1 of 10

IL DILEMMA DI RUGGIERO

Tutisco Andrea

4SA

2 of 10

Ruggiero (illustrazione di Antonio Tempesta)

Melissa (Melissa che appare a Bradamante, incisione di Gustave Doré)

3 of 10

Testo

Lo ritrovâr che senza cibo stato

era tre giorni, e in modo lasso e vinto,

ch’in piè a fatica si saria levato,

per ricader, se ben non fosse spinto.

Giacea disteso in terra tutto armato,

con l’elmo in testa, e de la spada cinto;

e guancial de lo scudo s’avea fatto,

in che ’l bianco liocorno era ritratto.

Versione in prosa

Lo trovarono al terzo giorno di completo digiuno, e talmente sfinito ed abbattuto dalla fame, che avrebbe fatto fatica a tirarsi in piedi, e sarebbe poi subito caduto anche se nessuno l’avesse spinto.

Giaceva disteso a terra con ancora indosso l’armatura, in testa l’elmo, e legata al fianco la spada; usava come fosse il guanciale di un cuscino il suo scudo, sul quale era stato ritratto l’unicorno.

Ottava 26

4 of 10

Testo�Quivi pensando quanta ingiuria egli abbia�fatto alla donna, e quanto ingrato e quanto�isconoscente le sia stato, arrabbia,�non pur si duole; e se n’affligge tanto,�che si morde le man, morde le labbia,�sparge le guancie di continuo pianto;�e per la fantasia che v’ha sí fissa,�né Leon venir sente né Melissa;

Versione in prosa

Ripensando così alla grave offesa che aveva fatto alla sua donna, ed a quanto ingrato e quanto poco riconoscente fosse stato nei confronti di lei, si infuria, non solo prova dolore; e si tormenta a tal punto, che si morde le mani, morde le labbra, bagna le guance con un pianto ininterrotto; ed è talmente concentrato sui suoi pensieri, che non sente arrivare né Leone e nemmeno Melissa;

Ottava 27

5 of 10

Testo

né per questo interrompe il suo lamento,

né cessano i sospir, né il pianto cessa.

Leon si ferma, e sta ad udire intento;

poi smonta del cavallo, e se gli appressa.

Amore esser cagion di quel tormento

conosce ben; ma la persona espressa

non gli è, per cui sostien tanto martíre;

ch’anco Ruggier non glie l’ha fatto udire.

Versione in prosa

Non interrompe pertanto il suo continuo lamento, non smette di sospirare, non smette neanche di piangere.

Leone si ferma, e sta ad ascoltare con attenzione; poi smonta da cavallo e gli si avvicina. Sa bene che è l’amore l’origine di tutto il suo tormento; ma non ha chiaro chi sia la persona amata, colei per la quale sopporta una tale punizione; perché Ruggiero non glielo ha ancora detto.

Ottava 28

6 of 10

Testo

E seguitò con sí efficaci prieghi,

e con parlar sí umano e sí benigno,

che non può far Ruggier che non si pieghi;

che né di ferro ha il cor né di macigno,

e vede, quando la risposta nieghi,

che fará discortese atto e maligno.

Risponde; ma due volte o tre s’incocca

prima il parlar, ch’uscir voglia di bocca.

Versione in prosa

E proseguì il suo discorso con preghiere tanto efficaci, e con parole tanto umane e tanto benevoli, che Ruggiero alla fine non riesce proprio a non piegarsi, perché il suo cuore non è fatto né di ferro né di roccia, e crede che negare una risposta sarebbe stato un comportamento scortese e cattivo.

Risponde; ma due o tre volte le parole gli si impigliano nelle labbra prima di lasciare la sua bocca.

Ottava 33

7 of 10

Testo

Piaccia a te ancora, se privo di lei

mi son, ch’insieme io sia di vita privo;

che piú tosto senz’anima potrei,

che senza Bradamante restar vivo.

Appresso, per averla tu non sei

mai legitimamente, fin ch’io vivo;

che tra noi sponsalizio è giá contratto,

né duo mariti ella può avere a un tratto. —

Versione in prosa

Ti possa anche fare piacere, se mi sono già privato di lei, che possa ora anche privarmi della vita; perché preferisco rimanere senza anima, morire, piuttosto che vivere senza la mia Bradamante. Inoltre, non potresti mai averla legittimamente, fintanto che io rimango vivo; perché noi ci siamo già scambiati una promessa di matrimonio, e lei non può di certo avere contemporaneamente due mariti.

Ottava 37

8 of 10

Testo

Molto piú a te, ch’a me, costei conviensi,

la qual, ben ch’io per li suoi merit’ami,

non è però, s’altri l’avrá, ch’io pensi,

come tu, al viver mio romper li stami.

Non vo’ che la tua morte mi dispensi,

che possi, sciolto ch’ella avrá i legami

che son del matrimonio ora fra voi,

per legitima moglie averla io poi.

Versione in prosa

Si addice molto più a te che a me costei, Bradamante, visto che, sebbene io la ami per tutte le sue qualità, non succederà mai che io possa pensare, come hai fatto tuo, se un altro l’avesse, di tagliare il filo della mia vita. Non voglio che la tua morte mi sia d’aiuto, così che possa, una volta che lei avrà sciolto la promessa di matrimonio che vi siete fatti, averla come mia legittima sposa.

Ottava 43

9 of 10

Testo

Io mi ti rendo,

e contento sarò di non morire.

Ma quando ti sciorrò l’obligo mai,

che due volte la vita dato m’hai?

Versione in prosa

Cedo al tuo volere, e sarò quindi contento di non morire. Ma quando potrò ripagare il debito con te, che per due volte mi hai ridato la vita, salvandomi dalla morte?

Ottava 44

10 of 10

Fonti

  • Testo integrale

  • Illustrazione di Ruggiero

  • Incisione di melissa