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Le parole fanno male. Riflessione linguistica sulle parole della violenza

Prof.ssa Stefania Cavagnoli,

Università di Roma Tor Vergata

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L’intervento

Stefania Cavagnoli

Introduzione

Lingua, linguaggio e genere

Inclusione linguistica

Consapevolezza linguistica

Influenza della cultura sulla lingua

Violenza e narrazioni

Conclusioni

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Partire dalle parole

Lingua

Linguaggio

Genere

Cultura

Violenza e discriminazione

IA -narrazione

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Lingua - linguaggio

Due concetti differenti

  • Lingua:

«Sistema di suoni articolati distintivi e significanti (fonemi), di elementi lessicali, cioè parole e locuzioni (lessemi e sintagmi), e di forme grammaticali (morfemi), accettato e usato da una comunità etnica, politica o culturale come mezzo di comunicazione per l’espressione e lo scambio di pensieri e sentimenti, con caratteri tali da costituire un organismo storicamente determinato, con proprie leggi fonetiche, morfologiche e sintattiche.» Treccani

  • Linguaggio:

«Facoltà dell'uomo (sic) di comunicare ed esprimersi per mezzo di suoni articolati, organizzati in parole, atte a individuare immagini e a distinguere rapporti secondo convenzioni implicite, varie nel tempo e nello spazio.» Oxford Dictionary

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La lingua per cambiare il mondo.�Uno strumento democratico di semplice uso

  • La lingua come costruzione politica, frutto di relazioni sociali;
  • Convenzione sociale necessaria per una buona comunicazione;
  • Un confine per la comunità linguistica di riferimento, ma allo stesso tempo una sicurezza;
  • Ipotesi Sapir-Whorf: la lingua influenza il pensiero, relativizza la realtà e la visione del mondo;
  • Lingua che discrimina attraverso gli aggettivi, valori e relazioni negativi;
  • Crea stereotipi inconsci, spesso non considerati tali dalle e dai parlanti.

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La lingua cambia

E con essa le parole.

Nella comunicazione, le parole con cui si definiscono gli altri/le altre non sono tutte uguali. Il passaggio da una denominazione all’altra segna il cambiamento storico, di solito anche giuridico, delle parole. Si pensi all’uso di negro e di nero per riferirsi ad una persona di colore. In italiano (ma lo stesso vale per l’inglese) la prima parola discriminante, ed offensiva. Nella dimensione diacronica dello sviluppo storico ci sono però dei ritorni. Il tabù si modifica.

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Le parole sono il nostro pensiero

  • Sessismo e discriminazioni si propagano e resistono attraverso e nella lingua;
  • La lingua concretizza e condiziona il nostro modo di pensare;
  • Frame di riferimento consolidati nella cultura della comunità linguistica: culturali e simbolici archetipici;
  • eccezione di una parola (nome maschile articolo femminile) rimanda all’anomalia, non alla normalità;
  • Normale è maschile: davvero?
  • La lingua è di per sé ideologica. Lingua monosessuata discrimina ed esclude. E si allontana dalla realtà.

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Sistema �linguistico �e uso �linguistico

Legame fra le due dimensioni continuo, ed esse si influenzano a vicenda e si modificano. Anche dal punto di vista della lingua di genere. In tutti i livelli del sistema.

Le indicazioni della linguistica vengono riprese nella politica linguistica delle lingue di riferimento.

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E’ la lingua che condiziona il pensiero o viceversa?

«Il sistema linguistico di sfondo �(in altre parole la grammatica) �di ciascuna lingua non è soltanto uno strumento di riproduzione �per esprimere le idee, �ma esso stesso dà forma alle idee, �è il programma e la guida dell’attività mentale dell’individuo»

(WHORF, B. L. 1956. Language, thought and reality. Selected writings of Benjamin Lee Whorf (tr. it. Linguaggio, pensiero e realtà. Torino: Boringhieri, 1970)

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La lingua è una questione di potere

  • Costruire un discorso che rispetti il genere e rappresenti;
  • La realtà comunicativa effettiva potrebbe essere la via di una maggior simmetria del potere negli ambiti comunicativi istituzionali, della stampa, del diritto e dell’educazione;
  • Chi sa di più ha più potere. �Ciò vale anche per la lingua;
  • La lingua delle istituzioni, �della chiesa, della stampa, dell’educazione, dell’IA

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Cultura

  • Definizione:
  • «La CULTURA è l’insieme delle conoscenze che una persona ha acquisito attraverso lo studio e l’esperienza, rielaborandole in modo personale così da trasformare le nozioni da semplice erudizione in elemento costitutivo della sua personalità (formarsi una c.; uomo di grande c.; le persone di c.).» Treccani

  • Legame con la lingua di riferimento

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Cultura e lingua

  • Relazione tra cultura e linguaggio;
  • Come la cultura influisce sul vocabolario e sulle espressioni;
  • Esempi di differenze culturali nel linguaggio.

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Categorie culturali della comunità

È attraverso la lingua che le persone parlano di sé, fondano le loro credenze, nominano le cose. La lingua, se acquisita spontaneamente, come avviene con la madrelingua, porta con sé immagini, idee, valori che entrano “automaticamente” nel pensiero e nella comunicazione.

Noi veniamo percepiti/e attraverso una denominazione, un nome, un’etichetta che ci attribuisce caratteristiche, lavoro, e potere. Ma se l’etichetta al maschile, non può rappresentare una donna.

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Consapevolezza

  • Che cos'è la consapevolezza linguistica?
  • Benefici della consapevolezza linguistica;
  • Come promuovere la consapevolezza linguistica nelle scuole e nelle comunità;
  • Implementazione di programmi di consapevolezza linguistica nelle scuole;
  • Necessità di riflessione in ambito di data science;
  • Cambiare i testi alla base dell’IA.

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Inclusione?

  • «L’atto, il fatto di includere, cioè di inserire, di comprendere in una serie, in un tutto (spesso contrapp. a esclusione): idi un nome nella graduatoria dei vincitoriidi alcune clausole cautelative in un contratto; in frasi negative: hanno protestato per la non idel loro nominativo nella listala non idi certe clausole nel contratto ha suscitato molto malumore»;
  • Uso di un linguaggio neutro rispetto al genere;
  • Educazione e formazione sulla consapevolezza linguistica;
  • Politiche linguistiche inclusive nelle organizzazioni;
  • Discriminazione di età (ageismo), genere, disabilità, etnia.
  • IA non è inclusiva

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Gli stereotipi linguistici�Come si definisce uno stereotipo?

  • Disimmetrie semantiche e morfologiche.
  • Spesso tali disimmetrie sono causate da un sistema simbolico di riferimento, �nel quale la donna è prima di tutto �madre, moglie ed amante.
    • “uomo libero” verso “donna libera”.
  • Molte delle asimmetrie rimandano ad aspetti sessuali e fisici:
    • “passeggiatore” verso “passeggiatrice”
    • “massaggiatore” verso “massaggiatrice”.

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Come si concretizzano le disimmetrie

  • L’uso di aggettivi e sostantivi
    • La donna carina, l’uomo forte
  • La donna di casa e l’uomo di casa (chi pulisce e cucina la prima, chi mantiene la famiglia il secondo)
    • la madre di famiglia e il padre di famiglia (si occupa dei figli la prima, mantiene la famiglia ed ha “il buonsenso” il secondo)
  • Il matrimonio ed il patrimonio (legame affettivo e giuridico il primo, economico il secondo)
  • Vezzeggiativi, diminutivi ed accrescitivi: �maschiaccio e femminuccia
  • Riconoscimento dell’uomo dal punto di vista professionale, della donna dal punto di vista fisico (attribuzione di conoscenza e di esperienza al primo, di caratteristiche vestemiche, fisiche e familiari la seconda)
  • Riferimenti stereotipati, con attribuzione positiva a donne che rappresentano caratteristiche maschili �(una donna con le palle)

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La violenza delle parole

  • De Mauro, 2016: le parole ferite:
  • «gli hate words, come implica l’aggettivo stesso, sono termini odiosi che provocano dolore perché sono dispregiativi per natura. Sono le parole peggiori che si possano usare, soprattutto se si appartiene a un gruppo che esercita il potere su un altro perché costituisce una minoranza o perché ha alle spalle una lunga storia di discriminazione […] «
  • Parole non derogatory in nature, non stabili nel sistema linguistico, ma nell’uso (parole apparentemente neutre, o portatrici di stereotipi (maiale, accademico/a)

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4 gruppi �di parole di odio

  • Ruolo dei vocabolari: �esempio GRADIT 2000 parole di odio
  • Il mezzo tecnologico aumenta l’odio della lingua: misoginia, razzismo, omofobia, antisemitismo http://www.voxdiritti.it/la-nuova-mappa-dellintolleranza-7/

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  1. Parole per diversità e �disabilità fisiche
  2. Parole per diversità e �disabilità psichiche, intellettuali
  3. Parole per difetti morali
  4. Parole per inferiorità socio economica

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Per una conclusione

  • La lingua determina la realtà. �La realtà dovrebbe modificare la lingua;
  • La lingua dà pari opportunità �- lingua equa;
  • Rappresentare le donne, è necessario;
  • Usare le parole con consapevolezza
  • Non è una questione di volere, ma è �una questione di grammatica e di potere;
  • Professioniste e professionisti �hanno una grande responsabilità per il cambiamento. �Ma anche un grandissimo potere.

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  • Nei nomi di professione, in special modo quando usati in funzione allocutiva (per esempio per introdurre o salutare), si realizza un corto circuito esemplare di quel meccanismo di costruzione della rappresentazione del mondo descritto nella prima parte;
  • Accettare l’inscindibilità del dato linguistico da quello culturale e sociale è ingenuo e poco redditizio: meglio piegare l’uno o l’altro, a scelta, all’occorrenza;
  • Le reazioni di pancia nei confronti di questa categoria di nomi sono spie dell’importanza che ha la lingua nell’economia della conoscenza e della vita tutta;
  • Le parole non sono etichette, non sono entità autonome rispetto alla mente, al cervello e all’ambiente di chi le usa, non sono entità astratte e impalpabili. Al contrario, le parole sono la realtà rappresentata e comunicabile;
  • Grammatiche e dizionari riflettono l’organizzazione sociale e le ideologie dominanti;
  • Analoghe considerazioni si possono fare per gli altri casi incriminati citati:

- Importanza continua della consapevolezza linguistica per promuovere l'inclusione e il rispetto delle diversità culturali;

- Invito all'azione: come ognuno di noi può contribuire a una comunicazione più inclusiva e consapevole.

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Alcuni riferimenti bibliografici

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