Capitolo Dieci: Correzione di Rotta

Già. È una buona cosa che non mi paghino per assecondarli. Fiamma Sacra, il mio culo!

Fuochi d’artificio.

Pinkie Bell (no, Silver Bell -- dovrei proprio pensare a lei come Silver Bell) li chiamava fuochi d’artificio; li aveva conservati per quando la sua collezione nel Museo Pinkie Pie non fosse stata completa. Ovviamente. Se sei intenzionata ad indire una “festa per finire le altre festehai bisogno dei fuochi d’artificio.

“È quello che penso che sia?” mormorò Railright, fissando dalla porta aperta del fienile lo strano oggetto colmo di colori pulsanti e cangianti. Per nulla desideroso d’entrare. All’esterno, oltre a lui, potevo vedere Ditzy Doo che aiutava la puledrina col vagone delle consegne (“Consegno Assolutamente Tutto!” era inciso sulla fiancata, assieme alla costellazione di cerchi che, supponevo, era il logo del pony ghoul).

L’Osservatore era nuovamente ricomparso. Una robofatina aveva silenziosamente vagato nella fattoria nel pieno della notte. L’Osservatore vegliava su di noi. Il mio appena un po’ inquietante estraneo guardiano. Era stata necessaria molta meno persuasione per convincere l’Osservatore a contattare nuovamente Ditzy Doo per avere aiuto. Forse era perché l’avviso di Velvet Remedy era ancora fresco nella mia mente e l’avevo chiesto cortesemente, questa volta, per favore. Più probabilmente perché l’Osservatore era completamente impazzito nell’attimo in cui avevo condotto la robofatina nel fienile.

La reazione colma di panico dell’Osservatore alla vista dell’oggetto era stata inaspettata ed inquietante. Piuttosto diversa dalla raffinata crisi di Velvet Remedy quando aveva incontrato Ditzy Doo. Quando le ebbi assicurato che la ghoul era un’amica e non una famelica pony zombie come la mandria che ci aveva inseguito il giorno prima, Velvet aveva sorriso e si era comportata in modo perfettamente cortese. Ma stava ancora mantenendo le distanze e lanciava alla ghoul occhiate terrificate. Penso che la pony medico dentro di lei stesse avendo una reazione allergica alla semplice esistenza dei pony ghoul.

Io avevo atteso l’arrivo del personale di Ditzy Doo. Silver Bell aveva bisogno di aiuto, e noi non potevamo offrirglielo da soli. Vi era un posto a Manehattan che avrebbe forse potuto aiutare la povera puledrina, se ancora esisteva. Ma come il mio oh-così-sfortunato viaggio nelle Terre Devastate d’Equestria aveva già dimostrato, era fin troppo pericoloso trascinarsi dietro un pony come Silver Bell. Aveva bisogno di amore e conforto, sicurezza e terapia prolungata. Vagare per le terre devastate non glielo avrebbe concesso, ed un altro incontro ostile avrebbe potuto segnarla in modo ancora peggiore. Mi preoccupava che il suo dolore e le sue ferite potessero essere già troppo gravi per guarire. Non potevo rischiarlo. Ed in mancanza di alternative, Nuova Appleloosa era l’unica vera e propria opzione che vedevo. E con quel che sapevo di Ditzy Doo, sarebbe stato difficile trovare un’altra pony in grado di aiutarla, eccettuato un pony psichiatra professionista. E sapevo che Dizy Doo avrebbe tenuto veramente a lei.

Non mi ero aspettata che Railright arrivasse sul vagone. E per quanto mi fosse sembrato gradevole in precedenza, qualcosa a riguardo di quella visita parve malaugurante.

Gli diedi le spalle, voltandomi verso lo strano oggetto, attenta a guardare appena al di sopra e di lato, piuttosto che proprio sulla superficie in movimento.

Già.” Calamity sostava appena all’interno del fienile, dopo aver aperto la porta. Anche lui rifiutava di avvicinarsi ulteriormente, per quanto a causa di una ragionevole attenzione piuttosto che di volgare paura. Quella è una bomba al fuoco magico.”

Pinkie Bell teneva megaincantesimi inesplosi nel suo fienile.

Come fuochi d’artificio.

***        ***        ***

Pilastri di pura luce solare forarono l’aria attraverso centinaia di piccole aperture nell’onnipresente velo di nubi. Era come la notte nella quale uscii per la prima volta dalla Scuderia Due, solo che, al posto di un imperscrutabile abisso punteggiato di stelle, quello che si vedeva oltre era un cielo del blu più splendido. Desideravo così ardentemente quel cielo. Ma le aperture si richiusero rapide come si erano aperte. Per mezzogiorno il velo grigio sarebbe stato nuovamente solido.

Ditzy Doo aveva avvolto Silver Bell in una coperta e si stava fissando sulla parte frontale del vagone con maturata abilità. Mi colse a guardare e sorrise di rimando, con uno dei suoi strani occhi che roteava verso l’alto. Tentai di non tremare alla sua vista, e le diedi il mio miglior sorriso di rimando. Poi lanciai uno sguardo appena rimproverante in direzione del carico di barili vicino ai quali Velvet Remedy stava cercando di rimanere senza nascondersi realmente.

Cosa diamine pensate di fare con quella cosa?” Calamity stava chiedendo a Railright mentre si allontanavano dal fienile. “Suggerirei di farci crollare addosso il fienile, ma potrebbe farla esplodere. Diamine, per quel che ne sappiamo anche muoverla potrebbe farla esplodere!”

Railright nitrì. “Non ne ho idea.” Alzò uno zoccolo per bloccare Calamity. “Ti dispiace se scambio due parole con Littlepip? In privato?”

Calamity scrollò le spalle e trottò verso Ditzy Doo. Railright mi si avvicinò. Il mio senso di disagio crebbe.

Sai, se continui a mandarci gente, dovremo costruire una città più grande.” cominciò distrattamente, ma percepii un tono severo di sottofondo.

Beh, spero di liberare molti altri pony dagli schiavistiammisi, pensando ancora una volta a Fillydelphia. “Ma li sto mandando a voi solo perché siete la gente più gentile ed onesta che io abbia incontrato fino ad ora.In tutta onestà, cominciavo a sentirmi un poco a disagio nel mandare dei pony a vivere in una cittadina che era famosa per il traffico di schiavi. Speravo solo che l’influsso delle storie dei prigionieri maltrattati dagli schiavisti potesse ribaltare le loro vedute.

Non fraintendermi. Ammiriamo quello che stai cercando di fare. Tu sei là fuori a salvare delle vite, e di questo non c’è nessuno che se ne lamenti. Gli daremo una buona casa, e faremo in modo che la puledrina e tutti gli altri dalla vecchia Appleloosa siano trattati bene.

Ecco che arriva, pensai.

Ma...” Railright fece una smorfia. “Siete tutti avventati e pericolosi. Avete fatto massacrare sei dei nostri migliori pony ferrovieri, alcuni dei quali erano miei amici da più tempo di quanto possa ricordare. Avete distrutto uno dei pochi treni funzionanti, ed avete praticamente dato fuoco ad ogni relazione pacifica che Nuova Appleloosa potesse intrattenere con gli schiavisti. Ora dovrò mettere più pony di guardia sulle mura e dovremo inviare più guardie con le carovane. Onestamente, mi chiedo se abbiamo abbastanza munizioni in città nel caso in cui dovessero decidere di vendicarsi per quello che voi avete fatto.

Mi sedetti sui miei fianchi, le orecchie basse. Il mio cuore stava sprofondando.

“Quindi mi dispiace di dovervelo dire... mi dispiace davvero... ma non siete più propriamente i benvenuti a Nuova Appleloosa.” Tentò di rendere il colpo meno duro. “Almeno, non per un bel po’.”

Mi sentii un poco intontita.

Railright lanciò uno sguardo oltre il proprio fianco, dove Ditzy Doo e Calamity stavano battendo i loro zoccoli, trattando sulle merci saccheggiate che avevano cominciato a pesarci nelle nostre borse da sella. Railright tornò con lo sguardo su di me. “Ditzy Doo è stata dannatamente insistente nel voler continuare a commerciare con voi. Ma l’ho convinta a condurre i suoi affari con voi fuori dalle porte.”

***        ***        ***

Il soffitto di nubi si era completamente richiuso, rigettando nuovamente le Terre Devastate d’Equestria nel loro triste grigiore. Velvet Remedy e Calamity mi erano trottati davanti, lanciati in una discussione sui testi delle canzoni; Velvet aveva, in qualche modo, convinto Calamity a provare un duetto con lei.

Il mio cuore pareva piombo, ma fui sorpresa che le notizie di Railright non mi avessero ferito molto di più. Non mi sentivo come se mi avessero tolto il pavimento da sotto i piedi. Nella mia mente non avevo creato veri e propri legami con Nuova Appleloosa, eccettuato forse un amichevole rispetto per l’autrice della Guida alla Sopravvivenza nelle Terre Devastate. Non avevo mai considerato l’idea di farne la mia casa, in particolare non dopo aver appreso perché Calamity avesse rifiutato di farne la sua. Pertanto non ero più alla deriva in quel momento di quanto non lo fossi stata l’ultima notte.

Controllai il mio PipBuck. La sua mappa automatica aveva diverse nuove locazioni indicate ora, inclusa quella verso la quale stavamo viaggiando: Manehattan. Calamity aveva barattato piuttosto bene, ottenendo per noi rifornimenti medici, cibo, borracce e perfino munizioni per la Piccola Macintosh; aveva anche ottenuto di poterci far guardare alcune delle mappe di Ditzy Doo e di registrarne le informazioni sul mio PipBuck. Era da quelle mappe che avevo ottenuto gli indicatori per Manehattan (che era a meno di una settimana di trotto) e Fillydelphia (che non lo era). La fattoria Bell possedeva un piccolo depuratore d’acqua, che ci aveva permesso di riempire le nostre borracce per la lunga marcia.

Silver Bell si stava lasciando dietro il suo Museo Pinkie Pie. Le avevo chiesto, con molta delicatezza, il permesso di guardare la sua ricetta per le Ment-ali Party-Time. Ora era archiviata nel mio PipBuck. Per un qualche motivo non ritenni opportuno parlarne ancora agli altri.

La stanchezza cominciava ad esigere il suo scotto su tutti noi. Non avevamo dormito, rimanendo con Silver Bell fino all’arrivo di Ditzy Doo. Perfino quando la puledrina aveva cominciato a gridare in un sonno colmo di incubi eravamo rimasti vigili.

Nella distanza potevo vedere una sottile torre bianca innalzarsi verso il cielo, così alta da forare le nubi. Una parte di me era fortemente tentata di deviare nella sua direzione, solo per poterle dare un’occhiata, ma era lontana diverse miglia ed avrebbe aggiunto molte ore al nostro viaggio.

Piuttosto cercai di saziare la mia curiosità con una piccola serie di edifici davanti a noi. Trottai più rapidamente per raggiungere Calamity e Velvet.

Velvet Remedy si era presa una pausa dalla sua scrittura di canzoni, tormentata da una domanda, “Calamity, se i pegasi vivono sulle nuvole, cosa mangiano?”

Calamity rispose con leggerezza, “Oh, coltivano il loro cibo lassù.” Lui la guardò, “Non hai mai sentito parlare di semina delle nuvole?”

Velvet Remedy lo fissò. A beneficio di Calamity, bisogna dire che era riuscito a mantenere un’espressione seria per diversi attimi prima di sogghignare.

Velvet ridacchiò. “Molto divertente. Bene, avete i vostri segreti. Ma un giorno mi aspetto una vera risposta.”

Tentai di far levitare i miei binocoli ed osservare più accuratamente gli edifici, ma fui appena in grado di aprire le mie saccocce prima che il mio incantesimo si esaurisse. Per la grazia di Luna, avevo bisogno di dormire.

Calamity si levò in aria, lanciandosi in avanti per eseguire una passata aerea sopra alle strutture. Tornò indietro, con espressione cupa. “Razziatori.”

***        ***        ***

BLAM!

Un’altra pony razziatrice cadde, gran parte della sua testa sparsa sul muro dietro di lei, mescolata coi graffiti. Tornai ad abbassarmi dietro al carretto di mele (le mele erano marcite da tempo ed i razziatori avevano iniziato a decorarlo con teschi di pony). La Piccola Macintosh aveva ancora due colpi. Io avevo più proiettili, ma non ero sicura di come ricaricare senza affidarmi alla mia magia. Era già abbastanza strano far fuoco con l’arma tra i denti.

Velvet Remedy si accucciò al mio fianco, curando una ferita sul fianco di Calamity. A suo beneficio bisogna dire che aveva effettivamente tentato di parlare con i razziatori. Loro avevano risposto al suo saluto con alcuni suggerimenti estremamente perversi, dei quali almeno uno aveva a che fare con la necrofilia. Quello era stato il momento in cui Calamity aveva cominciato a sparare ai pony che avevano preso posizioni di cecchinaggio sui tetti.

Agganciami al carro,” ordinò Calamity.

Prego?” , Velvet lo guardò dubbiosa.

Calamity diede un colpetto con lo zoccolo al carretto delle mele. “Invece che nasconderci dietro ad esso, usiamolo. Agganciamici e montate su!”

Guardai fra il carro e Calamity. “Aspetta... vuoi dire che ci trainerai in aria mentre noi spariamo? Puoi farlo?”

Eggià.”

Strabuzzai gli occhi. Sarebbe sicuramente stato un combattimento da romanzo. Annuii a Velvet e lei cominciò a legare Calamity al vagone.

Poco dopo eravamo in aria. Era esilarante. Il vento che soffiava sul mio manto, il terreno che non mi tratteneva più. Era come cadere, solo più divertente. Un poco terrificante, ma divertente.

“Non dimenticarti di rispondere al fuoco!” gridò Calamity, rendendosi conto che io ero rimasta catturata dall’esperienza. Il proiettile di un pony razziatore colpì il fondo del vagone. Sospettai che non fosse stato il primo. La mia mente tornò alla battaglia e presi la mira.

BLAM!

Un altro pony razziatore cadde. Ne allineai un terzo con il mirino e diedi un colpo di lingua al grilletto. Il mio bersaglio cadde, col sangue che si accumulava in una pozza sotto di lui. Era fin troppo facile.

Solo in quel momento ebbi bisogno di ricaricare o cambiare le armi. Il fucile da combattimento sarebbe stato inutile a quella distanza, ed avevo perduto quello da assalto nella battaglia sul treno. Ciò mi lasciava con il fucile da cecchino, un’arma così grande da richiedere la telecinesi od un supporto per poter fare fuoco. Osservai il carretto, supponendo di potermi appoggiare sulla sua balaustra.

“Whoa!” Calamity gridò mentre il cielo si riempiva di proiettili, uno dei quali giunse quasi a rigare la sua bardatura da combattimento. “Fastidiosi parassiti! Lil’pip, vedi se riesci a colpire quello nascosto dietro alle casse della posta. Mi avvicino così avrai una linea di tiro pulita.”

Allineai il fucile da cecchino fissandolo come meglio potevo, poi presi la mira mentre Calamity faceva voltare il carretto. Vidi una unicorno razziatrice, una brutta giumenta con solo tracce di viola rimaste nella sua criniera. Era quasi del tutto protetta dietro alla serie di cassette postali, intenta a far levitare una carabina d’assalto dotata di mirino, un notevole miglioramento rispetto al fucile d’assalto che avevo usato in precedenza. Trattenni la mia lingua fin quando la manovra di Calamity non mi diede la possibilità di un buon colpo.

La razziatrice emerse quasi completamente in vista, scatenando una pioggia di proiettili in nostra direzione. Scivolando nel nirvana di mira del SATS notai appena il grido di Calamity mentre tirai il grilletto con la lingua, mandando la razziatrice a farsi giudicare dalle Dee.

Percepii il vagone inclinarsi pericolosamente. “Calamity!” gridò Velvet Remedy dietro di me. Il vagone ruotò violentemente in aria.

Ansimai. Calamity era stato colpito proprio alla sua ala destra! L’ala stava perdendo sangue e lui mormorava in preda all’agonia mentre tentava di mantenere stabile il vagone. “Mi dispiace, gente,” mugugnò dolorosamente. “Potreste tutti quanti percepire qualche turbolenza...” Il vagone si abbassò di un metro e mezzo, destando un grido sia in Velvet che in me. Calamity si riprese dalla caduta, trainandoci verso l’alto, tentando di raggiungere il tetto dell’edificio più integro.

Ce la fece. In gran parte. Il mio amico si schiantò violentemente sul tetto, scivolando lungo le tegole rotte, mentre il vagone si abbattè poco sotto di lui con un pessimo angolo ed una delle ruote si staccò, scagliando me e Velvet Remedy in aria. Mi trovai di nuovo a volare, nel genere di caduta non divertente. Colpii una volta il tetto rimbalzando ed il dolore avvampò nella spalla, e volai in un mucchio di casse e scatole di munizioni (con le prime che si infransero all’impatto).

Guardai in alto per vedere il carretto delle mele rotolare sopra Calamity, volando oltre l’orlo del tetto con un sonoro schiocco, e procedendo oltre il bordo, trascinandosi dietro il mio amico! Il sangue dalla sua ala colpita macchiava il tetto. Il pegaso ferito ansimava e scalciava all’esterno con le sue gambe, afferrandosi al bordo del tetto ed interrompendo la caduta. Si fermò, tremante, con il peso del vagone che lo trascinava tramite l’imbragatura, quasi del tutto intatta. “Aiuto!”

Velvet Remedy brontolò nelle vicinanze. La fortunata giumenta era riuscita ad atterrare di ventre su di un bel materasso soffice - il letto di un razziatore (a ripensarci, forse, non era stata così fortunata). Mi rialzai sugli zoccoli, lamentandomi per il dolore delle schegge e dei frammenti e della brutale escoriazione alla mia spalla, e scattai verso Calamity. Velvet mi galoppò oltre, con le sue zampe più lunghe che la portarono vicina al fianco del pegaso, dove cominciò a mordere l’imbragatura tesa. Mi unii rapidamente a lei. Calamity grugnì.

Dopo solo pochi ma lunghissimi secondi, recisa l’imbragatura, il carretto cadde lungo il fianco dell’edificio, infragendosi sul marciapiede sottostante.

***        ***        ***

Velvet Remedy si inginocchiò sul materasso (che aveva tentato di rivoltare su di un lato meno orrendamente macchiato, solo per esserne dissuasa dalle colonie di insetti che vivevano al di sotto), e contemplò la sfera della memoria che avevamo trovato fra i resti della Ditzy Doo Consegne. Non l’aveva ancora effettivamente attivata.

Velvet si era occupata della pulizia e della cura dell’ala ferita di Calamity al meglio che poteva per poi avvolgerla in bende curative, assicurando il pegaso che sarebbe stato pronto a volare nuovamente il mattino successivo. Presumendo, ovviamente, che seguisse il suo suggerimento e rimanesse con gli zoccoli per terra, prendendosi un po’ di riposo.

Similmente, aveva medicato il resto delle nostre ferite con pozioni curative e misture. Ancora una volta, le nostre scorte mediche erano calate ben più di quanto avremmo voluto; ma contavo sul saccheggio degli edifici. Sicuramente i razziatori dovevano averne accumulate un po’.

Vi era una botola più sotto, nell’edificio. Pochi attimi dopo che avevamo allentato il carretto delle mele ne era emerso un singolo pony razziatore, armato di un rastrello metallico i cui denti erano stati affilati come artigli letali. Cadde per un doppio colpo della bardatura da combattimento di Calamity. Perfino sull’orlo del collasso Calamity era ancora un tiratore perfetto.

“Perché una bomba al fuoco magico?” domandai mentre recuperavo il mio fucile da cecchino, tentando di rimetterlo all’interno della sua fondina senza l’ausilio della levitazione (risultò che ricaricare i proiettili nella Piccola Macintosh era perfettamente entro le mie capacità, ma solo fin quando avessi tenuto la pistola con la bocca).

I miei compagni guardarono entrambi verso l’alto, allarmati. Io chiarii, “Intendo, perché era una bomba? Pensavo che i megaincantesimi venissero scagliati.”

Calamity, che si era rannicchiato vicino alla botola del tetto, al tempo stesso riposando e montando la guardia, rispose, “Gli unicorni scagliano incantesimi. Le zebre non lo facevano. Mescolavano i loro incantesimi all’interno di pozioni, filatteri e feticci. I loro megaincantesimi erano od innestati in missili incantati, come quello che cancellò Cloudsdayle, od introdotti nei centri abitati e fatti esplodere, come la bomba al fuoco magico che annientò Manehattan.”

Annuii a quelle parole e mi concentrai sul prelevare munizioni dalle cassette dei pony razziatori. Una cassa chiusa a chiave mi fornì diverse granate. Non male.

Guardando Calamity domandai, “Pronto ad affrontare l’edificio?” Speravo che tutti i razziatori fossero già stati sistemati e che potessimo saccheggiare liberamente. Ma si trattava probabilmente di un semplice desiderio.

Calamity annuì, rialzandosi sugli zoccoli. Velvet Remedy si alzò, superandomi in direzione della botola. Io mi allungai e morsi l’estremità della coda di Velvet Remedy (tentando di non pensare al suo sapore) e la superai trottandole oltre. “Stai qui,” sussurrai. “Lasciaci prima andare in esplorazione.” Velvet nitrì lievemente in mia direzione, non apprezzando, ma si fermò.

Calamity addentò la maniglia della botola e batté le ali (ricevendo uno sguardo carico di disappunto da Velvet Remedy), aprendola. Fummo salutati dalla luce tiepida ed irregolare e dal fumo acre di barili di rifiuti bruciati. Accucciandomi mi avviai verso le scale. Calamity mi seguì.

Vi erano tre pony razziatori all’interno, barricati ed in nervosa attesa che noi ci mostrassimo. Feci segno a Calamity di arretrare, poi tornai indietro io stessa. Un attimo dopo, mandai diverse delle mie nuove granate a salutarli.

Oh cazzo!” giunse una voce da sotto, seguita da tre rapide esplosioni, poi un silenzio spezzato solo dal suono dei resti cadenti.

Strisciando nuovamente verso il basso trovai tre corpi sanguinolenti ed un dannato casino. Il resto dell’edificio era libero da razziatori, per quanto Calamity avesse dovuto tagliare alcuni fili tesi e “disarmare” un grappolo di granate che pendevano al di sopra della porta frontale prima che io potessi essere pronta a dichiarare l’edificio sicuro per il saccheggio (tristemente, né Calamity né io avevamo il genere di abilità con esplosivi e trappole da permetterci di recuperare le granate in sicurezza. Il disarmo del grappolo di granate fu compiuto a distanza, e comportò il lancio di un secchio ed un bel po’ di corsa).

Tornai verso le scale, invitando Velvet Remedy a scendere.

“Oh, posso scendere ora? Che gentile.” Velvet mi concesse un’espressione pacata e mi trottò oltre.

Merda.

Al di sotto, la sentii trattenere il respiro alla vista del massacro. Chiusi gli occhi, mugugnando, poi li aprii e le camminai appresso.

***        ***        ***

Gli edifici includevano un ufficio postale, un negozio di generi alimentari ed un Centro di Reclutamento per l’Esercito Equestre. L’ultimo aveva subito un colpo diretto, rimanendo composto da solo due muri, uno dei quali ancora mostrava un grosso manifesto di reclutamento. (“Puoi essere anche tu un Ranger d’Acciaio!” asseriva, con l’immagine di un pony visto di spalle... od almeno una forma vagamente simile ad un pony in armatura completa visto di spalle; aveva anche una lampada accesa sulla fronte, e torreggiava su di una distesa segnata da rocce e cosparsa di zebre morte ed insanguinate). Il resto dell’edificio era collassato nel cratere sul fondo.

Noi avevamo effettuato il nostro atterraggio di fortuna sul tetto dell’ufficio postale. Si rivelò essere il più degno di essere saccheggiato, poiché i razziatori vi avevano immagazzinato di tutto, dalle stecche di sigarette ai più vari e disparati elementi che avrei potuto adoperare per costruire una pistola ad aghi avvelenati. Nessuna fornitura medica, tuttavia. Quello fu un duro colpo.

Il negozio di alimentari era stato da tempo saccheggiato di tutto il suo cibo ed i razziatori ne avevano trasfmormato l’interno nel loro accampamento; i corpi sventrati delle loro vittime pendevano dal soffitto in mezzo a materassi luridi e ciotole colme di cibo disgustoso. Graffiti pornografici e blasfemi coprivano ogni cosa. Velvet aveva insistito per entrare nel negozio di alimentari nonostante i nostri avvertimenti, ma ne fuggì rapidamente, andando a vomitare in una delle cassette delle lettere sull’altro lato della strada.

Trottando presso l’unicorno raccolsi la carabina d’assalto con i denti e faticai per riporla nelle mie borse da sella, prima di darla vinta all’arma e portarla attorno al collo sulla stessa tracolla delle borracce. Calamity aveva alleggerito gli altri pony razziatori di armi e beni, lasciandogli le loro bardature; ora stava facendo a pezzi le loro armi da fuoco, costruendone di migliori con le parti più sane. Trottai in sua prossimità per guardarlo; avevo fatto la stessa cosa tempo prima, ma lui era decisamente più bravo.

Velvet Remedy, apparendo un poco più stanca per la fatica, mi chiamò mentre si avvicinava trottando. “C’è una cassaforte nel cratere che sembra ancora intatta, cara. Vuoi fare un tentativo?” Le lasciai aprire la strada.

Misericordiosamente, usare forcine e cacciavite era ancora una mia abilità. Mentre tentavo di scassinare la serratura, domandai a Velvet, “Abbiamo bisogno di un posto per riposare. Cosa ne pensi di dormire qui?”

“In una città di razziatori?” domandò incredula. “Hai visto il loro décor? Oltre ad essere incredibilmente disgustoso è anche eccezionalmente malsano. Ho un mezzo sospetto che siano stati bersagli così facili perché erano inabili per le malattie. Senza offesa.”

Nitrii lievemente e mi concentrai sulla cassaforte.

“Senza contare che ce ne potrebbero essere altri là fuori intenti a... razziare. Vuoi davvero essere addormentata quando torneranno?”

Aveva una buona ragione. Per quanto fossi stanca, quello era un posto orribile per riposare.

La cassaforte si aprì con uno scatto. Guardando all’interno, vi trovai un altro StealthBuck ed una copia di Tattiche di Infiltrazione Zebra[1] (“Conosci il Tuo Nemico!”), così come diversi documenti usurati dal tempo ed un certo numero di granate che brillavano di energia magica. Un messaggio registrato rintanato sul fondo. Lo caricai nel mio PipBuck e l’ascoltai.

“Ti mando uno dei dispositivi recuperati sulla Cresta Spaccazoccolo. L’intelligence ci suggerisce che le zebre abbiano sviluppato dei feticci per incantesimi di invisibilità, ma questo sembra qualcosa di sviluppato dal Ministero della Magia. È perfino compatibile con i PipBuck. Detesto dirlo, ma pare che ci siano traditori tra le nostre fila. Se qualcuno nell’MSA sta contrabbandando tecnologia arcana con le zebre, la Principessa dovrà agire.”

Nessuna voce che riconoscessi, ma si trattava del terzo Ministero che ora conoscevo per nome. Terzo di sei. Sei eroiche migliori amiche; sei Ministre. Il Ministero della Morale ed il Ministro della Pace erano i soli altri di cui sapessi qualcosa... ma lo erano? No, ve ne era un altro, per quanto non ne avessi appreso il nome. La statuetta arancione in impennata era chiaramente una delle edizioni limitate di artefatti magici dei quali Pinkie... no, Silver Bell, ci aveva parlato. Il cutie mark con tre mele era identico, nel disegno, all’impugnatura della Piccola Macintosh. Il fatto che potessi idealmente disegnare una linea da una delle eroine guardiane ad una fabbrica d’armi sorvegliata da robot dalla forma di pony con cervelli organici mi fece inorridire un poco. Avevo la sensazione che non avrei apprezzato molto ciò che dovevo apprendere riguardo quei Ministeri.

Per lo meno il Ministero della Pace sembrava benigno.

***        ***        ***

Una serie di curve di binari tracciava le colline ondulate e rocciose, incrociando il nostro sentiero e costringendoci a cominciare a percorrerli. Non si trattava esattamente della direzione giusta ma vi era vicina, e sospettavo che i binari avrebbero lentamente svoltato conducendoci probabilmente verso Manehattan. Inoltre la strada aveva il beneficio di essere relativamente piana. Tutte quelle colline mi stavano confondendo.

“Non più una vita in questa gabbia dorata,” Velvet cominciò a cantare. “Incatenata a quel che dovrebbe essere. Sono pronta a lasciare questo palco; è ora per questo uccello di volare libero.”

“Sono stato accecato perché ho chiuso gli occhi,” Calamity si aggiunse. La sua voce non era al livello di quella di Velvet Remedy, ma riuscì a sostenere la melodia sorprendentemente bene. “Vedendo solo ciò che mi han detto di vedere. È ora di alzarsi e scuotersi via le bugie; infrangere le regole, spalancare le ali ed andarmene!”

Wow. Per la seconda volta in quella mattina mi sedetti sui miei fianchi, con la bocca spalancata. Velvet Remedy e Calamity continuarono con la loro canzone, ignari del fatto che io mi fossi fermata, fissandoli. Mi rialzai in piedi e trottai per riguadagnare terreno.

Vi era una parte del mio spirito che stava semplicemente zampillando felicità, nel vedere i miei amici a quel modo. Una parte della mia mente era in costante gioia nel sentire Velvet scrivere una nuova canzone. E vi era una parte di me, noiosamente tipico dei pony di terra, che insisteva su come i due stessero annunziando della nostra presenza ogni cosa nelle vicinanze. Sospettai che Velvet Remedy non se ne fosse accorta -- sebbene fosse stata nelle terre devastate per più ore di me, aveva una minore esperienza nell’attraversarle; e la sua mente sembrava incline a pensare diversamente. Calamity, d’altro canto, probabilimente non se ne dava peso. Non vi erano molte minacce là fuori dalle quali lui non potesse semplicemente volare via, e supposi che talvolta dimenticasse di stare viaggiando con due pony legati al terreno.

Ignorai accuratamente quella parte di me. Per ora, la canzone stava aiutando le mie zampe a funzionare. 

Mentre aggiravamo una collina ripida, la canzone di Velvet Remedy e Calamity raggiunse una fine improvvisa. “Non ho ancora idea di cosa fare per la transizione,” Velvet ammise, un poco imbarazzata. “Ma il ritornello è forte.”

Calamity fu daccordo, avendo oramai cominciato ad amare il progetto. Spalancando le ali, si involò rapidamente per atterare su di un’alta roccia che emergeva dall’apice della collina, poi si acquattò. “C’è qualcosa più avanti” volò attentamente in basso verso di noi. “C’è un gruppetto di pony raccolto attorno ad un mucchio di veicoli ammassati assieme.” Calamity controllò la carica sulla sua sella da battaglia. “Potrebbero essere razziatori...”

Potrebbero?” domandai allarmata.

Calamity fece una pausa, arrossendo. “Si... beh... um, meglio avvicinarsi con cautela. La prudenza non è mai troppa e tutto il resto. Per fortuna non ci hanno ancora visti, quindi...”

“Ne sei sicuro, pony?” disse una voce stridula nell’aria al di sopra di noi. La grifone corazzata calò di fronte a noi, in posizione da battaglia -- gli artigli erano affilati come rasoi, una cicatrice irregolare andava dal suo becco a dove un tempo doveva essere stato il suo occhio destro, un fucile a pompa ad energia magica con tre canne infoderato in una fondina ad estrazione rapida sotto il suo torace.

***        ***        ***

La grifone sfregiata si chiamava Gawd, e noi eravamo i suoi “ospiti”. Lo ammetto, la trovai... impressionante.

Gawd ci guidò lungo i binari verso quella che il mio PipBuck aveva marcato come Giunzione R-7. Il “mucchio di veicoli” di Calamity si rivelò essere un vecchio treno arrugginito unito ad una serie di vagoni, che formavano una barricata sui binari. I vagoni del treno erano strani -- non avevo mai visto carri per il trasporto del bestiame prima. Le ruote della motrice erano scomparse. Dalle spire di cactus che vi crescevano sopra, la Giunzione Sette non doveva aver visto traffico da almeno un decennio.

I pony avevano convertito il treno intrappolato in una postazione di guardia. Lamiere di metallo arrugginito costituivano baracche che si appoggiavano al mucchio di vagoni. Dalla puzza di fogna, la vecchia stazione di cambio sul lato opposto era il loro gabinetto. Velvet Remedy si coprì il naso con uno zoccolo, con gli occhi umidi.

Calamity mi notò occhieggiare verso i carri bestiame. “Ho sentito storie di schiavisti che li usavano per trasportare gli schiavi per lunghe distanze sui binari,” borbottò, aggiungendo poi, dopo averci pensato un attimo: “Non ne ho mai visto uno con i miei occhi, però.” Considerando le dimensioni del carro, e poi il numero di pony sul treno, il conto mi colpì: si trattava di un bel po’ di schiavi!

D’altro canto, quei pony non stavano certamente adoperando il treno per comprare e vendere altri pony. Erano vestiti della stessa corazza di fortuna che avevo preso dai razziatori, ma un’occhiata più accurata rivelò che molti di loro portavano armi ad energia magica di un qualche tipo. E mentre ci avvicinavamo molte di quelle armi ci venivano rapidamente puntate addosso.

Le mi orecchie si abbassarono, mentre ricordavo uno dei pony ferrovieri vaporizzarsi, lasciandosi dietro solo della scintillante cenere rosa. Mi resi conto solo in quel momento che avevo visto quello stesso effetto il mio primo giorno all’aria aperta -- la robofatina controllata dall’Osservatore aveva usato un’arma simile sul paraspiritastro (quindi, forse, le robofatine non erano di completo design di pony di terra, dopo tutto). Nonostante la situazione mi lanciai in voli pindarici. Cosa diceva l’Osservatore dei paraspiritastri? Quando mescoli un paraspiritello con la Contaminazione. Che è una radiazione magica, corretto? O è qualcosa di differente?

Ehilà!” gridò Gawd. “Lasciateli passare. Io e questi piccoli pony dobbiamo scambiare due parole.”

Degli zoccoli si alzarono in segno di saluto, diversi pony fecero eco, rispondendo “Ehilà” prima di tornare a quello che stavano facendo prima. Una giumenta bruna priva di una zampa stava usando la sua stampella per incastrare delle batterie nella matrice di un cannone ad energia magica a più canne. Un unicorno rosa aveva smontato diverse bocche dal cannone e le stava pulendo col suo corno. Si muoveva lentamente, come se le sue capacità motorie fossero danneggiate, ma la sua operazione di telecinesi col corno era fluente e precisa. Potevo vedere vecchie cicatrici -- diverse dozzine come minimo, forse più di cento -- che scendevano lungo il dorso e le gambe. Era stato frustato quasi fino alla morte. Diverse volte.

Osservai i miei compagni. Calamity aveva rallentato, lanciando un’occhiata incuriosita all’arma. Velvet Remedy era più preoccupata, se non sgomenta, della condizione di alcuni pony.

Un puledrino mezzo morto di fame trottò fuori da un riparo all’ombra fatto di metallo arrugginito, portando attorno al collo una borraccia che offrì a ciascuno della mezza dozzina di pony che potevo vedere.

Velvet mi si avvicinò, mormorando nervosamente, “In cosa ci stiamo infilando?”

Con artiglio ed ala, Gawd ci diresse all’interno dell’unico vagone passeggeri del treno, abbandonato di fianco al motore guasto. Dall’odore aspro all’interno doveva essere sicuramente la casa di Gawd. O, almeno, il suo ufficio.

“Chiudi la porta,” ordinò ad un pony di terra dal manto blu, mentre entrava al nostro seguito. La porta si chiuse con uno stridio metallico, e potei sentire i tiranti richiudersi al loro posto. Eravamo chiusi a chiave all’interno, assieme alla grifone.

Ironicamente realizzai che, in circostanze migliori, quello sarebbe stato un errore tattico da parte del grifone -- tre contro uno, ed almeno due di noi potevano cavarsela in combattimento (era strano, quasi sgradevole, pensare a me stessa come una pony in grado di affrontare un combattimento in sicurezza. Non per la prima volta pensai se le terre devastate mi stessero cambiando in meglio, o semplicemente cambiando e basta). In quel momento, tuttavia, con la mia magia di levitazione al suo minimo, saremmo stati probabilmente spacciati se la situazione fosse precipitata al combattimento. Era la stessa ragione che mi aveva convinta fin da subito ad accettare “l’invito” di Gawd. Nulla era cambiato.

La stanza era ammobiliata in modo spartano, eccettuata la scrivania, che disponeva di un terminale luminoso, ed una bandiera nera rovinata posta sul muro retrostante, che mostrava malevoli artigli che emergevano dall’oscurità. Gawd girò attorno alla scrivania, raggiungendone il retro, posò su di essa i suoi artigli e ci fronteggiò. Scossi la testa, tentando di liberarmi delle ragnatele della carenza di sonno, e mi trovai a valutare come sarebbe decisamente attraente se fosse più vicina alla mia età e se fosse stata, ovviamente, una pony.

“Innanzi tutto,” Gawd ci occhieggiò malamente. “Chi siete voi pony, e per chi lavorate?”

Calamity mostrò i denti. “Potrei chiederti la stessa cosa!”

“Bada alle tue maniere, pegaso! Sei nel nostro territorio e nella mia casa. Io faccio le domande, voi rispondete.”

Posi uno zoccolo sul fianco di Calamity per calmarlo. Avanzai, “Io sono Littlepip. Questi sono Calamity e Velvet Remedy. Siamo solo di passaggio.” Avevamo anche un sempre più disperato bisogno di un posto dove dormire ma non intendevo rivelarlo, ed ancor meno rivelare che avremmo potuto dormire nelle vicinanze di quel posto.

“Il Signor Topaz vi ha dato permesso di attraversare il nostro territorio?”

Qualcosa mi fece sospettare che si trattasse di una domanda trabocchetto. Ma prima che potessi formulare una risposta strategica, Velvet Remedy domandò, “Chi è il Signor Topaz?”

Il grifone brizzolato si abbassò sulla scrivania, fissando Velvet Remedy col suo unico occhio buono. “Prego?” fissò Velvet, valutandola.

Velvet Remedy mantenne la testa alta. “Ci hai domandato del Signor Topaz, un pony del quale non ho mai sentito parlare. Ti ho chiesto chi fosse. Cosa c’è di complesso?”

Dovetti trattenermi dal battermi uno zoccolo sulla fronte.

Tuttavia, Gawd apparentemente vide qualcosa in Velvet che la convinse che l’unicorno era sincera. Il grifone tornò a sedere indietro, “Non lo sapete davvero?” Un sorriso attraversò lentamente il suo becco, e la sua cicatrice si trasformò in un qualcosa di sgradevole. “Beh, ora, questo sì che è interessante!” fece tamburellare gli artigli gli uni sugli altri, osservandoci con sguardo calcolatore.

“Ebbene?” Velvet Remedy incalzò.

Gawd si poggiò all’indietro, sorridendo apertamente. “Il Signor Topaz è il signore e padrone dello Spaccazoccolo e di tutti i territori limitrofi.”

Calamity nitrì lievemente. “Ah, scemenze. Qua dove siamo non è per nulla vicino alla Cresta Spaccazoccolo.”

Gawd roteò l’occhio. “No. Ma siete a meno di mezz’ora di volo dallo Spaccazoccolo, il complesso di frantumazione rocce, che ha ricevuto questo nome dopo lo Spaccazoccolo, la battaglia.”

“Complesso di frantumazione rocce.”

Gawd si passò un’ala sul volto. “Davvero? Di sicuro comprendete il significato di frantumazione.” fissò le nostre espressioni dubbiose, poi sospirò. “Talvolta delle rocce hanno delle gemme all’interno. A meno che non si disponga di un unicorno che ti sappia dire in quali ce ne sono ed in quali no, è necessario aprirle per scoprire cosa c’è dentro. Per essere chiari: avete attraversato almeno una fattoria di rocce per arrivare fin qua.”

Velvet Remedy inarcò un sopracciglio, confusa. “Come fate a coltivare le rocce?”

“Ugh. Facile. Prendi un appezzamento di terra dove le rocce hanno dato mostra di contenere gemme e le coltivi!” Chiaramente non stavamo impressionando il grifone con la nostra ignoranza. Agitando un artiglio, “Alcuni pony solevano perfino girare le rocce su loro stesse da un campo all’altro per migliorare le possibilità di trovarvi gemme...”

“Questo non ha alcun senso,” sbottai, interrompendola. Le gemme non crescevano nelle rocce come semi, dopo tutto. La mia testa mi doleva.

Calamity peggiorò solamente la situazione, suggerendo “Penso sia una tradizione.”

“Beh, è una tradizione stupida,” risposi. “Queste sono rocce. Le gemme non sono magiche; una roccia non ha maggiori possibilità di dare gemme se la curi con amore, o le dai luce solare extra od un miglior terreno dove stare.”

“Beh, le gemme potrebbero essere magiche. Voglio dire, quanti artefatti usano gemme? Hai bisogno di gemme per costruire armi ad energia magica. Le usano per concentrare ed amplificare le energie.”

Lo fissai. Anzitutto, quello era un livello di esperienza tecnica sulle scienze arcane che non mi sarei mai aspettata da Calamity. In secondo luogo, non mi era mai venuto in mente che le gemme potessero essere magiche.

Gawd sedeva di fronte a noi, aspettando con impazienza. Dopo una pausa silenziosa mi volsi nuovamente verso di lei. “Penso che la faccenda fra noi sia chiusa. Prego, continua.”

***        ***        ***

Gawd aveva un lavoro per noi. Ci promise in cambio tappi di bottiglia ed un passaggio sicuro.

Ovviamente avevamo alcune domande. Prima fra tutte, “Perché noi?”

“Perché voi pony non siete di questa zona. Non avete fedeltà nei confronti delle persone del luogo. Questo vi permette di operare dove io non posso, fare cose che un impiegato del Signor Topaz non potrebbe fare senza finire nei guai.” Ci lanciò uno sguardo di intesa. “Chiaro?”

Annuii lentamente. “Vuoi farci fare qualcosa che tu non puoi fare senza essere sleale verso il Signor Topaz.”

“Ma non è lo stesso sleale assoldare qualcuno per farti fare il lavoro sporco?” domandò Velvet Remedy.

Gawd la guardò malamente. “Allora, chiariamoci. Io ho solo due lealtà. Al contratto ed ai tappi di bottiglia. E precisamente in quest’ordine.” Si poggiò sulla schiena, guardando oltre la propria spalla la bandiera dietro di sé. “Il mio vecchio equipaggio lo imparò sulla sua pelle quando decisero di accettare l’offerta di Occhiorosso, e tradirono la carovana che ci aveva pagato per la protezione contro gli schiavisti di Occhiorosso.” Si voltò nuovamente verso di noi. “Gli Artigli non tradiscono i contratti. Nemmeno per tonnellate di tappi. L’hanno imparato nel modo duro quando gli ho sparato alle spalle.”

Il suo sorriso si fece fosco, “Era una questione di onore.”

Sparare ai propri compagni alle spalle non mi ricordava alcun codice d’onore che io potessi comprendere. Tuttavia le parole di Gawd spalancarono una fiumana di nuove domande da parte nostra, che si accavallavano l’una con l’altra. Gawd fu abbastanza gentile, per un poco, e rispose.

“Occhiorosso, quel tipo sulle robofatine, è lui che guida gli schiavisti?”

“Si. Ironico, vero? Predica tutte quelle merdate sulla pace e l’unità ed il costruire un futuro migliore, e sta facendo tutto sulla schiena di centinaia di schiavi. Non riesco a capire come così tanti di voi pony possano credere a quella spazzatura ipocrita.”

“I grifoni invece no?”

“Diavolo, no. Non poteva pagarmi abbastanza per farmi mordere la sua mela avvelenata.” Gawd ghignò, aggiungendo, “Non che ne stia offrendo. Nessuna Unità per i grifoni. Per lui siamo solamente ali assoldate.”

“Ed i grifoni lavorerebbero per lui?”

“Si.” Gawd parve prendere la domanda come offensiva o stupida. Oppure offensivamente stupida. “Gli Artigli lavoreranno per chiunque li paghi. Schiavisti, razziatori, piccoli e dolci cittadini, carovane. Chiunque abbia i tappi. Non giochiamo alla politica e non prendiamo parti. A meno che, ovviamente, non sia specificato nel contratto. Questa è stata la tradizione dei grifoni per più di duecento anni. Occhiorosso l’ha capito. Ed a differenza di certa gente non ha riserve sul rinforzare le proprie forze con le nostre truppe.”

“Artigli?”

“Gli Artigli,” Gawd rispose con fierezza, volgendosi verso la bandiera, “Sono stati i migliori mercenari nelle Terre Devastate d’Equestria da prima che Equestria diventasse una terra devastata.” Colpì con orgoglio la propria corazza. “Non puoi assoldarne di migliori.”

“Ma perché...?”

Ma Gawd era giunta infine alla conclusione della sua buona disposizione alla conversazione. “Basta! Non sono la vostra fottuta insegnante. Sono quella che vi sta assoldando per svolgere un servizio. Svolgetelo, e svolgetelo bene, ed in tal caso potrete chiedermi qualsiasi cosa volete mentre vi conduco in sicurezza fuori da qui.”

Osservai i miei compagni. L’impresa di per se non sarebbe stata troppo difficile. Si collocava, dopo tutto, proprio fra le mie abilità migliori. Avrei a stento avuto bisogno della poca magia di cui disponevo.

Gawd tamburellò ancora una volta i propri artigli gli uni contro gli altri. “Oh, un’ultima cosa.”

Come mai sapevo che non mi sarebbe piaciuta? “Cosa?”

“Garanzie.” Gawd sorrise, un sorriso freddo e privo di amicizia. “Non che non mi fidi di voi. Ma devo assicurarmi che voi non vogliate fiondarvi là dentro e dire ad Occhimorti del nostro piccolo accordo. Pertanto... uno di voi rimarrà con me.”

“Oh diamine, no,” Calamity grugnì.

“O magari, invece...” suggerii ragionevolmente. “Potresti sederti sul mio corno e girare.”

Gawd sogghignò davvero al suggerimento. Aprì ed agitò i propri artigli. “Se decidete di non volere il lavoro siete liberi di andarvene. Mi basterà ordinare ai pony là fuori di aprire la porta e dir loro che non siete più sotto la mia protezione.” Sollevò un sopracciglio, fingendo di darci il tempo di pensare alla non-scelta. “Fate il lavoro, è così che ne uscite fuori.”

Ok, non così attraente. Lanciai un’occhiata al grifone. “Va bene. Puoi avere me.” Deglutii un momento dopo e spiegai, “Come prigioniera.”

Gawd valutò l’offerta per meno di un istante. “No.” Un artiglio affilato come un rasoio attraversò l’aria, puntandosi in direzione di Velvet Remedy. “Rimarrà lei.”

La mia mente fece eco alle parole di Calamity: oh diamine, no! Aprii la bocca, aspettandomi che la serie di volgarità che si stava facendo strada verso la mia lingua avrebbe sconvolto persino un razziatore. Ma Velvet fu più rapida.

D'accordo.”

“Cosa?!” mi voltai verso di lei, sbigottita.

Velvet annuì appena. “Ci sono dei pony qui di cui potrei occuparmi. E per questa impresa sono richieste le tue abilità speciali...”

“Aspetta,” Gawd interruppe. “‘Occuparti?’ Non dirmi che sei un’altra Predicatrice.”

Velvet Remedy squadrò a sua volta il grifone. “Forse avresti dovuto chiedere qualcosa in più di me prima di insistere perché rimanessi qui.”

***        ***        ***

Calamity mi passò i binocoli e si accovacciò dietro alla formazione di rocce che delimitava la cima della collina. Li presi e guardai dentro la valle piccola ed innaturale, circondata da creste.

Diversi sentierini tagliavano attraverso la valle, finendo all’ingresso di metallo di una fortezza. Mura di cemento con le finestre sbarrate sorgevano dal terreno, circondando un cortile, gran parte del quale era appena visibile attraverso un tetto di filo spinato (per quanto vi fosse un foro nel filo spinato, attraverso il quale in passato un pony avrebbe potuto far cadere i pacchi postali). I resti malconci di una strada, attraversati da diverse barriere in calcestruzzo, terminavano presso una seconda porta di metallo spesso, sorvegliata da una torre di guardia. Potevo vedere pochi pony pattugliare tra la porta e le torri.

Recinto Rieducazionale Spaccazoccolo

“Rieduchiamo moralità aberranti attraverso il duro lavoro e la cura amorevole

Eravamo stati avvertiti che le zone circostanti la valle erano minate. La strada sarebbe stata una via verso il massacro. E se anche fossi andata da sola utilizzando lo StealthBuck dubitavo che sarei riuscita ad attraversare quella porta. Sembrava che si potesse aprire solamente dall’interno. Se davvero volevamo infiltrarci all’interno, vi era una sola via possibile. Guardai Calamity e vidi che era giunto alla stessa conclusione.

“Mi sa che aspetteremo fin quando non sarà più buio, poi ti porterò dentro in volo.”

Annuii. “Sei sicuro che la tua ala ce la faccia?”

Calamity spalancò la propria ala bendata e la batté qualche volta. “Si. Pronto a partire. Ci vuole più di un proiettile per buttarmi fuori dal cielo.” Aggiunse velocemente, “Quando non sto trainando un carretto da mele, per lo meno.”

Un’ombra passò sul suo viso mentre si osservava l’ala bendata. Volare all’interno era comunque rischioso. Un punto scuro ed a forma di pony nel cielo -- qualcuno avrebbe potuto notarlo, specialmente se era di guardia in attesa di grifoni. Non volevo rischiare che sparassero nuovamente a Calamity. E lo StealthBuck non avrebbe potuto occultarci entrambi. Ponderai sul problema fin quando non mi venne un’idea. Avrebbe potuto aiutare, ma detestavo dover chiedere a Calamity di volare sulla sua ala ferita (anche se lui stesso l’aveva preso in considerazione).

“Calamity, ricordi quei materassi al negozio di alimentari?” domandai.

Un’ora più tardi, con il cielo nuvoloso che si faceva scuro, Calamity volò delicatamente in cerchio in direzione del foro nel filo spinato al di sopra del complesso. Le sue zampe anteriori mi avvolgevano. Io, da parte mia, usai la mia telecinesi per mantenere la copertura di uno dei materassi dei razziatori facendolo volare attorno a noi. Il suo colore irregolare ma quasi completamente grigio cammuffava le nostre forme contro il cielo.

Lo Spaccazoccolo era diventato la casa di schiavi fuggiti, molti dei quali provenienti da un treno che era stato colto in un’imboscata alla Giunzione R-7, che si guadagnavano da vivere saccheggiando le fattorie locali. La semplice idea mi fece torcere lo stomaco. Avendo combattuto per salvare diversi pony catturati, rischiato la mia vita e quella dei miei amici (senza menzionare le vite degli innocenti pony del treno) per dar loro la libertà, la mera idea che alcuni ex-schiavi si fossero dati alla più disgustosa forma di inciviltà mi faceva accapponare la pelle.

Il loro leader era un pony di nome Occhimorti, che parlava in vece di un pony presumibilmente in posizione più alta che nessuno, escluso Occhimorti, aveva mai visto: il Signor Topaz. Era per lui che Occhimorti organizzava gruppi di saccheggiatori all’esterno dello Spaccazoccolo e manteneva l’impianto di frantumazione operativo.

Dentro quella fortezza, ci aveva detto Gawd, al sicuro nell’ufficio di Occhimorti, c’era una cassaforte. Nella cassaforte c’era un registro. Gawd lo voleva. Non aveva spiegato perché.

Onestamente, anch’io avevo le mie ragioni per volergli dare un’occhiata.

Agilmente Calamity sfrecciò attraverso la sezione danneggiata del filo spinato e ci fece atterrare delicatamente su di un lato del cortile. “Vedi?” sussurrò con orgoglio. “Nessun problema!”

Non più tardi di un battito cardiaco dopo, due razziatori dello Spaccazoccolo ci trottarono incontro. Calamity ed io ci ritraemmo nelle ombre e ci coprimmo col materasso. Trattenemmo il respiro.

“Hai sentito qualcosa?” sentii uno domandare all’altro.

“Si, il mio stomaco. Brontolare.”

Sembrarono fermarsi lì per diversi lunghi secondi. La puzza che proveniva dal tessuto cominciò ad inumidirmi gli occhi e torcermi lo stomaco. Avevo paura di starnutire o vomitare.

Alla fine sentii i loro zoccoli allontanarsi. Lanciando la copertura marcia di lato inspirai aria fresca. Poi Calamity ed io scivolammo lungo il muro fino alla prima porta che potemmo trovare. Era chiusa a chiave. Non durò a lungo.

***        ***        ***

“Non è la cassaforte che dovresti scassinare,” commentò Calamity mentre faceva la guardia presso la porta.

Eravamo riusciti ad entrare nel Centro Visitatori del rieducazionale... diciamolo: della prigione. I manifesti sui muri avevano immagini di pony sorridenti e felici che scalciavano le rocce rivelando splendide gemme, o che trasportavano dette gemme alle matrone del complesso raggianti di approvazione. (“Qui insegnamo a quei poveri pony che hanno perso la via a riunirsi alla nostra gente!” inneggiava uno striscione. Un’altra: “Non ci vorrà molto prima che i nostri ospiti diventino orgogliosi del loro duro e buon lavoro, che supporta lo sforzo bellico!”)

Non c’era modo al mondo di esprimere la mia indignazione.

Due distributori automatici si ergevano fianco a fianco vicino a Calamity, con le luci intermittenti. Entrambe erano state forzate e svuotate rispettivamente da Sparkle-Cola e Sunrise Sarsaparilla (l’ultima delle macchine riportava un’immagine della Dea Celestia che sollevava il sole sopra alcuni allegri bevitori di Sarsaparilla). Eravamo comunque riusciti a saccheggiare un bel po’ di vecchie monete risalenti alla guerra da entrambe le macchine.

“Ci vorrà solo un momento,” risposi, facendo levitare verso l’alto forcina e cacciavite. La cassaforte sulla quale stavo lavorando non era di Occhimorti; si trattava della cassaforte ove venivano tenuti gli Oggetti Smarriti del Centro Visitatori. Quella parte dell’edificio non era neanche del tutto collegata con la prigione. Avremmo dovuto affrontare il cortile e tentare da un’altra porta.

Calamity scosse il capo. “Onestamente non mi sento a posto. Non so come mai stiamo facendo tutto questo. Non stiamo aiutando i razziatori?”

Mi fermai. La sensazione era venuta anche a me. “Lo stiamo facendo perché non siamo nella condizione di combattere questa gente. Sarebbe duro perfino da riposati ed in salute.” Presi un profondo respiro, “Inoltre questa è la nostra possibilità di scoprire che cosa sta succedendo.”

“Non è che mi importi molto di cosa sta succedendo in un campo di razziatori. Se non come posso porvi fine.”

Mi voltai verso Calamity e scossi il capo. “No, non solo qui. Ovunque.” Stavo iniziando a ricostruire qualcosa nella mia testa, qualcosa che non mi piaceva. “Ho visto cose che mi suggeriscono che questa non sia la situazione normale nelle Terre Devastate d’Equestria. Nella mia prima notte all’esterno sono stata catturata dagli schiavisti. Hanno marciato dritti verso un ponte controllato dai razziatori, pronti a pagare il pedaggio, ed invece i razziatori hanno cominciato a sparare. In quel momento la presi come fortuna; ma non lo penso più ormai.”

Calamity mi diede un’occhiata pensierosa, valutando le idee che stavo mettendo sul piatto.

“Quella pseudo-dea alla vecchia Appleloosa, lei era nuova. Gli schiavisti locali non avevano mai visto nulla come lei prima. Ma qualcuna di nome Stern ha mandato qui quella puttana fin da Fillydelphia per tenere sotto controllo le cose. E questo è accaduto, quando... una settimana o due fa?”

Tornai a concentrarmi sulla cassaforte. “C’è qualcosa che sta succedendo là fuori, e quell’Occhiorosso è al centro di tutto. Qualsiasi cosa sia, ha atteso a lungo...” cercai le parole giuste; con un fulmine mentale, mi vennero in mente. “È come un fiume in tempesta che, solo ora, è pronto a spezzare gli argini ed allagare tutto.”

Calamity sedette, dando un colpetto al suo cappello e riflettendoci su.

“Suppongo che abbia senso.” Calamity ridacchiò, “Tra l’altro, quante volte posso dire di essere in missione per...”

Non farlo.

Calamity nitrì delicatamente. “Presumo neanche una.”

La mia forcina si spezzò. Facendone scivolare fuori un’altra tentai di nuovo. Avevo un palpabile desiderio di vedere i contenuti di quella cassaforte, derivante da una delle ultime annotazioni risalenti alla guerra viste sul terminale del Centro Visitatori. Il terminale era stato criptato così abilmente che i razziatori dello Spaccazoccolo non erano mai stati in grado di accedervi.

Annotazione 42:
Abbiamo appena ricevuto notizia che Spaccazoccolo chiuderà la parte del Centro Visitatori di questo complesso. Il Ministero della Morale ha decretato che gli amici e le famiglie di pony che sono stati riconosciuti colpevoli di sedizione o tradimento non avranno più diritto di visitare i nostri ospiti fino a completata riabilitazione, per timore che i nostri ospiti possano spargere il loro veleno presso i loro cari. Considerato ciò questa sarà la mia ultima annotazione.

Fortunatamente la liquidazione sarà generosa. Intendo portare la mia famiglia a Cloudsdayle. Il mondo al di sotto è un po’ troppo brutto per crescervi i miei puledrini.

Abbiamo fatto del nostro meglio per contattare i pony che hanno ancora Oggetti Smarriti, molti dei quali verranno inviati oggi. Sfortunatamente non abbiamo avuto fortuna nel raggiungere la nostra recente ospite intrattenitrice. Sweetie Belle è apparentemente scomparsa dalla faccia d’Equestria. Mi sono curata di disporre le sue proprietà al sicuro.

Mi diverte che stiamo per chiudere questo ufficio subito dopo averlo ridipinto. Se qualcuno avesse detto qualcosa prima ci saremmo risparmiati un sacco di problemi (per non menzionare il vestito nuovo di Tiara, per quanto ognuno di noi sia irritato al riguardo. Quella giumenta è insopportabile).

Mi era costata una forcina ma la cassaforte era finalmente aperta (avrei scoperto solo più tardi, con mio imbarazzo, che avrei semplicemente potuto aprirla tramite il terminale se fossi stata più paziente).

All’interno vi era un unico pacchetto. Con attenzione lo tirai fuori prendendolo con i denti e lo poggiai sul pavimento. Tirai appena lo spago che lo legava, che si sciolse facilmente. Fui stupita nel vedere una statuetta di una pony incredibilmente bella, dalle sensuali criniera e coda viola, ed uno splendido cutie-mark rappresentante tre gemme (vi erano altre cose nel pacchetto, ma le dimenticai completamente).

“Hai finito di molestare visivamente quella statua, ragazza?” le parole di Calamity spezzarono la mia ammirazione. Sembrava impaziente. Io arrossii violentemente.

“È un bel vedere, te lo concedo. Ma penso che non apprezzerebbe moltissimo il modo in cui la stai guardando.”

“Stavo... solo... guardando...” balbettai, poi concentrai le mie energie per far levitare la statua nella mia borsa. Sapevo di rischiare di compromettermi del tutto, ma dovevo proprio tenerla! E non volevo rischiare di rigare la statuetta con i denti. La statuetta tremò, senza volersi sollevare dal terreno. Poi percepii un’esplosione di energia magica, e la statuetta levitò elegantemente. Qualsiasi benedizione mi avesse concesso, aveva appena rinfrancato il mio corno. Solo un poco, ma abbastanza per sollevare la statuetta e perfino la Piccola Macintosh. Feci ruotare la sensuale, splendida giumenta fin quando non fui in grado di leggere l’incisione.

Sii Risoluta!”

Nota: nuovo livello.

Nuovo vantaggio: Colpo Stabile - I tuoi attacchi sono fluidi, eleganti e precisi. Hai una maggiore possibilità di effettuare un colpo critico contro un avversario in combattimento, equivalente a 5 punti di Fortuna extra.


[1] Nell’originale, Zebra Infiltrarion Tactics, riferimento al libro Chinese Army: Special Ops Training Manual presente nei videogiochi.