Dante e Beatrice... �Maestri di vero amore?
Noi e i testi che leggiamo...
Come incontrare Dante?
Dante compie un viaggio in prima persona; racconta la sua esperienza paragonando tutti gli eventi, la realtà, le persone con il loro destino, il loro significato. Vuole coinvolgere noi lettori in un giudizio. Non riporta appena le sue emozioni, impressioni.
Il Poeta confronta quanto accade con il suo desiderio di bene, di vero, di giusto. Gli incontri che fa con le persone, le azioni dell’uomo, l’amore anche, sono giudicati alla luce di questi grandi desideri.
Così quello di Dante è un cammino di conoscenza, di presa di coscienza di sé e della realtà nei suoi aspetti.
Il suo cammino è un’esperienza. Ci insegna a compiere anche noi tale esperienza...umana
Dante desidera che anche noi lettori, come è successo a lui, possiamo capire ciò per cui siamo fatti, attraverso la nostra libertà.
Cos’è il bene...Cos’è la felicità...
… così Dante riguardo a Beatrice, vuole capire (e anche per questo è in cammino) quale sia il senso dell’essersi innamorato di lei, di essere stato stupito, colpito dalla sua presenza prima, dal suo “andare via” in seguito. L’amore diventa per lui un mezzo per capire chi lui è e per cosa è fatto. Facciamo con lui il percorso...
Cos’è Beatrice per Dante?
Come matura l’amore di Dante per Beatrice?
�Tanto gentile e tanto onesta pare�la donna mia quand’ella altrui saluta, �ch’ogne lingua deven tremando muta, �e li occhi no l’ardiscon di guardare.��Ella si va, sentendosi laudare,�benignamente d’umiltà vestuta,�e par che sia una cosa venuta�dal cielo in terra a miracol mostrare. ��Mostrasi sì piacente a chi la mira,�che dà per li occhi una dolcezza al core, �che ‘ntender no la può chi no la prova:��e par che da le sue labbia si mova�uno spirito soave pien d’amore,�che va dicendo a l’anima: Sospira!�
L’ incanto che emana da Beatrice non scaturisce appena dalla sua bellezza esteriore, ma dalla sua “gentilezza” (cioè nobiltà di spirito) e “onestà” (cioè dignità morale) che si manifestano (“paiono”) nei suoi atti e nel suo aspetto.
Ella non si vanta dell’effetto che produce in quanto è tutta come “rivestita” di umiltà, un altro tratto proprio delle persone vicino a Dio (di Maria dice “umile e alta più che creatura”)…
Al centro del sonetto si capisce cos’è Beatrice: un segno della grandezza di Dio, uno strumento attraverso il quale Dio lo colpisce, lo raggiunge. Un miracolo!
colpisce il fatto che la quasi unica occupazione di Beatrice sia quella di..manifestarsi, di rendere evidente la bellezza di cui è un segno (“pare”). La sua bellezza non è definita in sé ma nell’effetto struggente che essa produce.
La sua bellezza riempie la mente e il cuore di chi la contempla ed è un’esperienza di dolcezza, di amore. La sua bellezza ridesta il desiderio di bene: Beatrice è per Dante segno concreto di questo bene. L’uomo riconosce quello che è bello, buono, giusto, vero perché corrisponde al desiderio che ne ha, al suo cuore.
L’effetto dell’apparire di Beatrice è per tutti: l’Amore e la Dolcezza pervadono tutti gli astanti, lo struggimento (il sospiro) è di tutti. Tutti abbiamo un’ inappagabile tensione al bene e al vero, un inesausto desiderio di amore.
C’è di più del vassallaggio cavalleresco dell’amore cortese!�
Così i temi stilnovistici dell’amore e della aspirazione ad esso, della gentilezza d’ animo come forma di aristocrazia spirituale assumono un significato più ricco ed umano.
Oltre la spera che più larga gira
passa ’l sospiro ch’esce del mio core:
intelligenza nova, che l’Amore
piangendo mette in lui, pur su lo tira.
Quand’elli è giunto là dove disira,
vede una donna, che riceve onore,
e luce sì, che per lo suo splendore
lo peregrino spirito la mira.
Vedela tal, che quando ’l mi ridice,
io no lo intendo, sì parla sottile
al cor dolente, che lo fa parlare.
So io che parla di quella gentile,
però che spesso ricorda Beatrice,
sì ch'io lo ’ntendo ben, donne mie care.
Oltre la spera che più larga gira�passa ’l sospiro ch’esce del mio core:�intelligenza nova, che l’Amore�piangendo mette in lui, pur su lo tira2.��Quand’elli è giunto là dove disira,�vede una donna, che riceve onore,�e luce sì, che per lo suo splendore�lo peregrino spirito la mira3.��Vedela tal, che quando ’l mi ridice,�io no lo intendo, sì parla sottile�al cor dolente, che lo fa parlare4.��So io che parla di quella gentile,�però che spesso ricorda Beatrice,�sì ch'io lo ’ntendo ben, donne mie care
E’, questo, l’ ultimo sonetto della “Vita Nuova”. Dante immagina che il suo dolore per la morte di Beatrice ed i suoi desideri di rivederla salgano fino all’ultimo dei cieli, quello in cui si trovano i beati, fino all’amata Beatrice che dopo la vita esemplarmente trascorsa è salita nella beatitudine e ora si trova al diretto cospetto di Dio.
Dante riscrive di lei nel suo poema e nel suo viaggio ritrova Beatrice.
Dopo la morte dell’amata il poeta “si perde”, non vede più dove si trovi il bene che in Beatrice lo aveva attratto. La vita gli sembra non corrispondere alle aspettative che suscita.
Si consola con la filosofia chiudendosi nell’intellettualismo… E’ smarrito nella selva oscura!
Con le sue sole forze non riesce ad uscirne, pur volendolo.
… Ma vi incontra Virgilio, l’amato maestro, che lo invita a seguirlo, a “Tenere altro viaggio”
Però sorgono in Dante dei dubbi: Perché quel viaggio? Perché proprio lui?
Virgilio gli racconta allora di come sia venuta dal lui, nel limbo, una donna “beata e bella” a dirgli di soccorrere Dante. E’ Beatrice!
“I’son Beatrice”