Verso una vita transumana?�
La robotica e l’intelligenza artificiale
Julian S. HUXLEY, New Bottles for New Wine, London 1957, p. 17
la «specie umana può, se lo desidera, trascendere se stessa ‑ e non solo sporadicamente, un individuo qui in un modo, un individuo là in un altro modo ‑ ma nella sua interezza, come umanità. Abbiamo bisogno di un nome per questa nuova fede. Forse andrà bene il termine transumanesimo: l’uomo che rimane uomo, ma che trascende se stesso realizzando nuove possibilità della sua natura umana e per la sua natura umana. “Io credo nel transumanesimo”…»
Tale compito di autotrascendimento dell’umanità tramite l’azione tecnico-scientifica è ai giorni nostri il programma (messo anche per iscritto sul loro sito) dei transumanisti della Humanity+ che guardano alla tecnica come al mezzo per la creazione dell’uomo futuro
Ma anche agenzie governative come la statunitense National Science Foundation puntano su un insieme di tecnologie convergenti (indicate con l’acronimo NBIC) che già ora operano per la trasformazione dell’umanità: nanotecnologie, biotecnologie, tecnologie dell’informazione (IT) e scienze cognitive.
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DAVID PEARCE, cofondatore assieme a NICK BOSTROM della World Transhumanist Association (WTA), ora divenuta Humanity+, propone in The Hedonistic Imperative un programma di eliminazione del dolore tramite le neuro-tecnologie e, in positivo, un programma di “paradise engineering” che ridisegni gli esseri senzienti per farli giungere a stati di benessere “paradisiaci” oggi inimmaginabili.
AUBREY DE GREY, cofondatore della Fondazione di Ricerca SENS (Strategies for Engineered Negligible Senescence), in La fine dell'Invecchiamento: Come la scienza potrà esaudire il sogno dell'Eterna Giovinezza ritiene che ci siano persone oggi viventi che vedranno realizzata la prospettiva di giungere a mille anni di età senza, anche allora, avere problemi di salute legati all'invecchiamento.
RAY KURZWEIL, La Singolarità è vicina
La “Singolarità tecnologica” - di cui parlava V. VINGE, The Coming Technological Singularity: How to Survive in the Post-Human Era, San Diego 1993 - avverrà entro il 2045, mentre già entro il 2029 l’uomo avrà completato il reverse engineering del proprio cervello
L’uomo riuscirà a creare una intelligenza artificiale superiore alla sua e, subito dopo, ci sarà la fine dell’era umana come la abbiamo conosciuta finora. Nascerà una nuova era che ci è difficile immaginare (per questo è una “singolarità”) in quanto sta oltre il nostro “orizzonte degli eventi” e in cui il tecnologico affiancherà e sostituirà progressivamente il biologico in tutti gli ambiti dell’esistenza, compreso il nostro corpo e il nostro cervello, aprendo prospettive di immortalità e di tipo di esistenza ora impensabili. L’evoluzione biologica diverrà allora definitivamente e solamente evoluzione tecnologica.
Già il solo pensiero matematico eccede la semplice computazione
I computer possono operare solo a livello di sintassi, ma non di semantica e, di conseguenza, possono sì seguire delle regole grammaticali, ma senza alcun accesso al significato.
JARON LANIER, You are not a Gadget, London 2010,
«se tu vuoi passare dalla vecchia religione, dove speri che Dio ti dia la vita dopo la morte, alla nuova religione, dove speri di diventare immortale grazie al tuo upload in un computer, allora devi credere che l’informazione sia reale e viva. Diverrà importante per te ridisegnare istituzioni umane come l’arte, l’economia e il diritto in modo da rafforzare la percezione che l’informazione sia viva. Pretenderai che il resto di noi viva in questa tua nuova concezione di religione di stato. Avrai bisogno che noi deifichiamo l’informazione in modo da rafforzare la tua fede».
«(se) tu riesci a sostenere una conversazione con la simulazione di una persona fatta da un programma di Intelligenza Artificiale, riesci a dire di quanto hai permesso che venisse degradato il tuo concetto di persona affinché tale illusione possa per te funzionare?»
A rimanere esclusa è la parola più importante: coscienza.
FEDERICO FAGGIN, http://www.fagginfoundation.org
i computer attuali sono decine di miliardi di volte più potenti dei computer degli anni ’60, ma la loro “coscienza” non è aumentata di un solo “bit”.
I computer non conoscono né sensazioni né sentimenti né esperienza di colore, di forma, di oggetti e loro relazioni, né comprensione di ciò che avviene nella realtà a loro esterna e a cui non si possono quindi adattare se è imprevedibile.
Non hanno la capacità di essere coscienti. Anzi, neppure si sa come iniziare a disegnare una macchina cosciente.
Conla coscienza abbiamo a che fare con un altro ordine di realtà che non si può ridurre al meccanicismo di iterazione di atomi e molecole, e, quindi, a un mero epifenomeno del cervello.
LUCIANO FLORIDI, The forth revolution. How the Infosphere is Reshaping Human Reality, Oxford 2014.
La domanda «Può una macchina pensare?» È «troppo insignificante per meritare discussione» (Turing 1950).
Ciò che conta davvero è che la crescente presenza di tecnologie sempre più intelligenti nelle nostre vite sta avendo enormi effetti su come concepiamo noi stessi, il mondo e le nostre interazioni tra noi stessi e il mondo.
Il punto non è che le nostre macchine siano consapevoli, o intelligenti o in grado di conoscere qualcosa come noi. Non lo sono. Il punto è che sono sempre più in grado di affrontare sempre più compiti meglio di noi, compresa la previsione dei nostri comportamenti. Quindi non siamo gli unici agenti intelligenti in circolazione, tutt'altro. Questo è ciò che ho definito la quarta rivoluzione nella nostra comprensione di noi stessi.
Il meccanicismo tecnico-scientifico dell’epoca moderna è una radicalizzazione della concezione del mondo giudaico-cristiano: il mondo esce dalla volontà di Dio che lo affida alla volontà dell’uomo fatto a “immagine di Dio”.
Rilettura del libro della Genesi mette ora in evidenza come l’essere umano sia nei racconti della creazione l’ultima creatura di Dio e quindi anche la più dipendente da tutto il resto della creazione.. Questa dipendenza dell’uomo dalla globalità della creazione, dal cosmo, dalla natura fa sì che quest’ultima vada considerata come “madre” (Sir 40,1) e non come un oggetto da dominare, da sfruttare, da distruggere e vendere.
L’immagine giudaico-cristiana del mondo che esce dalla volontà di Dio aveva sottolineato la trascendenza di Dio rispetto al mondo e aveva di fatto sgombrato il campo al meccanicismo tecnico-scientifico privando il mondo del carattere divino.
Dio “usciva” dalla sua creazione lasciandola solamente nelle mani degli uomini che se ne dovevano occupare con la loro azione tecnico-scientifica, rimanendo però così anche in una immanenza priva ormai di ogni trascendenza.
Questa immagine ora si trasforma recuperando l’aspetto immanente del Dio cristiano che nel suo Spirito “inabita” tutta la creazione, di modo che in questo Spirito cosmico il mondo è in Dio e Dio è nel mondo.
L’Enciclica Laudato si’ vede questi cambiamenti come una “conversione ecologica integrale”, in quanto il problema dell’ambiente che lasceremo alle future generazioni viene trattato guardando soprattutto all’orientamento generale dell’esistenza, al suo senso e ai suoi valori.
«Molte cose devono riorientare la propria rotta, ma prima di tutto è l'umanità che ha bisogno di cambiare. Manca la coscienza di un'origine comune, di una mutua appartenenza e di un futuro condiviso da tutti. Questa consapevolezza di base permetterebbe lo sviluppo di nuove convinzioni, nuovi atteggiamenti e stili di vita. Emerge così una grande sfida culturale, spirituale e educativa che implicherà lunghi processi di rigenerazione» Laudato si', p. 202.
Ormai tempo di agire e non basta più solo ricordare la nostra dipendenza dalla creazione, il nostro essere noi stessi creazione, l’essere la terra nostra madre
TEILHARD de CHARDIN, Le singolarità della specie umana, Milano 2013
Richiama già nella parola “singolarità” la “singolarità tecnologica” dei transumanisti e descrive il “muoversi verso” una umanità nuova attraverso un percorso segnato dal rischio disgenico, dalla eugenetica e, più in generale, dalla fondamentale azione dell’uomo sull’uomo stesso attraverso la scienza e la tecnica: tutti temi che si ritrovano nel pensiero transumanista.
La prima singolarità sta già alle nostre spalle ed è la comparsa del pensiero autocosciente.
La seconda singolarità riguarda l’oggi e si riferisce alla comparsa della Noosfera, intesa come rete organizzata di pensiero comune.
Dopo gli atomi, le molecole, le cellule… il processo evolutivo si accinge ora a creare un nuovo “corpuscolo” tramite la riflessione collettiva: la Noosfera, l’insieme degli esseri pensanti.
In questo nuovo stato “ultraumano” sono proprio gli individui a doversi ora trasformare e a unirsi, a loro volta, in una unità superiore, in una qualche super-coscienza. Qui la socializzazione diviene una forza realmente biologica.
La Noosfera non è solo Infosfera.
Essa è un’unione dell’umanità per formare un “mega organismo” pensante che non coinvolge solo la tecnologia, ma tanti altri aspetti della vita umana, come quelli etici, religiosi, psicologici, politico-sociali, economici….
La nuova Umanità, la Super-umanità che appare all’orizzonte non è frutto solo delle conquiste tecnologiche, ma è anche frutto di un progetto umanizzante (personalizzante) in prospettiva comunitaria: una persona realizzata nella comunità e, al contempo, una comunità che si fa organizzare intorno alla persona.
La Noosfera diventa una entità nuova solo se arriva ad avere uno scopo planetario comune, religioso o più laico come l’applicazione dei Diritti dell’Uomo, entro al quale possano svilupparsi diversità di ogni tipo e progetti di liberazione umana da tutte le forme del male (fisico, morale, sociale, spirituale).
A questa simbiosi tra persone e culture diverse, va aggiunta anche la necessità di una simbiosi tra Noosfera e Biosfera mediante un rinnovato rapporto con l’ambiente che sappia utilizzare anche la stessa tecnologia per raggiungere nuovi equilibri.
La terza singolarità è extra-storica, in quanto costituisce un punto di uscita superiore, una via di fuga verso l’“esterno” e l’eterno. La super-coscienza dell’umanità che si forma nella storia raggiunge il suo stato finale e lascia emerge una realtà nuova auto-sussistente, un pensiero libero staccato dalla materia.
Senza questa possibilità di “uscita” e di trascendenza, il “muoversi verso” si disattiverebbe venendo a mancare quella spinta propulsiva ‑ che noi chiamiamo “gusto di vivere” ‑ che lo fa avanzare.
Questa visione di tipo escatologico prospetta scenari di uno o due milioni di anni necessari affinché la co-riflessione arrivi al suo massimo
I transumanisti prospettano traguardi raggiungibili in poche decine di anni e tali quindi da motivare gli sforzi dei contemporanei, nella speranza di poter soddisfare il desiderio liberato di miliardi di persone. �L’obbligo deriva dal dover riempire il senso di “mancanza” (di Dio) creando e appagando sempre nuovi desideri e traguardi immanenti “a portata di mano”.
Abbiamo ancora una visione lineare della storia in quanto quest’ultima ha uno scopo che non è posto dalla “volontà di potenza” umana, tuttavia questa linearità è una linearità che appare tale solo guardando indietro e solo quando una delle singolarità (autocoscienza, Noosfera, Eschaton) sia stata effettivamente raggiunta attraverso una tra le molte strade iniziate. Guardando invece in avanti si vedono molte strade possibili, come su una sfera, e spetta pertanto anche a noi, punti, monadi in cui l’universo diviene cosciente di sé, cercare la strada e intraprenderla.
Alla crescita della capacità di azione dovrebbe corrispondere una crescita di “simpatia”, di “unanimizzazione”, di organizzazione umana universale a scapito dell’individualismo. Senza il raggiungimento di questi traguardi psicologici, sociali, religiosi e politici il solo potere tecnico può divenire mostruoso.
La visione provvidenziale della storia del cristianesimo, nella visione cosmica di Teilhard de Chardin, è diversa da quella degli altri Monoteismi religiosi.
ICTs e Identità personale
Il sé sociale
Identità personale (chi siamo) 🡨🡪 auto-concezione-di-sé (chi pensiamo di essere) 🡨🡪 sé sociale (chi siamo per gli altri e come vogliamo essere da loro visti) 🡨🡪 ICTs
Mai come ora, molti condividono particolari della propria vita con molte altre persone
Effetti negativi della «estimità»:
Effetti positivi della «estimità»:
Sfide della «estimità»:
Il virtuale non è qualcosa che «non esiste», ma qualcosa di potenziale, cioè qualcosa di non pienamente attualizzato.�Grazie ai media noi abbiamo la possibilità di dare espressione concreata ai molti “io”, alle molte sfaccettature, che costituiscono la nostra identità.
Non è necessariamente un disturbo di personalità: esprimo tutto quello che sono. Socialmente, ognuno di noi è una persona diversa a seconda dei contesti e dei ruoli. La persona è un mistero e ha una identità con molte facce.
Rischi:
Il modello software-hardware per spiegare l’identità personale
In un contesto in cui diviene sempre più centrale il concetto di “informazione”, si tende anche a concepire l’identità personale in termini “informativi”. Io sono un complesso sistema informativo, composto di coscienza, attività, memoria o narrazioni (che io e/o altri compongono). Questa visione dell’identità personale è in sintonia sia con la visione di John Locke (1632-1704) – identità si fonda su unità della coscienza e continuità della memoria – sia con la più moderna visione narrativa – identità come “storia” autobiografica e/o sociale.
Da qui, la popolarità (transumanesimo) di visioni dualiste per spiegare le relazioni cervello/corpo-mente, secondo il modello hardware- software. La mente (come un software) ha sicuramente sempre bisogno di un supporto materiale – corpo, cervello (hardware) ‑, ma una volta sviluppatasi ha una sua propria vita interna che può legarsi a più supporti materiali, proprio come un software può funzionare in diversi hardware.
Si noti poi che anche il corpo ed il cervello possono poi essere visti come “informazione”. Il fisico John A. Wheeler (1911-2008), partendo dalla meccanica quantistica e dal ruolo che in quest’ultima ha l’osservatore, ha ipotizzato un “it from bit”. Secondo questa ipotesi la stessa realtà materiale è nel suo fondamento “immateriale” in quanto si riduce a informazione, a bits. La differenza quindi tra materiale e immateriale, tra corpo e mente, si riduce quindi ad una differenza di “stato” di una unica sostanza, l’informazione. Proprio come il ghiaccio, l’acqua ed il vapore sono “stati” differenti di una unica sostanza, le molecole di H2O.
Presenza e locazione
Con l’utilizzo delle ICTs diviene più forte la distinzione tra l’essere presente mentalmente e l’essere presente fisicamente in un dato luogo, tra lo spazio mentale della coscienza e lo spazio fisico dove si trova il corpo.
Il sé, l’attività mentale, la coscienza è locata nel cervello ma non è presente nel cervello. Per questo le ICTs ci fanno trascorre molto tempo lontano da dove ci troviamo fisicamente.
FINE