"Il Capitale culturale. Studies on the Value of Cultural Heritage". Adesione al documento preparatorio per il convegno 2017 su sostenibilità e valutazione delle riviste scientifiche italiane
Recependo la proposta avanzata dai suoi co-editors, il direttore e il comitato editoriale della rivista scientifica multidisciplinare IL CAPITALE CULTURALE. Studies on the Value of Cultural Heritage (http://riviste.unimc.it/index.php/cap-cult) promuovono per l'autunno 2017 un convegno su sostenibilità e valutazione delle riviste scientifiche italiane, coinvolgendo sia l’editoria accademica, ovvero editori e riviste scientifiche, sia la comunità scientifica, a partire dai rappresentanti delle società scientifiche dei diversi settori e aree disciplinari.
L’obiettivo è quello di riflettere sul futuro dell’editoria scientifica italiana a fronte degli attuali criteri di valutazione della ricerca in generale e delle riviste in particolare, al fine di fornire un utile contributo al dibattito sull’internazionalizzazione della ricerca e sulla diffusione dell’editoria italiana a livello internazionale.
Nel contesto attuale la valutazione ha, infatti, un ruolo strategico, soprattutto in Italia in cui il finanziamento della ricerca si distingue in Europa per essere tra i più bassi. Proprio per questo le politiche di valorizzazione della ricerca italiana non possono rinunciare all’obiettivo di far emergere e diffondere le sue specificità attraverso una valutazione efficace ed affidabile.

Partendo da questi presupposti due sono i focus su cui si intende incentrare la discussione:
- il ruolo e le criticità dell’editoria scientifica italiana alla luce delle potenzialità fornite dalla rete e dal digitale, che in assenza di sostegno e indirizzo nazionale sono talvolta male interpretate e valorizzate;
- i criteri adottati per la valutazione delle riviste, con particolare riferimento alle prospettive di sviluppo delle riviste multidisciplinari come «IL CAPITALE CULTURALE».
In merito al primo punto si vuole focalizzare l’attenzione prima di tutto sul ruolo degli editori, in particolare delle University Press, che dovrebbero fungere da sostegno all’apertura della comunicazione scientifica verso l’Open Access e scimmiottano piuttosto, in molti casi, le linee protezionistiche e conservatoriste degli editori storici, sostenuti in questo dall’AIE. In secondo luogo, si vuole portare all’attenzione dei partecipanti l’attuale quadro – confuso e contraddittorio – rispetto alle soluzioni tecniche e gestionali adottate dai depositi digitali di risorse bibliografiche e dalle riviste scientifiche.
Quanto al secondo punto, non trascurabile è l’effetto paradossale dell’attuale divario tra le social sciences e le humanities: se la bibliometria è sempre più presente tra i criteri di valutazione delle riviste nell’ambito delle social sciences, questo metodo di valutazione è ancora poco diffuso nell’ambito delle humanities. Tali differenze si traducono in una diversa valutazione delle riviste multidisciplinari nei settori disciplinari di riferimento, rischiando di creare ulteriori asimmetrie, nella misura in cui l’attrazione di contributi scientifici di qualità aumenta per i settori scientifico-disciplinari in cui si raggiungono livelli più alti nella valutazione. Il rischio, in sostanza, è fornire un’ulteriore spinta a un disciplinarismo autoreferenziale, avulso rispetto alla società e alle tendenze della ricerca più avanzata.
Tra le contraddizioni rilevabili nei processi di valutazione delle riviste, inoltre, va rilevato ad esempio che settori come quelli afferenti alle aree aziendalistiche (SECS-P/07 e SECS-P/08), nonostante siano considerati non bibliometrici, vengono in realtà trattati come se lo fossero. Questo si riscontra sia nei processi di accreditamento delle riviste, sia in sede di definizione delle soglie di accesso dei candidati alle procedure di abilitazione scientifica nazionale. In questo caso, tra i parametri di ammissione si richiede la pubblicazione in riviste di fascia A, creando evidenti e inevitabili effetti di spiazzamento delle riviste italiane, chiamate tra le altre cose ad un percorso di omologazione linguistica.

A tal fine si invitano i partecipanti a condividere le proprie riflessioni e proposte operative sulle seguenti questioni:
- l’individuazione di criteri che permettano di sostenere e valorizzare l’editoria scientifica e nello specifico le riviste italiane nel contesto globale;
- il ruolo e i metodi di valutazione delle riviste (ovvero chi valuta cosa, e come lo fa): affidarsi alle scelte non sempre coerenti e meramente commerciali di due o tre soggetti multinazionali, privati, peraltro editori essi stessi, rappresenta un evidente paradosso. La ricerca scientifica abdica così al ruolo tradizionale di auto-regolazione della sua comunità e preferisce piuttosto farsi orientare da soggetti in evidente conflitto di interessi, lasciati liberi di adottare i criteri di valutazione da loro preferiti e di modificarli a loro unico piacimento. In sostanza, si squalificano così, aprioristicamente, la ricerca e le università, piuttosto di sostenerne lo sviluppo;
- la necessità di individuare da parte dei soggetti a ciò deputati criteri, processi e modalità di valutazione transdisciplinari, che garantiscano un equo e sensato trattamento dei vari settori di cui le riviste multidisciplinari sono rappresentative, valorizzando così l’apporto che una disciplina può dare alle altre su specifici temi;
- l’opportunità di evitare di aggiungere ulteriori etichette e steccati che rischiano di svalutare l’editoria nazionale e internazionale (si veda ad esempio l’etichetta “riviste qualificate” proposta dalla SIMA per le riviste in fascia B e fascia C);
- l’opportunità di una migliore messa a fuoco e del ridimensionamento del fattore internazionalizzazione (ovvero di impatto della diffusione) o meglio di una revisione del suo peso in termini che non siano necessariamente e rigorosamente disciplinari né penalizzanti;
- la valutazione ponderata degli effetti del ruolo dominante della lingua inglese – intendendo la lingua non solo come strumento, ma anche come veicolo di una Weltanschauung –, andando verso l’individuazione di strategie che permettano di valorizzare la ricerca elaborata in ambito europeo, evitando l’appiattimento sui modelli e i codici linguistici anglosassoni;
- la possibilità di revisione dei criteri bibliometrici di valutazione delle riviste, così come attualmente definiti, che portano alla redazione di liste e ranking di riviste sempre diversi e continuamente mutevoli (redatti dalle società scientifiche o dall’ANVUR, ora ai fini della VQR ora dell’ASN), anche in considerazione degli interessi e dei conflitti di interessi insiti nelle valutazioni male impostate;
- la considerazione dello sviluppo crescente di ulteriori metodologie utilizzabili per la misurazione e valutazione delle riviste (es. i registri di riviste e di prodotti scientifici creati e mantenuti dalla stessa comunità scientifica, come DOAJ, l’analisi delle cosiddette Altmetrics, ecc.);
- la seria considerazione dei tempi necessari per l’assestamento del riconoscimento pubblico del valore di un prodotto scientifico, così come degli ostacoli che rischiano di incontrare nel contesto attuale l’innovazione paradigmatica e metodologica e gli approcci di confine tra discipline rispetto all’ortodossia disciplinare;
- la necessità, che si fa sempre più pressante, di investire in azioni di marketing della ricerca, anche nelle fasi successive alla pubblicazione di un prodotto, fino al paradosso di una loro prevalenza in termini di impegno richiesto rispetto alle attività di ricerca.

I sottoscritti condividono l'esigenza di affrontare le questioni proposte

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