Misericordia
Misericordia
«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati.
Date e vi sarà dato.»
(Luca 6,36-38)
Che cos’è la Misericordia ?
La misericordia è un sentimento generato dalla compassione per la miseria altrui.
È una virtù morale tenuta in grande considerazione dall'etica cristiana e si concreta in opere di pietà.
Il termine deriva dal latino misericordia, che a sua volta deriva dall’aggettivo misericors, composto dal tema miseri, cioè aver pietà, e cor, cuore.
Opere di Misericordia
Gesù ci ha detto:
«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso». (Lc 6,36)
Se siamo veri discepoli di Gesù dobbiamo imitare Dio sulla terra e portare a tutti la sua misericordia.
Le opere di misericordia sono le azioni caritatevoli con le quali aiutare il nostro prossimo nelle sue necessità corporali e spirituali.
Opere di Misericordia
Le opere di misericordia sono 14.
Sette sono dette
«opere di misericordia corporali»;
Le altre sette sono dette
«opere di misericordia spirituali»
Opere di misericordia corporale
1. Dare cibo agli affamati
«Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare»
(Mt 25,25)
«Ho avuto sete e mi avete dato da bere.»
(Mt 25,25)
Queste due prime opere di misericordia si completano a vicenda e si riferiscono all'aiuto che dobbiamo procurare in cibo e altri beni ai più bisognosi, a quelli che non hanno l'indispensabile per mangiare ogni giorno.
2. Dar da bere agli assetati
«Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto»
(Lc 3, 11)
3. Vestire gli ignudi
«Ero nudo e mi avete vestito»
(Mt 25,36)
Quest'opera di misericordia è diretta a rispondere ad un'altra necessità fondamentale: il vestito.
E' opera di misericordia donare un vestito, indumenti intimi, calzature a chi ne è privo.
E' misericordia vera se gli indumenti donati sono in ottimo stato, possibilmente nuovi, acquistati con nostro sacrificio, magari risparmiando sui nostri vestiti.
4. Alloggiare i pellegrini
«Ero straniero e mi avete accolto»
(Mt 25,35)
I pellegrini del nostro tempo si chiamano emigranti e immigrati. Il loro abbandono della patria è composto dalla necessità.
E' necessità dolorosa perché comporta: abbandono della propria terra, della famiglia, della rete di amicizie; disagio da inserimento abitativo, lavorativo, scolastico per i bambini, sanitario, relazionale anche per la non conoscenza della lingua.
Fa opera di misericordia chi si impegna per: preparare l'emigrazione sia professionalmente sia spiritualmente.
Gli immigrati non sono solo portatori di "bisogno"; sono anche portatori di valori, sono ricchezza per la comunità che li accoglie.
5. Visitare gli infermi
«Ero malato e mi avete visitato»
(Mt 25,36)
Il primo atto di misericordia verso il malato è di impegnarci perché abbia una cura efficace, nell'ambito di una reale protezione sanitaria, accessibile a tutti, eventualmente integrando finanziariamente medicine e cure non previste. Il malato però, oltre alle medicine e al ricovero in ospedale, ha bisogno di umanità.
La sua condizione lo rende particolarmente sensibile all'affetto, al colloquio, al rapporto personale.
6. Visitare i carcerati
« Ero in carcere e siete venuti a trovarmi»
(Mt 25,36)
Anzitutto il carcerato è un uomo che soffre, perché privato della libertà.
Finché sta in carcere è sempre possibile tenere con lui un rapporto epistolare.
Forse l'aiuto maggiore può essere offerto al termine della pena: un aiuto fatto di vicinanza, di sostegno nel reinserimento lavorativo, nel recupero di relazioni più o meno compromesse.
La pietà cristiana può fare molto: educare la comunità ad evitare assurde condanne e a porsi, invece, in atteggiamento
di accoglienza e di solidarietà.
Quest'opera di misericordia è una delle più difficili da praticare.
Le leggi e i regolamenti consentono visite esclusivamente a persone autorizzate e a volontari preparati.
7. Seppellire i morti
Il culto per la salma di chi ci ha lasciati è la continuazione del rispetto e della venerazione dovuti alle persone vive.
Per essere autentico il culto dei morti deve riflettere un sincero impegno per la vita.
Tutti sono impegnati ad aiutare i fratelli e le sorelle a morire bene.
Si devono preparare le persone ad incontrarsi con il Signore, presentandolo come padre e amico, attraverso la preghiera e la ricezione dei Sacramenti.
È atto di misericordia rasserenare i morenti, assicurando loro la vicinanza solidale alle persone che rimangono.
È atto di misericordia anche diffondere una cultura cristiana della morte, inserendola nel contesto della vita umana.
Opere di misericordia spirituale
1. Consigliare i dubbiosi
La prima opera di misericordia spirituale è quella di dare un buon consiglio a chi ne abbia bisogno.
Questo è l'atto di carità con cui si esorta, si persuade, si prega, s'indirizza il prossimo a far qualche bene che non farebbe, o a fuggir qualche male che commetterebbe, se non gli si desse quel buon consiglio.
2. Insegnare a chi non sa
La seconda opera di misericordia spirituale è, dunque, quella di ammaestrare gli ignoranti nelle cose divine che ognuno è tenuto a sapere, e che sono necessarie al profitto spirituale dell'anima e all'eterna salute. �
3.Ammonire i peccatori
Sono tenuti, per giustizia, tutti quelli che hanno autorità,
ogni volta che scorgono nelle persone a loro soggette dei difetti notevoli, soprattutto se questi difetti fossero tali che turbassero
la pace e portassero il disordine in tutta la comunità.
La seconda specie di correzione si chiama propriamente ammonizione fraterna, alla quale, per comando di Gesù Cristo stesso, è tenuto ogni cristiano
La terza opera di misericordia spirituale è di ammonire i peccatori.
Si distinguono due tipi di correzioni.
Una si dice paterna, ed è quella che fa chi ha autorità sopra il colpevole, ed è ordinata, non solo all'emendazione del difettoso, ma anche al bene comune.
4.Consolare gli afflitti
La quarta opera di misericordia è di consolare gli afflitti e i tribolati.
Si hanno due sorta di afflizione d'anima e di corpo: tutte e due hanno bisogno di consolazione e di conforto.
Le afflizioni dell'anima sono: le tentazioni che vengono o per impulso di istinti o per arte del demonio; e le angustie, le tristezze, le desolazioni di spirito, che, talvolta e così gravemente, opprimono le anime specialmente più timorate e pie, per cui si sentono stimolate a far atti di diffidenza e di lamento contro Dio.
Queste sono le persone più afflitte, che si devono consolare per obbligo di carità fraterna, animandole a sopportare, sempre, tutto con umiltà e paziente rassegnazione.
La quinta opera di misericordia spirituale è quella di perdonare le ingiurie e le offese ricevute da altri.
5. Perdonare le offese
1) Non basta che il nostro perdono sia a parole, ma occorre che sia di cuore, che non conservi avversione per nessuno.
2) Il Signore, come sapete, si diporterà con noi, come noi ci siamo diportati con i nostri prossimi.
« Se voi non perdonerete ai vostri offensori, nemmeno il vostro Padre celeste perdonerà a voi i vostri peccati. Nella stessa maniera con cui avrete trattato il vostro prossimo, sarete trattati pure voi, davanti al mio tribunale ».
6. Sopportare pazientemente le persone moleste.
La sesta opera di misericordia è quella di sopportare pazientemente le persone moleste, cioè i nostri fratelli per i loro difetti.
Questi difetti che dobbiamo noi compatire nel prossimo possono essere per cose naturali o morali.
Dobbiamo avere per tutti compassione e tolleranza.
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Dio ci ha creato per conoscerlo, amarlo e goderlo per sempre in paradiso, e cioè per vivere sempre in comunione con lui.��Ognuno di noi lo prega dall’intimo del cuore, perché sa che Dio è un padre buono e fedele ai suoi progetti e alle sue promesse.
La settima opera di misericordia spirituale c’invita a rivolgere a Dio una preghiera tutta particolare che ci sta molto a cuore, cioè la supplica e l’intercessione in favore dei vivi e dei defunti.
7. Pregare per i vivi e per i defunti
Lavoro realizzato da :
Perniciaro Shirley
2° E Liceo Linguistico B. Secusio