Torre del Greco’s landscape
- Seaside
- Volcano
- Hill
- Gulf
- Cliff
- Port
Villa delle Ginestre is one of the Vesuvian villasof the eighteenth century, among those not aligned along the Golden Mile, located on the Camaldoli hill, in the Leopardi zone of the municipality of Torre del Greco. The villa is also linked to the biographical and artistic story of Giacomo Leopardi, who spent the last season of his life there and composed some of his compositions, including the famous "La Ginestra", from which the villa took its name. It was built in the XVIlI century by Giuseppe Simioli. From this structure you have a wonderful landscape to admire, on one side the sea with the Port of Naples and on the other the great volcano that keeps the inhabitants company called Vesuvius.
Villa Delle Ginestre
Vesuvius is a volcano located in Italy with a dominant position on the Gulf of Naples. It is one of the two most studied and dangerous active volcanoes in the world due to the high population of the surrounding areas and its explosive characteristics. In fact, the Vesuvius area has a high population density and the number of potentially endangered residents is around 700,000. Vesuvius is located on the south-eastern side of the metropolitan city of Naples, in Campania, in the territory of the homonymous national park established in 1995, symbol of the same city. With a height, as of 2010, of 1281 m and a diameter of 4 km
Napul’è – Pino Daniele
La valeriana rossa
La valeriana rossa è una pianta che di certo non passa inosservata. I suoi splendidi fiori lilla infatti, colorano i paesaggi delle nostre campagne. Inoltre sono anche ricche di proprietà benefiche.
L’elicriso
L'elicriso è una pianta spontanea tipica della nostra macchia mediterranea. E' una specie conosciuta e usata fin dall'antichità, per le sue innumerevoli proprietà terapeutiche. L'elicriso è una pianta eccezionale che cresce nei terreni più ardui e poveri e, coi dovuti accorgimenti, si adatta alla coltivazione domestica.
Ginestra
La ginestra è una pianta tipica della nostra macchia mediterranea, con un’antica tradizione. È infatti, utilizzata fin dall’antichità come pianta da fibra.�Popoli antichi, quali Fenici, Cartaginesi, Greci e Romani, la usavano per la produzione di stuoie, corde e manufatti vari.�Il termine “ginestra” deriva dal greco spartos=corda, a conferma dell’uso della fibra per la realizzazione artigianale di tessuti.�In tempi più recenti, il momento di maggiore attenzione verso la ginestra risale alla seconda guerra mondiale, epoca in cui c’era scarsa disponibilità di piante da fibra.
La ginestra è una pianta con portamento arbustivo-cespuglioso, con altezze variabili dai 70 cm ai 3 m.�Nelle regioni meridionali dove è più diffusa, ossia Basilicata, Calabria e Campania, le ginestre possono assumere uno sviluppo gigantesco.�Il fusto ha consistenza legnosa, forma cilindrica, con molte ramificazioni, ciò lo rende molto resistente.
Rosmarino
Il rosmarino è una della piante simbolo dei paesi del Mediterraneo. Il suo nome latino “ros marinus ” significa rugiada del mare e richiama il legame tra il colore dei suoi fiori e il colore del mare.
Il suo uso è antichissimo, sia come ornamento da utilizzare per le cerimonie, sia come antisettico. Veniva infatti usato per purificare l’aria quando vi erano malattie epidemiche, specie la peste. Le capacità terapeutiche di questo ingrediente della cucina naturale sono principalmente legate allo stimolo di attività cerebrali e alla memoria.
E’ una pianta considerata come un naturale anti-invecchiamento. Non a caso, gli antichi greci usavano coprirsi il capo con corone di rosmarino per svolgere attività intellettuali impegnative.
In epoca molto più recente il dottor. Kneipp lo riteneva utile contro la stanchezza fisica e intellettuale, contro reumatismi, ipotensione arteriosa, vertigini e ipercolesterolemia.
Alloro
L'alloro è una pianta aromatica e officinale appartenente alla famiglia delle Lauracee. In Italia cresce spontaneamente nelle zone centro-meridionali e lungo le coste; nelle regioni settentrionali è invece coltivato e talvolta naturalizzato.
Si presenta, poiché spesso sottoposto a potatura, in forma di arbusto di varie dimensioni ma è un vero e proprio albero alto fino a 10 m, con rami sottili e glabri che formano una densa corona piramidale.
Il legno della pianta è aromatico ed emana il tipico profumo delle foglie. Il fusto è eretto, la corteccia verde nerastra.
Le foglie, ovate, sono verde scuro, coriacee, lucide nella pagina superiore e opache in quella inferiore, sono inoltre molto profumate.
I fiori, di colore giallo chiaro compaiono a primavera.
I frutti sono drupe nere e lucide (quando mature) con un solo seme. Le bacche maturano a ottobre.
Artemisia
Artemisia è un genere di piante angiosperme dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle Asteraceae.
Le “Artemisie” sono piante la cui altezza può arrivare al massimo a 200 cm. Le porzioni erbacee seccano annualmente e rimangono in vita soltanto le parti legnose.
Le radici sono secondarie da rizoma o da fittone di color marrone.
Il fusto è diviso in:
Parte ipogea: la parte sotterranea può essere fittonante, oppure consistere in un rizoma legnoso e grosso ma breve e con leggero odore aromatico; il portamento di questo rizoma a volte è obliquo.
Parte epigea: la parte aerea del fusto è legnosa, eretta, striata e mediamente molto ramosa; la superficie è arrossata e più o meno glabra.
Il frutto è un achenio sprovvisto di pappo.
La colonizzazione de suoli lavici ha inizio poco dopo il raffreddamento ed è dovuta al lichee stereocaulon vesuvianum il primo essere vivente a crescere sulla lava raffreddata. È presente sul lato di somma del Vesuvio, cresce in raggruppamenti e fa acquisire anche un valore paesaggistico ed hauna importanza ecologica nel preparare il suolo. Sulle colate laviche del 1906 e del 1944 si trovano i licheni e tra questi lo Stereocaulon vesuviano a forma di corallo., e di colore grigio, e filamentoso capace di insediarsi sulla roccia nuda e di disegnarla mediate gli acidi. È il primo essere vivente a insediarsi sulla lava raffreddata e prepara il solo per l'attecchimento delle piante, inoltre nelle notti di luna piena assume dei riflessi argentati, busti di piccole taglie e ricopre interamente le lave vesuviane e le colora di un grigio che ben si accosta al rosso della lava.
Stereocaulon esuviano
Il pino è una conifera che comprende oltre 100 varietà, è una pianta diffusa dalla pianura all'alta montagna. Appartiene alla famiglia delle Pinacee. Ama la luce e predilige i terreni dei litorali marittimi. Albero sempreverde maestoso che può vivere fino a 200-250 anni e raggiungere grandi dimensioni. Il periodo di fioritura è da marzo a maggio.
- Il fusto è cilindrico può raggiungere i 6metri di diametro. La corteccia è spessa.
- Le foglie sono riunite a gruppi di 2.
- I frutti sono costituiti dagli strobili (pigne).
- I semi sono i pinoli.
- Le radici sono robuste e profonde.
- In Italia si trovano una quindicina di specie, indigene o esotiche, tra le quali:
Il pino domestico
Il pino marittimo
Il pino nero
Il pino mugo
Il pino loricato
Il pino cembro
Il pino d’Aleppo
Pino
Il leccio è senza dubbio uno degli alberi sempreverdi più rappresentativi del bacino del Mediterraneo. È molto comune vederlo sia nelle città che nelle campagne dove spicca per la sua folta chioma. Alcuni esemplari di leccio sono considerati alberi monumentali. Si tratta di un albero che raggiunge altezze davvero imponenti. Appartiene alla stessa famiglia del faggio e della quercia con la quale ha in comune la produzione di ghiande. La sua natura rustica e resistente gli permette di vivere centinaia di anni anche in ambienti aridi. La caratteristica distintiva è proprio la chioma.
Leccio
Villa Macrina
Villa Marina fa parte delle 122 ville vesuviane comprese nel territorio dei comuni di Portici Ercolano e Torre Del Greco. Nel 1738 quando Carlo di Borbone e Maria Amalia di Sassonia scelsero Portici per costruire una nuova reggia e per dare inizio a degli scavi della città di romana nobiltà napoletana. Questo spinse la corte di Borbone a costruire ai piedi del Vesuvio alcune ville per il soggiorno estivo. Così si venne a creare un complesso architettonico unico al mondo per la quantità e per la bellezza che col tempo venne chiamato Miglio d'oro.
Tra le ville di epoca borbonica situate nella zona denominata del ‘Miglio d’oro‘, Villa Campolieto di Ercolano è sicuramente una delle più interessanti dal punto di vista storico e architettonico. Scopriamo insieme la bellezza architettonica della villa, degli interni e lo spettacolare panorama sul Golfo di Napoli che si ammira dagli spazi esterni e dalle terrazze. La posizione dell’edificio, inoltre, è davvero magnifica: dalla terrazza è possibile infatti godere di un panorama meraviglioso sul Golfo di Napoli. Villa Campolieto fa parte della serie di ville vesuviane che si trovano nell’area del Miglio d’oro, ossia nella zona costiera ai piedi del Vesuvio, tra i comuni di Napoli, San Giorgio a Cremano, Portici, Ercolano e Torre del Greco. Progetto e realizzazione affidati prima a Mario Gioffredo, poi a Luigi Vanvitelli e al figlio Carlo Edificata per volontà del Principe Luzio De Sangro, Duca di Casacalenda, nel 1755 Villa Campolieto fu da lui affidata per la progettazione e l’esecuzione dei lavori a Mario Gioffredo. Dal 1760 i lavori furono poi affidati a Luigi Vanvitelli fino al 1773, anno in cui morì. Gli stessi furono poi completati nel 1775 dal figlio Carlo. Villa Campolieto fu acquisita nel 1977 dall’Ente per le Ville Vesuviane (oggi Fondazione Ente Ville Vesuviane): dopo un restauro durato circa 6 anni, oggi è aperta dal pubblico e periodicamente, nei suoi spazi interni ed esterni, vengono organizzati eventi e spettacoli. La struttura della villa e il panorama mozzafiato L’edificio si sviluppa su cinque livelli; la facciata posteriore della Villa si apre con un portico ellittico a colonne toscane che forma un belvedere coperto, terminando con uno splendido affaccio sul mare. Il Vanvitelli ridisegna, rispetto al disegno originario del Gioffredo, lo scalone della Villa, creando un rampante centrale e due laterali sul modello della Reggia di Caserta, aggiungendo un mascherone e una grottesca situati nel lato interno dell’arco d’ingresso e da sei nicchie che, scandendo la salita al piano nobile, contengono delle statue a soggetto mitologico. Una serie di affreschi abbelliscono le stanze private della villa, tra cui uno dei rari autoritratti dello stesso Vanvitelli. Uscendo sul terrazzo si resta affascinati da una delle più suggestive vedute sul Golfo di Napoli, guardando anche verso la Penisola Sorrentina e Capri. Da altri punti lo sguardo si dirige verso il bosco della Reggia di Portici, l’area archeologica di Ercolano e il Vesuvio.
Villa Campolieto
La villa fu fatta edificare a partire dal 1755 da Lucio di Sangro, duca di Casacalenda, che commissionò la progettazione ed esecuzione dell'opera a Mario Gioffredo; qualche anno dopo, per contrasti sorti tra l'architetto e i duchi Casacalenda, questi ultimi gli revocarono l'incarico, nonostante fosse ad uno stadio avanzato dei lavori. In un primo momento fu chiamato a sostituirlo l'architetto Michelangelo Giustiniani, ma poi l'opera fu affidata a Luigi Vanvitelli che diresse i lavori dal 1763 al 1773, dando così la propria impronta con l'esecuzione di poche ma sostanziali modifiche al progetto originario; dopo la sua morte, gli subentrò il figlio Carlo, che portò a compimento la fabbrica nel 1775.
Dopo la morte di Lucio di Sangro, la villa fu ereditata dal figlio Scipione che morì nel 1805 senza lasciare eredi; la proprietà della villa fu divisa fra vari nipoti e ne cominciò un lento declino, culminato durante la seconda guerra mondiale con l'occupazione militare. Nel dopoguerra la villa fu affidata all'Ente per le Ville Vesuviane, fu restaurata dall'architetto Paolo Romanello e posta sotto tutela dalle leggi italiane come bene culturale di particolare interesse.
Attualmente ospita la Stoà, Istituto di studi per la direzione e gestione di impresa, ed è teatro di eventi culturali e sociali. Negli anni Ottanta del XX secolo è stata spesso teatro del ballo di fine corso dei cadetti della Scuola Militare Nunziatella.
La Storia
Villa Sora
La "contrada Sora" è la zona di maggior interesse archeologico della città. La villa è un ampio complesso monumentale risalente al I secolo d.C. , che si estende su un 'ampia superficie e su un'altezza originaria di tre piani, l'ultimo dei quali crollò in seguito all'eruzione del Vesuvio del 79d.C., mentre quello inferiore restò seppellito dalla lava: ne è visitabile solo il piano intermedio.
Poco lontano dalla villa, si trovano i resti di un complesso termale, ancora visitabili sulla spiaggia torrese ("Terme Ginnasio").Doveva esservi annesso anche un piccolo porto privato, ormai perduto. La villa, già nota nel XVII secolo inseguito al ritrovamento di sculture marmoree e oggetto di scavi borbonici nel XVIII secolo, venne riscoperta nel 1974 dal Gruppo Archeologico Torrese.
L'edificio fu costruito nel Settecento dal canonico Giuseppe Simioli, professore di teologia. Nell'Ottocento la villa passò alla famiglia Ferrigni. Nel 1836 Antonio Ranieri vi ospitò l'amico Giacomo Leopardi, il quale vi soggiornò fino a poco prima della morte, egli scrisse: Pensieri, Il tramonto della luna e La ginestra, lirica da cui la villa prese il nome.
L'ultima proprietaria privata della villa è stata la contessa Vittoria Carafa d'Andria. La famiglia Carafa dal 1513 con Fabrizio Carafa s'insedia a Torre del Greco come signori della città e fino allo scorso secolo avevano estesi possedimenti smembrati poi in diverse proprietà di cui le meglio conservate oggi sono la Villa delle Ginestre ed a poche centinaia di metri Villa Carafa d'Andria de Cillis, dove fino al 2018 ha vissuto l'ultimo discendente della casata dei Carafa-De Gavardo, Ludovico.
La villa è stata acquistata dallo stato nel 1962 per l'Università di Napoli Federico II, che l'ha data in comodato all'Ente per le ville vesuviane. Restaurata grazie al Centro Studi Leopardiani di Recanati, è destinata ad ospitare eventi culturali e di celebrazione dell'opera di Leopardi.
Dal 2006 è sede del Premio leopardiano La Ginestra che viene assegnato a personalità che con i loro studi si sono distinte nell'analisi, nell'approfondimento e nella divulgazione della poesia di Giacomo Leopardi.
Villa delle Ginestre
Nonostante sia molto discosta dal mare e non presenti alcuna delle caratteristiche che accomunano gli edifici settecenteschi del miglio d'oro, Villa delle Ginestre fa parte delle ville vesuviane che fiancheggiano il tratto di strada lungo la Strada Regia che va da San Giovanni a Teduccio fino a Torre del Greco. La residenza vesuviana che ospitò Giacomo Leopardi negli ultimi mesi di vita sorge ai piedi del colle dei Camaldoli di Torre del Greco (denominato Colle di Sant'Alfonso), nella zona circostante chiamata appunto “Leopardi”, proprio in memoria del poeta. Ai lati della villa, Giuseppe Ferrigni, a scopo ornamentale, fece piantare due cipressi, uno dei quali è ancora in vita.
L'edificio è caratterizzato da una semplice planimetria a pianta quadrata, sviluppata su due livelli. Nel 1907 fu aggiunto su tre lati un portico, di impronta architettonica neoclassica, con colonne doriche sulle quali poggia una enorme e panoramica terrazza, affacciata da un lato sul vulcano e dall'altro sul golfo di Napoli.
Dopo il restauro del 2012, la villa è aperta al pubblico dei visitatori con la tutela dell'Ente delle Ville Vesuviane che si propone di renderla scenario di eventi culturali, di promozione letteraria, e di celebrazione del retaggio e dell'opera di Giacomo Leopardi.
Architettura
E' una villa di Napoli e palazzo magnatizio, di superficie modesta e posta su tre livelli differenti, con un maestoso portale sulla strada ai limiti del Comune di Torre del Greco, fino all'epoca moderna creduto erroneamente opera del maestro Domenico Antonio Vaccaro.�Il manufatto invece è stato edificato di sana pianta dal Regio ingegnere e Tavolario del Supremo Regio Consiglio Francesco Attanasio, con l'ausilio del capomastro Paolo Marra su terra battezzata ”lo pagliarone”. �Il regio ingegnere, sfruttando la miglior posizione baricentrica dell'impianto trovato già presente sul posto, modifica l'estesa masseria secentesca aggiungendovi corpo di fabbrica a T, letteralmente addossato al casale rurale, con un viale alberato che lo àncora alla regia strada.�Inclusa nel territorio vesuviano del Miglio d'Oro, alle pendici del Vesuvio, Villa Prota è stata dimora del nobile marchese di Poppano Nicola Moscato sposo di Anna Maria d'Urso, già signora e padrona di moggia di terra ai Vergini, sui quali verranno poste le fondamenta del Palazzo dello Spagnuolo.
Villa Prota
Com'è fatta
Lo stabile napoletano del Centro Antico della città venne portato in dote dalla donna, futura moglie del nobile, che lo include nelle ricche proprietà, ove verranno fatti abbattere due preesistenti piccoli edifici agricoli in luogo di edificarci il Palazzo Poppano.
L'apparato decorativo del Palazzo, fortemente impostato sul Rococò napoletano, con decorazioni parietali molto care al Sanfelice, si presenta con il fornice dal timpano spezzato e decorato con cartigli e volute, l'arco spezzato al centro del quale compare l'ovale incassato pensato per accogliere postumo un busto in marmo molto pregiato.�La presentazione della facciata continua con l'alternarsi ed il rinnovarsi amabile giogo di timpani abbinati a decorazioni di stucco dalle forme più varie ispirate ad una moda di generazione futura per l'epoca; gli spezzati, i timpani a volute ricadenti verso il basso, l'arco pendulo, a segmenti mistilinei, chiude un lavoro di lunga durata che ha reso onore alla famiglia aristocratica che in questo posto decise di stabilirvi residenza molto probabilmente legate ad attività venatoria al seguito del corpo diplomatico Borbone.�Il portale fastoso sulla strada con arco a sesto ribassato e i balconcini laterali ornati da balaustre in piperno grigio vesuviano traforate sormontate dai timpani spezzati con andamento del profilo bruscamente interrotto da piedritti sporgenti impreziositi dai vasi in terracotta, raccordati al muro di cinta del viale, rendono la villa Prota di Poppano diversa dalle altre ville vesuviane, contraddistinte dalle facciate rigide e severe, spesso sulla strada aperte col fronte a tergale verso i giardini ed architetture interne movimentate dai portici loggiati e scalee più e più volte circolari o semicircolari.
PowerPoint realizzato
dalla Classe 2^G