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«Perché si legge e si scrive?»�«Perché vuoi imparare a capire altre cose sul mondo…sulle cose»

Macerata

9 maggio 2013

Lilia Andrea Teruggi

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Scrittura spontanea: perché?

  • Alunni:
  • Genera potenziali problemi «cognitivi»
  • Insegnanti:
  • Informa sulle reali competenze nel sistema di scrittura e nella testualità
  • Consente un’organizzazione più proficua delle attività a piccolo gruppo e a coppie
  • Consente un intervento didattico più efficace rispetto all’evoluzione delle competenze

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Potenziali problemi cognitivi

L’insegnante propone ai bambini di scrivere GRACE

  • Melania: Inizia « g »
  • Paolo (si ripete più volte il nome): Ma maestra non è meglio che scriviamo Edoardo(altro nome di un bimbo di quattro anni presente in classe con loro)

Ora scrivi Grace

  • Melania: Poi c’è la « e »
  • Paolo ripete Grace più volte poi scrive GER
  • Paolo: Mi è venuto in mente che possiamo scrivere Ludovica

Vai avanti tranquillo e finisci di scrivere Grace

  • Paolo ripete lettera per lettera(«g, e, r») poi aggiunge una O restando GERO, rilegge “Grace” e aggiunge una L (resta GEROL)
  • Melania (rimasta sempre in silenzio): Non va bene! Il nome Grace è più corto ma non mi ricordo bene come si scrive

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  • Paolo: Grace però la « r » ce l’ha, allora tolgo la « o » e la « l » e bon! (rimane la scritta GERA con una O e una L sbarrate con una x).
  • Melania: Così c’è scritto ALICE. Grace ha quattro lettere ed è corto, però ha la « r »…non so però cosa non va!
  • Paolo: Forse bisogna togliere la « a »
  • Melania: No!
  • Paolo (dà il pennarello a Melania): Forse manca una « i »
  • Melania: Sì
  • Paolo riprende il pennarello e scrive GIERA ma poi cancella la E (rimane GIRA)

  • Melania osserva la scritta, ma non è convinta

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  • Paolo (ripete più volte il nome): manca la « s »!
  • Melania: Sì la « s »!
  • Paolo riscrive tutto il nome GISRA

  • Melania: Non va bene, serve anche la « e » (scrive la G, la E e aggiunge una R, resta GER, osserva

la sua scritta e aggiunge una A resta:

  • Paolo aggiunge per dividere il nome scritto da Melania

dal suo e scrive GERI

  • Melania: Finisce « s »
  • Paolo scrive GERIS
  • Melania (osserva attentamente): Così finalmente va bene!

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Chiara, 5;8

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Difficoltà ad individuare i livelli specie nelle fasi di passaggio da un livello ad un altro

E non solo….

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«Il progresso nell’alfabetizzazione non consiste in un tranquillo passaggio da uno stadio all’altro; �ci sono molti progressi e regressi durante il percorso»Ferreiro, 2003, p.72

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Informazioni disponibili e processi di assimilazione

Letizia, classe prima

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Come intervenire?

«Quali devono essere tempi di attesa?»

«Quanto tempo si deve lasciare scrivere il bambino con il ‘suo sistema’ in attesa che scopra la convenzione?»

«Come si concilia questa attesa con la progettazione dell’insegnante?»

«Come si concilia questa modalità didattica con le ‘prescrizioni’ che vengono da altre istituzioni?»

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Fogli bianchi, quaderni a quadretti, a righe?

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Stampato maiuscolo, script, corsivo?

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Diversi tipi di intervento

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CARI AMICI IO IERI ADTA APEDRE�LCASAS CAO GIULIA

Adesso tocca a Giulia

G: io ho scritto da sola maestra

Lo so Giulia che hai scritto tutto da sola, brava. Bambini siete curiosi di sentire cosa ha scritto Giulia?

G: Cari amici io ieri sono (non è scritto) andata (ADTA) a prendere (APEDRE) le (L) castagne (CASAS)

“Cari amici io ieri sono andata a prendere le castagne”. Brava, vuoi dirmi dove hai scritto “prendere”?

G: è qui (indica APEDRE)

Qui c’è scritto prendere?

G: a prendere

Bene, vuoi fare vedere ai tuoi compagni il tuo disegno

1 ottobre

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CARI AMICI�IERISADAICESA�PANACA

Jessica: ho scritto cari amici (CARI AMICI) i…e…ieri (IERI) s…sono (S) an…data (ADA) in (I) chiesa (CESA) p…poi (P) sono (non c’è scritto) andata (ANA) a casa (CA)…

Bene, mi fai vedere dove hai scritto andata?

J: qui (indicando ADA)

Bene e poi? L’hai scritto un’altra volta?

J: (rilegge sotto voce) qui (indicando ANA)

Dunque stai dicendo ce qui c’è scritto andata (indicando ADA) e pure qui c’è scritto andata (indicando ANA)?

J: sì

15 ottobre

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Si? Allora vediamo un po’ (prende foglio e matita) qui hai detto che c’è scritto andata (indica ADA)?

J: sì

Bene scriviamolo qui e poi dove hai detto che c’è scritto andata?

J: qui (indica ANA)

Ok (scrive ANA sotto ADA) allora dove è scritto andata?

J: qua (ADA) manca la “n”…

Prova a scriverlo qui

J: (scrive ANDAA)

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IERSADTFRE SEA AMICI �CIAO�KARIM

K: maestra come si scrive la D?

Bambini, qualcuno sa come si scrive la D?

C: io lo so, posso andare a scriverlo alla lavagna?

……….

Vuoi venire a leggere tu Karim?

K: sì. Ieri (IER) sono (S) a … andato (ADT) a (non c’è scritto) fare (FRE) spesa (SEA) amici (AMICI) ciao

William: maestra non ha cominciato con “cari amici”

K: l’ho messo alla fine. Ho sbagliato?

Secondo voi bambini ha sbagliato Karim?

1 ottobre

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Giulia: si doveva scrivere “cari amici” prima

Chiara: ma lui l’ha scritto lo stesso, si capisce

Si capisce, cosa vuoi dire Chiara, spiegati meglio

Chiara: si capisce che la lettera l’ha scritta a noi, cioè ai suoi amici anche se l’ha scritto all’ultimo

Bene Karim ci vuoi dire dove hai scritto “andato”?

K: qui (indicando ADT)

Bravo, e qui invece (SEA) cosa hai scritto?

K: sss … ee … aa, ho scritto spesa

Qui hai scritto spesa?

K: sì perché sono andato a fare la spesa

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CARI AMICI�IO SONOADATOIGIROCMIOPAPA�EMAPOTATOAGOCARE�UHMONEDOVESISATA KARIM

K: (ripete senza leggere) … mio papà m’ha portato a giocare sul gommone dove si salta

Che bello! Dove hai scritto “gommone”?

K: (dopo un breve silenzio) qui ma è sbagliato (indica U), ci vuole la “g” e qui (indica la H) la “o”, così era giusto go … mmone, gommone

Karim vuoi dire che al posto della “u” (indica U) e dell’“acca” (indica H) dovevi scrivere “go”, “g-o”?

K: sì

15 ottobre

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CARI AMICI,�SOLE MAMMA�ERBA EVA

Eva cosa hai fatto di bello ieri?

E: ieri sono andata a fare una passeggiata con la mamma

Hai scritto questo nella tua letterina

E: sì ho scritto: cari a … amici (CARI AMICI) s … sole (SOLE) mamma (MAMMA) e … erba (ERBA) Eva

Sole, mamma, erba, Eva come mai hai scritto queste parole?

1 ottobre

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E: “sole” perché c’era un bel sole

È vero ieri è stata una bellissima giornata di sole

E: “mamma” perché c’era la mia mamma, “erba” perché c’era l’erba verde nel prato. Eva che sono io

Benissimo Eva, hai scritto le parole tutte da sola?

E: Emm sì

Brava. Vuoi dirci cosa hai disegnato?

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CARI AMICI�……

Loredana come va?

L: (sta in silenzio e con lo sguardo abbassato)

Hai deciso cosa scrivere?

L: (silenzio)

Ancora no?

L: (silenzio)

Ci vuoi pensare ancora?

L: (silenzio)

Va bene lo stesso Loredana se non ti va di scrivere niente. Tranquilla. Ti va di disegnare invece?

L: (silenzio)

….

Loredana vuoi venire a raccontarci qualcosa?

L: (fa no con il capo)

Va bene lo stesso. Loredana magari ti sentirai di farlo la prossima volta. Ci conto, voglio sentire la tua bella vocina, ok?

L: (acconsente con il capo)

1 ottobre

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  • Allora cosa hai fatto ieri, così lo scriviamo e lo raccontiamo ai tuoi compagni
  • L:(silenzio)
  • Su Loredana, ti aiuto a scrivere io, non preoccuparti, non ti lascio sola.
  • L: ieri sono andata a fare la spesa
  • Bene e con chi?
  • L: mamma
  • Bene. Come dobbiamo iniziare la letterina?
  • L: cari amici
  • Brava e poi come possiamo continuare?
  • L: ieri sono andata a fare la spesa (con un filo di voce)
  • Brava, scrivi tu da sola?
  • L: fa no con la testa
  • Vuoi che scriva io per te?
  • L: fa no con la testa
  • E come possiamo fare? Vuoi che io ti detto una parola dopo l’altra?
  • L: fa sì con la testa

15 ottobre

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  • Loredana vuoi venire a leggere tu?
  • L: Cari amici…i ieri (IER) s…sono (SN) stata (SARA) a casa (CSA) ciao
  • Bravissima Loredana, ti sei ricordata quello che hai scritto
  • Ti ricordi dove hai scritto “sono?”

26 novembre

CARI AMICI/ IER SNSARAA CSA

CIAO

LOREDANA

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CARI AMICI,�HOSSAM

Hossam tutto bene?

H: sì

Hai già disegnato?

H: sì

Bravo, vuoi dirmi che cosa hai disegnato?

H: io e mio amico

Siete tu e il tuo amico?

H: sì

E dove siete andati?

H: Marocco

1 ottobre

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Dai leggiamo insieme….cari

H: (silenzio) cari amici

…..

Proprio così Hossam, tu hai scritto cari amici e poi? Qui cosa hai scritto?

H: Hossam

Hai scritto Hossam bravo. Vuoi

dire ai tuoi compagni cosa hai

disegnato?

H: io, mio amico

Hossam ha disegnato se stesso e

il suo amico che si chiama?

Come si chiama il tuo amico

Hossam?

H: Karim

Karim, il nostro Karim?

H: (guarda l’insegnante)

Questo Karim (indica il compagno)

H: no mio amico Karim Marocco

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Ah, un altro e dove siete?

H: Marocco gioco io e mio amico

Bambini, Hossam ha disegnato il suo paese, il Marocco. Ti manca il Marocco?

H: (silenzio)

Vuoi andare in Marocco?

H: sì

Su, anche qua avrai tanti amici, amici, i tuoi compagni (li indica) che ti vogliono bene

H: (sorride)

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  • CARI AMICI SONO ANDATO A GIOCARE CON LA MIA BICI IO E LA MIA MAMMA

E’ MIO PAPA’ E’ O’ GIOCATO TANTO E POI SONO ANDATO A CAFE IO E

LA MIA MAMMA E IL MIO PAPA’

E’ POI SONO ANDATO A CASA E POI

O LAVORATO UN POCINO E’ POI

SONO ANDATO A MARE IO E LA

MIA MAMMA E POI SONO ANDATO

A LALTALENA IO E LA MIA

MAMMA E IL MIO PAPA’ CIAO HOSSAM

21 aprile

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CARI AMICI�HO AVUTO MAL DI DENTI E SONO RIMASTA A CASA E NON SONO VENUTA A SCOLA A MANGIARE LE CASTAGNE DIANA

Allora cosa hai fatto di bello?

D: (si tocca la guancia)

Hai dormito?

D: (fa cenno di no con il capo)

No?

D: (fa no con i capo poi apre la bocca e si tocca un molare)

Ah, hai avuto mal di denti

D: sì, denti

22 ottobre

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Allora come possiamo scrivere. Come inizia la letterina

D: cari amici

Cari amici, brava e poi? Ieri

D: ieri

Ho avuto …

D: denti

Mal di denti, brava!

D: scola

Scuola? Cosa vuoi dire Diana?

D: castagne

Hai mangiato le castagne a scuola?

D: no denti

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  • Cari amici

io ieri con il mio papà

è con la mamma

e anche ionuz sono

andata a donad e poi

sono andata un parco

e poi sono andata con la barca

  • Diana

28 aprile

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A proposito della segmentazione tra le parole

Quali sono le motivazioni che spingono i bambini a ipo e ipersegmentare?

Quali attività proporre?

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La segmentazione tra le parole:� IPOSEGMENTAZIONE

  • Ceraunavolta una bambina cesiciamava Capucetoroso elamamma dise…porta alanona una focacaalorasi mise acaminare alimproviso …. Daniele 1°

  • Vabene disse Cappuccetto Rosso…. Il lupo selera mangiato Teodora 2°

  • Adduntratto il lupochie disse la nonna …eando sul letto. Luca 2°

  • ... miracomando stai molto attenta al lupo. ...Cosa fai nella strada dasola?... ...e in tanto il lupo ando... ...e in tanto veni capucetto rosso... Stefania 3°

  • ...vabene mamma non mi fermerò... ...me ne dai unaltra vabene tieni, ma ne dai unaltra vabene tieni, me ne dai ancora una... Claudia 3°

  • ...che abitava immezzo al bosco... Martina 3°

  • ...invitò Cenerentola a ballare nolle chiese il nome... ...e il principe nolla neanche vista più. Enrica 4°

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La segmentazione tra le parole:� IPERSEGMENTAZIONE

  • ...e poi a in contrato una sua amica... Massimo 2°
  • Cappuccetto Rosso va bene, di subbidiendo a gli ordini della mamma ...dopo un po di tempo arrivò Cappuccetto. ...che occhi grandi cheai.

...e dallora passo sempre dalla strada normale. Barbara 2°

  • ...poi arrivata nel bosco in contrò il lupo... ...e la nonna disse "Chie"...

Evelina 3°

  • ...il bagno lo potevi fare in sieme lo stesso... Denise 4°
  • ...e si era in ginocchiata con la testa sulla... ...perchè lincantesimo va via... Vanessa 3°
  • In fatti, lui si trovava nello stesso posto… Luca 5°
  • E in fine furono felici di trovarsi nuovamente insieme Martina 4°

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Concetto di parola 1° classe ottobre

Siete tutti d’accordo con Roberta ?

Alessandro: la «e» non è una parola perché non ci sono tante lettere. Anche nella mia (si riferisce a quanto scritto sul cartellino che ha in mano, cioè IL) ce ne sono poche. Per me non è una parola.

Martina: è vero. La «e» è solo una lettera.

Roberta: però «e il lupo» è una parola tutta insieme.

Ludovica: non sono parole quelle due (indica E, IL) perché sono senza lettera.

..........

Ma «e» e «la» sono parole ?

Ludovica: le parole sono quelle lunghe!

Luca: no, ma servono anche le parole piccole, altrimenti non capiamo cosa c’è scritto ! Però non sono parole, ma servono (intende la E e la LA).

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Concetto di parola 1° classe ottobre

Penso di aver capito che tu vuoi dire che non sono parole ma servono per comporre un titolo comprensibile.

Luca annuisce.

Roberta: però se c’è scritto «e la nave pirata », «e» è una parola.

Martina: però la «e» se è da sola non è una parola.

Marta: però la «e» non è una parola se è staccata !

Roberta : se è da sola non è una parola, se invece la metti nel titolo allora diventa una parola.

Celeste: sì perché è insieme alle altre.

Francesca: la «e» se è da sola non è una parola, ma anche «la» non è una parola, se è da sola.

Ludovica: anche alla fine delle parole può esserci una «e», ma se è da sola non è una parola.

Celeste: se una parola è staccata, non può essere un titolo !

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Concetto di parola 1° classe novembre

Simone: “re” è una parola, perché “il” si mette dappertutto, invece “re” no.

Roberta: “il” è una parola da mettere nei titoli.

Anche “re” si trova in un titolo

Alessandro: “re” è una parola anche se è fatta di due lettere, “re” è un nome giusto. È un nome fatto di due lettere.

Martina M: “re” è un nome fatto di due lettere, ci sono dei nomi corti fatti di due lettere. Poi ci sono dei nomi fatti di tante lettere.

Perché dite che “re” è un nome?

Melba: “re” è proprio una parola.

Alessia: per me “re” deve andare là (nel cartellone), non è una parola, solo quelle grandi sono parole!

Luca: “re” è una parola perché “re” è un nome.

Francesca: secondo me “re” è una parola perché non si può scrivere in un altro modo.

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Concetto di parola 3° classe

  • Glenda: Dopo queste parole c’è sempre un’altra parola

Però dobbiamo chiarire meglio. Se io tolgo C’ c’è ‘E, se tolgo L’ c’è ORA, se tolgo ANCH’ c’è IO ….(indicando le parole alla lavagna e marcando con la voce prima una e poi l’altra). Queste due parole, non hanno delle differenze, si assomigliamo?

  • Manuel: Lega la parola DELL’ORSO, di avere. Perché è dell’orso

E «NELL’OCEANO»?

  • Massimo: Tu che ci vai dentro
  • Elena: Che dopo l’apostrofo ci sono sempre delle parole intere

Dopo l’apostrofo c’è sempre una parola intera…

  • Massimo: No

Come no? Oceano, aula non sono parole?

  • Massimo: «è» non è una parola
  • Ludovica: è una lettera
  • Marco: Una parola è formata da più lettere, quella è una sola lettera (riferendosi alla L’)

Una parola è formata da più lettere…(la maestra scrive alla lavagna RULANTSCO) Una parola formata da più lettere

  • Ludovica: Una parola italiana

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Concetto di parola 3° classe

Marco mi ha detto una parola formata da tante lettere. Io ne ho scritta una formata da tante lettere.

  • Marco: Però non si capisce. Non ha un significato

Secondo voi ha un significato?

  • Joshua: Quelle lì (riferendosi ad ORA-IO-AULA-ERA-ERANO-OCEANO) hanno un significato
  • Ludovica: «ANCH’-UN’-DELL’» sono parole «L’-C’» no perché è solo una lettera
  • Marco: Quello non è un insieme di parole, non hanno un significato

Marco ma cosa vuol dire che non ha un significato?

  • Marco: Che vuol dire qualcosa, che non è una cosa…
  • Massimo: inventata a caso
  • Marco: Per esempio quella parola lì è inventata (riferendosi a RULANTSCO), non può avere…

Mi hai detto che non è una parola perché non ha nessun significato. Abbiamo visto che queste (indicando le parole ORA, AULA, ecc..) hanno un significato, queste (indicando L’, C’, NELL’) non hanno un significato o non ce l’hanno? Sono parole o no sono parole?

  • Bambini: Non sono parole
  • Ludovica: Sono ancora parole perché sono lettere messe insieme

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Concetto di parola 3° classe

Lei dice che è una parola perché ha delle lettere messe insieme

  • Massimo: ma NELL’ che cos’è?
  • Ludovica: Perché c’è quella dietro (OCEANO) se no NELL’ non vuol dire niente…
  • ……

Ma allora queste (riferendosi a NELL’-DELL’-UN’, ecc.) che parole sono?”

  • Joshua: Parole senza significato
  • Ludovica: Che non possono esser da sole

Il significato. Ma voi sapete che cos’è un significato?

  • Glenda: Io non lo so

Marco vuoi spiegare tu a Glenda che cos’è un significato?

  • Marco: Una parola col significato si può capire

Ti aiuta un po’ Lamberto, non è facile dirlo. Cosa vuol dire che si capisce?

  • Lamberto: Una cosa che esiste
  • Manuel: Io con DELL’ non immagino niente

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La punteggiatura: tra norma e stile

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La punteggiatura

  • Forte valenza testuale

  • Duplice funzione
  • Luogo naturale della respirazione
  • Separatore sintattico e semantico

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La punteggiatura

  • Aspetto molto poco «normativizzato»
  • Testo può essere analizzato in quanto troppa (sovraccarico di ) o poca (scarso di) punteggiatura
  • Esercizio stilistico o “difetto di scrittura”

LA SCUOLA PRESENTA COME NORMATIVO CIÒ CHE NORMATIVO NON È

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Ricerche sulla punteggiatura

  • La punteggiatura sembra progredire dai LIMITI ESTERNI del testo verso l’interno
  • Quando compare all’interno del testo si concentra:
  • all’interno o ai margini dei frammenti di discorso diretto
  • all’interno di una lista di elementi della stessa categoria (nomi, onomatopee, interiezioni)
  • ai confini fra episodi della narrazione

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Frequenza di uso

  • Punto . 43%
  • Virgola , 17%
  • Due punti : 12%
  • Virgolette “ ” 11%
  • Trattino - 3,5%
  • Segni ! ? 4%
  • ( ) … ; 1%

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Scuola dell’infanzia

  • Che cosa è questo (.)?
  • Andrea (5;10): Non lo so, non è una lettera, somiglia ad un puntino ma è un po’ diverso.
  • Cosa sono questi (:)
  • Simone (5;11): Sono due cerchietti piccoli, piccoli
  • E perché li avrà messi?
  • Simone: Non lo so, forse per dire che li devi leggere
  • Che cosa è questo (?)?
  • Sarah (5;11): Forse un punto… sarà esclamativo
  • A cosa serve?
  • Sarah- Non lo so, forse per leggere meglio la storia
  • Questo cosa è (.)?
  • Sarah: E’ un punto
  • A cosa serve?
  • Sarah: Per staccare le scritte, tu scrivi e stacchi una parola da quella che viene dopo

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Scuola dell’infanzia

  • Che cosa è questo (.)?
  • Matteo (5;9): E’ un segno, non è una lettera, è solo un segno e basta
  • A cosa serve?
  • Matteo: Non lo so forse per capire meglio, sembra un numero … no… non è una lettera… forse è un punto di riferimento
  • Chi lo avrà messo?
  • Matteo: Quello che ha costruito il libro, ci ha messo le lettere, i disegni e anche i puntini
  • (.)
  • Per ricominciare da capo (L)
  • Per separare le scritte (AQ)
  • Per capire che la parola è finita (I)
  • (-)
  • Sono delle strisce (V)
  • Per fermare le lettere (K)

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Analisi formale

  • Emanuele (1°): perché ci vuole
  • Andrea (2°): ci vuole il punto, ma non a capo, perché è troppo presto
  • Lorenzo (2°): anch’io ho messo la virgola per non fare due frasi troppo brevi
  • Elisa (3°): all’inizio è meglio partire con una virgola
  • Sara (3°): non va bene la virgola, è appena stato messo il punto
  • Silvana (3°): sono passate 11 parole ed è troppo per mettere la virgola
  • Marta (3°): bisogna andare a capo almeno qualche volta

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Analisi intonazionale

  • Matteo (1°): il punto è una pausa.
  • Massimiliano: cioè ti devi fermare
  • Riccardo: infatti quando leggiamo ci dobbiamo fermare per tre secondi
  • E la virgola?
  • Emma: la virgola è una pausa breve
  • Riccardo: infatti ti devi fermare di meno…un secondo basta!
  • ……
  • Il principe Oliviero, aveva un difetto
  • Davide (5°): ho messo la virgola perché c’è una pausa
  • Michele: sì è una breve pausa
  • Federico: ho messo la virgola perché bisogna fare enfasi al racconto che inizia
  • ………
  • Samuele (5°): ho messo virgola perché mi serviva una pausa per prendere fiato

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Analisi strutturale semantico

  • Enrico (2°): ho messo punto a capo per staccare le due parti della storia: la prima riguarda i due amici, la seconda riguarda l’orso
  • Giulio (3°): punto a capo perché entra in scena un nuovo personaggio che è una specie di antagonista
  • Alice (5°): io invece sono indecisa perché voglio metterci il punto ma non so se andare a capo oppure no. Si descrive la stessa famiglia ma si cambia persona
  • Filippo e Filippo (5°): mettiamo punto e virgola dopo «normali» perché finisce la presentazione
  • Sofia e Sara (5°): dopo «trapani» abbiamo messo punto e virgola perché inizia la descrizione però parla sempre del signor Dursley

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Ritagli di giornale e funzioni della punteggiatura febbraio 5° classe�

  • Analizzando le parti tratte dai giornali a fumetti, Manuel porta ad osservazione della classe il caso di un’interpunzione di questo tipo: “?!”. Dapprima afferma che è strano che questi due segni di punteggiatura siano vicini “perché comunque uno non può domandare ed esclamare insieme!”; poi, però definisce questo come un modo per l’autore di indicare una manifestazione di stupore, sorpresa, shock da parte del parlante.
  • Sempre osservando i fumetti, Lorenzo fa notare come i puntini di sospensione non vengano utilizzati, come noi avevamo osservato precedentemente, solo alla fine delle frasi per dare suspense, bensì anche nel mezzo, “quando il personaggio non sa cosa dire, pensa, è indeciso...”. Si arriva, ancora una volta, ad affermare un’importante verità: bisogna sempre riferirsi al contesto in cui la frase è inserita.

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Ritagli di giornale e funzioni della punteggiatura febbraio

  • Aurora aggiunge, inoltre, che, quando nei fumetti si incontrano delle nuvolette con all’interno o solo “…” o “!” o “?”, ecc., è perché a volte i segni di punteggiatura possono sostituire le parole, facendo capire comunque il significato del messaggio. Simone specifica l’affermazione della compagna, definendo “PUNTEGGIATURA ESPRESSIVA la punteggiatura utilizzata nei fumetti.
  • Nella frase “Castano, finire i lavori in corso la priorità del sindaco Calloni”, la virgola, posta dopo il nome del paese, desta parecchie perplessità; si accende un dibattito diffuso che porta Lorenzo a dire che quella virgola spiega, mentre Letizia e Alessandra dicono che essa divide. In concomitanza con un’altra frase, “IPPICA A Parigi dominano i Francesi, male gli Italiani”, Andrea A. mette tutti d’accordo nell’affermare che questa è una “VIRGOLA PROVERBO”, ovvero una virgola che sostituisce il verbo, che, infatti, non è presente all’interno della frase, come specifica Andrea R.

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Ritagli di giornale e funzioni della punteggiatura

  • Anche i due punti possono avere una funzione “proverbale”: “Berlusconi: non farà aumentare le tasse”; in questo caso i due punti non introducono un discorso diretto, bensì uno indiretto; manca il predicato verbale, che potrebbe essere ipoteticamente “dice che, perché sostituito dai due punti. Sempre nella stessa frase “Berlusconi: non farà aumentare le tasse” i bambini discutono sulla possibilità che al posto dei due punti ci sarebbe potuta essere una virgola. Giungono, però, insieme alla conclusione che non sarebbe stato possibile, in quanto avrebbe diviso il soggetto dal suo predicato verbale.

  • Letizia afferma, inoltre, che in alcuni titoli il verbo non è affatto presente, i giornalisti non lo scrivono o lo abbreviano; Thomas aggiunge allora che “uno guarda prima i titoli nel giornale e poi, se gli interessa, legge l’articolo”, indicando che un titolo, per essere tale, deve essere esplicativo, ma conciso.

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COSA ABBIAMO SCOPERTO

PUNTO (.)

  •  Serve per abbreviare
  • A volte nei titoli non c’è il punto perché è evidenziato in altro modo
  • Usato nella scrittura degli orari
  • Una parola messa tra un punto e l’altro ha lo scopo di far risaltare la parola stessa. I punti non sono necessari, ma vengono usati per evidenziare con le pause (nelle pubblicità).
  • Di solito dopo il punto l’argomento cambia; nelle pubblicità no.

 

 

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COSA ABBIAMO SCOPERTO

VIRGOLA (,)

  • Virgola “PROVERBO”: Sostituisce il verbo
  • La virgola può servire per evitare una ripetizione
  • Si usa dopo la Via negli indirizzi
  • Dopo un solo nome è usata per:
  • Spiegare
  • Dividere
  • Introdurre il discorso diretto senza l’uso delle virgolette

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  • PUNTEGGIATURA “ESPRESSIVA”
  • FUNZIONE “PROVERBALE”
  • OMISSIONE SEGNI DI PUNTEGGIATURA
  • DISCORSO DIRETTO E INDIRETTO

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Come garantire la continuità tra scuola dell’infanzia e scuola primaria?

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Continuità e diversità

  • Diversità di:
  • Scopi e funzioni della scrittura
  • Generi discorsivi (orali e scritti)
  • Destinatari dei testi scritti
  • Strumenti di scrittura
  • Modalità di scrittura (spontanea, copia…; individuale, a coppie, collettiva)
  • Situazioni didattiche (occasionali, routinarie, progettate; attività, percorsi, progetti…; «applicative» , riflessive, meta-riflessive )

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Continuità e diversità

  • Continuità:
  • Nel modo di concettualizzare la lingua scritta
  • Nel modo di concettualizzare il processo di alfabetizzazione (processo concettuale) e il soggetto conoscente
  • Nel modo di concettualizzare l’errore
  • Nella modalità di intervento didattico

“Pretendemos contribuir a que cada maestro o maestra observe atentamente la práctica de otros y su propia práctica. Que escuchen lo que los niños dicen. Que traten de interpretar lo que hacen. Que piensen. Que dejen pensar.” Emilia Ferreiro

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Grazie per il vostro attento ascolto!