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Le culture coloniali non sono mai state una traduzione diretta della società europea trapiantata nelle colonie, ma configurazioni culturali uniche, creazioni spurie nelle quali cibo, vesti, abitazioni e moralità europee ricevevano un nuovo significato politico nel particolare ordine sociale del potere coloniale.
(Stoler 1989, pp. 136-137).
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Ma come potrà passare il suo tempo all’Asmara una povera donna, che non è Comandante delle truppe, non è ufficiale, non è soldato, non agricoltore? Questo problema mi ha tormentata prima della partenza, mi ha tormentata durante tutto il viaggio, e poi si è risolto tranquillamente ... Avere una cameriera sudanese invece d’una italiana; montare a cavallino abissino invece di andare in tram; ricevere una ‘madama’ con la testa imburrata come un sandwich invece che scambiare dei complimenti con delle visitatrici profumate fin-de-siècle; accogliere con gravità i capi locali e quelli dei paesi circostanti che vengono a salamarmi, in gran pompa, con numeroso seguito a cavallo, invece di correre alla finestra, curiosamente, a vederli passare; tutte queste e moltissime altre cose mi sembravano le più naturali del mondo.
(Pianavia Vivaldi 1901, pp. 25-26).
Vignetta di Fernando Elefante,Terra … Vergine!, da «Il “420”», XXII, 1101, Firenze, 19 gennaio 1936.
Madri e figli di tutte le razze, «La difesa della Razza» I n. 3, ottobre 1938.
I Bastardi, articolo di G. Landra, da «La difesa della Razza» II, n. 13, maggio 1939.
Donna Giangerr della regione di Fofa, Etiopia, 1939.�Foto di Lidio Cipriani (Album XIV. Africa Orientale).
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I migranti vengono percepiti come elemento necessario ma sgradito […]
se non altro per pulire le nostre latrine e combattere le nostre guerre.
A. Appadurai, 2005, p.30.
Noi eritrei non eravamo niente, non avevamo niente, eravamo ascari o servitù, non dovevamo imparare niente.
M.I. cit. in I. Taddia, 1996, p.68.