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LE DONNE DI DANTE�SONO MOLTE LE DONNE CHE INFLUENZERANNO DANTE E LA SUA VITA IN MANIERA GENERALMENTE POSITIVA. PER L'AUTORE, INFATTI, LA DONNA È UN ANGELO, UN ESSERE DIVINO LA CUI FUNZIONE È METTERE IN CONTATTO L'UOMO CON DIO. PROPRIO PER QUESTO MOTIVO, LA MAGGIOR PARTE DI QUESTE È INSERITA NEL PARADISO DE "LA DIVINA COMMEDIA".

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CARATTERISTICHE

La donna dantesca:

  • ha una concezione teorica e divina dell’amore;
  • è un tramite tra l’uomo e Dio;
  • è presentata con un’aggettivazione divina, che ben si addice ad un angelo. Ad esempio, nel sonetto “Tanto gentile e tanto onesta pare” possiamo notare, oltre all’aggettivazione divina di Beatrice (e par che sia una cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare), come ogni uomo rimane quasi pietrificato vedendola, e nessuno si azzarda ad avvicinarsi o a pensare di “toccarla”;
  • non è mai protagonista, né tanto meno il poeta si azzarda a presentarci una donna che si innamora di un uomo;
  • rimane sempre un essere superiore all’uomo che deve, però, solo pensare ad un amore puro, finalizzato al raggiungimento di Dio attraverso di essa, unico mezzo per raggiungerlo.

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BEATRICE�

Tra le donne "dantesche", Beatrice è quella più importante per il poeta, suo primo e unico amore in vita e importantissima musa e ispirazione in morte. In realtà, non si sa quale sia il vero nome di Beatrice, poiché si ritiene che questo sia solo un "senhal", ovvero un nome fittizio, in questo caso scelto perché allusione alla beatitudine.

Beatrice è protagonista di molte delle prime poesie stilnoviste di Dante, poi raccolte nella Vita Nuova e nelle Rime. Nel "libello" giovanile la donna non è solo la donna-angelo dello Stilnovo, ma è già raffigurazione di Cristo e sembra anticipare il valore allegorico che avrà nel poema, ovvero quello della grazia divina e della teologia rivelata che sola può condurre l'uomo alla salvezza eterna e al possesso delle tre virtù teologali (fede, speranza, carità).

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Dopo la sua morte Dante attraversò un momento di "traviamento" morale, che vide l'inizio di studi filosofici e nuove esperienze poetiche. Si è ipotizzato che tale traviamento sia all'origine del peccato rappresentato dalla selva oscura e che si tratti di una colpa di natura intellettuale, ovvero del tentativo di raggiungere le verità teologiche col solo ausilio della ragione e della filosofia umana. Questa sarebbe la ragione dei rimproveri che Beatrice rivolgerà poi a Dante nel Purgatorio.

Beatrice compare nel poema dantesco per la prima volta nel Canto II dell'Inferno, quando scende nel Limbo e prega Virgilio di soccorrerlo. È la Vergine a sollecitare l'intervento di santa Lucia per la salvezza del poeta, e Lucia si rivolge a Beatrice pregandola di intervenire in soccorso di Dante. Beatrice ricompare poi nel Canto XXX del Purgatorio, al termine della processione simbolica nel Paradiso Terrestre, sul carro che rappresenta la Chiesa trainato dal grifone. Qui Beatrice è coperta da un velo bianco su cui è posta una corona di ulivo, indossa un abito rosso e un mantello verde, colori che simboleggiano le tre virtù teologali (il bianco è la fede, il verde è la speranza, il rosso è la carità). Nell'attimo preciso in cui lei appare, scompare Virgilio, il che provoca in Dante un profondo turbamento e un pianto addolorato.

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Beatrice, dopo gli aspri rimproveri rivolti a Dante, lo condurrà a bagnarsi nell'acqua del Lete (il fiume dell'oblio che cancella la memoria dei peccati commessi) e dell'Eunoè (il fiume che rafforza la coscienza del bene compiuto). In seguito la donna accompagnerà Dante nell'ultima parte del viaggio, in Paradiso, come già preannunciato da Virgilio.

La funzione di Beatrice nella terza Cantica sarà analoga a quella di Virgilio nelle prime due, ovvero di guida e maestra di Dante. Il rapporto tra i due sarà però naturalmente molto diverso: Dante si riferisce a lei col termine donna e Beatrice avrà spesso nei confronti del discepolo un atteggiamento severo, rimproverandogli molte volte la sua ignoranza in materia dottrinale.

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PICCARDA E COSTANZA

Oltre a Beatrice, figure femminili molto importanti che appaiono nella terza Cantica del poema sono Piccarda Donati e Costanza D'Altavilla. Quest'ultime appaiono nel canto III, e ne viene raccontata la vita e l'esperienza nel Regno dei Cieli.

Piccarda e Costanza sono due donne a cui è stato imposto un matrimonio combinato. Fanno entrambe parte di famiglie nobili e ciò che più le accomuna è la fragilità, mostrata nell'incapacità di reagire all'imposizione "familiare".

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COSTANZA D'ALTAVILLA

Costanza è oggetto di una leggenda analoga alla storia di Piccarda, è infatti quest'ultima a "citarla" nel poema, in quanto si dice che sia stata sottratta dai propri voti per un matrimonio forzato con Arrigo VI di Svevia, secondo imperatore dopo Federico Barbarossa. Fu poi madre di Federico II.

PICCARDA DONATI

Piccarda è figlia di una famiglia di Guelfi Neri, ed è per questo conosciuta da Dante, sebbene nel poema non riesca inizialmente a riconoscerne il volto a causa della "trasfigurazione angelica", che la rende quasi un riflesso. Fu rapita dal chiostro per volere del fratello Corso, che la diede in moglie a Rossellino della Tosa, suo compagno di partito. Il suo personaggio rappresenta il primo contatto di Dante con le anime beate, e rappresenta quindi la carità, la grazia divina e l'ordine.

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LAVORO REALIZZATO DA:

Argento Nicola

Arpaia Gemma

De Rosa Mattia

Di Biase Carmine

Rotolo Angelica

Ruggiero Ettore

5D