still life
Massimo Celani
ancora in vita
un percorso sulle foto di
Emilio Arnone, Bernd e Hilla Becher,
Gianni Berengo Gardin, Rosanna Maiolino,
Saverio Marra, Salvatore Piermarini, Paul Strand,
Sam Taylor-Wood, Marialba Russo
still life: Emilio Arnone
still life: Emilio Arnone
A sinistra la foto di Paul Strand scattata nel 1955 a Luzzara.
A destra la stessa persona fotografata vent'anni dopo da Gianni Berengo Gardin.
Cesare Zavattini e Paul Strand, Un paese, Einaudi, 1955
Cesare Zavattini e Gianni Berengo Gardin, Un paese vent'anni dopo, Einaudi, 1976
COME MAI ALL'IMPROVVISO TUTTE QUESTE RUGHE?
(La distanza da noi stessi)
A San Giovanni in Fiore, un paese della Sila famoso perché legato alle vicende dell'abate Gioacchino, si conserva un archivio fotografico immenso, vien da dire intatto. Un tesoro costituito dal laboratorio di chi per tantissimi anni ha fatto il fotografo civile, rituale, municipale: Saverio Marra. A distanza di cinquant'anni un'altra fotografa, Marialba Russo, si è recata nello stesso paese alla ricerca dei volti di quelle foto lontane. Una ricerca minuziosa dei sopravvissuti, rifotografati il più possibile alla maniera di Marra: stesse inquadrature, stesse posture, stessi fondali. Ne è scaturita una mostra parallela, comparata, che sul perturbante dice molto di più dell'omonimo saggio freudiano, così come dice molto sulle rughe del tempo, sul ritorno, sulla distanza dal passato. Insomma sul tempo, “cioè la nostra distanza da noi stessi” (Ettore Perrella, Il tempo etico, p.10). Rifotografare lo stesso oggetto (che poi sono soggetti) risulta un esercizio di misurazione delle distanze che il tempo introduce come spaesamento. È la fotografia a misurare, non il fotografo.
Pericoloso raddoppio giacché l'uomo è il metro. Come nota Perrella a proposito del detto di Protagora, l'uomo è il metro, nel senso di metrica, del poema delle cose, “e il loro tempo” (Perrella, p.30). Misura che non può essere misurata perché atto stesso del misurare. Allo stesso modo “non ci si può fare un concetto del tempo. Kant lo ha dimostrato una volta per tutte: spazio e tempo non sono concetti, perche sono invece il presupposto (la "forma pura") di ogni concettualizzazione” (Perrella, p.30). “I concetti che cosa sono, in fondo? Quando abbiamo, veramente, concetti? Solo se li troviamo e li modifichiamo” (p.85). Per questo si è insistito a lungo su “il paese che mi pare”, spostamento, splendido enunciato di copertura, per "la distanza che mi pare". Di questo materiale fotografico resta: un catalogo di una mostra dedicata a Marra; un ampio resoconto in una rivista ahimè troppo regionale: "Cittàcalabria"; un programma televisivo di RAI 3, sede regionale della Calabria, “Le stanze della memoria” di Maurizio Fusco e Vito Teti; sempre per RAI 3, il mio “Come mai all'improvviso tutte queste rughe”.
Rosanna Maiolino
work in progress
continua