Teilhard de Chardin (1881-1955)
Attualità e prospettive del suo pensiero
Note biografiche
Nasce il 1° maggio 1881 al Castello di Sarcenat (Auvergne).
Nel 1899 entra nel noviziato dei Gesuiti a Aix-en-Provence.�Laureatosi in scienze naturali viene inviato a Tien Tsin (Cina) dove per due anni lavora in un importante laboratorio.
Nel 1925 rientra a Parigi per riprendere la cattedra (Geologia) all'Istituto Cattolico. �Qui redige alcune pagine sul peccato originale. Come conseguenza gli viene chiesto di ritornare in Cina, dove rimarrà per 20 anni.
Nel 1929 partecipa alla scoperta dei resti del Sinanthropus pekinensis, una sotto specie dell'Homo Erectus.
Nel 1946 nuovo rifiuto alla pubblicazione dei suoi scritti e nuova richiesta di lasciare Parigi.
Muore a New York, il 10 aprile 1955, la Domenica di Pasqua.
Indicazioni bibliografiche
- Per la sua visione scientifica:
Il fenomeno umano
Il posto dell’uomo nella natura: il gruppo zoologico umano
- Per la sua visione teologica:
La mia fede [Comment je crois]
Il cristico [in italiano è parte di Il cuore della materia]
- Per ambedue:
Le singolarità della specie umana
Il suo pensiero
Tra i teologi cattolici del XX e XXI secolo, è colui che tenta di giungere a una visione di sintesi tra scienza e teologia.
Non concordismo, ma coerenza ultima: sono come due meridiani che convergono in un polo.
Il punto di convergenza è nel concetto di «evoluzione»:
Scientificamente: l’evoluzione avviene verso la cerebralizzazione e la coscientizzazione.
Teologicamente: un Io supremo aggrega a sé, senza confonderli, degli “io” umani, in e mediate l’io cristico.
-Il suo mondo è un mondo che si sta facendo nel tempo : l’ordine non è all’inizio, ma alla fine, e quest’ordine va costruito.
Non cerca di teologizzare la scienza
Il “muoversi verso” è l’idea centrale della sua proposta e nasce dal suo pensiero cristiano; anche se poi essa viene corroborata da argomentazioni e dati scientifici.
Un modo di procedere corretto e che riguarda in definitiva ogni ipotesi di tipo scientifico che parte sempre da idee o, secondo Popper, da congetture. Anche per chi parla di pura e sola oggettività scientifica.
In una visione globale, cosmologica, del “tutto”, scienza, teologia e filosofia convergono ed i confini tra di esse divengono meno netti, pur continuando esse a rimanere formalmente discipline distinte, ognuna quindi con la sua metodologia e “modo” particolare di guardare all’oggetto studiato.
Non cerca di teologizzare la scienza
Questa convergenza disciplinare è presente anche in tentativi attuali di sviluppare all’interno della scienza una visione cosmologica o del “tutto”. Volendo rispondere a domande del tipo “perché esista qualcosa anziché il nulla”.
La proposta di TdC si distingue da quella contemporanea dell’Intelligent Design dove una spiegazione di tipo metafisico-teologico (l’esistenza di un “disegnatore” intelligente) viene proposta come spiegazione scientifica dei fatti osservati (l’alta improbabilità di avere un universo capace di condurre alla vita cosciente).
Non cerca di scientificizzare la teologia.
La natura non-teologica (non-rivelata) della sua proposta si evidenzia bene nell’idea di “creazione” intesa come un progressivo processo di unificazione che parte dal molteplice, dal disordinato, dal caos. In questo il suo pensiero si avvicina a quello di uomini di scienza contemporanei che partono dal “vuoto quantistico”.
Il suo pensiero, da un punto di vista teologico, si può considerare una teologia naturale che vuole porre delle basi razionali, condivisibili nel nostro tempo segnato dalla presenza di una forte cultura scientifica, per il discorso su Dio fatto dalla teologia.
Non cerca di scientificizzare la teologia.
I confini della teologia naturale di Teilhard sono però più larghi di quelli di una “classica” teologia naturale in quanto includono molte questioni: la creazione, la cristologia, la dottrina sul peccato originale, l’attività umana, la spiritualità.
Questa sua teologia naturale e fortemente segnata dall’interesse per ciò che sta avanti a noi, per il futuro, per la fine e il fine di tutto.
Religione e scienza sono due fasi di uno stesso processo di conoscenza capace di abbracciare contemporaneamente passato (forse in modo puramente scientifico) e futuro (sicuramente in relazione alla religione)
‑Con il suo pensiero ci troviamo quindi davanti ad una realtà nuova che va indicata con un nome nuovo:
teologia o religione della scienza
teleologia della scienza.
Sostenibilità del suo modello
Questo modello di rapporto teologia-scienza è ancora proponibile
Questa sua “teleologia della scienza” evita :
Essa si pone a metà strada tra teologia e scienza:
Critica scientifica
1) L’evoluzione ha una direzione e un verso specifici presenti da sempre nell’universo o sono emersi per caso?
2) Materia e spirito sono da sempre ed in ogni entità due poli di una stessa realtà?
Per lui il punto di partenza del processo evolutivo è la costituzione elementare dell’universo che prende dalla visione corpuscolare della materia del suo tempo e a cui aggiunge però una dimensione spirituale e psichica.
Pertanto egli parla di;
Critica scientifica
Egli dà poi la preminenza alla parte psichica e spirituale, e finisce per dissolvere il materiale nello spirituale; l’inizio e il fondamento materiale dell’universo nella sua fine e nel suo culmine spirituale.
Il suo pensiero si stacca dal materialismo e va verso l’idealismo. In sintonia con Spinoza, Leibnitz, Whitehead e Bergson.
Attualmente si veda Federico Faggin e il suo Irriducibile (riferito alla coscienza).
Critica teologica
La creazione è un processo di unificazione a partire dal molteplice?
Il male e la sofferenza sono solo un effetto secondario?
Il peccato originale è causa o conseguenza del male?
Fascino immutato
Nuovi sviluppi della scienza in vari campi invitano a guardare con fiducia alla sua opera:
La “stoffa” dell’universo può essere attualmente vista come un campo di massa-energia e informazione, tenendo conto che le particelle che costituiscono la materia sono “forme” di energia quantistica, eccitazioni di invisibili campi quantistici.
Se mettiamo ora in relazione il termine “informazione” con i termini “interno delle cose”, “energia radiale”, “coscienza di tutte le cose”, usati da Teilhard de Chardin, il suo discorso non ci appare più solo “mistico” e filosofico, ma anche con qualche legame con la realtà da noi conosciuta attraverso le scienze fisiche.
Fascino immutato
Il suo sforzo apologetico nei confronti della scienza e della cultura scientifica non ha eguali ed è da imitare.
Ogni teologia naturale ha il compito di scoprire ed apprendere quella sapienza a riguardo della vita capace di costruire l’ambiente culturale comune in cui noi viviamo. �Ha il compito di apprendere quella reverenza per la vita che è il primo comandamento che segue dal diritto alla vita
Anche la scienza deve recuperare questa visione sapienziale della natura. Deve cessare di essere quella scienza che al posto dello stupore per i fenomeni ha messo il calcolo economico dei costi-guadagni. Deve divenire una scienza che cerca, guardando la sapienza dei fenomeni, la sapienza umana a riguardo della vita.
Fascino immutato
In lui riappare la figura del Cristo cosmico che era sparita dalla teologia dal VII secolo (Massimo il Confessore).
Nulla esiste nell’universo che sia posto fuori dall’influsso unificatore di Cristo. Un Cristo cosmico che è il traguardo finale a cui converge, in un movimento di crescente spiritualizzazione, l’universo intero.
Dagli inizi dei tempi una sola cosa si sta facendo nell’universo: il Corpo di Cristo.
Un Corpo di Cristo che per lui non si costruisce solo con legami di tipo socio-morale come nella nostra vita sociale, ma attraverso l’intero processo evolutivo cosmico, nella sua fisicità, materialità e organicità. Quindi anche attraverso ciò che indichiamo come “evoluzione naturale”
Fascino immutato
Evidenzia la problematicità legata alla formulazione tradizionale della dottrina sul peccato originale.
Il problema del male non viene eliminato, ma riceve una prima risposta se si assume una prospettiva più globale dell’evoluzione che evidenzia una «direzionalità» preferenziale senza togliere la casualità.
La questione della sofferenza inscritta nelle stesse leggi di natura può essere vista come una conseguenza della necessità di avere un mondo che sia libero di seguire le sue leggi che, se da un lato, sono costituite in modo da portare il mondo verso “il bene” della complessità, della maggiore organizzazione e, in definitiva, verso l’autocoscienza e la libertà dell’uomo, dall’altro lato, producono anche il “male” legato alla sofferenza che questi stessi meccanismo possono produrre.