Interludio: Una Giumenta per Cui Vale la Pena Lottare

“Non ho MAI vissuto una gioia simile prima! Ho provato tanto piacere che avrei voluto continuare a sorridere per sempre!”

Nota dei Traduttori

Questo capitolo non è stato scritto da Kkat ma da Pacce, e ad oggi è l’unica storia definita canonica dall’Autrice. Si basa su materiale originario del Capitolo 20 ma eliminato dalla storia principale in revisioni successive. Vista la sua importanza nello sviluppo delle dinamiche tra i personaggi abbiamo deciso, come già hanno fatto i ragazzi dell’edizione stampata inglese, di inserirlo lo stesso nella nostra versione.

A causa dei contenuti sessualmente espliciti e potenzialmente disturbanti, se ne consiglia la lettura ai soli maggiorenni ed in generale a chi non ne possa venire in qualche modo offeso.

Mi allungai sul letto di Homage mentre lei mi faceva un massaggio. Od aveva imparato un sacco dalla nostra visita alla spa, od aveva fatto pratica. Ad ogni modo era meraviglioso! Se fossi stata una gatta avrei fatto le fusa.

La sentii premersi contro di me mentre si chinava per sussurrarmi all’orecchio. “So che il dottore ti ha ordinato di rilassarti e non sforzarti. Lo stai ad ascoltare come la maggior parte dei suoi pazienti.”

Annuii, non volendo realmente parlarne. O parlare di qualsiasi altra cosa. Quello che stava facendo coi suoi zoccoli era divino. Li stava premendo in cerchi contro il retro delle mie zampe alla base del sedere. Non con l’abilità delle pony professioniste della spa, forse. Ma in maniera indicibilmente più deliziosa perché era Homage a farlo.

“Quindi non mi scuserò per l’aiutarti a disobbedire ulteriormente.” Non avevo idea di cosa stesse... oh SALVE! Ansimai quando sentii la sua lingua in un posto che avevo solo immaginato prima. Il piacere esplose in tutto il mio corpo.

Ed aveva solo iniziato. Quella si sarebbe decisamente qualificata come attività faticosa.

Dopo il secondo passaggio della sua lingua ero diventata vibrante. Stavo sorridendo come una stupida. Sta davvero accadendo. Stiamo davvero per farlo!

Poi un altro pensiero mi colpì alla terza leccata. Oh Dee, lo stiamo davvero facendo. E se non fossi brava? E se poi mi odiasse per sempre? E se andasse in onda alla mattina e dicesse alle terre devastate che la Puledra della Scuderia è la peggior scopata di sempre?

La mia gioia estatica fu rimpiazzata dal panico ed iniziai a tremare. Quando sentii la sua lingua smettere di toccarmi dovetti combattere l’impulso di gridarle di continuare, terrorizzata che l’incantesimo si potesse rompere e che lei realizzasse di poter stare con qualche giumenta molto più alta ed attraente.

“Littlepip, stai bene?” La sua voce era piena di preoccupazione. Probabilmente temeva che stessi soffrendo un qualche sintomo di astinenza o di stress post traumatico per una delle molte volte in cui ero quasi morta negli ultimi tempo.

“Sto bene,” mentii. Solo quella volta.

“Sto... andando troppo veloce per te?”

“No!” urlai, sforzandomi per non fare spezzare la voce. Non era una bugia. Avrebbe potuto saltarmi addosso la prima volta in cui le avevo posato sopra gli occhi ed ancora avrei detto che andava troppo lenta.

“Bene,” disse con una risata. “Perché non ho intenzione di fermarmi.”

Poi si rimise al lavoro. La sua lingua era calda mentre si muoveva in cerchio là dietro. Sono le lingue che diventano naturalmente così calde quando si avvicinano alle parti private di un altro pony, od ero solo io ad essere calda lì e lei stava soltando fornendo pressione? Smisi di farmi tante domande su tutto nel momento in cui si insinuò all’interno.

Urlai. Sono abbastanza sicura che non stessi parlando alcun linguaggio conosciuto. In qualche modo l’intero universo era collassato tra le mie cosce e l’unica cosa rimasta era quel piccolo e scivoloso pezzo di giumenta che audaciamente andava là, dove nessuna pony era mai stata prima.

Da qualche parte una frazione di me era mortificata. Ogni volta che mi ero eccitata in passato stavo pensando o guardando un qualche pony con cui non avevo alcuna possibilità. Il mio istinto naturale era sempre stato quello di mettermi un muro alle spalle, ma in quel momento non c’era nessun posto dove mi potessi nascondere. Stava vedendo esattamente quello che provavo, era dentro di me. Era troppo. I miei zoccoli stavano scavando la coperta, volevo scappare. Sapevo che in ogni momento avrebbe potuto realizzare che era stata tutta una grossa incomprensione, mi avrebbe buttato fuori ed avrei dovuto cercare di immaginarmi qualche pony in modo da poter finire l'opera per conto mio.

Finire? La pressione stava già salendo. Oh Dee, no. Dolce Celestia e Luna. Sono già stata fatta scoppiare di recente, abbiate un po’ di misericordia! Risultarono essere entrambe occupate. Esplosi. Il mio corpo venne percorso dagli spasmi e mi misi ad urlare.

“Wow,” Homage tirò indietro la testa leccando via, beh, me dalle sue labbra. “E io che mi stavo preoccupando di essere un po’ arrugginita. Sono proprio così brava o sei tu così sensibile?” Potevo sentire il divertimento nella sua voce.

“Mi dispiace,” volevo sgattaiolare fuori dalla stanza prima che cominciasse a ridere della povera Littlepip che non riusciva a durare per più di un minuto.

Sentii le sue labbra sul mio collo. “Perché ti dispiace?” la sua voce era morbida. La sua criniera sfregò contro di me e, lo giuro, quasi venni di nuovo. “È passato un po’ di tempo anche per me.”

“È passata la mia intera vita.” Oh merda, non posso averlo detto! Lanciai entrambe le zampe a coprire la bocca, cercando di rificcarci dentro le parole.

Mi preparai per una dura risata beffarda. Invece sentii dei denti sulle mie orecchie. “La tua prima volta, ed in questo modo?” Stava gemendo? “Non posso dire di non essere gelosa.”

“Beh, non è che sia la mia prima volta, ho passato un sacco di tempo da sola e--” Questa volta dovetti infilarmi uno zoccolo nella bocca. Dolce Celestia che si fotte il cielo, c’era qualcos’altro che potessi dire per mettermi in imbarazzo? Una voce davvero indignata mi strillava in testa. Magari le voglio raccontare di quando da puledra bagnavo il letto?

“Volevo dire con un altro pony.” Stava succhiando la punta del mio orecchio. Risultò essere la cosa più piacevole in assoluto, eccetto per quello che stava facendo tra le mie zampe coi suoi zoccoli. “Solo una cosa. Non hai finito, vero?”

Oh Dee, stava scherzando? Solo ascoltare la sua voce e quella sensazione al mio orecchio era abbastanza per... Oh, eccoci di nuovo. Un’altra scossa di estasi esplose in tutto il mio essere. Premette il suo corpo contro il mio, e sembrò cavalcare i miei spasmi mordendomi l’orecchio. Con forza.

“Beh, questa è la risposta,” disse dopo che il mio corpo si fu calmato. Sentii un campo telecinetico avvolgermi e girarmi sulla schiena. “È un bene, perché ho ancora così tanto da fare,” Non avevo mai visto nessun pony guardarmi in quel modo prima. Strabuzzai gli occhi e lei era scomparsa tra le mie zampe. Le sue labbra erano capaci quanto la sua lingua, ma l’accenno dei denti lo rendeva molto più--

“Così avrei una domanda,” disse velocemente dopo che le sue labbra avevano portato alla distruzione di ogni pensiero nella mia testa.

“Adesso?” riuscii a squittire.

Guardando in alto verso di me, premette fermamente il mento contro il mio inguine perennemente umido. “Niente di meglio che il presente. E voglio saperne di più su di te. Comprensibile, vista la situazione. Vero?”

Stavo lottando per ricordarmi qualche parola più sofisticata, tipo “cosa”, quando mi mordicchiò nell’interno coscia. “Chiedi!”

“Quella Velvet è proprio uno schianto.”

Ma stai fottutamente scherzando.

“Quando all’inizio hai lasciato la Scuderia, ho sentito che era per cercarla. Quindi, c’è qualcosa sotto?” Proseguì premendo la punta del suo naso dentro di me.

“Questo-- AH! Questo-- È VERAMENTE difficile concentrarsi quando fai così!”

“Vuoi che mi fermi?” La sua bocca era proprio sopra di me, il suo respiro soffiava in me. “Hai bisogno di capire come rispondere alla domanda?” Aprì la bocca e lasciò quella meravigliosa, fantastica lingua penzolare, tracciando pigramente i contorni della mia fessura.

“È solo, questo è un po’ un agguato,” dissi più velocemente che potevo prima di dovermi mordere il polso per non gridare.

Alla fine si sedette, permettendomi di rilassarmi. Poi alzò la punta di uno zoccolo. “Fammelo assicurare, indipendentemente da quello che dirai continueremo ancora a farlo.” Per portare a casa il punto, premette più forte. “Dal modo in cui mi ha in pratica gettato su di te, e da quello che mi hai già raccontato, so che almeno non c’è nulla di attivo. Ma non vai a correre per metà delle terre devastate per una pony qualunque.”

“Ho avuto una forte cotta per lei per tutta la mia vita.” Inutile fingere. “Ma lei era solo un viso, una voce alla radio. Qualcosa con cui popolare le mie fantasie.” Non avevo realmente messo i miei pensieri in ordine sin da quando mi aveva sparato, ma tutto ciò mi suonava vero, anche se usciva per costrizione. “Non l’ho conosciuta davvero fino a quando non l’ho incontrata qua fuori nelle terre devastate.”

“Oh?” Posò la testa sul mio ventre.

“La fantasia non era per niente simile alla realtà.” Sospirai, mi sarebbero mancate quelle fantasie. Erano le mie più vecchie compagne. “Lei è... speciale. Ma lei non è la giumenta per cui mi ero precipitata fuori a salvare. Quella giumenta era solo finzione, una voce alla radio.” Dirlo faceva male. Era come un addio ad una parte di me.

Si limitò a guardarmi per lungo tempo. Poi alzò un sopracciglio, “Una voce alla radio, eh?”

Gemetti. “Oh, non iniziare nemmeno. Pensavo fossi uno stallone.”

Era tornata ai baci. “Bene, ora ne sai di più.”

“E mentre parliamo di stalloni, anche Calamity è solo un amico! E ho incontrato SteelHooves appena prima di te!” Non volevo davvero pensare a nessuno di loro due tra gli orgasmi.

Mi guardò facendo una smorfia. “Oh, cara, lo so che hai occhi solo per le giumente. Ogni rapporto che ho ricevuto su di te menzionava il fatto che avevi buttato l’occhio su una puledra od un’altra.”

Non dovetti rimanere imbarazzata a lungo prima che la sua lingua mandasse un’altra dannata onda attraverso di me. Dopo aver urlato in diverse lingue mi domandai brevemente se conti come uno quando si viene due volte di fila.

“Sto adorando giocare con te.”

Ho notato.

“Un’altra domanda e ti lascio stare.”

“Va bene,” riuscii a dire dopo essermi ricordata il mio nome.

Saltò, premendo le ginocchia sul mio petto e mettendo gli zoccoli sotto il mento. “E quindi cosa vede una giumenta come te in una giumenta come me?”

Mi avrebbe davvero lasciato pensare questa volta, naturalmente.

“Se ti stai stancando e hai bisogno di qualcosa da mangiare, serviti pure.” Fece fluttuare un cesto di frutta sul comodino.

Realizzai quanto voracemente affamata fossi, presi una mela dal cesto e la divorai. Leccandomi le labbra guardai in basso verso di lei, pazientemente in attesa sul mio petto. Mossi gli occhi in simulata contemplazione per svariati secondi. “È ‘Ero davvero davvero arrapata’ una risposta abbastanza buona?”

Scoppiò a ridere, era un suono meraviglioso. “Cosa, nessuna delle belle giumente razziatrici ti ha dato una seconda occhiata?”

“Beh, ce n’è stata più d’una che ha dimostrato interesse nel penetrarmi, ma stavo cercando una ragazza che mi invitasse prima a cena.” Masticai un’altra mela per sottolineare il punto. “A dire la verità ho sempre davvero rispettato DJ Pon3. Un qualche pony qua fuori dedicato all’aiutare ogni pony che può? Era un promemoria costante che non tutti i pony erano diventati razziatori nelle terre devastate.”

Homage baciò il mio petto e mi sorrise, “Pensavo dovessi soltanto guardare allo specchio per quello.”

Risultò che potevo ancora arrossire. “Sì, ma tu aiutavi ogni pony senza...” Mi interruppi, con un ricordo che affiorava; sentii il sangue sul mio corno e vidi una giumenta a terra sussurrare che non voleva morire. Ingoiai un poco della mela che avevo in bocca. “Non uccidi nessun pony. Aiuti soltanto. Significa un sacco per me.” Vidi la comprensione sul suo viso. Continuai velocemente prima che potesse chiedere se volevo parlarne. Non volevo. “Naturalmente quando ho scoperto che in realtà eri una giumenta meravigliosa con un culo da cui non potevo staccare gli occhi, ho avuto un colpo di fulmine. Voglio dire, chi non lo avrebbe fatto?”

La sentii scivolare via dal mio petto, e diedi un altro abbondante morso alla mia terza mela. Fu allora che sentii le sue labbra avvolgersi attorno al mio clitoride. Ci volle circa un minuto prima che realizzassi di non poter respirare, e non nella maniera “ohodeeohdeeohdee” quanto a quella “c’è un grosso pezzo di mela nella mia trachea”. Dopo qualche sputo e colpo di tosse lei si rese conto del pericolo che correvo ed immagino non volesse essere conosciuta come “la giumenta che uccise la Puledra della Scuderia col sesso orale”, perché si mise in azione e mi aiutò a sputare via la letale merenda.

“Avvisami prima di farlo”, gridai con la voce roca dopo che il pezzo di mela incriminato era caduto sul letto.

“Mi dispiace,” disse facendomi una carezza sulla guancia. “Ma mi hai chiamata eroina e poi hai detto che ho un bel culo. Non ho potuto resistere.” Fece fluttuare una carota dal vicino cesto alla sua bocca, ma piuttosto che mangiarla la tese verso di me. Mi sporsi in avanti e la morsi, pensando che l’avrebbe lasciata, invece la tenne salda e mi rivolse uno sguardo ammiccante. Aspettò pazientemente mentre masticavo la carota fino a che non ebbi raggiunto le sue labbra; solo allora ingoiò quello che le era rimasto in bocca e sono piuttosto sicura che lo abbia fatto solo per liberarsi la lingua.

Dopo qualche minuto in quel modo mi sdrai sul letto e mi accarezzai la pancia con un sospiro di soddisfazione. “Ragazzi, erano quello che ci voleva. Così tanto sapore in più rispetto al cibo della Scuderia.”

Homage si accoccolò di fianco a me, premendo il viso contro il mio collo. “Ti manca? La Scuderia, intendo.”

La domanda mi colse di sorpresa. Non tanto per la domanda stessa, era una cosa perfettamente ragionevole da chiedere, ma perché la risposta fu “No.”

“Davvero?” Sembrava scioccata.

“Voglio dire, mi manca che non mi sparino addosso tutto il tempo,” aggiunsi velocemente. “E mi manca avere un posto confortevole dove dormire tutti i giorni. Ma non mi sono mai sentita viva, là. Era come se stessimo solo aspettando di morire. Non penso che i pony siano fatti per rimanere rinchiusi per tutta la loro vita.” Fece un suono in segno di comprensione e lasciò correre uno zoccolo lungo il mio fianco. Le baciai la testa, annusandole la criniera. “E ho anche conosciuto certi pony davvero belli, da quando sono uscita.”

“Sai,” un sorriso giocò sulle mie labbra mentre parlavo, “penso che quella frutta mi abbia ridato il fiato. Vuoi continuare da dove avevi interrotto?”

Rotolò via da me e mise le zampe posteriori sotto di sé per sedersi sulle cosce. Mi guardò come fossi una puledra che avesse appena fatto un passo falso sociale. “Uhm, Pip, ti ho appena guardato avere cinque orgasmi, e non so cosa ti abbiano insegnato nelle Scuderie,” si sdraiò indietro ed allargò le zampe posteriori, “ma in camera da letto bisogna condividere.”

Parte di me era imbarazzata dal non avere fatto nulla per lei quella notte, ma non era la parte che le stava fissando l’inguine in una stordita paralisi. Al di fuori delle ore di educazione sanitaria non avevo mai visto un’altra giumenta in quel modo. Era affascinante. Era eccitante. Mi stava dando un altro orgasmo. Per l’amore delle Dee, non mi stava nemmeno toccando!

Si limitò a guardarmi fremere e boccheggiare per un minuto. “Non stavi scherzando con quel ‘essere davvero arrapata’, vero?”

“Qualche giorno fa mi sono trovata a sbirciare una grifona con un occhio solo,” dissi dopo aver ripreso fiato.

“Bene, almeno so che sei di mente aperta,” disse con un sorriso furbesco. Si piegò guardandomi, “Ehi, Pip, hai intenzione, sai, di fare qualcosa in tempi brevi?”

Oh. Giusto. Rotolai sul ventre portandomi all’altezza della sua fessura. Ripensai a tutte le cose che aveva fatto con la lingua e le labbra. Mi rigirai la lingua in bocca. La sentivo lenta e maldestra. “Ehi, uhm, hai un libro o qualcosa che posso leggere, con qualche dritta o suggerimento o...” Chiuse le zampe. Giuro, non ero mai stata così vicina a morire di crepacuore.

Inspirò profondamente e fece un veloce sospiro. “Va bene, la prossima volta ti farò un corso completo.” Scese dal letto; volevo piangere. Poi cominciò a rovistare sotto il letto. “Fino ad allora, guarda caso ho qualcosa che possiamo usare che funzionerà per entrambe.” Tornò in vista facendo fluttuare una stretta scatola rettangolare. Tolse il coperchio. L’interno era foderato di carta velina. “È un pezzo di tecnologia pre apocalittica che trovai nei miei giorni di viaggiatrice. È uno strumento progettato per permettere a due pony di condividere il loro piacere.” Il suo corno si illuminò e vidi la carta venire spinta di lato. “Non preoccuparti, è stato testato molto accuratamente per la sicurezza.” Fece fluttuare l’oggetto fuori dalla scatola con un’espressione orgogliosa sul viso.

“Sono due cazzi attaccati base contro base,” osservai piatta.

“Proprio così,” aveva sul viso la stessa espressione che avevo visto a Calamity dopo che aveva pulito i suoi fucili. Alla fine scostò i suoi occhi da esso e mi guardò, apparentemente avevo fallito nel nascondere l’orrore. “Non preoccuparti, non sono veri.” Gli diede un colpetto e quello ondeggiò in aria; mi sentii improvvisamente nauseata.

“Homage,” dissi fissando il fallo fluttuante. “Ricordi quando ho detto che mi piacciono le giumente? Quello... uhm... proprio, proprio non è una giumenta.”

“È solo un giocattolo, Pip,” disse paziente. Mi diede un’occhiata in tralice. “Vuoi dire che non hai mai visto qualcosa di simile a questo prima? Nemmeno nella Scuderia?” Scossi la testa. “E allora cosa facevi per scaricare la tensione?”

“Sono arrivata a conoscere i miei zoccoli piuttosto bene,” mormorai.

Homage aprì la bocca come se avesse altro da ridire, ma poi semplicemente la richiuse. Lasciò andare una singola risata e disse, “Oh, beh, non preoccupartene.”

Non potei fare altro che sentirmi un poco guasta. Era parsa così felice per la possibilità di usare il suo giocattolo con un’altra pony, ed aveva già fatto così tanto per... ed a me. Allungai uno zoccolo per impedirle di rimettere il coperchio alla scatola. “Aspetta, hai ragione. Voglio dire, è solo un giocattolo e... credo che mi possa andare bene se va bene a te.” Mentre lo stavo dicendo realizzai che ci credevo sul serio. Non ci conoscevamo da molto tempo ma già lei significava molto per me, e volevo tentare e farla felice.

Sorrise con calore e mi baciò sul naso. “Ti tengo così tanto in punta di zoccolo[1].” Ridacchiò e cominciò a frugare nel cassetto del comodino. “Credo che sia un nuovo record per me in fatto di relazioni. Puoi in pratica avere orgasmi a comando e dannazione se non fai le più belle facce mentre li hai. Ora devo solo insegnarti come restituire il favore e sarai perfetta.”

Capii in quell’istante che sarebbe stata per sempre lei quella che indossa i pantaloni. Ero ufficialmente diventata la parte passiva nella relazione, e davvero non ero certa di non essere... Aspetta, relazione? Questa era una relazione. Io, Littlepip, abbreviazione di Pipsqueak, avevo una relazione onesta di fronte alle Dee. Sorridevo come se fosse stato il mio compleanno e Homage fosse appena saltata fuori dalla torta. Avevo una relazione. Lei poteva infilarmi dentro qualunque cosa volesse perché avevo una relazione!

Dopo che ridiscesi dalla mia nuvola mi accorsi che mi stava guardando con intensità, ed aveva in effetti parlato per tutto il tempo. “Ho detto che dovrò usare questo,” fece galleggiare un tubetto di fronte a me. “Potrebbe essere freddo, ma visto che non hai mai usato nulla di simile prima, farà un po’ di male.”

Pff. Mi avevano sparata, pugnalata, colpita e quasi cucinata da un drago. Ero pronta a qualsiasi cosa. Rotolai sulla pancia ed inarcai i fianchi. Guardai indietro e le feci l’occhiolino. Lei scosse solo la testa ed applicò una dose extra di una sorta di gelatina ad una delle... estremità.

Si mise dietro di me e mise gli zoccoli su entrambi i lati dei miei fianchi aggiustandomi la posizione. Assunse la stessa postura ed il suo “giocattolo” galleggiò tra di noi.

“Sei pronta?” avvisò.

Sorrisi con aria di sufficenza ed annunciai, “Puoi scommetterci il tuo bel culo che lo sono.” Poi mi toccò. “EEEEEEEEEeeeeeeeeeeeeeeeeeeee, è davvero freddo!” strillai, con la voce troppo alta. “Oh.” Stava premendo contro di me; mi strinsi e si fermò.

“Pip, se non vuoi farlo,” cominciò Homage.

“No, no, ho detto che l’avrei provato con te,” dissi velocemente, cercando di non tremare per la sensazione della cosa viscida, fredda e gommosa che stava premendo tra le mie zampe.

“Allora devi rilassarti. Fidati di me.”

Va bene, mi fidai di lei. Mi rilassai. Feci un rumoroso sospiro. Lei lo spinse dentro. Quella fu la seconda volta, quella notte, in cui inventai un linguaggio nuovo. Lo spinse lentamente, in mezzo a quello che si potrebbe generosamente descrivere come un uragano di bestemmie, e quasi soffocai per quanto male faceva e per quanto era piacevole. Quella cosa era stata progettata per toccare nello stesso momento ogni punto sensibile, e chiunque lo avesse ideato era dannatamente bravo nel suo mestiere. Arrivò a fermarsi dentro in profondità e sentii l’orgasmo squarciarmi dall’interno quando roteò. Guardai indietro e vidi che Homage si era girata sulla schiena con quello ancora ben dentro di lei. Ed eccone altri due in riga. Dovrei contarli questi?

“Cosa ca–,” ansimai. “Cosa stai facendo?”

Lei si contorse, lanciando un altro fulmine attraverso di me. “Voglio davvero guardarti; è più facile così,” mugolò. “Ora tieniti, sto per accenderlo.”

“Cosa vuol dire accenderl–” Ci fu lo scatto di un interruttore. “OoOoOoOoOoH dolce Celestia che s’incula Luna col corno!” Vibrava; che novità.

Arricchii i miei due nuovi linguaggi con una brillante serie di bestemmie, tutte aventi a che fare con gli organi femminili. Penso che siano passati un po’ meno di un migliaio d’anni, ma davvero non sono la migliore per poterlo giudicar perché fui morta per la maggior parte del tempo. Le sole cose che potevo dire con certezza erano che avremmo dovuto cambiare lenzuole e federe, e che lei fece la faccia più scema e meravigliosa quando venne. Sembrava che stesse starnutendo e ridendo mentre aveva un nervo accavallato nel collo, tutto nello stesso tempo. Inutile dirlo, venni con lei.

Lo spense e sarei collassata se non ci avesse ancora tenute assieme. Lo fece cautamente scivolare fuori da me e poi da lei. Gli diede un bacio d’affetto, sul mio lato, notai con un poco di perverso orgoglio, e poi lo ripose nella sua scatola. Mi fece una linguaccia e chiese, “Allora, cosa ne pensi del mio giocattolo?”

A titolo di prova toccai le mie doloranti parti basse. “Fa il suo lavoro,” borbottai.

Annuì e fece un fischio, “Ho notato.”

Mi girai sulla schiena, cercando di muovere le zampe il meno possibile. “Ma per essere perfettamente onesti, mi è piaciuto di più quando eravamo solo io e te. Questo mi sembrava più come se mi stessi masturbando mentre tu mi guardavi. Era solo... troppo artificiale.”.

Rimise il coperchio sulla scatola e la fece scivolare sotto il letto. “Mi sembra giusto,” sospirò. “Grazie per avermelo davvero fatto provare, e prometto che non lo tirerò più fuori con te.” Strisciò verso di me e mi baciò sulla guancia. “Tranne che per il mio compleanno.”

Sospirai e feci levitare una pesca dal cesto, masticandola placidamente per qualche minuto. Mangiare mi aiutò a calmarmi ed a riprendermi dalla stanchezza. Un pensiero mi colpì quando ebbi recuperato le energie.

“Quindi è l’ora della tua intervista, signorina Pon3,” dissi cercando, con un discutibile successo, di suonare figa.

“L’inversione è un gioco corretto[2],” disse sfregando il viso contro il mio collo.

“E quindi cosa sta facendo una ben rispettata assistente del DJ con una ragazza ripara tostapane come me?” chiesi, mezzo ridendo alla sua battuta.

Lei non rise. Si sedette, voltandosi per guardarmi in faccia. Ogni espressione era scomparsa dal suo viso. “Vuoi davvero saperlo?”

“Beh, certo, l’ho chiesto, no?” Stavo diventando nervosa; forse non volevo saperlo, se questo era l’effetto che aveva avuto chiederglielo.

“È perché sei un’eroina.” Lo disse senza traccia di scherzo.

Sarei avvampata se la mia faccia non fosse stata ancora arrossata dal multiorgasmico bel tempo trascorso. “Basta con que--”

“Fammi finire,” sbottò. “Hai fatto la domanda ed ora devi acoltare la risposta, non importa quanto possa fare male.”

Cominciavo ad avere paura.

“Come DJ Pon3 ho visto ogni genere di cose, ed anche prima, quando ero fuori nelle Terre Devastate. Ho visto orrori, e sono sicura che li hai visti anche tu.”

Annuii solamente pensando ai cadaveri, scuoiati e squartati, usati come decorazioni, e mi saltò in mente l’immagine di pochi giorni prima di Calamity che sparava a quel giovane puledro razziatore.

“Ma ho visto e sentito anche degli eroi.” Sembrava malinconica, mentre proseguiva. “Pony che si dedicano ad aiutare gli altri e lottano contro qualsiasi cosa minacci i pony loro compagni. Li ho amati. Ho vissuto per vederli e sentirne parlare. Mi davano almeno una piccola speranza che forse, dopo tutto, non fossimo condannati. Che ci potesse essere una luce alla fine di questo fottuto tunnel nel quale ci siamo sotterrati da soli.”

Stavo per esprimere il mio consenso quando continuò.

“E poi ho visto le loro teste infilzate sui pali fuori da un campo di razziatori.” Mi fissò duramente. “Sei un’eroina, Littlepip, e questo significa che morirai molto presto perché sei una sventura per le Terre Devastate. Ti uccideranno perché ‘la cosa giusta’ non è più adatta a questo mondo, ed allora io dovrò raccontarlo.”

Mi alzai e scesi dal letto. In precedenza avevo pensato alla possibiltà di morire, sapevo essere qualccosa che avrebbe potuto accadermi molto facilmente qua fuori. Ma sentirsi dire che era una fottuta certezza...

Non aveva finito. “O ti arrenderai. Ho visto anche questo. Eroi che hanno aiutato persone solo per vederle massacrate da qualche altra minaccia o, peggio, vedere le persone che si erano salvate compiere esse stesse atrocità in nome della loro sopravvivenza. Questi si limitano ad appendere le pistole al chiodo, poi vanno a cercarsi un qualche buco di merda dove sbronzarsi fino alla morte.”

Caddi indietro sulle cosce.

“Sei una brava pony, Littlepip. Un’onesta eroina al cospetto delle fottute Dee. Ed io volevo conoscerti, abbracciarti, amarti prima che anche tu te ne sia andata.”

Qualcosa si ruppe dentro di me. No. Non qualcosa. Il mio cuore. Il mio cuore si spezzò. Avevo cercato e combattuto ed ucciso e quasi ero morta nel nome di quello che io credevo essere “giusto”. Avevo trovato una pony che faceva lo stesso, e lei mi aveva appena detto che alla fine niente di tutto ciò aveva davvero importanza.

Vidi le Terre Devastate, non come un luogo ma come una gigantesca bestia artigliata di lame di rasoio che divorava i pony a dozzine. Vidi me stessa attaccarla coraggiosamente solo per finire smembrata, senza che lei nemmeno mi guardasse. Vidi una fila di “me”, ed ognuna l’attaccava e moriva senza nemmeno rallentare il feroce banchetto del mostro.

Vidi Nuova Appleloosa in fiamme, tutti i pony cittadini morti o portati via in catene assieme a tutti gli schiavi per liberare i quali avevo così duramente lottato. Vidi i mercenari dell’Artiglio ridere mentre gettavano giù dal cielo i puledri di Monterey Jack. Vidi Gawd con la sua piccola armata attaccare un convoglio per i rifornimenti e non lasciare alcun sopravvissuto.

Vidi me stessa andare incontro a Silver Bell, così distrutta da non avere più nemmeno sé stessa, di fronte alle tombe della sua famiglia. Correva verso di me e si schiacciava contro il mio petto, piangendo e chiedendomi di dirle che sarebbe andato tutto bene. Vidi me stessa tirare fuori la Piccola Macintosh e puntargliela alla testa. Dicevo che sarebbe andato tutto bene, e poi premevo il grilletto.

Volevo urlare, ma sapevo che se avessi aperto la bocca avrei vomitato. Caddi, con le zampe anteriori incapaci di sostenermi ancora.

Avevo bisogno di qualcosa. Qualsiasi cosa in cui credere. Provai a pensare a Celestia e Luna, ma ora erano solo ombre nella mia mente.

Pensai di nuovo a Silver Bell, ma ricordai quello che era realmente successo. Vidi Velvet portarla da Ditzy Doo. Ditzy Doo. La mia mente si fissò su di lei.

Cercai di immaginare Ditzy prima della guerra. Non potevo avere un’idea precisa di quale fosse il colore del suo mantello, ma dai ciuffi sparuti che ancora pendevano da lei sapevo che la sua criniera doveva essere stata del colore della paglia. Nella mia mente era bellissima, allora; doveva esserlo. Volava in giro ed ogni pony le sorrideva. Con una vaga voce immaginaria, che suonava come un’eco in lontananza, si scusava per non avere consegne per loro, quel giorno.

Ditzy si voltò a guardare Cloudsdale in lontananza. Che esplose. Vidi le fiamme raggiungerla, e la vidi bruciare, e lei scattò per provare a proteggere il pony più vicino, ma erano tutti andati. La vidi cadere al suolo come ciò che era ora, un ghoul. La vidi svegliarsi nelle appena create Terre Devastate. Camminò, solamente guardando scioccata la carcassa del suo mondo.

Allora deve aver sentito un rumore. Un puledro che piangeva. Doveva essere corsa verso di lui. Il puledro doveva essere troppo ferito per camminare, ma doveva aver urlato e cercato di scappare quando l’aveva vista. Ditzy aveva sorriso rassicurante, facendolo soltanto gridare più forte. Poi lei aveva ruotato gli occhi, l’uno indipendente dall’altro, ed il puledro avrebbe smesso di piangere se non altro per la confusione. Ditzy doveva essersi messa il puledro sulla schiena, aver scelto una direzione e camminato.

Sulla strada altri pianti, altre urla, tutti puledri. Si era fermata a raccogliere ognuno. Finalmente raggiunse un gruppetto di baracche. Quei pony spararono a vista a Ditzy. I puledri si riunirono attorno a lei e gridarono che li aveva aiutati, che era una buona pony. I pony medicarono le sue ferite ed accolsero i puledri. Ditzy sentì altre grida in lontananza e partì.

La vidi dopo molto tempo. Lo zoccolo di uno schiavista sul suo collo, dall’altra parte della stanza un altro schiavista incombeva su una puledra. Ditzy urlava, “Non fatele male, è solo una puledra! Per favore, farò qualsiasi cosa, ma non fatele male! Non volete farlo!”

Lo schiavista della puledra gridaava a quello sul collo di Ditzy, “Fa’ star zitta quella troia zombie! Mi fa ammosciare il cazzo.”

Lo schiavista sul collo di Ditzy, un unicorno, prendeva un coltello da un tavolo vicino. “Oh, la farò stare zitta.”

Vidi Ditzy sul pavimento, col sangue che le sgorgava dalla bocca. I due schiavisti erano sull’altro lato della stanza, ridevano, le davano le spalle. Lei si mise in piedi, due delle sue zampe erano rotte. Prese in bocca un pezzo di tubatura.

La vidi portare la puledra che aveva salvato a Nuova Appleloosa. Stava aiutando Ditzy a scrivere. Vidi Ditzy accingersi su un grosso libro vuoto, intitolandolo “La Guida alla Sopravvivenza nelle Terre Devastate”.

Vidi Ditzy effettuare una consegna che lo portava oltre Ponyville, ed udì le grida di una puledra.

La vidi allora, come già l’avevo vista prima, un’eternità prima. Percossa, imprigionata, sicura di morire appena i suoi rapitori avessero deciso in che modo. Abbracciata ad una puledra, cercando di aiutarla a smettere di piangere. L’avevo liberata, pensando fosse un mostro. La vedevo di nuovo, disarmata, sul punto di venire uccisa perché c’era un’altra puledra innocente in pericolo.

Sono di nuovo nel presente, e non riesco a smettere di piangere. Sto singhiozzando talmente forte che il mio intero corpo fa male. Homage mi tocca la schiena e mi rialzo all’istante. Tiro su abbastanza moccio da poter parlare, e butto fuori più forte che posso, “Ti sbagli.”

Sto ancora tremando ma mi rifiuto di fermarmi. “Anch’io ho visto tanti fottuti orrori! Ho visto cose tanto terribili che mi hanno fatto chiedere se quella fottuta guerra non ci abbia dato anche solo metà di quello che ci meriteremmo per avere tanta merda dentro di noi. Ma è sbagliato!” Mi sfregai gli occhi per poter vedere. “Ho visto anche del bene; ho visto una città che trafficava con gli schiavisti per sopravvivere ma i suoi pony dare la vita per salvare quei prigionieri che in parte avevano aiutato a rendere schiavi. Ho visto una banda di razziatori trasformare una prigione nell’inizio di un punto di commercio, un’intera nuova città.” La mia gola si strinse, ma non potevo fermarmi adesso. “Ho visto una pony che ha visto morire il suo intero fottuto mondo; ha sofferto ogni fottuta cosa che noi due possiamo immaginare, e l’unica cosa che le interessi è aiutare.”

Diedi un colpo sul pavimento. “Non ascolterò nè te nè qualsiasi altro pony che mi venga a dire che la bontà è una sventura. LA BONTÀ NON È UNA CAZZO DI SVENTURA!” Lo urlai più forte che permettesse la mia gola. “Ho visto cose, e so nel mio cuore che non siamo oltre la speranza. Possiamo essere buoni. Vogliamo essere buoni! È solo che, in un mondo così malamente distrutto, è stato permesso all’oscurità di correre libera talmente a lungo da aver convinto ogni pony che è così che funziona il mondo, adesso. I pony hanno solo bisogno che gli si faccia vedere di non dover essere spaventati per tutto il tempo, e torneranno di nuovo a combattere contro l’oscurità, ed un giorno i puledri rideranno all’idea che una volta ci fossero dei mostri nelle ombre.”

Tenni la mia posizione e guardai Homage; era congelata. “Dici che o mi uccideranno o mi arrenderò. Bene, allora mi dovranno fottutamente ammazzare, perché il loro mondo è una menzogna ed io non mi arrenderò. Mai!” Respiravo pesantemente e le lacrime sembravano essersi asciugate in me. Homage mi fissava come se non mi avesse mai vista prima.

Non sapevo cosa mi aspettavo potesse fare, ma di certo non immaginavo che mi baciasse e mi riportasse al letto. “Ti credo,” fu tutto quello che disse.

Strabuzzai i miei occhi arrossati. “Puoi ripetere[3]?”

“Ho intenzione di farlo appena vieni sali qua,” disse con un mezzo sorriso. Mi limitai a guardarla. “Io ti credo. Mi sbagliavo. Pensavo di avere visto degli eroi prima d’ora. Pensavo di avere visto tutto.” Lacrime le rigavano il viso, le ignorò. “Ma non avevo mai visto te prima. Io ti credo, Littlepip. Io credo in te. Le cose possono cambiare, e quando lo faranno sarà perché tu hai ricordato a tutti noi che l’oscurità è solo una cosa passeggera e che la nostra vera natura è buona.”

Immagino che non avessi ancora finito le lacrime, dopo tutto.

“Ora porta qui quel tuo adorabile culo. Ti sto per fare il corso che ti avevo promesso.”

Risalii sul letto assieme a lei. Con la sua bocca su di me e la mia su di lei, mi insegnò. Si mosse lentamente in modo che non mi eccitassi troppo. Dopo un po’ di test rigorosi risultò che ero, beh, comunque passabile.

Homage stava dormendo, sdraiata di fianco a me. Sapevo che avrei dovuto fare come lei da molto tempo, ma ero semplicemente rimasta sdraiata lì ed avevo mangiato l’ultima mela del cesto guardandola dormire.

Sentivo qualcosa, di cui avevo sentito parlare in voci e racconti, che mi bruciava in petto. Amore, l’avevano sempre chiamato. La amavo. Mi aveva mostrato che anche un pony che pensava di aver visto tutto poteva lo stesso avere speranza. E dove c’era amore e speranza il male non avrebbe mai avuto una possibilità. Mi feci una nota mentale di dare un bell’abbraccio umidiccio a Ditzy, una volta o l’altra, per ricordarmene.

Risi dei miei stessi pensieri sdolcinati. “Dee, sono così gay.”

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[1] Nell’originale, I so have you wrapped around my hoof. Richiamo alla canzone dei Police “Wrapped around your finger”.

[2] Nell’originale, turnabout is fair play.

[3] Nell’originale, come again, che significa sia “puoi ripetere” che “vieni di nuovo”, da cui la successiva battuta di Homage