2
Pastorale liturgica
Ministri straordinari della Comunione eucaristica
Per una pedagogia eucaristica
L’Eucaristia educa tutte le dimensioni dell’umano
Seconda parte
SPIRITO
Ripartiamo da dove eravamo rimasti: l’Eucaristia coinvolge l’uomo, educando tutte le dimensioni umane.
CORPO
MENTE
CUORE
Il corpo
L’Eucaristia educa il corpo
Il primo effetto dell’Eucaristia è di tipo somatico:
nell’Eucaristia un corpo umano accoglie in sé
il corpo, il sangue, l’anima e la divinità
di Gesù Cristo, uomo e Dio.
Sangue nel sangue, carne nella carne,
mescolanza di DNA
in un corpo divinizzato.
“Non sono più io che vivo,
ma Cristo vive in me” (San Paolo)
L’Eucaristia educa il movimento attraverso gesti che presentano una ricchezza infinita di
METTERSI IN GINOCCHIO:
adorare Dio con umiltà, chiedere perdono.
RIMANERE SEDUTI: essere rilassati davanti a Gesù, con confidenza, ascoltando attentamente.
SEGNO DELLA CROCE:
la mano destra rappresenta tutta la persona: fronte/pensieri // cuore/sentimenti // spalle/azioni
Tutto il corpo e la vita sono posti sotto la croce.
CAMMINARE IN PROCESSIONE: andare insieme verso Gesù e il Padre .
AL «PADRE NOSTRO»: mani verso l’alto, in tensione verticale verso il Padre.
BATTERSI IL PETTO: essere pentiti.
SCAMBIARSI IL SEGNO DI PACE: siamo fratelli, ci auguriamo di vivere in pace.
TENERE LE MANI GIUNTE: segno di preghiera e raccoglimento.
INCHINARSI: stare davanti a Dio, con la consapevolezza di essere tanto più piccoli di Lui.
INGINOCCHIARSI: segno di adorazione.
PORGERE LE MANI: chiedere e accogliere (la Comunione eucaristica).
SEGNO DELLA CROCE PRIMA DEL VANGELO: la Parola è nei pensieri, sulle labbra e nel cuore.
STARE IN PIEDI: essere attenti e pronti
È LA GINNASTICA DI DIO?
motivazioni e di senso
Stare fermi quando ci si vorrebbe muovere,
rimanere in silenzio quando si vorrebbe parlare,
restare seduti quando si avrebbe il desiderio di alzarsi e viceversa:
si tratta di esigenze giustificate
che insegnano a padroneggiare il corpo,
in uno stile di comportamento e di vita,
che armonizza i movimenti alle parole, ai pensieri, agli affetti, alla preghiera.
Il corpo
Stare fermi quando ci si vorrebbe muovere,
rimanere in silenzio quando si vorrebbe parlare,
restare seduti quando si avrebbe il desiderio di alzarsi e viceversa:
si tratta di esigenze giustificate
che insegnano a padroneggiare il corpo,
in uno stile di comportamento e di vita,
che armonizza i movimenti alle parole, ai pensieri, agli affetti, alla preghiera.
L’Eucaristia educa i sensi
Il corpo
Come questo sia possibile è impossibile da vedere
Noi vediamo,
gustiamo,
tocchiamo,
sentiamo il profumo
del pane,
ma lo crediamo e lo diciamo
corpo di Cristo
Come questo sia possibile è impossibile da vedere
Noi vediamo,
gustiamo,
tocchiamo,
sentiamo il profumo
del vino,
ma lo crediamo e lo diciamo
sangue di Cristo.
Noi vediamo,
gustiamo,
tocchiamo,
sentiamo il profumo
del pane,
ma lo crediamo e lo diciamo
corpo di Cristo.
Dall’Adoro Te devote: Visus, tactus, gustus in Te fallitur:
(Se mi lascio guidare da ciò che vedo, o tocco, o gusto, io cado nell’inganno)
L’Eucaristia educa i sensi
In cruce latebat sola Deitas,
at hic latet simul et humanitas
(“Quando fosti crocifisso, il divino era nascosto;
ma qui, anche l’umano tuo ci viene sottratto”)
Il corpo
Il corpo
Maria Montessori
A questo proposito, ecco una similitudine di Maria Montessori.
«Come l’anima nostra rimane sulla terra in virtù del nostro corpo, la divinità rimane tra noi nascosta sotto le specie del pane e del vino».
Rimane, ma è nascosta: latens deitas.
Il corpo
L’ostia consacrata allora
«è offerta allo sguardo dei fedeli,
perché,
illuminati dalla fede,
possano vedere ciò che i sensi non possono rilevare»
(C. Magnoli)
È la sottomissione delle sensazioni
alla fede,
che permette di «guardare il mistero di Cristo».
L’educazione dei sensi incomincia con la raccolta
in unità delle percezioni sensoriali
con la precedenza data all’udito,
il quale ascolta la Parola,
che suscita la fede:
Sed auditu solo tuto creditur
(“Posso soltanto udire, ma basta a dare sicurezza alla mia fede.”).
Udire non è solo essere informati, ma
capire,
persuadersi,
accettare,
lasciarsi prendere,
sottomettere il cuore:
Tibi se cor meum totum subicit.
Il corpo
UNA VICENDA VERA
La prima volta in cui lo portarono a Messa, Carlo era così piccolo che arrivava a malapena ad aggrapparsi con le manine al piano d’appoggio della panca, oltre il quale sporgevano solo gli occhioni spalancati. Sembrava affascinato dai gesti del sacerdote celebrante e dei lettori, dai canti, dal suono dell’organo, dalle luci, dalle volute profumate dell’incenso. Al momento dell’elevazione, la zia gli disse sottovoce: “Guarda, è Gesù!”. “Sì” rispose il bambino trattenendo il respiro e poi non si mosse più e continuò a mantenere l’espressione incantata e attenta. Al termine della celebrazione, quando il prete sparì oltre la porta della sacristia, il piccolo si rivolse costernato alla zia e col visetto prossimo al pianto disse: “È andato!” “Chi?” chiese la donna “Gesù!” rispose lui. “Ma no!” incalzò lei “quello lì non è Gesù, quello lì è don Angelo. Gesù è là, dietro quella porticina tutta d’oro. La vedi?”. Carlo annuì e il suo interesse si spostò immediatamente verso il tabernacolo. Non mostrò nessuna difficoltà a credere ciò che la zia gli stava dicendo, memorizzò attentamente le sue parole e non dimenticò mai più quale fosse il luogo in cui stava Gesù, anzi non smise più di guardarlo con un sentimento molto simile a una venerazione tutta informata dall’amore.
Carlo non sa ancora chi sia Gesù, ma è stupito.
L’espressione della zia gli fa capire che il Signore è una persona viva e vera, ma soprattutto è uno che ha a che fare con lui
e con il mondo dei suoi affetti più cari.
Carlo si apre al mistero di Dio,
anzi vive a modo suo il reale della fede,
approcciandolo attraverso le PERCEZIONI che suscitano EMOZIONI:
le percezioni sono le situazioni attivanti delle emozioni e permettono di passare dal CORPO al CUORE.
Come dicevamo la volta scorsa, l’intelligenza emotiva permette di stare davanti al Mistero, introduce al Mistero.
Dal corpo al cuore
Nella Messa tutto si mescola in modo ordinato ed armonioso,
al centro di un’esperienza multiforme e misteriosa.
Colori,
luci,
profumi,
suoni si uniscono
in un’esperienza corporea ed emotiva unitaria,
che apre la porta all’interiorità. (C. Magnoli)
Dalle percezioni alle emozioni
Dal corpo al cuore
Gesti, luci, colori: sorpresa
Parola di Dio
interesse
Profumo dell’incenso
timore reverenziale
Sapore del Pane
gioia
Scambio di pace
allegria
Mentre insegna a raccogliere le sensazioni, l’Eucaristia educa le emozioni.
VISTA
UDITO
OLFATTO
GUSTO
TATTO
ECCO COME, NELLA CELEBRAZIONE EUCARISTICA, LE PERCEZIONI SENSORIALI POSSONO ATTIVARE LE EMOZIONI
Dalle emozioni alle relazioni
Emozioni
relazioni
affetti
intimamente connesse
Il cuore
«Una delle funzioni delle emozioni è disporre all’azione relazionale: stabilire, mantenere o rompere un rapporto interpersonale » (Frijda psicologo e ricercatore- Amsterdam)
Il cuore
sensazioni
emozioni
relazioni
Punto di partenza
Punto di arrivo
attraverso
Con Gesù si sta bene!
Mi porti in chiesa?
È stato così anche per Carlo… Attraverso il coinvolgimento sensoriale nella celebrazione eucaristica ha vissuto emozioni forti (sorpresa, gioia, allegria, timore reverenziale, interesse…) finché le emozioni, unendosi e combinandosi tra loro, hanno generato in lui fiducia e amore per Gesù.
Il coinvolgimento del corpo e dell’emotività è infatti finalizzato nella liturgia alla relazione con Dio e con i fratelli, cioè alla carità.
«L’Eucaristia è la grande sorgente dell’amore fraterno, forma ai valori più alti»
(Cardinal Baggio) contro la cultura odierna e la logica comune dell’individualismo e della competizione, che nascono dall’egoismo e generano divisioni, lotte, giudizi, condanne.
Il cuore
La prima pedagogia è generata quindi dalla celebrazione stessa della Messa, purché sia accurata, capace di coinvolgere il corpo e i sensi e di suscitare e raccogliere le emozioni, in modo da generare delle buone relazioni e avviare l’educazione alla carità.
LA FAMIGLIA, LA CATECHESI, I MISCE dovranno preoccuparsi poi di RIPRENDERE ED EDUCARE, attraverso l’esempio, il gioco relazionale e le microcelebrazioni, GLI ATTEGGIAMENTI INTERPERSONALI che vengono vissuti nella Messa, in modo da stabilire una circolarità efficace tra Celebrazione eucaristica, catechesi e vita. Si tratta degli atteggiamenti che danno fascino e rendono forti i rapporti con Dio e il prossimo: la bellezza del perdono (vissuta nell’atto penitenziale),
la necessità dell’ascolto (liturgia della Parola),
la consolazione dell’intercedere (preghiera dei fedeli),
l’allegria che viene dalle manifestazioni affettive (scambio di pace),
la libertà di offrire (offertorio),
la capacità di ringraziare (prefazio),
la felicità di comunicare in profondità empatica (la Comunione eucaristica).
L’Eucaristia educa il cuore insegnando la carità
Approfondiamo: la carità ci rende uomini e donne di Chiesa
La Chiesa è esperienza, dinamismo, realizzazione dell’amore di Dio in comunione fraterna con tutti gli uomini.
Una comunità che si lascia plasmare dall’Eucaristia va sempre oltre sé stessa, non si dà pace finché il Vangelo avrà raggiunto tutte le situazioni umane. (cardinal Martini)
I malati e gli anziani vanno educati all’apertura agli altri e alla carità universale come li ha vissuti Gesù.
disponibilità
gratuità
generosità
tenerezza
cortesia
comprensione
gratitudine
Il cuore
La carità cristiana irriga e feconda altre virtù
che si dischiudono soprattutto nelle relazioni con chi abita la fragilità. Sono
Le vediamo ad una ad una..
Il cuore
La generosità
comprende
magnanimità liberalità
dono dei propri beni / dono di sé
Sull’esempio di Gesù
nella lavanda dei piedi, come raffigurato nel quadro di Koder: vedi il volto del Maestro riflesso nell’acqua nel catino come per dire: “Non ti sto soltanto lavando solo i piedi, Pietro: ti sto dando me stesso”.
Il cuore
Il cuore
Il cuore
La purezza
La carità veste l’abito della festa se si abbiglia di una tenerezza capace di ascolto, di piccoli gesti, di silenzi gravidi di parole talvolta non dette, eppure sempre in qualche modo espresse.
La tenerezza
Il cuore
Il cuore
La tenerezza è la virtù che nasce da una sensibilità capace di favorire l’incontro tra due storie e due cammini di fede.
Il cuore
Nella visita ai nostri ammalati come nelle relazioni con i nostri bambini, amiamo e siamo amati, ma è sempre la tenerezza di Dio quella che passa da loro a noi e da noi a loro
Il cuore
Il cuore
La tenerezza di Gesù
era concreta,
attenta,
sollecita…
Il cuore
Vale la pena di copiarla!
Avvolgiamo nella tenerezza i nostri anziani, gli ammalati, i bambini…
La tenerezza è creativa
e disegna il volto
di una Chiesa ospitale,
capace di fermarsi
di fronte alla sofferenza,
di commuoversi,
di darsi da fare…
come il buon samaritano
della parabola di Gesù.
Il cuore
Il cuore
Il cuore
(Bruno Maggioni)
La mente
Il mistero eucaristico sollecita le facoltà intellettive,
la fantasia ed il cuore.
facoltà volitive
facoltà cognitive
intuizione
pensiero
memoria
creatività
ragionamento
facoltà estetiche
La mente
E così facendo educa la mente,
cioè la sede delle…
L’Eucaristia educa l’intelligenza aiutandola a scoprire, accettare,
superare i suoi limiti.
Ad un certo punto del conoscere la corsa della scienza si ferma contro il
Come?
MURO INVALICABILE
DELLE DOMANDE ESISTENZIALI
Il mondo è stato costruito da qualcuno?
Se sì, da chi?
E noi, da dove veniamo e perché viviamo?
La morte è la fine di tutto?
Solo Dio attraverso la RIVELAZIONE può rispondere.
Il regalo che l’Eucaristia fa all’intelligenza umana è quindi la scoperta della verità di sé stessa e l’invito ad affidarsi a un Oltre:
l’intelligenza umana raggiunge la sua pienezza nell’intelligenza della fede.
Noi non abbiamo scelta: o ci affidiamo alla fede o viviamo nel baratro del non senso.
«C’è qui una cosa estremamente profonda» scrive il teologo Giovanni Moioli:
«il rapporto dell’uomo con la verità» e con la libertà, la quale «non inventa la verità, ma aderisce ad essa» modellando così, secondo il cardinale Martini, i modi e i criteri con cui l’uomo individua il centro della propria esistenza. La verità è il senso autentico della vita, che possiamo rendere nostro soltanto scegliendolo. La verità chiama la volontà dell’uomo.
La mente
A questo proposito, quante cose imparano i bambini frequentando la Messa!
(E non soltanto i bambini!)
Tutto legato all’affettività.�
La mente
dell’umiltà
Il punto di partenza dell’umiltà è nelle scelte di Dio.
“C’è anzitutto la verità … Una realtà di fatto che Dio soltanto è Dio e che l’uomo è una sua creatura e immagine … che Dio … è creatore e Signore e l’uomo invece una realtà creata …”
(Guardini)
“Da questo amore di verità nasce l’umiltà”
(Compte Sponville)
La mente
Per accettare il “ragionamento della fede” ci vuole la virtù
Lorenzo di Credi
Infatti l’umiltà è il vestito di Dio
…che si è incarnato, si è sporcato di terra,
di sangue e di carne
La mente
…il quale, incarnandosi, ha rinunciato al mantello di luce di cui parlano i salmi e si è sporcato di terra, di sangue e di carne
La mente
… è stato avvolto in fasce e camicini
…Ha portato una tunica senza cuciture, che fu sorteggaiata dai soldati sul Calvario, e da ultimo, sulla croce, ha indossato il mantello della nudità e del sangue.
La speranza
Anche la speranza ha a che fare con l’educazione dell’intelligenza, perché riguarda una delle domande alle quali il ragionamento che prescinde dalla fede non sa rispondere:
“La morte coincide davvero con la fine dell’uomo?”
La risposta della speranza,
attraverso l’Eucaristia, afferma che la morte non è più morte, ma soltanto
il passaggio,
il guado
da una Chiesa a un’altra Chiesa,
dalla Chiesa del possesso eucaristico
alla Chiesa del possesso eterno di Dio. (Boccadoro)
La mente
Alla fine, ricevuto il viatico santo del corpo di Cristo, sulle spalle del buon Pastore, entreremo ad uno ad uno nell’ovile eterno; cadrà dunque alla fine anche questo sottile velo di pane che è pegno della visione futura e allora vedremo Cristo così com’è, faccia a faccia, e il Signore sarà tutto in tutti per sempre. Amen. Boccadoro)
luogo della relazione con Dio e dei valori che ne derivano,
contro
lo sgretolamento
della coscienza morale
contro
l’intossicazione della suggestione
per l’uomo d’oggi
di essere il centro
di tutto.
Lo spirito
L’eucaristia educa lo spirito
Senza dimenticare che In realtà…
già l’umiltà
la fede
la speranza
la carità…
sono territori dello spirito, in quanto modalità di rapportarsi a Dio
e luoghi dei valori umani
più grandi.
L’Eucaristia
dice la verità dell’uomo,
creato come immagine
di Dio,
deformata dal peccato
riportata all’originario splendore
dalla nuova immagine di Dio
che è Gesù Cristo …
Lo spirito
L’Eucaristia è la forma vera dell’esistenza.
Il risultato dell’educazione eucaristica si concretizza
nelle virtù
=
atteggiamenti cristiani e quindi pienamente umani.
Essere cristiani infatti
=
NON è andare oltre l’umano,
NON è posizionarsi un gradino sopra o sotto gli altri
MA
vivere l’umanità in tutti i suoi aspetti, in profondità e in bellezza.
É essere “normali”
cioè vivere quella normalità disegnata dal progetto divino
e quindi scritta nel DNA di ognuno di noi.
L’Eucaristia è mezzo di istruzione privilegiato
per imparare gradualmente l’umano.
Miniatura Codex Egberti
L’icona evangelica
Il centurione
Entrato in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di' soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch'io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: «Va'!», ed egli va; e a un altro: «Vieni!», ed egli viene; e al mio servo: «Fa' questo!», ed egli lo fa».�Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande!
Mt 8, 5 - 11
L’icona evangelica
Questo centurione fa parte della casta dei dominatori, è un ufficiale che detiene il potere; comanda una centuria, cento soldati, che muove a suo piacimento. Eppure ama così tanto il suo servo da piegarsi davanti a un taumaturgo itinerante, che appartiene al popolo dei dominati, per supplicarlo di guarirlo dai suoi dolori. Ci aspetteremmo un simile amore per un famigliare, non certo per un servo: dev’essere veramente sensibile e generoso quest’uomo.
�E c’è un altro motivo per ammirarlo. Ce lo racconta l’evangelista Luca quando riferisce questo episodio. Alcuni Giudei anziani supplicano Gesù con insistenza e dicono: “Costui è degno che tu gli conceda ciò che chiede, perché ama la nostra nazione e ci ha edificato la sinagoga”. Guardate che questo è un fatto veramente notevole: non solo questo soldato è capace di voler bene a un servo, ma sa amare anche il popolo straniero presso il quale è stato mandato a mantenere l’ordine e a riscuotere le tasse per l’imperatore.
L’amore, l’aiuto, la solidarietà, il riconoscimento della libertà altrui sono componenti fondamentali della carità cristiana.��
L’icona evangelica
Però l’ammirazione di Gesù va in un’altra direzione: “In Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande”. È la fede che rende grande quest’uomo secondo Gesù, una fede che non ha bisogno nemmeno di vedere ciò che il Maestro farà: “Non è necessario che tu venga Rabbì, basta la tua Parola”. Il centurione crede che la Parola di Gesù sia creatrice: questa è la caratteristica della Parola di Dio e allora possiamo dire che l’ufficiale intuisce di trovarsi davanti all’Onnipotente. È il preludio a ciò che saranno chiamati a fare i cristiani di tutti i tempi: credere in una Parola.
L’icona evangelica
E ancora: “La mia casa non è degna di te” dice l’ufficiale. Mancava l’umiltà nel suo discorso ed eccola sorgere in tutta la sua sfolgorante bellezza. L’umiltà figlia della fede.�“Non è degna di te la mia casa, ma tu comunque guarirai il mio servo”: l’umiltà è sempre accompagnata dalla speranza, la sorella piccola delle due più grandi virtù teologali, come poeticamente la definisce il Peguy.
La fede esclama con determinazione: “Tu puoi, Signore”, la speranza candidamente pensa: “Lui lo farà, le cose andranno meglio”.
L’icona evangelica
Ancora oggi, nel momento cruciale delle nostre giornate, prima di ricevere il corpo di Cristo, ripetiamo le parole di questo soldato romano: “O Signore, non sono degna di partecipare alla tua mensa, ma di’ soltanto una Parola e io sarò guarita”.
Un pagano che incarna le virtù cristiane, le parole di un pagano ripetute nella Messa: c’è una buona dose di inaudito in tutto questo, come del resto spesso succede con Gesù.�Il centurione non ne ha coscienza, ma dentro di lui l’intelligenza della fede ha messo le radici e sta germogliando.�Dove sarà ora questo magnifico graduato della fede? Stando al complimento di Gesù, non può essere che in Paradiso: è lì che lo conosceremo. Non so voi, ma io ho un grande desiderio di vederlo.
L’icona evangelica