APPELLO PER IL DIRITTO ALLA CASA e IL DIRITTO ALLA CITTA’

La perenne crisi sociale ed economica aggravata dalla crisi pandemica pone al centro della riflessione e della
mobilitazione politica la questione della casa e del diritto all’abitare. Le risorse di welfare abitativo messe in
campo a livello nazionale e a livello locale, in particolare nelle aree metropolitane cosiddette ad alta tensione
abitativa, si sono costantemente ridotte a scapito di una crescente domanda di sostegno ai costi di locazione
nel mercato privato. Quest’ultimi, in contesti come Milano, sono progressivamente cresciuti alimentando,
una spirale di impoverimento delle famiglie vulnerabili e delle famiglie di ceto medio e medio basso il cui
esito è il serio rischio si essere espulsi dalla città. I dati sugli sfratti rappresentano negli ultimi anni il quadro
desolante degli effetti di queste dinamiche regressive e della mancanza di serie politiche abitative, le quali si
sono rese ancora più esplicite dall’emergenza sanitaria. Il Ministero dell’Interno rileva che la ripresa delle
esecuzioni di sfratto coinvolgerà più di 100.000 nuclei familiari di cui la stragrande maggioranza è costituita
da situazioni di morosità. Tale spirale si coniuga con l’aumento della povertà assoluta. Prendendo come
esempio il dato relativo al 2019 in Lombardia si evidenzia in modo eclatante come tra le famiglie in affitto il
14,6% rientri nella condizione di estrema povertà.
In questo orizzonte critico, l’offerta pubblica non è in grado di offrire risposte concrete al bisogno alloggiativo;
anzi si cronicizza sempre di più il suo carattere di residualità quale strumento di welfare e come disponibilità
di case a costi contenuti. Le politiche di social housing assunte come possibile innovativo modello
d’intervento hanno mostrato la loro debolezza nell’affrontare i problemi che ruotano intorno all’accesso alla
casa. Lo scarso numero di progetti, l’ancora alto costo locativo non certo in linea con una domanda connotata
dalla mancanza di risorse, sono elementi che riducono la portata del loro impatto. Inoltre, nel recente PRRN
non vi è stato nessun altro passo decisivo diretto a contrastare l’esclusione abitativa e a promuovere una
seria politica verso i ceti meno abbienti per garantire il dettato costituzionale e il diritto umano ad un alloggio
dignitoso. In questo panorama si associano due dinamiche importanti che ridisegnano la città: la prima è la
iniqua politica di rigenerazione urbana diretta quasi esclusivamente a creare le condizioni favorevoli per
processi di gentrification; la seconda di perseguire investimenti segnati dal paradigma neoliberista
espressione degli interessi esclusivi dei grandi fondi immobiliari e finanziari. La finanziarizzazione del mercato
della casa è diventato un nuovo modello di business sempre più predominante che delinea un panorama di
esclusione dei poveri e di una città esclusiva per i ricchi.
Questi aspetti interagendo tra loro configurano un quadro del futuro delle città ad alta tensione abitativa
assai poco rassicurante. Il diritto alla casa vede restringersi la sua centralità all’interno del sistema di welfare
mettendo in crisi la natura stessa degli assetti democratici. L’alloggio è, insieme al lavoro, il fondamentale
asse per l’inclusione e l’integrazione dei soggetti deprivati e maggiormente esposti agli effetti cumulativi delle
crisi che si sono succedute. Non è più dilazionabile e differibile una nuova stagione delle politiche abitative.
Il rischio è di ampliare il disagio sociale e di peggiorare la situazione oramai già prossima a un punto di non
ritorno. Non è immaginabile una città orientata al privilegio di pochi, una città in cui si nega la cittadinanza e
i diritti di chi non può permettersi di pagare i crescenti costi alloggiativi.
Si avverte l’urgenza di rimettere in discussione l’egemonia di questo modello e di costruire valide ed efficaci
alternative che possano estendere le possibilità di un rinnovato welfare abitativo che tenga insieme i
tradizionali strumenti d’intervento (costruzione di alloggi pubblici, riqualificazione degli stessi) e ulteriori
strumenti che siano in grado di limitare i danni di discutibili scelte amministrative e dell’inerzia delle politiche.
Le proposte qui avanzate sono un primo ineludibile passo per determinare un drastico e urgente mutamento
dell’azione pubblica e un fondamentale cambio di prospettiva delle politiche nelle aree ad alta tensione
abitativa:
1) Costituzione di un osservatorio permanente sulla casa per monitorare e formulare programmi
d’intervento con la partecipazione delle amministrazioni, dei sindacati, dei rappresentanti delle
istituzioni e della società civile impegnata sul tema della casa; non è immaginabile prospettare misure
efficaci ed efficienti senza questo fondamentale strumento che permette non solo di avere il quadro
delle criticità, ma anche rendere trasparente le dinamiche legate al mercato immobiliare.
2) Attivare politiche pubbliche per contrastare la speculazione sulle locazioni mediante l’aumento delle
risorse di welfare abitativo nelle sue differenti declinazioni, la modifica ai PGT locali focalizzata sulla
domanda sociale, la regolamentazione degli affitti turistici che a partire da Airbnb sottraggono una
parte significativa di offerta e favorire i canoni concordati per limitare gli eccessi del libero mercato.
3) Rilancio dell’Edilizia Residenziale Pubblica attraverso la riqualificazione e recupero del patrimonio, la
programmazione di nuove costruzioni a canone sociale e l’interruzione dei piani di vendita degli
alloggi che mettono una seria ipoteca sulla capacità di risposta amministrativa all’emergenza sfratti.
4) In linea con alcune scelte adottate in Europa è decisivo attivare una politica che vincoli una quota di
alloggi a canoni sociali nella progettazione e realizzazione di nuove costruzioni o dei progetti di
riqualificazione da parte degli investitori privati; in questo caso la concessione di terreni demaniali o
di costruire su determinate aree deve contemplare tale negoziazione;
5) Intervenire per mitigare gli effetti negativi degli sfratti con il ricorso alla loro programmazione e
contingentamento a cui associare l’istituzione di un ufficio Unico Comunale per governare le
assegnazioni e le eventuali emergenze con l’obiettivo di evitare gravi disagi ai nuclei familiari
sottoposti a sfratto e il dramma dell’esecuzione forzata.
PER QUESTO I FIRMATARI DEL PRESENTE APPELLO NEL CONDIVIDERNE LE RAGIONI, ADERISCONO ALLA
MANIFESTAZIONE DEI SINDACATI INQUILINI INDETTA A MILANO IL 25 GIUGNO: “PER IL DIRITTO ALLA CASA -
UNA CITTA’ PER TUTTI” E SOLLECITANO TUTTE LE ISTITUZIONI A DARE RISPOSTE TEMPESTIVE E EFFICACI.
Milano Giugno 2022
Sign in to Google to save your progress. Learn more
Email *
Nome  e Cognome / associazione / ente
Confermo di aver letto la petizione e cliccando su " firma l'appello" dichiaro la mia adesione   *
Required
Informativa: Ti informiamo che i dati da te forniti potranno formare oggetto di trattamento nella misura necessaria al perseguimento dei nostri scopi statuari, nel rispetto della normativa vigente e degli obblighi di riservatezza cui è ispirata la nostra attività. *
Submit
Clear form
Never submit passwords through Google Forms.
This content is neither created nor endorsed by Google. Report Abuse - Terms of Service - Privacy Policy