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La crisi

  • Contesto storico: la Belle Epoque
  • La definizione di Decadentismo
  • Estetismo
  • Simbolismo
  • Charles Baudelaire

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Edvar Munch, Il vampiro, 1895

Modulo1 – Il Positivismo e la sua crisi

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Contesto storico

La Belle Epoque

Le trasformazioni degli ultimi decenni dell'Ottocento portano all'inizio del Novecento in Europa a un'epoca segnata ancora di più dall'illusione del benessere, del progresso, del divertimento.

Le tecnologie legate ai trasporti e alle comunicazioni continuano a progredire, e le città offrono alla borghesia urbana sempre più occasioni di incontro e svago: è l'epoca dei caffè, dei cabaret, dei primi cinema.

Anche nelle arti si vive un momento straordinariamente fertile di grande rinnovamento; è l'epoca delle Avanguardie storiche: gruppi di artisti si incontrano e decidono programmaticamente di rompere con la tradizione e fare arte in modo radicalmente diverso.

Alphonse Mucha, Cycles perfecta, 1898

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  • Parigi è al centro di questo periodo di benessere, e il centro culturale più innovativo d'Europa; non a caso quest'epoca è ricordata con l'espressione francese di Belle Epoque.
  • In realtà nel primo decennio del Novecento, mentre l'Europa vive l'apice di quest'epoca di benessere, si cominciano a delineare le prime tensioni che poi rapidamente - molto più rapidamente di quanto potessero immaginare all'epoca - porteranno alla catastrofe della Prima Guerra Mondiale.
  • In politica le rivalità economiche e coloniali tra le potenze europee si accompagnano alla nascita di un ideologia del tutto nuova: il nazionalismo.
  • I nazionalisti guardano con insofferenza alle istituzioni liberali, all'internazionalismo e al graduale allargamento dei diritti della società di massa. Spingono per una politica estera aggressiva, basata sulla riaffermazione forte dell'identità nazionale e sulla supremazia assoluta della propria nazione sulle altre; prevedono la guerra come naturale espressione della potenza nazionale.
  • Inoltre il benessere ha accentuato le disuguaglianze sociali, e con l'introduzione della catena di montaggio (Ford e Taylor, USA) le condizioni degli operai si sono fatte ancora più alienanti.
  • Si sviluppano in tutta Europa i partiti e i sindacati socialisti e comunisti, ispirati alle idee di Karl Marx, che ora alimentano le proteste dei proletari con una base ideologica forte e organica.

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In Italia

�L'Italia vive una situazione particolare all'Interno di questi fenomeni europei, che pure la riguardano.�

  • Il Paese rimane diviso in due: il nuovo Regno di Italia persegue politiche economiche mirate allo sviluppo industriale del Nord (si delinea il triangolo Torino - Genova - Milano) mentre la grave situazione economica dei contadini del Sud viene ignorata, anche per non entrare in contrasto con l'alta borghesia terriera meridionale; le loro rivolte represse nel sangue (Fasci siciliani, 1891-1894)�
  • I contrasti raggiungono l'apice nella cosiddetta "crisi di fine secolo": nel 1898 gli operai a Milano scendono in sciopero per protestare contro il carovita: il re Umberto I lascia che il generale Bava Beccaris faccia fuoco sulla folla, uccidendo un centinaio di persone.

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Gaetano Bresci; illustrazione sull'attentato a Umberto I

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  • Nel 1900 un anarchico emigrato negli Stati Uniti, Gaetano Bresci, uccide il re Umberto I per vendicare queste sanguinose repressioni; viene condannato all'ergastolo e poi probabilmente ucciso in carcere a Santo Stefano.
  • La crisi di fine secolo poteva trascinare l'Italia in un vortice di conflitti sociali e a una svolta autoritaria e repressiva.
  • Invece il nuovo re Vittorio Emanuele III diede una svolta progressista: nel 1901 chiamò al governo Zanardelli, esponente della sinistra liberale.
  • Dal 1903 poi iniziarono una serie di governi di Giovanni Giolitti, già ministro dell'interno con Zanardelli, liberale, politico di vedute ampie e innovative. Gli anni dal 1901 al 1914 sono detti età giolittiana.
  • Giolitti promuove lo sviluppo industriale da un lato e il miglioramento delle condizioni dei ceti proletari dall'altro, con l'idea che permettere a larghi strati di popolazione di accedere a nuovi consumi avrebbe stimolato la domanda e quindi l'economia in generale.

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Giovanni Giolitti (1842 - 1928)

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Durante l’età giolittiana il governo fa fronte, mantenendo il bilancio in attivo, �al terremoto di Messina del 1908 e all'eruzione del Vesuvio del 1906, due catastrofi rimaste nell’immaginario collettivo per tutto il secolo.

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  • Giolitti cerca di governare cercando prima la collaborazione con i socialisti, che fallisce, poi con il mondo cattolico, e infine, nel 1912 ai nazionalisti, che nel 1910 hanno fondato un loro partito.
  • Nel 1911 accetta quindi di intraprendere la guerra di Libia - l'Italia cerca di crearsi un impero alla pari con le altre potenze europee - che conquista a spese dell'Impero Ottomano nel 1912.
  • Nel 1913 si hanno le prime elezioni a suffragio universale maschile (21 anni, 30 per gli analfabeti)
  • Giolitti però mostra con gli anni anche tutti i limiti del suo governo: la sua politica di compromesso diventa trasformismo, apertura alla corruzione e alle clientele.
  • La sua politica economica non aiuta il meridione, che anzi continua a versare in condizioni terribili e ad alimentare sempre di più i flussi migratori verso le americhe.
  • Del 1912 è un famoso discorso di Pascoli, negli ultimi anni divenuto nazionalista, che esalta la conquista della Libia come opportunità per i poveri in alternativa alla migrazione. Si intitola: La grande proletaria si è mossa

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Decadentismo

  • Il Decadentismo è una corrente letteraria che si sviluppa negli ultimi due decenni dell'Ottocento e nei primi anni del Novecento in Europa. La sua definizione non è univoca: alcuni critici la estendono a gran parte degli autori del Novecento, per altri indica solamente il movimento francese di poeti che si riconoscono nella rivista "Le Décadent".
  • Il decadentismo raccoglie quell'insieme di artisti che si pongono in modo estremamamente critico rispetto alla società borghese del loro tempo e al Positivisimo. Sono in antitesi rispetto al realismo, mentre in una certa misura riprendono alcuni temi tipici del Romanticismo.
  • Autori molto diversi tra loro sono però accomunati da questo senso di estraneità rispetto al perbenismo borghese, ai valori patriottici e religiosi che sentono ormai del tutto vuoti e falsi, al culto del progresso, della scienza e del denaro; all'esaltazione della razionalità e dell'ottimismo. Il poeta è solo e incompreso, è isolato e si auto-isola da un mondo che disprezza.
  • Il Decadentismo sviluppa questa reazione, questa sorta di ribellione alla mentalità dominante, in due modi, delineando due filoni artistici: il simbolismo e l'estetismo

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  • Nell’estetismo la bellezza diventa un rifugio dalla realtà; non è più un mezzo per trasmettere valori morali, come in gran parte degli autori Romantici, ma un fine.
  • Si parla di “arte per l’arte”: un culto della bellezza pura, incontaminata, slegata dalle vicende materiali del mondo. L’esteta si considera al di fuori delle leggi morali, e “crea la sua vita come si crea un’opera d’arte”. (D’Annunzio)
  • E’ un atteggiamento anche di reazione alla società di massa, che marginalizza il ruolo degli intellettuali e fa emergere nuove forze politiche e sociali. La raffinatezza dei gusti serve a distinguersi dalla disprezzata massa, che sia di borghesi o di proletari, a definire una sorta di nuova aristocrazia.
  • L’esteta è anche un dandy: anticonformista, dissacrante, immorale, sregolato, dedito a piaceri raffinati che le persone comuni non possono capire.
  • Oscar Wilde è un esponente dell’estetismo inglese (anche se la sua figura di intellettuale è molto più complessa e profonda), mentre Gabriele D’annunzio porterà in modo esemplare questa poetica in italia con il suo romanzo “Il Piacere” (1889)

Estetismo

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Gustave Courbet, L'atelier dell'artista, 1855.�Sulla destra è ritratto Baudelaire che nell'allegoria è il simbolo della poesia

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  • L'altro filone molto fertile della poesia decadente è il Simbolismo: iniziato da Baudelaire, viene ripreso e teorizzato negli anni '80 dell'Ottocento da un gruppo di poeti francesi più giovani di 20-30 anni; le influenze del simbolismo le ritroviamo in Italia in Giovanni Pascoli, nella sua produzione poetica più innovativa.
  • Il simbolo è un'immagine, una parola, un oggetto, un qualsiasi elemento, che evoca e rappresenta qualcosa d'altro, un concetto, uno stato d'animo, un'idea.
  • La poesia è quindi fatta di simboli che rimandano, spesso in modo non chiaro e non univoco, ad altri significati misteriosi.
  • L'idea di fondo è che la realtà che si percepisce non è tutta la realtà: vi è una segreta rete di significati nascosti e di corrispondenze tra le cose, che solo l'intuizione del poeta può avvicinare, svelare.
  • Il linguaggio è allusivo, a tratti oscuro, difficile da capire; si usano metafore ardite, analogie e soprattutto la sinestesia, che viene teorizzata come la chiave per l'intuizione poetica dei simboli.
  • Anche la musicalità delle parole viene privilegiata rispetto al loro significato, il significante è un mezzo per svelare i simboli che ci circondano.

Simbolismo

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  • La "musica delle parole" diviene lo strumento tecnico per realizzare l"l'invito al sogno" che, come dice Verlaine, è lo scopo della poesia simbolista.
  • Alla metrica tradizionale si preferisce il verso libero, che poi sarà tipico della poesia del Novecento; alla rima si preferisce l'assonanza.

* Sinestesia= figura retorica di significato nella quale vengono accostati due termini appartenenti a sfere sensoriali diverse; si può dire che è un tipo di metafora. Es: Una voce vellutata; Un suono azzurro�** Assonanza, consonanza= figure retoriche di suono nelle quali due parole hanno uguali vocali (assonanza) o consonanti (consonanza) dall’accento tonico in poi. Nella rima sono uguali del tutto dall’accento in poi.�Es: cànto – sàlto (assonanza); vénto – mànto (consonanza); vénto- cénto (rima)

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Paul Gaugin, Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?, 1895

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Charles Baudelaire

  • Charles Baudelaire (1821-1867) è un poeta�parigino che ha avuto una grandissima influenza sulla letteratura europea tanto da essere anche definito il "padre della poesia moderna".
  • La sua vita tormentata, ribelle e anticonformista (vedi dispense), la sua frequentazione di ambienti malfamati e l'uso smodato di alcool e droghe hanno contribuito a creare il mito del "poeta maledetto", nel quale l'ispirazione poetica, la perfezione metrica e formale dei versi si accompagnano a una vita "dannata".
  • E' considerato il maestro e l'ispiratore del simbolismo francese, movimento nato negli anni '70 e '80 dell'Ottocento, i cui esponenti principali sono i "poeti maledetti" Paul Verlaine, Arthur Rimbaud, Stéphane Mallarmé.
  • Nell'opera di Baudelaire si trovano, in anticipo sui tempi, tutte le tematiche più tipiche del decadentismo, soprattutto del simbolismo, ma anche dell'estetismo.

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Gustave Courbet, Ritratto di Baudelaire

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Henri Fantin-Latour, Le coin de table, 1872. Rappresenta la conclusione di una cena

immaginaria di poeti; i primi due seduti a sinistra sono Verlaine e Rimbaud.

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Alcune tematiche di Baudelaire che saranno tipiche del Decadentismo, con riferimenti ai brani tratti da I fiori del male e Lo spleen di Parigi (vedi dispensa)

  • L'amore per la bellezza pura, fine a se stessa, come rifugio dal mondo e dalla società >> All'una di notte
  • Il disgusto verso la società contemporanea, anche del mondo degli intellettuali, il senso di isolamento >> All'una di notte, l'Albatro, Lo straniero
  • Il simbolismo, la sinestesia come chiave di lettura >> Corrispondenze
  • Il fascino per l'irrazionale e la critica al Positivismo >> Il cattivo vetraio
  • Il fascino dell'esotico come paradiso perduto, la sensualità, l'attenzione per tutti i piani sensoriali >> Nell'emisfero dei tuoi capelli

Eduard Manet, Ritratto di Jeanne Duval.

Jeanne Duval fu amante,�musa e amica di Baudelaire