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Scuola in ospedale: �buone pratiche che caratterizzano �la nostra realtà

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Una scuola dentro l’ospedale è una scuola dentro un contesto non connotato, che perde i suoi confini, ma non per questo deve smarrire la sua funzione, comune alla scuola in ogni ambito, che è quella di fornire gli alfabeti per vivere e di creare cultura.

Per questo è necessario predisporre un progetto che, attivando le risorse, permetta al bambino di crescere e, nel caso del bambino malato, anche di elaborare il suo vissuto per collegare la malattia alla vita.

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L’importanza del collegamento tra malattia e normalità

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L’immagine che più ci piace per presentare la scuola in ospedale è il ponte, la scuola come ponte che collega la malattia con la normalità e consente al bambino di non pensarsi “tutto malato” e di non dover sopportare da solo il peso della sua malattia; un aiuto ad affrontare questo periodo critico del suo percorso evolutivo mantenendo attive le sue parti sane, sollecitandolo a relazionarsi nel gruppo come soggetto attivo e non solo ferito e bisognoso di cure.

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SCUOLA IN OSPEDALE

  • Nata nel 1988 con e per Davide

  • Inizialmente scuola primaria, dal 2008 anche scuola dell’infanzia

  • Dal 2022 anche scuola secondaria di primo e secondo grado

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SCUOLA DELL’INFANZIA E SCUOLA PRIMARIA

  • Situate nel reparto di pediatria
  • La scuola è rivolta a tutti i bambini, anche quelli ricoverati in altri reparti

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SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO

I docenti della Scuola Secondaria

di Primo grado mettono in atto

diverse strategie e metodologie, per

offrire una didattica individualizzata

e personalizzata.

Vengono utilizzati giochi didattici

come strumenti di apprendimento,

che puntano al piacere dell’imparare, allo sviluppo delle abilità

con interventi e proposte mirate.

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La Scuola in Ospedale riunisce intorno al tavolo docenti, ragazzi della Secondaria e bimbi più piccoli

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Attività in Day Hospital

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Gli spazi della scuola erano situati all’interno del reparto di Pediatria, al terzo piano dell’area materno pediatrica dell’ospedale, l’area D. Non era sempre stato così, negli anni passati la sua collocazione era all’interno di altri reparti non pediatrici, questo a sottolineare come nel tempo la nostra presenza sia stata inglobata a tutti gli effetti negli spazi dedicati alla cura del bambino.

In seguito all’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia gli spazi scuola sono stati eliminati.

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CONVENZIONE TRA ISTITUTO COMPRENSIVO 8 e ULSS 8 BERICA

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Abbiamo declinato 6 cardini imprescindibili del modus operandi che caratterizza il nostro impegno professionale e che sta alla base della nostra organizzazione interna, del rapporto con il bambino e della gestione della complessità del contesto:

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CONDIVISIONE NEL TEAM DOCENTI

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Il nostro lavorare come istituzione dentro ad un’altra istituzione, quella ospedaliera appunto, è una sfida quotidiana al ruolo di noi insegnanti che, catapultati in un contesto altro rispetto a quello che ci è proprio, dobbiamo ricorrere ogni giorno a parametri speciali e condivisi.

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La prima buona pratica, in questo contesto, è per l’appunto questa: il lavoro di équipe, trasversale ai due ordini di scuola. La nostra programmazione educativa è condivisa, per cui verifichiamo spesso in itinere l’efficacia dei percorsi concordati e proviamo ad analizzare le criticità che emergono dal nostro operato.

Si tratta di un esercizio quotidiano al confronto e allo scambio di riflessioni, pratiche, idee.

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Dal momento che non ci troviamo a lavorare con una classe bensì con gruppi molto ristretti di bambini se non addirittura individualmente con ciascuno, il nostro intervento deve essere “in punta di piedi” , delicato e sintonizzato con il bambino che abbiamo davanti. Diventa molto utile, per riuscire in questo, confrontarsi spesso con le colleghe per un accompagnamento reciproco, che aiuta a superare la solitudine del rapporto a due e ad elaborare un pensiero pedagogico partecipato.

Inoltre, si rende necessaria una condivisione del carico emotivo che il lavoro in ospedale comporta inevitabilmente, per cercare di evitare situazioni di burn out che rappresentano un rischio molto concreto e di cui siamo consapevoli.

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LA SFIDA DEGLI INSEGNANTI

La scuola all’interno della

struttura ospedaliera

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I successivi quattro punti, di cruciale importanza nella nostra pratica educativa, che sono accoglienza, osservazione, ascolto del bambino e individualizzazione dell’insegnamento, rappresentano il fulcro della relazione che instauriamo quotidianamente con il bambino. Molte volte il tutto si svolge in un arco temporale di una o due giornate, nel caso di degenze brevi. Altre volte, invece, si sviluppano in tempi più distesi, ad esempio nel day hospital, dove transitano bambini con patologie oncologiche che seguiamo assiduamente per più anni di fila e con i quali si instaurano veri e propri legami di affetto

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ACCOGLIENZA

  • Avvicinarsi alla famiglia e al bambino
  • Accogliere il bambino a scuola

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Rappresenta il momento clou della giornata, e consiste in un primo avvicinamento alla famiglia e al bambino nelle stanze di degenza e nel day hospital

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La prima azione di avvicinamento consiste nel presentarci e parlare con le famiglie e con i bambini del servizio che offriamo. E’ un momento estremamente delicato, durante il quale ci auguriamo di essere a nostra volta accolte dai piccoli o grandi pazienti, e non è scontato che ciò accada sempre.

Avevamo allestito un carrello che originariamente era una biblioteca mobile e che veniva arricchito anche con giochi e materiale didattico, da poter prestare nelle stanze, ai bambini che non si potevano alzare; mentre invitavamo nelle aule gli altri.

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FAMILIARIZZARE CON GLI STRUMENTI MEDICI E ORIENTARSI TRA LE CURE

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“Che ci faccio in Pediatria”, redatto da noi insegnanti, che racconta per immagini i vari momenti della giornata del reparto, le figure che incontrerà, tutti gli esami e le indagini varie cui verrà sottoposto.

Questo perché è nostra convinzione, supportata dal parere dei medici, che la consapevolezza dei bambini contribuisca ad arginare il carico di ansia inevitabilmente conseguente ad un ricovero.

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PREPARAZIONE ALL’INTERVENTO CHIRURGICO

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“Domani mi opero” preparato da noi insegnanti in accordo con i medici e il personale sanitario, il cui protagonista è un riccio che racconta passo passo di quando è stato operato.

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RIC, IL NOSTRO RICCIO

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Il riccio, oltre ad essere il logo della nostra scuola, è anche l’animale protagonista che compare in varie forme nelle nostre attività.

E’ stato pensato come simbolo dell’atteggiamento che spesso riscontriamo nei nostri bambini ricoverati durante i primi contatti: paura, diffidenza o semplicemente timidezza.

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Ma è anche evocativo di quella “giusta distanza”,dilemma del porcospino di Schopenhauer , metafora forte sull’equilibrio necessario per avvicinarsi senza essere invadenti, per evitare di ferirsi reciprocamente con i propri aculei. Niente di più aderente ad un contesto come il nostro, nel quale serve una dose supplementare di delicatezza per rapportarsi alla fragilità e alla condizione del bambino malato ed ospedalizzato. Una giusta distanza che cerchiamo di mantenere anche noi come docenti rispetto alla malattia, per evitare il più possibile interferenze emotive che potrebbero condizionare negativamente il nostro operato.

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OSSERVAZIONE DEL BAMBINO

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E’ pratica essenziale e sistematica, che mettiamo in atto ogni volta che ci troviamo davanti ad un bambino e che è indispensabile per cercare di conoscerlo e di relazionarsi adeguatamente con lui

Gli indicatori che riteniamo più importanti sono:

. Reazioni nei confronti delle attività proposte

. Preferenze rispetto a letture o a giochi

. Atteggiamenti nei confronti della malattia e delle pratiche mediche

. Rapporti fra i bambini (collaborazione, esclusione, gioco)

. Rapporti fra bambino - insegnante – genitore – personale medico e infermieristico

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ASCOLTO DEL BAMBINO �E DEL SUO VISSUTO EMOTIVO

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I bambini che incontriamo in ospedale sono spesso disorientati, impauriti, abulici o aggressivi, affetti da malattie croniche o invalidanti, comunque sofferenti. le emozioni nei bambini sono il veicolo principale della loro comunicazione, tanto più quanto più sono piccoli. E’ importante allora imparare ad ascoltare con empatia, proprio per poter stabilire fin da subito una relazione profonda che possa essere davvero di sostegno ed educativa per i bambini stessi.

L’ascolto emotivo dell’adulto sviluppa l’intelligenza emotiva del bambino perchè lo allena ad ascoltare le proprie emozioni, a dare loro un nome, a gestirle e a riconoscerle nell’altro. L’ascolto e “l’allenamento emotivo” creano una relazione intima e di fiducia tra adulto e bambino, dove l’adulto viene visto dal bambino come un sostegno.

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I principali mediatori che ci supportano in questo compito sono la lettura, il gioco simbolico e alcune attività didattiche dedicate. Attraverso di essi vediamo che emergono narrazioni di sè che aiutano il bambino ad esplicitare e a condividere le proprie emozioni e magari a confrontarsi con gli altri bambini, che stanno attraversando vissuti analoghi.

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INDIVIDUALIZZAZIONE DELL’INSEGNAMENTO

  • Età e alle condizioni cliniche
  • generali
  • Rispetto dei tempi
  • Interessi del bambino

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Equivale ad impostare un intervento in modo “sartoriale”, adattando cioè la nostra azione educativa a ciascun bambino come fosse un vestito su misura.

Ciò comporta:

. Un adeguamento del percorso, della proposta didattica, secondo l’età e le condizioni cliniche generali del bambino

. Il rispetto dei tempi di ciascuno

. L’attenzione alla manifestazione di particolari interessi del bambino, ai quali poterci agganciare per offrire una proposta maggiormente efficace

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SINERGIA DELLE FIGURE CHE RUOTANO ATTORNO AL BAMBINO

BAMBINO

Personale sanitario (medici e infermieri)

Docenti scuola

Famiglie

Volontari

Enti esterni

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Ultima buona pratica, ma non meno importante delle precedenti, riguarda la cura delle relazioni con le varie figure che ruotano attorno al bambino, ma che è opportuno si coordinino al fine di non andare a sovrapporsi l’una con l’altra, dal momento che il bambino è uno e che si trova in una situazione di particolare vulnerabilità. In particolare, il tempo che il bambino trascorre nello spazio scuola vorremmo fosse un tempo protetto, tutto suo, durante il quale cerchiamo di limitare il più possibile interferenze esterne in modo da sottrarlo al fragore della vita di reparto.

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I vari attori di questo contesto sono:le famiglie, il personale sanitario, noi come scuola, i volontari dei reparti, figure esterne che collaborano saltuariamente o sistematicamente all’interno della struttura (Pet Therapy, Associazioni di stampo culturale, associazioni di altro tipo).

Da parte nostra ci impegniamo affinchè questa sinergia, intesa come presa in carico globale del bambino, diventi una preziosa alleanza terapeutica in senso lato, orientata unicamente al recupero di salute e benessere del bambino degente.

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GRAZIE PER L’ATTENZIONE!

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