LINGUAGGI
E BUONE PRASSI
PER
L’INCLUSIONE
DEI BAMBINI
CON DISABILITÀ
NELLA CATECHESI
LE
NOSTRE
PAROLE
CHIAVE
Queste icone, e le cartelline per il laboratorio (vedi slide n. 62), sono state ideate e costruite da Davide e Claudio Del Vecchio, due fratelli con sindrome di Asperger, che ringraziamo sentitamente.
SFONDO PEDAGOGICO E DIDATTICO
LA PEDAGOGIA DELLA LUMACA
Spesso il bambino con disabilità ha bisogno di riflettere e operare in maniera lenta e semplice, disponendo di tempi buoni e distesi.
Occorre riscoprire la lentezza come valore, a sostegno della fragilità.
L’invito è rivolto a tutti: occorre riappropriarsi dei propri spazi, usando il tempo in maniera leggera.
Questo è DIFFICILE, in una società centrata sul mito della velocità, dell’accelerazione e della competizione,
con investimenti cognitivi ed emotivi molto alti.
USO DELLA DIDATTICA SENSORIALE,
APPELLO ALL’INTELLIGENZA MULTIPLA,
USO DEI MEDIATORI DIDATTICI,
NARRAZIONE…
MA SOPRATTUTTO
IMPIEGO SISTEMATICO DELLE QUATTRO DIMENSIONI DELLA CATECHESI.
PRIMA PARTE: IN GENERALE…
Ho cercato ancora la lentezza e l’ho trovata. Dove meno l’aspettavo l’ho trovata: si aggirava in un gruppo di bambini che andavano con la catechista nei boschi del loro paese. Il sentiero era ampio e agevole e i ragazzi procedevano lentamente. Strano, di solito i bimbi corrono. Ogni tanto si fermavano in ascolto e cercavano uccelli tra le fronde e corse di scoiattoli e chiacchiere di amici; riuscivano perfino a trovare piccoli fiori che si credevano scomparsi, per farne ghirlande dal sapore antico, e le more … ah come sono buone le more! E tutto ciò che veniva raccolto finiva tra le braccia di Marta. Già, c’era Marta, paraplegica, ed era proprio la sua carrozzina a dettare il ritmo leggero della passeggiata. I bambini non sapevano che cosa avrebbero trovato all’arrivo, e l’attesa plasmava la curiosità e svegliava l’allegria, ma quando giunsero, la sorpresa superò l’aspettativa: c’era la merenda, certo, ma c’era anche un’icona col volto di Gesù appoggiata tra i rami di un vecchio castagno. I bimbi si fermarono, gli sguardi ridenti cercarono gli occhi della catechista e quasi spontaneamente, come evocata dalla lentezza, la preghiera sbocciò e prese slancio.
Benedetta Marta, allora, ma benedetto anche Teo, con il passo calmo da non vedente, e Lia, che ci mette un po’ di più a capire e così dà anche agli altri il tempo di pensare. Se vogliamo ritrovare lentezza, attesa e leggerezza, dobbiamo chiederle alla fragilità. Sono i bambini con disabilità i nostri docenti, fragili e sovversivi: in essi si compie la rivoluzione che trasforma mancanze dolorose in risorse e possibilità per tutti. Nel loro ritmo ritroveremo il nostro. Non vedo strada migliore né più grande urgenza, se vogliamo dare una sterzata antropologica alla folle corsa di un materialismo dimentico da troppo tempo dei veri bisogni dell’uomo.
PRIMA PARTE: IN GENERALE…
PRIMA PARTE: IN GENERALE…
SFONDO PEDAGOGICO E DIDATTICO
Intelligenza multipla
verbale
Mediatori didattici
logica
iconica
musicale
cinestetica
relazionale
esperienza
immagine
simulazione
conversazioni, discussioni, lettura, scrittura,
metacognizione …
COME DISSE IL PAPA
A SAN SIRO…
STRATEGIE DIDATTICHE
SFONDO PEDAGOGICO E DIDATTICO
vissuto
Parola
preghiera
Chiesa
8
7 febbraio 2024
Mediatori | Noi abbiamo fatto | Abbiamo scoperto/imparato |
Attivo Iconico Analogico
Simbolico | Siamo andati a visitare la chiesa di… Dentro abbiamo visto… Abbiamo pregato davanti al tabernacolo perché… Abbiamo disegnato la chiesa e abbiamo visto tante chiese in Internet. Ci siamo seduti nelle panche e abbiamo guardato verso l’altare come si fa quando si è a Messa. La catechista è andata all’ambone e ha letto per noi… come si fa… Abbiamo parlato con il parroco e con la catechista, abbiamo letto sul nostro sussidio e scritto alcune frasi importanti. | La chiesa è un edificio con tabernacolo, altare, ambone, confessionale, acquasantiera… Nella chiesa si va a pregare Quasi in ogni città e in ogni paese c’è una chiesa. Le chiese sono diverse, ma tutte hanno… In chiesa ci vanno i cristiani per incontrare Gesù, per celebrare la Messa tutti insieme… La chiesa è la casa di Gesù e della comunità. |
preghiera
vissuto
Chiesa
Parola
SFONDO PEDAGOGICO E DIDATTICO
Esempio di
riflessione
metacognitiva
PRIMA PREOCCUPAZIONE
NON
CHE COSA FARE
MA
COME COINVOLGERE
GLI INIZI
SECONDO PASSO: RACCOGLIERE QUANTE PIÙ INFORMAZIONI POSSIBILI.
A QUESTO PROPOSITO, QUALI SONO LE PRIME DOMANDE NON INVASIVE DA PORRE
ALLA FAMIGLIA E AL BAMBINO?
ECCONE ALCUNE:
CHI SIETE (PER CAPIRE LE LORO CARATTERISTICHE)
CHE COSA VI PIACE? CHE COSA DESIDERATE DALLA CATECHESI?
CHE COSA NON VI PIACE?
QUALI SONO PER VOI LE COSE PIÙ DIFFICILI?
COME VI POSSIAMO AIUTARE?
PRIMO PASSO
ACCOGLIERE LA FAMIGLIA
CREARE UN CLIMA DI FIDUCIA
(FARE SQUADRA, RASSICURARE)
IN QUESTA FASE E SEMPRE: ASCOLTARE ASTENENDOSI DAI GIUDIZI
NON CERCARE DIAGNOSI MA RELAZIONI
PRIMA PARTE: IN GENERALE…
TERZO PASSO
COINVOLGIMENTO DELLA
CE
TASTIAMO IL TERRENO PER CIÒ CHE RIGUARDA
NON SOLO LA CATECHESI
MA ANCHE LO SPORT
E LE ALTRE ATTIVITÀ ORATORIANE E PARROCCHIALI
LA CE È CHIAMATA A METTERSI IN GIOCO PER VIVERE DAVVERO SECONDO IL VANGELO.
GLI INIZI
PRIMA PARTE: IN GENERALE…
GLI INIZI
QUAL È LA DOMANDA FONDAMENTALE CHE DEVE PORSI LA CATECHISTA? Eccola: Come aprirsi e aprire alla relazione?
1) Ricorda che il primo e fondamentale
“strumento di mediazione e relazione”
è l’educatore, al quale è chiesta la disponibilità a imparare ciò che segue:
mettersi in gioco senza paura,
essere libero da ogni pressione (tempo, programmi, risultati…),
avere fiducia in sé stesso e in ciò che fa,
avere fiducia nel bambino con disabilità,
essere presente in modo accogliente, gratificante,
empatico, rispettoso dei ruoli,
avere fantasia e creatività proprie o… copiate.
Ricorda che il bambino, in particolare quando ha delle disabilità, ha la capacità di “sentire” quando una persona è tranquilla o tesa,
è molto sensibile alle situazioni… perciò chiediamo pazienza, calma, serenità,
costanza e dolcezza a Lui.
PRIMA PARTE: IN GENERALE…
MUOVITI ORA TRA QUESTI PUNTI, COMPIENDO UN VIAGGIO INTERIORE:
SU CHE COSA DOVRESTI LAVORARE DI PIÙ?
PRIMA PARTE: IN GENERALE…
PROSEGUENDO… Continuare nella conoscenza del bambino
(visite alla famiglia, uscite, immersioni nel gioco, osservazioni in itinere…)
COME FACILITARE LA RELAZIONE
Perseguire due finalità
a) Far vivere al bambino l’incontro con Gesù;
b) farlo sentire parte viva della comunità, a cominciare dal gruppo dei pari, all’interno del quale occorre favorire le relazioni.
Come?
Aiutandolo ad esprimersi come è capace,
partendo dalle sue capacità
e traducendole in positivo,
mantenendo lo sguardo sulle risorse
e non sui limiti
senza pretendere ciò che non può dare.
Altrimenti…
Le limitazioni nel funzionamento intellettivo e nel comportamento
possono causare
continui fallimenti alle richieste
con conseguente
costruzione di un’immagine di sé negativa
che può portare alla
rinuncia e al ritiro dalla vita sociale.
In pratica…
Occorre offrire molti rinforzi positivi,
per aiutare i bambini a esprimere le proprie emozioni
per migliorare l’autostima e il concetto di sé,
per aumentare la motivazione a stare con i compagni.
gestendo nel contempo gli stati emotivi negativi
(disperazione, angoscia, rabbia).
COME FACILITARE LA RELAZIONE
COME FACILITARE LA RELAZIONE
Suggerimenti pratici validi per tutte le disabilità
In sede di programmazione, proponiamo che in ogni gruppo di catechesi sia inserito non più di un bambino disabile.
Informiamoci con largo anticipo sul calendario degli impegni riabilitativi dei bambini con disabilità: se necessario spostiamo gli orari degli incontri.
Cerchiamo di essere naturali e di reagire con serenità alle intemperanze dei bambini.
Predisponiamo tempi e spazi individuali, per sollecitare con delicatezza la confidenza e la narrazione del vulnus.
Vigiliamo perché nel gruppo il bambino disabile si senta a casa sua: poniamo molta attenzione al clima relazionale; cerchiamo di vedere con i suoi occhi ciò che succede nel gruppo; mettiamolo vicino ai compagni più calmi e maturi; soffochiamo sul nascere le eventuali prese in giro e incomprensioni.
Studiamo attività facilitanti per tutti.
Adattiamo il catechismo senza ridurlo.
Prepariamo schede semplificate con immagini, fotografie, parole chiave, testi riscritti in stampato maiuscolo, semplificati e / o schematizzati (vedi istruzioni).
Utilizziamo sempre la stessa immagine di Gesù, così che diventi “uno di famiglia”.
Introduciamo alla preghiera con l’aiuto di una musica leggera e non troppo ritmata.
Non perdiamo le occasioni per far frequentare la comunità: organizziamo la partecipazione alla messa, agli incontri di preghiera e alle feste dell’oratorio.
Con i compagni: non eludiamo le domande sul perché della disabilità, ma nemmeno imponiamo risposte a quesiti che nessuno ha formulato. Organizziamo incontri tra i bambini al di fuori della catechesi, a partire dagli interessi comuni (cinema, shopping, ecc …).
Conquistiamo la fiducia dei famigliari: regaliamo ascolto, tempo e tenerezza ai genitori e ai fratelli, invitandoli a partecipare alla vita della comunità. Offriamo aiuti domestici se necessari e graditi.
Acquisire un minimo di conoscenza
riguardo alcune forme di disabilità
per mettere in atto attenzioni e prassi
che facilitino
la relazione e l’apprendimento.
SECONDA PARTE: DISABILITÀ SPECIFICHE
Qual è l’obiettivo di questa seconda parte?
SECONDA PARTE: DISABILITÀ INTELLETTIVE
Media
Il bambino può presentare le seguenti caratteristiche:
**una discreta capacità comunicativa,
**la capacità di svolgere semplici compiti,
**una discreta autonomia nei rapporti
interpersonali.
Lieve
Il bambino può presentare le
seguenti caratteristiche:
*lievi difficoltà di comprensione,
*un vocabolario povero, ma una
buona capacità comunicativa,
*una minima compromissione sensomotoria.
Grave
Il bambino può presentare le seguenti caratteristiche:
*un eloquio molto povero,
(conosce solo poche parole e frasi semplici con costruzione faticosa,
per esprimere i bisogni primari),
*una scarsa autonomia personale.
Profonda
*Il bambino ha un’età mentale minore di 4 anni
*le sue abilità concettuali sono riferite al mondo
fisico, non ai concetti simbolici;
*il suo linguaggio è assente o non comprensibile,
*comunica attraverso i linguaggi non verbali;
*ha una compromissione sensomotoria;
*la sua autonomia personale è assente.
Mantenere lo sguardo sulle risorse (vedi il neretto)
E la CAA?
(Comunicazione Aumentativa Alternativa)
La CAA pone problemi nel momento in cui deve rappresentare realtà spirituali, come Dio o lo Spirito Santo: il bambino vede una nuvola, una colomba, un vecchio… come può arrivare alla realtà simboleggiata?
LA SINDROME DI DOWN
CARATTERISTICHE COMUNI: PARTIAMO DALLE RISORSE!!!!
I bambini presentano di solito uno sviluppo psicomotorio rallentato (camminano verso i 2 – 3 anni, parlano verso i 5 anni con sviluppo variabile).
La disabilità intellettiva c’è sempre, ma è di grado variabile.
I bambini possono accedere alla lettura e scrittura e imparare a eseguire semplici operazioni matematiche.
Imparano molto per imitazione (preferire il metodo formativo della dimostrazione).
Di solito gradiscono il contatto fisico.
SECONDA PARTE: DISABILITÀ SPECIFICHE
Per entrare in sintonia con il bambino:
atteggiamento del catechista
*Non andiamo in ansia.
*Accogliamo il bambino con semplicità.
*Stabiliamo le regole del buon comportamento.
*Cerchiamo di essere pronti alla dolcezza, ma anche alla fermezza.
*Teniamo conto dell’eventuale rigidità del carattere del bambino (cerchiamo di non essere insistenti).
*Conteniamo con dolcezza e grande serenità le reazioni emotive.
*Cerchiamo di essere affettuosi e di permettere dal bambino
di manifestare l’affetto.
LA SINDROME DI DOWN
Suggerimenti pratici
*La nostra comunicazione sia sempre semplice e chiara, con frasi brevi; se è necessario, ripetiamo i concetti;
*meglio raccontare che spiegare; nella narrazione rispettiamo la successione cronologica, evitando anticipazioni e flash back;
*prepariamo i testi semplificati (vedi istruzioni);
*scriviamo le parole chiave di un discorso su cartelloni o sul quaderno, per favorire la memorizzazione;
*accompagniamo il linguaggio con immagini semplici o anche stilizzate;
*lasciamo che il bambino disegni e/o scriva per comunicare;
*coinvolgiamo in attività pratiche piuttosto semplici e con poche istruzioni molto chiare;
*utilizziamo il linguaggio musicale e della drammatizzazione;
*aiutiamo il bambino con la musica a entrare nella preghiera e/o nel silenzio.
LA SINDROME DI DOWN
*
GUIDA
Anno 1
Tappa 6
La tempesta sedata
pp. 68 e 69
Anno 1
Tappa 6
La tempesta sedata
Anno 1
Tappa 6
La tempesta sedata
pp. 34 e 35
Anno 1
Tappa 6
La tempesta sedata
pp. 36 e 37
Anno 1
Tappa 6
La tempesta sedata
pp. 38 e 39
L’autismo diventa evidente a partire dai 30 -36 mesi e presenta dei sintomi di riscontro più o meno ricorrente:
2. delle alterate interazioni sociali: il bambino ha delle limitate capacità di ascolto, è poco socievole, staccato dal mondo che lo circonda, spesso incapace di sostenere lo sguardo e di imitare gli altri, senza espressioni sul viso, incapace di simulare;
3. l’assenza di pensiero astratto con l’incapacità di comprendere le metafore
3. un comportamento ripetitivo e stereotipato nei movimenti (per esempio: dondolamenti, movimenti a trottola), un uso improprio degli oggetti; l’utilizzo continuo di oggetti particolari (x es: sassi, fili);
4. spesso livelli di performance diminuiti con profili eterogenei;
5. talvolta ipo o iperattività.
LO SPETTRO AUTISTICO
Il bambino con autismo chiede un’accurata strutturazione dello spazio e del tempo.
Occorre quindi creare un ambiente logistico e sociale idoneo:
1. attraverso un luogo sempre uguale, quanto agli ambienti, agli arredamenti e alla disposizione delle persone;
2. differenziando e mantenendo fissi i luoghi della catechesi: sala catechesi, salone giochi, cappella;
3. con un gruppo di lavoro non numeroso (dai sei ai dodici bambini, non di più);
4. con incontri strutturati, nei limiti del possibile, in modo sempre uguale (es.: momento di preghiera, attività, gioco): se si introducono delle modifiche vanno sempre spiegate.
LO SPETTRO AUTISTICO
Primi suggerimenti importanti per facilitare la relazione
con i bambini affetti dal disturbo dello spettro autistico
Altri suggerimenti pratici
*Prima di accogliere il bambino nel gruppo, andare più volte a casa sua per farsi conoscere e relazionarsi; preparare un album con le foto dei compagni e presentarglieli prima che li veda di persona.
*Non lasciarsi inibire dal mancato contatto degli occhi.
*Nella sala, mantenere le pareti possibilmente bianche e con un solo elemento iconografico.
*Spiegare ai compagni che dovranno lavorare con calma evitando la confusione.
*Non alzare la voce, perché distorce la realtà.
*Lavorare mostrando come si fanno le cose e usando poche immagini. Preparare schede con disegni semplici.
*Prima di ogni attività o gioco, spiegare bene tutto ciò che succederà e si farà, eventualmente usando un’agenda o un cartellone con disegni mobili.
*Proporre al bambino con autismo un solo compito per volta.
*Semplificare i testi seguendo le linee europee dell’informazione accessibile (vedi istruzioni).
*Durante la preghiera, non cantiamo con vivacità e non battiamo le mani.
LO SPETTRO AUTISTICO
GUIDA
Anno 2
Tappa 1
La pesca miracolosa
pp. 31 e 32
SUSSIDIO
Anno 2
Tappa 1
La pesca miracolosa
pp. 4 e 5
SUSSIDIO
Anno 2
Tappa 1
La pesca miracolosa
pp. 6 e 7
Esistono tre tipologie di disabilità:�
-cecità o ipovisione (visus non superiore a 3/10);
�La disabilità sensoriale può pregiudicare la vita di relazione e la comunicazione, ma anche l’autonomia e la normale vita quotidiana.�
DISABILITÀ SENSORIALI
1. Esistono tre gradi di sordità:
sordità totale
ipoacusia profonda
ipoacusia lieve.
DISABILITA’ SENSORIALI
LA SORDITÀ
2. Conseguenze della sordità
di sviluppare il linguaggio:
quanto più profonda è la sordità, tanto più è compromesso lo sviluppo del linguaggio.
b) Lo sviluppo cognitivo è nella norma se il bambino è adeguatamente stimolato.
c) In dipendenza dalla disabilità, il bambino sordo può presentare le seguenti caratteristiche:
è rumoroso,
poco disciplinato,
emotivamente labile,
ostinato,
ama giocare da solo.
QUESTO NON FA DI LUI UN BAMBINO CATTIVO!!!!
Suggerimenti pratici
*Sfruttiamo la vista e gli altri sensi;
*facilitiamo la lettura labiale (assicuriamoci che il viso del bambino sia rivolto verso quello dell’educatore, che dev’essere sufficientemente illuminato; evitiamo di porci in controluce; non mettiamo la mano davanti alla bocca, cerchiamo di non muoverci troppo per non uscire dal suo campo visivo;
*non alziamo il tono della voce più del normale; PROVA!!!!
*non parliamo in fretta, ma neanche troppo lentamente, e scandiamo bene le parole;
*usiamo gesti e immagini (cartelloni, presentazioni in power point, film sottotitolati);
LA SORDITA’
*in sua presenza, non parliamo con altri del bambino con disabilità uditive: di solito eglI osserva attentamente ogni movimento e ogni sguardo, quindi potrebbe trarre conclusioni errate;
*utilizziamo la formulazione a specchio per capire se il bambino ha compreso la consegna e per accompagnarlo alla risposta;
*prepariamo i testi scritti per le preghiere;
*nel gioco, sostituiamo il fischietto dell’arbitro con una paletta o un altro segnale visivo;
*nella drammatizzazione, caratterizziamo visivamente i personaggi;
*se possibile, quando serve, utilizziamo il linguaggio dei segni, ma solo se lo conosciamo bene;
*se il bambino è d’accordo e lo usa, è possibile ricorrere in forma di gioco all’alfabeto muto, o vecchio alfabeto manuale, oppure imparare il nuovo alfabeto manuale.
GUIDA
Anno 3
Tappa 3
Le nozze di Cana
pp. da 68 a 70
SUSSIDIO
Anno 3
Tappa 3
Le nozze di Cana
pp. 30 e 31
SUSSIDIO
Anno 3
Tappa 3
Le nozze di Cana
pp. 32 e 33
SUSSIDIO
Anno 3
Tappa 3
Le nozze di Cana
pp. 34 e 35
Le conseguenze della cecità possono essere le seguenti:
un ritardo dello sviluppo psicomotorio che poi tende a colmarsi con l’età;
il linguaggio solitamente è in ritardo, ma poi progredisce in modo adeguato;
il bambino assume talvolta movimenti ripetitivi e ritmici;
a volte il bimbo mostra ansia, ripetitività, scarsa competizione, sensibilità a frustrazioni.
LA CECITÀ
CECITA’
GUIDA
Anno 4
Tappa 4
La Pentecoste pp. 86 - 87
SUSSIDIO
Anno 4
Tappa 4
La Pentecoste
pp. 48 e 49
SUSSIDIO
Anno 4
Tappa 4
La Pentecoste
pp. 50 e 51
LA SORDOCECITÀ: Metodi per comunicare
Comunicazione oggettuale
Occorre costruire un piccolo corredo di oggetti che consentano di dar voce a bisogni o desideri; anche il TACTIL e i libri tattili servono allo scopo.
Lettere e numeri tattili
Usando lettere e numeri in feltro, carta vetrata o cartoncino grosso si compongono parole e frasi.
Altri metodi…
LA SORDOCECITA’
Stampatello sulla mano
Si scrive con il dito (di solito dall’alto verso il basso e da sinistra a destra) ogni lettera di una parola sul palmo della mano o su un’altra parte del corpo.
E V
PROVA!!!
Altri metodi
Tadoma
Si mettono le mani del bambino sulle nostre guance, con i suoi pollici posizionati sulle nostre labbra: i cambiamenti della posizione della bocca e delle labbra per ogni suono emesso permettono la comprensione. Si tratta di un metodo ormai superato da quello che segue.
Malossi
Si usa la mano come se fosse una macchina da scrivere: a ogni parte di essa corrisponde una lettera dell’alfabeto che, toccata o pizzicata leggermente, permette di comporre parole e frasi.
Lis tattile
E’ una LIS integrata con il tatto, per le persone nate sorde che in seguito diventano cieche: chi ascolta tocca con le mani quelle di chi parla.
E T
D S
C R
B Q
A P
LE LETTERE IN VERDE VENGONO TOCCATE
LE LETTERE IN ROSSO VENGONO PIZZICATE
F
U K
G
L V
W
H
M X
I
N Y
O Z
J
PROVA!!!
PROVA!!!
IL GUANTO DI MARIA ASSUNTA, CON UNA SORDOCECITA’ ACQUISITA E PROPRIETARIA DI UNA VITA BELLA, SODDISFACENTE E RICCA DI RELAZIONI.
CON QUESTO GUANTO MARIA ASSUNTA RIESCE A COMUNICARE ANCHE CON CHI NON CONOSCE IL MALOSSI. STRAORDINARIO!
LA SORDOCECITÀ
GUIDA
Anno 2
Tappa 1
Zaccheo
pp. 35 e 36
SUSSIDIO
Anno 2
Tappa 1
Zaccheo
pp. 10 e 11
SUSSIDIO
Anno 2
Tappa 1
Zaccheo
pp. 12 e 13
DISABILITÀ MOTORIA
Suggerimenti pratici
Paraplegia
2) Prima di uscire, assicuriamoci che non si incontreranno barriere architettoniche.
3) Preferiamo i giochi da tavola ai giochi motori, oppure ideiamo giochi motori
con l’uso delle carrozzine.
4) Ricordiamo ai bambini di non voler spingere a tutti i costi la carrozzina,
spostandola senza chiedere il permesso.
presentazione dei bambini
suggerimenti pratici
cartellini con esempi di attività