Modulo 4�Il Novecento: l’io diviso
Eugenio Montale
Una definizione difficile
Ossi di Seppia
Ossi di Seppia
In Ossi di seppia Montale sviluppa la tecnica poetica del correlativo oggettivo, in parallelo con il poeta Thomas Sterne Eliot negli Stati Uniti; il poeta indica degli oggetti, delle cose, che corrispondono a un concetto astratto. Ma non sono simboli misteriosi o metafore. Semplicemente il poeta li espone, li accosta, il significato ulteriore emerge dalle cose stesse. (> Spesso il male di vivere ho incontrato)
[…] Bene non seppi, fuori del prodigio�che schiude la divina Indifferenza:�era la statua nella sonnolenza�del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.��Da Spesso il male di vivere ho incontrato (Ossi di Seppia)
Lo stile
Montale già in ossi di Seppia dichiara la sua ostilità per la poetica dannunziana: il poeta non è una persona speciale, non si innalza al di sopra degli altri, non è un vate che detiene la verità.
La poesia però non è nemmeno un vuoto esercizio di bellezza esteriore, come nell’estetismo decadente. Il poeta – come tutte le persone consapevoli - guarda coraggiosamente e lucidamente ciò che lo circonda, vive le esperienze del quotidiano, è alla ricerca di un senso (il varco), condivide semplicemente attraverso la poesia quello che sente. La poesia è l’incontro del razionale con qualche cosa che non è razionale e non è definibile.
Lo stile in Ossi di seppia è piuttosto complesso: Montale mescola parole del linguaggio quotidiano, prosastiche con altre rare, auliche, raffinate: vuole fare “cozzare l’aulico con il prosaico”, con un plurilinguismo che ricorda quello di Dante.
I versi hanno un suono spesso duro, spezzato, a volte sono antimusicali. Nello stesso tempo, a differenza di Ungaretti, non rifiuta del tutto la metrica classica, ma la riprende usandola in modo molto libero. Ottiene così un effetto straniante: sembrano versi dalle rime e dal ritmo tradizionale, ma in realtà vengono continuamente erosi dall’interno, con variazioni di ritmo e di suono insolite.