Capitolo Cinque: Calamity

Amicizia. L’amicizia non cambia mai.”

Viva!

Ero ancora viva!

Quando tornai cosciente mi ritrovai sdraiata su un materasso, con le coperte rimboccate, sentendomi al caldo, riposata e più comoda di quanto fossi mai stata da quando avevo abbandonato la Scuderia Due tre giorni prima. Almeno, pensavo fossero tre giorni; non avevo idea di quanto a lungo fossi rimasta incosciente. Per abitudine alzai lo zoccolo anteriore per controllare data ed ora sul mio PipBuck. Facendo ciò smossi una coperta che iniziò a scivolare verso il pavimento.

“Oh! Guarda chi si è svegliata!” L’armoniosa voce di una pony orribilmente vicina a me mi scioccò mettendomi in piena allerta. Guardandomi tutto attorno mi trovai circondata da numerosi pony, tra cui ne riconobbi soltanto uno -- ed era il pegaso che mi aveva sparato, tanto per cominciare! Mi chiesi se ero sua prigioniera.

La bella voce proveniva da un’ugualmente bella pony terrestre dal manto bianco, la cui criniera di zucchero filato rosa si combinava con la divisa da infermiera a righe gialle e rosa che stava indossando. Analizzando quello che potevo vedere dei muri attraverso la folla di pony vidi una linea di tre cassette mediche (con tutte le piccole farfalle perfettamente allineate) ed uno sbiadito poster risalente alla guerra che apparentemente pubblicizzava il lavoro nei servizi sanitari (“Non hai bisogno di diventare un Ranger d’Acciaio per essere un Eroe! Unisciti oggi al Ministero della Pace!”[1] annunciava la pony del poster, a malapena poco più di una puledra, che indossava la stessa identica uniforme di quella che mi aveva appena riportato alla vita). Dalle decorazioni e dalla mancanza di funi o catene conclusi che quella era una clinica, e che io non ero prigioniera.

Inoltre mi sentivo realmente abbastanza bene. Stanca, come se avessi avuto bisogno di una buona dormita... solo che non ero assonnata. Solo stanca, ed un po’ accaldata. Mi misi a sedere e la stanza cominciò a girare.

“Prenditela comoda, compagna” disse il pegaso che mi ricordai si chiamasse Calamity -- anche se ero un po’ confusa riguardo come lo avessi scoperto -- mentre faceva un passo verso di me. Sfrecciai indietro sul materasso. Oh certo, sembrava tutto educato e gentile ora, con quei pony in giro; ma quando lo avevo visto io era il pegaso-mortale-che-uccide-dal-cielo-con-fucili-di-fuoco.

“Candi?” chiese uno degli altri pony, un pony terrestre dal manto grigio e con criniera e coda nere, guardando la mia infermiera (anche se a me parve la stesse chiamando caramella[2], e sentii il bisogno stranamente allegro di annuire).

“Oh, starà perfettamente bene. Ho mischiato l’ultima pozione curativa di cui aveva bisogno e gliel’ho data meno di un’ora fa.”

“Mischiato?” Il pony grigio alzò un sopracciglio con fare dubbioso.

Candi sorrise. “Ma con acquavite di mele, naturalmente! Trovo che le medicine scendano sempre meglio a quella maniera.” Non riuscivo a capire perché il pony grigio si stesse passando uno zoccolo sulla faccia. Mi sentivo perfettamente bene ora. Più che bene. E piacevolmente calda.

Lo stallone grigio cominciò ad allontanare tutti i miei ospiti. Ciò mi fece sentire un poco triste, anche se effettivamente non ne conoscevo nessuno. Mi ero sentita così sola negli ultimi giorni, così desiderosa di trovare della civiltà, e lì ce n’era, ma lui non me la stava lasciando godere. Un pensiero che realizzai non avesse alcun senso, anche se non ero sicura del perché.

“Vieni fuori quando te la senti. So che ci sono dei pony a cui farebbe piacere vederti.” Lo stallone grigio mi sorrise. Poi guardò il rugginoso recalcitrante. “Anche tu, Calamity. Fuori di qui.” Calamity mi diede di nuovo un’occhiata prima di sfrecciare fuori.

Candi saltellò fino a me, sussurrando con aria sognante, “Che stallone meraviglioso, non è vero?”

“Chi?”

“Ma Calamity, naturalmente!”, ridacchiò.

Ero senza parole. No, non lo ero. “Mi ha sparato.”

Lei allontanò quell’argomento con un gesto dello zoccolo. “Sono sicura che c’è solo stata un’incomprensione.”

C’era stata, mi ricordavo, ma... perché stavamo parlando di ciò? Al massimo volevo parlare di quanto bella fosse Candi (Candi caramella!), non di Calamity. Meno che mai di come fosse meraviglioso. Nessuno di quelli però sembrava un argomento accettabile da dire ad alta voce. Tenendo il broncio tornai a ripetere “Mi ha sparato...” Poi aggiunsi “...un sacco.”

***        ***        ***

Più riposata, e con la testa molto più chiara, fui felice di incontrare i pony di Nuova Appleloosa. Secondo il mio PipBuck ero stata incosciente per circa due giorni.

Guardai il paese fortificato da sopra la ringhiera. Multiple linee di quelle che capii fossero binari ferroviari convergevano verso una città costruita principalmente da dozzine e dozzine di case sostanzialmente identiche, costruite con antichi vagoni passeggeri alcuni dei quali sovrapposti anche in due o tre piani. Molti avevano ancora le loro ruote. Pesanti vagoni metallici da carico formavano un anello tutto attorno alla città, con grossi ponti da entrambi i lati. Guardie pony armate camminavano sui tetti dei vagoni, tenendo d’occhio la devastazione all’esterno. Dentro decine di pony terrestri ed unicorni trotterellavano vivendo le loro normali vite. Il posto era sporco, rugginoso... e completamente meraviglioso!

“Come avete fatto ad impilarle in quella maniera?” chiesi, guardando le pile di carrozze, la maggiore delle quali era alta quattro piani. Ringhiere e passerelle uscivano da essa, connettendola alle altre torri. Nel piano più alto luminose lettere brillanti annunciavano la Taverna del Casello[3].

Railright[4], lo stallone grigio e nero che era risultato essere lo sceriffo/sindaco/tengo-tutti-uniti della città, rimanendo impassibile disse “È stato fatto da uno dei pony unicorno.”

Mi girai boccheggiando, guardandolo fisso. Non avevo mai sentito prima di qualcuno capace di levitare oggetti così grossi o pesanti!

Railright mantenne l’espressione seria solo per un momento, prima di ridacchiare. “Ti sto prendendo in giro.” Il mio stupore svanì in un sorriso imbarazzato mentre lui ridendo indicava verso il cielo. “Per quello c’è l’argano della gru.” Guardando dietro in alto potei vedere la gigantesca torre di metallo arancione che sporgeva sopra la città, con un grosso gancio che pendeva dal lungo braccio.

“Comunque,” continuò, “se stai cercando qualcuno che sollevi roba veramente pesante non puoi trovare di meglio di Argano[5]. Dovresti parlargli.”

“Parlare alla gru?” dissi lentamente, cercando di capire se era un altro scherzo. Ma non lo era.

Argano, mi disse, era il nome di un unicorno che lavorava alla ferrovia. “Non troverai un telecinetico più forte di lui da questo lato delle Rovine di Canterlot.” Con ciò, Railright mi offrì di accompagnarmi nel gran tour.

***        ***        ***

Il negozio di materiali vari di Nuova Appleloosa si chiamava Assolutamente Tutto[6]. Era la quarta tappa del tour. Railright sorrideva con fare saputo mentre mi persuadeva a dirigermi verso quella costruzione dall’aspetto bislacco. Tre vagoni, ognuno diverso dall’altro, erano stati fusi assieme per creare il negozio. Uno di essi era un vagone cisterna di metallo nero dominato da una ciminiera. Quella era una delle fonti di fumo che avevo visto da distante. Fermandomi di fronte alla porta, lessi il cartello sotto l’insegna col nome del negozio, scritto in uno stampatello giocoso:

Sì, faccio consegne!

Niente zoccoli, brutti pungiglioni? Nessun servizio.

Chiedimi degli ordini speciali! Non rispondo, ma mi ci metto subito!

Guida alla Sopravvivenza nelle Terre Devastate! Disponibile adesso! La prima copia per ogni famiglia è gratis!

Spinsi la porta ed entrai. E mi fermai con un sussulto quando vidi la pony zombie della libreria dei razziatori. Potevo dire che fosse la stessa dal modo in cui le rotearono gli occhi. Il fatto che mi riconobbe con un immediato e luminoso sorriso e che scattò per stringermi in un (disagevolmente scivoloso) abbraccio erano decisamente ulteriori indizi.

Trotterellò indietro e mosse una zampa in quello che era una sorprendentemente valida combinazione di un gesto di benvenuto e della presentazione del negozio (qualcosa che odiavo ammettere di essere contenta: la sua puzza mentre mi abbracciava mi aveva costretto a trattenere il fiato. Ero certa che vomitare sarebbe stato scortese).

“Uh... ciao di nuovo” dissi, sentendomi un po’ in imbarazzo. L’ultima volta che il pegaso zombie mi aveva visto stavo trotterellando fuori per ficcare una pallottola nel cranio di un razziatore.

“Salve” disse una voce familiare sulla mia sinistra. Ero stata tanto concentrata sulla pony zombie da non accorgermi assolutamente che ci fossero altre persone nel negozio. Girandomi trovai Calamity che mi guardava con un timido sorriso. “Guarda, prima che scappi via, volevo solo dirti quanto sono dispiaciuto!”

Non scappai, anche se feci un cauto passo indietro.

“Mi stavo facendo raccontare la storia da Ditzy Doo, vedi...”

Ditzy Doo? Mi girai verso la pegaso zombie. “Tu hai scritto la Guida alla Sopravvivenza nelle Terre Devastate?” Entrambi gli occhi di Ditzy Doo si focalizzarono su di me ed annuì ferventemente, sprizzando letteralmente gioia.

Sì, faccio consegne. All’improvviso avevo un’idea molto buona di come quel libro fosse finito nella Biblioteca di Ponyville. Il che, alla fine, rafforzava i miei sospetti nei confronti dell’Osservatore.

Mentre stavo pensando Ditzy Doo si era avvicinata velocemente tenendo un’altra copia del libro in bocca, e lo stava infilando nelle mie saccocce. La pony zombie era meravigliosamente gentile e generosa ed aveva gravi problemi con la gestione degli spazi personali.

Aprii la bocca per dire qualcosa, magari che già ne avevo una copia (anche se, considerando che il volume preso dal tavolo dei razziatori aveva molte pagine strappate, averne un’altra copia intera sarebbe stato abbastanza utile). Comunque, qualsiasi cosa stessi per dire, venni sopraffatta da una strana realizzazione. “Tu... non parli molto, vero?” I pony zombie potevano parlare?

Ditzy Doo fece un passo indietro e spalancò la bocca, facendomene vedere l’interno più di quanto avrei voluto. Calamity attirò la mia attenzione, “La lingua di Ditzy Doo è stata tagliata dagli schiavisti qualche decennio fa. Se la cava molto bene anche senza, comunque.” Quindi l’avviso di Monterey Jack era stato decisamente accurato.

Ditzy Doo trotterellò al bancone, dove prese in bocca una matita e scribacchiò qualcosa sul primo foglio di un grosso blocco per appunti. Lasciò la matita e prese il blocco, mentre gli occhi le si stortavano di nuovo.

Guardando strettamente il foglio per non fissarmi scortesemente sul suo sguardo lessi ad alta voce, “Visto che non potevo parlare, ho iniziato a scrivere. Se non fosse stato per quello non sarei mai diventata così brava a farlo.” La guardai strabuzzando gli occhi.

Ditzy Doo appoggiò il blocco, riprese la matita ed aggiunse una riga prima di ripassarmelo per leggere.

“Ora, che ne dici di fornirti di una corazzatura migliore?”

***        ***        ***

Tappi di bottiglia? Erano quelli che i pony usavano come moneta, all’esterno?

Per quanto assurdo fosse, ed era ridicolo, avrei dovuto aspettarmelo. Nessuna meraviglia che i razziatori accumulassero quelle cose. Nessuna meraviglia che ci fossero bottiglie vuote abbandonate ovunque, ma non si vedesse alcun tappo (eccetto, naturalmente, quello che avevo casualmente buttato via da qualche parte fuori dalle Armerie Ironshod).

La mia bardatura da lavoro della Scuderia era rimasta all’Assolutamente Tutto. Ditzy Doo non aveva nessuna corazza della mia taglia, ma aveva giurato di essere in grado di modificare la mia bardatura in modo da farla diventare migliore di qualsiasi difesa un razziatore fosse riuscito a rattoppare insieme. Si era offerta di farmelo gratis ma avevo insistito per pagarle il lavoro. Ed è stato allora che ho scoperto l’assolutamente strampalato (senza offesa per Ditzy[7]) sistema di scambio usato nelle Terre Devastate d’Equestria.

“Tappi di bottiglia. Seriamente.”

Fortunatamente le monete risalenti alla guerra avevano ancora un qualche valore, anche se solo in mucchio. Solo per il fatto che permettessero di prendere bottiglie dai pochi distributori che non erano ancora già stati scassinati e depredati.

Ditzy Doo prese quasi tutte le mie monete; non avevo idea se quello che le stavo dando fosse o meno un prezzo equo, ma sospettavo mi stesse facendo un generoso sconto. Insistette anche per darmi un foglio di carta su cui si spiegava un uso completamente differente per i tappi di bottiglia -- un modo per trasformarli in mine fatte in casa. In apparenza sarebbe dovuto essere un inserto per il capitolo della Guida dedicato alle mine che qualcuno le aveva sconsigliato (probabilmente con saggezza) di includere.

Quando lasciai l’Assolutamente Tutto Railright commentò “Ditzy Doo è il nostro pegaso residente. E pure il nostro ghoul residente.”

Giusto, perché pony ghoul suona molto meglio di pony zombie.

“Anche se” aveva continuato, indicando con uno zoccolo Calamity, “ho continuato a dire a questo qui che sarebbe sempre stato il benvenuto, se volesse stabilirsi nella mia città. Ormai è da quattro anni che sta tenendo al sicuro le carovane.”

Ora, mentre stavo andando ad incontrare Argano, con Calamity che trotterellava di fianco a me, finalmente arrischiai una conversazione con lo stallone color ruggine. “Ah, non vivi qui?”

“No. Ho un posto ad una mezz’ora di volo di distanza.”

Pensai a quello che sapevo dei pony pegasi. “Un posto sulle nuvole?”

Avrei giurato che i suoi occhi si fossero allargati appena un po’. “Oh no. Solo una baracca. Qualcosa che qualche pony ha messo assieme qualche generazione fa, solo per finire mangiato dagli animali selvaggi di queste parti.”

Avevo già incontrato qualcuno degli animali selvatici di quelle parti.

Mentre camminavamo sulla passerella mi cadde l’occhio sulla strana arma che indossava Calamity, e con lo sguardo seguii la strana leva metallica che dalle canne dei fucili arrivava proprio di fronte a lui -- un meccanismo di controllo, sospettai. Aprii la bocca per chiedergli qualcosa al riguardo, solo per trovarmi a parlare al vuoto. Mi fermai e guardai indietro; si era fermato improvvisamente per cedere il passo ad una giumenta con un cappello di paglia ed il suo puledro. Sembrava avere problemi a trattenere il puledro dallo scappare via alla massima velocità. Pareva avesse bisogno di un guinzaglio.

“Ma mà! Voglio andare a vedere Derpy!”

Calamity si avvicinò e sussurrò “È come certa gente chiama Ditzy Doo. Per gli occhi.” Certo, perché è su quello che si concentrano. I bulli della Scuderia Due avrebbero completamente ignorato la questione della carne putrefatta per quello. “Lei non sembra preoccuparsene. In realtà credo che lo trovi simpatico.”

Non gli feci notare che Ditzy Doo non sembrava curarsi nemmeno di avere la lingua mozzata. Non mi parve giusto.

“Trolley, torna qua” richiamò la madre quando il puledro cominciò a trottare un po’ troppo velocemente. “E stai lontano da quel negozio. Non voglio che vai ad importunare quella cosa.”

Cosa? Va bene, ammetto di avere pensato a lei come ad un “esso” qualche volta, ma era stato quando pensavo fosse morta. Mi fermai.

“Mi scusi, signora. Sono nuova da queste parti. C’è qualcosa che non va riguardo i pony zo... ghoul?”

La giumenta sembrava imbarazzata, e guardava più Calamity che me. Non avevo bisogno di guardare; potevo sentire il suo cipiglio.

“Beh, nulla contro la buona vecchia Derpy. Voglio dire, la signora Ditzy Doo. Ma... beh, lo sa...”

“So cosa?” insistei, cercando di non mostrare l’imbarazzo che stavo provando per aver esitato al suo odore od a come era stato grossolanamente scivoloso il suo abbraccio.

“Beh...” La giumenta si guardò attorno furtivamente, poi abbassò l testa e sussurrò. “Lo sa che sono tutti come bombe ad orologeria, vero? Voglio dire, si vede che cosa l’essere un ghoul provochi al loro esterno. Si immagini cosa fa ai loro cervelli. Tutti impazziscono, prima o poi. Povera Ditzy, ha resistito per un bel periodo di tempo ed è solo un po’ matta. Ma un giorno... Solo non voglio che il mio ragazzo acceleri il processo. O che sia lì quando alla fine si rivolterà contro tutti noi.”

Detto ciò la giumenta si raddrizzò, tirò a sé Trolley e si affrettò. Lontano, decisamente, dall’Assolutamente Tutto.

Rimasi immobile lì per lungo tempo, stupita. Alla fine chiesi a Calamity, “È così?”

Calamity sospirò profondamente, il che non era un buon segno. “Già... almeno per la maggior parte di loro. Vai nei posti sbagliati e ti troverai braccato da branchi interi di pony ghoul cannibali diventati zombie. Ma, e lo penso sul serio, sono solo la maggiorparte, ed anche loro sono dei buoni pony, pure se un po’ puzzolenti e di aspetto strano, fino a quel giorno. Alcuni, come Ditzy Doo, vanno contro la probabilità e non perdono mai il senno.”

Capivo lo spirito delle sue parole, ma quelle notizie non mi fecero provare paura per la glabra pegaso scrittrice. Mi fecero soffrire per lei.

***        ***        ***

Argano era un pony unicorno giallo con la criniera e la coda a strisce arancioni e beige. Indossava un brillante caschetto da costruzioni arancione con un buco per il corno. Quando lo trovammo stava caricando dei barili sul pianale di un vagone -- quest’ultimo in effetti fermo sui binari che correvano attraverso la città e si connettevano con numerosi altri.

“Buongiorno! Sono felice di conoscere la piccola giumenta col PipBuck che ha salvato Sweet Apple e Ditzy Doo! Per non dimenticare Desert Rose, Barrel Cactus e Turquoise!” Si interruppe e mi strinse vigorosamente lo zoccolo.

“Piacere di conoscerti,” sorrisi, sentendomi un po’ scossa dopo la stretta di zoccolo. “Railright mi ha detto che sei tu il pony con cui parlare se si vuole vedere qualche grosso sollevamento.”

Argano sorrise, poi con fare casuale sollevò contemporaneamente tre barili e li mise al loro posto sul vagone. “Direi che lo sono.” Poi, per mia sorpresa, mi chiese “Che incantesimi conosci?”

“Incantesimi?” risposi esitante.

“Sai,” continuò a parlare mentre altri tre barili levitavano via, illuminati della stessa luce che usciva dal suo corno. “I pony unicorno di solito hanno una piccola collezione di incantesimi, normalmente collegati con quello in cui sono destinati ad essere i migliori (tranne quelli che diventeranno bravi negli incantesimi, naturalmente, perché ne hanno veramente un sacco). Io, per esempio, posso fare ogni sorta di riparazioni alle rotaie ed ai treni semplicemente concentrandomici.”

Merda. Dando una zoccolata al terreno sospirai profondamente. “Niente. Solo telecinesi. Nessun incantesimo.” Sapevo di essere patetica. La levitazione era roba semplice da puledri. Quando avevo avuto il mio cutie mark, ogni altro unicorno della Scuderia Due aveva una bella collezione di incantesimi. Grazie, Argano, per avermi ricordato che ero probabilmente l’unicorno meno magica di sempre.

Gli occhi di Argano si allargarono per la sorpresa. E velocemente cambiò argomento. “Ora ho un sacco di lavoro da fare. Se tu mi volessi fare un piccolo favore in cambio potrei insegnarti tutto quello che so riguardo al sollevamento di grossi pesi.”

Mi sembrava fantastico. “Qual è il favore?” Portargli un’aranciata? Magari da mangiare? Aiutarlo a legare i barili sul vagone?”

“Stiamo avendo qualche piccolo problema con le cose che stanno uscendo da quella vecchia Scuderia ad ovest di qui. Da quel che ho sentito sei veramente coraggiosa e non hai paura di usare un’arma. Basta che scendi nella Scuderia e chiudi la porta. Sono sicuro che possiamo far fuori le bestiacce di sopra, se qualche pony gli sigilla il nido.”

Va bene, non proprio un’aranciata.

***        ***        ***

“E quindi perché sei di nuovo con me?” Il cielo si era scurito prematuramente. Presto avrei dovuto attivare l’incantesimo di luce del mio PipBuck.

“Ho pensato che te ne devo una,” disse onestamente Calamity mentre mi rimaneva affianco. “Forse anche un sacco, considerando tutto quello che hai fatto per i buoni pony di Nuova Appleloosa.”

Sospirando provai a consolarlo. “Non potevi sapere. Stavo indossando una corazza da razziatrice incrostata di sangue.” E portavo un arsenale che avrebbe fatto diventare radioattivo d’invidia il razziatore medio.

“Incrostata di sangue di razziatore. Corazza che avevi addosso solo perché ne avevi bisogno mentre salvavi le vite di cinque bravi cittadini!”

“Solo quattro, in realtà. È stata Ditzy Doo a salvare Sweet Apple.”

“E hai salvato Ditzy Doo in modo che potesse salvare Sweet Apple. Sul mio libro, con quello fa cinque.” Fece un profondo respiro. “In aggiunta non posso permetterti di andare laggiù da sola. Ho sentito terribili storie su quelle Scuderie. Brutte, brutte cose sono successe dentro troppe di esse.”

Io vengo da una Scuderia. Diamine, ogni pony viene da un pony che è uscito da una Scuderia, no? Posso capire perché una abbandonata possa diventare un invitante terreno da riproduzione, ma non è che tutte le Scuderie sono maledette o sinistre.”

Calamity ci rimurginò su. “Suppongo che su questo hai ragione. Tutti tranne i pochi come Ditzy Doo che in qualche modo sono sopravvissuti all’apocalisse in superficie, o sono discendenti di pony che l’hanno fatto.”

Interruppi il mio trotto così repentinamente che quasi inciampai. La borraccia superstite, riempita, oscillò in avanti e poi indietro, colpendomi sul petto. “Ditzy Doo è sopravvissuta alla guerra? È così vecchia?”

“Eggià. I pony ghoul non invecchiano come fanno i normali pony.”

L’idea di una pony che era stata realmente in giro fin da allora, che sapeva esattamente cosa fosse successo, mi lasciò interdetta. “Qual è la sua storia?”

Calamity sbuffò una risata. “Fin’ora non sono nemmeno riuscito ad indovinarne la maggior parte. Tutto quello che so è che stava volando fuori da Cloudsdayle quando venne colpita dal primo megaincantesimo. Lei rimase presa proprio nel margine estremo delle energie magiche che hanno cancellato l’intera città. È un ghoul sino da allora.”

Annuii, proseguendo in solenne silenzio, con l’immagine di un’intera città tra le nuvole e piena di pony che mi riempiva la mente. Un minuto era lì, e poi più nulla.

Le nuvole sopra di noi cominciarono a gocciolare.

***        ***        ***

Era come essere in una doccia della Scuderia Due. Solo che la doccia era ovunque! E non si fermava. Se non fossi stata lavata da Candi il giorno prima l’avrei accolta con gioia, nonostante la temperatura dell’acqua. Ora, inzuppata fino al midollo, la trovai solamente miserevole.

Il cielo era diventato talmente scuro che avevo dovuto accendere la luce del mio PipBuck per poter vedere davanti a me. In teoria era ancora giorno, ma era difficile crederlo. Un vento feroce era venuto su dal nulla e spingeva la pioggia contro di noi come un’arma. “Cosa sta succedendo?!?” urlai a Calamity sopra il rumore della tempesta.

“È una tempesta, con tuoni e fulmini[8]. E pure una bella grossa. Faremo meglio a trovare un qualche riparo, perché è appena iniziata!”

“Tempesta con tuoni?” urlai in risposta mentre una macchia tra le nuvole si illuminava di una luce breve ma intensa. “Cos’è un tuono?”

KA-BOOOOOOOM!!!

Il cielo esplose! Era come il suono di uno sparo, se la pistola fosse stata impugnata da Celestia stessa e fosse fatta di pura meraviglia. Cercai veramente di nascondermi dietro Calamity.

“Ripigliati, tu lì dietro!”

Timidamente e con un po’ di vergogna, arretrai e mi rimisi sugli zoccoli. Un altro lampo dipinse il panorama di bianco accecante ed ombre, scomparendo prima che realizzassi cosa fosse successo. Un’altra possente esplosione cadde dal cielo seguendo di poco la luce. Calamity dovette mettermi uno zoccolo addosso per impedirmi di nascondermi di nuovo.

“Se sei così spaventata dal tuono, aspetta di vedere davvero il fulmine!” ghignò. “Ora vediamo di muoverci e di trovare un riparo.”

Ogni lampo di luce nelle nuvole era seguito da un terrificante sparo o da un rombo possente. Poco più tardi vidi effettivamente un fulmine. Avevo immaginato che i fulmini fossero un po’ come le scariche di elettricità che i robocervelli mi avevano sparato contro. Non era assolutamente così. Quello era uno strappo bianco attraverso il cielo, come se l’universo stesso si fosse squarciato. Durò un battito di ciglia, ma vidi ancora l’immagine residuale davanti ai miei occhi per svariati minuti.

Vidi anche un pony, o pensai di vederlo, molto distante sulla cima di una collina brevemente illuminata dal fulmine. Non avrei saputo dire se fosse un pegaso od un unicorno... all’inizio pensai fosse entrambi. Ma la visione era scomparsa prima che potessi essere sicura di aver visto qualcosa.

Galoppammo, mentre il suolo sotto di noi si faceva sempre più pantanoso ed insidioso, fino a che fummo costretti a fermarci da un fiume furioso e schiumeggiante. L’acqua torbida e scrosciante strappava via qualsiasi cosa da entrambe le rive. Potevo vedere le scure sagome di alberi morti e sradicati portati via dalla corrente.

Appena oltre l’altra riva si innalzava una parete rocciosa. L’acqua scrosciava dalle fessure della roccia in centinaia di rivoli, ognuno dei quali confluiva nel fiume al di sotto. Proprio davanti a noi, appena più in alto nella collina, c’era la bocca scura di una caverna, col sentiero che vi ci conduceva già dilavato via.

Rimasi a guardare impotente, cercando di capire come avremmo potuto attraversare. Poi mi sentii sollevata in aria mentre Calamity mi faceva volare sopra il fiume e mi appoggiava all’imbocco della caverna, facendomi sentire stupida.

Feci un passo avanti, illuminando la caverna col mio PipBuck. Il sentiero saliva per circa un metro, poi iniziava una ripida discesa con delle paurose scale metalliche, arrugginite da sembrar quasi nere, che portavano ad un pianerottolo in cemento. Nella piattaforma le pareti di roccia scavata vennero sostituite da muri in pietra lavorata. Alla fine, una porta d’acciaio dall’aspetto molto familiare rimaneva spalancata sul suo braccio pieghevole. Il numero 24 era stato inciso al centro della porta. Oltre stava una copia arrugginita e rovinata del luogo che una volta credevo sarebbe stato per sempre la mia casa.

Calamity corse oltre di me. “Non stare lì impalata. Aiutami a chiudere questa porta prima che il dannato fiume straripi ed allaghi completamente qusto buco!” Stava cercando di spingere fisicamente la porta. Guardai in basso, notando per la prima volta che il pavimento della caverna era già un’unica pozzanghera, profonda qualche centimetro ed in crescita.

Spinta in azione mi precipitai ai controlli. Mi soffermai abbastanza a lungo a verificare il meccanismo di serraggio (che in realtà era completamente mancante) e mi assicurai di poter essere in grado di aprirla di nuovo. Appena fui soddisfatta provai a tirare la leva. Non voleva muoversi. Concentrandomi, mentre il mio corno brillava, aggiunsi la forza della telecinesi a quella dei miei zoccoli. Con un forte suono lamentoso la leva si mosse. Il braccio di chiusura si azionò con un rantolo e la porta della Scuderia 24 si chiuse, gemendo in segno di protesta.

***        ***        ***

“Te ne sei accorto che ci siamo appena chiusi nella Malvagia e Terrificante Scuderia della Paura, vero?” presi in giro il mio auto invitato compagno mentre si guardava attorno con meraviglia.

“M-mi sto fidando di quello che hai detto prima. Credo che se c’è qualcuno che ne sa qualcosa, devi essere tu.” Mi scoccò un’occhiata nervosa. “Comunque,” aggiunse agitando le ali, “non penso che queste mi saranno utili, in un modo o nell’altro.”

I miei occhi caddero sull’imbragatura che portava Calamity. Il pegaso aveva una coppia di fucili gemelli da lunga distanza, legati sui fianchi proprio sotto le ali e sorretti da un meccanismo da bardatura. Sottili “redini” metalliche gli arrivavano proprio di fronte, terminando in un morso che gli rimaneva pochi centimetri sotto la bocca. Mordendolo le due canne avrebbero fatto fuoco contemporaneamente. Il sistema era pensato per ricaricarsi a comando -- probabilmente tirando il morso, od addentandolo differentemente. Non sapevo dire.

“Ehi, Calamity, te lo volevo chiedere, che cos’è quello?” dissi puntando uno zoccolo verso il meccanismo.

“Cosa?” Si girò su se stesso, guardandosi attorno. Non riuscii a trattenere una risata. Si fermò, prima voltandosi verso di me, poi di nuovo alle sue spalle. “Che, vuoi dire la mia bardatura da combattimento?”

Annuii.

“Un bel lavoretto, vero? L’ho progettata io stesso!” Arretrò, mostrandola orgoglioso. Poi, vista la mia espressione, chiese “Vuoi dirmi che non hai mai visto prima una bardatura da combattimento?”

Scossi la testa.

“Beh, questo è strano!” disse pavoneggiandosi. “Ci sono sostanzialmente due tipi di armi da fuoco, semplificando. Ci sono quelle piccole che un pony può infilarsi in bocca o farsi levitare attorno sé è un unicorno. Poi ci sono le bardature da combattimento, per tutte quelle armi che sono troppo grandi o pesanti o che hanno troppo rinculo per poter essere usate senza un supporto. Ho visto qualsiasi tipo di armi montate su bardature. Mitragliatrici, lanciarazzi...”

Lanciarazzi!” La mia coda scese e mi si abbassarono le orecchie al pensiero.

“Eggià! Anche armi ad energia magica.” Fece una pausa “...anche se quelle sono abbastanza introvabili, quindi sarà difficile che ne vedrai mai una coi tuoi occhi.”

Me lo annotai per futuro riferimento. Dopo aver controllato il mio PipBuck per radiazioni o pericoli simili, e l’EFS per qualsiasi luce ostile, presi una lunga sorsata dalla mia borraccia e cominciai a pianificare il nostro percorso. Ero sicura che grazie alla vita passata in una Scuderia sarei riuscita ad orientarmi in quella senza alcun problema. Se la struttura era la stessa la porta sulla destra nella prossima stanza avrebbe condotto alle scale per i piani inferiori. Lì ci sarebbe stata la caffetteria, le zone residenziali, la scuola e la clinica. A sinistra un corridoio che avrebbe portato in profondità verso le aree di manutenzione, compresa la sempre familiare officina del Tecnico PipBuck. Senza pensarci due volte decisi che saremmo andati prima a destra.

Calamity, nel frattempo, aveva controllato le stanze immediatamente adiacenti. Tornò indietro con un’espressione stupita. “Hanno messo una scatola di dinamite in quel magazzino laggiù.”

Bene, quello era un po’ sorprendente. Sentii le mie orecchie che si rizzavano. Non ne avresti trovata nella Scuderia Due. “Che cosa c’era dentro?”

“Dinamite, suppongo,” disse Calamity con fare accademico. “In verità non lo so per certo. Era chiusa a chiave. E non mi sono messo ad agitarla come un regalo di compleanno per sentire cosa ci fosse dentro. Nel caso fosse piena, sai, di dinamite.”

Seguii il pegaso color ruggine nel magazzino per controllare. Ma con tre tentativi e dopo aver perso due altre forcine (le cui scorte stavano allarmantemente diminuendo) dovetti ammettere che la serratura era oltre la mia auto proclamata capacità. Invece suggerii di muoversi secondo il percorso che avevo originariamente pianificato.

La porta verso le zone residenziali si aprì con un sibilo rassicurante. Le luci emettevano un ronzio familiare... quelle che funzionavano ancora. La Scuderia Ventiquattro mi stava già facendo venire la nostalgia di casa. Era però peggio il dolore sordo nel mio cuore che si mischiava ad uno sconcertante senso di errore. Vedere quel posto arrugginito ed in rovina era spiacevole in un modo che non riuscivo a descrivere. Era come se stessi camminando nella mia personalizzata versione del dopo apocalisse. Stavo trovando porte che non si aprivano. Il pavimento era cosparso di lattine e spazzatura. I generatori, lasciati senza manutenzione, stavano emettendo strani rumori ritmici. E da più in profondità provenivano sbuffi, colpi e sibili che in una Scuderia non si sarebbero dovuti sentire per nulla. Quella era la versione demoralizzante e misteriosa, come fosse una casa degli spettri, della Scuderia Due.

Mi girai verso Calamity e lo vidi raccogliere tappi di bottiglia dal terreno. Mi morsi il labbro, resistendo ad un’ondata di emozioni che urlavano che stava dissacrando il posto. Saccheggiare e scavare rovine era la sopravvivenza, fuori nelle Terre Devastate d’Equestria. E, logicamente, si applicava anche lì. Ma, ancora più che prendendo oggetti da pony appena morti, quello mi sembrava come derubare i cadaveri. Empio.

Le mie sensazioni si dispersero quando, sopra di noi, un fulmine cadde così vicino alla caverna che lo potemmo sentire fin dentro la Scuderia. Il cuore mi picchiava forte nel petto. “Cosa diamine...?” balbettai, muovendo lo zoccolo per indicare il cielo fuori.

“Te l’ho detto. Tempesta.”

“Non è simile a nessuna tempesta di cui abbia letto nei miei libri scolastici”, controbattei.

Calamity mi guardò con un’espressione leggermente beffarda. “Il tempo non è più com’era una volta. Il sole e la luna non sono più condotti nel cielo da pony. Noi pegasi...”

“Le Divine Celestia e Luna muovono il sole e la luna attraverso il cielo ogni giorno, tutti i giorni!” scattai, scandalizzata. Come poteva anche solo dire una cosa del genere! Quella era come... blasfemia!

“Oh certo.” Roteò gli occhi verso di me. Roteò gli occhi! “Dal loro posto nel paradiso dei pony. Giusto.”

Rizzai il pelo. Mi guardò con calma finché non mi arresi, facendogli cenno di continuare. “Come stavo dicendo, noi pegasi non andiamo più in giro a controllare il tempo. Il clima d’Equestria è impazzito.”

Sentii un brivido sotto la mia criniera. Attraverso i muri metallici e la montagna, sentivamo i colpi della tempesta.

***        ***        ***

Iniziavo a chiedermi quanto rinforzata doveva essere stata la Scuderia Due, per non avermi mai fatto sentire una tempesta come quella. Ovviamente era stata progettata per stare chiusa più a lungo, il che immaginavo implicasse le altre differenze architettoniche che stavo iniziando a notare.

“Oh,” pensai a voce alta, “c’è solo una sezione di bagni.” Almeno, solo una nella sezione delle zone residenziali della Scuderia. Nella Scuderia Due, ce ne erano due. Una per le giumente ed una per gli stalloni. Il pavimento fuori era bagnato e potevo sentire un ruggito gorgogliante e suoni di spruzzi da dietro la porta dei bagni. A differenza della Scuderia Due, la Scuderia Ventiquattro era collegata alla falda, e l’acqua era soltanto purificata con incantesimi antitossina ed antiradiazioni. Con l’effetto collaterale che ogni lavandino e bagno stava sputando fuori acqua.

Lo stesso stava succedendo per le fontane. Quella tra la scuola e le zone residenziali stava spruzzando acqua marrone. Gli orribili rumori provenivano da tubi e condutture piuttosto che da mostri innaturali.

Mi immobilizzai quando una luce rossa apparve sullo schermo del mio EFS. Da qualche parte, proprio sopra di noi, c’era di sicuro una delle creature di cui aveva parlato Argano. Non che nessuno di noi si fosse preoccupato di farsele descrivere, realizzai.

“Quindi... qualche idea di preciso su che tipo di ‘bestiaccia’ dovremmo cercare qua sotto?” sussurrai mentre entrambi ci abbassavamo, muovendoci il più silenziosamente possibile.

Mentre i bagni non erano separati, i dormitori lo erano -- il piano centrale per gli stalloni e quello inferiore per le giumente. Anche quello era differente dalla Scuderia Due, dove le separazioni erano definite dalle famiglie. Il mio EFS mi parve terribilmente limitato, incapace di dirmi su quale piano fosse la creatura, solo che fosse quasi sopra la nostra testa. Levitai fuori la Piccola Macintosh, pronta per quanto lo potessi essere.

“In realtà no”, mi sussurrò Calamity. “E per come mi ricordo non avremmo dovuto cercarle. Noi dovevamo solo chiudere la porta.”

“Per come mi ricordo,” risposi, forse un po’ meno silenziosamente di quanto avrei dovuto, “io avrei dovuto chiudere la porta. Tu non dovevi essere da nessuna parte.” Non potevo negare che avesse ragione. In effetti, se intrappolati nella tana di qualche creatura, ficcare il naso in giro era probabilmente la cosa peggiore che un pony potesse fare. D’altro canto era un’altra Scuderia. La mia curiosità ed il senso di appartenenza non mi avrebbero permesso di lasciarla inesplorata. E se dovevo rimanere intrappolata lì per qualche ora, beh, niente meglio che adesso.

Calamity scosse la testa, ma mi seguì lo stesso.

Facemmo pochi passi ancora ed il pallino rosso scomparve. Mi girai rapidamente, cercando di vedere se in qualche modo era giunto dietro di noi, ma non c’era nulla. O la creatura era evaporata o ci eravamo sovrapposti, su due piani. Ci accovacciammo lì, fermi e silenziosi. Dopo un istante il pallino rosso ricomparve, di nuovo di fronte a noi. E pochi secondi dopo scomparve di nuovo. Questa volta, apparentemente, per l’ultima volta.

***        ***        ***

A parte la vecchiaia ed il deterioramento, la scuola della Scuderia Ventiquattro sembrava esattamente come quella di casa. Banchi per gli studenti, in tenere piccole righe. Un’area comune con i giochi. La cattedra dell’insegnante con un terminale, matite ed anche una mela marcita da lungo tempo. L’unica vera differenza era un grosso contenitore di vetro che un tempo doveva essere stato un acquario. Anche coi muri arrugginiti, mi sentivo a casa.

Sarei dovuta essere a mio agio. Invece era spiacevolmente strano. E mi stava mettendo in ansia. I costanti tonfi e cigolii dalle tubature mi mettevano a disagio e per buona misura mi stavano facendo venire un leggero mal di testa. Peggio ancora, avevamo incontrato altri tre “fantasmi” -- entità ostili che apparivano nel mio EFS ma da nessun’altra parte -- ed il fatto che Calamity non avesse un suo PipBuck per confrontare non aiutava per nulla.

Stavo iniziando a preoccuparmi che il mio EFS, o magari lo stesso PipBuck, fosse stato danneggiato od alterato dall’esposizione alle Terre Devastate d’Equestria. Difficile, mi rassicurai, ricordandomi che erano fatti per resistere a molto peggio che quello. Era più probabile, e meno confortante, che le creature laggiù avessero la magia dalla loro.

“Hai mai sentito di un pony chiamato Principe Celeste?”

“Cosa?” Trottai verso di lui, corrugando la fronte. “Fammi vedere”, dissi strappandogli da davanti il libro sulla cattedra con un bagliore di telecinesi. Lessi poche frasi, poi serrai il libro per guardare la copertina. Era un libro di storie per puledri. “Lo Stallone sulla Luna?!”

Calamity ghignò. “Sai, mi pare di ricordare che mia mamma mi leggeva una storia del genere... solo era una puledra sulla luna, se non ricordo male.”

“Perché lo era, la Puledra sulla Luna!” Velocemente iniziai a guardare gli altri libri sui banchi e sulle librerie della scuola. Quando ebbi finito avevo raggiunto delle conclusioni che mi parevano importanti. “Uno: ogni pony significativo in ogni libro è stata trasformata in uno stallone...”

“Beh, sospetto che alcuni di essi fossero stalloni, per cominciare...”

“Due!”, proseguii imperterrita, anche se la mia voce suonava tesa alle mie stesse orecchie. “Nessuna storia o libro di testo ha altro che vaghi riferimenti alla storia od al governo d’Equestria.” Non che la libreria della Scuderia Due fosse stellare al riguardo -- la storia più recente che si potesse trovare sui nostri libri era vecchia di almeno una generazione. Ma lì non c’era mancanza di materiale. Quella era deliberata alterazione di fatti e contesti! Nella parte di Scuderia dedicata all’educazione! Ciò era... era...

“Sai, mi sa che tipo scoppi se non ti calmi un pelo.”

Buttai con cattiveria nell’angolo il libro che stavo tenendo. Stavo per trottare fuori, con l’indignazione che mi avvolgeva come un mantello, quando mi ricordai del terminale che si trovava sulla cattedra dell’insegnante. Dallo schermo proveniva una debole luce. Mi ci avvicinai preparandomi a forzare l’ingresso, solo per rimanere un po’ delusa quando mi offrì prontamente i suoi segreti. Come se ce ne fossero. Quelle registrazioni erano principalmente riempite con note di presenza e voti. Due erano fuori luogo. La prima:

Abbiamo avuto una vera sorpresa oggi quando abbiamo testato la magia dei giovani unicorni. Ho fatto portare a tutti i miei piccoli pony i loro animaletti per farmi vedere come riuscivano a farli levitare. Abbastanza semplice, anche se un animale che si dimena può aggiungere un livello di difficoltà per puledri di quest’età. Ho dovuto lasciare che Butter e Peridance prendessero in prestito la mascotte della classe, visto che non hanno animali propri. Peridance era emozionata, ma credo che Butter[9] sia terrorizzata dal serpente, anche se le è stato spiegato che è senza denti ed innocuo. Inutile dirlo, Butter non è andata molto bene.

La vera sorpresa è stata la piccola Quanta, che aveva avuto problemi anche con le levitazioni minori durante l’anno. Lo so che queste cose non sono mai state osservate nella femmine, ma non riesco ad immaginare nessun’altra spiegazione: abbiamo avuto una completa epifania magica proprio nella nostra classe. Quanta non solo ha fatto levitare sé stessa, ma ha anche rilasciato un lampo di energia che ha colpito tutti gli animaletti della stanza. La maggior parte è solo andata in panico ed è stata dovuta essere recuperata, ma alcuni (compresa la nostra mascotte) sembrano essere completamente scomparsi. E, cosa più strana di tutto questo, il lampo arcano sembra aver trasformato il brutto e vecchio gatto di Codacarota in... beh, un gatto ancora più brutto e vecchio.

È durato un solo istante. Quanta sembra stare bene. Non mi sono nemmeno accorta di cosa avesse fatto. Naturalmente si è dovuto chiamare i genitori, e Codacarota è traumatizzata. Sarà un miracolo se riuscirò ad insegnare qualcosa a questi puledri nel il resto della settimana. Nel frattempo ho intenzione di scrivere una proposta per avere un altro stallone unicorno a supervisionare questi test da adesso in poi. Solo per precauzione.

La seconda registrazione che stonava era di quattro giorni dopo, ed era l’ultima del terminale:

Mi aspettavo che qualche genitore tenesse i propri puledri a casa dopo l’eccitazione di inizio settimana, ma adesso dovrebbero lasciarli tornare a scuola. Invece le presenze sono ancora ai minimi. Oltre la metà dei miei studenti ha saltato le lezioni, oggi. Se le cose non cambiano dopo il fine settimana inizierò a chiamare i genitori. E se non funziona, magari anche il Capostallone.

Fissai l’ultima registrazione per un po’ di tempo.

“Aspetta... il Capostallone?”

Calamity mi guardò con curiosità. “Che c’è che non va?”

“La Capogiumenta di questa Scuderia era un Capostallone?

Sbattè le palpebre, e poi i suoi occhi si strinsero appena un po’. “Che c’è di sbagliato?”

“La Capogiumenta dovrebbe essere una Capogiumenta. Ecco cosa c’è di sbagliato.” Era come spiegare ad un bambino. Ma invece di capire, i suoi occhi si strinsero ancora un poco.

“Stai dicendo che un ragazzo non può fare quello che fa una ragazza?”

Presa alla sprovvista cercai il modo migliore per spiegare. “N-no. Non è così!” Agitai gli zoccoli in diniego. “È solo... solo come dovrebbe essere. È la tradizione.”

Non si mosse. La sua voce era molto piatta. “Stai dicendo che se anche ci fosse un pony più bravo di chiunque altro nel dirigere una Scuderia, stallone o giumenta, ed avesse un cutie mark che lo dimostrasse e tutto quanto, non gli dovrebbe essere concesso visto che è un maschio?”

Deglutii, facendo un passo indietro. Dannazione, ma avevo ragione. Ma non c’era nulla che potessi dire per spiegare che avevo ragione senza sotterrarmi ancora di più. Allora, invece, mi chiusi a riccio e non dissi nulla.

Calamity si girò e camminò fuori della classe. Questa volta fui io a seguirlo.

***        ***        ***

“Va bene, adesso sono io che mi sento un po’ in imbarazzo.”

Davanti a noi c’era un’altra porta che dava verso le officine. Alla destra la caffetteria. Alla sinistra un deposito di manutenzione. Nel magazzino: un terminale illuminato, più ripiani di forniture, ed un poster sul muro di un potente stallone che si ergeva coraggioso e grande, affrontando il pericolo a testa alta, pronto e capace, mentre tre puledre si rannicchiavano dietro i suoi zoccoli, terrorizzate ma che cercavano protezione in lui, con gli occhi evidentemente adoranti.

Calamity si sentiva imbarazzato. Io sentivo qualcosa di più paurosamente vicino alla rabbia.

Non era dovuto al fatto che quella curva avrebbe dovuto portarci all’atrio. Potevo perdonare alcune evidenti divergenze nel design della Scuderia (anche se mi irritavano). Non era l’eroico stallone o le puledre smorfiose. C’era un desiderio di essere speciale e di essere ammirato per i propri successi che il manifesto mi aveva fatto percepire appieno. Non era nemmeno che quello fosse il quinto poster che avessimo incrociato, e che tutti esprimessero gli stessi pregiudizi sessisti. Era dato dal fatto che lo stallone in quel manifesto stava valentemente stringendo una chiave inglese tra i denti, e l’inenarrabile orrore che stava facendo piangere le puledre come conigli spaventati era apparentemente un lavandino che perdeva.

Cautamente, cercando di non pestare un’altra mina sociale, dissi “Capisci... perché sono arrabbiata? Questa non è, tipo, fallo fare al pony migliore, chissenefrega delle tradizioni. Questa è...”

“Già. Questa è manipolazione. Tutti questi poster sono stati qui da prima che i pony trottassero in questa Scuderia per evitare l’apocalisse.” Si girò e mi rivolse lo sguardo. “È come dire che certi lavori sono solo per puledre o stalloni.”

Avevo afferrato il punto.

“E questo è vero solo per la cucina.”

Mi fermai. Le mie orecchie si rizzarono e per un momento scommetto che avrebbero anche potuto fumare. “Cosa?! Cosa vorresti...” E poi vidi il suo sguardo sornione. “Oh. Ah ah. Credo di essermelo meritato.”

“Già.”

Stemmo in silenzio per un momento. Iniziai a forzare l’accesso al terminale ed a leggere le registrazioni di un pony che sembrava essere il supervisore alla manutenzione, mentre Calamity prendeva un po’ di forniture che meritavano di essere raccolte. I clangori e le botte nelle tubature continuavano indefessi. Ma per un momento mi sentii un po’ meno stressata. Mi pareva di essere uscita dal campo minato sociale, bruciacchiata ma intatta. E quello, naturalmente, fu il momento in cui tuttò andò all’inferno.

Avevo appena finito la quarta registrazione ed ero a buon punto della quinta quando il mio EFS si accese non con un “fantasma”, ma cinque!

Registrazione Uno:

Non posso credere alla mia fortuna. Persimmonie[10] è una bella giumenta. L’appuntamento di ieri sera è andato incredibilmente bene. Mi ha persino lasciato darle un bacio! E sembro piacere anche alla sua piccola puledra, Codacarota. Ancora meglio, anche lei mi piace abbastanza. Non ho dovuto fingere come pensavo che avrei dovuto, per passare un po’ di tempo con sua madre. In effetti abbiamo un secondo appuntamento pianificato per domani sera.

Oh, e Cornogrigio ha finalmente aggiustato le luci al livello 2-B. Quello sfarfallio stava facendo impazzire tutti.

Registrazione Due:

Dannazione, di tutte le sfortune. Prima l’intera linea di illuminazione gioca ad indovina-quale-livello si spegne, gettando nell’oscurità l’intero atrio proprio nell’ora di punta. Ancora peggio, Persimmonie ha posticipato il nostro appuntamento. Una qualche puledra unicorno ha fatto qualcosa di incerto all’animaletto di Codacarota, e Persimmonie è stata con lei tutto il giorno cercando di impedirle di affogare nelle sue stesse lacrime. Ritiro tutto. Odio i puledri.

Registrazione Tre:

Sono stato chiamato nell’ufficio del Capostallone, oggi. Una grossa emergenza che richiedeva i miei talenti speciali. Indovina? Si è di nuovo chiuso fuori. Di nuovo! È la terza volta questa settimana. Fortunatamente qualunque pony con un mezzo grano di buon senso riuscirebbe ad aprire quella roba. La dannata serratura più debole che abbia mai visto. Comunque, nel caso dovesse capitare di farlo a Cornogrigio, ho lasciato un mucchietto di forcine ed una copia di Serrature Moderne[11] nella cassetta di sicurezza dello spogliatoio delle officine. Gli ho anche sottolineato i pezzi più utili. E quindi, fino a che non si dimentica la password, persino lui non dovrebbe avere problemi. E come password ho messo il suo nome, quindi... oh diavolo, probabilmente se la scorderà lo stesso.

Nel frattempo la mia vita amorosa ha preso una svolta verso il peggio. La puledra di Persimmonie sembra essere all’ospedale. Ho sentito che il gatto l’ha attaccata. Probabilmente lo dovranno sopprimere.

Registrazione Quattro:

Dove diamine è Cornogrigio? Quell’idiota ha saltato l’intero dannato turno oggi. Ho chiamato nella sua camera, ma non ha risposto. Dannazione, devo sbrigare tutto da solo.

Oh, ho rimpiazzato l’intero palco luci del livello 2-B ed indovina un po’? Abbiamo ancora dei problemi. Giuro su Dio che i pony che hanno costruito questo posto devono avere tagliato i costi. Probabilmente hanno truffato la Stable-Tec per intascarsi un bel po’ di soldi. Spero che gli si sia fuso il culo quando è caduto il megaincantesimo.

Registrazione Cinque:

Cornogrigio ancora non c’è. Ho parlato con degli altri, e nemmeno loro l’hanno visto. Mi hanno suggerito di chiedere in ambulatorio. Sarebbe proprio da lui trovare un modo di cadere e di impalarsi sul suo stesso corno.

Dannazione, c’è di nuovo quel suono raschiante. Qualcosa è riuscito ad entrare nel sistema di ventilazione. Ho rimosso molte delle grate su questo livello. Si spera che qualsiasi cosa sia cada fuori e non debba mandare qualche puledro a strisciargli dietro. Ho già detto di quanto odio i puledri?

Doppia dannazione. Ho appena visto la cosa che mi guardava. Se fosse possibile direi che era il dannato gatto di Codacarota. Ma lo hanno preso ed abbattuto ieri.

Tripla dannazione! La dannata cosa mi ha appena morso! Lo giuro, gli mando dietro un puledro con un lanciafiamme!

Guardando in alto vidi la scura apertura dove sarebbe dovuta essere la grata di apertura. E le numerose paia di occhi alieni che vi brillavano dentro.

“Calamity, stai indietro, sono nella ventilazione!”

Calamity balzò indietro al mio grido mentre la prima creatura sgusciava fuori, atterrando su una scaffalatura e rovesciando un secchio di fusibili che precipitò sul pavimento. Sembrava solo vagamente felino, con scaglie invece che pelliccia, zanne enormi ed occhi da gatto la cui pupilla correva orizzontalmente. Per qualche motivo quel dettaglio fu quello che mi schifò di più.

Avevo fatto lo sbaglio di mettere via la Piccola Macintosh. Quando balzò verso di me non ebbi tempo di estrarre la pistola, od anche solo di pensare. Reagii istintivamente, agguantando telecineticamente la creatura e spingendola lontano da me, proprio come con la granata. Solo che questa volta eravamo in una piccola stanza e non c’era un posto dove lanciarla, così rimbalzò indietro contro il muro, bloccata e sibilante.

Un secondo balzò giù, colpendo il terminale e cadendo a terra. Alzai uno zoccolo posteriore e lo feci scendere con tutta la forza possibile sulla testa della creatura. Impennandomi colpii quello che stavo tenendo bloccato con una percossa fatale.

Il terzo mi saltò direttamente sopra, agganciandosi con gli artigli alla mia criniera.

Urlai come una puledra. “Toglilo! Toglilo! Toglilo!” Mi dimenai nel panico, infilando uno zoccolo posteriore nel terminale che emise un suono di vetri infranti e scoppiettii assortiti. Potevo sentire i peli bruciacchiarsi attorno allo zoccolo.

Mi girai verso la porta e vidi Calamity prendere la mira.

BLAM!

La mia mente evocò un flashback di me ferita e morente, colpita più volte proprio da quello stesso pony che scendeva in picchiata verso le rotaie, mirando di nuovo verso di me. Senza pensare mi lanciai verso la porta, cercando di schivare quel colpo... un secondo dopo che Calamity aveva già sparato, squarciando il gatto-serpente e lasciandomi incolume.

Mi rimisi incerta sui miei zoccoli. Provai a sorridere, anche se potevo sentire che era più una smorfia. Potevo leggerglielo in faccia: voleva dirmi che potevo fidarmi di lui, dirmi di smettere di aver paura che mi stesse per sparare. Ma non l’avrebbe detto. Non poteva perché sapeva che avevo ogni diritto e ragione di aver paura dei fucili con lui attorno. Che avrei dovuto agire in quella maniera.

In quel momento realizzai qualcosa. Era veramente dispiaciuto di avermi sparato. Non dispiaciuto di aver sparato alla nuova eroina locale che aveva salvato dei cittadini. Ma dispiaciuto di aver sparato a me. Non era lì per imbarazzo. Non stava cercando di aggiustare una qualche perdita di reputazione o di posizione, ai suoi occhi od a quelli di chiunque altro. Era realmente rammaricato di avermi quasi fatto morire.

Non mi ero nemmeno accorta che la stessi pensando in quella maniera. Ma ora mi resi conto di averlo fatto. Dannazione, ora mi sentivo come se fossi io a dovermi scusare con lui.

Si girò, guardando verso il soffitto. “Credo che il rumore dello sparo li abbia spaventati.”

“Per adesso,” annuii. Avevo avuto la mia rivelazione, ma non glielo potevo dire. Lo avrebbe subito negato, e poi ci sarebbe stato solo imbarazzo. Era uno stallone, dopo tutto...

Dannazione! Mi rimproverai per avere avuto un pensiero del genere. Non che fosse difficile capire cosa mi avesse spinto a pensarla così. Guardai lo stupido manifesto. “Odio questa Scuderia.”

***        ***        ***

La Piccola Macintosh schizzò attorno, sparando altri tre colpi guidati dal SATS. Tre altri di quei gatti-serpenti vennero scaraventati nell’oblio. Erano facili da uccidere, il che difficilmente bilanciava l’essere così piccoli, veloci ed agili. Ed estremamente aggressivi!

Molti altri cercarono di saltare sopra Calamity, trovando pane per i loro artigli. Sgroppò, buttando indietro le ali e scagliandoli in aria, e tirò un calcio con gli zoccoli posteriori a uno dei caduti, trasformandolo in un impasto rosso. “Quanti di... questi mostriciattoli... pensi ci siano?”

Sparai ad una delle creature che Calamity aveva lanciato, mancandola. E di nuovo, questa volta colpendola. L’ultima mi scansò, saltando sulla schiena di Calamity. Lo sentii urlare quando la creatura affondò i denti nel retro del suo collo.

“Tranquillo, ce l’ho!” Strappai telecineticamente via la creatura, col mio corno che brillava fieramente mentre alzavo la Piccola Macintosh fino al corpo miagolante, grondante il sangue di Calamity, e premevo il grilletto.

“Dannazione, quella cosa mi ha morso.”

“Sta’ fermo. Fammi guardare.” Stavo già tirando fuori dalle mie bisacce le bende mediche. Le stavo per finire. Sapevo che ne avremmo potuto trovare altre o nell’ambulatorio (che doveva essere più avanti) o nei bagni della zona residenziale (che avrebbe voluto dire tornare un sacco indietro).

Eravamo passati attraverso l’area di manutenzione, un viaggio lungo, umido ma anche un tranquillo spulciare nella parte più profonda della Scuderia, che era mezza piena d’acqua. Avevamo trovato lo spogliatoio, e con la password avevamo aperto la cassetta di sicurezza. La mia raccolta di forcine mi faceva stare molto più tranquilla, e Serrature Moderne era ordinatamente posto nelle mie bisacce. Le uniche creature che avevamo trovato nelle officine erano morte. Affogate. Nonostante sembrassero un incrocio tra un serpente ed un gatto, i piccoli mostri non sembravano in grado di nuotare. Ringrazia le terre devastate per i piccoli piaceri quando riesci ad averli.

Iniziammo, comunque, a trovare scheletri. Sporadicamente all’inizio, ed ora in gruppi. Più ci avvicinavamo all’atrio, il cuore della Scuderia, e più morti trovavamo. Non potei fare a meno di immaginare qualcuno che camminasse nella Scuderia Due e trovasse alla stessa maniera i cadaveri di tutti quelli con cui avevo vissuto fino a qualche giorno prima.

Per un istante fu troppo. Dovevo riposare, per schiarirmi le idee.

Non meno di nove di quelle dannate cose scelsero quel momento per attaccarci.

Mentre bendavo la ferita di Calamity feci una smorfia alla mia mancanza di abilità mediche. Se avessi cercato di entrare nel “Ministero della Pace” mi avrebbero cacciato fuori a calci nella coda. Era già abbastanza brutto quando a morire sarei stata soltanto io, se non avessi saputo quale fosse il lato giusto della bottiglia di una pozione. Non mi piaceva per nulla avere qualche altro pony che si affidava alle mie (mancanti) abilità.

Ma ancora stavamo muovendoci nella giusta direzione. Tranne che non lo stavamo realmente facendo, vero? Più ci pensavo e meno le mie motivazioni per gironzolare lì sotto suonavano ragionevoli. Finendo, mi volsi e guardai indietro verso la strada da cui eravamo venuti. “Va bene, è andata così. Sono stata una pony stupida. Ci giriamo indietro, galoppiamo verso l’ingresso, ci barrichiamo ed aspettiamo che la dannata tempesta finisca. Poi usciamo e chiudiamo la porta dietro di noi.”

“Ehm... in realtà... io voto per continuare verso la clinica.”

Mi girai, sorpresa. Vedendo Calamity, la mia sorpresa si trasformò in stupore. Poi in orrore.

“Spero che...” vacillò, pallido sotto il manto “...magari ci tenevano qualcosa per... sai... veleno?”

Thump. Così cadde il pegaso[12].

“Calamity!”

***        ***        ***

Chimera

dalle note personali del Dottor Mora[13], Capo Medico, Scuderia 24

Ho scelto di chiamare questa nuova specie “chimera” per quelle che mi paiono ragioni decisamente ovvie. La creatura è il risultato di una selvaggia esplosione magica da parte di una senza dubbio decisamente dotata puledra di nome Quanta. In un lampo di energia magica incontrollata, Quanta è riuscita a fondere più creature nelle sue vicinanze in un unico essere -- una completamente nuova forma di vita pienamente funzionale.

Alla prima chimera sono serviti molti giorni di muta prima di rivelare la sua vera natura, durante i quali un’altra puledra, Codacarota, è stata attaccata dalla creatura. È stata condotta rapidamente alla clinica, ma è morta in poche ore a causa di una tossina magica iniettatale dalla creatura.

Dopo la muta, la chimera ha successivamente attaccato un operaio della manutenzione di nome Cornogrigio. Questa volta sia la chimera che la sua vittima erano completamente maturi ed adulti. Sulla base del caso di Codacarota abbiamo trattato Cornogrigio con incantesimi anti veleno e pozioni, ma senza successo. Cornogrigio è sopravvissuto il triplo di Codacarota, ed è stato in estrema agonia per la maggior parte di quel periodo. È stato solo dopo la morte di Cornogrigio che abbiamo scoperto la componente chiave del miscuglio della chimera.

Come si può osservare nelle immagini allegate a questo documento, gli elementi felini e serpentini della fusione sono abbastanza ovvi (vedi immagini C-1 e C-2).. Quello che inizialmente non avevamo realizzato, e non avremmo potuto sospettare, è che doveva esserci stato un qualche tipo di insetto nell’aula dove Quanta ha lanciato il suo incantesimo, e che anche quello è stato infuso nella creatura ad un livello più profondo. Si può osservare che le zanne della chimera non sono molto simili a quelle di un serpente, ma presentano maggiori analogie con l’ovopositore di un insetto.

Il comportamento di questa specie è estremamente aggressivo, ed attacca ogni possibile ospite nel quale possa iniettare le sue uova. Nel giro di un solo giorno le uova maturano all’interno dell’ospite, dopo di ché una figliata di cuccioli di chimera scaverà la strada fuori dal corpo del pony infetto, uccidendolo definitivamente se già non era morto. Nel caso di Cornogrigio, cinque nuove chimere esplosero fuori dal suo corpo meno di un’ora dopo che era stato dichiarato morto (vedi immagine C-3). Si può immaginare la faccia del mio assistente (ma non si è obbligati; vedi immagine C-4).

Fortunatamente dal caso di Cornogrigio e dagli esemplari di cuccioli di chimera che ci ha fornito, siamo stati in grado di progettare e creare una pozione anti chimera. Sfortunatamente, alcune delle erbe richieste erano disponibili in tragicamente basse quantità, quindi c’è un’alta probabilità che non se ne avrà abbastanza per tutti. Il Capostallone ne tiene una bottiglia sigillata nel sui ufficio, assieme alla ricetta. Nel frattempo sto tenendo il resto nel refrigeratore medico qui in clinica nell’attesa che il Capostallone decida come attuare la distribuzione.

Oh, che Celestia abbia misericordia!

Nel tempo che ci misi a leggere l’orrore mi aveva intorpidito. Lentamente mi alzai dal terminale del Dottor Mora ed osservai la clinica. C’erano scheletri di pony ovunque. Dozzine di loro erano accatastati davanti alla porta aperta del refrigeratore medico. Altri erano aggrovigliati tra di loro.

Una nuova specie, estremamente ostile, che immobilizza le sue vittime con un singolo morso e poi le tortura a morte da dentro al massimo in una giornata... e facendo così può quintuplicare il suo numero?

Realizzai rapidamente che l’unica cosa che avesse impedito alle chimere di ricoprire le Terre Devastate d’Equestria era il fiume ed il fatto che non potessero nuotare. Grazie terre devastate per l’enorme favore!

Se fossimo sopravvissuti avrei fatto una chiacchierata con Argano riguardo la definizione di “qualche piccolo problema”. La sottostima non è una virtù, nelle Terre Devastate d’Equestria.

Guardai il letto dove stava riposando Calamity, che sembrava ancora più debole di prima. Oh Dee, non potevo dirglielo! Lasciamogli pensare di essere avvelenato; era molto meglio.

Inutilmente andai ad aprire la porta della cella frigorifera, già sapendo che non avrei trovato nulla dentro.

Va bene, ultima possibilità. Andai verso la finestra della clinica e guardai nell’atrio. La stanza era scura. Ogni luce era fulminata. L’unica illuminazione veniva dalla coppia di luci ancora funzionanti della clinica e da quelle intermittenti e tremolanti che provenivano dalla finestra rotonda dell’ufficio della Capogiumenta (no, del Capostallone) in alto. Se c’era una singola dose rimasta di... “antidoto”... sarebbe stata al sicuro sotto chiave in una cassaforte lassù. L’unico modo di raggiungerla era attraverso l’atrio.

L’atrio brulicava di chimere.

Deglutendo forte mi girai verso Calamity. E gli dissi il piano.

Dopo avermi guardato a lungo, Calamity finalmente disse “È una follia”.

Mi concentrai, il mio corno cominciò a brillare ed aprii le mie bisacce. “Ce la farò.”

“Non ce la farai! È un suicidio. E ci ucciderai entrambi!”

Lo guardai duramente. “Fammi indovinare. Stai pensando che lo dovresti fare tu, visto che sei già... avvelenato. Poco importa se non riesci nemmeno a stare in piedi senza aiuto. Ed a malapena con.”

Il pegaso color ruggine riuscì a guardarmi in tralice. “Allora vattene da qua. Almeno uno di noi sopravviverà a questa folle Scuderia.”

Ora dovevo giocare sporco. “Non lascerò indietro un amico.” Ricaricai la Piccola Macintosh.

Calamity tossì. Mi guardò con genuino stupore. “Amico? Ma... ti ho sparato.”

Ruotai gli occhi verso di lui. Ed annuii. “Si, lo hai fatto. E per questo ho intenzione di pungolarti per il resto della tua vita. E sono sicura che il mio sangue non valga, se tu muori oggi.”

“Non fare la stupida ostinata, Littlepip. Non c’è un dannato modo che tu possa...”

Facendo levitare lo StealthBuck per farlo vedere a Calamity, sorrisi con molta più sicurezza di quanta ne sentissi. “Ho questo.”

***        ***        ***

Furono, senza dubbio, le due ore più strazianti della mia vita. Avanzando centimetro dopo centimetro nell’oscurità, circondata da predatori letali. Loro non potevano vedermi. Ma nell’oscurità era solo tramite il mio EFS e l’incantesimo di mira che potevo evitare di calpestare od urtare uno di loro.

Era un campo minato. E quando lo attraversai, realizzai come chiamare la mia stessa stupidità un “campo minato sociale” fosse una flagrante ingiustizia nei confronti di un vero campo minato, e di chiunque fosse mai finito in uno. Quello era un campo minato. E tutte le mine erano vive ed in movimento. Una mossa sbagliata e non sarei stata solo io a morire.

Ma ce la feci. E per una volta le terre devastate concessero favori. La porta del Capostallone era facile da forzare come preventivato. Dallo scheletro ipotizzai che il Capostallone si fosse chiuso dentro, e temetti che avesse bevuto la pozione anti chimera. Ma dentro la cassaforte trovai sia lei che la ricetta, assieme ad una vecchia registrazione. Pensai fossero le sue ultime parole. Se fossi stata alla Scuderia Due, e fossi stata la Capogiumenta, ed avessi visto tutti morire a causa di un qualche incidente magico? Credo che avrei fatto lo stesso.

Presi tutti e tre gli oggetti. Pensai che dovevo, considerando cosa mi stavo per mettere a fare.

Anche dopo aver bevuto il rimedio, a Calamity sarebbe servito del tempo per rimettersi. Non c’era modo di sapere quanto. Sollevando sia il pegaso che la Piccola Macintosh seguii all’indietro il percorso, anche troppo conscia del fatto che le dannate chimere stavano usando i condotti di ventilazione e non ci si poteva fidare nemmeno delle aree già ripulite.

Rifeci tutta la strada fino al magazzino vicino alla porta principale. Mi sedetti con Serrature Moderne davanti e lo scorsi rapidamente, cercando tutti i consigli che potevo in poco tempo. Le sottolineature mi aiutarono sul serio.

All’esterno un tuono scosse rassicurantemente la montagna. Guardai in alto e ringraziai Celestia per la tempesta.

I consigli del libro risultarono utili. Con un po’ di sforzo e solo una forcina riuscii ad aprire la scatola con su scritto dinamite. Rimossi cautamente ogni candelotto. Poi posi un accoccolato Calamity dentro la scatola e la chiusi. Se una chimera fosse dovuta entrare mentre io ero occupata, non volevo potesse arrivare a lui.

Per le successive due ore corsi avanti ed indietro per tutta la Scuderia Ventiquattro. Dappertutto tranne che nell’atrio. Aprii ogni porta che potesse essere aperta. E poi la bloccai con un cestino, od un archivio puntellato o con qualsiasi altra cosa che le impedisse di chiudersi.

Per l’atrio, dopo aver recuperato le forniture mediche della clinica, lasciai un candelotto acceso sul davanzale della clinica e corsi via.

Il resto della dinamite serviva per allargare abbastanza la caverna da far entrare il fiume. Nel tempo che ci misi a preparare il tutto, Calamity si era ripreso e si stava chiedendo come mai fosse stato impacchettato come eplosivo ad alto potenziale. I suoi occhi si allargarono sempre più mentre gli spiegavo cosa stessi facendo.

“Dannazione!” disse solo.

***        ***        ***

Eravamo stati nella Scuderia Ventiquattro per la maggior parte della notte. Era l’alba quando ritornammo a Nuova Appleloosa. Almeno in teoria. La tempesta aveva smesso di martellare col suo peggio le terre devastate ed ora si accontentava di pioverci solamente addosso.

Candi fu abbastanza gentile da lasciarmi schiantare su un letto libero della sua clinica. Un più che giusto pagamento per averle dato la cura anti chimera. Una copia, naturalmente.

Stava ancora piovendo quando mi svegliai, più tardi nel pomeriggio. Ed era sera tardi quando Calamity si svegliò e trotterellò fuori per raggiungermi. Per allora ero finalmente riuscita a fare qualche progresso sotto l’insegnamento di Argano. Stavo ansimando e sudavo copiosamente, e ci fermammo a bere una Sparkle~Cola.

“Direi che siamo pari”, dissi a Calamity mentre Argano faceva levitare una bottiglia di Sparkle~Cola gelata davanti ad ognuno di noi.

“Non capisco.”

“Se fossimo rimasti alla porta non saresti mai stato morso.”

“Se fossimo rimasti alla porta non avresti mai trovato l’antidoto.”

“Se fossimo rimasti non ne avresti mai avuto bisogno.”

“Ah-ha! Ma qualche altro pony magari si! Argano aveva detto che stavano avendo dei problemi con le creature, quindi ovviamente qualcuna di loro era uscita.”

Merda! Me n’ero completamente dimenticata! Comunque, con un po’ di fortuna e con la loro tana distrutta...

“Non era la tua Scuderia, sai.” La voce di Calamity aveva assunto un tono solenne.

Guardai il mio nuovo amico. “Cosa?”

“So che sei cresciuta in una Scuderia. Ma non era quella Scuderia.” Naturalmente non lo era. Lo sapevo, ma non ero ancora sicura di cosa Calamity volesse arrivare a dire.

“È solo che... sembravi prendere quello che abbiamo trovato laggiù, non so... personalmente.” Mi guardò onestamente. “Volevo solo ricordartelo, è tutto.”

Aveva ragione, naturalmente. Non so cosa stessi cercando o che cosa mi fossi aspettata di trovare. Ma avevo permesso che la Scuderia Ventiquattro diventasse un affronto personale. La Scuderia Ventiquattro non era mai stata casa mia. Non avevo mai avuto nulla a che fare con lei. Gli unici fili che collegavano le diverse Scuderie erano vecchi di due secoli, recisi e sotterrati in una storia quasi del tutto dimenticata. La Stable-Tec non esisteva da molto, molto tempo. Non le dovevo alcuna fedeltà, e non avevo alcuna responsabilità verso morti tanto antiche.

“Oh!” Tirai fuori la registrazione presa nell’ufficio del Capostallone. “Dovremmo ascoltare cosa c’è sopra?”

Nota: nuovo livello.

Nuovo vantaggio: Pistolero – Quando usi un’arma da fuoco tenendola in bocca o facendola levitare, la tua possibilità di colpire usando il SATS aumenta del 25%.

Aggiunto vantaggio di missione: Telecinesi Possente (livello uno) – Triplica la massa che puoi far levitare con la tua magia da unicorno.


[1] Nell’originale, Ministry of Peace.

[2] Gioco di parole intraducibile tra il nome dell’infermiera, Candi, e caramelle, candy.

[3] Nell’originale, Turnpike Tavern. Le turnpike erano una sorta di strada a pedaggio nell’inghilterra del Settecento, date in gestione a privati. Una traduzione letterale sarebbe stata “Taverna dell’Autostrada”, ma era penosa.

[4] Letteralmente, “guida a destra”.

[5] Nell’originale Crane, che significa precisamente “gru” ed era il termine usato per indicare la gru cittadina.

[6] Nell’originale, Absolutely Everything.

[7] Nell’originale il sistema è definito cockeyed, che significa sia “strampalato” che “strabico”.

[8] Brutta traduzione, lo so, ma è l’unica che permetta di dare un senso alla successiva frase di Littlepip.

[9] Letteralmente, “Burro”.

[10] Persimmon è un frutto, precisamente il caco. Meglio lasciare questo nome non tradotto!

[11] Nell’originale, Lockpicking Today, in riferimento al libro Tumblers Today presente nei videogiochi.

[12] Nell’originale, down went the pegasus. Credo sia la parodia al verso della poesia “The Loss of the Royal George” di William Cowper, che recitava down went the Royal George, “la Royal George affondò”. Il tono è indiscutibilmente epico.

[13] Nell’originale Brierberry, che sarebbe più precisamente una varietà di mora selvatica.