Primo Convegno Nazionale
Movimento Unitario per
l’Inclusione Scolastica e Sociale
MUISS
Mercoledì 26 novembre 2025
Rapporto alunni – assistenti all’autonomia e alla comunicazione per regione. Anno scolastico 2020-2021
Regione
Rapporto Alunno/AEC
Piemonte 5,6
Valle d’Aosta-Vallée d’Aoste 3,7
Lombardia 3,2
P.A. Bolzano - Bozen 3,4
P. A. Trento 3,4
Veneto 8,0
Friuli Venezia Giulia 5,9
Liguria 7,2
Emilia-Romagna 5,1
Toscana 5,8
Umbria 4,4
Marche 2,9
Lazio 3,7
Abruzzo 3,4
Molise 9,9
Campania 15,7
Puglia 6,1
Basilicata 4,2
Calabria 5,7
Sicilia 3,4
Sardegna 4,2
Accettare una sfida
Merleau-Ponty.
Domandiamoci “[…] in cosa consiste il valore: nell’essere […] attivamente quello che siamo per caso, nello stabilire con gli altri e con noi stessi quella comunicazione resaci possibile dalla nostra struttura temporale e di cui la nostra libertà è solo l’abbozzo [M. MERLEAU-PONTY (1962; 1948), Senso e non senso, Milano, Il Saggiatore, p. 60]
Il progetto dell’azdora.
Nella tradizione romagnola, il ruolo dell’azdora, o rezdora (reggitrice) è fondamentale per mandare avanti la casa contadina. L’azdora è un menager ante litteram, capace di organizzare una struttura complessa, tenendo conto di diverse funzioni, che significa diversi orari, diversi gusti e appetiti, diversi ritmi e diversi bisogni di riposo. È esperta in problem solving, in work in progress, eccetera. Chi cresce accanto a un’azdora non è viziato né indebolito. Madame Guérin come colei alla quale viene affidato Victor, il ragazzo selvaggio, dal dr. Itard, quando i tentativi di educarlo risultano inutili e anche disastrosi.
Per un progetto di sostegno diffuso
Un sostegno evolutivo
Un continuo sostegno può essere utile ma indurre dipendenza e rinuncia ad ogni tentativo di crescita autonoma?
E’ sempre vera l’equazione “piu ore più qualità” negli interventi?
E’ vero che a volte nemmeno una “copertura” totale è in grado di garantire una qualità dell’esperienza scolastica?
Un sostegno particolarmente competente o specializzato può essere indispensabile ma portare ad un isolamento di fatto perché il soggetto non può fare a meno di quel sostegno per vivere?
Pensare ad un unico sostegno che non evolve e non cambia è come pensare ad una protesi che con la crescita del soggetto non venga più cambiata
Sostenere
Il sostegno spesso oggi viene visto come un operatore che segue una sola persona, dedicata a lui. Molti pensano anzi che sia possibile andare a scuola solo se accanto a quella persona c’è un sostegno ovvero una persona che sta lì proprio per permettere a quel bambino di stare all’interno del contesto. Non appare invece come questa esclusività del sostegno rischia di creare una condizione di grande fragilità, specie perché se viene vista come l’unica condizione per la frequenza, diventa un vincolo e richiede una continuità difficile da sostenere. Rischia di diventare una reclusione del soggetto rispetto al gruppo classe, specie se si utilizza un linguaggio o un intervento definito come specialistico: diventa una rigidità di difficile gestione.
Proviamo a pensare invece che i sostegni integrano il gruppo di lavoro e insieme progettano e mettono a disposizione di tutto il gruppo tecniche e metodi di comunicazione, linguaggi e supporti utili per la frequenza di tutti i bambini. Le legge direbbe in realtà questo, ovvero che gli insegnanti di sostegno, per rifarsi al modello statale, sono insegnanti nell’organico di classe. In questi giorni si sta portando avanti una interessante proposta di legge, per la nascita di cattedre miste ed evitare la delega che nasce quando ci sono professionisti specializzati come sono gli insegnanti di sostegno.
Sostenere
Chi ha il compito del sostegno può svolgerlo con una dinamica evolutiva, ovvero che contenga cambiamenti per coinvolgere altri soggetti
Un sostegno particolarmente competente può mettere la propria competenza a disposizione dei colleghi
L’obiettivo è costruire sostegni di prossimità ovvero costruire un contesto che è in grado di realizzare un progetto di vita, costruita assieme al protagonismo del soggetto , ovvero della persona che ha una certificazione
E’ utile promuovere un modello di integrazione/inclusione scolastica “stabile” in grado di dare continuità, esperienza e di affrontare le caratteristiche dell’utenza scolastica senza costruire emergenze
E’ necessario costruire prassi che riducano la sanitarizzazione dei comportamenti
Affiancare al tema della educazione formale quella esperienziale, non formale attraverso la costruzione di contesti che permettano l’apprendimento
La presenza di un bambino in classe che utilizza un linguaggio o una metodologia specifica possa diventare patrimonio organizzativo dell’intera classe, affinché si crei un contesto comunicativo e di responsabilità diffusa.
Un contesto competente
Un contesto competente
Operosità
Andrea Canevaro ci parla del tema dell’operosità. L’essere umano apprende inserendosi e affiancando chi è operoso integrando cioè anche quell’operosità con la propria. Apprende il linguaggio, i gesti finalizzati, le variabili del tempo; apprende sbagliando scoprendo che ci sono errori da evitare perché pericolosi ed errori fecondi perché aprono nuove possibilità, nascono le passioni operose dotate di una forza educativa che se è visibile può essere decisiva e travolgente, in grado di attirare l’attenzione delle persone e attivare processi mentali fondamentali la crescita personale.
Non entrerò nel dettaglio delle operosità , la prospettiva è feconda e fa riferimento appunto all'educazione esperienziale, costruendo quindi un contesto per tutti , realmente stimolante, e interessante per tutti, ma segnalerò solo un elemento.
Le operosità, come sosteneva Andrea Canevaro, non vanno inventate ma scoperte.
Questo lavoro di ricerca, intreccio, ci richiama la necessità di collaborazione, di apertura al territorio, al confronto con le famiglie. Richiama anche alla ricerca, così difficile in questi tempi, di ricerca di un senso per tutti. Una operazione politica, a cui sono chiamati i servizi educativi e le scuole oggi.