Peste, fame, guerra (e terremoti).�La dura vita del popolo friulano nei secoli
Roveredo in Piano, giovedì 4 maggio 2023
Alessandro Fadelli
«una volta
si stava meglio
di adesso…»
A peste fame et bello libera nos, Domine!
Alla mortalità de’ animali, in cui consiste la vita de’ poveri contadini, successe la mala influenza di febri maligne, e la fame, le quali levarono di vita intorno 14 mille (persone) e necessitorono altri alla fugga
(Luogotenente della Patria del Friuli Giovanni II Morosini, 1629)
La peste e le altre �malattie contagiose
Pestilenze in Friuli negli anni 1450, 1461, 1477-78-79 (molto forte!), 1486, 1487, 1497, 1502, 1510, 1511-12-13 (molto forte!), 1514, 1515, 1524-25-26-27-28 (molto forte!), 1532, 1546 (vaiolo?), 1548-49 (molto forte!), 1552, 1556, 1557, 1558, 1560, 1561, 1566 (molto forte!), 1571, 1572, 1573, 1575-76-77-78 (molto forte!), 1580, 1588, 1591, 1598-99 (molto forte!)…
I santi Rocco e Sebastiano, protettori dalla peste e dalle malattie infettive
Le carestie e la fame
Carestie in Friuli negli anni 1482, 1525, 1527, 1528, 1539, 1542, 1557, 1558, 1559, 1560, 1561, 1563, 1564, 1568, 1670, 1572, 1573, 1583, 1588, 1589, 1590…
Il racolto di biave dell’anno passato (1620) per diversi gravissimi infortunii e danno di tempeste, et altro, è riuscito estraordinariamente scarso, e penurioso in quel paese
(Luogotenente della Patria del Friuli
Pietro Sagredo, 1621)
1311. Si propagò la fame in terra friulana e tanta era mancanza sia di vino che di carni, grano e ogni altra cosa, a causa tanto delle guerre che delle devastazioni, che tutti coloro che lo chiedevano non trovavano biade, e per la maggior parte, tutti con le loro famiglie si sostentavano per tre giorni e anche per un’intera settimana con le sole erbe della terra, senza pane, e moriva di fame una gran moltitudine di persone
(Odorico di Pordenone, Cronaca)
Nel 1527-1528, quelli di Maniago, nel mese di octobre, novembre e decembre, andavano per li campi a nidi di sorzi, in li quali trovavano biava e la maggior parte sarasin (...) E quelli di Fanna, intendendo questo, etiam loro se messino a cercar similmente e veinseno nel mese di decembre su la tavella de Solimbergo a cerca (…) e zapparono dove che la terra era bucata in uno o più lochi appresso l’altro, e trovarono un forame, cioè un nido o stanza de sorzi e trovorino un nido pieno de sarasin in quantità che saria stato in una berretta (…) e trovorino quattro sorzi li quali li messino in un sacco e disseno che li davano alli putti suoi da mangiar
(Roberto di Spilimbergo, Cronaca cinquecentesca)
1527. Molti masenano paglia de lino, scorze de nose, radise de feleto, ed cerpedizze over fassine de vide a far pan, cosa molto aspera, che ge ne ho abuto in bocca.
1528. Del mese de luio è un crudel viver ed mortalitate de gran numero (…) fatto el stimo esser morto in Friul quaranta milla circum circa.
(dalla Cronaca di pre’ Antonio Purliliese, vice abate di Fanna)
Immensa stragge, et mortalità, che dalla fame specialmente le fu cagionata, e con funestissimi, et lacrimabili spettacoli (…) ha la già detta mortalità scemate assai questo numero (di abitanti) con disertatione grande delle ville, con abbandonamento della coltura dei campi, che in quantità infinita vanno incolti, et con povertà indicibile della magior parte de’ popoli rimasti
(Luogotenente della Patria del Friuli
Bernardo Polani, 1630)
I lupi e gli altri animali pericolosi e nocivi
Invasioni di lupi nel 1492, 1518, 1534, 1539-1540, 1591, 1627-1630…
(…) havendo i luppi in varij luochi in particolare di qua del Tagliamento destrutte, et devorate molte centinara di persone di persone, et se bene per la loro estripatione ne ho eccitati efficacemente i communi, et molte caccie si sono fatte a esterminio di questi rapaci animali, però (il pericolo dei lupi) è più tosto mitigato che estinto
(Luogotenente della Patria del Friuli Bernardo Polani, 1630)
È questo paese grandemente travagliato dall’insidiosa rapacità de lupi, che lasciando gl’anemali sciusi ne pascoli, miseramente divorano le creature che le assistono, o per loro disavventura si trovano in campagna
(Luogotenente della Patria del Friuli Girolamo Venier, 1632)
Fu sepolto un brazzo de una putta fiolla de Titta de Turrin qual fu morsa et mangiata il resto del corpo dal lovo
(Cordenons, 2 ottobre 1593)
Fu occiso da lupi, erano n. 3, et mezo divorato, et mezo da peto in su sepolto; questo caso successe fra Sedran et San Quirino
(S. Quirino, 1628)
Un vagabondo, di anni 53, solito andar cercando da peregrinaggio, venne ritrovato morto, al qual era stato mangiato il capo, et cavati e mangiati gli interiori; in seguito, fu ritrovato il capo, et sepolto
(Aviano, 1629)
Fuit a lupo dilaniata, cuius reliquiae sepultae fuerunt
(Pasiano, 1630)
Toponimi riferiti al lupo, alla sua presenza e alla caccia datagli:
Lovera, Lovere, Lovarezza, Val del lovo, Pra del lovo, Campo del lovo…
Invasioni di bruchi o di vermi 1510 e 1528
Anomala presenza di topi 1563
Invasioni di locuste in Friuli negli anni 1475, 1477, 1532, 1542, 1544
Il clima avverso: grandinate, fulmini, alluvioni…
Essa Patria è una bellissima provintia, ma molto sottoposta a tempeste et ad inundation de aque per molti torrenti
(Luogotenente della Patria del Friuli
Gabriele Venier, 1539)
23 marzo 1729. Muore Zuanne del fu Sebastian de Mattia di Roveredo, mal vestito tutto bagnato sotto orrido vento e pioggia freddissima venendo da Fontanafredda a casa; il cadavere viene trovato soltanto il giorno dopo in località San Sebastiano
Sant’Urbano, protettore dalla grandine e dai nubifragi
Furono occisi da un folgore hieri sera a hore 22 in un campo sotto un nogaro in loco detto a Lama Leonardo Bologna, Zuanna sua moglie et Maria figliolla di essi iugali
(Aviano, 19 giugno 1602)
Piero Piazza, nonzolo di Aviano, suonando le campane in una notte assai torbida da una folgore restò offeso alla schiena e morì
(Aviano, 6 settembre 1769)
Il nobile Giovan Battista Fontana di Pordenone restò morto d’un fulmine ritrovandosi nella porta del campanile (di San Marco), dal quale fulmine fu percosso la testa
(Pordenone, 5 luglio 1687)
Antonio de Mattia, campanaro, muore folgorato mentre suonava le campane dell’Ave Maria durante il temporale
(Roveredo, 26 giugno 1731)
Osvaldo de Luca, Michiel de Piccol e Mattio del Piero gieri sera circa un’ora di notte nel campanile morsero dalla saeta, che ruinò il campanile nella pigna, sotto le campane lo sbusò e sfese la chiesa sopra il sacrario, ruinò e forò presso li modeoni e sortì il primo scallino nell’angolo del campanile, e molti uomini e donne cascarono in terra tramortiti et altri spaventati se fecero cavar sangue (…) caso così orrido che la Chiesa parecciò una sepoltura, o una strage di guerra tra feriti, scotati e spaventati
(Roveredo, 23 luglio 1741)
Santa Barbara,
protettrice
dai fulmini
I terremoti
Terremoti in Friuli negli anni 1116, 1223, 1278, 1451, 1455, 1472, 1493, 1510, 1511, 1512, 1513, 1514, 1515, 1516, 1522, 1523, 1524, 1525, 1529, 1534, 1535, 1545, 1575, 1578, 1591, 1595, 1692, 1700, 1719, 1746, 1776, 1789, 1790, 1794 …
1348. Il 25 gennaio, giorno della Conversione di San Paolo, dopo l’ora nona, un terremoto si fece sentire per tre volte. La prima scossa fu debole, la seconda molto grande, la terza susseguì davvero orribile. Crollarono infatti quattro grandi capitelli del nostro campanile (di Pordenone), uccidendo un ragazzo. Tutte le persone si spaventarono e furono enormemente turbate. Otto navi colarono a picco (…) Il terremoto si udì tanto nelle città lungo la costa, quanto nelle città montane, e questo successe in tutta Italia. Anche in Germania sentirono detto terremoto
(Giovanni di Odorico di Pordenone, Supplemento alla Cronaca)
A dì 25 di gennaio (1348), il dì di venerdì (…) furono grandissimi tremoti, e durarono per ispazio di più ore: i quali non si ricordano per niuno uomo vivente simili. In prima in Sicili (Sacile) la porta di verso Friuli tutta cadde. In Udine parte del palagio di messer lo Patriarca cadde, e più altre case; e cadde il castello di San Daniello in Friuli, e morironvi più uomini e femmine. Caddono due torri del castello di Ragogna (…) In Gelmona (Gemona) la metà e più delle case sono rovinate e cadute, e ‘l campanile della maggiore chiesa tutto si fesse e aperse, e la figura di san Cristofano intagliata in pietra viva si fesse tutta per lo lungo (…) In Vincione (Venzone) il campanile della terra si fesse per mezzo, e più case rovinarono
(dalla Cronica del fiorentino Giovanni Villani)
A dì 26 marzo 1511 fo un teremoto zeneral per tutto el mondo, che ruinò case, pallazi ed campanili (…) et sonava le campane a so posta
(dalla Cronaca di pre’ Antonio Purliliese, vice abate di Fanna)
Sacile, 8 gennaio 1719
Sant’Emidio vescovo, protettore dai terremoti
Gli incendi
Eugenia, d’anni 56, moglie di Bartolomeo Cojazzi, et Angela d’anni 16 circa figlia della medesima essendo restate incenerite da un incendio seguito la notte antecedente, assolte sub conditione, mentre tutta la casa circondata da fiamme impediva l’ingresso, fatte le ecclesiastiche esequie, l’ossa di tutte e due che restarono in una sola cassa poste furono nel cimitero
(Roveredo, 19 luglio 1744)
San Floriano,
protettore dagli incendi
«una volta si stava meglio di adesso…»
Grazie per la pazienza!