialmente dal padre, (morto poi nel 1810) sviluppo un talento nella ricerca di piccoli fossili, contribuendo così al bilancio familiare, e facendone poi una vera professione.

Nel 1810 Josept Anning, il fratello maggiore di Mary, scoprì un cranio di ittiosauro lungo più di un metro, e pochi mesi dopo Mary riuscì ad individuarne il resto dello scheletro, che pero inizialmente venne identificato come un coccodrillo. Negli anni successivi Mary ne scoprirà altri più o meno completi.

Nel 1820 Mary ritrovò il primo scheletro incompleto di plesiosauro (seguito due anni dopo da uno completo). Ma per il numero insolito di vertebre nel collo (35), mai osservate prima di allora in un organismo vivente, generò diversi sospetti espressi soprattutto dal naturalista ed anatomista francese Georges Curier considerato a quel tempo autorità assoluta nel suo campo. Una tale accusa di falsificazione anche non provata avrebbe masso in grande difficoltà Mary e il suo commercio, togliendo credibilità ai sui ritrovamenti. Ma grazie al secondo fossile completo è all’appoggio della Geological society i dubbi caddero e Curier dovette ritirare le perplessità.

Però dopo una serie di periodi economicamente difficili (per colpa dell’irregolarità dei ritrovamenti importanti) Mary si ammalò di cancro al seno è morì a Lyme Rigers dove è sepolta.

Rimane il fatto che l’influenza dei fossili ritrovati da Mary sulla nascente disciplina della paleontologia è oggi considerata di fondamentale importanza. Purtroppo per la posizione delle donne all’epoca a cui non era concessa l’ammissione a nessun circolo scientifico, ottenne scarsi riconoscimenti e purtroppo molte delle scoperte vennero descritte e attribuite ad altri cosi avvenne per le specie di rettili e pesci fossili da lei ritrovati

Ritrovò molti fossili importanti nel campo marino dell’epoca Giurassica, tra cui i primi scheletri interi di ittiosauro e plesiosauro

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MATILDE DI CANOSSA

C’era una volta una bambina che si chiedeva perché solo i maschi potessero governare.

Matilde il cui vero nome è Matilde di Canossa, nasce da mammma Beatrice e babbo Bonifacio a Mantova nel lontano 1046 e trascorse i primi anni della sua vita nella spensieratezza e serenità del castello di Canossa. Ma a soli 6 anni assiste ad un evento che cambierà radicalmete la sua vita. Il 6 maggio 1052 il padre fu ucciso durante una battuta di caccia da uno dei suoi servi che lo trapasso con una freccia avvelenata.

Fu una contessa, duchessa, marchesa e vicaria.

Matilde fu una potente fuedataria (era un sistema politico, economico, giuridico e sociale) ed ardente e sostenitrice del papato (papa) nella lotta delle investiture.

Nel 1076 entrò in possesso di un grande territorio che comprendeva la Lombardia, l'Emilia e la Romagna (in quel tempo l'Emilia e la Romagna erano divise e furono unite nel 1947) e, come duchessa/marchesa, la Toscana. Il centro del sui territori era Canossa nell'Appennino reggiano.

Un potere talmente grande che l’umiliazione di Enrico IV davanti al papa Gregorio VII avvenne proprio a Canossa (da cui il modo di dire “andare a Canossa” per indicare la volontà di umiliarsi davanti a qualcuno).

L’imperatore le sottrasse gran parte dei suoi possedimenti ma fra il 6 e l'11 maggio del 1111 fu reinfeudata dall'imperatore Enrico IV.

La grancontessa Matilde è una delle figure più importanti e interessanti del Medioevo; viveva in un perido di tante guerre di intrighi e scomuniche, sopportando anche tanti dolori ed umiliazioni e dimostrando una grandissima forza al comando.

Matilde morì a Bonteno di Roncore, il 24 luglio 1115.

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POCAONTAS

C’era una volta una principessa che guardava il mare perché sapeva che da lì sarebbe arrivato il suo futuro.

Si ritiene che Pocahontas sia nata intorno al 1595, figlia del potente capo Powhatan. Il suo vero nome era Matoaka, che significa fiore fra due corsi d’acqua, anche se, come tutti i nativi americani, la ragazza aveva diversi nomi. Pocahontas era invece un soprannome, che significa “bambina viziata”, un appellativo sicuramente poco apprezzato fra i nativi. Matoaka era la figlia prediletta del capo supremo di una federazione di trenta tribù, che vivevano in quel territorio che gli inglesi poi battezzarono Virginia.

Quando Matoaka era ancora bambina gli inglesi arrivarono nel “Nuovo Mondo”, con l’intenzione di appropriarsi delle terre delle nazioni native, e gli scontri tra coloni e abitanti del luogo erano all’ordine del giorno.

Nel 1607 John Smith, un soldato/esploratore del New England, arrivò in Virginia con la sua nave insieme ad un gruppo di circa 100 coloni. Egli diventerà il marito di Pocahontas, ma il racconto del loro incontro e quello col padre di lei varia a seconda delle fonti.

Quell'incontro diede inizio a un'amichevole relazione tra la colonia di Smith e gli indiani, e Pocahontas visitò spesso l'insediamento, giocando anche con i bambini che si trovavano lì.

Nel 1608 Pocahontas dovette salvare la vita di Smith una seconda volta. Smith e altri coloni furono invitati amichevolmente a Werowocomoco da Capo Powathan. Erano stati trattati gentilmente e avevano commerciato con gli indigeni su ordine dell'allora governatore John RatcliffeNel 1608 Pocahontas dovette salvare la vita di Smith una seconda volta. Smith e altri coloni furono invitati amichevolmente a Werowocomoco da Capo Powathan. Erano stati trattati gentilmente e avevano commerciato con gli indigeni su ordine dell'allora governatore John Ratcliffe, ma si attardarono e dovettero trattenersi per trascorrere la notte. Quella stessa notte, Pocahontas andò alla capanna di Smith per avvertirlo che suo padre aveva in mente di inviare degli uomini con del cibo i quali - una volta che gli inglesi avessero deposte le armi per mangiare - li avrebbero uccisi. Riferì che le era anche stato intimato di non dir nulla e pregò quindi Smith di allontanarsi. Essendo stati avvertiti, gli inglesi tennero le armi pronte durante il pasto, e non avvenne alcun attacco

Durante il suo soggiorno a Henricus, Pocahontas incontrò John Rolfe, che si innamorò di lei. Si sposarono il 5 aprile 1614 e Pocahontas fu battezzata col nome di Lady Rebecca. Per pochi anni la coppia visse nella piantagione di Rolfe.

Nel 1616, i Rolfe viaggiarono in Inghilterra, arrivando nel porto di Plymouth il 12 giugno e successivamente a Londra in carrozza. Erano accompagnati da un gruppo di undici nativi.

Pocahontas visse in Inghilterra fino al 1617, quando decisero di rientrare in Virginia. Durante il viaggio Pocahontas si ammalò e mori appena rientrata in America.

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SANTA CHIARA D’ ASSISI

C’era una volta una ragazza gentile e generosa che si chiamava Chiara Scifi, ma forse voi la conoscete come Chiara d’Assisi.

Nacque nel 16 Luglio 1194; suo padre era conte Favarone di Offreduccio degli Scifi e da Ortolana Fiumi, tutti e due appartenenti alla classe nobile di Assisi.

La madre insegnò alla figlia i principi religiosi e le regole a cui lei stessa credeva, soprattutto preghiere rivolte a Dio ed elemosine per i poveri. La figlia imitò presto la madre nella carità, preparando pranzi per i poveri,

Parenti e amici si stupiscono delle condizioni di vita della piccola che, nonostante vivesse in una delle famiglie più ricche di Assisi, non solo era estremamente generosa con i poveri, ma non apprezzava neppure il buon cibo e vestiva poveramente, preferendo indossare un tessuto di lana sottile e resistente, invece che gli abiti ricchi e morbidi.

Chiara, quindi, divenne presto donna autonoma e coraggiosa e partecipò a numerosi pellegrinaggi con i poveri, come testimonia Pacifica, compagna di viaggio ed amica di famiglia (diventata poi suora a San Damiano): in realtà, però, si capisce che Chiara preferiva ai pellegrinaggi una vita pensierosa, amando sopra ogni cosa parlare di Dio.

Della giovane Chiara non sappiamo molto. Abbiamo alcune notizie tramite la testimonianza sua sorella Beatrice; è grazie a lei che sappiamo dei primi incontri tra Francesco e Chiara.

Tra i frati che avevano seguito Francesco c’era il cugino di Chiara e probabilmente fu lui a parlargli delle opere buone e generose compiute dalla cugina. Così Francesco le parlò della sua visione di vita ispirata al Vangelo.

Chiara apprezza da subito l’amore di Francesco per la povertà e, sempre più convinta della sua vocazione, è nel marzo del 1211 o 1212 che Chiara, nella notte seguente la domenica delle Palme, lascia la casa del padre e, con l’aiuto della fidata amica Bona di Guelfuccio, si reca a Santa Maria della Porziuncola, dove, lasciati gli abiti mondani, riceve la tonsura dalle mani di Francesco, un segno di penitenza e di volontà di cambiamento.

Fondò l’ordine di clausura delle Povere Dame (note come Clarisse) e andò a stabilirsi a san Damiano con le sue consorelle. Fu la prima donna a scrivere la Regola per l’ordine da lei stessa fondato. Tale Regola viene approvata da papa Innocenzo III nel 1252.

Dopo la morte di san Francesco guidò l’ordine delle Clarisse, sebbene gravemente malata, e morì  l’11 agosto del 1253 e viene sepolta in San Giorgio, dove poi sorgerà la basilica in suo onore e due anni dopo, il 25 settembre del 1255, è dichiarata santa da papa Alessandro IV.

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SIMONETTA CATTANEO

C’era una volta una bambina che amava essere elegante e ammirata.

Simonetta Cattaneo era figlia di nobili genovesi e nacque il 28 gennaio 1453 proprio a Genova.

Nell’aprile del 1469, quando aveva appena 16 anni, sposò il giovane Marco Vespucci, cugino dell’esploratore Amerigo Vespucci; La famiglia di Simonetta fu molto felice di questo matrimonio perché erano molto interessati a imparentarsi con una potente famiglia di banchieri molto legati alla famigli Medici e a Firenze.

Dopo il matrimonio la coppia si stabilì a Firenze; il loro arrivo coincise con l’insediamento di Lorenzo il Magnifico a capo della Repubblica.

I due sposi furono accolti da Lorenzo e Giuliano de Medici che in loro onore organizzarono un sontuoso ricevimento.

Simonetta era giudicata la più bella donna vivente, tanto che si è a lungo ritenuto che Botticelli si sia ispirato proprio a lei per la sua Venere e per una delle tre Grazie dei suoi famosi quadri.

Negli anni che seguirono il loro arrivo a Firenze Lucrezia e Marco parteciparono a feste e celebrazioni tra cui il “Torneo di Giuliano”. Qui Giuliano de Medici, secondo quanto scritto da Poliziano, promise e dedicò la vittoria a Simonetta, che era presente tra il pubblico. Giuliano portò uno stendardo, forse dipinto da Botticelli, che raffigurava Simonetta nei panni di Vener-Minerva con ai piedi un Cupido incatenato e la scritta “Senza pari”, scelto personalmente da Lorenzo.

Simonetta fu proclamata regina del torneo e consegnò personalmente a Giuliano il premio della giostra.

Simonetta morì il 26 aprile 1476 all’età di 23 anni.

Il giorno del funerale fu portata attraverso Firenze in una bara scoperta, tutta vestita di bianco perché il popolo potesse ammirarla un’ultima vota.

Fu sepolta nella chiesa di Ognissanti, patrona della famiglia Vespucci.

La tomba di Simonetta però non esiste più perché fu portata via da una delle tante piene dell’Arno che aveva invaso la chiesa.

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VIRGINIA WOOLF

C’era una volta una ragazza che amava scrivere i propri pensieri.

Virginia nacque a Londra nel 1882 da genitori rimasti entrambi vedovi dai precedenti matrimoni. Crebbe in una famiglia numerosa e fortemente influenzato dall’ambiente letterario vittoriano. Virginia non ha mai potuto frequentare una scuola ma i genitori hanno provveduto alla sua istruzione. Lei e il fratello cominciarono a manifestare il loro desiderio di scrivere creando un giornale domestico.

I ricordi più sereni della sua infanzia sono legati alle vacanze in Cornovaglia.

Nel giro di pochi anni morirono la madre, una sorellastra e il padre, quest’ultimo nell’anno in cui Virginia fu ammessa all’università.

Da questo momento la vita di Virginia fu accompagnata da crisi depressive dovute anche ad abusi subiti dopo la morte del padre.

Nel 1912 sposò Leonard Woolf scrittore come lei. In questo periodo si avvicinò anche alle suffragette e ne frequentò le riunioni.

Virginia pubblicò romanzi e saggi per un pubblico intellettuale, e sia da questi ultimi che dalla critica ottenne un immenso successo.

Le sue opere più famose comprendono romanzi La signora Dalloway (1925), Gita al faro (1927) e Orlando (1928). Tra le opere di saggistica emergono Il lettore comune (1925) e Una stanza tutta per sé (1929); in quest'ultima opera compare la celebre citazione: «Una donna deve avere denaro, cibo adeguato e una stanza tutta per sé se vuole scrivere romanzi.» Attraverso questa frase, la Woolf esprime quella che secondo lei è la strada per l'emancipazione, l'indipendenza economica, e, soprattutto, culturale.

In quasi tutti i suoi libri, i suoi personaggi femminili vivono un dilemma morale tra ciò che è giusto per la società e ciò che invece si desidera. Ne “La signora Dalloway”, ad esempio, la protagonista dà prova di grande audacia, tanto da mettere in dubbio le idee del marito, secondo il quale le donne non sono tenute a controbattere le scelte del capofamiglia.

Uno dei suoi temi più cari è quello dell’istruzione femminile, e quello dell’indipendenza economica, che può essere garantita alle donne solo facendole accedere liberamente al mondo professionale.

Nei primi decenni del Novecento le donne venivano educate a una sostanziale sottomissione alla figura maschile. Alle donne veniva insegnato ad adempiere ai doveri casalinghi, a sottostare ai voleri del capofamiglia, a non ambire a una professione o all’indipendenza. La stessa Virginia in tutte le fasi della sua vita ha dovuto subire il controllo da parte di suo padre prima, dei suoi fratelli poi, e infine di suo marito.

Morì nel 1941 all’età di soli 59 anni.

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VITTORIA COLONNA

C’era una volta una bambina che amava la poesia e l’arte.

Vittoria Colonna è stata un nobile poetessa italiana. Non è ancora chiara la sua data di nascita. Si suppone che sia nata nel 1490 o nel 1492. Nacque a Marino da Fabrizio e Agnese di Montefeltro, figlia di Federico, duca di Urbino. Fabrizio, allora il maggiore rappresentante della potente famiglia romana, aveva partecipato con Carlo VIII alla conquista del Regno di Napoli ma poi, per l'ingratitudine del re, era passato con gli Aragonesi.

Il 27 Dicembre del 1509 ad Ischia, Vittoria sposò Fernando Francesco perché la famiglia dei Colonna e quella d'Avalos erano alleate e volevano convalidare la loro alleanza. All'inizio i due erano stati obbligati a sposarsi per motivi politici tra famiglie.

Col passare del tempo i due si innamorarono.

Nel 1511 Fernando partì in guerra per combattere per la Spagna contro la Francia. I soldati francesi nel 1512 lo catturarono e lo portarono in Francia. Presto arrivò questa notizia a Vitoria che si mise subito in viaggio per raggiungerlo. Durante il viaggio le arrivò la notizia che suo marito era morto

Vittoria andò in depressione e cominciò a pensare al suicidio. Però si riprese grazie ai suoi amici.

In seguito si ritirò in un convento a Roma dove conobbe alcune personalità religiose come Bernardino Ochino e Juan de Valdés. Non rimase però a lungo a Roma perché il fratello litigò con il Papa e si dovettero trasferire a Marino e subito dopo di nuovo a Ischia.

Nel 1536 o nel 1538 incontrò per la prima volta Michelangelo Buonarroti. Crebbe un legame favoloso tra i due, tanto che Michelangelo si innamorò di lei. Infatti le dedicò vari componimenti poetici.

Nel 1541 il fratello entrò per la seconda volta in conflitto con papa Paolo III, perciò Vittoria si trasferì a Viterbo e solo nel 1544 ritornò a Roma dove morì nel 1547.

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