Corso Nazionale di aggiornamento
per IdRC
Assisi 21-23 ottobre
"Cose antiche e cose nuove (Mt 13,52).
Il cuore della sapienza cristiana nella cultura di oggi"
Il titolo del corso, tratto dal Vangelo di Matteo ha guidato una riflessione sulla sapienza cristiana come chiave per leggere la realtà contemporanea.
In un tempo segnato da grandi cambiamenti – culturali, tecnologici, educativi – il corso ha offerto stimoli importanti per riconsiderare il valore educativo dell’IRC alla luce di un sapere che non è solo conoscenza, ma sapienza: capace cioè di generare senso, orientamento, discernimento.
La Sapienza nella tradizione biblica
Il primo intervento, a cura di don Luca Mazzinghi.
Il punto centrale dell’intervento è stata la sottolineatura del dialogo fra fede e realtà concreta: la sapienza biblica sa tenere insieme l’alto e il basso, il cielo e la terra, l’invisibile e la quotidianità. In questo senso, l’IRC è chiamato a diventare luogo in cui questa sapienza si fa proposta educativa, capace di rispondere alle domande profonde dei ragazzi.
Don Mazzinghi ci ha ricordato che l'insegnamento religioso non si esaurisce in nozioni, ma è una testimonianza viva di una visione sapienziale della vita.
La sapienza non è una rivelazione ma esperienza della realtà. Noi partiamo dai principi, i saggi dalla realtà.
I saggi sono degli educatori.
Il secondo intervento, a cura del pedagogista Daniele Bruzzone, ha affrontato la questione della sapienza educativa.
Bruzzone ha proposto un'interessante distinzione tra sapere e sapienza: mentre il sapere trasmette contenuti, la sapienza educa alla capacità di discernimento, relazione e responsabilità.
Il docente sapienziale è colui che non solo comunica, ma ascolta, accompagna, interpreta, si pone accanto allo studente nel cammino della crescita umana. In particolare, per l’insegnante di religione, la dimensione sapienziale è ancora più centrale, perché si trova a interfacciarsi con questioni esistenziali e spirituali.
Bruzzone ha anche richiamato l’importanza di uno stile educativo che favorisca il dialogo, l’apertura, ma senza rinunciare all’identità. La scuola di oggi ha bisogno di maestri sapienti, non solo trasmettitori di informazioni, ma educatori di umanità.
La dimensione sapienziale dell’insegnamento
Riscoprire la nostra umanità nel tempo dell’IA. Per un uso sapiente della tecnologia
Il terzo intervento, a cura di don Fabio Pasqualetti, esperto di comunicazione e nuove tecnologie, ha introdotto il tema dell’intelligenza artificiale.
Pasqualetti ha mostrato come la tecnologia non sia neutra, ma porti con sé una visione del mondo e dell’uomo. La sfida è quindi sviluppare un uso sapiente dell’IA, capace di valorizzare l’umano, e non di sostituirlo
Viviamo in un’epoca in cui l’algoritmo prende decisioni, i dati guidano le scelte, e la velocità dell’informazione rischia di sopraffare la riflessione. In questo contesto, l’educazione ha un compito fondamentale: formare coscienze critiche, aiutare i giovani a interrogarsi sul senso delle innovazioni, e promuovere una visione etica e umanistica della tecnologia.
Lo sguardo sapienziale dell’arte
Il quarto contributo, a cura del gesuita e storico dell’arte padre Andrea Dall’Asta, ci ha condotti in una riflessione estetica e spirituale. L’arte, infatti, è un linguaggio che può aprire alla sapienza, perché parla al cuore e all’intelligenza insieme.
Padre Dall’Asta ha proposto una serie di immagini e opere d’arte – antiche e contemporanee – mostrandone la potenza evocativa e formativa. Ha insistito su tre dimensioni: lo stupore, il silenzio e il simbolo.
L’arte, come la sapienza, non dà risposte facili, ma apre alle domande.
Lo sguardo sapienziale è lo sguardo che sa andare oltre l’apparenza, che legge in profondità, che accoglie il mistero. Insegnare religione significa anche educare alla bellezza, alla capacità di meravigliarsi e di leggere il senso delle cose attraverso immagini, segni, esperienze.
Riconoscersi, argomentare, deliberare. Una prospettiva sapienziale per la scuola di oggi
In una scuola che rischia spesso di diventare luogo di nozioni frammentate, I professori Monti e Granata hanno mostrato come sia possibile attivare pratiche educative che restituiscono centralità alla persona e al pensiero condiviso.
“L’ora di religione può essere uno dei pochi luoghi della scuola dove si può ancora parlare di senso, di interiorità, di domande radicali, purché sia uno spazio libero, non confessionale, capace di accogliere le diversità e farle dialogare.”
L’ora di religione non serve a nullaper questo è bella e si presta al dialogo
In quest’epoca che rischia di essere ricca di tecnica e povera di umanità, la nostra riflessione non può che partire dal cuore umano. Solo dotandoci di uno sguardo spirituale, solo recuperando una sapienza del cuore, possiamo leggere e interpretare la novità del nostro tempo e riscoprire la via per una comunicazione pienamente umana. Il cuore, inteso biblicamente come sede della libertà e delle decisioni più importanti della vita, è simbolo di integrità, di unità, ma evoca anche gli affetti, i desideri, i sogni, ed è soprattutto luogo interiore dell’incontro con Dio. La sapienza del cuore è perciò quella virtù che ci permette di tessere insieme il tutto e le parti, le decisioni e le loro conseguenze, le altezze e le fragilità, il passato e il futuro, l’io e il noi.
Papa Francesco