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NON C’È SPORT SENZA MODA

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NON C’E’ MODA SENZA SPORT E VICEVERSA

Legame più importante di quello che si pensi. L’uno serve all’altro in modi fondamentali che hanno a che fare con il nostro stile di vita, le nostre abitudini.

«Tre quarti della moda da giorno proposta da Parigi ha carattere sportivo» VOGUE 1926

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PERCHE’

  • concentrato nella ricerca dei tessuti del futuro;
  • Unicità delle forme e sulla ricerca dell’identità.

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TENNIS

Abbigliamento sportivo di una tennista nei primi del 1900

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ELSA SCHIAPPARELLI

Lanciò il colore rosa shocking nell'industria della moda e tenne sempre una forte attitudine sportiva nella realizzazione dei suoi capi; la vetrina della sua boutique recitava la frase 'pour le sport' .

Capi di maglia da sci e da mare

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COCO CHANEL

Stile alla «garconne»,

donna maschietto.

«La vera eleganza non poteva prescindere

dalla piena possibilità del libero movimento».

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1920

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SUZANNE LENGLEN

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Soprannominata La Divine dalla stampa francese per il suo gioco e la sua grazia.

Pioniera della liberalizzazione dell’abbigliamento sui campi da tennis.

1919 Winbledon si presentò con una mise non convenzionale.

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«Lenglen si presentò a Wimbledon con una blusa a collo basso e a maniche corte, e indossando una gonna a pieghe che le arrivava al polpaccio; calze di seta appena sopra le sue ginocchia e un cappello a coprire i capelli corti» anziché la tradizionale divisa collo alto, camicetta a maniche lunghe e gonna alla caviglia.

Fu nominata «Indecente» dalla stampa.

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NUOTO

Maschera da nuoto 1920

Costumi da bagno 1920

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CLAIRE MCCARDELL: AMERICAN LOOK

Anni 30: materiali comodi o utilitari come cotone, lana, denim e calicò si uniscono a design sportivi pensati per venire incontro alle esigenze di un lifestyle dinamico, dando vita a un connubio che resterà al cuore della moda americana, ancora oggi improntata verso la praticità. Sebbene faccia più scalpore nel guardaroba femminile, il cambiamento investe anche gli uomini che sempre in questi anni finiscono per incorporare shorts e polo fuori dai campi da gioco e nel loro tempo libero.

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ELSA SCAPPIARELLI

  • 1931

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COCO CHANEL

Tennis 1931

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GOLF

1934

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BERLINO 1936

L’ abbigliamento sportivo diventa più casual: si iniziano a utilizzare tessuti traspiranti e jersey, tute, top e canotte diventano i capi più utilizzati.�

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1948

le case di abbigliamento iniziano a includere i capi sportivi nelle loro collezioni. In questo periodo si colloca la storia della nascita della Puma e della Adidas

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GUSSY MORAN

Wimbledon, nel 1949, l’attenzione nei confronti di Gussy è tale che finisce cinque volte sulla prima pagina del quotidiano Daily Express

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SCI

1940

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JANE FONDA E IL LIFE STYLE SPORTIVO

Anni 70-80

Ll lifestyle sportivo dilaga anche grazie agli allenamenti da casa, resi celebri dalle videocassette con le sessioni ginniche

Scoppia la mania dell'abbigliamento atletico, a cui fa seguito la popolarità raggiunta da tessuti tecnici come lycra e spandex, pensati appositamente per facilitare il movimento.

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1972

Le ginnaste lanciano l’uso del body.

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ATHLEISURE

1979

A corroborarne il fascino ci sono le star – iconiche le foto di Lady Diana in tenuta sporty chic intorno agli Anni 80 – e brand come Calvin Klein e Tommy Hilfiger, che hanno saputo far leva sulle contaminazioni tra atletica e moda preppy.

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LADY DIANA

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TOMMY HILFIGER

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CALVIN KLEIN

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JUICY COUTURE

Anni 2000 sdoganate le tute fuori dalla palestra. Materiale ciniglia colorata e strass.

Le case di moda, Gucci, Prada, Fendi e Chanel producono tute, leggins, reggiseni sportivi.

Nascono collaborazioni tra Adidas e Gucci, Reebok e Beckman, Karl Lagerfield e Puma.

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H&M MOVE

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H&M E SLATAN

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PANDEMIA E COMFORT DRESSING

Le sue qualità di praticità e versatilità sono diventate lo standard anche per il settore del lusso, che crea le proprie collezioni cercando di mantenere un buon equilibrio tra eleganza e comodità.

Il paradigma iniziale si è ribaltato: se prima era la moda a infiltrarsi nel mondo dello sport dando quel twist in più a design tecnici, oggi le caratteristiche essenziali dell'abbigliamento sportivo diventano tali anche per il ready-to-wear.

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CAMILA GIORGI E GIOMILA

«È il mestiere che ho scelto, la cosa cui tengo di più». Attenti, parla della moda, non dello sport, e nemmeno del terzo turno che ha raggiunto nel suo torneo preferito, dove tutto va di corsa e lei si sente più libera. Forse, se si giocasse sempre a Wimbledon, Camila Giorgi, penserebbe al tennis con maggiore trasporto. Ma il suo vero Slam è la moda, i vestiti che indossa, i progetti che trasformeranno presto l’azienda della mamma in un brand. E questo è uno Slam che lei ritiene di avere già vinto.

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REPORTAGE

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  • Sara Di Michele
  • saradimichele@hotmail.com