Quando la vita
è nella tempesta
(Da esegesi di G. Ravasi e dalla teologia spirituale di G. Moioli).
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e non vengono usate a scopo di lucro.
Giorgio De Chirico (1888 - 1978)
Osserviamo
L’opera nel suo aspetto globale
e poi
nei particolari:
il cielo
le onde del lago
di Galilea
la barca
la vela.
È l’immagine di una tempesta.
Che cosa sono per noi le TEMPESTE? Sono LE TRIBOLAZIONI,
cioè il male che entra nella nostra vita sotto varie forme.
Diamo uno sguardo al passato e uno al presente: quali tempeste abbiamo attraversato e/o stiamo attraversando?
Perdite di persone care
Malattie serie o disabilità nostre o di persone amate
Abbandoni o tradimenti
Problemi economici importanti
Problemi con la giustizia
Mancanza di fede
Depressione
Persecuzioni
Disaccordi e incomprensioni in famiglia
Delusioni
Litigi pesanti e mai risolti
Paura del futuro e soprattutto della morte che ci attende
Paura della decadenza fisica e mentale e della perdita di autosufficienza
Altro…
Sono affannati e spaventati, si danno da fare con l’alberatura e le vele, cercando di arrotolarle. Tentano in tutti i modi di governare la barca per salvare loro stessi e i compagni.
È travolto dal vento, è terrorizzato, ha paura di morire.
Cerca di svegliare Gesù, scuotendolo. É agitato.
Siede a poppa e regge la barra del timone. Sembra non avere paura. È di fronte a Gesù e lo può vedere.
DORME coricato sul fondo della barca.
Osserviamo i personaggi
Ci spaventiamo ma poi ci diamo da fare, tentando in tutti i modi di gestire le situazioni difficili?
Ci lasciamo prendere dal panico e dalla paura della morte?
Preghiamo continuamente e con insistenza?
Non perdiamo la calma e sappiamo gestire al meglio le situazioni problematichefidandoci di Gesù?
Avvertiamo la presenza di Gesù, oppure Lui è (o sembra) assente?
E noi, come reagiamo nelle tempeste della vita?
Eppure il male esiste!
Dice che DIO non ha creato nessun male: né tribolazioni, né dolore, né morte!
Eppure il male esiste!
D’altra parte solo Dio può creare,
quindi né Satana
né l’uomo
né la donna
possono creare,
perché sono soltanto delle creature.
CHE COSA DICE LA PAROLA DI DIO A PROPOSITO DELLE TRIBOLAZIONI DELLA VITA? Partiamo dall’inizio, cioè dal mito biblico delle origini (Gen 1)
Dio creò l’uomo e la donna a sua immagine e somiglianza, cioè capaci di amare e LIBERI
di rifiutare il bene da Lui creato.
MA ALLORA DA DOVE VIENE IL MALE? Ecco come sono andate le cose.
Il racconto della caduta narra il rifiuto (da parte dell’uomo e della donna, tentati da Satana)
del bene creato da Dio
LA CONSEGUENZA DI QUESTO RIFIUTO
È L’ASSENZA DEL BENE
alla quale diamo il nome di
Lontani da Dio per propria volontà , l’uomo e la donna si scoprono nudi, cioè creature imperfette e quindi soggette al male.
MALE / DOLORE.
PER CAPIRE MEGLIO
Tintoretto
Bruegel il vecchio
LA BIBBIA PRESENTA IN SEGUITO ALTRI RACCONTI E LIBRI:
tutti intendono mostrare che Dio non ha voluto il male.
Michelangelo Buonarroti
Caino e Abele
Il diluvio universale
La torre di Babele
… MA ANCHE I LIBRI
DELLA SAPIENZA, DEL SIRACIDE E DEL QOHELET
RIPORTANO LA STESSA TESI:
DIO NON C’ENTRA CON IL MALE,
È L’UOMO AD AVERE DENTRO DI SÉ UN’INCRINATURA CHE LO ORIENTA
A RIFIUTARE IL BENE.
È IL PECCATO
QUAL È ALLORA LA CAUSA DEL DOLORE?
IL CASTIGO DI DIO.
MA SARÁ DAVVERO COSÌ?
CHIEDIAMOLO A GIOBBE!
che chiama
ED ECCO GIOBBE, IL GRANDE SOFFERENTE DELLA BIBBIA
Giobbe è amico di Dio, è ricco, ha tanti figli ed è in buona salute. Satana sfida Dio a togliere tutto a Giobbe per vedere se resterà ancora suo amico fedele. Dio accetta la sfida e Giobbe perde tutto, finendo ammalato su un letamaio e soffrendo moltissimo.
Questo racconto era in realtà una novella popolare diffusa in tutto l’oriente, che divenne uno spunto per gli autori biblici, i quali volevano affrontare in modo nuovo il problema del dolore innocente.
William Blake
Le tempeste che assalgono Giobbe
gli causano sofferenze di tutti i tipi:
dal punto di vista fisico
(malattie, prurito…)
relazionale
(tutti lo abbandonano)
intrapsichico
(ormai desidera solo morire)
spirituale
(non trova più Dio
in nessun luogo della sua vita)
Rutilio Manetti (1500 / 1600)
William Blake
Elifaz
Bildad
Zofar
Consolarlo? In realtà rischiano di distruggerlo! Dicono: «Non lamentarti Giobbe, Dio ti castiga perché hai peccato!»
Ma Giobbe dice:
NO!
E a quest’uomo disperato si presentano alcuni amici, che lo vogliono consolare.
NO!
IO NON HO PECCATO E VOGLIO CHE MI RISPONDA DIO, NON VOI!
E DIO ARRIVA E GIOBBE INCOMINCIA LA SUA ARRINGA DIVISA IN PARTI:
Racconta com’era felice nel passato.
Mostra la drammaticità del presente.
Arriva a eseguire il giuramento d’innocenza.
Chagall
3
E POI PARLA DIO:
NON SPIEGA,
NON CONSOLA,
NON INCORAGGIA…
…MA SI RIVELA ATTRAVERSO UN VIAGGIO DI PAROLE
DIO DICE A GIOBBE:
«Dov'eri tu quando io ponevo le fondamenta della terra?
Dillo, se hai tanta intelligenza!�Dov’eri mentre gioivano in coro le stelle del mattino?�Chi ha chiuso tra due porte il mare, quando lo circondavo di nubi?
Da quando vivi, hai mai comandato al mattino e assegnato il posto all'aurora?�Per quale via si va dove abita la luce e dove hanno dimora le tenebre,
perché tu le conduca al loro dominio
o almeno tu sappia avviarle verso la loro casa?�Sei mai giunto ai serbatoi della neve, hai mai visto i serbatoi della grandine?�Puoi tu alzare la voce fino alle nubi e farti coprire da un rovescio di acqua?
Scagli tu i fulmini?
Vai tu a caccia di prede per la leonessa e sazi la fame dei leoncini,
quando sono accovacciati nelle tane?
Chi prepara al corvo il suo pasto,
quando i suoi nati gridano verso Dio e vagano qua e là per mancanza di cibo? …»
«Allora Giobbe rispose all’Eterno e disse:
“Ecco sono così meschino,
che cosa ti posso rispondere?
Mi metto la mano sulla bocca …
Il mio orecchio aveva sentito parlare di te,
ma ora il mio occhio ti vede” ».
?
Giobbe
creaturalità
DIO
creatore
dolore
mistero
limiti
si è rivelato
rivelando a Giobbe la sua
i suoi
allora
rimane nel
ma
ritrova
Che cosa è successo?
s’incontra con Lui
e capisce che nella fede tutto ha un senso.
Voi non avete detto di me cose rette come il mio amico Giobbe!
E DIO DICE AGLI AMICI DI GIOBBE:
Ma Giobbe non aveva insultato Dio?
Non l’aveva chiamato arciere sadico e fiume in secca?
GLI INSULTI DI GIOBBE IN REALTÁ ERANO PREGHIERE.
GIOBBE AMAVA IL SUO SIGNORE, CREDEVA IN LUI E VOLEVA INCONTRARLO:
PER QUESTO LO CERCAVA CON FORZA, ADDIRITTURA PROVOCANDOLO.
E POI ARRIVA GESÚ!
RICORDIAMO LA DOMANDA DEI DISCEPOLI PER IL CIECO NATO: «CHI HA PECCATO? LUI O SUA MADRE?
Abbiamo qui l’eco di due scuole di pensiero: quella di maggioranza, del rabbi Hillel (ha peccato la madre) e quella di minoranza (ha peccato il feto). Per la famiglia e la persona con disabilità queste credenze portavano dolore e vergogna.
GESÚ INVECE DICE: «NÉ LUI NÉ SUA MADRE HANNO PECCATO» E CHIUDE COSÍ LA QUESTIONE.
IN CONCLUSIONE,
CHE COSA CI INSEGNA GIOBBE?
QUANDO SIAMO NELLA TEMPESTA…
NO AI SENSI
DI COLPA
SÍ ALLA RICERCA
DI DIO
CON PERSEVERANZA
NON CHIEDERSI PERCHÉ
Dal Vangelo secondo Marco, capitolo 4, versetti da 35 a 41.
In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse loro: «Passiamo all'altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che siamo perduti?» Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!» Il vento cessò e ci fu una grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?» Ed essi furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?»
TORNIAMO ALLA TEMPESTA SUL LAGO DI GALILEA
ASCOLTIAMO IL VANGELO
Delacroix
(1841)
In questo episodio Gesù dorme e quindi è assente: il sonno provoca una mancanza, una non presenza che sottrae, pur momentaneamente, al contatto con gli altri.
Ma come può dormire Gesù in mezzo a questa tempesta? Il quadro del Delacroix, con la sua forza evocativa, porta all’orecchio dei rumori assordanti: il fragore dell’acqua impazzita, che batte contro il legno della barca, il sibilo frastornante del vento che fa volare il mantello malamente trattenuto dal primo personaggio sulla destra, le grida terrorizzate degli uomini… e Gesù dorme!
E sì, Gesù riesce a dormire perché ha un segreto: è completamente affidato al Padre, alla sua cura, sa di essere al sicuro con Lui.
Leggiamo ora il dipinto di Rembrandt.
Un ammasso indistinto di nuvole nere copre il cielo verso est e lo sta invadendo completamente, mangiandosi la poca luce ormai livida, che ancora resiste, e un rimasuglio di azzurro già sporcato dal grigio.
Le onde si alzano con violenza e s’impadroniscono della barca, riempiendola d’acqua e tentando di rovesciarla.
Le vele si piegano e strepitano e i naviganti cercano inutilmente di trattenerle, contrastando la ferocia del vento.
La concitazione dei discepoli è visibilissima: tutti hanno paura di morire.
1. Alcuni non si rassegnano e tentano ancora, nonostante tutto, di sottomettere l’imbarcazione ormai ingovernabile, opponendosi alla forza dell’acqua che vorrebbe travolgerli. Cercano in tutti i modi di non soccombere.
3.Altri, gesticolando agitati, chiamano Gesù: uno di loro addirittura lo scuote con una mano.
4.Gesù si sta svegliando, ma rimane calmo, tranquillo; ascolta le grida dei suoi, ma mantiene un’espressione interrogativa, quasi stupita: “Che cosa vogliono questi qui? Di che cosa hanno paura?”.
2.Uno sta proprio male: sta vomitando.
Poi Gesù, come se si trattasse di una cosa di tutti i giorni, spegne il vento e zittisce l’acqua. Possiamo immaginare la meraviglia e la paura dei discepoli, i quali capiscono di non aver ancora scoperto tutto di questo loro maestro. A ciò che sapevano di Lui, devono aggiungere qualcosa d’incredibile: quest’uomo si fa obbedire dal vento e dal mare! «Ma chi è dunque costui?» si chiedono. Passerà del tempo prima che arrivino a rispondere “Quest’uomo è Dio”.
la paura
la solitudine
la tentazione
E Gesù attraverserà tempeste di tutti i tipi, arrivando alla fine della sua giovane vita ad accettare una passione crudele in cui vivrà tutti i tormenti del patire…
PASSERÁ DEL TEMPO...
il tradimento di un amico e discepolo
durante l’agonia nel Getsemani
Caravaggio
le torture
il silenzio del Padre,
il massimo della sofferenza per l’uomo Dio!
Rubens
la morte violenta
Tintoretto
Ascoltiamo (vedi il testo nel post che contiene le slide)
Passerà del tempo e passerà il dolore impossibile per la sua morte, quando il sonno del Maestro sembrerà definitivo…
VERRÁ POI IL TEMPO BENEDETTO E FELICE DELLE APPARIZIONI
…IN CUI LA PAROLA DELLA CROCE
SI CONIUGHERÁ
CON L’ELOQUENZA DELLA RISURREZIONE
e gli Apostoli impareranno a
NON SEPARARE LA CROCE DALLA RISURREZIONE
E ARRIVERÁ INFINE IL DONO DELLO SPIRITO SANTO, in quel mattino di luce in cui tutto si chiarirà.
Solo allora i discepoli riusciranno a leggere l’episodio della tempesta sedata nella sua giusta luce: sottomettendo il mare e il vento, Gesù dava luogo a una creazione nuova... Ed era proprio Lui, il Figlio unigenito presente alla prima creazione, era Lui.
Ora però se non altro essi capiscono che possono fidarsi di Lui: il Maestro sembrava assente, ma in realtà era presente, non li ha mai abbandonati. Per la domanda «Chi è costui?» hanno sicuramente una risposta: “È uno che ci ama, uno che non ci abbandona”.
NON PERDERE LA FIDUCIA
MA PERCHÉ DIO SI É FATTO UOMO ED É MORTO IN CROCE DANDOCI IL FIGLIO?
Non poteva trovare un altro modo per salvarci?
Perché la logica di amare di Dio è diversa dalla nostra logica.
Ragioniamo
Dio è onnipotente e può fare tutto ciò che vuole,
ma
non soffrire e morire alla maniera dell’uomo,
perché
dolore e morte
sono mancanze che segnano
il limite strutturale delle creature
(per loro natura non perfette),
quindi
non possono appartenere
alla perfezione della divinità.
perciò
per avvicinarsi indicibilmente a noi
amandoci fino all’impossibile,
DIO
decide di entrare in questa qualità non sua,
di assumere la carta d’identità
del genere umano,
il nostro DNA,
e aderisce totalmente al nostro dolore.
Dandoci il Figlio, Dio ci dà ben più che sé stesso.
Nel grido lacerante dell’ora nona accade l’impossibile:
Dio
in Cristo soffre e muore,
riesce a morire!
Per forza si scatena il terremoto e scende l’oscurità sulla Terra,
per forza tutto il cosmo è scosso: fino a quel momento non si sapeva che Dio potesse arrivare a tanto!
Allora
DIAMO IL VERO NOME
alle nostre tempeste:
chiamiamole
VISITA DELLA CROCE
cioè il crearsi di un inedito luogo d’incontro con Dio, un incontro che apre alla risurrezione.
Non il peccato richiede
l’incarnazione e la sofferenza di Cristo,
ma l’amore libero e radicale di Dio, Padre e Figlio,
che vuole essere con l’uomo sofferente.
(Bonora)
II Cor 11, 23-33
San Paolo patì
fatiche,
prigionie,
percosse,
pericoli,
fame e sete,
freddo e nudità.
Ma arrivò a dire: «Come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione».
PAZIENZA, PERSEVERANZA, SPERANZA
«Quando sono debole, allora sono potente» dice ancora Paolo e aggiunge: «la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza».
INTERROGHIAMO SAN PAOLO,
GRANDE ESPERTO DI TEMPESTE
NELL’ULTIMO ANNO DELLA SUA VITA, INSIEME AL
DISFACIMENTO
FISICO PATÍ
LA PEGGIORE DELLE TEMPESTE, CIOÉ LA RADICALE TENTAZIONE DEL NON SENSO DELLA FEDE.
TERESA RIMASE CONSEGNATA A GESÚ
NELLA RACCOLTA
DELLE ENERGIE PROVENIENTI
DALLA FEDE, DALLA SPERANZA E DALLA
CARITÀ.
RIMANERE
CONSEGNATI
A LUI
…E SANTA TERESA DI GESÚ BAMBINO
Chiudiamo il discorso con la stessa immagine che l’ha aperto. Guardiamo l’uomo al timone: forse anche lui ha paura, ma non lo dà a vedere, perché è concentrato sul compito di condurre l’imbarcazione. Gesù si fida di lui e lui non lo vuole deludere.
GESÚ SI FIDA DI NOI.
RESISTENZA
E RESA
…NON SPROFONDANDO NELLA PASSIVITÀ O
CROGIOLANDOSI NEL DOLORE,
MA RESISTENDO PERCHÉ LUI SOSTIENE.
RESISTERE AL MALE
ARRENDERSI ALL’AMORE
DI DIO…
ALLORA SI POTRANNO AFFRONTARE ANCHE LE TEMPESTE CON DOLCEZZA, PACE E PERFINO GIOIA.
POTREMMO RIASSUMERE TUTTE LE PAROLE INCONTRATE IN DUE TERMINI
Koder
DALL’UNIONE DELLE PAROLE CHIAVE NOVE CONSIGLI
PER NAVIGARE NEI MARI TEMPESTOSI DELLA VITA (Pensa tu il decimo se vuoi)
PREGHIAMO
Signore, a volte anche noi ci troviamo nel mezzo di una tempesta come successe un giorno ai tuoi apostoli, sul lago di Galilea: in quei momenti anche noi viviamo nel terrore e nella disperazione. A volte è il vento della malattia e della morte a sconvolgere le nostre giornate, altre volte sono le onde impazzite del tradimento e della paura a riversarsi sulla povera barchetta della nostra vita, che sembra non reggere più, o, peggio ancora, talvolta ci coglie il buio di una fede che perde significato.
Allora urliamo con forza verso di Te: “Dove sei Signore? Dormi? Non t’importa come stiamo? Non vedi che non ce la facciamo più?”. E ci sono momenti in cui ci sembra che Tu non risponda.�Donaci la pazienza dell’attesa Gesù e fa’ che non perdiamo la fede nella tua Presenza: sappiamo che la tua assenza è solo apparente e che Tu non ci abbandonerai.
“Dai a me le tue paure” ci dici ogni giorno: “Lascia che ci pensi io”. Noi crediamo alle tue promesse Gesù, continuiamo a fidarci di Te e ti diciamo «grazie» perché, nonostante le nostre fragilità e debolezze, anche Tu continui a fidarti di noi. Amen.
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