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PROIEZIONE: VI PRESENTO TOMMASO

Aspetto cognitivo

Tommaso non sa parlare e non sempre capisce quando gli si parla, perché le sue capacità di comprensione sono in generale molto compromesse. Quando vuole qualcosa lo dice indicando delle immagini e anche per farsi capire bisogna usare le immagini. Mantiene l’attenzione solo se qualcosa lo interessa e solo per pochissimi minuti.

Aspetto comportamentale e relazionale

Tommaso non riesce a stare seduto ad ascoltare e si muove continuamente nella sala emettendo dei gridolini e dei suoni strani, soprattutto se si sente disturbato; a volte si mette a ridere senza un motivo concreto o fa dei movimenti bizzarri… Forse fa così perché è felice, o forse perché è annoiato o forse perché vuole comunicare qualcosa. Non interagisce con i suoi compagni: quando loro giocano nel cortile, lui corre a bordo campo senza fermarsi mai. A volte sembra che vorrebbe giocare con gli altri, ma non sappia come fare. Spesso gioca da solo in modo strano: per esempio le macchinine si possono mettere solo in fila e guai a chi le tocca! Alcune volte si arrabbia in modo esagerato per cose che sembrano di poco conto: allora urla tanto, lancia gli oggetti e a volte colpisce i compagni. Quando fa qualcosa che gli piace molto, si isola fino a non salutare. Non lo fa apposta, è solo molto concentrato in quello che sta facendo. Può succedere che non saluti anche quando sta pensando a qualcos’altro.

Immagina che nel tuo gruppo di catechesi arrivi un bimbo che si comporta come Tommaso. Quali aspetti del suo comportamento ti creerebbero problemi? Che cosa ti metterebbe maggiormente in difficoltà? Su quali aspetti positivi vorresti far leva per aiutarlo nel modo migliore?

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LA CHIOCCIOLA

E

LA FARFALLA

APPROFONDIMENTO

VI RACCONTO UNA STORIA

Racconto per gruppi che ospitano bambini con disabilità

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Appena nata, una

piccola chiocciola

capì subito che la vita per lei sarebbe stata dura. Infatti faceva molta fatica a muoversi e si sentiva un grosso peso sulle spalle: era il suo guscio, che le dava molto fastidio .

Crescendo, la situazione non migliorò, così la povera chiocciola piangeva sempre e gridava: «Non voglio questo guscio, non voglio questo guscio!» Per consolarla, la mamma decorò la conchiglia con delle belle decalcomanie, ma nemmeno così il guscio piaceva alla chiocciolina.

«Devo diventare veloce, devo diventare veloce!» diceva la chiocciola a 8 anni e tutti i giorni si allenava duramente. I progressi però erano pochi e lei era sempre più arrabbiata con il suo guscio, perché era lenta per colpa sua. Era così scontenta di sé stessa che pensava di essere brutta e non riusciva a vedere le sue buone qualità. Tutto il mondo ormai le sembrava grigio e non le piacevano più nemmeno i petali delle margherite che erano sempre state il suo piatto preferito.

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La chiocciola invidiava soprattutto le farfalle che volavano libere nel cielo. Avrebbe voluto essere come loro, avrebbe voluto avere anche lei le ali!

Un giorno, mentre come sempre era immersa nei suoi tristi pensieri, sentì arrivare da lontano il tuono che annunciava il temporale e vide dei lampi che squarciavano il buio della notte. Subito si rannicchiò nel suo guscio e aspettò che giungesse la pioggia.

Mentre sonnecchiava, ascoltando il tamburellare della pioggia, sentì una vocina fievole che gridava “Aiuto, Aiuto!”. Guardò attentamente e vide una farfallina gialla e arancione che si era riparata sotto una foglia di castagno, ma temeva di essere raggiunta dall’acquazzone: se si fosse bagnata le ali, non avrebbe più potuto volare. “Presto!” gridò la chiocciola “Vieni da me, farfalla, vieni nella mia casa! Staremo un po’ strette, ma ti salverai!”. Senza farselo ripetere, la farfalla corse a rifugiarsi nel guscio della chiocciola e mentre il temporale, dopo essersi sfogato con tuoni e lampi spaventosi, poco per volta si allontanava brontolando nel cielo, chiocciola e farfalla chiacchierarono come due grandi amiche.

“Si sta bene qui da te” disse la farfallina. “Sei così bella e colorata” rispose la lumaca. “Davvero?” chiese la farfalla sorpresa: “Io invece ho sempre ammirato i disegni screziati del tuo guscio! Sono bellissimi!”. Parlando parlando, la lumachina imparò grandi cose dall’amica, che danzava nell’aria con le sue compagne, vedeva tutto dall’alto e poteva scegliere i fiori più belli. «Sai anche dove crescono le margherite?» chiese la chiocciola.

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Con suo grande stupore la chiocciola scoprì che anche lei poteva dare alla sua nuova amica delle bellissime informazioni: ad esempio conosceva le fatiche delle formiche, i giochi delle coccinelle, i racconti di un grillo saggio che viveva sotto un papavero e perfino il punto in cui l’erba spuntava dalla terra morbida.

Sapeva dove rifugiarsi a pensare nella pace e com’era bello contemplare le strisce di luce che il sole disegnava sul muschio del sottobosco. «Com’è bella la tua vita!» disse la farfalla e aveva ragione: essere lenta in fondo era anche un vantaggio!

Quando la pioggia cessò, le due amiche uscirono a vedere l’arcobaleno e salutarono il sole, che finalmente era ritornato a splendere. “Come ti chiami?” chiese la chiocciola. “Leggera” rispose la farfalla: “E tu?” la lumaca ci pensò un po’ e poi disse fieramente: “Lenta!”

e aggiunse: “Il mio guscio mi rende lenta, ma può servire a te quando c’è il temporale e anche di notte, se vuoi ripararti dall’umidità”. “Grazie” disse l’amica “Ma io che cosa posso fare per te?”. “Potresti volare e cercare i prati di margherite, ma anche vedere dall’alto i pericoli e avvisarmi” rispose la lumaca.

“Certo!” esclamò la farfalla e spiegò alla chiocciola dove si trovavano i campi di margherite.

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“Benissimo” disse la farfalla e da quel giorno le due amiche non si lasciarono mai più: si erano accorte infatti che la loro vita era diventata molto più bella, colorata e luminosa…

…persino quando pioveva!

M. Tettamanti

Tutti i catechisti ospitano nei loro gruppi chioccioline e farfalline: bambini che camminano nella vita trascinando ferite pesanti, invisibili o palesi, come la disabilità, e bambini ai quali non sembra mancare nulla, e quindi procedono più leggeri, ma sono comunque portatori di una fragilità naturale, da tutelare e sostenere. Uno dei segreti per favorire la loro crescita armoniosa e serena sta nel guidarli verso la scoperta della bellezza dell’imparare insieme e dell’aiutarsi, unendo punti di forza e di debolezza, nel rispetto dei ritmi di ciascuno. Il terreno d’incontro è il gruppo, sotto la regia sapiente del catechista, il quale è chiamato a conoscere le principali caratteristiche delle varie disabilità, ad attrezzarsi con un pensiero pedagogico e didattico adeguato e ad imparare alcune tra le tecniche più adatte a favorire inclusione e apprendimento.

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APPROFONDIAMO, PER CHIARIRCI LE IDEE

  1. SPETTRO AUTISTICO E ADHD: DISABILITÁ O DISTURBI?

ENTRAMBI SONO DELLE NEURODIVERGENZE (cioè modalità strutturate in cui il cervello funziona in modo diverso dalla norma), CHIAMATE DISTURBI,

MA, IN BASE ALLA GRAVITÁ DEI SINTOMI,

POSSONO ESSERE CONSIDERATI DISABILITÁ OPPURE NO.

  • PERCHÉ SI DICE SPETTRO AUTISTICO ANZICHÉ AUTISMO?

PERCHÉ L’AUTISMO SI RIFERISCE A UN INSIEME,

CIOÉ A UNO SPETTRO, DI PROBLEMI CORRELATI.

  • ANZICHÉ “DISTURBO” LO SPETTRO AUTISTICO SI PUÓ CHIAMARE “SINDROME”?

SÍ, QUESTA PAROLA SIGNIFICA INFATTI “INSIEME DI SINTOMI E SEGNI”

E QUINDI RISULTA CORRETTA PER CONCORRERE ALLA DEFINIZIONE

DELLO SPETTRO AUTISTICO.

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SPETTRO AUTISTICO

(SINDROME)

NEURODIVERGENZE O DISTURBI

DELL’APPRENDIMENTO

(DSA)

DEL COMPORTAMENTO

DISLESSIA (difficoltà nella lettura)

DISLALIA (difficoltà nella pronuncia)

DISGRAFIA (difficoltà nella scrittura)

DISORTOGRAFIA (difficoltà a scrivere correttamente le parole)

DISCALCULIA (difficoltà nel calcolo)

ADHD (iperattività e deficit dell’attenzione)

DOP (disturbo oppositivo provocatorio)

DC (disturbo della condotta)

APPROFONDIAMO, PER CHIARIRCI LE IDEE

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RICCARDO - NON VERBALE

MARINA - PARLA IN CONTINUAZIONE

LA SINDROME (O DISTURBO) DELLO SPETTRO AUTISTICO: CHI?

ECCO A VOI…

ARIANNA - IPOATTIVA

LISA: IPERATTIVA

CIRO – LIEVE DISABILITÀ INTELLETTIVA

MARIO - DISABILITÀ INTELLETTIVA MEDIA

FILIPPO - DISABILITÀ INTELLETTIVA GRAVE

LUIGI - DISABILITÀ INTELLETTIVA PROFONDA

SAMUELE – Q.I NORMALE.

VINCENZO - SINDROME DI ASPERGER

SONO BAMBINI DIVERSISSIMI

accumunati dalla sindrome o disturbo dello spettro autistico

=

neurodivergenza

che coinvolge le abilità di comunicazione e socializzazione

generalmente associata a comportamenti ripetitivi

e a una capacità immaginativa alterata.

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LA SINDROME (O DISTURBO) DELLO SPETTRO AUTISTICO:

QUADRO COMPLESSIVO

Colpisce le persone in modo differenziato:

i sintomi (o problemi correlati)

clinici,

sociali

cognitivi,

comportamentali

possono presentarsi in forma leggera,

o molto grave e complessa e

variano nel tempo.

Esistono quindi infinite

combinazioni della sindrome.

Non esiste l’autismo,

ma i bambini

con autismo

Ogni persona con autismo è unica e irripetibile.

E allora… chiamare la Consulta

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Informazioni generali sull’autismo

La diagnosi

Sebbene alcuni sintomi, come il rifiuto delle coccole o del contatto visivo, siano rilevabili già nei lattanti, la diagnosi viene solitamente formulata tra il secondo e il terzo anno di vita (24/36 mesi) e confermata da controlli a intervalli temporali regolari.

Eziologia

Per anni è stata erroneamente considerata dipendente da inadeguate relazioni all’interno dell’ambiente familiare;

attualmente si prendono in considerazioni fattori sia genetici sia ambientali, ma non si è ancora raggiunta una certezza diagnostica.

CHE COSA? QUADRO COMPLESSIVO

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Prevalenze

Non esistono prevalenze geografiche o etniche.

Colpisce maggiormente i maschi rispetto alle femmine.

Si assiste a un generalizzato aumento delle diagnosi di autismo

I sintomi di costante riscontro riguardano…

l’interazione sociale,

il linguaggio e la comunicazione,

l’immaginazione e la cognitività (pensiero, interessi, attività…),

il comportamento.

VEDIAMOLI AD UNO AD UNO

CHE COSA? QUADRO COMPLESSIVO

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L’interazione sociale

Un bambino con autismo mostra generalmente un approccio sociale “diverso”

e un certo distacco dal mondo circostante,

che si manifestano attraverso tutti o alcuni dei seguenti sintomi:

  • tendenza all'isolamento;
  • fallimento della normale reciprocità di conversazione;
  • rifiuto d’intercettare lo sguardo dell’altro;
  • difficoltà di adattare il comportamento per adeguarsi ai diversi contesti sociali.

CHE COSA? QUADRO COMPLESSIVO

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CHE COSA? QUADRO COMPLESSIVO

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CHE COSA? QUADRO COMPLESSIVO

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CHE COSA? QUADRO COMPLESSIVO

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CHE COSA? QUADRO COMPLESSIVO

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ADHD = DEFICIT DI ATTENZIONE E IPERATTIVITÀ

neurodivergenza / disturbo specifico del comportamento

QUADRO COMPLESSIVO

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Aiuto!

Ho un bambino con l’autismo

nel mio gruppo:

come mi relaziono con lui?

Io ne ho uno con ADHD:

che cosa faccio?

MA NOI CHE COSA POSSIAMO FARE?

ALL’INIZIO DELL’ANNO DUE CATECHISTE…

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SI PARTE DA DUE PUNTI FERMI

*I sacramenti dell’IC non si negano a nessuno.

*Per quanto possibile, è necessario che il percorso di ogni bambino sia un cammino comunitario (fondamentale l’esperienza anche minima di gruppo).

*Si devono mettere in atto tutte le strategie possibili per attivare una preparazione che favorisca l’incontro e la conoscenza di Gesù, soprattutto attraverso l’esperienza del sacro, e l’accostamento al gruppo mediante attività di tipo ludico / esperienziale…

  1. FINALITÁ DELLA CATECHESI PER TUTTI

Incontro e relazione con Gesù

Inclusione nella Comunità cristiana

2. QUINDI

CHE COSA FARE?

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… fino a quando Gesù si divertirà a regalarci delle belle sorprese

CHE COSA FARE?

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Perché…

CHE COSA FARE?

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LA PEDAGOGIA DELLA LUMACA

I bambini con disabilità, soprattutto intellettive, hanno bisogno di riflettere e operare in maniera lenta e semplice, quindi devono disporre di tempi distesi.

Occorre pertanto riscoprire la lentezza come valore, a sostegno della fragilità.

L’invito è rivolto a tutti: sarebbe opportuno riappropriarsi dei propri spazi e imparare a usare il tempo in maniera leggera. A livello pedagogico si consiglia…

Purtroppo la nostra società è centrata sul mito della velocità, dell’accelerazione e della competizione,

con investimenti cognitivi ed emotivi molto alti.

QUAL É L’ORIENTAMENTO PEDAGOGICO PER TUTTE LE DISABILITÀ?

Afferma Baker nell’introduzione alla Pedagogia della lumaca di Zavalloni: Quando si parla di lentezza, bisogna parlare anche di leggerezza e di fragilità. Questi concetti sovversivi per la nostra società trionfante nel suo materialismo pesante e devastatore sono la misura di un reale cambiamento antropologico di cui l’umanità ha urgente bisogno .

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LEGGIAMO: Docenti fragili e sovversivi

Ho cercato la lentezza e l’ho trovata. Dove meno l’aspettavo l’ho trovata: si aggirava in un gruppo di bambini che andavano con la catechista nei boschi del loro paese. Il sentiero era ampio e agevole e i ragazzi procedevano lentamente. Strano, di solito i bimbi corrono. Ogni tanto si fermavano in ascolto e cercavano uccelli tra le fronde e corse di scoiattoli; riuscivano perfino a trovare piccoli fiori che si credevano scomparsi, per farne ghirlande dal sapore antico, e le more … ah com’erano buone le more! E tutto ciò che veniva raccolto finiva tra le braccia di Marta. Già, c’era Marta, paraplegica, ed era proprio la sua carrozzina a dettare il ritmo leggero della passeggiata. I bambini non sapevano che cosa avrebbero trovato all’arrivo, e l’attesa plasmava la curiosità e svegliava l’allegria, ma quando giunsero, la sorpresa superò l’aspettativa: c’era la merenda, certo, ma c’era anche un’icona col volto di Gesù appoggiata tra i rami di un vecchio castagno. I bimbi si fermarono, gli sguardi ridenti cercarono gli occhi della catechista e quasi spontaneamente, come evocata dalla lentezza, la preghiera sbocciò e prese slancio.

Benedetta Marta, allora, ma benedetto anche Teo, con il passo calmo da non vedente, e Lia, che ci mette un po’ di più a capire e così dà anche agli altri il tempo di pensare. Se vogliamo ritrovare lentezza, attesa e leggerezza, dobbiamo chiederle alla fragilità. Sono i bambini con disabilità i nostri docenti, fragili e sovversivi: in essi si compie la rivoluzione che trasforma mancanze dolorose in risorse e possibilità per tutti. Nel loro ritmo ritroveremo il nostro. Non vedo strada migliore né più grande urgenza, se vogliamo dare una sterzata antropologica alla folle corsa di un materialismo dimentico da troppo tempo dei veri bisogni dell’uomo.

Mariarosa Tettamanti su “Avvenire”

CHE COSA FARE?

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Intelligenza multipla

verbale

Mediatori didattici

logica

iconica

musicale

cinestetica

relazionale

esperienza

immagine

NO simulazione

ascolto, parlato, lettura, scrittura …

SCELTE DIDATTICHE

spirituale

pratica

etica

Ricordiamo

il Papa

a san Siro:

pensare

sentire

fare

DIDATTICA SENSORIALE

INTELLIGENZA MULTIPLA

MEDIATORI DIDATTICI

USO DELLA NARRAZIONE

Vedi nel blog catechesiedintorni.blogspot.com il post intitolato L’uso dei mediatori didattici

Particolarmente adatti ai bambini con disabilità intellettive

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La relazione della catechista

con un bambino

che presenta autismo e /o ADHD

dipende dal grado di compromissione,

ma sempre

accogliente,

semplice,

non ansiosa,

gratificante,

inclusiva,

empatica,

rispettosa dei diversi ruoli,

dolce ma anche ferma,

non eccessivamente insistente.

LA RELAZIONE IN GENERALE…

Sono importanti i rinforzi positivi

per aiutare i bambini a esprimere le emozioni,

per migliorare la loro autostima e il concetto di sé,

per aumentare la loro motivazione a stare con i compagni.

É importante anche imparare dai genitori a gestire gli stati emotivi negativi dei loro bambini

(ad esempio senso di colpa, disperazione, angoscia, rabbia…).

CHE COSA FARE?

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QUALI AZIONI METTERE IN ATTO?

SCALETTA:

1. ASSUMERE INFORMAZIONI.

2. PREPARARE E CURARE L’AMBIENTE.

3. ASSUMERE MODALITÀ COMUNICATIVE CORRETTE.

4. CONDIVIDERE LE REGOLE E RENDERLE VISIVE.

5. CONOSCERE E SEGUIRE I SUGGERIMENTI PRATICI

(vedi la cassetta degli attrezzi).

CHE COSA FARE?

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…mantenendo con loro lo sguardo sulle risorse non sui limiti!

PER QUESTO SONO FONDAMENTALI I RAPPORTI CON I GENITORI…

ASSUMERE INFORMAZIONI: PERCHÉ?

Se ogni bambino è un caso a sé… prima di tutto bisogna conoscerlo.

Occorre quindi raccogliere informazioni partendo dal positivo

(che cosa piace al bambino, che cosa sa fare…)

sui comportamenti

e sulle modalità educative più adeguate, soprattutto per i comportamenti problema.

Chiediamo ai genitori di essere messi in contatto con insegnanti e terapisti:

Quali potenzialità presenta questo bambino? Come si relaziona con i compagni e con gli adulti? Quali difficoltà mostra di avere? Quali strumenti e strategie sono più adatti per lui/lei?

Indaghiamo le aspettative delle famiglie: che cosa si aspettano da noi?

CHE COSA FARE?

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TERZO: ASSUMERE MODALITÀ COMUNICATIVE ADEGUATE

QUARTO:

CONDIVIDERE, STABILIRE CHIARAMENTE

E RENDERE VISIBILI LE REGOLE

Usiamo frasi semplici, concrete, chiare, brevi.

Lessico: utilizziamo termini facili, di uso comune.

Proponiamo frequentemente esempi, supporti di vario tipo, attività manuali accessibili e gradite.

Facciamo attenzione a come impostare il racconto dei miracoli delle guarigioni: il perdono di Gesù, la fede e il rapporto con Lui contano di più, per la nostra felicità, della stessa guarigione.

CHE COSA FARE?

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5. AUTISMO: SUGGERIMENTI PRATICI

*Incontriamoci più volte con i genitori del bambino per conoscere le sue modalità di relazione e di comportamento e anche le strategie educative e didattiche più adatte a lui.

*Prima di accogliere il bambino nel gruppo, andiamo più volte a casa sua per farci conoscere e relazionarci; prepariamo un album con le foto dei compagni e presentiamoglieli prima che li veda di persona.

*Valutiamo la necessità di una persona, oltre alla catechista, che sia di supporto al bambino durante la catechesi, soprattutto nei momenti di crisi.

*Non lasciamoci inibire dal mancato contatto degli occhi.

*Nella sala, manteniamo le pareti possibilmente bianche e con un solo elemento iconografico.

*Spieghiamo ai compagni che dovranno lavorare con calma evitando la confusione.

*Non alziamo la voce, perché distorce la realtà.

*Lavoriamo usando poche immagini. Prepariamo schede con disegni semplici.

*Prima di ogni attività o gioco, spieghiamo bene tutto ciò che succederà e si farà, eventualmente usando un’agenda o un cartellone con disegni mobili.

*Proponiamo al bambino con autismo un solo compito per volta.

*Semplifichiamo i testi seguendo le linee europee dell’informazione accessibile (vedi appendice).

*Durante la preghiera, non cantiamo con vivacità e non battiamo le mani.

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Posizioniamo il bambino lontano da fonti di distrazione (finestra, cestino, compagni rumorosi…); non lasciamo oggetti incustoditi vicini a lui; lasciamo pochi oggetti sul suo tavolo.

Teniamolo vicino, costantemente sotto controllo; agganciamo lo sguardo ogni volta in cui è possibile; interpelliamolo spesso.

Parliamogli e diamo istruzioni con frasi chiare, dirette, semplici e brevi; prevediamo brevi e frequenti pause.

Presentiamo le attività divise in parti, un pezzo per volta.

Costruiamo situazioni di gioco simulativo per spiegare; usiamocartelloni con immagini e frasi.

Prendiamo provvedimenti coerenti e costanti per sanzionare i comportamenti inadeguati:

meglio premi che punizioni, la rapidità e più importante dell’entità del premio.

ADHD: SUGGERIMENTI PRATICI

CHE COSA FARE?

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La mia vita può essere soddisfacente se è semplice, ordinata, tranquilla.�Essere autistico è un modo di essere anche se non è il modo normale. La mia vita di persona autistica può essere tanto felice e soddisfacente quanto la tua "normale". In queste vite possiamo arrivare ad incontrarci e a condividere molte esperienze.

NO A UNO SGUARDO PIETISTICO E/O ASSISTENZIALISTICO

Estratto della relazione di Angel Rivière�Professore di Psicologia evolutiva presso l’Università Autonoma di Madrid

Centro Studi in Neuroriabilitazione CNAPP Onlus www.cnapp.it.

È IMPORTANTE ENTRARE NEL MONDO DEL BAMBINO CON DISTURBO DELLO SPETTRO AUTISTICO

Che cosa ci chiederebbe un bambino con autismo?

Ascoltiamo, per imparare noi e aiutare i genitori a capire e accettare

CHE COSA FARE?

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  1. Aiutami a capire. Organizza il mio mondo e facilitami le cose in modo che possa anticipare quello che sta per succedere. Dammi ordini, strutture e non caos.
  2. Non angustiarti con me, perché mi angustio anch’io. Non deprimerti: normalmente avanzo e mi sviluppo ogni volta di più. Potrai sempre relazionarti con me se comprendi le mie necessità e il mio modo speciale di capire la realtà.
  3. Rispetta il mio ritmo.
  4. Non parlarmi troppo e troppo in fretta. Le parole sono "aria" per te, ma possono essere un carico molto pesante per me. Molte volte non sono il modo migliore di relazionarti con me.
  5. Come gli altri bambini, come gli altri adulti, ho bisogno di condividere il piacere e mi piace fare le cose bene, sebbene non sempre ci riesco. Fammi sapere in qualche modo quando ho fatto bene le cose e aiutami a farle senza errori. Quando faccio troppi errori mi succede come a te: m'irrito e finisco col rifiutare di fare le cose.
  6. Necessito più ordine di quello di cui hai bisogno tu, più prevedibilità di quella che richiedi tu. Dobbiamo negoziare i miei rituali per convivere.
  7. Mi è difficile comprendere il senso di molte delle cose che mi chiedi che faccia. Aiutami a capirlo. Cerca di chiedermi cose che possano avere un senso concreto e decifrabile per me. Non permettere che mi annoi o resti inattivo.

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7. Non invadermi eccessivamente. A volte le persone sono troppo imprevedibili, troppo rumorose, troppo stimolanti; rispetta le distanze di cui ho bisogno, ma senza lasciarmi da solo.

8. Ciò che faccio non è contro di te. Quando ho un attacco di rabbia o mi do colpi, se rompo qualcosa o mi muovo troppo, quando mi è difficile prestare attenzione, o fare quello che mi chiedi, non sto cercando di farti dispiacere. Non attribuirmi cattive intenzioni!

9. Il mio sviluppo non è assurdo, anche se non è facile da capire. Ha una sua logica e molte delle condotte che definite "alterate" sono modi di affrontare il mondo. Modi speciali d'essere e percepire. Fai uno sforzo per capirmi.

10. Le altre persone sono troppo complicate. Il mio mondo non complesso e chiuso, ma semplice. Anche se ti sembra strano ciò̀ che ti dico, il mio mondo è tanto aperto, tanto senza inganni e bugie, tanto ingenuamente esposto a chiunque sia, che risulta difficile penetrare in esso. Non vivo in una "fortezza vuota" ma in una pianura tanto aperta da sembrare inaccessibile. Ho molte meno complicazioni delle persone che voi considerate normali.

11.Non chiedermi sempre le stesse cose e non esigere da me le stesse routines. Non devi diventare tu autistico per aiutarmi. L'autistico sono io, non tu.

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12. Non sono solo autistico. Sono anche un bambino, un adolescente o un adulto. Condivido molte cose con i bambini, adolescenti o adulti che voi definite "normali".

Mi piace giocare e divertirmi, voglio bene ai miei genitori e alle persone vicine, mi sento soddisfatto quando faccio bene le cose. È più quello che abbiamo in comune di ciò che ci divide.

13.Vale la pena di vivere con me. Posso darti tante soddisfazioni come altre persone, sebbene non siano le stesse. Può arrivare un momento nella tua vita, in cui io che sono autistico, diventi la tua maggiore e migliore compagnia.

14.Non aggredirmi chimicamente. Se ti hanno detto che devo prendere una medicina fai in modo che sia controllata periodicamente dallo specialista.

15.Né i miei genitori né io abbiamo colpa di ciò̀ che mi succede. Tanto meno ce l'hanno gli specialisti che mi aiutano. Non serve a niente che vi diate la colpa uno con l'altro. A volte le mie reazioni e i miei comportamenti possono essere difficili da capire e da affrontare ma non è colpa di nessuno. L'idea di colpa non produce altro che sofferenza in relazione al mio problema.

16.Non mi chiedere continuamente più di quello che sono capace di fare, ma chiedimi quello che posso fare. Aiutami a divenire più autonomo, a capire meglio, ma non aiutarmi di più di quello che necessito.

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17.Non devi cambiare la tua vita per il fatto di vivere con una persona autistica. A me non serve a niente che tu stia male, che ti rinchiuda e ti deprima. Necessito di benessere e stabilità emotiva intorno a me per stare meglio. Pensa che nemmeno il tuo partner ha colpa di ciò̀ che mi accade.

18.Aiutami con naturalezza senza fame un'ossessione. Per potermi aiutare, devi avere dei momenti tuoi in cui riposi o ti dedichi alle tue attività. Avvicinati a me, non andartene, ma non sentirti sottomesso a un peso insopportabile. Nella mia vita ho avuto periodi brutti, ma posso stare meglio.

19.Accettami come sono. Non condizionare la tua accettazione al fatto che io smetta di essere autistico. Sii ottimista senza crearti illusioni. La mia situazione normalmente migliora anche se per il momento non c'è una cura.

20.Sebbene mi sia difficile comunicare o non riesca a capire le sottigliezze sociali, ho alcuni vantaggi rispetto a voi che vi definite "normali". Faccio fatica a comunicare ma non sono solito ingannare. Non comprendo le sottigliezze sociali, ma non partecipo nemmeno alle doppie intenzioni o ai sentimenti pericolosi così frequenti nella vita sociale.

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Il catechista e la bambina (dal web, raccontato a modo nostro)

L’aeroporto era piccolo, ma brulicante di gente. Lungo le pareti si accatastavano i miseri banchetti dei venditori locali. Tra i passeggeri alcuni catechisti correvano verso l’imbarco: tornavano da un convegno internazionale, ma lungo la strada avevano avuto dei contrattempi e rischiavano di perdere l’aereo.

Senza volerlo, uno di loro travolse un banchetto che esponeva della frutta esotica, la quale cadde e si sparse a terra. Senza fermarsi, i viaggiatori continuarono a correre e riuscirono a salire sull’aereo.

Tutti meno uno. Costui si fermò, pensò rapidamente a ciò che era successo e poi disse ai suoi amici di continuare senza di lui; quindi tornò al terminal, dove c’era il banco della frutta rovesciato. Una bambina stava tentando di raccogliere dei manghi e alcune piccole banane, ma li cercava a tentoni, allungando le mani e tastando più volte il pavimento: era cieca! La bimba piangeva piano, cercando di trattenere i singhiozzi, mentre le lacrime le bagnavano il visetto addolorato. Intorno, il fiume delle persone scorreva senza fermarsi.

L’uomo rimise in piedi il banco e poi s’inginocchiò vicino a lei e l’aiutò a rimettere i frutti nelle ceste. Molti però si erano ammaccati, così il catechista mise tra le mani della bimba cinquanta euro e le disse con dolcezza: “Perdonaci e compra altra frutta”. Poi le allungò una carezza: la bambina sorrise e annuì. L’uomo le strinse la manina e si allontanò.

Dopo pochi passi, sentì la vocina esitante della piccola: “Signore!”. “Che c’è?” disse l’uomo girandosi e incontrò due occhioni brillanti ma vuoti che lo cercavano senza vederlo: “Sei tu … sei tu Gesù?” disse la bambina e poiché l’uomo non rispondeva aggiunse: “Vero?” Aveva l’espressione del viso trasfigurata dalla speranza e un sorriso appena accennato che aspettava una conferma per esplodere in una risata. L’uomo s’immobilizzò, poi sentì il cuore che si colmava di lacrime e allora si riavvicinò alla piccola, la strinse in un abbraccio premuroso, delicato, senza fretta e se ne andò piano piano. La bambina era felice e rideva come se cantasse: aveva avuto la sua conferma!

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Avremo quindi la stessa dolcezza e la stessa sua determinazione

Questa è proprio la nostra storia: noi siamo chiamati a prestare le mani e la voce al Signore.

CHE COSA FARE?

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Quando accarezzeremo con amore un bambino con disabilità noi alzeremo con le nostre mani questo volto; quando baceremo il viso di una bambina con disabilità, noi baceremo questo volto: non dimentichiamolo!

CHE COSA FARE?

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TOMMASO.

Quali strategie? Vedi il materiale per la riappropriazione nel post.

CHE COSA FARE?

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CHE COSA FARE?

Comunicazione in assemblea delle strategie suggerite per aiutare le maestre protagoniste della storia.

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APPENDICE

REGOLE

PER SEMPLIFICARE

E

SCHEMATIZZARE

I TESTI

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Esempio - Dal sussidio, primo anno

Maria di Magdala stava vicino al sepolcro e piangeva.

Si voltò indietro e vide Gesù, in piedi, senza sapere che era Gesù.

Gesù le disse: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”

Lei pensò che fosse il custode del giardino e gli disse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove hai messo il corpo di Gesù e io andrò a prenderlo”.

Gesù le disse: “Maria!”

Lei si voltò e rispose: “Maestro mio!”

Allora Maria andò ad annunciare ai discepoli: “Ho visto il Signore!”

Coniughiamo i verbi al presente storico e spieghiamo brevemente il ruolo dei personaggi; aumentiamo i punti fermi.

Maria di Magdala, l’amica di Gesù, sta vicina alla tomba di Gesù e piange. Arriva Gesù. Gesù è vivo. Maria vede Gesù, ma non riconosce Gesù.

Eliminiamo i pronomi

Gesù dice a Maria : “Donna, piangi? Cerchi una persona?”

Eliminiamo le parole difficili e i rapporti di subordinazione e abbreviamo le frasi.

Maria dice: “Signore, voglio il corpo di Gesù!”. Gesù dice a Maria: “Maria!”

Esplicitiamo le informazioni implicite

Maria si gira verso Gesù, vede Gesù e dice: “Maestro mio!” Poi Maria va dagli amici di Gesù e racconta: “Gesù è vivo!”

Testo semplificato

Maria di Magdala, l’amica di Gesù, sta vicina alla tomba di Gesù e piange.

Arriva Gesù. Gesù è vivo. Maria vede Gesù, ma non riconosce Gesù.

Gesù è in piedi.

Gesù dice a Maria: «Donna, piangi? Cerchi una persona?»

Maria dice: «Signore, voglio il corpo di Gesù!»

Gesù chiama Maria: «Maria!»

Maria si gira, vede Gesù e dice: «Maestro mio!»

Poi Maria va dagli amici di Gesù e racconta: «Il Signore Gesù è vivo!»

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