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CORSO PER ASSISTENTI SCOLASTICI

DOCENTE: FURLAN FRANCESCO

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PARTIAMO DAL CONCETTO FONDAMENTALE:

LA SALUTE

La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non solamente un’assenza di malattia.

Il possesso del miglior stato di salute possibile è uno dei diritti fondamentali di tutti gli esseri umani, indipendentemente da razza, religione, opinioni politiche , condizioni economiche e sociali.

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La salute è un diritto inalienabile

del cittadino, tutelato dalla

Costituzione (art. 32) e dalla

Dichiarazione Universale dei

Diritti dell’Uomo (Helsinki)

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QUALI FATTORI POSSONO INFLUIRE SULLA SALUTE?

Ambiente fisico

fattori fisici, chimici, biologici, abitazione, ecc.

che possono influire sulla salute

Ambiente sociale

fattori culturali, comportamentali, religiosi, psicologici, emozionali, ecc. che possono influire

sulla salute e gli stili di vita

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Ambiente lavorativo

fattori che possono influire sulla salute e sul comportamento del lavoratore e sulla soddisfazione nel lavoro ambiente economico fattori quali occupazione, disoccupazione, reddito, politica dei prezzi e del mercato che condizionano l’accesso ai beni e ai servizi che possono influire sulla salute e gli stili di vita

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Stile di vita:

Il modo in cui un individuo vive può produrre comportamenti benefici o dannosi alla salute. Se la salute può essere migliorata mediante cambiamenti dello stile di vita, l’azione va diretta sia verso l’individuo sia verso i fattori dell’ambiente totale che influenzano gli stili di vita

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Lo stile di vita consiste in un modo di vivere impostato secondo modelli di comportamento identificabili, che sono frutto dell'azione reciproca delle caratteristiche proprie di un individuo e delle interazioni sociali con le condizioni di vita di carattere socioeconomico e ambientale.

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Obiettivi generali

Assicurare l’equità nei confronti della salute;

Aggiungere vita agli anni aiutando le persone a

raggiungere e ad utilizzare la massima potenzialità fisica, mentale e sociale

Aggiungere salute alla vita riducendo le malattie e le disabilità;

Aggiungere anni alla vita aumentando la speranza di vita.

Far trascorrere gli anni finali di vita nel migliore modo possibile

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Quality of Life

..è la condizione dello star-bene ed è costituito da vari componenti:

• dalla capacità di eseguire ogni giorno quelle attività che

riflettono lo stato fisico, psicologico e sociale dello star-bene

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• dal livello di soddisfazione del paziente con livelli adeguati

delle funzioni e con il controllo della malattia…

..il divario tra aspettative del paziente e risultati

effettivi; minore è il divario e maggiore è la

qualità di vita..

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LA CURA…

• La cura è un fenomeno fondamentale della vita

umana e l’uomo è, per natura, preposto alla

cura di sé e degli altri

Prendersi Cura, implica:

• accogliere, assumere, ospitare, intrattenersi, ascoltare.

• capacità di ascolto e affettività

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LA MALATTIA:

Una malattia (o patologia) è una condizione anormale di un organismo, causata da alterazioni organiche o funzionali, che ne compromettono la salute.

Si può definire "malattia" l'opposto della salute: un'alterazione dello stato fisiologico di un organismo (comprensivo eventualmente di quello psicologico) capace di ridurre o modificare negativamente le funzionalità normali, unita al complesso delle reazioni fisiologiche che derivano dallo stato patologico.

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MENOMAZIONE , DISABILITA’ e HANDICAP

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MENOMAZIONE rappresenta qualsiasi perdita o anomalia di una struttura o di una funzione, sul piano anatomico, fisiologico e psicologico. La menomazione è caratterizzata dall'esistenza od occorrenza di anomalia, difetto o perdita (che può essere temporanea o permanente) di un arto, organo o tessuto od altra struttura, del corpo, o di un difetto di un sistema, funzione o meccanismo del corpo, compreso il sistema delle funzioni mentali.

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Le menomazioni, in genere, vengono suddivise in 4 categorie:

  • menomazioni di tipo motorio

  • menomazioni uditive

  • menomazioni visive

  • menomazioni organiche

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DISABILITA’ è la limitazione o perdita (conseguente a menomazione) della capacità di effettuare una attività nel modo o nei limiti considerati normali per un essere umano. La disabilità è caratterizzata da eccessi o difetti nelle abituali attività prestazioni e comportamenti, che possono essere temporanei o permanenti, reversibili od irreversibili, progressivi o regressivi. Le disabilità possono insorgere come diretta conseguenza di menomazioni o come risposte dell'individuo, particolarmente di tipo psicologico, ad una menomazione fisica, sensoriale o di altra natura

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La disabilità riguarda le capacità, intese come attività e comportamenti compositi, che sono generalmente accettate come componenti essenziali della vita quotidiana; rappresenta la oggettivazione di una menomazione e come tale riflette disturbi a livello della persona;

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HANDICAP: costituisce la situazione di svantaggio sociale, conseguente a menomazione e/o disabilità, che limita o impedisce l'adempimento di un ruolo normale per un dato individuo in funzione di età, sesso e fattori culturali e sociali. L'handicap riguarda il valore attribuito ad una situazione o di esperienza individuale quando essa si allontana dalla norma. E' caratterizzato da una discordanza fra la prestazione e la condizione dell'individuo e le aspettative dell'individuo stesso o del particolare gruppo di cui fa parte.��

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Quindi mentre la menomazione e la disabilità sono proprie dell'individuo la comparsa dell' Handicap è legata all'interfaccia tra soggetto e società che non è in grado di accogliere chi compie un'attività in maniera differente dalla maggior parte dei soggetti.��

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Esempio: un soggetto con paraplegia (menomazione) che non è in grado di deambulare autonomamente (disabilità) riesce tramite l'uso di una sedia a rotelle a compiere spostamenti. L'uso dell'ausilio ha di fatto ridotto la disabilità (ovviamente non la menomazione) ma se il soggetto incontra, nel percorso che lo porta negli ambienti sociali, barriere e limitazioni lo stesso non potrà relazionarsi e quindi ciò comporta handicap.

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I DISABILI IN AMBITO SCOLASTICO

Il Ministero dell’Istruzione ha reso disponibili i dati in merito agli studenti con disabilità nelle scuole italiane statali, paritarie e non paritarie. Nell’anno scolastico 2020/2021 sono più di 300 mila gli alunni con disabilità che frequentano le scuole italiane (pari al 3,6% degli iscritti) (fonte MIUR), circa 4mila in più rispetto all’anno precedente (+2%).

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Ciò è il risultato della maggiore attenzione nel diagnosticare e certificare la condizione di disabilità tra i giovani, dell’aumento delle domande di assistenza da parte delle famiglie e del maggiore impegno dell’istruzione ordinaria verso il tema dell’inclusione scolastica.

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LE VARIE TIPOLOGIE DI DISABILITA’:

Disabilità intellettiva, dello sviluppo, del linguaggio

dell’apprendimento,dell’attenzione e del comportamentento,motoria, ipovisione,sordità,

autismo, sindrome di down etc…..

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CLASSIFICAZIONE DELLE DISABILTA

Le disabilità possono essere suddivise in quattro grandi categorie a seconda delle strutture e delle funzioni corporee interessate:

- Disabilità Sensoriali: sono quelle disabilità che interessano gli organi di senso (vista, udito, tatto, gusto, olfatto);

- Disabilità Fisiche o Motorie: sono quelle disabilità che interessano la motricità e gli organi delle parti del corpo deputati al movimento;

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Disabilità Intellettive: sono quelle disabilità che riguardano le funzioni intellettive e che possono essere verificate attraverso la valutazione del Quoziente Intellettivo della persona;

- Disabilità Psichiche: sono quelle disabilità che riguardano la sfera psichica, psicologica e relazionale.

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La disabilità psichica è conseguenza di un disturbo mentale, classificato dall’OMS nell’ambito dell’International Classification of Diseases (ICD), sebbene maggiormente utilizzato ed adottato secondo le linee guida del cosiddetto DSM o dai Neurospichiatri.

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DISABILITA’ INTELLETTIVA

ll ritardo mentale (disabilità intellettiva) è un disturbo con esordio in età evolutiva e comprende deficit del funzionamento sia intellettivo che adattivo negli ambiti concettuali, sociali e pratici.

Il funzionamento intellettivo si riferisce alle capacità mentali generali, come il ragionamento, il problem solving, la pianificazione, il pensiero astratto, la capacità di giudizio, l’apprendimento scolastico e l’apprendimento dall’esperienza. 

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I soggetti colpiti, fanno fronte alle esigenze più comuni della vita quotidiana e al grado di adeguamento agli standard di autonomia personale previsti per la loro particolare fascia di età, retroterra socioculturale e contesto ambientale: svolgere le attività di vita quotidiana, saper comunicare, essere in grado di partecipare alla vita sociale, essere in grado di vivere in modo indipendente. Il funzionamento adattivo andrà verificato, in base all’età, nel contesto familiare, scolastico, lavorativo e comunicativo.

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Ritardo mentale lieve

La disabilità intellettiva di grado lieve costituisce la parte più ampia (circa l’83-85%) dei soggetti affetti da ritardo mentale. Il ritardo mentale lieve nei bambini non è immediatamente evidente. Questi bambini tipicamente sviluppano capacità sociali e comunicative negli anni prescolastici (da 0 a 5 anni di età), hanno una compromissione minima nelle aree senso-motorie e spesso non sono distinguibili dai bambini senza disabilità fino all’ingresso nella scuola primaria. Prima dei 20 anni possono acquisire capacità scolastiche corrispondenti all’incirca alla quinta classe primaria.

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Al termine dei percorso scolastico (14-16 anni) possono raggiungere un’età mentale compresa tra gli 8 e gli 11 anni e delle competenze cognitive tipiche della fase dell’intelligenza operatoria concreta. Durante l’età adulta, di solito acquisiscono capacità sociali e occupazionali adeguate per un livello minimo di autosostentamento, ma possono aver bisogno di appoggio, di guida e di assistenza, specie quando sono sottoposti a stress sociali o economici inusuali.

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Ritardo mentale moderato

La disabilità intellettiva di grado moderato costituisce circa il 10-14% dell’intera popolazione di soggetti con disabilità intellettiva. La maggior parte dei bambini con ritardo mentale moderato acquisisce il linguaggio e le abilità prescolastiche molto lentamente.

Al termine dell’iter evolutivo possono acquisire un’organizzazione cognitiva tra i 4 i 7 anni (non arrivano cioè all’intelligenza operatoria concreta). Possono imparare a spostarsi da soli in luoghi familiari

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Durante l’adolescenza, le loro difficoltà nel riconoscere le convenzioni sociali possono interferire nelle relazioni con i coetanei. Nell’età adulta, la maggior parte riesce a svolgere lavori non specializzati, sotto supervisione, in ambienti di lavoro protetti o normale.

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Ritardo mentale grave

La disabilità intellettiva di grado grave costituisce il 3-4% dei soggetti con ritardo mentale. Durante la prima fanciullezza questi soggetti acquisiscono un livello minimo di linguaggio comunicativo; i limiti coinvolgono il lessico e la costruzione della frase: la produzione verbale è costituita prevalentemente da singole parole o frasi semplici.

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Durante il periodo scolastico possono imparare a parlare e possono essere addestrati alle attività elementari di cura della propria persona

Essi traggono un beneficio limitato dall’insegnamento delle materie scolastiche, come familiarizzare con l’alfabeto e svolgere semplici operazioni aritmetiche, ma possono acquisire capacità quali imparare a riconoscere a vista alcune parole per le necessità elementari. Nell’età adulta possono essere in grado di svolgere compiti semplici in ambienti altamente protetti.

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Ritardo mentale gravissimo

La disabilità intellettiva di grado profondo o estremo costituisce circa l’1-2% dei soggetti con ritardo mentale. La maggior parte di chi presenta questa diagnosi di ritardo mentale ha una condizione neurologica diagnosticata che spiega il disturbo. Durante la prima infanzia, mostrano considerevole compromissione del funzionamento senso-motorio. Le abilità concettuali in genere si riferiscono al mondo fisico piuttosto che ai processi simbolici

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L’individuo può usare gli oggetti in modo finalizzato per la cura personale, il lavoro e lo svago. Ha una comprensione molto limitata della comunicazione simbolica nell’eloquio o nella gestualità. Può comprendere alcuni gesti o istruzioni semplici e comunicare attraverso il non verbale. L’individuo è dipendente dagli altri in ogni aspetto della cura fisica, della salute e della sicurezza quotidiane, sebbene possa essere in grado di partecipare ad alcune di queste attività

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Cause del ritardo mentale (disabilità intellettiva)

Tra il 30 e il 50% circa dei soggetti non può essere determinata un’etiologia chiara per il ritardo mentale (disabilità intellettiva). Le cause possono essere biologiche o psicosociali, o una combinazione di entrambi. I principali fattori di rischio includono:

  • ereditarietà (circa il 5%): questi fattori includono errori congeniti del metabolismo, anomalie di un singolo e aberrazioni cromosomiche;

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  • -alterazioni precoci dello sviluppo embrionale (circa il 30%): questi fattori includono mutazioni cromosomiche (per es., sindrome di Down dovuta a trisomia 21) o danni prenatali dovuti a sostanze tossiche (per es., uso di alcool da parte della madre, infezioni); problemi durante la gravidanza e nel periodo perinatale (circa il 10%): questi fattori includono la malnutrizione del feto, la prematurità, l’ipossia, infezioni virali o altre infezioni, e traumi;

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  • condizioni mediche generali acquisite durante l’infanzia o la fanciullezza (circa il 5%): questi fattori includono infezioni, traumi, e avvelenamenti (per es., da piombo);
  • influenze ambientali e altri disturbi mentali (circa il 15-20%): questi fattori includono la mancanza di accudimento e di stimolazioni sociali, verbali, o di altre stimolazioni, e disturbi mentali gravi (per esempio autismo).

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LA DISABILITA FISICA

La disabilità fisica congenita origina prevalentemente in conseguenza di un’anomalia genetica, pertanto è già presente alla nascita o si manifesta nelle prime fasi dello sviluppo del bambino con conseguenti limitazioni alla sua capacità di autodeterminarsi.

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La disabilità fisica acquisita è invece la conseguenza di un danno organico post-traumatico (lesione vertebro-midollare) o dell’insorgenza di patologie neurodegenerative (sclerosi multipla, atrofia midollare spinale, ecc.) che inducono inevitabili ripercussioni nella quotidianità della persona che fino a quel momento conduceva una vita “normale”.

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DISABILITA SENSORIALE

Con il termine disabilità sensoriale si intendono solo le compromissioni legate alla capacità di vedere e di sentire.

Con questo termine ci si può riferire alla cecità o all’ipovisione, alla sordità, oppure in presenza di compromissioni ad entrambi i sensi si parla di sordocecità.

La disabilità sensoriale, così definita, si caratterizza quindi per la compromissione ai principali sensi che permettono di percepire ciò che altri comunicano.

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DISABILITA’ MULTIPLE

La disabilità multiple, tende ad essere più grave di tutte, dal momento che combina alcune tipologie di disabilità di cui sopra; di solito è la combinazione di più di una limitazione fisica e sensoriale. Le loro cause sono molteplici: congenita (dalla nascita), ambientali (per eventuali infortuni, incidenti, ecc), per ogni tipo di malattia, ecc

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Esempi

Esempio di disabilità multiple sono: una persona con disabilità intellettiva, che è anche cieco (disabilità sensoriali), sordi (con più di una disabilità sensoriale), una persona parzialmente paralizzato e sordi,

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DISABILITA’ VISCERALI

L’ultimo dei tipi di disabilità la disabilità viscerali, meno conosciuta. Implica un deficit di alcuni organi interni, che influenzano il giorno per giorno per persona (a livello funzionale, partecipativa, sociale, ecc). Esempi di questi sono: problemi al cuore (ad esempio, malattia cardiaca, diabete, ecc

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L’INTEGRAZIONE IN AMBITO SCOALSTICO:

Tutti gli alunni in situazione di disabilità (anche grave) hanno diritto a frequentare le classi comuni delle scuole di ogni ordine e grado (scuola materna, elementare, media e superiore) Ex art. 12 Legge 104/92. Si tratta di un vero e proprio diritto soggettivo esigibile: la scuola non può rifiutare l’iscrizione e se lo fa commette un illecito penale. Il diritto all’integrazione è garantito anche per l’asilo nido e l’università (art. 12 Legge 104/92).

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DOPO L’ISCRIZIONE: cosa fare e chi lo fa

Individuazione del Consiglio di Classe: il Dirigente Scolastico invita il Collegio dei docenti ad individuare la classe più idonea per l’integrazione dell’alunno disabile (lett. b art. 4 DPR 416/74).�Formulazione di un progetto: il Consiglio di Classe ha il compito di redigere una ipotesi di progetto sull’assegnazione delle ore di sostegno necessarie (art. 41 D.M. 331/98) e sulla formazione delle classi (D.M. 141/99).

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Richiesta insegnante di sostegno: il Dirigente Scolastico, sulla base della diagnosi funzionale e sulla base del progetto formulato dal Consiglio di Classe, inoltra al Direttore Scolastico Regionale la richiesta delle ore di sostegno necessarie. Nel caso la situazione del ragazzo lo richieda è tenuto a fare richiesta di ore di sostegno ulteriori in deroga al rapporto

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Educatore per l’autonomia e la comunicazione: se la gravità del disabile lo richiede il Dirigente Scolastico deve inoltrare tempestivamente una richiesta all’Ente Locale (Comune per la scuola materna, elementare e media; Provincia per le scuole superiori). 

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FIGURE CHE RUOTANO ATTORNO AL DISABILE…

Insegnante di sostegno: è un docente, fornito di formazione specifica, assegnato alla classe in cui è presente l’alunno disabile. Non deve essere considerato l’unico docente cui è affidata l’integrazione

Chi lo richiede? Il dirigente scolastico

Per quante ore? La quantificazione delle ore di sostegno necessarie risulta dalla diagnosi funzionale e dal progetto formulato dal Consiglio di Classe

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L'insegnante di sostegno è un docente specializzato nell'insegnamento a bambini e ragazzi con disabilità (fisiche, mentali, cognitive), disturbi comportamentali e dell'apprendimento. Segue gli allievi con bisogni educativi speciali con lezioni e attività adeguate all'età e alla tipologia e gravità della disabilità e accompagna il loro inserimento in classe.

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Che cosa fa un insegnante di sostegno e qual è il suo ruolo nella scuola?

Le principali mansioni di un insegnante di sostegno sono simili a quelle di un normale insegnante: pianificare le lezioni e preparare le attività, presentare e spiegare in classe gli argomenti del giorno, proporre compiti da svolgere autonomamente a casa, valutare con verifichetest e interrogazioni il livello di apprendimento degli alunni.

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Innanzitutto l'insegnante di sostegno deve valutare il profilo psicofisico dello studente fornito dal personale medico e socio-sanitario per elaborare un piano educativo individuale (PEI), con un programma di studi e obiettivi formativi adeguati alle caratteristiche, abilità, potenzialità e alle esigenze specifiche dell'alunno. Nel preparare il piano educativo l'insegnante di sostegno si confronta con la famiglia, gli altri insegnanti e i professionisti che seguono i ragazzi ( assistente scolastico, educatore, logopedista, psichiatra infantile...) per coordinare le attività in modo sinergico e fornire agli studenti il miglior sostegno scolastico possibile.

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Dove lavora un insegnante di sostegno?

Gli insegnanti di sostegno lavorano per lo più in scuole elementari e secondarie di primo e secondo grado sia pubbliche che private, istituti speciali per ragazzi con gravi disabilità e centri doposcuola, in affiancamento agli insegnanti tradizionali. I contratti di lavoro possono prevedere incarichi temporanei (supplenze) o a tempo indeterminato (di ruolo).

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Le principali mansioni di un insegnante di sostegno sono:

  • Valutare caratteristiche, abilità e difficoltà degli allievi con disabilità o disturbi
  • Stabilire un piano educativo individuale con obiettivi e programmi didattici
  • Preparare lezioni, attività e materiale per il sostegno scolastico
  • Utilizzare strategie e modalità di insegnamento adeguate alle caratteristiche degli alunni

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L’EDUCATORE PROFESSIONALE

Nelle scuole gli alunni svantaggiati possono contare sul supporto dell'insegnante di sostegno, tuttavia esiste un'altra figura che svolge un ruolo di fondamentale importanza per loro effettuato un lavoro di assistenza specialistica: l'educatore professionale.Quest'oggi andremo a scoprire qual è la definizione di educatore professionale, quali sono le sue mansioni, e i requisiti che servono per diventarlo.

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La figura dell'educatore professionale nella scuola, per definizione, si distingue per il suo lavoro che consiste nel recuperare, reinserire e far integrare socialmente allievi con difficoltà come:

  • soggetti provenienti da situazioni di disagio;
  • soggetti disabili, psichici o fisici o entrambi;

Ma per delineare meglio qual è il suo ruolo all'interno dell'istituzione scolastica non possiamo prescindere dal descrivere i suoi compiti.

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Nello specifico i compiti e le funzioni dell'educatore consistono nel:

  • Collaborare alla redazione e all'aggiornamento del Piano Educativo Individualizzato;
  • Programmare, realizzare e verificare interventi integrando l'attività didattica ed educativa dei docenti, collaborando con docenti curriculari e di sostegno;
  • Supportare l'alunno promuovendo strategie finalizzate allo sviluppo della sua persona e della sua autonomia;
  • Favorire la socializzazione all'interno della classe puntando sulla cultura dell'inclusione;

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  • Effettuare interventi collaborando con enti pubblici e privati, in coerenza con quanto stabilito nel PEI;
  • Collaborare con le famiglie promuovendo relazioni e confronti efficaci;
  • Realizzare progetti di alternanza scuola-lavoro e progetti ponte per l'uscita dal percorso scolastico.

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Cos’è il PEI e a chi è rivolto?

Da un punto di vista strutturale, il PEI altro non è che un progetto educativo calibrato sulle esigenze del singolo alunno con disabilità certificata. Quindi, ogni scuola deve adottare un PEI diverso per ciascuno studente diversamente abile. La personalizzazione della didattica, infatti, è alla base di ogni forma di inclusione.

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All’interno del PEI devono essere indicati gli obiettivi educativi che si vogliono raggiungere, gli interventi , gli strumenti e le attività che si utilizzeranno per conseguirli e i criteri di valutazione. Vi confluiscono, ad esempio, la programmazione per obiettivi minimi o la programmazione differenziata.

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Si tratta, quindi, di un documento complesso e corposo, che fa da raccordo tra tutti gli interventi che vengono realizzati durante l’anno, coordinandoli e integrandoli. Per questo motivo, il PEI è destinato a periodiche verifiche e cambiamenti, per adattarlo all’evoluzione dell’alunno.

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La tempistica

Alla luce di quanto detto, è chiaro che la redazione del PEI assume un valore centrale nella didattica rivolta agli alunni disabili. La sua stesura, di solito, avviene dopo un periodo di osservazione dello studente (circa due mesi), utile per valutarne in modo approfondito le potenzialità. Vediamo con ordine chi è chiamato a redigere il PEI e cosa è necessario scriverci.

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Soggetti coinvolti

Il PEI può essere definito un documento collettivo. La sua composizione, infatti, coinvolge tutti i soggetti che, a diverso titolo, sono coinvolti nella crescita e nell’educazione del ragazzo destinatario del piano. Nello specifico, prendono parte alla stesura:

*i docenti della classe in cui si trova lo studente;

*l’insegnante di sostegno;

*le figure socio-sanitarie che seguono il ragazzo;

*I collaboratori scolastici se collaborano per la gestione dell’alunno

*la famiglia.

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Il contenuto

La struttura del PEI è piuttosto rigida, perché si compone di tutte informazioni qualificate come essenziali per costruire un progetto di didattica inclusiva. Il piano è organizzato in due macroaree.

La prima parte è dedicata all’analisi della situazione di partenza. Oltre all’indicazione dei soggetti coinvolti, qui trova spazio la descrizione di tutte gli elementi che assumono una rilevanza nella creazione del progetto educativo. Vengono indicate, ad esempio, le attività poste in essere dal sistema socio-sanitario, così come la composizione della classe in cui è inserito l’alunno. Si vagliano anche l’ambiente familiare e le relazioni tra questo e le istituzioni scolastiche.

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Nella seconda parte si passa alle informazioni più operative e di dettaglio. È qui che si fissano gli obiettivi educativi, che devono essere più ampi del solo ambito scolastico. Deve essere chiamato in causa lo sviluppo delle capacità di apprendimento ma anche di quelle di organizzazione, motorie, di cura di sé e di interazione sociale. Inoltre, devono essere indicate le attività di raccordo tra tutte queste aree e tra il piano individualizzato e il lavoro del resto della classe.

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IL COLLABORATORE SCOLASTICO

È addetto ai servizi generali della scuola con compiti di accoglienza e di sorveglianza nei confronti degli alunni, nei periodi immediatamente antecedenti e successivi all’orario delle attività didattiche e durante la ricreazione, e del pubblico; di pulizia dei locali, degli spazi scolastici e degli arredi;

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di vigilanza sugli alunni, compresa l’ordinaria vigilanza e l’assistenza necessaria durante il pasto nelle mense scolastiche, di custodia e sorveglianza generica sui locali scolastici, di collaborazione con i docenti. Presta aiuto materiale agli alunni disabili nell’accesso dalle aree esterne alle strutture scolastiche, all’interno e nell’uscita da esse, nonché nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale anche con riferimento alle attività previste dall’art. 47.

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L’articolo n° 3 del Decreto Legislativo 66/17 stabilisce che:

“il collaboratore scolastico si dovrà occupare personalmente dell’assistenza di base igienico-personale degli alunni disabili e per questo dovrà partecipare a dei corsi di formazione generale previsti dal piano nazionale.”

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In fatti è stato previsto in base al D.Lgs 66 del 2017 l’organizzazione di corsi di formazione obbligatori sull’assistenza igienica di base per il personale ATA.

Sia chiaro che l’alunno disabile è in carico alla scuola, di conseguenza alla classe e gli insegnanti di sezione e di sostegno insieme all’educatore ne hanno carico, ma l’assistente scolastico deve collaborare nelle gestione dal punto di vista assistenziale e di bisogni della persona

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In questi siti troverete informazioni più specifiche in merito:

http://2.flcgil.stgy.it/files/pdf/20170517/decreto-legislativo-66-del-13-aprile-2017-inclusione-scolastica-studenti-con-disabilita.pdf

https://aipd.it/aipd_scuola/i-collaboratori-scolastici-sono-tenuti-a-prestare-assistenza-igienica-agli-alunni-con-disabilita-sent-corte-cass-2278616/

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Cosa si intende per assistenza a un disabile da parte del personale scolastico?

• Aiuto fisico

• Cura della persona

• Aiuto per lo sviluppo, potenziamento, mantenimento delle abilità comunicative

• Supporto nell’ambito relazionale e socio affettivo

• Aiuto nella gestione comportamentale

• Sviluppo delle potenzialità e abilità

• Individuazione e segnalazione di situazioni problematiche

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Gli ambiti di intervento da parte del personale..

Aiuto Fisico

relativo a problematiche di tipo fisico che impediscono o rallentano le autonomie

corporee, sia nella motricità globale (deambulazione, corsa, uso delle scale, spostamenti

nell’ambiente) sia nella motricità fine (manualità, movimenti raffinati, uso di strumenti

didattici, uso funzionale degli oggetti…).

Si può intervenire in modo più o meno importante a seconda della potenzialità della

persona con disabilità, delle barriere e delle altre risorse presenti nel contesto scolastico.

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Aiuto per lo sviluppo, il potenziamento e il mantenimento delle abilità

Comunicative

la comunicazione è trasversale a tutto il percorso personale, scolastico e lavorativo e

richiede un’attenzione particolare.

Si può collaborare con gli

insegnanti per contribuire a lavorare per un miglioramento della comunicazione

generale e negli aspetti specifici, sia verbali che non verbali.

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Supporto nell’ambito relazionale e socio affettivo

funzione di mediatore tra

l’alunno e il contesto, con i compagni, ma anche con gli adulti presenti nella scuola,

insegnanti e personale non docente.

Aiuto nella gestione comportamentale

Individuazione con gli insegnanti delle metodologie più opportune per

comprendere e “contenere” l’alunno in presenza di problematiche comportamentali

rilevanti. Tramite il pai

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CONCETTO DI IGIENE…

branca della medicina che ha lo scopo di promuovere e mantenere lo stato di salute della popolazione.

Studia i mezzi e definisce le norme atte a conservare la salute fisica e mentale dell’individuo e della collettività

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L’IGIENE….

Gli scopi principali delle suddette pratiche si possono così riassumere:��Mantenere pulito il corpo;��Eliminare odori sgradevoli;��Prevenire le lesioni da decubito;��Prevenire l’insorgenza di infezioni;��Garantire il benessere psico-fisico alla persona;��Migliorare l’immagine di sé e aumentare l’autostima;

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La persona non autosufficiente potrebbe vivere il momento dell’igiene come:

•Violazione dello spazio personale e dell’intimità

•Pudore e vergogna

•Imbarazzo reciproco: assistito e operatore

•Contatto visivo e fisico.

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Quindi il personale deve mettere in atto le seguenti cose:

•L’istaurarsi di un rapporto positivo

•Far comprendere all’assistito che è ancora lui a decidere e

guidare il supporto offerto.

•Non eseguire con gesti frettolosi

•Avere attenzione a non provocare dolore

•Girare l’assistito con gesti sicuri ma attenti

•Valutare la temperatura dell’acqua e le preferenze

dell’assistito

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•Asciugare con cura

•Coprire prima possibile la parte del corpo lavata

•Garantire la privacy

•Stimolare le autonomie

•Non sostituirsi alla persona , valutando le sue autonomie

•Professionalità

•Conoscenze

•Abilità pratiche

•Rispetto della volontà e della dignità dell’altro.

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PARTIAMO DALL’IGIENE DELLE MANI…

L’igiene delle mani è una procedura indispensabile per limitare la diffusione dei microrganismi e ridurre quindi l’incidenza delle infezioni correlate alle pratiche assistenziali; è da considerare fra le principali procedure per la prevenzione delle infezioni, e deve essere operata per evitare la trasmissione dei microrganismi nei confronti delle persone assistite, dell’ambiente che circonda le persone, degli operatori.

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Lavaggio sociale delle mani con acqua e sapone

È finalizzata alla rimozione dello sporco e della flora microbica transitoria, che è caratterizzata da microrganismi che si raccolgono con le mani a seguito del contatto con oggetti e superfici, o durante il contatto con le persone assistite. I germi transitori e occasionali non si moltiplicano, non sopravvivono a lungo e sono facilmente eliminabili con il lavaggio, e sono i microrganismi che più frequentemente trasmettono le infezioni.

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La flora batterica residente invece è composta da germi normalmente presenti sulla pelle di tutte le persone, poco aggressivi e normalmente non provocano infezioni. La finalità del lavaggio delle mani è quindi quella di eliminare la flora microbica transitoria e ridurre ad un livello di accettabilità quella residente.

Le diverse metodologie per il lavaggio delle mani, sono riferite a situazioni operative differenti:

lavaggio sociale;

lavaggio antisettico;

lavaggio chirurgico.

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La tecnica OPERATIVA: quando lavarsi le mani?

Quando

Esempi attività OSS

Prima del contatto con il disabile.

Prima di toccare, per qualunque motivo, la persona assistita.

Prima di una manovra asettica.

La pulizia del cavo orale, delle mucose degli occhi, della bocca, del naso.

Dopo esposizione ad un liquido biologico.

Dopo aver rimosso la padella, il pappagallo, dopo aver provveduto all’igiene intima della persona (anche dopo aver tolto i guanti) importante: una volta tolti i guanti devono essere lavate le mani!!!

Dopo il contatto con il paziente.

Dopo aver toccato, per qualunque motivo, la persona assistita, anche per gesti semplici, quale porgere le mani, aiutare l’assistito a sedersi, mobilizzarlo.

Dopo il contatto con ciò che sta attorno al paziente.

Dopo aver toccato qualunque oggetto che sta attorno alla persona assistita o aver toccato l’ambiente circostante (porte, maniglie, comodini, sbarre del letto, suppellettili)

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Attività

Motivazioni

Aprire il rubinetto dell’acqua con la mano, il gomito o il piede. 

Aprire il rubinetto con il gomito e/o il piede, quando possibile, riduce il rischio di disseminazione di microrganismi nell’ambiente.

Regolare la temperatura ritenuta più confortevole, evitando di usare acqua eccessivamente calda.

La ripetuta esposizione all’acqua calda può aumentare il rischio di dermatiti.

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Applicare una dose sufficiente di sapone sul palmo della mano e insaponare uniformemente mani e polsi con sapone liquido detergente in dispenser secondo le indicazioni del produttore. In alternativa può essere utilizzato sapone solido, ricordando di usare pezzature di saponetta piccole e di riporre il prodotto usato in apposite griglie di scolatura che permettano l’asciugatura del sapone.

Dopo aver insaponato le mani e protratto lo sfregamento delle mani per almeno 20 secondi sciacquare abbondantemente (almeno 15 secondi).

Asciugare tamponando con asciugamani monouso in tela o carta assorbente fino a eliminare l’umidità residua.

Chiudere il rubinetto dell’acqua con il gomito, oppure se è manuale con un lembo dell’asciugamano.

Toccare il rubinetto con mani lavate comporta la contaminazione della cute con germi presenti sul rubinetto.

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Ricordare sempre che prima del lavaggio delle mani deve essere garantita da parte della persona, la cura e l’igiene delle proprie mani con standard di riferimento che prevedono:

*unghie corte e prive di smalto;

*assenza di monili (anelli, bracciali, orologi);

*cute delle mani curata e priva di screpolature.

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Lavaggio delle mani con gel a soluzione alcolica (frizione alcolica)

Ha lo scopo di eliminare i germi patogeni, attraverso l'utilizzo di soluzioni al 60-80% di alcol, associato a sostanze emollienti e umidificanti, in grado di proteggere la cute delle mani. I prodotti possono essere in gel, liquidi o in schiuma e non vanno usati su cute lesa o ferite e in presenza di fiamme. Per eseguire la frizione alcolica non serve l’acqua, non occorre che ci sia un lavandino e non occorre carta per asciugarsi le mani.

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L’USO DEI GUANTI

Durante le pratiche di assistenza diretta alle persone o alcune attività indirette, i guanti sono un necessario mezzo di prevenzione del rischio biologico e rappresentano un sistema di protezione che tutti gli operatori devono utilizzare.

Tuttavia i guanti monouso dovrebbero essere indossati solo quando necessario.

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I guanti monouso non sterili sono disponibili in confezioni multiple confezionati in scatole con dispenser, in taglie diverse. Le confezioni dei guanti

devono essere posizionate il più vicino possibile al punto di utilizzo (point of care), idealmente in un dispenser fisso per poter prelevare i guanti nel modo più semplice possibile.

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PROCEDURA :

Rimuovere i guanti dalla confezione

singolarmente evitando la contaminazione dei guanti posti più in basso.

Se la procedura da eseguire richiede

il cambio dei guanti e si dovesse rendere necessario utilizzare più di due

guanti, tutti quelli necessari devono

essere prelevati prima dell’inizio della

procedura di assistenza

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Tenendo il polsino del guanto, tirarlo in posizione, facendo attenzione a

non contaminare il guanto con contatto con la cute di chi lo indossa.

Questo è particolarmente importante

quando si calza il secondo guanto: in

questo momento la mano già coperta

dal primo guanto può toccare la pelle della mano non coperta se non si

prendono precauzioni

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Rimuovere i guanti quando la procedura è stata completata, facendo attenzione a non contaminare le mani o per l’ambiente toccando la parte esterna dei guanti usati

Rimuovere il primo guanto afferrando la parte esterna del guanto sul

polso e sfilandolo in modo tale da rovesciarlo una volta rimosso

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Rimuovere il secondo guanto facendo scivolare le dita della mano non protetta all’interno del polso del guanto sfilandolo in modo tale che sia rovesciato

Dopo aver rimosso i guanti, pulire e decontaminare le mani tramite il lavaggio sociale o alcoolgel

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CHE COS’È L’INCONTINENZA URINARIA?

L’incontinenza urinaria e/o fecale è l’incapacità di controllare e trattenere l’urina e/o le feci per alterazioni anatomiche o funzionali degli sfinteri della vescica o del retto. In particolare l’incontinenza urinaria può manifestarsi con gravità variabile da perdite minime (una o poche gocce) fino alla perdita completa del contenuto vescicale. Fughe d’urina, anche piccole, costituiscono un problema igienico e una causa di disagio sociale che può compromettere in misura rilevante la qualità della vita.

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L’incontinenza urinaria colpisce più frequentemente il sesso femminile (tra il 10 e il 30 %), ma si calcola che una percentuale variabile tra il 2 e il 10% della popolazione maschile presenti delle perdite di urina.

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L’incontinenza, vera e propria sindrome , presenta tra i fattori di rischio le modifiche fisiologiche legate all’età, le patologie sanitarie, le disabilità i farmaci assunti e soprattutto le alterazioni funzionali. In particolare l’incontinenza fecale è causata da importanti problemi in sede rettale, o da patologie del sistema nervoso, come paraplegia o disabilità.

I presidi/ausili per l’incontinenza urinaria e/o fecale possono essere utilizzati come unico trattamento in caso di fallimento di altre forme di terapia, farmacologica o chirurgica, del disturbo o come supporto aggiuntivo ad altri interventi di tipo farmacologico.

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E’ importante scegliere che va effettuato con un assestamento puntuale e rigoroso considerando:

il tipo di incontinenza (da sforzo, urgenza, funzionale, doppia incontinenza, ecc.),

la gravità (in base alla quantità)

la frequenza (transitoria, stabilizzata),

la capacità motoria del soggetto (es. allettamento),

l’utilizzo d farmaci diuretici

lo stile di vita del soggetto.

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AUSILI ASSORBENTI

Gli ausili assorbenti contengono all’interno polimeri in grado, a contatto con l’urina, di trasformarsi in gel. La superficie rimane asciutta, evitando il contatto tra cute e gel e riducendo il rischio di macerazione della cute.

L’assorbenza varia da prodotto a prodotto e si va dai 60 ai 2.000 ml.

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Le principali tipologie di presidi assorbenti disponibili sono:

1 Pannolini per incontinenza leggera: è la soluzione migliore per contenere le piccole perdite di urina. Assicurano la massima discrezione, comfort e sicurezza e sono disponibili in diversi formati e livelli di assorbenza.

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3 Pannolone mutandina: è una soluzione efficace per la gestione della persona con incontinenza saltuaria, perché è facile da indossare, alzare e abbassare, si usa per i disabili che vengono accompagnati in bagno e che hanno ancora autonomie residue.

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3 Pannolone Sagomato: rappresenta la soluzione ideale per qualsiasi tipo e livello di incontinenza, da moderata a grave. L’assenza di materiale di rivestimento a copertura dei fianchi rende il pannolone sagomato la soluzione più fresca e igienica per il mantenimento del benessere della persona. La forma anatomica dell’ausilio lo rende confortevole durante l’uso ed estremamente pratico per il cambio e grazie al supporto delle speciali mutandine a rete, il pannolone sagomato è la soluzione più dignitosa e pratica per tutte le persone che soffrono di incontinenza. Va sempre utilizzato con mutande a rete apposite

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4 Pannolone mutandina a cintura: è un ausilio assorbente dotato di una cintura di fissaggio addominale.

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il livello di assorbenza:

PLUS: livello d’incontinenza leggera

EXTRA: livello d’incontinenza moderata

SUPER: livello d’incontinenza grave ULTRA +: livello d’incontinenza grave/molto grave

MAXI: livello d’incontinenza gravissimo

la taglia:

S: Piccola/Taglia 38-40

M: Media/Taglia 42-46

L: Large/Taglia 48-52

XL: Extra Large/Taglia 54-5

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ALTERAZIONE DELLA DIURESI

Colore: giallo paglierino e limpido,segni di alterazione:torbida,rosso vivo(ematuria),piuria(pus),ipercromiche,ipocromiche

Sintomo: Stranguria=emissioni dolorose(cistite) Disuria=termine generico che ingloba emissione dolorosa,stentata o difficoltosa

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Quantità 800 1000 1400 2000 ml al giorno segni di

alterazione oliguria inferiore a 500 ml/die) poliuria

superiore a 2000 ml/die) anuria assenza inferiore a

50 100 ml/die

Odore aromatico

Segni di alterazione acetone acetonuria chetonuria/accumulo di corpi chetonici nell'urina causato dal

digiuno o dal diabete), ammoniacale indice di

infezione l’urea si trasforma in ammoniaca

fecaloide

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Ritenzione urinaria

L’urina pur prodotta dai reni, non può essere emessa tramite l’uretra per varie cause:

Meccanica: ipertrofia prostatica

Condizioni cliniche: paraplegia –tetraplegia

Somministrazione di sostanze farmacologiche: anestesia per intervento chirurgico

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I sintomi caratteristici comprendono:

incapacità di urinare, nonostante l’urgente sensazione di necessità,

dolore addominale (al basso ventre), anche molto severo

gonfiore.

Nei casi di ritenzione urinaria cronica, quando il disturbo inizia in modo lieve per diventare persistente nel tempo, il soggetto può lamentare:

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-incapacità di svuotare completamente la vescica,

-sensazione di urgenza,

-difficoltà ad iniziare la minzione,

-flusso dell’urina molto debole,

-minzione frequente, ma limitata a piccole quantità,

-sensazione di ulteriore necessità appena terminata la minzione ,

-dolore addominale (solo in fasi avanzate).

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Perché è importante conoscere questi «segnali»

L’equipe scolastica non è certo l’addetto all’assistenza sanitaria, quindi non deve assolutamente intervenire, deve però osservare e segnalare con tempestivita’ al familiare se si presentano queste criticità, per potere intervenire il prima possibile

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CATETERISMO VESCICALE

Il cateterismo vescicale è una procedura medica che serve a liberare la vescica dall'urina in essa contenuta. In altre parole, è una forma artificiale di svuotamento della vescica, quando questa è ripiena di urina.

COME FUNZIONA IL CATETERISMO VESCICALE?

Il cateterismo vescicale prevede l'utilizzo di un tubicino sottile e flessibile, chiamato catetere vescicale, il quale viene fatto passare attraverso l'uretra (catetere vescicale uretrale) o un foro praticato sull'addome (catetere vescicale sovrapubico) e portato fino alla vescica.�

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Il segnale che il catetere è stato posizionato in modo corretto è la fuoriuscita immediata di urina.�Il catetere vescicale è un catetere in lattice, poliuretano o silicone.

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Quando si pratica ?

Il cateterismo vescicale viene praticato in particolari circostanze, che possono essere temporanee o stabili.

�I disabili che ne hanno bisogno sono persone con problemi di natura molto diversa: tra questi, infatti, c'è chi fatica o non è in grado di svuotare autonomamente la vescica, chi è incontinente, chi ha bisogno di ripulire la vescica, chi deve prepararsi a un intervento chirurgico ecc.

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Rischi

L'uso del catetere vescicale può provocare delle infezioni a carico dell'apparato urinario, dovute all'ingresso nel corpo di batteri patogeni, quindi INFEZIONI.�Inoltre, può dar luogo a spasmi della vescica, a piccole perdite d'urina e ad altri disturbi di diversa natura.

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Le infezioni delle vie urinarie (uretra, vescica e ureteri) o dei reni rappresentano il pericolo più importante e comune del cateterismo vescicale. In media, infatti, colpiscono una persona ogni 10 che fanno uso di cateteri vescicali.

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I sintomi più importanti di un'infezione dell'apparato urinario sono i seguenti:

Dolore alla vescica o all'uretra

Odore cattivo e intenso proveniente dall'uretra

Urina torbida e dal cattivo odore

Febbre alta, sopra i 38°C (segno da non sottovalutare, in quanto generalmente indica l'estensione dell'infezione ai reni)

Sensazione di malessere generale

Senso di stanchezza e letargia

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IGIENE ALLA PEROSNA CON CATETERE VESCICALE:

Le fasi procedure di fasi d’igiene sono le stesse dei disabili che non hanno catetere vescicale è importante in questo caso però:

Durante l’esecuzione dell’igiene intima è necessario asportare eventuali secrezioni e/o incrostazioni presenti attorno al catetere in prossimità del meato uretrale, procedendo dal meato verso l’esterno con movimento rotatorio evitando di provocare trazioni. Per compiere questa operazione è sufficiente utilizzare delle garze pulite, acqua e sapone.

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Evitare di trazionare il catetere;

• Durante il trasferimento letto-carrozzina: per evitare trazioni durante la mobilizzazione portare

la sacca del catetere vescicale dal lato del lettino prossimo alla carrozzina;

• Prima della mobilizzazione controllare la sacca di raccolta urine, se troppo piena provvedere a svuotarla;

• Assicurarsi che la sacca della urine non sia posizionata sopra il livello della vescica o

appoggiata sul pavimento;

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Perché è importante conoscere il cateterismo vescicale…

L’equipe scolastica non è certo l’addetto all’assistenza sanitaria, quindi non deve assolutamente intervenire, deve però osservare e segnalare con tempestivita’ al familiare se si presentano queste criticità, per potere intervenire il prima possibile

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In questo caso è importante segnalare se durante le fasi d’igiene ci siano anomalie ai genitali, se la sacca delle urine ne contiene poche , se presentano un colore violaceo, se il disabile risulta bagnato di urina; per potere intervenire il prima possibile

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IGIENE DEL PAZIENTE STESO E CAMBIO PANNOLONE

La pelle serve al corpo umano per fornire protezione agli organi interni da eventuali germi, ma anche a liberare l’organismo dalle scorie attraverso il sudore; fornisce il senso del tatto e regola la temperatura corporea. E’ fondamentale quindi mantenerla pulita ed asciutta per fare in modo che continui a rimanere sana. Nel caso di una persona non autosufficiente è necessario l’intervento di una o più persone per provvedere alla sua igiene.

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OBIETTIVI

 Permettere il comfort e l’igiene del paziente incontinente (feci/urine).

 Mantenere la cute pulita e asciutta.

 Prevenire le lesioni da decubito, evitando il contatto prolungato con il pannolone sporco e bagnato.

 Prevenire le irritazioni da incontinenza.

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L’IMPORTANZA DELL’ INTEGRITA’ DELLA PELLE��Vi è sicuramente una stretta relazione tra l’effettuazione di manovre igieniche incongrue e lo sviluppo di lesioni, irritazioni, allergie e altre situazioni patologiche che incidono negativamente sull’ integrità della cute.��Come è noto, l’insorgenza di una lesione cutanee a incide pesantemente sul decorso di una malattia, o comunque aggiunge nuove complicazioni in soggetti che, per le caratteristiche fisiopatologiche o per l’invecchiamento patologico, hanno un ridotta capacità di perfusione cutanea e di riparazione tessutale.

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Inoltre queste lesioni determinano nell’ ospite un aumento del dolore e un profondo malessere psicologico dovuto alla minaccia dell’integrità fisica.�

La cute per svolgere le sue funzioni protettive e di scambio con l’esterno, deve essere mantenuta integra e pulita perché:

La traspirazione cutanea è necessaria per permettere l’evaporazione dell’’acqua e garantire così l eliminazione del calore in eccesso di alcune scorie, questa peculiarità è ostacolata dalla presenza di secrezioni e di sporco, proveniente dall’ ambiente circostante, che vanno ad ostruire i pori.

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L’ integrità della pelle è invece fondamentale per garantire una valida protezione all’ infezioni provocate da microrganismi, diffusi nell’ ambiente che vengono continuamente a contatto con l’organismo.�Altro scopo dell’igiene è quello di mantenere la cute elastica, caratteristica fondamentale per il mantenimento della sua integrità.�L’ igiene della pelle è importante per non ostacolare le relazioni sociali ed è inoltre fonte di sensazione di benessere e rilassatezza per la persona.

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IGIENE DELLA PERSONA NEL LETTINO

MATERIALE OCCORRENTE:

Occorre posizionare tutto l’occorrente nei pressi del lettino , su di un ripiano comodo: in base a ciò ch si ha a disposizione,(manopole, salviette etc), una per il viso e una per le parti intime, sapone neutro, asciugamani: uno per il viso e uno per la zona genitale, biancheria di ricambio, brocca e catino con acqua tiepida (43-46°), ed eventualmente pannoloni, cerate e/o salva-letto monouso, prodotti per la cura di pelle (deodorante, crema ecc), Presidio assorbente, vestiti personali.

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PROCEDURA:

 Salutare e presentarsi.

 Curare il microclima.

 Rispettare la privacy.

 Informare sulla procedura.

 Valutare e osservare.

 Relazionarsi con empatia ed ascolto.

 Igienizzare le mani ed indossare i guanti.

 Posizionare il lettino.

 Dalla posizione supina procedere all’igiene della persona

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 Lavare nell’ordine la regione sovrapubica, le due regioni inguinali e il pene, nell’ uomo non circoscritto retrarre il prepuzio, scoprendo il glande, procedere con movimenti circolari nel meato urinario esterno verso il basso,

Per la donna invece; lavare nell’ordine la regione sovrapubica , le due regioni inguinali , dopo avere separato le grandi labbra ed avere evidenziato il meato uretrale e quello vaginale, procedere dall’ alto verso il basso (dalla sinfisi pubica verso l’ano)

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 sciacquare asciugare delicatamente , ricoprire il glande con il prepuzio ; lavare lo scroto.

Ad ogni passaggio cambiare la salvietta , sciacquare facendo scorrere l’ acqua del contenitore sulle zone insaponate

Asciugare bene, tamponando e non frizionando

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 Posizionare il paziente su decubito laterale

 Nel caso in cui la persona abbia evacuato, pulire dalle feci con un telo dal davanti all’indietro, poi proseguire con le cure igieniche.

 Ricordarsi di raccogliere l’eventuale campione di urine o feci se richiesto, tramite appositi presidi.

Asciugare bene, tamponando e non frizionando

 Eliminare il materiale (biancheria e rifiuti) secondo protocollo.

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 Togliere i guanti, igienizzare le mani, indossare i guanti.

 Infilare il pannolone dal davanti (al fine di evitare di spostare i germi fecali

verso la regione genitale), distendere così il più possibile la parte anteriore

del pannolone.

 Girare il paziente sull’altro fianco.

 Distendere completamente la parte dietro del pannolone.

 Rimettere il paziente supino

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 Far aderire bene il pannolone agli inguini.

 Fissare prima le strisce adesive inferiori, poi quelle superiori.

 Verificare il corretto posizionamento.

 Controllare che la biancheria dell’assistito o del letto non siano bagnate o

sporche, nell’eventualità provvedere alla sostituzione.

 Riposizionare il paziente.

 Ripristinare il letto e l’unità.

 Togliere i guanti, igienizzare le mani.

 Ripristinare il microclima.

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IMPORTANTE

 E’ importante mantenere la pelle pulita e asciutta.

 Se il paziente è incontinente, dopo il lavaggio e l’applicazione della crema

protettiva, posizionare il pannolone.  È vietato sovrapporre più pannoloni per ridurre i cambi.