ANTONELLO DA MESSINA
Vita e opere del grande pittore siciliano
Antonello da Messina (1430-1479) è stato influenzato da stili diversi e lontani: quello del Rinascimento toscano, quello di Urbino con Piero della Francesca, quello delle Fiandre di Van Eyck, ricco di dettagli e luminoso.
Una delle opere che dimostrano questa commistione è sicuramente San Girolamo nello studio (1474). L’osservatore vede la scena all’interno di una finestra gotica. Il santo è seduto nello studiolo ligneo inserito in uno spazio architettonico che presenta elementi gotici (la volta a crociera e la bifora) ed elementi rinascimentali (il portico a destra).
Le fonti di luce sono molteplici e realistiche, i dettagli sono accurati e carichi di significati simbolici.
Le caratteristiche della pittura di Antonello da Messina
Una delle opere che dimostrano questa commistione è sicuramente San Girolamo nello studio (1474). L’osservatore vede la scena all’interno di una finestra gotica. Il santo è seduto nello studiolo ligneo inserito in uno spazio architettonico che presenta elementi gotici (la volta a crociera e la bifora) ed elementi rinascimentali (il portico a destra). Le fonti di luce sono molteplici e realistiche, i dettagli sono accurati e carichi di significati simbolici. Appartengono alla cultura italiana la luminosità, lo spazio e la complessità prospettica. I dettagli rimandano alla cultura fiamminga: possiamo ammirare l’asciugamano posto sulla destra, i libri appoggiati sugli scaffali della biblioteca e il realismo delle piante.
PERCHÈ
PER UN PITTORE
ERA DIFFICILE DIPINGERE IL LEONE?
A sottolineare la sacralità del luogo Girolamo si è tolto le pantofole (lasciate ai piedi della scaletta) e, attraverso la lettura, si avvicina alla sapienza e alla saggezza; ai suoi piedi si notano una pianta di bosso, simbolo di perseveranza e vita eterna, e una di geranio, che allude all'amore, mentre il gatto, simbolo del peccato e del male, gli volge le spalle e sta in ombra.
Sulla soglia del portale vi sono un pavone, una coturnice e un bacile da barbiere: il pavone è segno di immortalità, ma la coda è chiusa perché la Vita Eterna deve essere conquistata; la quaglia allude alla divina provvidenza, il bacile alla Passione.
San Sebastiano
Pochi anni dopo dipinse il San Sebastiano (1478-79). San Sebastiano (256–288) è stato un militare romano, martire per aver sostenuto la fede cristiana. Il martire è legato ad un albero ed è al centro della composizione. San Sebastiano si arruolò nell’esercito di Diocleziano e sfruttò la sua posizione per aiutare dei cristiani rinchiusi nelle carceri, giacché lui si era convertito al cristianesimo; per questo venne condannato a morte. Venne legato ad una colonna e trafitto con delle frecce.
Il punto di vista ribassato gli conferisce maestosità. La prospettiva del pavimento crea uno spazio profondo e arioso. L'ambientazione del dipinto è una piazza rinascimentale che ricorda Venezia, dove Antonello ha lavorato. Nonostante sia trafitto dalle frecce il suo sguardo è ispirato e sereno. Con la prospettiva lineare l'artista compone le figure e le architetture nello spazio, con il colore ad olio dipinge minuziosamente i particolari della scena, come i vasi e i tappeti esposti sulla balconata. Il corpo del Santo è reso morbido dal lieve chiaroscuro. Non c'è dramma, non c'è sofferenza nel suo volto. La colonna caduta a terra ricorda l'ambiente dell'antica Roma. Il santo presenta una bellezza classica ma non mostra la tensione muscolare e l’evidente anatomia delle statue greche e romane.
Lo sfondo è animato da una serie di figurette che creano alcune scenette "di genere": due donne affacciate dalla balaustra su un tappeto, un soldato ubriaco di scorcio, una donna col figlio in braccio, una coppia di armati e una di esotici mercanti. Vi si colgono molteplici influenze: dalla simmetrica disposizione matematica degli elementi dello sfondo alla Piero della Francesca (evidente anche nel complesso disegno del pavimento), alle sperimentazioni illusionistiche di Andrea Mantegna, fino alla dolcezza fatta di toni soffusi alla Giovanni Bellini nella rappresentazione naturalistica del corpo del santo.
Il successo di Antonello è legato soprattutto alla sua attività come ritrattista:
Annunciata
Opera straordinaria e innovativa, certamente la più celebre del pittore messinese, tra le icone dell’arte di ogni tempo, è la splendida Annunciata del 1475, dipinta dal maestro siciliano durante il suo soggiorno a Venezia. Il manto azzurro gira nello spazio come se fosse in una nicchia: dà l’impressione solida della scultura. Da rilevare che il leggio, sopra il quale la Vergine ha aperto il libro, è ancora in stile gotico. Rispetto alla tradizionale iconografia dell’annunciazione, tutto è compreso nella figura della Vergine, non ci sono distrazioni che possano distogliere l’osservatore, l’assenza dell’Angelo annunciante la peculiarità di tale impostazione.
La voce del messaggero era arrivata insieme a un colpo d’aria.
Mi ero alzata per chiudere le imposte e appena in piedi
sono stata coperta da un vento, da una polvere celeste.
Erri de Luca
INVITO ALLA LETTURA
ERRI DE LUCA - In nome della madre
L’adolescenza di Maria smette da un’ora all’altra. Un annuncio le mette il figlio in grembo. Qui c’è la storia di una ragazza, operaia della divinità, narrata da lei stessa. Qui c’è l’amore smisurato di Giuseppe per la sposa promessa e consegnata a tutt’altro. La storia resta misteriosa e sacra, ma con le corde vocali di una madre incudine, fabbrica di scintille.
Cristo alla colonna
Cristo alla colonna è un dipinto, di piccole dimensioni, realizzato tra il 1476 e il 1478 e attualmente conservato al Museo del Louvre di Parigi. Il soggetto, di carattere religioso, è il Cristo sofferente per la sua flagellazione. L'opera si colloca negli ultimi anni di vita del pittore e mostra una sua piena maturità artistica. Nel Cristo alla colonna l’artista è in grado di ottenere un impatto emotivo che ha pochi eguali: Gesù è colto nel suo dolore, nel momento in cui la flagellazione è appena cominciata. Antonello si mostra scrupoloso nel rappresentare i dettagli: i capelli sudati, la barba, la bocca semiaperta, le prime strisce di sangue che macchiano il viso, le gocce perfettamente trasparenti.
CHE COS’È
QUESTO EDIFICIO?
Ritratto Trivulzio
L'opera, datata al 1476 e custodita al Museo civico d’arte antica di Torino, è uno dei migliori ritratti del pittore messinese, che, guardando alla pittura fiamminga, abbandonò l'impostazione allora dominante in Italia di ritrarre i soggetti di profilo, seguendo il modello umanistico derivato dalla medaglistica imperiale romana, in favore di figure ruotate di tre quarti nello spazio. Di derivazione fiamminga è anche lo sfondo scuro che non distoglie l'attenzione dello spettatore dal ritratto.
Magnifico è anche l'uso virtuosistico della luce, che esalta ciascun materiale, e la presenza della cornice inferiore dove un cartiglio indica la firma e la data dell'opera. Lo sguardo del personaggio guarda lo spettatore con intensità, con un'espressione di orgoglio e quasi di sfida, che instaura un inedito colloquio con chi osserva.
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