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Modulo 4�Didattica speciale

Progettare / sperimentare interventi educativo – didattici inclusivi

Pierpaolo Triani

Università Cattolica del Sacro Cuore

Secondo incontro

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a) Lo stile comunicativo e relazionale del docente

b) La modulazione educativa e didattica con alcune tipologie di difficoltà e disturbo

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Lo stile comunicativo e relazione del docente

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  • La classificazione classica in tre ‘stili’
  • Le strategie comunicative funzionali e disfunzionali (cfr Allegato tratto da Tuffanelli – Ianes, La gestione della classe, Erickson)
  • Il mio stile di insegnamento (cfr Allegato tratto da Tuffanelli – Ianes, La gestione della classe, Erickson)
  • Strategie didattiche funzionali all’attenzione (cfr Allegato tratto da Tuffanelli – Ianes, La gestione della classe, Erickson).

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Lo stile comunicativo del docente

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  • Due stili ‘poco coerenti’:
  • Autoritario (il baricentro è spostato sulla preoccupazione dell’insegnante di controllare la situazione)
  • Lassista (il baricentro è spostato sulla preoccupazione di accontentare l’alunno)

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Stile assertivo

  • A) Autorevolezza

La relazione educativa tra insegnante e allievo assume il carattere di autorevolezza nella misura in cui il docente non pone al centro se stesso, ma un bene da condividere con gli alunni e nella misura in cui aiuta loro a sentirsi partecipi di uno stesso fine, a far comprendere che sia chi insegna sia chi impara, con ruoli e compiti diversi, hanno in comune la stessa meta.

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  • B) Accoglienza e riconoscimento dell’allievo.

Non si tratta di accondiscendere ma di rapportarsi all’alunno con fiducia e ‘rispetto’, considerandolo sempre come soggetto e mai come semplice destinatario.

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  • C) Cercare di realizzare una relazione tesa a promuovere nell’alunno, in base al principio della reciprocità, il rispetto e il riconoscimento dell’insegnante e dei compagni. Come il docente non può considerare nessuno alla stregua di oggetto, ciò vale anche per gli alunni.

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  • D) Incoraggiamento. Una relazione educativa che voglia essere realmente tale non può mai ‘mortificare’, ma è tenuta a sollecitare, a farsi propositiva, a lavorare sulle risorse dell’allievo.

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  • E) Responsabilizzazione

La relazione educativa costruttiva, propositiva, autorevole, non è quella che chiude gli occhi, minimizza, delega, sostituisce, ma al contrario proprio perché da fiducia, chiede una risposta attiva, aiuta a leggere gli errori, rilancia.

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Strategie per contenere e affrontare le difficoltà: i diversi livelli

  • Strategia relazionale di base:

Assicurare incoraggiamento…

  • Strategie ordinarie di contenimento

Richiami verbali o scritti

Appelli alla ragione

  • Strategie di media complessità attuate con intenzionalità formativa

Cercare di cambiare progressivamente il comportamento;

Fornire allo studente istruzioni

Intervenire sul setting d’aula e sui tempi

Modificare le metodologie

  • Strategie più complesse che si attivano solo in determinati casi

Individuare, assieme ad altri soggetti, le cause

Attivare un progetto individuale

Supporto lo studente attraverso attività consulenziali

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Una pluralità di situazione (Brophy 1999)

Studenti con problemi di successo scolastico

Studenti con problemi di ostilità

Studenti con problemi di adattamento al ruolo studente

Studenti con problemi di relazioni sociali

Studenti scarsi e lenti

Studenti ostili-aggressivi

Studenti iperattivi

Studenti rifiutati dai compagni

Studenti con sindrome di fallimento

Studenti passivo-aggressivi

Studenti facili a distrarsi

Studenti timidi e introversi

Studenti troppo perfezionisti

Studenti ribelli e provocatori

Studenti immaturi

Studenti demotivati (underachiever)

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La modulazione educativa e didattica con alcune tipologie di difficoltà e disturbo

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  • Studenti con difficoltà cognitive
  • Studenti con difficoltà nella gestione dell’aggressività
  • Studenti con disturbo dell’attenzione e dell’iperattività

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Studenti con difficoltà cognitive

  • Vediamo il contributo di Brophy e le indicazioni contenute nel testo di L. D’Alonzo, Come fare per gestire la classe, nel capitolo dedicato all’allievo con ritardo mentale.

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Brophy: Studenti ‘scarsi’ o lenti

  • “Il loro problema è la poca capacità o la mancanza di prontezza piuttosto che il basso livello di motivazione. Essi:
  • - hanno difficoltà a seguire le indicazioni;
  • - fanno fatica a completare il lavoro;
  • - possiedono una limitata capacità di memoria;
  • - fanno progressi molto lenti”.

Si può generare però un processo che porta all’abbassamento della motivazione e alla sindrome del fallimento.

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Le strategie suggerite

Si possono raccogliere i suggerimenti in cinque punti.

  1. Strutturazione del compito per favorire una buona partenza

(es. la costruzione di compiti attorno all’interesse; la costruzione di compiti con una prima parte più semplice)

2) Descrivere con precisione le operazioni richieste

(es. Si chieda allo studente di ripetere le istruzioni per essere sicuri che sappia quello che deve fare)

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  • 3) Favorire forme di tutorato sia valorizzando i compagni sia valorizzando eventualmente il sostegno
  • 4) Mantenere la motivazione

(es. richiamare l’attenzione sui successi e mandare note positive a casa)

5) Mostrare attenzione

(es. far sedere lo studente in prima fila nella classe e mantenere con lui un contatto frequente con gli occhi)

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  • Le prospettive di intervento si concretizzano dunque su due punti chiave:

* l’aiuto tutoriale;

* la facilitazione e l’individualizzazione del compito;

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Studenti con problemi nella gestione dell’aggressività

  • Vediamo il contributo di Brophy che distingue tra:
  • Ostili – aggressivi
  • Passivo – aggressivi
  • Ribelli - provocatori

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Studenti ostili-aggressivi

  • Mostrano ostilità nei confronti dei compagni tramite comportamenti diretti e forti.
  • “minacciano,
  • Colpiscono e spingono;
  • Danneggiano le cose degli altri;
  • Si pongono in antagonismo
  • Si arrabbiano facilmente”

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Possibili cause

  • Alcuni autori spiegano l’aggressività manifesta come comportamento appreso:
  • - attraverso l’esposizione a modelli determinati in rapporto ai quali il soggetto ha imparato a reagire con aggressività alle frustrazioni e ai conflitti;
  • - nell’aver subito tali comportamenti;
  • - attraverso il rinforzo (ossia nella propria educativa il ragazzo ha imparato a trarre profitto da un comportamento ostile)

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  • Nelle persone che hanno frequentemente comportamenti aggressivi vi è la tendenza ad ‘interpretare il comportamento neutrale o anche prosociale dei compagni come ‘aggressivo nell’intento’.
  • Altri spiegano il comportamento aggressivo ricorrendo a possibili deficit nei processi cognitivi che vengono utilizzati per regolare il comportamento

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  • A) Nel processo di codificazione tendono ad essere impulsivi saltando immediatamente alle conclusioni (come inferire intenzioni ostili) prima di aver considerato tutti gli elementi.
  • B) Nel processo di interpretazione (come determinare se le azioni sono accidentali, ostili o ben intenzionate) sono più inclini a inferire intenti ostili nelle situazioni in cui altri non lo farebbero.
  • C) Nel processo di ricerca della risposta tendono a generare meno risposte possibili
  • D) Nel processo di decisione per una risposta (dopo aver valutato le potenziali conseguenze di ciascuna possibilità considerata) tendono a considerare come fonte di successo le risposte aggressive senza considerare le conseguenze negative (come causare sofferenza alla vittima o essere rifiutato dai compagni)
  • E) Nel processo di realizzazione della risposta mancano spesso delle abilità necessarie per ottenere quello che vogliono attraverso metodi prosociali

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Possibili orientamenti per l’azione

  • 1) Disposizione relazionale verso la persona e ‘ferma’ verso il comportamento aggressivo
  • 2) Aiuto nel modo di elaborare le informazioni sociali
  • 3) Aiuto nel riconoscere e gestire le proprie emozioni (es: distinguendo tra emozione e comportamento)
  • 4) Aiuto nel modo di gestire i conflitti e nell’imparare le abilità sociali
  • 5) Presentazione di modelli di comportamento diversi
  • 6) Evitare che l’aggressività produca benefici

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Studenti passivo-aggressivi

  • Essi esprimono opposizione o resistenza nell’insegnante ma in maniera indiretta.

Alcuni autori hanno cercato di descrivere le tattiche messe in atto da questi studenti:

  1. Visione – ascolto selettivo (non ho visto! Non ho sentito!)
  2. Tattiche che rallentano
  3. Perdita di oggetti
  4. Volontario distruttivo
  5. Ribattere per amore di discussione
  6. Lamentazioni sulle regole

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  • I comportamenti di questo tipo di studenti sono stati interpretati come espressione di una ‘rabbia’ che non sanno accettare od esprimere direttamente.
  • Altri hanno interpretato questi comportamenti come espressione di un bisogno di fare le cose in modo indipendente e di un risentimento verso il controllo esterno

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Possibili strategie per l’azione

  • Area della relazione personale

Porsi in una prospettiva di vicinanza facendo attenzione all’autoritarismo (che può rafforzare la rabbia)

  • Area della comunicazione

Mostrare un riconoscimento delle tattiche espresse e aiutare attraverso la comunicazione verbale l’esplicitazione della situazione di disagio (anche attraverso il ricorso a tecniche di comunicazione non direttiva).

Quando è possibile ignorare la resistenza e le provocazioni

  • Area della consapevolezza

Aiutare lo studente a riconoscere e comunicare i propri sentimenti di collera

Comprendere da parte del docente che le tattiche passivo-aggressive sono espressione di rabbia repressa e che perciò possono a loro volta creare rabbia nell’insegnante stesso

  • Area del lavoro

Fornire agli studenti maggiore possibilità di lavorare autonomamente.

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In sintesi

  • “Una risposta efficace agli studenti passivo-aggressivi dipende dal fatto di riconoscere la collera sottostante il loro comportamento, ma anche di non permettere che questa faccia, a sua volta, diventare arrabbiati. Invece:
  • 1) si osservi e si parli a questi studenti per stabilire soprattutto che cosa li infastidisce;
  • 2) si comunichi il proprio interesse a vederli contenti a scuola;
  • 3) li si sostenga negli sforzi di riuscire;
  • 4) li si aiuti a riflettere sul proprio comportamento;
  • 5) si diano loro suggerimenti per cambiare e portare a termine tutto quello che è fattibile;
  • 6) li si incoraggi a riferire se qualcosa dà loro fastidio” (pp. 260- 261)

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Studenti ribelli-provocatori

  • Questi studenti resistono all’autorità e portano avanti una battaglia di potere con l’insegnante.
  • “Come l’aggressione diretta contro i compagni, la sfida verso gli insegnanti è spesso parte di un disordine della condotta più ampio” (p. 268).

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Possibili atteggiamenti del docente

  • Resistere alla tendenza naturale a reagire con una dimostrazione di forza;
  • Agire con decisione
  • Attivare colloqui individuali
  • Ignorare i comportamenti negativi di scarsa entità

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Possibili principi generali per l’azione

  • Struttura e chiarezza circa le aspettative
  • Relazioni personali migliori con l’insegnante
  • Opportunità di esprimere i propri sentimenti nei riguardi delle richieste della scuola
  • Istruzione sul modo di trattare le pressioni emotive
  • Istruzione sui modi alternativi di riflettere e comportarsi

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Un’osservazione importante

  • “Sebbene siano facili da riassumere, queste linee guida saranno difficili da applicare per alcuni insegnanti, anche se ricevessero training impegnativi di strategie e tecniche. Mi riferisco qui agli insegnanti che sono inclini a reazioni emotive forti verso la ribellione, tipicamente o perché sono abituati a rispondere alla ribellione in modo autoritario, o perché hanno paura di perdere il controllo della loro classe a meno che ‘vincano’ tutte le battaglie pubbliche di potere” (p. 291).

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Studenti con disturbo dell’attenzione e dell’iperattività

  • Vediamo:
  • Le indicazioni di Brophy che distingue i due disturbi;
  • Le indicazioni di D’Alonzo
  • Le indicazioni di Steer e Horstmann tratte dal volume Aiutare gli alunni con ADHD a scuola, Erickson

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Studenti iperattivi

  • “Gli studenti iperattivi mostrano un livello di attività motoria eccessivo e quasi costante anche quando sono seduti. Spesso la loro attività motoria sembra essere senza scopo” (p. 296)
  • Questo comportamento è stato diagnosticato anche come sindrome di deficit attentivo/iperattivo (ADHD). Esso può essere associato anche ad aggressività e ciò rende più difficile la gestione.

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Strategie suggerite

  • Vengono indicati quattro approcci:
  • - approccio farmacologico
  • - approccio comportamentale
  • - approccio cognitivo-comportamentale
  • - approccio “misto”

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Approccio farmacologico

  • Si basa sull’uso di farmaci stimolanti a base di metilfenidato.
  • L’intervento farmacologico contribuisce a ridurre il comportamento impulsivo ed iperattivo e aumentare il livello di concentrazione sul compito, ma “il farmaco stimolante non migliorerà le abilità scolastiche, la motivazione ad apprendere o il funzionamento intellettuale o morale in generale” (p. 305)

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Approccio comportamentale

  • La logica fondamentale di questo approccio consiste nel:
  • “selezionare i comportamenti che si vogliono cambiare e cercare di modellare il miglioramento nei ragazzi attraverso la stesura di contratti e l’applicazione di metodi associati fondati sul rinforzo” (p. 305)

Operativamente si richiede all’insegnante di:

  • Essere particolarmente chiaro nell’esporre gli obiettivi comportamentali specificando le relazioni tra comportamento e conseguenze;
  • Avere un approccio comunicativo “prudente”: “parlare con calma, essere concreti nello stabilire comportamenti e contingenze, ed essere coerenti nel portarli fino in fondo”(p. 306).

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Approccio cognitivo-comportamentale

  • Secondo Brophy i risultati di questo approccio sono ancora incerti. Esso si basa sui seguenti principi operativi:
  • - accrescere la consapevolezza degli obiettivi dei motivi, delle strategie;
  • - riorientare l’attenzione verso il compito;
  • - promuovere la concentrazione sullo stimolo più rilevante del compito;
  • - Organizzare il tempo;

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Approccio misto

  • Stabilire un contesto idoneo di apprendimento:
  • Es: - fare attenzione alla collocazione degli studenti in classe;
  • - creare possibilità di movimento;
  • - strutturare (dove possibile) un area specifica per lo studio.
  • Intervenire sulla comunicazione dei compiti:
  • Es: - dare un compito per volta;
  • - dare linee guida chiare e coincise
  • - ripetere se necessario le istruzioni con calma.

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  • Intervenire nella gestione della disciplina:
  • Es: - rinforzare con coerenza le regole
  • - Disporre conseguenze prestabilite per il comportamento negativo;
  • -rimanere calmi, rilevare l’infrazione, evitare di discutere;
  • - evitare di ridicolizzare.
  • Intervenire attraverso l’incoraggiamento
  • Es: - Apprezzare il comportamento desiderato;
  • - apprezzare il progresso;
  • - sostenere anche attraverso la vicinanza fisica.

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Studenti facili a distrarsi

  • Il deficit di attenzione è considerato attualmente all’interno della sindrome di deficit attentivo-iperattivo. Secondo Brophy può essere considerato come una categoria autonoma. Gli studenti di questo tipo:
  • - hanno un arco di attenzione breve;
  • - completano raramente i compiti;
  • - hanno difficoltà ad adattarsi ai cambiamenti.
  • La distrazione, in realtà, può avere diverse cause:
  • - la sindrome vera e propria legata alla vita personale;
  • - noia per l’argomento;
  • - fatica dovuta a particolari problemi fisici e personali circorscritti.

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Le strategie suggerite

  • Anche in questo caso prevale un approccio misto caratterizzato principalmente dalle seguente indicazioni:
  • - curare il contesto di apprendimento
  • - curare il contatto visivo
  • - servirsi dei nomi degli studenti e utilizzarli spesso
  • - insegnare alcuni comportamenti
  • - aumentare il ritmo e la varietà delle lezioni
  • - cominciare con sessioni di lavoro breve
  • - rendere più partecipata l’azione dello studente
  • - aiutare a conservare le tracce di ciò che si sta facendo.

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Riferimenti bibliografici

  • J. Brophy, Insegnare a studenti con problemi, LAS, Roma 1999.
  • L. D’Alonzo, Come fare per gestire la classe, Giunti, Firenze 2011.
  • L. Tuffannelli – D. Ianes, La gestione della classe, Erickson, Trento 2011.
  • D. Ianes – S. Cramerotti, Alunni con BES, Erickson, Trento 2103.
  • J. Steer – K. Horstmann, Aiutare gli alunni con ADHD a scuola, Erickson, Trento 2012.