1 of 30

Verso una vita transumana?�

La robotica e l’intelligenza artificiale

2 of 30

Julian S. HUXLEY, New Bottles for New Wine, London 1957, p. 17

la «specie umana può, se lo desidera, trascendere se stessa ‑ e non solo sporadicamente, un individuo qui in un modo, un individuo là in un altro modo ‑ ma nella sua interezza, come umanità. Abbiamo bisogno di un nome per questa nuova fede. Forse andrà bene il termine transumanesimo: l’uomo che rimane uomo, ma che trascende se stesso realizzando nuove possibilità della sua natura umana e per la sua natura umana. “Io credo nel transumanesimo”…»

3 of 30

Tale compito di autotrascendimento dell’umanità tramite l’azione tecnico-scientifica è ai giorni nostri il programma (messo anche per iscritto sul loro sito) dei transumanisti della Humanity+ che guardano alla tecnica come al mezzo per la creazione dell’uomo futuro

Ma anche agenzie governative come la statunitense National Science Foundation puntano su un insieme di tecnologie convergenti (indicate con l’acronimo NBIC) che già ora operano per la trasformazione dell’umanità: nanotecnologie, biotecnologie, tecnologie dell’informazione (IT) e scienze cognitive.

4 of 30

DAVID PEARCE, cofondatore assieme a NICK BOSTROM della World Transhumanist Association (WTA), ora divenuta Humanity+, propone in The Hedonistic Imperative un programma di eliminazione del dolore tramite le neuro-tecnologie e, in positivo, un programma di “paradise engineering” che ridisegni gli esseri senzienti per farli giungere a stati di benessere “paradisiaci” oggi inimmaginabili.

AUBREY DE GREY, cofondatore della Fondazione di Ricerca SENS (Strategies for Engineered Negligible Senescence), in La fine dell'Invecchiamento: Come la scienza potrà esaudire il sogno dell'Eterna Giovinezza ritiene che ci siano persone oggi viventi che vedranno realizzata la prospettiva di giungere a mille anni di età senza, anche allora, avere problemi di salute legati all'invecchiamento.

5 of 30

RAY KURZWEIL, La Singolarità è vicina

La “Singolarità tecnologica” - di cui parlava V. VINGE, The Coming Technological Singularity: How to Survive in the Post-Human Era, San Diego 1993 - avverrà entro il 2045, mentre già entro il 2029 l’uomo avrà completato il reverse engineering del proprio cervello

L’uomo riuscirà a creare una intelligenza artificiale superiore alla sua e, subito dopo, ci sarà la fine dell’era umana come la abbiamo conosciuta finora. Nascerà una nuova era che ci è difficile immaginare (per questo è una “singolarità”) in quanto sta oltre il nostro “orizzonte degli eventi” e in cui il tecnologico affiancherà e sostituirà progressivamente il biologico in tutti gli ambiti dell’esistenza, compreso il nostro corpo e il nostro cervello, aprendo prospettive di immortalità e di tipo di esistenza ora impensabili. L’evoluzione biologica diverrà allora definitivamente e solamente evoluzione tecnologica.

6 of 30

  • Speranze e attese «millenariste» paragonabili e simili a quelle religiose: si attende la rapida venuta di questo futuro tecnologico che libererà l’uomo dalla sua misera, fragile condizione mortale e da “questa valle di lacrime”. �
  • Posizioni apocalittiche legate sia a minacce cosmologiche (p.es. meteoriti) sia al lato oscuro della tecnica che può anche essere utilizzata per creare sempre maggiori sofferenze, distruzioni e morte.�Probabilità di sopravvivere al XXI secolo: 50% (Martin Rees); 20% (Nick Bostrom).
  • Da tutti questi pericoli sarà comunque sempre la tecnologia che ci potrà salvare, anche a livello etico (cfr. I. Persson, J. Savulescu)

7 of 30

  • Una interpretazione di K. Gödel in R. PENROSE, The Emperor’s New Mind, Oxford 1989 e in Id., The Shadows of the Mind, Oxford 1994.

Già il solo pensiero matematico eccede la semplice computazione

  • La parabola della stanza cinese in J.R. SEARLE, The Rediscovery of Mind, Boston 1992 e in Id., La mente, Milano 2005.

I computer possono operare solo a livello di sintassi, ma non di semantica e, di conseguenza, possono sì seguire delle regole grammaticali, ma senza alcun accesso al significato.

  • Se la loro critica è valida, noi non vedremo mai la “singolarità tecnologica” di cui parlano i transumanisti, ma semplicemente costruiremo dei computer sempre più potenti, senza avere la capacità di spingerli ulteriormente oltre una data soglia e farli diventare “umani”.

8 of 30

JARON LANIER, You are not a Gadget, London 2010,

«se tu vuoi passare dalla vecchia religione, dove speri che Dio ti dia la vita dopo la morte, alla nuova religione, dove speri di diventare immortale grazie al tuo upload in un computer, allora devi credere che l’informazione sia reale e viva. Diverrà importante per te ridisegnare istituzioni umane come l’arte, l’economia e il diritto in modo da rafforzare la percezione che l’informazione sia viva. Pretenderai che il resto di noi viva in questa tua nuova concezione di religione di stato. Avrai bisogno che noi deifichiamo l’informazione in modo da rafforzare la tua fede».

«(se) tu riesci a sostenere una conversazione con la simulazione di una persona fatta da un programma di Intelligenza Artificiale, riesci a dire di quanto hai permesso che venisse degradato il tuo concetto di persona affinché tale illusione possa per te funzionare?»

9 of 30

  • L’uomo è un insieme di informazioni contenute in un corpo, come il software in un hardware. La vita è solo conservazione ed elaborazione di informazioni.
  • Il corpo viene svalutato e non viene visto come il corpo di una persona, come un corpo personale, come unità psicosomatica, come spirito incarnato,
  • Se gli uomini sono persone e non computer bisogna rispettare questa loro natura e tutelare la loro dignità secondo i principi di bene comune, solidarietà e sussidiarietà. Se gli uomini sono persone bisogna rispettare la loro libertà e consapevole responsabilità, evitando per esempio che le tecnologie diventino una forma di controllo sociale che annulla la moralità personale fatta di libera e consapevole responsabilità: come potrebbe esser il caso per esempio di una umanità sempre “connessa”, sempre on-line.

10 of 30

A rimanere esclusa è la parola più importante: coscienza.

FEDERICO FAGGIN, http://www.fagginfoundation.org

i computer attuali sono decine di miliardi di volte più potenti dei computer degli anni ’60, ma la loro “coscienza” non è aumentata di un solo “bit”.

I computer non conoscono né sensazioni né sentimenti né esperienza di colore, di forma, di oggetti e loro relazioni, né comprensione di ciò che avviene nella realtà a loro esterna e a cui non si possono quindi adattare se è imprevedibile.

Non hanno la capacità di essere coscienti. Anzi, neppure si sa come iniziare a disegnare una macchina cosciente.

Conla coscienza abbiamo a che fare con un altro ordine di realtà che non si può ridurre al meccanicismo di iterazione di atomi e molecole, e, quindi, a un mero epifenomeno del cervello.

11 of 30

LUCIANO FLORIDI, The forth revolution. How the Infosphere is Reshaping Human Reality, Oxford 2014.

La domanda «Può una macchina pensare?» È «troppo insignificante per meritare discussione» (Turing 1950).

Ciò che conta davvero è che la crescente presenza di tecnologie sempre più intelligenti nelle nostre vite sta avendo enormi effetti su come concepiamo noi stessi, il mondo e le nostre interazioni tra noi stessi e il mondo.

Il punto non è che le nostre macchine siano consapevoli, o intelligenti o in grado di conoscere qualcosa come noi. Non lo sono. Il punto è che sono sempre più in grado di affrontare sempre più compiti meglio di noi, compresa la previsione dei nostri comportamenti. Quindi non siamo gli unici agenti intelligenti in circolazione, tutt'altro. Questo è ciò che ho definito la quarta rivoluzione nella nostra comprensione di noi stessi.

12 of 30

Il meccanicismo tecnico-scientifico dell’epoca moderna è una radicalizzazione della concezione del mondo giudaico-cristiano: il mondo esce dalla volontà di Dio che lo affida alla volontà dell’uomo fatto a “immagine di Dio”.

Rilettura del libro della Genesi mette ora in evidenza come l’essere umano sia nei racconti della creazione l’ultima creatura di Dio e quindi anche la più dipendente da tutto il resto della creazione.. Questa dipendenza dell’uomo dalla globalità della creazione, dal cosmo, dalla natura fa sì che quest’ultima vada considerata come “madre” (Sir 40,1) e non come un oggetto da dominare, da sfruttare, da distruggere e vendere.

13 of 30

L’immagine giudaico-cristiana del mondo che esce dalla volontà di Dio aveva sottolineato la trascendenza di Dio rispetto al mondo e aveva di fatto sgombrato il campo al meccanicismo tecnico-scientifico privando il mondo del carattere divino.

Dio “usciva” dalla sua creazione lasciandola solamente nelle mani degli uomini che se ne dovevano occupare con la loro azione tecnico-scientifica, rimanendo però così anche in una immanenza priva ormai di ogni trascendenza.

Questa immagine ora si trasforma recuperando l’aspetto immanente del Dio cristiano che nel suo Spirito “inabita” tutta la creazione, di modo che in questo Spirito cosmico il mondo è in Dio e Dio è nel mondo.

14 of 30

L’Enciclica Laudato si’ vede questi cambiamenti come una “conversione ecologica integrale”, in quanto il problema dell’ambiente che lasceremo alle future generazioni viene trattato guardando soprattutto all’orientamento generale dell’esistenza, al suo senso e ai suoi valori.

«Molte cose devono riorientare la propria rotta, ma prima di tutto è l'umanità che ha bisogno di cambiare. Manca la coscienza di un'origine comune, di una mutua appartenenza e di un futuro condiviso da tutti. Questa consapevolezza di base permetterebbe lo sviluppo di nuove convinzioni, nuovi atteggiamenti e stili di vita. Emerge così una grande sfida culturale, spirituale e educativa che implicherà lunghi processi di rigenerazione» Laudato si', p. 202.

Ormai tempo di agire e non basta più solo ricordare la nostra dipendenza dalla creazione, il nostro essere noi stessi creazione, l’essere la terra nostra madre

15 of 30

TEILHARD de CHARDIN, Le singolarità della specie umana, Milano 2013

Richiama già nella parola “singolarità” la “singolarità tecnologica” dei transumanisti e descrive il “muoversi verso” una umanità nuova attraverso un percorso segnato dal rischio disgenico, dalla eugenetica e, più in generale, dalla fondamentale azione dell’uomo sull’uomo stesso attraverso la scienza e la tecnica: tutti temi che si ritrovano nel pensiero transumanista.

16 of 30

La prima singolarità sta già alle nostre spalle ed è la comparsa del pensiero autocosciente.

La seconda singolarità riguarda l’oggi e si riferisce alla comparsa della Noosfera, intesa come rete organizzata di pensiero comune.

Dopo gli atomi, le molecole, le cellule… il processo evolutivo si accinge ora a creare un nuovo “corpuscolo” tramite la riflessione collettiva: la Noosfera, l’insieme degli esseri pensanti.

In questo nuovo stato “ultraumano” sono proprio gli individui a doversi ora trasformare e a unirsi, a loro volta, in una unità superiore, in una qualche super-coscienza. Qui la socializzazione diviene una forza realmente biologica.

17 of 30

La Noosfera non è solo Infosfera.

Essa è un’unione dell’umanità per formare un “mega organismo” pensante che non coinvolge solo la tecnologia, ma tanti altri aspetti della vita umana, come quelli etici, religiosi, psicologici, politico-sociali, economici….

La nuova Umanità, la Super-umanità che appare all’orizzonte non è frutto solo delle conquiste tecnologiche, ma è anche frutto di un progetto umanizzante (personalizzante) in prospettiva comunitaria: una persona realizzata nella comunità e, al contempo, una comunità che si fa organizzare intorno alla persona.

La Noosfera diventa una entità nuova solo se arriva ad avere uno scopo planetario comune, religioso o più laico come l’applicazione dei Diritti dell’Uomo, entro al quale possano svilupparsi diversità di ogni tipo e progetti di liberazione umana da tutte le forme del male (fisico, morale, sociale, spirituale).

A questa simbiosi tra persone e culture diverse, va aggiunta anche la necessità di una simbiosi tra Noosfera e Biosfera mediante un rinnovato rapporto con l’ambiente che sappia utilizzare anche la stessa tecnologia per raggiungere nuovi equilibri.

18 of 30

La terza singolarità è extra-storica, in quanto costituisce un punto di uscita superiore, una via di fuga verso l’“esterno” e l’eterno. La super-coscienza dell’umanità che si forma nella storia raggiunge il suo stato finale e lascia emerge una realtà nuova auto-sussistente, un pensiero libero staccato dalla materia.

Senza questa possibilità di “uscita” e di trascendenza, il “muoversi verso” si disattiverebbe venendo a mancare quella spinta propulsiva ‑ che noi chiamiamo “gusto di vivere” ‑ che lo fa avanzare.

Questa visione di tipo escatologico prospetta scenari di uno o due milioni di anni necessari affinché la co-riflessione arrivi al suo massimo

I transumanisti prospettano traguardi raggiungibili in poche decine di anni e tali quindi da motivare gli sforzi dei contemporanei, nella speranza di poter soddisfare il desiderio liberato di miliardi di persone. �L’obbligo deriva dal dover riempire il senso di “mancanza” (di Dio) creando e appagando sempre nuovi desideri e traguardi immanenti “a portata di mano”.

19 of 30

Abbiamo ancora una visione lineare della storia in quanto quest’ultima ha uno scopo che non è posto dalla “volontà di potenza” umana, tuttavia questa linearità è una linearità che appare tale solo guardando indietro e solo quando una delle singolarità (autocoscienza, Noosfera, Eschaton) sia stata effettivamente raggiunta attraverso una tra le molte strade iniziate. Guardando invece in avanti si vedono molte strade possibili, come su una sfera, e spetta pertanto anche a noi, punti, monadi in cui l’universo diviene cosciente di sé, cercare la strada e intraprenderla.

Alla crescita della capacità di azione dovrebbe corrispondere una crescita di “simpatia”, di “unanimizzazione”, di organizzazione umana universale a scapito dell’individualismo. Senza il raggiungimento di questi traguardi psicologici, sociali, religiosi e politici il solo potere tecnico può divenire mostruoso.

20 of 30

La visione provvidenziale della storia del cristianesimo, nella visione cosmica di Teilhard de Chardin, è diversa da quella degli altri Monoteismi religiosi.

  • La realizzazione del traguardo finale non passa sopra il mondo e sopra la parte di mondo che ora è divenuta autocosciente.
  • L’“anticipazione” del traguardo finale in Gesù Cristo indica sicuramente una direzione generale all’azione umana, ma non le scelte particolari da fare in ogni punto del tempo e dello spazio. �Ne segue necessita di coniugare azione e contemplazione

21 of 30

ICTs e Identità personale

22 of 30

Il sé sociale

 Identità personale (chi siamo) 🡨🡪 auto-concezione-di-sé (chi pensiamo di essere) 🡨🡪 sé sociale (chi siamo per gli altri e come vogliamo essere da loro visti) 🡨🡪 ICTs

23 of 30

Mai come ora, molti condividono particolari della propria vita con molte altre persone

Effetti negativi della «estimità»:

  • Dipendere troppo dai “like” – conformarsi rispetto alle attese�Domanda: i social sono luogo di scambio libero di pensiero o luoghi di conformismo assoluto in cui si dice solo ciò che può essere popolare? 
  • Nascondere dietro un nickname una identità fittizia e apparire nella realtà virtuale quello che non sono. Gioco pericoloso.
  • Perdita di contatto con realtà (ma non è tutta la “cultura” così?)
  • Superficialità dei contatti; insignificanza di ciò che si dice e delle storie che si raccontano di sé (non si evidenzia più chiaramente solo ciò che era anche in passato?).
  •  Narcisismo, egocentrismo ( i “selfies”)
  •  Irresponsabilità (tutto appare cancellabile, rivedibile e reversibile)

24 of 30

Effetti positivi della «estimità»:

  • Essere più padroni del proprio sé sociale, scegliendo chi e che pensieri contribuiscono a creare il nostro sé sociale e, quindi, la nostra identità.
  • Una libertà di costruire la propria identità che non è più anonimità (si è davanti a milioni di persone) ma sforzo per dare una ragionevole immagine di sé o di chi si vuole diventare che, alla fine, ha un effetto sulla propria identità.

Sfide della «estimità»:

  • Scegliere, conservare, gestire bene la grande possibilità di mantenere memorie su di noi, per uso privato e pubblico. Queste sono tutte “cristallizzazioni” della nostra identità, che hanno un effetto sul sé sociale.
  • Creazione ed utilizzo di spazi più adatti e sicuri per l’auto-espressione e auto-costruzione mediante le relazioni sociali tramite l’ICTs.

25 of 30

Il virtuale non è qualcosa che «non esiste», ma qualcosa di potenziale, cioè qualcosa di non pienamente attualizzato.�Grazie ai media noi abbiamo la possibilità di dare espressione concreata ai molti “io”, alle molte sfaccettature, che costituiscono la nostra identità.

Non è necessariamente un disturbo di personalità: esprimo tutto quello che sono. Socialmente, ognuno di noi è una persona diversa a seconda dei contesti e dei ruoli. La persona è un mistero e ha una identità con molte facce.

Rischi:

  • Fermarsi al compiacimento di sé (narcisismo) senza arrivare all’esperienza dell’altro. Incontrare sempre e solo sé e non altri.
  • Possono nascere legami multipli non sempre tra loro coerenti. Se questo non è avvertito come problema è un pericolo per la costruzione di una sana identità.

26 of 30

Il modello software-hardware per spiegare l’identità personale

In un contesto in cui diviene sempre più centrale il concetto di “informazione”, si tende anche a concepire l’identità personale in termini “informativi”. Io sono un complesso sistema informativo, composto di coscienza, attività, memoria o narrazioni (che io e/o altri compongono). Questa visione dell’identità personale è in sintonia sia con la visione di John Locke (1632-1704) – identità si fonda su unità della coscienza e continuità della memoria – sia con la più moderna visione narrativa – identità come “storia” autobiografica e/o sociale.

27 of 30

Da qui, la popolarità (transumanesimo) di visioni dualiste per spiegare le relazioni cervello/corpo-mente, secondo il modello hardware- software. La mente (come un software) ha sicuramente sempre bisogno di un supporto materiale – corpo, cervello (hardware) ‑, ma una volta sviluppatasi ha una sua propria vita interna che può legarsi a più supporti materiali, proprio come un software può funzionare in diversi hardware.

Si noti poi che anche il corpo ed il cervello possono poi essere visti come “informazione”. Il fisico John A. Wheeler (1911-2008), partendo dalla meccanica quantistica e dal ruolo che in quest’ultima ha l’osservatore, ha ipotizzato un “it from bit”. Secondo questa ipotesi la stessa realtà materiale è nel suo fondamento “immateriale” in quanto si riduce a informazione, a bits. La differenza quindi tra materiale e immateriale, tra corpo e mente, si riduce quindi ad una differenza di “stato” di una unica sostanza, l’informazione. Proprio come il ghiaccio, l’acqua ed il vapore sono “stati” differenti di una unica sostanza, le molecole di H2O.

28 of 30

Presenza e locazione

Con l’utilizzo delle ICTs diviene più forte la distinzione tra l’essere presente mentalmente e l’essere presente fisicamente in un dato luogo, tra lo spazio mentale della coscienza e lo spazio fisico dove si trova il corpo.

Il sé, l’attività mentale, la coscienza è locata nel cervello ma non è presente nel cervello. Per questo le ICTs ci fanno trascorre molto tempo lontano da dove ci troviamo fisicamente.

29 of 30

  • Tramite le ICTs la coscienza elabora le informazioni proveniente da una realtà virtuale fino (nel caso questa sia ben costruita) a far dimenticare la realtà fisica. Tutto avviene in questo spazio della coscienza che opera senza tener conto da dove arrivino le informazioni (dalla realtà fisica o dalla realtà virtuale). Sorge dunque la domanda: ma la realtà che noi chiamiamo fisica non potrebbe essere lo “spazio virtuale”, questa volta ”reale”, in cui la coscienza semplicemente opera, traendo informazioni ed agendo, ma che essa trascende? Come nello spazio virtuale, non siamo coscienti dello spazio fisico, così ora nello spazio fisico non siamo coscienti dello spazio della coscienza e delle sue altre possibilità di comunicazione.
  • Non è quindi la coscienza un qualcosa di irriducibile alla realtà fisica? Una realtà che esiste al modo in cui esistono le realtà matematiche o i software?
  • In questa prospettiva la coscienza, sarebbe un dato primario, una realtà sostanziale che opera nella realtà fisica per conoscersi, per divenire sempre più autocosciente. Come un programma che funziona in un dato hardware e che a partire dal suo funzionamento in quel dato ambiente e dalle relazioni con altri programma cerca di conoscere la sua struttura logica.

30 of 30

FINE