Sogei dal passato al futuro
Come nasce un’idea, come si sviluppa, sembra morire e poi rinasce dalla cenere in altra forma: un rapido volo sul senso e il valore dell’esperienza Sogei, con una piccola proposta per il futuro
La nascita
Nel 1969 Pasquale Saraceno, uno dei grandi protagonisti dell’intervento pubblico in economia e a lungo ai vertici dell’IRI, fonda Italsiel, in collaborazione con Carlo Santacroce, ex-alto dirigente IBM.
Il primo accordo con il settore pubblico per lo sviluppo informatico fu con il Ministero del Tesoro, per la Ragioneria Generale dello Stato.
L’idea
Conoscenza dei domini + capacità tecnologica: la PA non doveva lasciarsi guidare dal mercato dell’informatica, ma doveva esserne protagonista.
Un esempio: un primario del san Camillo a un seminario organizzato da un collega Sogei dice «Mi cambiano il computer ogni due anni, ma non posso vedere che operazione ha fatto un paziente nella clinica vicina». L’obsolescenza programmata del fornitore hardware vale di più delle esigenze degli operatori del settore.
Stava parlando di Saraceno, stava parlando di noi!
Ecco Sogei!
Nel 1971 la riforma tributaria “riserva” allo Stato l’attività dell’Anagrafe Tributaria ai fini della rilevazione della “capacità contributiva”.
In base all’art.43 della Costituzione: “A fini di utilità generale la legge può riservare allo Stato determinate imprese che si riferiscano a servizi pubblici essenziali ed abbiano carattere di preminente interesse generale.”
Si individua poi il soggetto che dovrà svolgerla: nel 1976, da una costola di Italsiel, viene istituita Sogei. Che è inserita in una struttura amministrativa complessa: a vigilare sull’attività viene posta una commissione parlamentare bicamerale, secondo un disegno già predisposto, appena un anno prima, per l’attività radiotelevisiva e la Rai. Segnatevela, perché nel finale ci torneremo.
Ascesa e caduta
Il modello funziona, e si sviluppa: nel 1982 inizia il progetto di sviluppo dell’amministrazione sanitaria, nell’84 quello dell’agricoltura.
Italsiel e Sogei confluiscono nel gruppo Finsiel, un colosso di oltre 8000 lavoratori, la seconda azienda di software in Europa, dopo Cap Gemini.
In un momento in cui sarebbe servito uno scatto di sviluppo, Finsiel entra in crisi; le regole della concorrenza a livello europeo dichiarano illegittimo il sistema della “riserva”, che costituiva una forma dissimulata di “favore” nei confronti delle aziende nazionali. A ciò si somma il piano di privatizzazione delle partecipazioni statali negli anni ’90, che porta
Sogei «in house» va...
Sogei, grazie alla pubblicizzazione, sopravvive, a dispetto della “tutela della concorrenza”, proprio in quanto “società di proprietà pubblica”, utilizzando il modello organizzativo “in house” legittimato dall’UE.
Nel corso del tempo sviluppa una capacità attrattiva che, a partire dal sistema fiscale, la spinge verso altri settori della PA:
Eccoci a noi: Sogei è una corda tesa tra il ruolo ben definito e centrale di partner tecnologico dell’amministrazione finanziaria e quello di sostegno e spinta allo sviluppo informatico della Pubblica Amministrazione in generale.
…ma non sono rose e fiori
I progetti si accavallano, gli accordi di collaborazione si moltiplicano, Sogei sembra tornare l’Italsiel del progetto originario di Saraceno e Santacroce.
Ma non ne ha né il ruolo, né le risorse.
La morsa della contrazione della spesa pubblica porta ad un sostanziale irrigidimento dell’azienda, che non ha la possibilità di rispondere positivamente alle sollecitazioni.
Le tensioni si scaricano soprattutto sui lavoratori, più o meno sempre gli stessi, ma che devono gestire più progetti, più ambiti, più domini.
…ma non sono rose e fiori
I progetti si accavallano, gli accordi di collaborazione si moltiplicano, Sogei sembra tornare l’Italsiel del progetto originario di Saraceno e Santacroce.
Ma non ne ha né il ruolo, né le risorse.
La morsa della contrazione della spesa pubblica porta ad un sostanziale irrigidimento dell’azienda, che non ha la possibilità di rispondere positivamente alle sollecitazioni.
Le tensioni si scaricano soprattutto sui lavoratori, più o meno sempre gli stessi, ma che devono gestire più progetti, più ambiti, più domini.
I problemi irrisolti
Questo è stato il più grosso limite delle ultime gestioni manageriali: si è accettato l’allargamento degli orizzonti, ma senza preoccuparsi delle risorse con le quali farvi fronte.
Si aumentano i domini, ma non si ottengono
E se i lavoratori continuano ad essere considerati dal management solo come un costo da comprimere, quest’azienda non potrà avere un futuro brillante.
Ci vuole un cambio di passo
Ci vuole un cambio di passo, un rovesciamento delle prospettive: per avere un ruolo centrale nello sviluppo tecnologico della PA, Sogei deve pensare ai lavoratori come ad una risorsa da sviluppare, non come un costo da tagliare.
E se non ce la fanno da soli, diamogli una mano: facciamo come in Rai.
Vi ricordate la struttura istituzionale della Rai? E’ parallela a quella della Sogei.
Ma nel 2015 la legge di riforma del sistema radiotelevisivo ha previsto un consiglio di amministrazione in cui uno dei componenti è designato dall'assemblea dei dipendenti della RAI.
Un «Consigliere dei lavoratori»
Poiché Sogei è un’azienda pubblica del tutto simile alla Rai, perché non prevedere anche da noi la possibilità per i lavoratori di incidere, attraverso un suo rappresentante nel CdA, nelle politiche industriali dell’azienda?
In questo modo sicuramente si eviterebbero squilibri gestionali ai danni dei lavoratori, o almeno si darebbe modo di portare all’interno dei processi decisionali aziendali il punto di vista dei lavoratori che oltretutto sono anche “oggetto” dell’azienda, in quanto cittadini e contribuenti.
Che dite, vale la pena di provarci?