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Non solo accolti, ma desiderati e cercati.

Sindrome (o disturbo) dello spettro autistico e ADHD:

a volte insieme / a volte separati

Per tutti buone prassi di inclusione

Dati forniti dall’Istituto Superiore della Sanità

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PROIEZIONE: VI PRESENTO TOMMASO

Aspetto cognitivo

Tommaso non sa parlare e non sempre capisce quando gli si parla, perché le sue capacità di comprensione sono in generale molto compromesse. Quando vuole qualcosa lo dice indicando delle immagini e anche per farsi capire bisogna usare le immagini. Mantiene l’attenzione solo se qualcosa lo interessa e solo per pochissimi minuti.

Aspetto comportamentale e relazionale

Tommaso non riesce a stare seduto ad ascoltare e si muove continuamente nella sala emettendo dei gridolini e dei suoni strani, soprattutto se si sente disturbato; a volte si mette a ridere senza un motivo concreto o fa dei movimenti bizzarri… Forse fa così perché è felice, o forse perché è annoiato o forse perché vuole comunicare qualcosa. Non interagisce con i suoi compagni: quando loro giocano nel cortile, lui corre a bordo campo senza fermarsi mai. A volte sembra che vorrebbe giocare con gli altri, ma non sappia come fare. Spesso gioca da solo in modo strano: per esempio le macchinine si possono mettere solo in fila e guai a chi le tocca! Alcune volte si arrabbia in modo esagerato per cose che sembrano di poco conto: allora urla tanto, lancia gli oggetti e a volte colpisce i compagni. Quando fa qualcosa che gli piace molto, si isola fino a non salutare. Non lo fa apposta, è solo molto concentrato in quello che sta facendo. Può succedere che non saluti anche quando sta pensando a qualcos’altro.

Immagina che nella tua classe arrivi un bimbo che si comporta come Tommaso. Quali aspetti del suo comportamento ti creerebbero problemi? Che cosa ti metterebbe maggiormente in difficoltà? Su quali aspetti positivi vorresti far leva per aiutarlo nel modo migliore?

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LA CHIOCCIOLA

E

LA FARFALLA

APPROFONDIMENTO

VI RACCONTO UNA STORIA

Narrazione per classi che ospitano bambini con disabilità

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Appena nata, una

piccola chiocciola

capì subito che la vita per lei sarebbe stata dura: infatti faceva molta fatica a muoversi e si sentiva un grosso peso sulle spalle. Era il suo guscio, che le dava molto fastidio.

Crescendo, la situazione non migliorò, così la povera chiocciola piangeva sempre e gridava: «Non voglio questo guscio, non voglio questo guscio!»

Per consolarla, la mamma decorò la conchiglia con delle belle decalcomanie, ma nemmeno così il guscio piaceva alla chiocciolina.

«Devo diventare veloce, devo diventare veloce!» diceva la chiocciola a 8 anni e tutti i giorni si allenava duramente. I progressi però erano pochi e lei era sempre più arrabbiata con il suo guscio, perché era lenta per colpa sua. Era così scontenta di sé stessa che pensava di essere brutta e non riusciva a vedere le sue buone qualità. Tutto il mondo ormai le sembrava grigio e non le piacevano più nemmeno i petali delle margherite che erano sempre state il suo piatto preferito.

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La chiocciola invidiava soprattutto le farfalle che volavano libere nel cielo. Avrebbe voluto essere come loro, avrebbe voluto avere anche lei le ali!

Un giorno, mentre come sempre era immersa nei suoi tristi pensieri, sentì arrivare da lontano il tuono che annunciava il temporale e vide dei lampi che squarciavano il buio della notte. Subito si rannicchiò nel suo guscio e aspettò che giungesse la pioggia.

“Si sta bene qui da te” disse la farfallina. “Sei così bella e colorata” rispose la lumaca. “Davvero?” chiese la farfalla sorpresa: “Io invece ho sempre ammirato i disegni screziati del tuo guscio! Sono bellissimi!”. Parlando parlando, la lumachina imparò grandi cose dall’amica, che danzava nell’aria con le sue compagne, vedeva tutto dall’alto e poteva scegliere i fiori più belli. «Sai anche dove crescono le margherite?» chiese la chiocciola.

“Certo!» esclamò la farfalla e spiegò alla chiocciola dove si trovavano i campi di margherite

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Con suo grande stupore la chiocciola scoprì che anche lei poteva dare alla sua nuova amica delle bellissime informazioni: ad esempio conosceva le fatiche delle formiche, i giochi delle coccinelle, i racconti di un grillo saggio che viveva sotto un papavero e perfino il punto in cui l’erba spuntava dalla terra morbida.

Sapeva dove rifugiarsi a pensare nella pace e com’era bello contemplare le strisce di luce che il sole disegnava sul muschio del sottobosco. «Com’è bella la tua vita!» disse la farfalla e aveva ragione: essere lenta in fondo era anche un vantaggio!

Quando la pioggia cessò, le due amiche uscirono a vedere l’arcobaleno e salutarono il sole, che finalmente era ritornato a splendere. “Come ti chiami?” chiese la chiocciola. “Leggera” rispose la farfalla: “E tu?” la lumaca ci pensò un po’ e poi disse fieramente: “Lenta!”

e aggiunse: “Il mio guscio mi rende lenta, ma può servire a te quando c’è il temporale e anche di notte, se vuoi ripararti dall’umidità”. “Grazie” disse l’amica “Ma io che cosa posso fare per te?”. “Potresti volare e cercare i prati di margherite, ma anche vedere dall’alto i pericoli e avvisarmi” rispose la lumaca.

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“Benissimo” disse la farfalla e da quel giorno le due amiche non si lasciarono mai più: si erano accorte infatti che la loro vita era diventata molto più bella, colorata e luminosa…

…persino quando pioveva!

Tutti gli insegnanti ospitano nelle loro classi chioccioline e farfalline: bambini che camminano nella vita trascinando ferite pesanti, palesi o invisibili, e bambini a cui non manca nulla, e quindi procedono più leggeri, ma sono comunque portatori di una fragilità naturale, da tutelare e sostenere. Uno dei segreti per favorire la loro crescita armoniosa e serena sta nel guidarli verso la scoperta della bellezza dell’imparare insieme e dell’aiutarsi, unendo punti di forza e di debolezza, nel rispetto dei ritmi di ciascuno. Il terreno d’incontro è il gruppo, ma perché splenda il sole ci vuole la regia sapiente dell’insegnante, il quale proprio per questo è chiamato a conoscere le principali caratteristiche delle varie disabilità, ad attrezzarsi con un pensiero pedagogico e didattico adeguato e ad imparare alcune tra le tecniche più adatte a favorire inclusione e apprendimento.

 

 

 

 

 

 

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APPROFONDIAMO, PER CHIARIRCI LE IDEE

  1. SPETTRO AUTISTICO E ADHD: DISABILITÁ O DISTURBI?

ENTRAMBI SONO DELLE NEURODIVERGENZE

(cioè modalità strutturate in cui il cervello funziona in modo diverso dalla norma),

CHIAMATE DISTURBI, 

MA, IN BASE ALLA GRAVITÁ DEI SINTOMI, 

POSSONO ESSERE CONSIDERATI DISABILITÁ OPPURE NO. 

  1. PERCHÉ SI DICE SPETTRO AUTISTICO ANZICHÉ AUTISMO?

PERCHÉ L’AUTISMO SI RIFERISCE A UN INSIEME, 

CIOÉ A UNO SPETTRO, DI PROBLEMI CORRELATI.

  1. ANZICHÉ “DISTURBO” LO SPETTRO AUTISTICO SI PUÓ CHIAMARE “SINDROME”? 

SÍ, QUESTA PAROLA SIGNIFICA  INFATTI “INSIEME DI SINTOMI E SEGNI” 

E QUINDI RISULTA CORRETTA PER CONCORRERE ALLA DEFINIZIONE 

DELLO SPETTRO AUTISTICO.

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NEURODIVERGENZE O DISTURBI

APPROFONDIAMO, PER CHIARIRCI LE IDEE

SPETTRO AUTISTICO

(SINDROME)

DELL’APPRENDIMENTO

(DSA)

DEL COMPORTAMENTO

DISLESSIA (difficoltà nella lettura)

DISLALIA (difficoltà nella pronuncia)

DISGRAFIA (difficoltà nella scrittura)

DISORTOGRAFIA (difficoltà a scrivere correttamente le parole)

DISCALCULIA (difficoltà nel calcolo)

ADHD (iperattività e deficit dell’attenzione)DOP (disturbo oppositivo provocatorio)DC (disturbo della condotta)

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RICCARDO: NON VERBALE

MARINA – PARLA IN CONTINUAZIONE

APPROFONDIMENTO – LA SINDROME DELLO SPETTRO AUTISTICO PREMESSA

ECCO A VOI…

ARIANNA - IPOATTIVA

LISA IPERATTIVA

CIRO – LIEVE DISABILITÀ INTELLETTIVA

MARIO – DISABILITÀ INTELLETTIVA MEDIA

FILIPPO – DISABILITÀ INTELLETTIVA GRAVE

LUIGI - DISABILITÀ INTELLETTIVA PROFONDA

SAMUELE – Q.I. NORMALE.

VINCENZO - SINDROME DI ASPERGER

SONO BAMBINI DIVERSISSIMI

accumunati dalla sindrome dello spettro autistico

=

una neurodivergenza

che coinvolge le abilità di comunicazione e socializzazione

generalmente associata a comportamenti ripetitivi

e a una capacità immaginativa alterata.

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LA SINDROME DELLO SPETTRO AUTISTICO

QUADRO COMPLESSIVO

Colpisce le persone in modo differenziato:

i sintomi

clinici,

sociali

cognitivi,

comportamentali

possono presentarsi in forma leggera,

o molto grave e complessa e

variano nel tempo.

Esistono quindi infinite

combinazioni della sindrome.

Non esiste l’autismo,

ma i bambini

con autismo

Ogni persona con autismo è unica e irripetibile.

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Informazioni generali sull’autismo

La diagnosi 

Sebbene alcuni sintomi, come il rifiuto delle coccole o del contatto visivo,  siano talvolta rilevabili già nei lattanti, la diagnosi viene solitamente formulata tra il secondo e il terzo anno di vita e confermata da controlli a intervalli temporali regolari. 

Eziologia

Per anni è stata erroneamente considerata dipendente da inadeguate relazioni all’interno dell’ambiente familiare;

attualmente si prendono in considerazioni fattori sia genetici sia ambientali, ma non si è ancora raggiunta una certezza diagnostica.�

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Prevalenze

Non esistono prevalenze geografiche o etniche.

Colpisce maggiormente i maschi rispetto alle femmine (con un rapporto di 4 a 1).

Si assiste a un generalizzato aumento delle diagnosi di autismo

I sintomi di costante riscontro riguardano…

l’interazione sociale,

il linguaggio e la comunicazione,

l’immaginazione e la cognitività (pensiero, interessi, attività…),

il comportamento.

VEDIAMOLI AD UNO AD UNO

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L’interazione sociale 

Un bambino con autismo mostra generalmente  un approccio sociale “diverso”

e un certo distacco dal mondo circostante,

che si manifestano attraverso tutti o alcuni dei seguenti sintomi:

  • tendenza all'isolamento;
  • fallimento della normale reciprocità di conversazione;
  • rifiuto d’intercettare lo sguardo dell’altro;
  • difficoltà di adattare il comportamento per adeguarsi ai diversi contesti sociali.

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Immaginazione e cognitività

Immaginazione povera,

gioco simbolico e immaginativo compromesso

e difficilmente condiviso (vedi le macchinine in fila).

No gioco simulativo (“far finta”),

no vere capacità imitative.

Spesso hanno interessi insoliti,

diretti verso gli aspetti sensoriali dell’ambiente,

ipereccitabilità o iporeattività agli stimoli,

oppure indifferenza emotiva.

Frequentemente disabilità intellettive.

Limitate capacità di ascolto,

no metafore.

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ADHD = DEFICIT DI ATTENZIONE E IPERATTIVITÀ

neurodivergenza / disturbo specifico del comportamento

QUADRO COMPLESSIVO

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Aiuto!

Ho un bambino con l’autismo

nella mia classe:

come mi relaziono con lui?

Io ne ho uno con ADHD:

che cosa faccio?

MA NOI CHE COSA POSSIAMO FARE?

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LA PEDAGOGIA DELLA LUMACA

I bambini con disabilità, soprattutto intellettive, hanno bisogno di riflettere e operare in maniera lenta e semplice, quindi devono disporre di tempi distesi.

Occorre pertanto riscoprire la lentezza come valore, a sostegno della fragilità.

L’invito è rivolto a tutti: bisogna riappropriarsi dei propri spazi e imparare a usare il tempo in maniera leggera. A livello pedagogico i consiglia…

Purtroppo la nostra società è centrata sul mito della velocità, dell’accelerazione

e della competizione,

con investimenti cognitivi ed emotivi molto alti.

ORIENTAMENTO PEDAGOGICO PER TUTTE LE DISABILITÀ, SOPRATTUTTO INTELLETTIVE

Afferma Baker nell’introduzione di Pedagogia della lumaca di Zavalloni: Quando si parla di lentezza, bisogna parlare anche di leggerezza e di fragilità. Questi concetti sovversivi per la nostra società trionfante nel suo materialismo pesante e devastatore, sono la misura di un reale cambiamento antropologico di cui l’umanità ha urgente bisogno .

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Intelligenza multipla

verbale

Mediatori didattici

logica

iconica

musicale

cinestetica

relazionale

attivo

iconico

analogico

simbolico

SCELTE DIDATTICHE

pratica

etica…

*USO FREQUENTE DELLA DIDATTICA SENSORIALE;

*APPELLO ALL’INTELLIGENZA MULTIPLA;

*UTILIZZO SISTEMATICO DEI MEDIATORI DIDATTICI;

*A LIVELLO VERBALE, SCELTA PREFERENZIALE DELLA NARRAZIONE.

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La relazione dell’insegnante

con un bambino

che presenta autismo e /o ADHD

dipende dal grado di compromissione,

ma dev’essere sempre

accogliente,

semplice,

non ansiosa,

gratificante,

inclusiva,

empatica,

rispettosa dei diversi ruoli,

dolce ma anche ferma,

non eccessivamente insistente.

LA RELAZIONE IN GENERALE…

Sono importanti i rinforzi positivi

per aiutare i bambini a esprimere le emozioni,

per migliorare la loro autostima e concetto di sé,

per aumentare la loro motivazione a stare con i compagni,

gestendo nel contempo gli stati emotivi negativi

(senso di colpa, disperazione, angoscia, rabbia…).

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ALLORA QUALI AZIONI METTERE IN ATTO?

ECCO LA SCALETTA:

1. ASSUMERE INFORMAZIONI

2. PREPARARE E CURARE L’AMBIENTE

3. ASSUMERE MODALITÀ COMUNICATIVE CORRETTE

4. CONDIVIDERE LE REGOLE E RENDERLE VISIVE

5. CONOSCERE E SEGUIRE I SUGGERIMENTI PRATICI

(vedi la cassetta degli attrezzi)

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ASSUMERE INFORMAZIONI: PERCHÉ?

Se ogni bambino è un caso a sé… prima di tutto bisogna conoscerlo.

Occorre quindi raccogliere informazioni partendo dal positivo

 (che cosa piace al bambino, che cosa sa fare…)

sui comportamenti 

e sulle modalità educative più adeguate,

soprattutto per i comportamenti problema.�Chiediamo ai genitori di essere messi  in contatto con i terapisti: 

Quali potenzialità presenta questo bambino? Come si relaziona con i compagni e con gli adulti? Quali difficoltà mostra di avere? Quali strumenti e strategie sono più adatti per lui/lei?  

Indaghiamo le aspettative delle famiglie: che cosa si aspettano da noi?

PER QUESTO SONO FONDAMENTALI I RAPPORTI CON I GENITORI…

…mantenendo con loro lo sguardo sulle risorse non sui limiti!

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spaziale, temporale e sociale

È necessaria un’estrema strutturazione di…

spazio tempo gruppo

*manteniamo

I locali,

gli arredamenti

e le suppellettili

invariati

*e numericamente

contenuti

SECONDO: SOPRATTUTTO PER L’AUTISMO,

PREPARIAMO E CURIAMO L’AMBIENTE

*manteniamo la struttura cronologica

delle lezioni

invariata

*meglio se è numericamente contenuto

*manteniamo la disposizione delle persone invariata

*prepariamo i compagni

Ogni modifica va spiegata

Utile a questo proposito è l’agenda mobile: le immagini si possono attaccare e staccare, per mostrare al bambino la sequenza dei momenti che formano le lezioni. L’attività è necessaria soprattutto se la successione dei vari momenti subisce delle variazioni.

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TERZO: ASSUMIAMO MODALITÀ COMUNICATIVE ADEGUATE

QUARTO:

CONDIVIDERE, STABILIRE CHIARAMENTE

E RENDERE VISIBILI LE REGOLE

Usiamo frasi semplici,

concrete,

chiare,

brevi.

Lessico: usiamo termini facili, di uso comune.

Utilizziamo frequentemente esempi, supporti visivi, drammatizzazioni, attività manuali accessibili e gradite.

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5. AUTISMO: SUGGERIMENTI PRATICI

*Incontriamoci più volte con i genitori del bambino per conoscere le sue modalità di relazione e di comportamento e anche le strategie educative e didattiche più adatte a lui.

*Prepariamo un album con le foto dei compagni e presentiamoli al bambino con autismo prima che li veda di persona.

*Non lasciamoci inibire dal mancato contatto dei suoi occhi.

*Nell’aula, manteniamo le pareti possibilmente bianche e con un solo elemento iconografico.

*Spieghiamo ai compagni che dovranno lavorare con calma evitando la confusione.

*Non alziamo la voce, perché distorce la realtà.

*Lavoriamo usando poche immagini. Prepariamo schede con disegni semplici.

*Prima di ogni attività o gioco, spieghiamo bene tutto ciò che succederà e si farà, eventualmente usando un’agenda o un cartellone con disegni mobili.

*Proponiamo al bambino con autismo un solo compito per volta.

*Semplifichiamo i testi seguendo le linee europee dell’informazione accessibile.

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ADHD: SUGGERIMENTI PRATICI

Posizioniamo il bambino lontano da fonti di distrazione  (finestra, cestino, compagni rumorosi…); non lasciamo oggetti incustoditi vicini a lui; lasciamo pochi oggetti sul suo tavolo.

Teniamolo vicino, costantemente sotto controllo; agganciamo lo sguardo ogni volta in cui è possibile; interpelliamolo spesso.

Parliamogli e diamo istruzioni con frasi chiare, dirette,  semplici e brevi; prevediamo brevi e frequenti pause.

Presentiamo le attività divise in parti, un pezzo per volta. 

Costruiamo situazioni di gioco simulativo per spiegare; usiamo cartelloni con immagini e frasi. 

Prendiamo provvedimenti coerenti e costanti per sanzionare i comportamenti inadeguati:

meglio premi che punizioni, la rapidità e più importante dell’entità del premio.

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La mia vita può essere soddisfacente se è semplice, ordinata, tranquilla, se non mi si chiede costantemente e solo quello che mi costa di più.�Essere autistico è un modo di essere anche se non è il modo normale. La mia vita di persona autistica può essere tanto felice e soddisfacente come la tua "normale". In queste vite possiamo arrivare ad incontrarci e a condividere molte esperienze.

NO A UNO SGUARDO PIETISTICO

Estratto della relazione di Angel Rivière�Professore di Psicologia evolutiva presso l’Università Autonoma di Madrid

Centro Studi in Neuroriabilitazione CNAPP Onlus www.cnapp.it

È IMPORTANTE ENTRARE NEL MONDO DEL BAMBINO CON SINDROME DELLO SPETTRO AUTISTICO

Che cosa ci chiederebbe un bambino autistico?

Ascoltiamo

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  1. Aiutami a capire. Organizza il mio mondo e facilitami le cose in modo che possa anticipare quello che sta per succedere. Dammi ordini, strutture e non caos. 
  2. Non angustiarti con me, perché mi angustio anch’io. Non deprimerti: normalmente avanzo e mi sviluppo ogni volta di più. Potrai sempre relazionarti con me se comprendi le mie necessità e il mio modo speciale di capire la realtà. 
  3. Rispetta il mio ritmo. 
  4. Non parlarmi troppo e troppo in fretta. Le parole sono "aria" per te, ma possono essere un carico molto pesante per me. Molte volte non sono il modo migliore di relazionarti con me. 
  5. Come gli altri bambini, come gli altri adulti, ho bisogno di condividere il piacere e mi piace fare le cose bene, sebbene non sempre ci riesco. Fammi sapere in qualche modo quando ho fatto bene le cose e aiutami a farle senza errori. Quando faccio troppi errori mi succede come a te: m'irrito e finisco col rifiutare di fare le cose. 
  6. Necessito più ordine di quello di cui hai bisogno tu, più prevedibilità di quella che richiedi tu. Dobbiamo negoziare i miei rituali per convivere. 
  7. Mi è difficile comprendere il senso di molte delle cose che mi chiedi che faccia. Aiutami a capirlo. Cerca di chiedermi cose che possano avere un senso concreto e decifrabile per me. Non permettere che mi annoi o resti inattivo. 

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7. Non invadermi eccessivamente. A volte le persone sono troppo imprevedibili, troppo rumorose, troppo stimolanti; rispetta le distanze di cui ho bisogno, ma senza lasciarmi da solo. 

8. Ciò che faccio non è contro di te. Quando ho un attacco di rabbia o mi do colpi, se rompo qualcosa o mi muovo troppo, quando mi è difficile prestare attenzione, o fare quello che mi chiedi, non sto cercando di farti dispiacere. Non attribuirmi cattive intenzioni! 

9. Il mio sviluppo non è assurdo, anche se non è facile da capire. Ha una sua logica e molte delle condotte che definite "alterate" sono modi di affrontare il mondo. Modi speciali d'essere e percepire. Fai uno sforzo per capirmi. 

10. Le altre persone sono troppo complicate. Il mio mondo non complesso e chiuso, ma semplice. Anche se ti sembra strano ciò̀ che ti dico, il mio mondo è tanto aperto, tanto senza inganni e bugie, tanto ingenuamente esposto a chiunque sia, che risulta difficile penetrare in esso. Non vivo in una "fortezza vuota" ma in una pianura tanto aperta da sembrare inaccessibile. Ho molte meno complicazioni delle persone che voi considerate normali

11.Non chiedermi sempre le stesse cose e non esigere da me le stesse routines. Non devi diventare tu autistico per aiutarmi. L'autistico sono io, non tu. 

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12. Non sono solo autistico. Sono anche un bambino, un adolescente o un adulto. Condivido molte cose con i bambini, adolescenti o adulti che voi definite "normali".

Mi piace giocare e divertirmi, voglio bene ai miei genitori e alle persone vicine, mi sento soddisfatto quando faccio bene le cose. È più quello che abbiamo in comune di ciò che ci divide.

13.Vale la pena di vivere con me. Posso darti tante soddisfazioni come altre persone, sebbene non siano le stesse. Può arrivare un momento nella tua vita, in cui io che sono autistico, sia la tua maggiore e migliore compagnia.

14.Non aggredirmi chimicamente. Se ti hanno detto che devo prendere una medicina fai in modo che sia controllata periodicamente dallo specialista.

15.Né i miei genitori né io abbiamo colpa di ciò̀ che mi succede. Tanto meno ce l'hanno gli specialisti che mi aiutano. Non serve a niente che vi diate la colpa uno con l'altro. A volte le mie reazioni e i miei comportamenti possono essere difficili da capire e da affrontare ma non è colpa di nessuno. L'idea di colpa non produce altro che sofferenza in relazione al mio problema.

16.Non mi chiedere continuamente più di quello che sono capace di fare, ma chiedimi quello che posso fare. Aiutami a divenire più autonomo, a capire meglio, ma non aiutarmi di più di quello che necessito.

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17.Non devi cambiare la tua vita per il fatto di vivere con una persona autistica. A me non serve a niente che tu stia male, che ti rinchiuda e ti deprima. Necessito di benessere e stabilità emotiva intorno a me per stare meglio. Pensa che nemmeno il tuo partner ha colpa di ciò̀ che mi accade.

18.Aiutami con naturalezza senza fame un'ossessione. Per potermi aiutare, devi avere dei momenti tuoi in cui riposi o ti dedichi alle tue attività. Avvicinati a me, non andartene, ma non sentirti sottomesso ad un peso insopportabile. Nella mia vita ho avuto periodi brutti, ma posso stare sempre meglio.

19.Accettami come sono. Non condizionare la tua accettazione al fatto che io smetta di essere autistico. Sii ottimista senza crearti illusioni. La mia situazione normalmente migliora anche se per il momento non c'è una cura.

20.Sebbene mi sia difficile comunicare o non riesca a capire le sottigliezze sociali, ho alcuni vantaggi rispetto a voi che vi definite "normali". Faccio fatica a comunicare ma non sono solito ingannare. Non comprendo le sottigliezze sociali, ma non partecipo nemmeno alle doppie intenzioni o ai sentimenti pericolosi così frequenti nella vita sociale.

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Quali strategie? Vedi il materiale per la riappropriazione nel post

Seconda possibilità

Programmazione di un incontro di catechesi per un gruppo che ospita un bambino con sindrome dello spettro autistico e ADHD, il cui comportamento è simile a quello di Tommaso:

Quali attenzioni prevediamo perché il bimbo con disabilità sia pienamente

inserito nel percorso?

*Le attività previste saranno rivolte (e quindi adatte) a tutti i bambini della classe;

**scriviamo su un cartellone la struttura dell’incontro programmato, con particolare riferimento alle strategie di gruppo adottate per l’inclusione del bambino con disabilità.

Ora tocca a te!

Prima possibilità: Storia di Mario e delle sue maestre

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Prima possibilità

Comunicazione in assemblea delle risposte emerse dalle varie domande, evidenziando le strategie suggerite per aiutare la protagonista della storia.

Seconda possibilità

Descrizione breve del cartellone preparato da ogni gruppo, presentando soprattutto le strategie pensate per il bambino con disabilità.

Conclusione