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Educare

alla resilienza

Laboratorio

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Patto formativo

Fase proiettiva: raccolta di problemi

Fase dell’approfondimento: introduzione (che cos’è la resilienza);

due piste da percorrere:

lettura della situazione, che cosa fare.

Fase della riappropriazione: circle time con cassetta;

sacchettino della memoria;

storia di Marianna.

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Fase proiettiva

Problemi in cassetta

Scegli i due problemi più pesanti che stai affrontando in questo periodo e sforzati di definirli, descrivendoli su due foglietti.

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cv

Fase dell’approfondimento

La resilienza… che cos’è?

Alcuni cenni storici sulla ricerca

Un’immagine

Un motto

Due precisazioni etimologiche

Due definizioni di studiosi

Una testimonianza

Un raccontino

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Cenni storici sulla ricerca

Le prime pubblicazioni risalgono agli inizi del

1939

con Werner e Smith, psicologi scolastici,

i quali seguono per trent’anni dei ragazzi socialmente svantaggiati,

a rischio di sviluppare psicopatologie in età adulta:

alcuni di loro riescono,

grazie a caratteristiche proprie e ad aiuti esterni,

a sfuggire ad un destino negativo che sembrava inevitabile.

Approfondimento

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E

N

Approfondimento

Più tardi si studiano i sopravvissuti della Shoa: dove hanno trovato la forza per sopravvivere alle persecuzioni e agli stenti?

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Rumeno di origine ebrea

oggi francese

scampato miracolosamente alla deportazione,

si salva dallo sterminio, a differenza dei suoi genitori.

Orfano,

ha una vita difficilissima.

Tra gli studiosi si distingue

Cyrulnik

neuropsichiatra, etologo, psicoanalista

Approfondimento

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Si studiano altre persone resilienti

come i bambini abusati che non sono diventati adulti abusanti,

ma persone complete,

o i bambini sopravvissuti alla guerra

studiati da Canevaro e Malaguti.

Approfondimento

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Resilienza

Che cos’è la resilienza?

Secondo una definizione di Cyrulnik

La resilienza è l’arte

di navigare i torrenti

Approfondimento

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Approfondimento

…Quando si sa che il sole tramonta,

ma solo per sorgere di nuovo

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Etimologia

La parola viene dal verbo latino 

resilio

=

saltare indietro,

restringersi

=

cioè delle azioni che si mettono in atto

di fronte a un pericolo o a una disgrazia,

per difendersi o resistere. 

Il termine è mutuato

dal linguaggio scientifico

nella fisica

è la proprietà di alcuni metalli di modificarsi senza rompersi

pur se sottoposti a pressione

in ecologia e biologia

è la capacità di autoripararsi dopo un danno.

Approfondimento

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Per lo studioso Canevaro

la resilienza

=

capacità,

non solo di resistere,

ma di scoprire uno spazio e una dimensione

che rendano possibile

il mantenimento della propria struttura

al di là delle invasioni provocate da un trauma.

Per Bonanno

essere resilienti

=

mantenere un funzionamento psicologico

sano e stabile nel corso del tempo,

quindi essere capaci di vivere emozioni positive

ed esperienze generative.

Approfondimento

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Per capire meglio ecco la testimonianza

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cv

Approfondimento

La resilienza a scuola: incominciamo con una favoletta

La chiocciola e la farfalla

C’era una volta una chiocciola che si era stancata di camminare piano piano: voleva correre come le lepri o, meglio ancora, volare come le farfalle. Era molto arrabbiata con il suo guscio, perché era lenta per colpa sua. Era così scontenta di se stessa che pensava di essere brutta e non riusciva a vedere le sue buone qualità. Tutto il mondo ormai le sembrava grigio e non le piacevano più nemmeno i petali delle margherite che erano sempre state il suo piatto preferito.

Un giorno, mentre come sempre era immersa nei suoi tristi pensieri, sentì arrivare da lontano il tuono che annunciava il temporale. Subito si rannicchiò nel suo guscio e aspettò che giungesse la pioggia. Mentre sonnecchiava attendendo il tamburellare dell’acqua, sentì una vocina fievole che chiedeva aiuto. Guardò attentamente e vide una farfallina rossa e lilla che si era riparata sotto una foglia di castagno, ma temeva di essere raggiunta dall’acquazzone: se se si fosse bagnata le ali, non avrebbe più potuto volare. “Presto!” gridò la chiocciola “Vieni da me, farfalla, vieni nella mia casa! Staremo un po’ strette, ma ti salverai!”.

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Approfondimento

Senza farselo ripetere, la farfalla corse a rifugiarsi nel guscio della chiocciola e parlò a lungo con l’ospite mentre il temporale poco per volta si allontanava brontolando nel cielo. “Si sta bene qui da te” disse la farfallina.

“Sei così bella e colorata” rispose la lumaca. “Davvero?” rispose la farfalla sorpresa: “Io invece ho sempre ammirato i disegni screziati del tuo guscio! Sono bellissimi!”. Parlando parlando, la chiocciolina imparò grandi cose dall’amica, che vedeva tutto dall’alto e poteva scegliere i fiori più belli, ma con suo grande stupore scoprì che anche lei poteva darle delle bellissime informazioni: ad esempio conosceva i giochi delle cavallette e delle formiche tra le radici degli alberi e il punto in cui l’erba spuntava dalla terra morbida; sapeva dove rifugiarsi a pensare nella pace e com’era bello contemplare le strisce di luce che il sole disegnava sul muschio del sottobosco. Essere lenta in fondo non era completamente brutto.

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Approfondimento

Quando la pioggia cessò, le due amiche uscirono a vedere l’arcobaleno e salutarono il sole, che finalmente era ritornato a splendere. “Come ti chiami?” chiese la chiocciola. “Leggera” rispose la farfalla: “E tu?” la lumaca ci pensò un po’ e poi disse fieramente: “Lenta!” e aggiunse: “Il mio guscio mi rende lenta, ma può servire a te quando c’è il temporale e anche di notte, se vuoi ripararti dall’umidità”. “Ci puoi contare” disse l’amica “Ma io che cosa posso fare per te?”. “Potresti volare e cercare i prati di margherite, ma anche vedere dall’alto i pericoli e avvisarmi” rispose la lumaca. “Benissimo” disse la farfalla e da quel giorno le due amiche non si lasciarono mai più: si erano accorte infatti che la loro vita era diventata molto più bella, colorata e luminosa!

M. Tettamanti

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Approfondimento

CHI SONO LE CHIOCCIOLINE E LE FARFALLINE?

  1. sono bambini che camminano nella vita trascinando ferite pesanti, palesi o invisibili, e pesanti fardelli;
  2. sono bambini a cui non manca nulla, e quindi procedono più leggeri, ma sono comunque portatori di una fragilità naturale, da tutelare e sostenere, anche perché ciò che oggi appare tranquillo domani potrebbe incrinarsi.

TUTTI QUINDI HANNO BISOGNO DI RESILIENZA

A LIVELLI DIVERSI E CON MODALITÀ DIVERSE.

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Disabilità,

disturbi dell'apprendimento

e del comportamento,

malattie serie,

abusi,

famiglie ferite

o migranti

disgrazie in famiglia…

Approfondimento

Ecco alcuni fardelli che appesantiscono la vita dei nostri bambini

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Come?

Attraverso l’apprendimento di alcune coordinate sull’argomento,

di suggestioni e suggerimenti per attivare attenzioni costanti

e costruire percorsi educativi e didattici.

Approfondimento

Insegnanti ed educatori imparano a percorrere due piste:

  1. apprendono ad essere tutor di resilienza

2. …ad educare i bambini alla resilienza

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1 - I bambini nelle situazioni di crisi

Ogni bambino possiede un apprendimento informale formato da abitudini, valori di riferimento, stili di vita, che gli danno identità e sicurezza.

Quando nella vita si verifica un evento critico (la separazione o la morte dei genitori, un incidente, la nascita di un fratellino disabile, una malattia, una pandemia con isolamento)

scoppia una situazione di crisi causata dai cambiamenti in atto, da fratture con il passato, dal sistema delle consuetudini familiari e sociali che s’incrina, dallo scenario della vita che si trasforma (ad esempio vi è un parziale o prolungato allontanamento dalla scuola, vi sono incontri con nuove persone, difficoltà a mantenere i vecchi legami… ).

Si hanno allora degli effetti destabilizzanti, che possono paralizzare la crescita (vedi la possibilità dell’instaurarsi dello stato di vittima, di malato, di traumatizzato…), possono causare delle regressioni, dei disturbi simili all’iperattività o all’apatia, dei deficit nell’attenzione, delle difficoltà di concentrazione, della mancanza di motivazione allo studio e all’agire, di una labilità emotiva con frequenti crisi di pianto, confusione e paure immotivate. Sovente i quaderni di questi bambini sono il loro specchio: disordinati, riportano esercizi non svolti o scorretti, senza colori…

Approfondimento

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1. Che cosa fare in questi casi?

Occorre

togliere i bambini dall’isolamento,

reinsegnare loro la convivenza,

aiutarli a scoprire i propri punti di forza e a individuare i talenti,

dare gli strumenti per esprimere le paure (ad esempio permettere di narrare il vulnus).

Approfondimento

Occorre inoltre

mantenere annodati i fili tra passato, presente e futuro, garantendo la

connessione con l’ambiente (visite, mail, video periodici dei compagni di scuola,

compiti a casa assegnati dalle maestre e svolti con l'aiuto di un'insegnante dedicata….),

cercare la collaborazione di tutte le persone che si occupano del bambino, perché la resilienza è un processo di natura psicologica, ma anche relazionale e culturale.

Questo è ciò che fa un tutor di resilienza

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2. La resilienza

=

è anche

un processo dinamico

non irreversibile

che va alimentato e perseguito

come un’importante finalità,

in campo educativo.

A questo proposito è bene conoscere i fattori di rischio e i fattori di protezione, dividendoli in personali, familiari e sociali.

Approfondimento

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FATTORI DI RISCHIO

FATTORI DI PROTEZIONE

PERSONALI

Disabilità fisica/mentale, deficit cognitivi/fisici; disturbi odell’apprendimento o del comportamento; attaccamento negativo alle figure genitoriali; uso di sostanze psicoattive; isolamento; insuccesso scolastico.

Intelligenza, competenza comunicativa, capacità di problem solving. Empatia, capacità di auto controllo. Autostima, senso dell’umorismo.

FAMILIARI

Disturbi psichiatrici o fisici in famiglia; decesso di almeno uno dei genitori; separazione prolungata dalla persona che accudisce; litigi ricorrenti in famiglia; violenze familiari; alcolismo; tossicodipendenza; incuria o discuria.

Buona struttura educativa; clima familiare affettuoso e accogliente; interazione positiva tra genitori e figli; valori e credo familiari condivisi; attaccamento sicuro genitore-figlio.

SOCIALI

DAL CONVEGNO - “LA PSICOLOGIA POSITIVA”

Padova, 26 Ottobre 2013

IL PROCESSO DI RESILIENZA: CARATTERISTICHE E FATTORI CHE NE FAVORISCONO LO SVILUPPO.

Dr.ssa Daminato

Condizioni di povertà; disoccupazione;

migrazione, isolamento relazionale.

Presenza di un ricco gruppo sociale di pari; presenza di un adulto significativo al di fuori della famiglia con il quale stabilire una relazione duratura nel tempo e di sostegno affettivo; supporto ai genitori rispetto all’educazione dei figli da parte della rete formale e informale dei servizi; comunità collaborante; ambiente scolastico attento.

SU CUI VIGILARE

DA POTENZIARE

ECCOLI

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Educare alla resilienza

Finalità

formare personalità resilienti, capaci di attraversare i traumi e i momenti difficili della vita,

mantenendo intatta la propria struttura

e quindi prevenendo per quanto possibile

crolli,

depressioni,

irrigidimenti affettivi. 

Importante per tutti i bambini, ma soprattutto per i più a rischio

Approfondimento

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Buona rete di relazioni positive (famiglia, scuola, quartiere) Accettazione di sé

Cure, nutrizione, sonno, salute

Autostima

Ricerca di senso

( Ideali)

Attitudini e

competenze

personali e sociali

Senso

dell’umorismo

Apertura a

nuove esperienze

Approfondimento

Il potenziamento dei più importanti fattori di protezione è obiettivo dell’educazione alla resilienza: troviamo questi fattori nella Casita spagnola

PARTENZA

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Approfondimento

Più che di un programma

si tratta

di mantenere

un’attenzione costante

all’obiettivo.

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Approfondimento

1Cure, nutrizione, sonno, salute, buone relazioni familiari.

* Vigilare,

attivare contatti frequenti con i genitori.

* Predisporre un percorso per prevenire l’abuso. (Vedi nel blog mariarosatettamanti.it il post Prevenire l’abuso: noi e i grandi).

�* Segnalare ai servizi sociali se necessario

i casi di abuso, di maltrattamento, di incuria, discuria e ipercuria.

CHE COSA FARE

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2) Accettazione e stima di sé�* Ideare esercizi e giochi per favorire la percezione di sé e della propria bellezza (sagoma corporea intera, profilo ombra, auto-ritratto allo specchio, stampa delle mani, impronta dei piedi , selfies e fotografie …) Vedi in questo blog il post Con Elio alla ricerca di identità e sutostima).�* Curare il racconto autobiografico e accompagnare la ricostruzione della storia personale, sottolineando i punti di forza e non nascondendo debolezze e ferite, da accettare e integrare nella propria esperienza (Il racconto autobiografico, attraverso un attento ascoltatore e altri mediatori dell’educazione, aiuta il processo di riorganizzazione positiva proprio della resilienza afferma la Malaguti).�* Organizzare con buona frequenza giochi tipo “il sacchettino della memoria”.�* Sottolineare e festeggiare i piccoli successi.�* Far scoprire a tutti i bambini la bellezza della diversità. (Vedi in questo blog il post Una doccia dispettosa)

Approfondimento

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3) Autonomia

�*Assicurare spazi di autogestione con regole, mettendo a disposizione dei bambini giocattoli (ad esempio piccoli animali, personaggi diversi, costruzioni, tombole, tactil, memory, casa delle bambole, fattoria, mercatino, ecc …), schede con giochi ed esercizi piacevoli, libri illustrati e tablet

* Lavorare con le storie (Vedi le storie dell’alfabeto nel blog citatoin particolare quelle che riguardano i settori di sviluppo dell’identità, dell’impegno, dell’autorealizzazione, dell’autonomia decisionale… Vedi nello stesso blog il post Storie per riflettere. Vedi in Servizio per la catechesi, Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato, Centro ambrosiano, pp. 181 - 184)

Approfondimento

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4) Acquisizione e miglioramento delle competenze. 

 �* Organizzare e usare, giornalmente o quasi, al termine di ogni esperienza, il quadernino delle capacità, per scoprire e registrare la proprie qualità e ciò che si sa fare, ma anche per essere aiutati ad acquisire e aumentare le competenze, tra cui soprattutto la fiducia in se stessi e il coraggio di osare.

Approfondimento

*Scaletta di Dessì (cerca nel web, in Google immagini) da inserire nel quadernino delle competenze, soprattutto per bambini in difficoltà e diversamente abili: al termine di un lavoro, il bambino cerchia il punto in cui è arrivato e poi ne parla con l’adulto di riferimento, per trovare motivazioni e incoraggiamento.

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6) Capacità di dialogo

    * Affinare gli strumenti comunicativi dei bambini, attraverso l’educazione linguistica, i giochi  grammaticali e il salotto di lettura con scheda per l’automonitoraggio appesa in aula. 

    * Organizzare frequentemente tavole rotonde, conversazioni e discussioni tra i ragazzi, nella forma  del circle time, in modo che imparino a considerare il punto di vista altrui.

Approfondimento

Nome e cognome

v

v

v

Per ogni libro letto,

il bambino colora un cerchietto.

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7) Auto-controllo

 

    * Vedi in I colori del cuore, nel blog citato, la parte dedicata alla gestione della collera.

    * Educare alla gestione / trasformazione del conflitto (Vedi in Servizio per la catechesi, Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi, Centro ambrosiano, pp. 156 - 160).

    * Lavorare con le storie (vedi Servizio per la catechesi, Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato, Centro ambrosiano, pp. 181 - 184)

Approfondimento

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8) Buona rete di relazioni positive 

    * Vigilare sui rapporti familiari, anche attraverso il circle time con la cassetta dei problemi (Istruzioni in Servizio per la catechesi, op. cit. pp. 144 ss). 

* Predisporre un percorso per prevenire l’abuso. (Vedi nel blog citato il post Prevenire l’abuso: noi e i grandi).

    * Attivare laboratori, attività e giochi di educazione relazionale (vedi M. Tettamanti, Giochi e attività per crescere insieme nelle relazioni, in Servizio per la catechesi, op. cit. pp.137 ss). 

    * Lavorare con le storie. Vedi le storie dell’alfabeto nel blog citatoin particolare quelle che trattano di disponibilità a lasciarsi aiutare, di amicizia, di aiuto reciproco, di solidarietà, di interculturalità, di riconciliazione, di accoglienza,  di appartenenza, di amore, di capacità di perdonare… 

    * Avviare ai piccoli gesti di aiuto.

Approfondimento

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 9) Capacità di preservare spazi di fantasia, d’immaginazione e di creatività.

    * Usare le fiabe e le storie (trovare finali diversi, rielaborarle con il disegno, farle drammatizzare o inventare … Vedi le storie dell’alfabeto nel blog citato). 

    * Inventare storie collettive e farle drammatizzare, spronando ad interpretare ruoli diversi. 

    * Far rappresentare iconicamente i propri sogni e desideri. 

    * Invitare all’uso creativo degli attrezzi ginnici, che possono trasformarsi di volta in volta in scope o  tappeti volanti (Che cosa vediamo dall’alto?), in montagne da scalare, ponti stretti da attraversare e così via, immaginando viaggi ed avventure. 

    * Attivare laboratori di creatività (pittura, musica e canto, modellaggio ...).

Approfondimento

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10) Ricerca di senso

    * Spiegare sempre perché si fanno le cose e chiedere il perché delle scelte

    * Lavorare con le storie: vedi le storie dell’alfabeto nel blog citato, per scoprire nella semplicità del quotidiano l’importanza degli obiettivi esistenziali, la bellezza di essere utili, la dignità di ogni persona, il valore del dono, il senso della vita… 

    

Approfondimento

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 11) Aperture a nuove esperienze e interessi

    * Organizzare esperienze nuove (o anche ripetute ma con delle varianti) tipo esplorazioni all’aperto, negli ambienti della città, semplici cacce al tesoro, gite, ecc … 

    * Organizzare laboratori di manualità (musica, decoupage, costruzioni di oggetti, cucito e ricamo, cartellonistica, giardinaggio, cucina…).

    * Organizzare periodicamente il salotto di lettura. 

Approfondimento

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12) Senso dell’umorismo 

    * Proporre immagini che mostrano situazioni esilaranti, proiettare spezzoni di film comici adatti ai bambini, organizzare festival delle barzellette e così via. 

    * Insegnare con molta delicatezza a ridere dei propri sbagli non voluti, incominciando con l’esempio

Approfondimento

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Fase della riappropriazione

Circle time con cassetta

e pupazzo (a partire dai due problemi descritti in proiezione)

Sacchettino della memoria

Storia di Marianna