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Giovanni Verga

  • Giovanni Verga nasce a Catania nel 1840, lo stesso anno di Emile Zola, in un mondo completamente diverso.�
  • In famiglia respira idee patriottiche risorgimentali e tra il 1860 e il 1864 prenderà parte attivamente alla guerra contro i Borboni arruolandosi nella Guardia nazionale garibaldina. �
  • Abbandona gli studi di legge e comincia ad appassionarsi alla letteratura, pubblicando a sue spese i suoi primi romanzi, di gusto romantico. �
  • Dal 1865 frequenta Firenze, dove conosce i pittori Macchiaioli e Luigi Capuana, anche lui siciliano, critico teatrale per "la Nazione" di Firenze, con il quale stringerà una solida amicizia durata tutta la vita.

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  • Nel 1872 si trasferisce a Milano, dove viene in contatto con gli ambienti letterari più vivaci e vicini alle correnti artistiche internazionali. Scrive alcuni romanzi di grande successo di gusto tardoromantico e di ambientazione aristocratica, per quanto pervasi già da un certo realismo. (Eva, Eros, Tigre Reale).

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  • Luigi Capuana, che nel 1877 raggiunge Verga a Milano, è tra i primi ferventi sostenitori delle teorie del naturalismo francese, che contribuisce a far conoscere attraverso le su recensioni e le traduzioni dei romanzi di Zola. E' il vero iniziatore e teorico del Verismo.�
  • La svolta verista di Giovanni Verga risale al 1878, con la novella Rosso Malpelo, poi inserita nella raccolta, Vita dei campi (1880)�
  • Per gli editori Treves progetta poi un ciclo di 5 romanzi, Il ciclo dei vinti, che doveva indagare in modo oggettivo e impersonale il fallimento dell'ascesa sociale, dell'adeguamento al nuovo mondo industriale e tecnlogico, nei vari strati sociali, dai più umili alle elìte aristocratiche.

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  • I Malavoglia (1881) - considerato capolavoro del verismo - è il primo romanzo del ciclo. Sarà un completo insuccesso.

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  • Capuana fa conoscere a Verga anche la fotografia, alla quale lo scrittore si appassiona moltissimo. Nel 1966 furono trovati nella sua casa di Catania più di 400 negativi: fotografa se stesso, gli amici, la famiglia, ma anche i paesaggi siciliani, i contadini delle sue terre di famiglia e i pescatori. La fotografia accompagna per molti anni il suo lavoro di scrittore verista.
  • Verga torna in Sicilia nel 1892 e comincia progressivamente a isolarsi e a inaridire. Non termina il Ciclo dei vinti e finisce per occuparsi esclusivamente della gestione delle sue terre. �Arrivano i primi riconoscimenti critici dopo la Prima Guerra Mondiale; nel 1920 Luigi Pirandello presiede la cerimonia pubblica per i suoi 80 anni. Muore nel 1922.

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Barche e navi a Catania, foto di Verga

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Vizzini, il paese dove la famiglia Verga possiede le terre. Foto di Verga.

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Le tecniche narrative nei Malavoglia

  • Giovanni Verga raffina le tecniche narrative già usate dei naturalisti e con I Malavoglia raggiunge l'ideale verista della completa scomparsa della voce narrante dell'autore.

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  • Usa il discorso indiretto libero in modo continuo e sapiente, mescolandolo al discorso diretto e alla voce narrante; le voci e i pensieri dei personaggi portano avanti il racconto in modo corale, senza che un singolo personaggio prevalga in modo netto sugli altri.�
  • Anche il lessico, i termini di paragone, i proverbi, le esclamazioni, le metafore che infarciscono il racconto sono tipici della cultura popolare siciliana, anche se Verga non scrive in dialetto se non qualche parola,piuttosto lo richiama nella struttura sintattica delle frasi.�
  • L'impressione che deve avere il lettore è di assistere ai fatti, non di leggerne il racconto. �
  • Ottiene - come già in Rosso Malpelo - un effetto di straniamento: il lettore si forma un'opinione sui comportamenti e i sentimenti dei Malavoglia, che entra continuamente in contrasto con la narrazione che ne fanno gli abitanti del villaggio. Ogni azione palesemente buona della famiglia viene giudicata in modo malevolo dal villaggio, e quindi dalla stessa voce narrante.

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Le tematiche nei Malavoglia

  • La vicenda dei Malavoglia si svolge tra il 1863 e il 1875: gli anni immediatamente seguenti all'Unità di Italia; la grande storia quindi, irrompe nel tempo ciclico e immobile (astorico) della famiglia.
  • Lo stato italiano si presenta come un'entità del tutto astratta e incomprensibile, chiama alla leva i giovani ('Ntoni e poi Luca, che morirà in guerra) innescando un processo rovinoso per la famiglia.
  • La visione di Verga è del tutto pessimista: non ci si può sottrarre a un destino di dolore, ogni tentativo per migliorare la propria esistenza è destinato a fallire. Tutto il romanzo è permeato dal contrasto tra l'attaccamento alla tradizione (incarnato da padron 'Ntoni) e la smania del cambiamento (il nipote 'Ntoni).
  • La società e l'economia sono spietate e immutabili come le leggi di natura: il più debole soccombe, in una continua lotta per la vita.
  • E' l'ideale dell'ostrica: come l'ostrica durante le tempeste si attacca più saldamente allo scoglio, così bisogna rimanere attaccati alle tradizioni, ai propri luoghi, alla famiglia a maggior ragione quando il mondo cambia intorno a noi.
  • Attenzione però: il mondo rurale e la famiglia patriarcale non sono rappresentati come un'alternativa positiva, idilliaca; la malignità domina il paese, la stessa famiglia ha aspetti oppressivi di controllo morale sui suoi membri.

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Confronto tra Zola e Verga

Autori

Zola

Verga

Ambientazione prevalente

metropoli industriale, quartieri popolari urbani

campagna siciliana, villaggi, ambiente preindustriale

Idee politiche

progressista, democratico

conservatore

tecnica dell'impersonalità

visione dall'alto, oggettiva, come quella di uno scienziato

regressione del narratore, che sprofonda e sparisce tra i suoi personaggi

atteggiamento verso il suo tempo

ottimista: alla fine il progresso migliorerà le condizioni di tutti

pessimista: da sempre e per sempre i più deboli soccomberanno nella lotta per la vita