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MARIA, LA CASA E IL GRAPPOLO D’UVA

VIVERE LA CARITÀ IN FAMIGLIA

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PATTO FORMATIVO

IL LOGO

IL TESTO DEL VANGELO

LE PAROLE DEL PAPA

LA STORIA

IL TESTO LETTERARIO

IL FILM

LE TESTIMONIANZE

IL PROVERBIO

IL METODO INFALLIBILE

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PARTI DELLA CASA/LOGO

Le pareti

Il tetto

La porta

e le finestre

IL LOGO DELLA CARITÁ FAMILIARE

potrebbe essere il disegno della casa: carico di contenuti emotivi, rappresenta i rapporti familiari e il ruolo della famiglia.

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  1. Le pareti avvolgono,

scaldano, proteggono:

rappresentano l’amore di Dio,

dove incomincia

l’avventura della carità cristiana.

2. Il tetto ha 3 punte:

simboleggiano le tre parole del Papa per le relazioni familiari.

3. Le finestre permettono di guardare fuori, la porta di uscire: rappresentano la carità in uscita, che vede il bisogno e agisce.

per piacere

scusa

grazie

Sono i 3 aspetti della carità familiare:

1. l’amore di Dio,

2. l’amore all’interno della famiglia,

3. l’amore che esce e si fa prossimità.

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QUAL È IL LUOGO DELL’INCONTRO CON DIO?

LE PARETI : QUANDO DIO S’INNAMORA DI NOI

Manifestata in Gesù Cristo, la carità di Dio ha in Lui il suo luogo umano: è apparsa lì, è concentrata lì, non si trova al di fuori. (…) La carità è Dio che si manifesta e si dona in Cristo.

L’iniziativa è sua: è Lui che bussa con discrezione e insistenza

Si può essere discreti e insistenti nello stesso tempo: gli innamorati sono discreti e contemporaneamente insistenti.

E nessuno è innamorato di noi più del Padre e di suo figlio Gesù.

Risponde il teologo don Giovanni Moioli

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Tintoretto

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio, e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le disse: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

L’icona evangelica

CHE COSA SUCCEDE QUANDO QUESTO INNAMORATO ENTRA IN UNA DELLE NOSTRE CASE?

IL TESTO EVANGELICO

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Ragazzi, qui Marta ha ragione però. Noi donne possiamo dire che ha ragione.

Almeno tredici persone… più Lazzaro e loro due fanno sedici…

Ti rendi conto Signore di ciò che significa accogliere e accontentare sedici persone?

Spazzare la casa per renderla degna di Te, andare nell’orto a cogliere le verdure, attingere l’acqua, accendere il fuoco, cucinare… Guarda che anche a Marta piacerebbe stare lì ai tuoi piedi a contemplare il tuo volto così bello e il tuo sguardo che assomiglia tanto a quello del Padre; anche lei preferirebbe ascoltare la tua voce, che arriva nel profondo dell’anima e la pacifica…

Ma poi che cosa mangereste, tu e i dodici ingordi che porti con Te?

Marta è una donna pratica alla fin fine.

Invece Gesù... beh Gesù in fondo è un uomo, è un maestro itinerante, come potrebbe capire i problemi di una casalinga?

E invece no, Gesù capisce benissimo e tra l’affettuoso e il divertito dice: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti…»

L’icona evangelica

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Vermeer

Ecco, intanto è questo che non piace a Gesù: l’affanno e l’agitazione. Non gli piacciono perché tolgono gusto alla vita, non permettono agli istanti di essere assaporati, velano la bellezza dell’esistere.

E Gesù dice: “Maria ha scelto la parte migliore».

GUARDIAMOLA ALLORA MARIA

Il corpo,

la mente,

il cuore di Maria

Tutto è immerso nella contemplazione.

Si parte sempre dal contemplare la Parola e dal relazionarsi con Gesù nella preghiera, perché è questa relazione che insegna la carità fraterna.

L’OPERA D’ARTE

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3 sono gli

spazi esistenziali e spirituali per percepire e vivere l’amore di Dio

VANGELO

PREGHIERA

EUCARISTIA

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IL LUOGO PER IMMERGERSI NEL VANGELO E PREGARE

Basta allestire un luogo raccolto, in qualsiasi locale della casa.

La casa è uno spazio favorevole per la contemplazione.

Può essere un tavolino, una mensola o uno scaffale sul quale appoggiare un’icona, il Vangelo, un lume, un fiore, un bicchiere con dell’acqua benedetta…

Ed ecco che a poco a poco Gesù diventa uno di noi, uno di famiglia, uno che siede alla nostra tavola, che veglia sui nostri letti… È il realismo della fede.

QUANTO ALL’EUCARISTIA…

Capire? Impossibile. Accettare? Troppo poco.

Fidarsi, affidarsi, capire sì, ma con l’intelligenza della fede.

Lasciarsi sedurre, lasciarsi amare, lasciarsi sommergere dall’amore.

E poi amarci a nostra volta.

Fondamentale andare a Messa e all’adorazione insieme.

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Ma la storia di Maria di Betania non finisce lì dove l’abbiamo lasciata. Ascoltiamo.

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània… Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell'aroma di quel profumo.

Maria ha capito l’importanza del servizio da unire alla contemplazione: ecco che cosa le ha insegnato Gesù.

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Tintoretto

Allora Marta e Maria NON sono due figure antitetiche o alternative come il giorno e la notte

o il bianco e il nero, ma sono complementari: l’una sfuma nell’altra.

Come Maria ha imparato il servizio, Marta dovrà imparare il primato della contemplazione.

E noi siamo persone più attive o più contemplative? In che cosa dovremmo migliorare?

L’icona evangelica

La contemplazione della Parola porta al servizio

Anzi plasma e sostanzia le relazioni e il servizio,

li profuma e li colora, li riempie di luce,

li rende efficaci nell’economia di Dio.

L’azione della carità costituisce il naturale sbocco,

della contemplazione, la concretizza.

Azione e contemplazione sono due movimenti della vita cristiana in perfetto dinamismo: l’una suppone l’altra e la completa.

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IL TETTO: LE TRE PAROLE DI PAPA FRANCESCO.

°

°

°

Formano la geometria della reciprocità familiare

Sono parole semplici…

Racchiudono la forza di custodire la casa, anche attraverso mille difficoltà e prove;

invece la loro mancanza a poco a poco apre delle crepe che possono farla persino crollare.

È ciò che ha detto anche Papa Francesco: L’amore di Dio e per Dio non si ferma, la sua stessa natura esige di “passare oltre”, di essere vissuto con e portato ai fratelli.

scusa

permesso

grazie

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«E con questo la vita sarà più bella»

La famiglia invoca bellezza

PERMESSO

GRAZIE

SCUSA

fiducia

rispetto

amore

libertà

capacità di attendere

linguaggio educato

giustizia

gratitudine

sincerità

capacità di perdonare

INVOCA IL LESSICO DI BASE DELLA CARITÀ FAMILIARE

PERCHÉ QUESTE TRE PAROLE?

… perché la confidenza non autorizza a dare tutto per scontato.

SCUSA: «Riconoscere di aver mancato

e restituire ciò che si è tolto – rispetto, sincerità, amore – rende degni del perdono. E così si ferma l’infezione. (…)

Per questo, se avete litigato,

mai finire la giornata senza fare la pace in famiglia».

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Una spiritualità tutta particolare,

fatta di migliaia di gesti concreti e di parole belle e buone, attraverso i quali

«ognuno, con cura, dipinge e scrive nella vita dell’altro»

E COSÍ SI DISEGNA UNA SPIRITUALITÁ FAMILIARE

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LA STORIA DELLA CARITÁ FAMILIARE

Lavorando nei campi sotto il solleone, un papà trovò seminascosto tra il fogliame un bellissimo grappolo d’uva: era il primo della stagione e i suoi grossi acini dorati brillavano in mezzo a quelli ancora acerbi dei compagni; sembravano dire: “Mangiaci, mangiaci!”. Il babbo staccò delicatamente il grappolo dal tralcio e con un sospiro di sollievo si accinse ad assaggiarlo: il sole era forte e la sete lo tormentava già da un po’.

Aveva appoggiato le dita sul primo acino quando un pensiero lo fermò: davanti a sé vide l’immagine della moglie, che aveva da poco dato alla luce il terzo figlio. “La mia sposa!” pensò: “È certamente più stanca di me, ha lavorato tutto il giorno e non si fermerà fino a questa sera. È meglio che porti a lei questo grappolo così bello.” Si diresse verso casa e trovò la moglie sull’aia, mentre lavava i panni nel mastello. Con un sorriso mise il grappolo tra le sue mani bagnate e senza parlare si allontanò. 

La donna guardò il grappolo: com’era bello e quanto doveva essere buono! Seduto sulla soglia di casa però c’era il suocero, che osservava pensoso l’orizzonte: “Ecco a chi devo dare questo grappolo d’uva” pensò “Questo pover’uomo è vecchio e i vecchi hanno sempre sete e amano le cose dolci”. Si avvicinò all’anziano e gli disse: “Tenete pa,, mangiatelo voi questo grappolo d’uva, io non ho fame, non mi va”.

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Con un “Grazie” sommesso e riconoscente, l’uomo si allontanò dal cortile, per gustarsi il frutto in pace.

Sul limitare della vigna vide la nipotina di dieci anni: stava stendendo la biancheria, ma doveva alzarsi sulla punta dei piedi, perché le sue manine non arrivavano facilmente ai fili del bucato. “Povera piccola” pensò il nonno “dovrebbe giocare con le sue amiche e invece deve già lavorare come una donnina per aiutare la mamma. Devo dare a lei questo grappolo d’uva: se lo merita più di me!”.

Si avvicinò alla bimba e le porse il frutto dorato: “Tieni Maria” disse con dolcezza. “E tu nonno?” chiese preoccupata la bambina. “Io ho già mangiato, non preoccuparti per me, piccinina, mangialo: sentirai com’è buono!”. 

Maria prese il grappolo e, non appena il nonno si fu allontanato, corse nel campo di granoturco, dove il fratellino di sei anni si divertiva cercando grilli e coccinelle. “Pietro!” gridò Maria “guarda che cosa ti ho portato! Me l’ha dato il nonno!”. Quando il bambino vide il grappolo, spalancò gli occhi felice e tese le mani per afferrarlo. Anche la sorellina era contenta, allungò una rapida carezza al piccolo e poi tornò veloce al suo lavoro. 

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Pietro pensò subito al suo papà: stava lavorando nei campi da ore, chissà come gli avrebbe fatto piacere un grappolo d’uva così bello! Saltellò fino al campo di saggina, raggiunse il babbo e gli porse con gli occhi che ridevano il sontuoso grappolo. Il babbo riconobbe subito il frutto che aveva dato alla moglie e interrogando il bambino ricostruì facilmente il suo percorso. Si commosse pensando all’affetto che circolava tra i membri della sua famiglia. 

Il papà prese per mano il figliolo e si diresse quasi danzando verso casa. Lungo la via del ritorno chiamò la figlia e insieme arrivarono sull’aia, dove trovarono la mamma e il nonno. Si guardarono negli occhi e scoppiarono in una risata, poi contarono minuziosamente gli acini e li divisero in parti uguali: ne ebbero dodici ciascuno e in tutta la loro vita non assaggiarono mai uva più dolce e più buona. 

Questa è la storia della spiritualità della famiglia: la spiritualità del grappolo d’uva che passa di mano in mano, perché ognuno pensa all’altro, in una catena di affetti mai chiusa.

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LA FAMIGLIA IN USCITA

3. LA PORTA E LE FINESTRE SI APRONO

La prima apertura familiare va alla

famiglia allargata (genitori, zii, cugini, vicini, famiglia del coniuge);

amici, famiglie amiche, comunità di famiglie, che si sostengono nelle difficoltà, nell’impegno sociale e nella fede. E poi…

.

«Dio ha affidato alla famiglia il progetto di rendere domestico il mondo».

(Papa Francesco)

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…poi compose un piatto delle vivande che erano sulla tavola, e aggiuntovi un pane, mise il piatto in un tovagliuolo, e preso questo pei quattro capi, disse alla sua ragazzetta maggiore: «Piglia qua tu». Le die’ nell’altra mano un fiaschetto di vino, e soggiunse: «Va qui da Maria vedova, lasciale questa roba, e dille che è per fare un po’ di allegria coi suoi fantolini. Ma con buona creanza, ve’; che non paia che tu le faccia la carità. E non dir niente, se incontri qualcheduno; e guarda di non rompere».

…E poi ascoltiamo IL TESTO LETTERARIO

Le finestre: vedere il bisogno e agire

Da I promessi sposi di A. Manzoni (prima metà del 1600)

La porta: uscire per soccorrere - Ascolta

Dal film L’albero degli zoccoli di E. Olmi ambientato alla fine del 1800: gli sposi novelli adottano l’orfanello

Come imitare nella nostra vita questi due gesti in forma attuale?

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CHIAMATE ATTUALI - TESTIMONIANZE

LAURA - Con i tanti stranieri presenti fisicamente tra noi abbiamo sempre vissuto, con semplice disponibilità, piccoli gesti di carità: la condivisione di un caffè, una chiacchierata al supermercato, un invito a pranzo, un dono, un piccolo aiuto economico…

LA FAMIGLIA IN USCITA

CONIUGI MARINETTI – Noi abbiamo adottato a distanza tre bambini e li seguiamo con i nostri nipoti attraverso un missionario.

INDOVINA IL PROVERBIO

LA C….. ESCE DALLE F……. ED E…. DALLA P….

È vero: l’amore rientra in famiglia e migliora le relazioni, perché evita chiusure di lucchetti su gabbie che imprigionano i buoni sentimenti.

Il movimento della carità è circolare: da una parte l’unione con Dio feconda la comunione in famiglia, dall’altra le relazioni familiari ed extra familiari aprono sempre più al legame con Lui, fino ad arrivare alla mistica, all’unione intima con Dio, alla santità…

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Fino ad arrivare a essere esagerati nell’amore come Maria di Betania. Leggiamo.

Spende un sacco di soldi Maria di Betania: 300 denari secondo Giuda (che di soldi s'intende eccome!), per comperare un profumo prezioso, un profumo che a quei tempi veniva versato non più di una goccia per volta sui capelli. Probabilmente l’ha acquistato per lei, per rendersi seducente, oppure è il regalo prezioso di uno dei suoi innamorati, o magari l’ha preso proprio per Gesù… in ogni caso dovrebbe durare a lungo, ma lei lo rovescia tutto, tutto, come un piccolo torrente ballerino sui piedi dell’amato. Sprecona, esagerata, c’era bisogno di usarlo tutto?

E infatti Giuda, già in procinto di scivolare sul sangue venduto, si lamenta. Ma si lamentano anche altri e perfino i discepoli, secondo l’evangelista Matteo. Non hanno tutti i torti dopo tutto: con i soldi non si scherza.

Ragionamento giusto, ma non per chi ha il cuore innamorato. Non si fanno forse pazzie, quando si ama veramente? Ed è proprio il profumo intenso e delicato dell’amore quello che riempie la casa di Betania.

Ed è il profumo intenso e delicato dell’amore quello con il quale noi vogliamo riempire la nostra casa.

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Ma esiste un METODO infallibile per camminare più speditamente su questa strada, mettendo insieme l’ascolto della Parola di Dio, la preghiera e la carità attiva interna ed esterna alla famiglia?

Sì, esiste. Consigliamo il metodo della lectio divina che si muove intorno a una pagina della Scrittura sacra e si può mettere in pratica a casa propria o in chiesa tutti i giorni.

È formata da almeno cinque gradini:

1. lectio

2. meditatio

3. oratio

3. contemplatio

4. actio.

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  1. La lectio.
  2. Dopo aver letto attentamente il testo scelto, poniti la seguente domanda: che cosa dice questo testo? Sei nel livello più oggettivo della lettura, che riguarda alcuni aspetti specifici:�*il luogo (dove siamo? Il luogo in cui ci troviamo ha un preciso significato?);�*il tempo (in quale momento della vita di Gesù ci stiamo immergendo? Che cosa è accaduto prima? Che cosa accadrà subito dopo?);�* i personaggi (chi sono i soggetti di cui si parla? Quali caratteristiche hanno? Quali sentimenti vivono?);�*le azioni (che cosa accade? Che cosa succede ai personaggi? Che cosa dicono? Che cosa fanno? Perché?);�*la parola chiave, cioè se esiste un termine capace di riassumere ciò che il testo presenta;�*le immagini e i simboli, se ci sono, e il loro significato;�*il cuore dell’episodio (dove cade l’accento in questo brano? Se dovessi dargli un titolo, quale sceglieresti?).�Mentre rispondi a queste domande, prova a identificarti nei personaggi e a rivivere la loro esperienza. Ti lascerai poi guidare dal testo per porti eventuali altri interrogativi

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2. La meditatio

Le domande fondamentali per questo secondo momento sono le seguenti:

che cosa dice a me questo testo? Come Dio mi parla oggi attraverso queste parole?

Come si vede, si tratta di quesiti di tipo soggettivo.

Le domande più specifiche riguardano Dio (Che cosa questo testo mi rivela di Lui? Che cosa mi dice di Gesù? In che cosa mi sento interpellato, confortato, rinfrancato, illuminato, esortato, purificato?) e la vita mia e del mondo (Che cosa questo testo mi fa capire dell’esperienza che sto vivendo in questo periodo? A quali interrogativi mi aiuta a rispondere? Con quali sentimenti mi invita a confrontarmi? A quali grandi valori mi esorta? Che cosa, attraverso questo testo, il Signore mi chiede di verificare, di correggere, di approfondire, di decidere?).

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3. L’oratio

 L’oratio fa esplodere il dialogo tra Dio e noi e la pagina letta si trasforma in preghiera, diventando lode, rendimento di grazie, domanda...

4. La contemplatio�...finché ad un certo punto il cuore si scalda e si predispone ad accogliere le mozioni spirituali che il Signore regala: è il momento indicibilmente bello della contemplatio, quando all’attività umana, già guidata dalla Grazia,  si sostituisce gradualmente l’azione di Dio. È il momento in cui, dimenticando tutto il resto, si contempla il mistero, nel raccoglimento e nel silenzio. Se la lectio è un ascolto attivo, la contemplatio è il momento dell’intimità in cui noi incominciamo veramente a fare esperienza di Dio.

5. L’actioL’actio, infine, è più che altro una conseguenza: ciò che abbiamo letto, meditato, pregato e contemplato ci conduce naturalmente a compiere un passo nella carità, a cercare cioè qualcosa che dia concretezza alla Parola che è risuonata in noi.

Davvero la lectio, non solo è il metodo più sicuro per entrare nella Parola e imparare a vivere la carità, ma è ciò che di più bello e divertente possiamo fare in ogni giorno della nostra vita.

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PER RICORDARE CON PIÚ FACILITÁ

SINTESI DI CIÓ CHE ABBIAMO ASCOLTATO E VISTO

IL LOGO (la casa)

IL TESTO DEL VANGELO (Marta e Maria di Betania)

LE PAROLE DEL PAPA («Permesso, grazie, scusa»)

LA STORIA (Il grappolo d’uva)

IL TESTO LETTERARIO (Il sarto nei Promessi sposi)

IL FILM (Gli sposi novelli nell’Albero degli zoccoli)

LE TESTIMONIANZE (L’aiuto agli stranieri, l’adozione a distanza)

IL PROVERBIO («La carità esce dalla finestra ed entra dalla porta»)

IL METODO (La lectio divina)