CORSO PER ASSISTENTI SCOLASTICI parte 2
DOCENTE: FURLAN FRANCESCO
POSIZIONAMENTO E RITIRO DELLA PADELLA
OBIETTIVI
Soddisfare il bisogno di eliminazione nella persona che non
deambula e non può recarsi al wc igiene della persona.
Promuovere e mantenere le capacità funzionali della persona non autonoma.
Mantenere la cute integra.
TIPOLOGIA DI DISABILI:
Immobilizzazione totale e parziale.
MATERIALE OCCORRENTE
Indumenti del disabile.
Padella.
Guanti monouso non sterili.
Carta igienica.
Materiale per l’igiene intima.
Materiale per la prevenzione e cura lesioni da decubito.
Telini assorbenti monouso.
Decontaminante alcolico (alcoolgel).
Bidoni smaltimento rifiuti .
TECNICA DI ESECUZIONE
Salutare e presentarsi.
Curare il microclima.
Rispettare la privacy.
Informare sulla procedura.
Valutare ,osservare e collaborare con il collega.
Relazionarsi con empatia ed ascolto.
Igienizzare le mani ed indossare i guanti.
Posizionare il letto.
Movimentare il disabile dalla carrozzina al lettino
Se il disabile può sollevare il bacino, inserire rapidamente la padella.
Se non può sollevare il bacino, ruotarlo sul fianco, appoggiando la padella contro i glutei mantenendola ferma mentre si fa ruotare l’assistito.
Se lo desidera, o è indicato, posizionare una protezione per ridurre l’attrito con la padella.
Coprire il disabile, preparare la carta igienica e l’occorrente per il lavaggio
delle mani, lasciare il tempo necessario al disabile per l’evacuazione.
Togliersi i guanti.
Igienizzare le mani.
Quando l’assistito ha terminato, indossare i guanti, chiedere di flettere le ginocchia e sollevare i glutei, in alternativa, aiutare l’assistito a girarsi sul fianco e tenendo la padella ferma rimuoverla.
Togliere il guanto, igienizzare le mani.
Indossare i guanti ed eseguire una igiene intima.
Una volta terminata ,posizionare il paziente in carrozzina .
Svuotare la padella nel wc e igienizzarla.
Ripristinare il letto e l’unità.
Igienizzare le mani.
Ripristinare il microclima.
Salutare.
Riordino del materiale.
Igienizzare le mani.
Registrare e riferire.
COMUNICAZIONI AL FAMILIARE
Caratteristiche delle feci e urine.
Eventuali dolori o bruciori.
Presenza irritazioni, rossori, lesioni da decubito.
POSIZIONAMENTO E RITIRO DEL PAPPAGALLO
OBIETTIVI
Rispondere al bisogno di eliminazione di urine del disabile continente di sesso maschile.
TIPOLOGIA:
Quando il disabile non può essere posizionato e accompagnato al wc.
MATERIALE OCCORRENTE
Materiale preposto.
Guanti non sterili monouso.
Asciugamani.
Pappagallo.
Carta igienica.
Decontaminante alcolico.
TECNICA DI ESECUZIONE
Salutare , chiedere la collaborazione.
Curare il microclima.
Rispettare la privacy.
Informare sulla procedura.
Valutare, osservare e collaborare con il collega.
Relazionarsi con empatia ed ascolto.
Igienizzare le mani ed indossare i guanti.
Posizionare il disabile.
Se il disabile è in grado di collaborare , spiegare le modalità per l’utilizzo del pappagallo.
Consegnare la carta igienica.
Fornire il materiale per l’igiene delle mani.
Se l’assistito non è autosufficiente o allettato mettere in posizione
semiseduta o in posizione più consona per facilitare l’eliminazione.
Posizionare pappagallo.
Coprire l’assistito e invitarlo ad urinare.
Terminato l’atto , indossare i guanti, rimuovere l’ausilio e se necessita , eseguire l’igiene intima e il lavaggio delle mani della persona .
Togliersi i guanti.
Igienizzare le mani.
Svuotare e igienizzare il pappagallo,
COMUNICAZIONI AL FAMILIARE
Caratteristiche urine.
Eventuale dolore o bruciore durante la minzione.
CURE IGIENICHE IN BAGNO
OBIETTIVI
Stimolare/aiutare la persona a mantenere e/o raggiungere una maggiore
autonomia nell’igiene quotidiana.
INDICAZIONI
Stimolare il disabile ad agire in autonomia.
Stimolare la relazione con la persona.
Rispettare le sue abitudini e metterlo in sicurezza.
Provvedere all’igiene dell’assistito.
MATERIALE OCCORRENTE
Privilegiare, quando disponibile, il materiale della persona:
Sapone liquido, spazzolino da denti e dentifricio, bicchiere, pettine, spazzola, crema, etc.
Salviette e asciugamani.
Guanti monouso.
Biancheria personale per il cambio se necessario.
Sacco di raccolta per la biancheria sporca.
Sedia o sgabello.
TECNICA DI ESECUZIONE
Informare il disabile.
Lavarsi le mani.
Indossare i guanti monouso.
Alzare il paziente e accompagnarlo in bagno dopo aver controllato il
microclima.
Farlo sedere sulla sedia dopo averla protetta con una traversa, davanti al lavandino o sistemarlo bene se è in carrozzina.
Lasciare che l’assistito faccia tutto ciò che riesce a fare da solo, aiutandolo e, all’occorrenza, vigilando sulla sua sicurezza; se possibile,
salvo controindicazioni, rispettare le sue abitudini
collaborare col paziente all’igiene di viso (orecchie, occhi, naso),denti,
collo, mani, ascelle,torace ed eventuali parti del corpo da igienizzare se necessario.
Fargli indossare la biancheria scelta e aiutandolo se necessario.
Quando l’assistito finisce, aiutarlo a raccogliere le proprie cose dal bagno.
Rimuovere i guanti e lavarsi le mani.
Riaccompagnare l’assistito .
Rindossare i guanti, smaltire il materiale sporco, pulire e riassettare gli spazi, togliere i guanti e lavarsi le mani.
LAVAGGIO DELLE MANI e DEL VISO AL DISABILE
OBIETTIVI
Prevenire infezioni ed infiammazioni.
Mantenere una adeguata igiene personale.
Garantire il benessere psico-fisico.
Aumento dell’autostima.
Educare l’assistito e/o i suoi familiari sulle modalità dell’effettuazione
delle cure igieniche
Mantenimento delle capacità residue.
INDICAZIONI:
Procedura da effettuare a tutti gli assistiti parzialmente e totalmente
dipendenti , al mattino, prima e
dopo i pasti ed al bisogno.
Se non si riesce costantemente a svolgere il lavaggio delle mani sociali, si può utilizzare l’alcoolgel.
MATERIALE OCCORRENTE
Su un carrello o mobiletto pulito
( utilizzare in preferenza il materiale dell’assistito per cio’
che e’ disponibile):
catino o lavandino
bricco con acqua tiepida
spazzolino per unghie morbido e monouso
guanti monouso non sterili
telino
asciugamano
sapone detergente
crema idratante
TECNICA DI ESECUZIONE:
Si ricorda di stimolare le capacità residue dell’assistito e sostituirsi a lui solo nel caso non sia collaborante:
informare l’assistito
lavarsi le mani
mettersi i guanti monouso
bagnare le mani
insaponare le mani e spazzolare le unghie
lavare il viso all’ospite con acqua tiepida.
risciacquarle scrupolosamente
asciugarle accuratamente e limarle.
applicare la crema idratante se necessario
riordinare il materiale
togliersi i guanti
lavarsi le mani
L’IGIENE ORALE ALLA PERSONA DISABILE
L'igiene orale rientra tra le pratiche di cura personale ripetute con maggiore frequenza durante la giornata e la bocca è una parte del corpo estremamente sensibile che, fin dalle prime fasi della vita, consente non solo di nutrirsi, ma di comunicare e di entrare in relazione con l'esterno.
È per questi motivi che l'igiene orale assistita, rappresenta un momento di forte contatto tra la persona disabile e chi lo assiste , un approccio adeguato deve consentire l'instaurarsi di un rapporto di fiducia tra i due attori del processo, favorendo la massima collaborazione possibile.
A tal fine è importante considerare i seguenti aspetti:
- L'ambiente in cui viene effettuata l'igiene orale: è consigliabile effettuare l'igiene orale in un luogo tranquillo, privo di distrazioni; preferibilmente deve essere sempre lo stesso ambiente, predisposto in modo da rispondere alle esigenze di spazio di cui si necessita (esempio, l'altezza del lavabo);
- La comunicazione non verbale: è importante fare attenzione al tono della voce, che deve favorire il mantenimento di un clima sereno anche di fronte a difficoltà o a scarsa collaborazione;
- La familiarizzazione con le fasi e le manovre dell'igiene orale: per poter effettuare una pulizia dei denti efficace, che consenta di rimuovere la placca anche nelle parti meno accessibili dei denti (denti posteriori e superfici interne dei denti), è necessario favorire, nel tempo, la familiarizzazione della persona con le varie fasi e le singole manovre di igiene orale.
In una persona che vive una condizione di disabilità, le manovre di igiene orale possono presentarsi più o meno complesse, sia se praticate in modo autonomo che assistito a causa di:
- Limitata apertura della bocca;
- Difficoltà a mantenere la posizione eretta del capo, e degli spasmi muscolari diffusi;
- Atteggiamenti di scarsa o assente collaborazione.
Tali difficoltà conducono la persona stessa o il caregiver a trascurare l'igiene orale o a limitarsi ad una pulizia dei denti superficiale e quindi poco efficace.
La persona, a seconda del suo grado di disabilità, rispetto all'igiene orale può essere:
- Completamente autonoma;
- Parzialmente autonoma;
- Totalmente dipendente.
PERSONA COMPLETAMENTE AUTONOMA
Per completa autonomia si intende che la persona può compiere efficacemente i movimenti necessari per la pulizia dei denti ed è autonomamente motivata a lavarli dopo ogni pasto.
In questo caso è importante:
- Favorire il coinvolgimento e la responsabilizzazione rispetto all'importanza dell'igiene orale quotidiana;
- Rafforzare le conoscenze circa la corretta tecnica di spazzolamento;
- Consigliare la detersione secondo schemi sequenziali delle superfici degli elementi dentari da ripetersi sistematicamente e per ogni arcata, iniziando, per esempio dalle superfici esterne dei denti superiori ed inferiori per poi pulire le superfici interne ed infine, quelle masticatorie.
Inizialmente alcune manovre di igiene orale possono richiedere una guida fisica totale da parte del caregiver; successivamente tale guida si potrà ridurre esercitando, ad esempio, pressioni sempre minori e lasciando l'impugnatura dello spazzolino per spostare il punto d'appoggio dalla mano, al polso, all'avambraccio, fino all'autonomia totale.
Sequenza dello spazzolamento dei denti:
- Spazzolare le superfici esterne dei denti superiori e poi di quelli inferiori;
- Spazzolare le superfici interne dei denti superiori;
- Spazzolare le superfici interne dei denti inferiori;
- Per ultime spazzolare le superfici di masticazione dei denti superiori e di quelli inferiori.
PERSONA PARZIALMENTE AUTONOMA
Ciò vuol dire che ha bisogno di assistenza durante l'igiene orale poiché non riesce a compiere agevolmente alcuni movimenti e/o deve essere fortemente motivata e seguita.
In questo caso il caregiver deve:
- Incoraggiare l'uso dello spazzolino sostenendo la persona nelle manovre più complesse; a tal fine il caregiver può collocarsi alle spalle della persona e, cingendo la testa con il braccio, può guidarne la mano per eseguire il movimento corretto di spazzolamento dei denti;
- Verificare l'efficacia dell'igiene orale controllando che siano state pulite le superfici di tutti i denti.
PERSONA TOTALMENTE DIPENDENTE
In questo caso occorre offrire assistenza completa per la pulizia dei denti che viene effettuata direttamente dal caregiver, anche con l'ausilio dell'apribocca.
In questo caso occorre:
- Ricercare la posizione più comoda, in funzione delle esigenze della persona;
- Se la bocca si apre con difficoltà è possibile utilizzare un apribocca, che consente di tenere aperta la bocca e di completare la pulizia da un lato per poi spostare l'apribocca dal lato opposto.
In alcuni casi può essere utile l'intervento di due persone per assistere il disabile durante le manovre di igiene orale.
L’IGIENE DEGLI OCCHI
Gli occhi sono naturalmente puliti dalle lacrime e dal battito delle palpebre; l’igiene quotidiana deve comunque comprendere anche la loro detersione, al fine di prevenire fastidiose controindicazioni.
Per eseguire l’igiene degli occhi si preparerà il materiale occorrente:
guanti monouso;
garze pulite;
soluzione fisiologica;
catino; o nel lavandino
telo protettivo/asciugamano.
Una volta identificato il paziente e garantita la privacy, si procede all’esecuzione dell’igiene degli occhi:
effettua l’igiene delle mani;
informa il disabile sulla manovra che andrà ad eseguire;
scalda la soluzione fisiologica immergendo il flacone ancora chiuso in acqua a temperatura di 37° per alcuni minuti;
solleva la testata del lettino se possibile;
posiziona il disabile in maniera confortevole e favorevole alla procedura (supina, con il capo leggermente iperesteso all’indietro sorretto da cuscini e/o presidi idonei);
indossa i guanti monouso;
inumidisce una garza con soluzione fisiologica e la avvolge intorno alle dita a formare una manopola;
nel caso di secrezioni incrostate, posiziona sull’occhio in questione una garza imbevuta di soluzione fisiologica tiepida e la mantiene in sede per qualche minuto, al fine di ammorbidire le secrezioni e poter procedere all’igiene classica;
pulisce gli occhi procedendo dall’interno verso l’esterno, usando un angolo diverso della manopola per ciascun occhio e non tornando mai indietro al fine di evitare la trasmissione di eventuali microrganismi;
L’IGIENE DEL NASO
Il naso umidifica l’aria inalata e previene l’ingresso di materiale indesiderato nel tratto respiratorio. L’accumulo di secrezioni può alterare le funzioni nasali e, di conseguenza, quelle respiratorie. Ecco che, in caso di un disabile che non è in grado di soffiarsi il naso, l’intervento del personale può risultare fondamentale.
Per eseguire l’igiene del naso si preparerà il materiale occorrente:
garze pulite;
guanti monouso;
soluzione fisiologica;
fazzoletti di carta;
Catino o al lavabo se è in carrozzina;
telo protettivo.
Una volta identificato il paziente e garantita la privacy, si procede all’esecuzione dell’igiene:
effettua l’igiene delle mani;
informa il paziente sulla manovra che andrà ad eseguire;
scalda la soluzione fisiologica immergendo il flacone ancora chiuso in acqua a temperatura di 37° per alcuni minuti;
solleva la testata del letto avendo cura di alzare la sponda controlaterale al lato dal quale opera;
posiziona il paziente in maniera confortevole e favorevole alla procedura (supina, con il capo leggermente iperesteso all’indietro sorretto da cuscini e/o presidi idonei);
indossa i guanti monouso;
arrotola a forma di cono una garza e ne inumidisce la punta;
inserisce delicatamente la garza all’interno della narice ed effettua dei movimenti rotatori;
ripete l’azione per l’altra narice e più volte, se necessario;
prevede la possibilità che il disabile starnutisca come riflesso a queste manovre;
riposiziona il disabile in modo confortevole e riavvicina ad esso il sistema di chiamata;
riordina e ripristina il materiale utilizzato.
Durante l’igiene del naso si osserverà e trasmetterà al familiare fattori quali:
lo stato di coscienza dell’assistito;
i comportamenti dell’assistito (collaborativi o meno);
eccessiva secchezza delle cavità nasali;
eventuale presenza di epistassi (perdita di sangue dal naso);
eventuale presenza di croste e/o lesioni;
colore e odore delle secrezioni.
L’IGIENE DELLE ORECCHIE
Mantenere pulite le orecchie è necessario al fine di preservare l’udito e di evitare complicanze problematiche. Delle orecchie vanno puliti il padiglione auricolare e il canale uditivo esterno, all’interno del quale non vanno introdotti oggetti che potrebbero provocare lesioni molto pericolose (no all’uso del classico bastoncino con punta cotonata).
Per eseguire l’igiene delle orecchie si preparerà il materiale occorrente:
garze pulite;
guanti monouso;
Catino o lavabo;
soluzione fisiologica.
Una volta identificato il disabile e garantita la privacy, si procede all’esecuzione dell’igiene:
effettua l’igiene delle mani;
informa il paziente sulla manovra che andrà ad eseguire;
scalda la soluzione fisiologica immergendo il flacone ancora chiuso in acqua a temperatura di 37° per alcuni minuti;
posiziona il paziente in decubito laterale, avendo cura di alzare la sponda controlaterale al lato dal quale opera;
inumidita e arrotolata su sé stessa la garza, tiene il padiglione auricolare dell’adulto leggermente tirato in senso latero-posteriore;
procede alla pulizia con movimenti rotatori ed esegue le stesse manovre per l’altro orecchio;
riposiziona il disabile in modo confortevole e riavvicina ad esso il sistema di chiamata;
riordina e ripristina il materiale utilizzato.
Durante l’igiene delle orecchie si osserverà e trasmetterà al familiare fattori quali:
lo stato di coscienza dell’assistito;
i comportamenti dell’assistito (collaborativi o meno);
eventuale presenza di sanguinamento;
eventuale presenza di lesioni, arrossamenti, secrezioni anomale;
eventuale presenza di dolore o prurito riferiti dall’assistito.
GESTIONE DELLA PROTESI AURICOLARE:
Come è fatta una protesi auricolare?
una parte centrale, che si posiziona dietro l'orecchio,un ricevitore (o chiocciola), che entra nell'orecchio.
Entrambe le componenti necessitano di cure e attenzioni.
Il corpo dell'apparecchio ospita la batteria che va correttamente inserita, affinché possa funzionare.
Per verificare che sia nel verso giusto, è possibile fare un test coprendo con una mano l'auricolare.
Se questi fischia allora siamo in presenza del normale "effetto Larsen" e sta ad indicare che la batteria è presente e carica. A questo punto, l'apparecchio può essere inserito nell'orecchio dell'assistito.
Allo stesso modo, quando l'auricolare viene rimosso, bisogna spegnerlo e aprire lo scomparto della batteria per evitare che si formi umidità.
parte del ricevitore invece è più a rischio. Ossia, essendo posizionato in un ambiente ostile, dentro all'orecchio, in presenza di cerume, secrezioni e condensa, potrebbe danneggiarsi più facilmente. Va dunque pulito più spesso
I principali passaggi per una corretta igiene sono:
pulire quotidianamente con una salvietta asciutta il filtro paracerume, che è una parte bianca, molto piccola, posta alla fine del ricevitore e, in alcuni modelli, anche del microfono. Si tratta di una sagoma che quando diventa troppo vecchia va sostituita
Non lasciare mai l'apparecchio in ambienti umidi, come il bagno o a diretto contatto con fonti di calore, come i termosifoni
Non immergere mai la protesi in acqua
Non usare alcol per la tersione
Non pulire con oggetti appuntiti
Queste piccole attenzioni riducono senz'altro la proliferazione di germi all'interno dell'apparecchio e quindi la comparsa di probabili infezioni dell'orecchio.
SOSTITUZIONE DI UNA MAGLIA A UN PAZIENTE STESO��-informare il disabile dell’ azione che si andrà a compiere�-porsi ai lati del letto all’altezza del torace del paziente� -sostenere il paziente afferrandolo sotto le ascelle�-mantenere una mano dietro la nuca del paziente per sostenerla�
- portare i lembi della maglia dalla schiena della persona in avanti�-stendere il paziente sul letto�-afferrare il bordo delle maniche e sfilare l’indumento�-passare la mano dentro una manica nell’ indumento pulito�- afferrare delicatamente il paziente sotto le ascelle ,sollevarlo e sistemare gli indumenti dietro la schiena�
INTRODUZIONE DI UNA MAGLIA A UN DISABILE CON ARTO INGESSATO O COMPROMESSO:��-informare l’ospite dell’ azione che si andrà a compiere�-porsi ai lati del letto o della sedia del paziente� -infilare la manica della maglia nel braccio danneggiato dell’ ospite�-passare delicatamente la maglia nel capo della persona�infilare la manica nel braccio sano della persona�sistemare l’ indumento.�Fondamentale è coinvolgere l’ ospite a compiere l’ azione il più in autonomia possibile, evitare movimenti bruschi, eseguendo l’operazione delicatamente�Per la svestizione eseguire la manovra inversa, partendo cioè dal lato sano.�
ASSITENZA ALLA PERSONA CIECA
Accompagnare un non vedente durante le attività quotidiane non è un compito che può essere improvvisato. In questo post raccogliamo le principali regole da seguire per favorire l’approccio iniziale con la persona assistita e per guidarla in modo corretto su una strada piana, su una scala, in bagno o negli ambienti scolastici.
L’approccio iniziale
Qui sotto ti proponiamo 5 regole da seguire per facilitare l’approccio iniziale con la persona non vedente:
1. ogni giorno, quando arrivi dalla persona non vedente che stai assistendo, assicurati di presentarti dicendo il tuo nome e il tuo cognome;
2. quando ti rivolgi alla persona non vedente, soprattutto mentre siete in compagnia di qualcuno, avvisala sempre chiamandola per nome;
3. chiedi alla persona che stai seguendo come preferisce che tu gli descriva i luoghi e le situazioni;
4. non sostituirti mai alla persona non vedente nelle occasioni di socializzazione o relazione;
5. mantieni sempre il contatto con la persona. Se hai la necessità di spostarti (ad esempio per andare al bagno), comunicaglielo e scegliete insieme tempistiche e modalità.
Dove posizionarti mentre camminate?
Prima di iniziare a camminare, posizionati a fianco della persona e leggermente davanti e invitala ad afferrare il tuo braccio. Se incontrate una scala, una porta o l’entrata di un mezzo pubblico, spostati davanti alla persona, avvisala e spiegale come deve muoversi per non cadere o non sbattere contro eventuali barriere architettoniche.
La presa di base per guidare la persona
La persona non vedente deve afferrare il tuo braccio circa 2 cm sopra l’articolazione del gomito, mantenendo il pollice verso la parte esterna e le altre dita all’interno del braccio. Il braccio e l’avambraccio della persona devono formare 90° durante tutto il tragitto.
Assicurati di camminare a fianco della persona, ma mezzo passo più avanti a lei, questa posizione riduce il rischio di inciampare e ti facilita il compito di proteggere il tuo assistito da eventuali ostacoli.
Quando lo si deve accompagnare in bagno, guidarlo sino al wc, fargli sentire con la mano il maniglione apposito e guidarlo in base alle sue autonomie.
Vedrete chela persona cieca saprà una volta imparato gestirsi in autonomia.
PARTIAMO DAL CONCETTO DI AUTONOMIA:
Per autonomia si intende la condizione caratterizzata sia dalla possibilità di svolgere le comuni Attività della Vita Quotidiana (comunemente indicate con l’acronimo ADL), sia dalla capacità di gestire e organizzare le varie situazioni che si succedono nel corso della vita.
Obbiettivo del personale scolastico è quello di ricondurre la persona disabile alla massima autonomia possibile, tenendo conto dell’età, della patologia, della prognosi e del contesto socio-ambientale.�
LA MOVIMENTAZIONE DEI DISABILI
PROCEDURE RELATIVE ALLA CORRETTA ESECUZIONE DI AZIONI DI MOVIMENTAZIONE DEI DISABILI
�Prima di parlare delle singole procedure è necessario identificare la disabilità del paziente, perché questo porta a muoversi con metodiche diverse. �DISABILE non collaborante �Per paziente non collaborante si intende il paziente che non può aiutare il movimento né con gli arti superiori né con gli arti inferiori (es.: tetraparetico, anziano allettato, paziente in anestesia generale, in coma, paziente che oppone resistenza alla mobilizzazione ��
DISABILI parzialmente collaborante �Per pazienti parzialmente collaboranti si intendono i pazienti che possono sfruttare una residua capacità di movimento come ad esempio:emiplegico, paraplegico,paziente in fase di recupero funzionale
PRESE CORRETTE PER IL RIPOSIZIONAMENTO IN CARROZZINA DELLA PERSONA DISABILE�Durante l’esecuzione di una movimentazione è essenziale utilizzare delle prese corrette sul paziente. Devono essere a mano avvolgente, sicure e possibilmente su segmenti fissi. Sugli arti devono essere di sostegno e preferibilmente prossimali, sul tronco devono essere effettuate sui cingoli scapolo/omerale.�
MOBILIZZAZIONE DEL DISABILE NON COLLABORANTE �IN UN LETTINO.
� ROTAZIONE IN DECUBITO LATERALE �* per pazienti particolarmente pesanti sono necessari 2 operatori �* suddividere l’operazione in diverse sequenze posturali �* l’operatore amplia la base d’appoggio e flette le ginocchia ��Cosa fare: �*Posizionare il paziente con le gambe incrociate e mani sull’addome; �* Effettuare la rotazione del paziente mantenendo un piede avanti ed uno dietro, flettere le ginocchia, afferrare il paziente al bacino e dietro la spalla
Cosa non fare: �*non tenere le gambe dritte ed unite �* non flettere solo la schiena �*non afferrare il braccio del paziente��
PASSAGGIO LETTO – CARROZZINA PER DISABILE NON COLLABORANTE��Questo trasferimento va eseguito prioritariamente con sollevatore, ove non è presente sono necessari almeno 2 operatori . �La carrozzina deve avere i braccioli estraibili e lo schienale basso. �Il paziente non deve essere afferrato sotto le ascelle. �L’operatore deve evitare di flettere e/o ruotare la schiena. �Il trasferimento va scomposto in più fasi: �
I^ FASE mettere paziente seduto �II^FASE un operatore si posiziona dietro il paziente ed effettua da solo la presa crociata tenendo un ginocchio sul letto. �- OPERATORE A sostiene il paziente posizionandosi dietro la sua schiena, appoggia un ginocchio sul letto ed effettua da solo una presa crociata �- OPERATORE B posiziona la carrozzina accanto al letto, dopo aver estratto il bracciolo dal lato letto. Si posiziona di fronte al paziente afferrandone gli arti inferiori sotto le ginocchia. ��La spinta verso la carrozzina viene effettuata in modo sincrono sfruttando la forza degli arti inferiori.
Raccomandazioni: �Nell’esecuzione delle operazioni di movimentazione avere cura di mantenere le ginocchia flesse e la schiena dritta, per evitare di sovraccaricare il rachide. �E’ necessaria la presenza di due operatori . ��Step 1 �Sistemare la carrozzina vicino al letto, togliendo il bracciolo estraibile corrispondente al lato del letto. La carrozzina deve essere frenata. �Step 2 �I due operatori si posizionano uno all’altezza delle gambe del disabile, l’altro all’altezza della testa.
Step3
Far mettere il disabile a braccia conserte e portarlo il in posizione semiseduta sul letto�
Step 4
L’operatore posto all’altezza della testa poggia il ginocchio sul letto in modo da poter cingere da dietro il paziente ed� effettuare la presa crociata (infilando le braccia sotto le ascelle e afferrando le braccia del disabile).�
Step 5
L’altro operatore afferra le gambe del disabile all’altezza delle ginocchia. ��
Step 6
Entrambe gli operatori all’unisono sollevano il disabile e lo portano sulla carrozzina �
PASSAGGIO CARROZZINA /LETTINO��I^ FASE posizionamento sul letto dei piedi del disabile �II^FASE stessa presa e movimenti degli operatori indicati per il trasferimento letto/carrozzina. ��TRASFERIMENTO �1° OPERATORE A solleva il disabile facendo leva sul ginocchio appoggiato sul letto �2°OPERATORE B piegandosi sulle ginocchia sostiene gli arti inferiori delle ginocchia del paziente�
PROCEDURA PER IL TRASFERIMENTO MANUALE DEL DISABILE PARZIALMENTE COLLABORANTE DAL LETTO ALLA CARROZZINA.��Per eseguire questo spostamento è sufficiente un operatore. �E’ necessario un secondo operatore solo per posizionare in tempi coordinati la carrozzina dal lato sano del paziente. ��Scomporre lo spostamento in 3 fasi: ��
I FASE posizionare la carrozzina e poi il paziente da supino a seduto sul letto, gambe fuori dal letto. ��II FASE da seduto sul letto (gambe fuori) a seduto sul bordo del letto. ��III FASE da bordo del letto a stazione eretta poi a sedere in carrozzina guidando il movimento con la cintura con maniglie o disco
- Nell’esecuzione delle operazioni di movimentazione avere cura di mantenere le ginocchia flesse e la schiena dritta, per evitare di sovraccaricare il rachide. �- La manovra può essere effettuata da 1 operatore . �Step 1 �Sistemare la carrozzina/comoda accanto al letto. La manovra risulterà più agevole posizionando la carrozzina in modo da formare con il letto un angolo di circa 30 ° . La carrozzina deve essere frenata. �
Step 2
Spiegare al paziente come lo porteremo sulla carrozzina e come dovrà collaborare con noi. �Step 3 �Aiutare il paziente a mettersi in posizione seduta sul letto, portandone fuori dal letto le gambe ��
Step 4
Invitare il paziente ad afferrare il bracciolo più lontano della carrozzina
Step 5
Avvicinarsi al paziente poggiando le proprie ginocchia contro quelle del paziente , in modo da sostenere i piedi quando toccheranno il pavimento. �
Step 6
Sostenere il paziente ponendo le braccia al di sotto delle ascelle. ��
Step 7
Il paziente poggia i piedi , si fa forza con la mano poggiata sulla carrozzina mentre noi ne guidiamo il movimento e lo portiamo a sedersi sulla carrozzina. ���
POSIZIONAMENTO IN CARROZZINA DEL DISABILE SE E’ SCIVOLATO DALLA CARROZZINA�Se il paziente seduto in carrozzina è scivolato in avanti: �NON afferrarlo sotto le ascelle �NON eseguire da soli questo spostamento perché può essere pericoloso per il paziente e per la schiena dell’operatore.�
OPERATORE A �- afferra gli arti superiori del paziente con presa crociata �- appoggia un ginocchio dietro lo schienale mantenendolo piegato �- solleva di poco il paziente mentre… �OPERATORE B �- afferra le ginocchia del paziente in posizione accovacciata �- spinge il bacino del paziente verso lo schienale. �
GLI AUSILI
Gli ausili, in quanto compenso, facilitazione o sostituzione di una funzione, rivestono un ruolo rilevante in questo ambito.
Gli ausili servono per:
*compensare le limitazioni funzionali
*facilitare la vita indipendente
*superare le barriere esistenti dell’ambiente
*fare esprimere appieno le potenzialità delle persone
Ausili per la mobilità
Si dividono in:
. presidi per la deambulazione: sono ausili che permettono di migliorare l'equilibrio statico del soggetto con impossibilità o difficoltà di deambulazione. In questa categoria rientrano i bastoni, le stampelle, i tripodi, i quadripodi, i diversi deambulatori (articolati o fissi, con ruote e/o puntali).
. presidi per la stabilizzazione: si tratta di ausili che consentono il raggiungimento e il mantenimento della posizione eretta. Ci sono stabilizzatori, detti anche standing, per la statica in postura prona, eretta e supina.
. carrozzine: sono presidi che permettono gli spostamenti, autonomi e non, quando la deambulazione è gravemente compromessa o non risulta possibile. Appartengono a questa categoria i seggioloni, i passeggini e le carrozzine vere e proprie, di tipo manuale o elettronico.
Sistemi di postura e antidecubito
. Sono sistemi di postura e antidecubito: gli ausili che permettono alla persona disabile di mantenere una posizione nel modo più confortevole e corretto possibile. Si tratta di schienali, cuscini e materassi particolari. Gli ausili per la postura sono realizzati con materiali concepiti per prevenire le piaghe da decubito, attraverso opportuni accorgimenti nell'utilizzo dei materiali e nella progettazione della forma.
. Ausili per i trasferimenti: una vasta gamma di ausili tecnici è disponibile per agevolare i numerosi trasferimenti, in autonomia o assistiti, che si rendono necessari nella vita quotidiana: dalla carrozzina al letto, al wc o al bidet, alla vasca o alla doccia, all'auto e viceversa.
Nella categoria rientrano:
§ piedistalli e dischi girevoli
§ supporti e maniglioni
§ tavolette
§ teli scorrevoli
§sollevatori manuali ed elettrici, fissi e mobili
§ dispositivi per il caricamento e lo scaricamento della carrozzina in auto.
LA CARROZZINA PIEGHEVOLE:
�Questo importante ausilio serve per trasferire i pazienti che non sono in grado di deambulare autonomamente. Viene prescritta tenendo conto delle capacità funzionali residue del paziente, presenta le seguenti caratteristiche:
braccioli estraibili o ribaltabili, poggiapiedi estraibili o ripiegabili, schienale non ingombrante, ruote piroettanti, ben frenabili, buono stato di manutenzione e manovrabilità.
SEGGIOLONE ORMESA
Questo importante ausilio serve per i disabili che non hanno il controllo del busto, fa mantenere una buona postura e mantiene il disabile in sicurezza.
CARROZZINA POSTURALE
Personalizzata dal fisiatra in base alle caratteristiche del disabile
CARROZZINA ELETTRICA
Personalizzata dal fisiatra in base alle caratteristiche del disabile , permette alla persona di muoversi liberamente
in autonomia
IL SOLLEVATORE PASSIVO�Sono l’ausilio fondamentale per la movimentazione di pazienti gravi (non collaboranti) o pesanti. Possono essere: a carrello mobile, dotati di una base a braccia divaricanti, per potersi adattare alle dimensioni delle carrozzine e di un braccio di sollevamento. Possono essere oleodinamici o elettrici monofunzionali o multifunzionali necessitando in questo caso degli accessori appropriati ovvero barelle o imbracature appropriate.��
TRASFERIMENTO DI UN OSPITE CON L’UTILIZZO DEL SOLLEVATORE PASSIVO�1° OPERATORE A solleva il paziente facendo leva sul ginocchio appoggiato sul letto �2°OPERATORE B piegandosi sulle ginocchia sostiene gli arti inferiori del paziente ��Si deve informare il paziente sulle operazioni da compiere per effettuare i trasferimenti: �* sistemare il sollevatore a fianco del letto �*ruotare il paziente sul fianco �* collocare l’imbracatura sopra il capo,sopra la spalla e distenderla verso la parte sacrale,avendo cura che non superi la base della colonna vertebrale �* ruotare il paziente sull’altro fianco ed estrarre l’imbracatura
* rimettere il paziente supino �* inserire le parti inferiori dell’imbracatura sotto le cosce del paziente ed estrarle poi dall’interno �* posizionare il sollevatore con la base sotto il piano rete del letto e ruota la barra di sollevamento in modo che l’impugnatura per il posizionamento sia rivolta verso gli arti inferiori del paziente �*abbassare orizzontalmente la barra di sollevamento sino alla zona addominale del paziente e procedere all’aggancio dei due punti superiori e inferiori dell’imbracatura �
*afferrare l’imbracatura della barra di sollevamento,ruotarla e posizionare il paziente in asse con il piantone �* trasferire il paziente in zona operativa �* abbassare il paziente sino al sedile,in modo che il bacino vada a contatto con il fondo della seduta sino ad ottenere un allentamento dell’imbracatura nella zona di aggancio �* sganciare l’imbracatura a livello di una spalla, prima da una parte e poi trasferirsi dall’altra parte e completare l’operazione estraendo l’imbracatura. �
SOLLEVATORE ATTIVO�Rappresenta una soluzione di sollevamento intermedia ma molto versatile in quanto consente alla persona di verticalizzarsi sollevandosi ad esempio da una sedia ed essere trasferita in altri ambienti della casa (es. bagno, WC, letto, carrozzine, ecc).Il vantaggio di tale ausilio è certamente quello di agevolare l'assistente nelle importanti operazioni di igiene, pulizia, cambio pannolone, vestizione e svestizione
dell'assistito.L'imbragatura lascia completamente libera la parte posteriore ed è ovviamente molto semplice da indossare e rimuovere.Tutela l’ospite quando non è in grado di compiere delle rotazioni busto/gambe ,durante i passaggi carrozzina/wc carrozzina/letto e viceversa.�
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LE REGOLE D’ORO PER UNA CORRETTA MOVIMENTAZIONE DEL DISABILE� �1.UTILIZZARE ABBIGLIAMENTO ADEGUATO �2.CREARSI LO SPAZIO ADEGUATO �3. VALUTARE LA COLLABORAZIONE DEL PAZIENTE� 4. ALLARGARE LA BASE D’APPOGGIO �5. PIEGARSI SULLE GINOCCHIA �6.MANTENERE LA ZONA LOMBARE IN LIEVE ESTENSIONE (ALLINEAMENTO DEI CORPI VERTEBRALI)�
7. UTILIZZARE GLI ARTI SUPERIORI E INFERIORI AL POSTO DELLA SCHIENA� 8. EVITARE I MOVIMENTI DI ROTAZIONE ED INCLINAZIONE LATERALE �9. TENERE IL PESO VICINO AL CORPO �10. UTILIZZARE PUNTI DI PRESA SPECIFICI� 11. SFRUTTARE IL PESO DEL PROPRIO CORPO �12. SINCRONIA FRA OPERATORI
1. UTILIZZARE ABBIGLIAMENTO ADEGUATO E’ indispensabile durante la movimentazione indossare una divisa comoda che consenta movimenti agevoli e calzature sicure e antiscivolo che abbraccino il piede (possibilmente chiuse o dotate di cinturino alla caviglia) e con plantare anatomico per appoggiarne tutta la superficie e migliorare la base d’appoggio.�
2.CREARSI LO SPAZIO ADEGUATO� Spazi ristretti condizionano la scelta delle posture dell’operatore, l’equilibrio dei movimenti e l’utilizzo di ausili. E’ necessario prima di iniziare la movimentazione al letto regolarne l’altezza e orizzontalizzarne il piano. Prima del trasferimento del paziente dal letto alla carrozzina è altrettanto necessario regolare l’altezza del letto, frenarlo e togliere le sbarre di contenzione. Posizionare la sedia o la carrozzina dal lato più idoneo per il paziente, togliere le pediere e i braccioli. Per lo spostamento con il sollevatore è opportuno spostare sedie, poltrone e comodini che creano ingombro.�
3.VALUTARE LA COLLABORAZIONE DEL PAZIENTE �La valutazione iniziale del paziente è di estrema importanza perché su questo si baserà la scelta del tipo di movimentazione. Stabilire se un paziente “segue” sia dal punto di vista cognitivo che motorio aiuta nella movimentazione. Se il paziente non è collaborante la movimentazione richiederà un numero di operatori più elevato e l’utilizzo di ausili, se il paziente è parzialmente collaborante verrà stimolato a partecipare attivamente allo spostamento con vantaggio per l’operatore che riduce lo sforzo sulla colonna e per il paziente stesso, che sentendosi parte attiva dello spostamento aumenta la propria autostima e autonomia
4. ALLARGARE LA BASE D’ APPOGGIO� Prima d'iniziare il sollevamento o trasferimento del paziente, l'operatore deve posizionarsi con le gambe parallele leggermente divaricate o portando un piede davanti all’altro per aumentare la stabilità e l’equilibrio del proprio corpo.
5. PIEGARSI SULLE GINOCCHIA� Flettere entrambe le ginocchia per abbassare il baricentro permette un miglior equilibrio sia durante le movimentazioni che durante gli interventi di nursing�
6.MANTENERE LA ZONA LOMBARE IN LIEVE ESTENSIONE (ALLINEAMENTO CORPI VERTEBRALI) Durante un’azione di sollevamento, nella quale i corpi vertebrali lavorano in compressione, mantenere il rachide più eretto possibile con la zona lombare in lieve estensione (lordosi fisiologica); si crea così una superficie di contatto più ampia tra ogni vertebra. La contrazione dei glutei e degli addominali consente di mantenere la zona lombare estesa durante la movimentazione o il sollevamento, ampliando maggiormente la superficie a contatto tra vertebra e vertebra e il nucleo polposo al centro, permettendogli così di contrastare le sollecitazioni in compressione.�
7.UTILIZZARE GLI ARTI SUPERIORI E INFERIORI AL POSTO DELLA SCHIENA�Fissando correttamente la zona lombare si utilizzano per gli spostamenti, i sollevamenti e le manovre di nursing gli arti superiori e inferiori. E’ opportuno fare ricorso ai muscoli degli arti inferiori per imprimere la spinta nella direzione del movimento, tenendo i piedi uno davanti all’altro o paralleli.�
8.EVITARE I MOVIMENTI DI ROTAZIONE ED INCLINAZIONE LATERALE �Queste manovre sono da evitare perché carichi asimmetrici o torsioni creano sollecitazioni scorrette sui dischi intervertebrali, pertanto è consigliabile, per eseguire correttamente tali manovre, spostare i piedi nel senso della rotazione facendo un passo avanti o di lato nella direzione dell’inclinazione o della rotazione stessa.�9.TENERE IL PESO VICINO AL CORPO� E’ necessario seguire questa regola anche quando si spostano i pazienti. Quando non è possibile avvicinare all’operatore il peso del paziente, per es. nel caso in cui quest’ultimo si trovi a letto, occorre farlo posizionando un ginocchio sul letto accanto al paziente o perfino salire sul letto, se necessario.�
10.UTILIZZARE PUNTI DI PRESA SPECIFICI �La presa deve essere globale ed avvolgente; il contatto a mano piatta è più stabile ed evita compressioni dolorose. Le prese devono essere sempre prossimali (non si prendono i pazienti per l’ascella o il ginocchio che sono cedevoli ed in più si rischia di causare danni agli stessi). E’ necessario afferrare il paziente sempre dai cingoli scapolare o pelvico in quanto segmenti fissi
11.SFRUTTARE IL PESO DEL PROPRIO CORPO� Durante la verticalizzazione del paziente, la base d’appoggio è costituita dall’insieme operatore + paziente e il baricentro di entrambi deve proiettarsi entro gli appoggi complessivi. In fase dinamica il baricentro del paziente deve proiettarsi il più possibile vicino all’operatore. Solo in questo modo si eviteranno perdite di equilibrio con sbilanciamento del carico che porterebbe a improvvise contrazioni muscolari e sollecitazioni sulla colonna��12.SINCRONIA FRA COLLABORATORI�Sincronismo durante la movimentazione con più operatori (darsi i tempi) concordando preventivamente la manovra da effettuare.
COME DOVREBBE ESSERE UN BAGNO ACCESSIBILE PER DISABILI
Le barriere architettoniche sono purtroppo ancora una realtà con la quale le persone con disabilità si trovano spesso a dover fare i conti. Spesso il “bagno disabili”, non è conforme alle regole, ma vediamo come dovrebbe essere…
PORTA – Per quanto riguarda la porta:
Sono da preferirsi le ante con il minor ingombro possibile: ad esempio, può risultare pratica una porta scorrevole che termina dentro la parete. In alcuni casi, quando questo non è possibile, si consiglia di installare porte a soffietto.
Si consiglia la scelta di una maniglia verticale, che non scompaia insieme alla porta, quando scorrevole.
PAVIMENTO – è consigliabile impiegare un materiale antisdrucciolo e antiscivolo. La superficie del pavimento inoltre deve risultare priva di qualsiasi piccolo gradino, dislivello o di fughe di spessore spesse che possono rendere difficile o impossibile il passaggio con la carrozzina o far incastrare bastoni o ausili per la deambulazione.
LAVABO – Da escludersi a priori i modelli con colonne e semicolonne in basso, da preferirsi quelli installati sul muro.
Per avere libero accesso al lavabo con la carrozzina si consiglia di installare lo scarico flessibile o incassato a parete.
Intorno al lavabo deve esserci spazio sufficiente sia per poter appoggiare l'occorrente per la toeletta sia per garantire l'appoggio degli avambracci.
In mancanza o per insufficienza di appoggi per i prodotti igienici si consiglia di dotare il bagno di un carrello su ruote da porre al lato, facilmente raggiungibile e spostabile in base all'occorrenza.
SANITARI – I sanitari con altezze eccessive (tipiche di quelle dei sanitari per le persone disabili) sono sconsigliabili dal momento che impediscono l'eventuale aggiunta di una sedia o di qualche altro ausilio facilitante la seduta.
Sono da preferirsi i sanitari sospesi, lasciando l'area sottostante libera
Devono avere un'altezza tale da consentire all'utilizzatore l'appoggio dei piedi a tutta pianta da posizione seduta (prendendo le misure dalla parte interna del ginocchio fino a terra).
L'altezza deve anche comprendere il giro water.
L'area del water deve anche comprendere uno spazio laterale per poter lasciare la carrozzina: per una carrozzina normale tenere conto di uno spazio di 80 cm e per le ruote grandi aggiungere 15-20 cm.
Il dispositivo di scarico per l'acqua del wc deve presentare ampi pulsanti e facilmente azionabili e raggiungibili da seduti.
BIDET – La presenza di un bidet in un bagno molto piccolo può essere ingombrante rendendolo quindi non accessibile. In questo caso:
Può essere utile installare una doccetta raggiungibile dal wc, agevolando le procedure di igiene personale senza trasferimenti dal water al bidet che possono risultare fastidiosi e a volte pericolosi.
Per chi volesse tenere il bidet e ha la disponibilità di spazio necessaria, si consiglia comunque si installare una doccetta per il bidet così da facilitare sia chi assiste il disabile nell'igiene personale, sia il disabile stesso.
Il primo soccorso
ll primo soccorso è l’insieme delle azioni che permettono di aiutare persone colpite da
patologie acute nell’attesa dei soccorsi qualificati. Quando qualcuno si ferisce o ha un
malore improvviso, c’è un periodo critico che precede l’arrivo dei soccorsi che è diIL PRIMO SOCCORSO
ll primo soccorso è l’insieme delle azioni che permettono di aiutare persone colpite da patologie acute nell’attesa dei soccorsi qualificati. Quando qualcuno si ferisce o ha un
malore improvviso, c’è un periodo critico che precede l’arrivo dei soccorsi che è di massima importanza per la vittima. Intervenire in questo lasso di tempo può anche, nei casi più gravi, fare la differenza tra la vita e la morte.
E’importante conoscere i semplici accorgimenti che
possono essere adottati in caso di incidente o malore improvviso dell’assistito:
sima importanza per la vittima.
Intervenire in questo lasso di tempo può anche, nei casi più gravi, fare la differenza tra la
vita e la morte. L’assistente famigliare deve conoscere i semplici accorgimenti che
possono essere adottati in caso di incidente o malore improvviso dell’assistito:
1) RICONOSCERE L’EMERGENZA
VALUTAZIONE dell' AMBIENTE e AUTOPROTEZIONE
· Cos’è accaduto?
· Quali sono le cause?
2) RIFLETTERE
VALUTAZIONE delle CONDIZIONI del MALATO:
· riconoscere le situazioni che richiedono un intervento diretto;
· riconoscere se è necessario o meno l’intervento di un medico;
· allertamento;
· telefonata;
· quali pericoli ci sono;
· raccolta delle informazioni dall' ambiente dall' interessato dai presenti;
· quali funzioni sono danneggiate;
3) AGIRE TENENDO CONTO DELLA SITUAZIONE
Eliminare le cause - Limitare i rischi.
CHIAMARE IL 118
Quando si parla con l’operatore del 118 bisogna:
1) mantenere la calma e lasciarsi guidare nella chiamata e rispondere chiaramente alle
domande poste dall’operatore;
2) rimanere in linea fino a quando lo ritiene opportuno l’operatore;
3) se l’operatore lo chiede, non usare il telefono mentre si aspettano i soccorsi in modo
da essere raggiungibile per il reperimento di ulteriori informazioni;
Cosa dire all’operatore di centrale?
· Nome e cognome;
· cosa è accaduto;
· luogo preciso in cui è accaduto l’evento;;
· il numero telefonico da cui si sta chiamando
· quante persone sono coinvolte e la dinamica del fatto;
· la funzione degli organi vitali:
dinamica dell’evento;
valutazione della coscienza;
Nell’attesa dell’arrivo dei soccorsi:
· porre la vittima su un piano rigido, con capo, tronco ed arti allineati e scoprire il
torace;
· ispezione del cavo orale (della bocca) e se necessario liberare il cavo orale;
· si devono togliere solo i corpi estranei visibili, scuotere e chiamare la vittima:
1 “Signore, mi sente?”;
2 se non risponde chiamate: Aiuto;
3 APERTURA delle VIE AEREE: mani sulla fronte e sulla punta del mento con due dita
4 sollevamento e iperestensione del capo;
5 BREATHING (respiro) osservare se il
torace della persona si alza e si abbassa
(presenza di respiro);
SE L'ATTIVITA' RESPIRATORIA E' PRESENTE:
PORRE la VITTIMA in POSIZIONE LATERALE di SICUREZZA con iperestensione del capo;
SE L'ATTIVITA' RESPIRATORIA e i SEGNI di CIRCOLO non SONO PRESENTI:
CHIAMARE IL 118 INIZIARE il MASSAGGIO CARDIACO
100 al MINUTO
4/5 cm di PROFONDITA
CONTINUARE con LA RESPIRAZIONE (magari con l'ausilio di una mascherina o in assenza della mascherina di un fazzoletto di cotone per evitare il contatto diretto con la bocca dell’assistito).
ALTERNA 30 COMPRESSIONI TORACICHE a 2 VENTILAZIONI (respirazione bocca a
bocca).
IL SOCCORRITORE di LATO alla VITTIMA esegua una INSPIRAZIONE NORMALE appoggia la propria bocca su quella della vittima ed ESPIRA LENTAMENTE controllando che il torace della vittima si espanda.
GRAZIE PER L’ATTENZIONE