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Testimoni dei diritti

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Il Senato della Repubblica, nel quadro delle attività di formazione rivolte al mondo della scuola, svolte in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, promuove dal 2008 il Progetto - Concorso “Testimoni dei Diritti”,  rivolto alle classi prime e seconde delle scuole secondarie di primo grado.

L’iniziativa si propone di far cogliere ai ragazzi l’importanza dei diritti umani attraverso una riflessione comune sulla Dichiarazione Universale approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948. In particolare, intende stimolare gli studenti ad approfondire il tema e i princìpi di uno degli articoli della Dichiarazione, verificarne l’attuazione nel proprio territorio e formulare eventuali proposte volte ad assicurarne il rispetto.

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Fu approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite a Parigi il 10 dicembre del 1948.

Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo

Tra i suoi precedenti possiamo ricordare:

  • La Dichiarazione dei diritti (Bill of rights, 1689) del Parlamento inglese
  • La Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America, 1776
  • La Dichiarazione dei diritti dell’Uomo e del cittadino, alla fine della Rivoluzione francese del 1789

La Dichiarazione va inquadrata in un contesto storico ben preciso: fine della II guerra mondiale.

Da una parte, ha permesso di prendere atto della violazione dei diritti umani e dei crimini contro l’umanità

Dall’altra, ha posto le basi per una reale e duratura volontà di cambiamento

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Gli obiettivi fondamentali della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo

Questo importantissimo documento parte dall’accettazione di alcuni inalienabili principi:

  • Il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo.
  • L'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo.
  • È indispensabile che i diritti umani siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l'uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l'oppressione
  • I popoli delle Nazioni Unite si impegnano a promuovere il progresso sociale e un miglior tenore di vita in una maggiore libertà;

E si pone come ideale comune da raggiungere:

«Ogni individuo ed ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l'insegnamento e l'educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l'universale ed effettivo riconoscimento e rispetto».

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I 30 articoli della Dichiarazione

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Articolo 1��« Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza».

La Dichiarazione universale dei diritti umani contiene il “codice genetico” di una rivoluzione giuridica, politica e culturale che è tuttora in atto nel segno della centralità della persona umana.

Essa afferma, prima di tutto, che il rispetto della dignità di “tutti i membri della famiglia umana” e dei loro diritti eguali e inalienabili sta alla base della libertà, della giustizia e della pace nel mondo.

L’universalità, l’indivisibilità, l’interdipendenza e interrelazione di tutti i diritti umani e libertà fondamentali sottolineano la necessità di garantirne il pieno godimento di tutti, senza alcuna discriminazione.

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Il concetto di disabilità

Disabile, invalido, handicappato, non autosufficiente: sono solo alcune tra le più frequenti definizioni che si incontrano nelle varie definizioni. Diversi modelli di disabilità sono stati definiti nel passato. Il modello medico, a lungo predominante, si concentrava sulla menomazione dell’individuo. Ma già dalla scomposizione letterale del termine disabilità ci si rende conto di essere di fronte ad una situazione di limitazione, nel senso di “mancanza di qualcosa” che viene messo in risalto con il suffisso “dis”, ma allo stesso tempo abile e cioè capace in e capace di…Entrano in gioco, quindi, le abilità e le capacità che ogni essere umano possiede, indipendentemente dalla sua specificità e particolarità.

Ed ecco che, nel corso degli ultimi due decenni si è progressivamente assistito ad un cambiamento di prospettiva: Si parla oggi di un approccio alla disabilità basato sui diritti umani, che vuol dire essenzialmente considerare le persone con disabilità come «soggetti di diritto». Scopo di questo approccio è conferire potere (to empower) alle persone disabili, ed assicurare la loro piena partecipazione alla vita politica, economica, sociale e culturale, in una maniera che sia rispettosa e che tenga conto delle loro differenze

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Secondo la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità si legge:

«Per persone con disabilità si intendono coloro che presentano durature menomazioni fisiche, mentali, intellettive o sensoriali che in interazione con barriere di diversa natura possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con gli altri»

Le barriere sono comportamentali: atteggiamenti, luoghi comuni, pregiudizi, prassi, omissioni. Le barriere sono ambientali: luoghi, servizi, prestazioni inaccessibili; assenza di progettazione per tutti; assenza di politiche inclusive...

La rimozione o riduzione della disabilità è una responsabilità e un dovere istituzionale e della società nel suo complesso.

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L’attenzione sociale globale è un requisito fondamentale, perché è nel rapporto con l’altro che l’uomo costruisce la propria identità, la sua storia.

L’obiettivo vincente sarebbe quello di riuscire a eliminare tutti quegli svantaggi che la struttura e l’organizzazione della società pone davanti alla disabilità, in maniera da passare dalla cultura dell’handicap a quella della normalità, ovverosia che afferma la diversità di ogni essere umano come condizione normale, quindi risorsa positiva, patrimonio di cultura, capacità, attitudini, vitalità.

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LA DISABILITÀ COME RISORSA E NON COME LIMITE ALLA SOCIETÀ

Il passaggio d’epoca che ci attraversa è uno stimolo per un serio ripensamento delle politiche che permettano ad un numero sempre maggiore di persone di stare bene e stare meglio.

Le persone stanno bene quando sono nelle condizioni di poter compiere delle scelte, quando possono esercitare la propria libertà sostanziale, quando possono realizzare ciò a cui danno valore, quando possono esprimere le proprie potenzialità, quando si sentono incluse nella società, quando hanno fiducia nelle istituzioni, quando si sentono supportate in momenti di difficoltà, quando possono esprimersi con generosità.

E' necessario anzitutto adottare una nuova visione che ponga al centro la persona e la sua rete di relazioni anziché le tipologie di servizi di cui necessita, sposando una logica di inclusione e coesione  sociale. Rispetto ai più tradizionali interventi sulle emergenze sociali, sostenere la coesione sociale significa infatti valorizzare le relazioni tra i membri della società e promuovere l'assunzione collettiva di responsabilità. Implica inoltre lo sforzo congiunto per costruire strategie di lungo periodo, precisando obiettivi strategici e definendo contenuti in modo approfondito, trasparente, concreto.