CATALOGO

DEI LIBRI VIVENTI

sabato 26 maggio 2018

dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 17.30

COSA

Non scaffali di libri di carta, ma libri viventi, persone.

La narrazione di storie che hanno incontrato il pregiudizio diventa dialogo

COME

Si prenota il libro vivente scegliendolo dal catalogo.

Per leggerlo non serve sfogliare le pagine, ma sedersi ad ascoltare e dialogare

  1. Leggi i titoli e la descrizione
  2. Puoi prenotare in anticipo il libro vivente e l'orario in cui vuoi ascoltare la sua storia inviando una mail a info@biblioteca.concesio.bs.it o chiamando lo 0302751668 (ricorda che il racconto dura 25 minuti), oppure vieni direttamente sabato 26 maggio in Biblioteca e guarda i libri viventi disponibili sul pannello nell'area accoglienza.
  3. Controlla sul sito della biblioteca le prenotazioni

Dal capolinea alla rinascita: Francesca Viaggiavo incessantemente. Mi imponevo ritmi ed obiettivi sempre più elevati. I successi lavorativi non bastavano a colmare le insicurezze, le paure e l’ansia da prestazione, che mi avevano da sempre accompagnato. L’alcol si è inserito in questo quadro, diventando presto un l’eccellente alleato per affrontare tutte le circostanze, felici o infelici, della vita. Un bicchiere dopo l’altro mi sono ritrovata in una tale ossessione alcolica da non essere più in grado di portare a termine la più semplice delle azioni senza bere. Ero arrivata al capolinea. Dovevo cominciare ad occuparmi di me stessa o sarei morta. Ho bussato alla porta di Alcolisti Anonimi e dalla prima sera non ho più toccato alcol. 24 ore alla volta sono trascorsi 28 meravigliosi mesi. Grazie alla frequenza e all’aiuto del gruppo, al nostro prodigioso programma e al servizio, mi sono liberata dall’ossessione alcolica e, un giorno alla volta, 24 ore alla volta, ho ricominciato a vivere. Oggi sono tornata ad essere una mamma, una lavoratrice, una figlia ed una donna responsabile, degna e felice di queste definizioni. Anche nei momenti più difficili. Oggi mi considero rinata. E di questo non potrò mai smettere di ringraziare gli amici del mio e di tutti i gruppi che compongono la meravigliosa, eterogenea e numerosissima famiglia mondiale degli Alcolisti Anonimi.

Dal sogno alla realtà: Agnieszka Qualcuno, una volta, chiamò la mia generazione "le vittime dei cambiamenti sistemici". Non fa piacere apprendere di essere una vittima, soprattutto a vent'anni ormai suonati da un pezzo, ma a questo punto mi viene da pensare se l'andare all'estero costituisse una ribellione dal ruolo di vittima, o piuttosto lo confermasse. Difficile dirlo. Nel momento in cui preparavo lo zaino non sentivo altro che la gioia per i sogni realizzati. Finalmente andavo a scoprire il mondo solo poco tempo prima nascosto dietro la cortina di ferro, conosciuto esclusivamente attraverso i manuali scolastici, i film e la letteratura.Sono passati tanti anni... e mi chiedo: se potessi tornare indietro, avrei preparato lo stesso quello zaino?

Dentro la pazza folla : Simone Un racconto in prima persona di tante giornate sulle strade intorno alla stazione ferroviaria di Brescia, le case di chi vive “senza casa”, in mezzo al flusso dei passeggeri e dei pendolari. Disperazione e speranza, freddo d’inverno e caldo d’estate, solitudine, disorientamento, disagio: una grande varietà di persone, ognuna con la propria storia , le sue peculiarità, le sue delicatezze, che cercano di confondersi e mimetizzarsi in un non luogo, per evitare le domande ma ottenere un aiuto, che si nascondono dietro l’anonimato e cercano la protezione di un ambiente affollato. Simone Zubbi, educatore , descrive le sue giornate la sua vita quotidiana vicino ai binari. Un ruolo che lo colloca fra passeggeri frettolosi e volontari impegnati nel sociale, per svolgere la professione di educatore nel servizio Help Center della Stazione ferroviaria di Brescia, rivolto a persone senza-dimora.

El Gourba, Oltremare : Amine Marocco, fine anni ottanta. Il piccolo Otman vive da subito il trauma della separazione dalla madre zaira, in seguito al divorzio dei genitori. Il bimbo, dopo aver vissuto con la nonna paterna, in seguito alla morte della stessa è costretto a vivere con il padre hammadi, immigrato in italia, uomo dal carattere rude e per nulla interessato al figlio. Ormai tredicenne è costretto quindi a cambiare radicalmente la propria vita, abbandonare casa, anche se il concetto di radici non è mai stato forte per il piccolo, e spostarsi a vivere con un padre violento, che considera la vita del figlio con estrema superficialità. Le giornate, i mesi, gli anni passano nella solitudine e nel disagio. Il giovane Otman riesce a passare l'esame di terza media e nutre il forte desiderio di prendere in mano la propria vita, senza lasciarsi trasportare dall'unica volontà del padre. Comincia così a lavorare e a guadagnare finalmente un briciolo di indipendenza da hammadi. Ebbro di libertà e di vita, Otman entra in un brutto giro... Da qui solo un incontro fortuito potrà salvarlo. E così sarà. Una storia incredibile, di amore, forza, famiglia.

Giù la maschera : Milena Sono stata a Roma tante volte prima del 2008: in gita scolastica, da sola e in compagnia, per studio e per diletto, ma quell’8 giugno di 10 anni fa celebrai la mia rinascita per le antiche strade della capitale, sfilando al mio primo Gay Pride. Il racconto di quel giorno fa da palcoscenico alla storia di una ragazza oggi quarantenne, allora trentenne, che per anni aveva lottato contro se stessa per cercare di essere come la famiglia, gli amici, i conoscenti, l’umanità intera la volevano, o meglio, come pensava che gli altri avrebbero voluto che fosse. E così le fu chiaro, per la prima volta, che essere se stessi e se stesse è la sfida più grande che la vita ci pone, ma nel momento in cui i desideri non sono più sterili attese e le ansie e paure sono spauracchi che si possono arginare, allora tutta la fatica spesa a costruirsi e inventarsi maschere, diventa energia positiva per colorare il mondo.

Io sono lesbica, la mia fidanzata no. Mettersi nei panni dell'altra e accorgersi che sono della misura sbagliata : Cristina Prima di incontrarla, la mia vita scorreva tranquilla tra il mio lavoro, la mia famiglia, le amicizie, il volontariato. Io sono consapevole di essere lesbica dalla mia adolescenza e visibile da sempre. Piano piano nella vita privata, mi sono ricavata una zona di comfort, lontana dai pregiudizi, dagli stereotipi, fatta di libertà e condivisione. Nella mia vita "pubblica", invece, la mia visibilità è diventata un atto politico, il mio lesbismo una questione pubblica, il mio impegno quello di un'attivista senza riserve. Quando è arrivata lei, però, con un passato affettivo fatto di fidanzati ed accettazione sociale, di colpo entrambe ci siamo trovate a dover indossare i panni dell'altra per riuscire a capirci e continuare ad amarci. E così lei di punto in bianco è stata catapultata in un mondo di cui era ignara (quello della minoranza lesbica) senza diritti, oggetto di pregiudizi, discriminazione e invisibilità, privata dell'accettazione sociale e familiare di cui aveva goduto fino a quel momento. Per me, però, un mondo bellissimo, fatto di fantasia, libertà, comunità e pionierismo nella lotta per i diritti e contro tutte le discriminazioni. Contemporaneamente la mia vita privata è stata risucchiata in quel mondo (quello etero omofobo) del quale piano piano, ero riuscita a liberarmi e del quale avevo dimenticato di far ancora parte. Ma quello era il suo di mondo, un mondo che per lei (prima di incontrarmi) era fatto di possibilità, diritti, riconoscimento sociale, modelli da seguire ed un immaginario ricchissimo popolato da tantissime etero storie e etero favole a lieto fine. Una nei panni dell'altra. Panni strettissimi, della misura sbagliata. (Alla fine abbiamo trovato una sarta, ma questa è la fine della storia e non si può anticipare)

Il mio cammino tra fede e omosessualità : Gabriella Da piccola giocavo con il cubo di Rubik: mi piaceva riordinare le facce colorate, anche se spesso componevo degli abbinamenti ed il gioco per me era quello. Sono cresciuta con i miei fratelli, uno mio gemello e l’altro poco più grande di noi. Ero una bambina piuttosto vivace. Mi piaceva molto giocare a pallone, tanto che feci di tutto per diventare il portiere ufficiale del supercondominio dove vivevo. Ero orgogliosa di quel ruolo, del tutto naturale per me nonostante fossi l’unica femmina. L’oratorio era un luogo in cui i miei genitori ci spedivano: la messa della domenica era un momento obbligatorio della settimana, ma a me piaceva andarci perché incontravo le mie amiche e cantavo nel coro alla funzione delle 11. Tutto sembrava stare in equilibrio fino a quando non realizzai che preferivo la compagnia delle ragazze a quella dei ragazzi. La chiesa divenne un luogo complicato e la fede un momento di vergogna e difficoltà. Trovai la mia strada percorrendo altre vie che mi aprirono le porte di una chiesa in ascolto e di un cammino di fede autentica e profonda, in compagnia di altre donne lesbiche come me alla ricerca di un’alternativa possibile.

Il mio viaggio a piedi dalla Moldavia all'Italia : Valentina Nel 2006 ho iniziato il mio viaggio verso l'Italia.  Arrivata in Ucraina con il treno ho poi proseguito a piedi fino a Mestre. Attraversando l’Ucraina, la Slovacchia e l’Austria. Notti di cammino tra boschi e monti, andando incontro al futuro.

Non sarà sempre così : la mia storia di rinascita e riscatto dietro le sbarre : Luigi Celeste raccontato da Anna Luigi ha ventitré anni quando uccide suo padre vuotandogli addosso il caricatore di una Beretta calibro 7,65. Il suo primo ricordo, a cinque anni, è l’immagine di quello stesso uomo che immobilizza sua madre sul letto e le riempie il volto di pugni, spaccandole il setto nasale. Tra questi due momenti c’è tutta una vita, fatta di violenze e soprusi, di interventi dei servizi sociali e di un padre che entra ed esce di galera, tormentando la famiglia con violenze fisiche e psicologiche. Dopo un’infanzia passata scappando dagli istituti, inizia per lui un’adolescenza rabbiosa vissuta con un gruppo di skinhead, dove trova la famiglia che non ha mai avuto. Luigi Celeste arriva all’omicidio dopo una vita di sopruso, solitudine e abbandono. Il suo destino sembra dunque già scritto: cosa sarà, se non un uomo perso? Quale futuro potrà immaginare per se stesso? Viene condannato a nove anni. La sua detenzione passa da San Vittore ad Opera, fino ad approdare al carcere di Bollate, dove incontra un uomo - Lorenzo - che insegna informatica e che crede in lui. In quegli anni Luigi impara l’inglese, studia il diritto tanto da scrivere da solo memorie e ricorsi, ma soprattutto si prepara per una certificazione Cisco, percorso solitamente riservato agli ingegneri: l’obiettivo sembra impossibile per un ragazzo che ha solo la terza media e fuori dal carcere riparava condizionatori d’aria. Ma volontà, impegno, perseveranza e capacità di cambiare le carte in tavola al destino sono gli strumenti grazie ai quali riesce a creare per se stesso una vita che nessuno avrebbe mai creduto possibile. Luigi Celeste ha solo trent’anni ma ha già vissuto due vite. Questa è la sua storia.

Perchè essere felice quando puoi essere normale : Viola Mi diedero il nome di un fiore, lo adoro, ma io assomiglio di più ad un fiume che vuole viaggiare instancabile attraverso stagioni, storie, Paesi. Le mie sorgenti albanesi e comuniste mi avevano convinta che, grazie allo studio, la volontà e la disciplina, tutto si modella e tutto si raggiunge. E così studiai economia mentre scrivevo poesie, ed è così che mi innamorai di una ragazza del sud mentre guardavo i ragazzi, ed è così che il fiume perse completamente la direzione fino a smarrirsi in un bosco buio fatto di dolore e non accettazione, di ricatti affettivi familiari e di codici d'onore disonorati. Avevo solo una scelta per non diventare uno stagno e vivere come sanno fare solo i fiumi: scelsi me stessa.

La porta d’argento : Graziano Se potessi essere un milione di persone diverse, sperimentare le loro gioie ed i loro dolori, le loro paure ed i loro desideri, diventare tutto ciò che vuoi anche solo per poche ore a settimana... Lo faresti? E se ti dicessi che è solo un gioco, come quelli che facevi da bambino, lo troveresti ridicolo? Infantile? Esiste una porta d'Argento nel profondo della tua e della mia mente, una soglia che non varchi da molto tempo e che pensavi di avere dimenticato. Fortunatamente, Lei non ha dimenticato te.

Prete operaio, andata e ritorno da El Salvador : Don Andrea Andare in Centramerica a restituire. Condividere la vita. Tornare per rimuovere le cause...

Una psichiatra di campagna : CarlaIl racconto ci parla di una liceale che vuole diventare medico: durante gli anni di università, quando ancora non ha deciso quale specialità scegliere, un amico le parla di un certo psichiatra, direttore dell’ospedale psichiatrico di Gorizia, che sta liberando i matti, che vuole chiudere i manicomi perché dice che non servono, che sono luoghi di tortura e non di cura. Erano gli anni intorno al 1968 e “ la rivoluzione psichiatrica italiana” esplose all’interno della rivolta giovanile e culturale che attraversò tutta Europa. E fu così che la giovane psichiatra si trovò a lavorare dentro e fuori il manicomio alla ricerca delle storie perse, della vita delle/i pazienti dimenticate/i dentro le mura degli ospedali... Percorse strade, incontrò famiglie, lavorò con i consigli di quartiere e con i consigli di fabbrica, nella convinzione che si dovevano abbattere i muri, smantellare i pregiudizi, usare buone pratiche di cura e, soprattutto, che la vita dovesse riprendere a scorrere per quelle donne e quegli uomini che erano stati marchiati dall’infamia della malattia mentale. Erano anni fertili pieni di idee, di ideale e di entusiasmo: la storia pareva dalla nostra parte...

Il 13 Maggio abbiamo festeggiato i 40 anni della legge 180 o legge Basaglia, la legge che chiuse i manicomi, ma molto resta da fare per la costruzione di buoni servizi, per il superamento dell’emarginazione a cui va incontro chi soffre di disturbi psichici.  Dobbiamo continuare il lavoro iniziato allora con il cuore e l’intelligenza di cui fu capace Franco Basaglia.

Le stelle : Filippo Di notte un uomo guarda il cielo profondo. Più guarda, più stelle compaiono, ché la luce deve andare lontano e tornare ai nostri occhi. L’uomo immagina di unire le stelle con linee diritte, e una linea dopo l’altra riconosce le cose del giorno e le nomina: carro, cane, pesci, cintura. Di notte un uomo col naso all’insù disegna una mappa. Ogni notte, dai tempi dei tempi.

Studiare in una scuola francese a Touba: Modou Una città religiosa fondata da un sant'uomo, capo della confraternita musulmana dei Murid, Serigne Touba, dove i suoi fedeli seguaci attualmente vedono tutto ciò che è occidentale come una prosecuzione del progetto francese di colonizzazione, ma anche di indottrinamento religioso e culturale dell'Africa occidentale in generale e del Senegal in particolare. Noi figli di Touba oggi ci troviamo in questa situazione molto delicata perché non possiamo frequentare la scuola francese, quella ufficiale che forma la generazione futura. E questo, dal mio punto di vista, è una discriminazione tra noi e gli altri.

Tradizioni, traduzioni, movimento : Shafali Vengo dal Nord-ovest dell’India, da Jaipur, la “ città rosa” con 2 milioni di abitanti, meta di turismo e gente che viaggia e sono in Italia per amore. Un amore a lungo cercato. Nel rispetto delle tradizioni indiane il matrimonio doveva essere combinato tra famiglie, pur con l’approvazione degli sposi. Ma la vita mi ha fatto incontrare lui, italiano, e allora i sentimenti hanno avuto il sopravvento sulle abitudini.Da 15 anni in Italia sono arrivata senza sapere niente di questo paese, ma mi sono preparata per la mediazione linguistica: attraverso il significato delle parole e la ricchezza delle due lingue sono in movimento e in sintonia con le mie due culture, anche al servizio di chi è all’inizio di questo cammino di adattamento e comprensione. Il mio libro racconta di un paese lontano, ma affascinante e di un incontro di sentimenti e di cultura, al di là delle differenze e dei pregiudizi.

Il viaggio nell'inferno : Mahama Mi chiamo Mahama Ouattara, sono ivoriano. Sono sfuggito alla morte nel mio paese nel 2016 e mi sono trovato sulla strada per la terra promessa, l'Italia. Un paese di libertà e democrazia. Ho percorso questa strada senza sapere quale destino mi avrebbe atteso, un viaggio pericoloso passando per la Libia dove avrei dovuto sfidare la morte e tanti ostacoli al solo scopo di sopravvivere.

Vota Antonio, vota Antonio! Luca Sono un giovane cittadino che crede ancora nel "bene comune" ed è per questo che ho deciso di mettermi in gioco come amministratore comunale, a servizio della comunità, anche se ciò che si sente in televisione o si legge sui giornali non fa altro che far percepire il "politico" come una persona sempre più distaccata dalla gente