Capitolo Sei: La Verità dei Fatti

Meglio soli che male accompagnati.

Salve!

Il mio nome è Scootaloo. Probabilmente mi conosci (perché sono abbastanza famosa) per le mie fantastiche performance ad eventi come il GALLoPS dell’anno scorso, o magari solo come fondatrice della Red Racer.

...

Nulla che significhi più un dannato accidente, naturalmente. Se stai ascoltando questa registrazione significa che sono stati attivati i Protocolli di Emergenza di Livello Omega e tu stai... ora stai... oooh, dannazione!

Scusa.

Va bene... Da adesso ti parlo in qualità di vice presidente della Stable-Tec. Sei stato nominato Capogiumenta (o, nel caso della Scuderia Ventiquattro, Capostallone) di una Scuderia Stable-Tec per la preservazione della vita. Sei stato scelto per il tuo senso di lealtà e del dovere, sia verso i pony attorno a te che verso la compagnia. E nonostante la sede della Stable-Tec ora... probabilmente... non è altro che un mucchio di rovine fumanti, i nostri ideali sopravvivono.

La tua Scuderia è stata scelta per partecipare ad un vitale progetto sociale. Il primo obiettivo della tua Scuderia, come di tutte le altre, è salvare le vite dei pony all’interno. Ma c’è anche uno scopo più alto oltre al salvare le vite dei singoli pony. Noi alla Stable-Tec capiamo che non si fa nulla di buono per la stirpe dei pony se ci si salva oggi soltanto per ammazzarsi a vicenda più tardi. Dobbiamo capire dove abbiamo sbagliato. Dobbiamo trovare una strada migliore. E dobbiamo essere pronti ad implementarla il prima possibile quando le porte della Scuderia si apriranno... ed a sopravvivere a quello che gli attuali governanti saranno riusciti a fare ad Equestria...

...dannazione! I-io proprio spero che nessun pony debba mai ascoltare questo. Non potremmo aver fatto tutto questo per nulla? Ci stanno veramente per distruggere tutti, non è vero?...

Scusa. Sono di nuovo del tutto fuori copione. Dov’ero rimasta? Ah, si. In breve, la Stable-Tec sta lavorando per assicurare una più... più Stabile società alle generazioni future[1].

Nella cassaforte del tuo ufficio troverai un elenco di istruzioni speciali e di obiettivi, assieme ai dettagli su come la tua specifica Scuderia sia stata progettata per portare avanti la vostra parte. Se in un qualsiasi momento dovessi credere che la tua parte nel progetto stia minacciando la sicurezza dei pony sotto la tua responsabilità... nel suo complesso... dovrai interrompere la partecipazione ed intraprendere tutti i passi necessari per correggere la situazione. In qualsiasi altra circostanza, comunque, è cruciale che tu ti attenga alle direttive fornite e che mantenga informata la Stable-Tec di tutti i risultati, come è scritto nelle tue istruzioni sigillate.

Grazie. Da tutti noi. Da tutta Equestria...

...

Grazie, e possa qualche pony lassù avere pietà di tutti noi.

***        ***        ***

Non certo il messaggio che mi ero aspettata. Ora le mie emozioni nei confronti delle Scuderie erano completamente sballate nella mia testa, e tutto quello che volevo era dimenticarmene completamente.

“Abbandona il vecchio, abbraccia il nuovo, giusto?” Bussai di nuovo con lo zoccolo sul bancone. “Apple Whiskey, un altro dei tuoi speciali, per piacere!”

Apple Whiskey, l’unicorno barista che possedeva e gestiva la Taverna del Casello, mi riempì un altro bicchiere. Poi, mentre lo guardavo, allineò sette mele sul bancone -- bellissime mele dorate, molto diverse da quelle pallide ed insapori della mia non-casa -- ed agitò il suo corno sopra di esse trasformandole una ad una in bottiglie della bevanda di mele fermentate in assoluto più deliziosa, ammazza dolore e svuota testa possibile. Di fianco a me, Calamity battè gli zoccoli a terra in applauso e diverse giumente nella taverna fecero un gridolino.

“Non so perché mi sono sorpresa”, mezzo sussurrai avvicinandomi a Calamity. “Il vostro capo è uno stallone, dopo tutto.”

Le orecchie di Calamity si rizzarono e mi diede un’occhiata carica di scioccata confusione. “Il mio capo? Io non ho un capo!” Non sapevo dire se era suonato più offeso o preoccupato.

Agitai uno zoccolo. “L’ho ascoltato. Sulla robofatina. Quando non stava facendo l’Osservatore.”

Calamity mi guardò con ancora maggior confusione. E poi scoppiò in una fragorosa risata. “Cosa? Occhiorosso[2]?” Si girò verso il resto del bar. “Ehi, pony. Qua Littlepip pensava che Occhiorosso fosse il nostro capo!”

L’intera taverna si unì nella risata.

“Buona Dea, ragazza!” esclamò una delle giumente in fondo al bancone, “Occhiorosso non è altro che un borioso finocchio! Diavolo, non lo sto nemmeno a sentire quel canale! Non quando il DJ è in onda!”

Uh?”

“Eggià,” concordò uno stallone da un tavolo vicino mentre raccoglieva una pila di tappi di bottiglia dai suoi compagni, che lo guardavano storto mentre molti di loro davano occhiate disgustate a dei rettangolini di carta colorati. “Ci provi il vecchio Occhiorosso a venire fuori ed a tentare di rendere Nuova Appleloosa parte del suo cosiddetto nuovo mondo! Prenderò personalmente tutta la sua unità e fratellanza e gliela infilo dritta nel...”

“Dai le carte!” lo interruppe di malumore il pony di fianco a lui.

“Quindi...” Lottai per inserire i nuovi tasselli nel puzzle che mi stavo costruendo in testa. Le bevute erano ottime per dimenticare, ma non così buone per pensare. “...la voce non-Osservatore nelle robofatine è Occhiorosso, e non è il vostro capo...”

“Cos’è questa roba dell’osservatore?” chiese la giumenta vicina a me. “Quelle robofatine sono solo radio. Occhiorosso non può realmente controllare i pony attraverso di loro. Non sono videocamere!” Si girò verso Calamity. “Voglio dire, riesci ad immaginare se lui potesse...?”

Bene, sapevo che quello non era vero. Ma apparentemente il fatto che quelle robofatine potessero essere usate come spie non era conoscenza comune. L’Osservatore mi aveva suggerito qualcosa del genere.

Uno dei pony in fondo al bancone chiamò, “Ehi, Apple Whiskey! Metti sul DJ!” Apple Whiskey guardò una scatola marrone, in cima ad uno dei ripiani, che aveva cavi che la collegavano ad altoparlanti sparsi per la Taverna del Casello. Con una leggera luce del suo corno la radio si accese e la bellissima voce di una giumenta, forse la più dolce che avessi mai sentito (o, almeno, una degna seconda a quella di Velvet Remedy) uscì dalle casse.

“Come è successo? Cosa ho fatto?

Cercavo di aiutare, ma ho fatto tanto male.

Vorrei nascondermi. Vorrei scappare.

Vorrei trovar modo di ricominciare...[3]

La voce, e la canzone che eseguiva, era così solenne e triste e carica di determinazione da spingere la mia mente verso luoghi non felici. Presto fui sull’orlo del pianto, e dovetti sforzarmi per non farlo. Pensai che un’altra bevuta avrebbe aiutato, così finii il mio bicchiere e bussai per un altro.

“...ho scordato la guerra combattendo le mie battaglie.

Ora il mondo mi pesa caricato sulla sella...”

Oh, era insopportabile. Mi si stava spezzando il cuore, e non ero nemmeno sicura del perché. Cercai una distrazione. “DJ? Chi è il DJ?”

Le risposte arrivarono velocemente, quasi troppo veloci per potergli stare dietro. Sembrava che ogni pony nella taverna avesse qualcosa da dire.

“DJ Pon3, naturalmente!”

“C’è sempre un DJ Pon3!”

“La miglior musica delle Terre Devastate d’Equestria!”

“...si, tutte le, quante, dodici canzoni? Venti?”

“È un pony ghoul. In giro da sempre.”

“No, non lo è. Continuano a cambiare. Quando ero puledra, il DJ era una giumenta!”

“Ho sentito dire che è un pegaso. Ha la stazione su, nelle nuvole. È così che sa sempre quello che sta succedendo.”

“Questa è una stupidaggine. Ogni pony sa che la stazione di DJ Pon3 è nella Tenpony Tower nelle Rovine di Manehattan!”

“Anche lui è un pony ghoul! È in giro fin da prima della guerra!”

“Ho sentito che il DJ Pon3 originale era in realtà una giumenta che si chiamava Vinyl Scratch e che morì quando il fuoco magico delle zebre cancellò Manehattan. Ma suo nipote venne risparmiato, perché era nella Tenpony e tutto il resto, e ne prese il mantello.”

“Avevo sentito fosse la sorella.”

La mia testa girava. Calamity mi sorrideva affettatamente. Avvicinandosi sussurrò “C’è sempre un DJ Pon3.”

E, in sottofondo, la voce di apparentemente infinita bellezza e tristezza, piangeva “Come posso sistemare le cose? Quante volte devo provare? Ti prego, questa volta, lasciamelo fare!”

La musica sfumò. Ed una voce uscì dalla radio. “Qui è DJ Pon3, e quella era Sweetie Belle che cantava una delle grandi verità delle terre devastate: ogni pony ha fatto qualcosa di cui rammaricarsi. Ed adesso, miei piccoli pony, è l’ora delle notizie! Vi ricordate di quando vi ho raccontato di quei due pony strisciati fuori dalla Scuderia Due? Bene, mi hanno segnalato che una di quei piccoli pony ha fatto fuori il covo di razziatori nel cuore di Ponyville, salvando numerosi prigionieri -- compresa la nostra amata autrice della Guida alla Sopravvivenza nelle Terre Devastate, Ditzy Doo! Ehi ragazza, grazie! Da tutti noi! Ed ora il tempo: nuvoloso dappertutto, con possibilità di pioggia, sparatorie e sanguinosi smembramenti...”

Non ascoltai realmente tutto il resto. Ero troppo stordita. Ero alla radio. DJ Pon3 stava parlando di me. Nel mio cuore si mischiarono orgoglio e panico, ed il secondo inghiottì rapidamente il primo. Ero stata fuori meno di una settimana, e già avevo una reputazione che si spandeva su tutte le Terre Devastate d’Equestria... una reputazione che mi dipingeva come un pony molto più eroico e capace di quanto fossi realmente.

“...un’ultima cosa, l’altra abitante della Scuderia è stata vista per l’ultima volta vicino ad Appleloosa. Le mie preghiere vanno a lei. E questa è la verità dei fatti. Ora torniamo alla musica. Ecco Sapphire Shores che ci canta come il sole non si possa nascondere per sempre. Dalle tue labbra alle orecchie di Celestia, Sapphire!”

Per un momento tutto parve fermarsi. “Cosa?!?” mi volsi verso Calamity, “Vicino ad Appleloosa? Pensavo che questa fosse Appleloosa!”

Calamity ridacchiò, non avendo ancora finito di divertirsi con la mia ignoranza delle terre devastate. “Impossibile, Littlepip! Questa qui è Nuova Appleloosa! Non puoi avere una nuova senza avere una vecchia, non trovi?” Poi divenne improvvisamente serio. “Ora, tu non vuoi andare da nessuna parte vicino alla vecchia Appleloosa, mi hai capito? È una città di schiavisti!”

Apple Whiskey interruppe. “Beh, non c’è pericolo ad andare là per commerciare. Gli vendo un bel po’ del mio personale whiskey di mele, a quella gente là.”

Ero stupefatta. Di sicuro stava scherzando! “Tu... commerci coi pony schiavisti!?”

“Già. In effetti ho un treno che va in quella direzione proprio domani.”

Lo guardai incredula. “Commerci con gli schiavisti!?!

Calamity mi sussurrò all’orecchio, “Perché credi che non sono mai stabilito qua.” Non era una domanda.

***        ***        ***

La mattina dopo mi ritrovai sotto la pioggia a guardare il treno, sentendomi non poco colpevole per aver passato l’ultimo pomeriggio a caricare i carri merci come parte del mio allenamento con Argano. Quel pomeriggio sarebbe andato diversamente se avessi saputo dove fossero destinate quelle merci.

“Posso parlarti un po’ di questo, vero?” Calamity stava di fianco a me, e controllava le cariche della sua bardatura da combattimento.

Avevo un dolore sordo alla testa -- le conseguenze di troppo whiskey di mela -- ma stavo pensando con chiarezza. Sapevo che era folle, ma dove c’erano schiavisti ci sarebbero stati anche schiavi da salvare. Sapevo che parte di me stava cercando di rimanere al livello della mia sovrastimata reputazione; ma ero anche stata una prigioniera, anche se solo per poche ore, e non potevo soltanto ignorare il fatto che ci fossero dei pony che avessero bisogno di qualche altro pony a cui importasse abbastanza da provare ad aiutarli. “No.”

“Bene, allora vengo con te. Ho sempre voluto andare a sparare qualche colpo in quel dannato posto. Magari, se ci siamo in due, potremmo anche avere una possibilità.”

Le sue parole mi lasciarono immensamente sollevata.

“Parlerò con Ditzy Doo per i rifornimenti. Non voglio che nessuno di noi rimanga senza munizioni là. O cibo. Possiamo prendere il treno su per le montagne e giù per il deserto, ma probabilmente dovremo tornare indietro trottando.”

Ci rimuginai sopra, ed all’improvviso pensai che anche se avessimo avuto i nostri rifornimenti, che ne sarebbe stato degli eventuali pony che avremmo salvato? Sarebbero stati in grado di affrontare quel tipo di viaggio? Non che quelle domande mi spaventassero più di tanto. Ma avremmo dovuto trovare un modo di convincere i pony che trainavano il treno ad aspettarci. Dopo che avremmo “derubato” la città con cui stavano commerciando, niente meno. Espressi i miei dubbi a Calamity.

“Avrai bisogno di fare davvero un bel discorsetto se vuoi convincerli a fare qualcosa del genere”, replicò, poi sembrò avere un’idea. “Conosco un pony qua in città che potrebbe avere quello che ti serve per riuscirci!”

Calamity trottò via, lasciandomi lì a guardare di nuovo il treno.

Mentre aspettavo cercai di familiarizzarmi con il treno. I pianali ed i carri merci portavano le mercanzie. I vagoni passeggeri, in questo caso solamente uno, servivano per portare i pony. L’elegante vagone rosso in coda e quello grande e bronzeo e con una ciminiera che si trovava in testa erano misteri. Non sapevo nulla del primo, ed il secondo lo riconoscevo solo per un elemento simile che faceva parte di quel guazzabuglio che era l’Assolutamente Tutto.

Curiosa, chiesi cosa servissero quei vagoni ad uno dei pony da traino. Fu felice di rispondere.

“Quello dietro è il vagone di servizio.” Puntò uno zoccolo verso il vagone rosso sul retro. “Ha i freni. Vedi, quando saliamo per la montagna dobbiamo continuare a cambiare le squadre di traino perché è un lavoro faticoso. Una squadra tira, una squadra si fa portare e guarda in giro in caso di razziatori. Ma quando si scende dalla montagna, allora ogni pony sale. Ed usiamo i freni per non andare troppo veloci.”

Ora stava indicando quello di fronte. “Quella si chiama locomotiva. Serve per trainare il treno. Anche se la usiamo principalmente per il fischio. Tiene le bestiacce lontane dai binari.”

Eh? “Per trainare il treno? Pensavo foste voi ragazzi a trainarlo?”

“Eggià. Lo facciamo noi.”

“Allora...”

“Beh, perché la locomotiva non va senza carbone. Ed anche se ce l’avessimo, non abbiamo il vagone apposito per trasportarlo. Così, invece, usiamo la forza dei pony.”

Non aveva alcun senso. “Quindi la locomotiva serve a trainare il treno, ma la locomotiva non può tirare il treno, quindi voi dovete trainare la locomotiva ed il treno?” Dovevo essermi persa qualcosa.

“Già.”

Argh. “Va bene... allora perché non avete carbone? Dov’è il carbone?”

Il pony del treno roteò gli occhi verso di me. “Oh, non esiste carbone in Equestria.” Sentii qualcosa scattare nella mia testa. “Tutto il carbone proviene da una terra molto, molto lontana.”

“Allora... in che modo... il carbone... sarebbe dovuto arrivare qui?”

“Col treno, naturalmente!”

Argh! Ne avevo abbastanza. Avevo bisogno di smetterla di imparare cose sui treni. Mi facevano venire male al cervello. Quella conversazione aveva peggiorato tantissimo il mio mal di testa!

Schizzando nelle pozzanghere Calamity trottò indietro. Dopo che il pony del treno era tornato al suo lavoro, Calamity si impennò ed agitò gli zoccoli, facendo una finta espressione spettrale. “Oooooh! Tutto il carbone è in una strana e lontana terra straniera... piena di zebre! OooOOOoooh!”

Lo guardai per nulla sorpresa. “Hai finito?”

Si rimise a quattro zampe e tirò fuori una scatoletta dalle sue bisacce, offrendomela coi denti. La feci levitare per guardarla meglio. La scatoletta aveva il disegno in rilievo di una zebra.

“Sono quelle che venivano chiamate Ment-ali Party-Time.[4] Fatte usando le Ment-ali e... beh, dell’altra roba. Garantito che ti rendono l’anima della festa. Quelle cose ti tolgono il doposbronza, ti schiariscono la testa e ti rendono il miglior parolaio di tutte le terre devastate.”

Le guardai dubbiosa. Ma poi, avevo fiducia in Calamity, e che cosa avevo da perdere? Aprendo telecineticamente la scatoletta, tirai fuori uno dei quadratini e me lo misi in bocca, masticandolo sperimentalmente. Dovevo ammetterlo, erano saporite, anche se il retrogusto era un po’ amaro. Ma non mi sentivo in alcun modo differente da...

WHOA!!!

Il mondo intero si mise improvvisamente a fuoco. I colori diventarono più brillanti e piacevoli. Anche la pioggia sembrava più bella. Ed i miei pensieri! Stavo pensando più chiaramente di quanto avessi mai fatto! Capivo cose che non avrei mai potuto prima. Per Celestia, dove erano state quelle cose meravigliose per tutta la mia vita?

Mi sentii sicura. Trovare la cosa giusta da dire sarebbe stato così facile. Avrei potuto convincere qualsiasi pony a fare qualsiasi cosa! E lo avrei dimostrato!

***        ***        ***

Ore dopo, fissavo fuori dal finestrino del vagone passeggeri, guardando il panorama scivolare via. O, almeno, quel poco che riuscivo a vedere considerando che il cielo si era scurito e la pioggia era nuovamente peggiorata. Ricordando i torrentelli che scendevano giù dalla parete vicino alla Scuderia Ventiquattro, pregai perché la tempesta non ci causasse problemi mentre salivamo su per la montagna.

Convincere i pony del treno ad aspettarci era stato facile, compensando il crollo quando l’effetto delle Ment-ali Party-Time scomparve, lasciandomi la sensazione di essere mezza cieca ed orribilmente stupida senza il loro aiuto. Non potevo fare altro che mangiarne immediatamente un’altra. In effetti lo avrei fatto, se Calamity non mi avesse portato via la scatoletta. Anche adesso stavo lanciando occhiate furtive alle sue bisacce.

Ugh. Pensiamo ad altro. Cercai di sintonizzarmi sulla stazione di DJ Pon3; era a malapena udibile tra le scariche di statica. Nuova Appleloosa, capii, era vicina al limite della buona ricezione. Cercai un’altra stazione sul mio PipBuck, e trovai la musica delle robofatine. Calamity mi disse di spegnerla.

Fissando nuovamente la finestra, lasciai vagare la mente finché non si fissò, fra tutte le cose, su Ditzy Doo. Stavo indossando la mia bardatura da lavoro, ora migliorata a vera corazza grazie alla strana ma allegra pegaso ghoul. Quella povera pony, pensai. Vedere la sua casa cancellata, poi venire trasformata nella parodia putrescente di un pony e costretta a vivere con quei ricordi per secoli. Razziatori, schiavisti... Ha sofferto sotto gli zoccoli di entrambi. Avendo visto dal vero cose che mi riempiono di orrore al solo pensiero. E come se non bastasse, in quanto pony ghoul, era come se avesse una spada magica che pendeva sul suo cervello, aspettando che cadesse. Era incredibile che non fosse divenuta il relitto distrutto di un pony. Ricordai il suo sorriso, chiedendomi come potesse essere felice...

E poi capii.

Calamity chiese, “Cosa c’hai da ridere così tutto all’improvviso?”

Ridacchiai tra me, scuotendo la testa. “La risata è una virtù.”

“Che stai dicendo?”

Sorrisi, tenendo per me una più forte risata. “Magari non la risatina sciocca, e decisamente non quella tipo bwah-ah-ah... Ma quel tipo di risata interiore che permette ad un pony di prendere tutto quello che questo mondo gli butta contro senza perdere la sua... gioia.” Magari era un po’ tirato chiamarla risata. Ma era decisamente una virtù!

Mi girai di nuovo verso la finestra, con lo spirito in qualche modo più alto di quanto fosse stato da giorni.

Un fulmine lampeggiò all’esterno. Sobbalzai, tirandomi indietro dalla finestra. Avrei giurato di aver visto la testa di un enorme pony rosa, delle dimensioni di un’Ursa Major, scrutare verso di me da sopra le colline, sorridendo.

***        ***        ***

“Sei pronta?” gridò Calamity sotto il nubifragio.

Il treno si stava avvicinando ad Appleloosa (la vecchia Appleloosa). Calamity ed io stavamo sul tetto del vagone passeggeri, scivoloso per la pioggia, col vento che ci sferzava con le gocce e che ci sbatteva criniere e code. Annuii.

Stringendomi con le zampe anteriori, Calamity allargò le ali e prese il vento. La tempesta ci strappò via dal treno, e Calamity cominciò a dirigersi verso un crinale che dominava la città schiavista.

Il vento ci sballottolava, facendomi temere di poter precipitare, ma la rotta di Calamity rimase ferma. Atterrammo... ed immediatamente scivolai cadendo nel fango.

Calamity scoppiò a ridere. Mi scossi molto violentemente, lanciando almeno metà del fango su di lui, e poi mi misi a ridere anch’io.

Ma poi ci fermammo. Virtù o no, c’era tempo e luogo per le risate. E quello non lo era. Feci galleggiare i binocoli verso Calamity e tirai fuori il fucile da cecchino per guardare, attraverso il suo mirino, la collezione di case di legno distrutte, vagoni deragliati, strutture metalliche di fortuna e gabbie di schiavi che era la vecchia Appleloosa. Il treno stava giusto entrando.

Tra l’oscurità della tempesta e la distrazione del treno, non ci sarebbe mai stato un momento migliore per entrare di nascosto. Attraverso il mirino da cecchino potevo vedere le sagome delle guardie che camminavano sulle passerelle tra le case e sopra le gabbie. Nelle gabbie potevo vedere i pony schiavi sdraiati sotto la pioggia, forme derelitte sotto la tempesta.

Sentii un familiare senso di incazzatura che prendeva piede.

“Calamity, tu stai qua. Io entro.”

“Non ho fatto tutta questa strada per stare indietro.”

Levitai il fucile da cecchino verso di lui. “Sei la mia copertura. E la mia via d’uscita rapida se le cose vanno male. A meno che non pensi di essere più bravo a forzare quelle serrature ed io sia migliore per farti volare via.”

Chiaramente non era felice, ma mi concesse il punto.

Tirando fuori la Piccola Macintosh e controllando che fosse ben carica, iniziai a scendere lo scivoloso crinale. Non volevo dover usare la pistola. Non che fossi particolarmente vivi-e-lascia-vivere riguardo gli schiavisti. Solo che con tutto quello che poteva essere la Piccola Macintosh, non era silenziosa.

***        ***        ***

Ero quasi arrivata alla prima riga di gabbie quando un fulmine illuminò crudamente il panorama. Se non l’avesse fatto sarei morta un istante dopo. Così, invece, ero soltanto fottuta.

Mine.

Tutt’attorno alle gabbie i fottuti schiavisti avevano sparso mine. La pioggia aveva lavato via la terra che copriva qualcuna di esse, e la copertura metallica arancione rifletteva i lampi di luce. Ce ne erano sicuramente altre, ma non avevo idea di quante fossero. O dove.

Dopo la mia sessione con Argano ero molto migliorata nell’auto levitazione. Ma quello mi avrebbe soltanto portato al recinto. Ero molto meno sicura di avere il potere per levitare tutti gli schiavi verso la sicurezza.

“Ehi, chi c’è là?” Una voce dall’oscurità, un pony schiavista. Non ero la sola pony ad aver visto qualcosa in quel lampo di luce. Dannazione!

Accelerai, muovendomi più furtivamente possibile. Odiavo l’idea di lasciare i recinti degli schiavi, ma avevo bisogno di più tempo. Se avessi sparato avrei messo dietro di me tutta la città. Se avessi cercato di far fuori uno schiavista coi miei zoccoli, sapevo che avrebbe potuto chiamare aiuto prima che riuscissi a finirlo. Quindi, invece, decisi di nascondermi, infilandomi nella baracca più vicina.

Lo rimpiansi immediatamente. La baracca aveva solo poche stanze, e da una al piano di sopra potevo sentire quello che realmente sperai fossero due pony schiavisti che lo stavano facendo. Mi sentii sia imbarazzata che disgustata.

Tentando di non fare un suono cercai un posto dove nascondermi. Non volevo stare proprio davanti alla porta se il pony di guardia avesse deciso di dare un’occhiata nella baracca. Cominciai anche a controllare le scatole. Sapevo che era rubare, non solo recuperare dalle rovine, ma quei pony rubavano altri pony, e quindi non credevo avessero motivo di lamentarsi.

Con cacciavite e forcine non risparmiai nemmeno la cassetta chiusa che trovai nella stanza successiva. Al suo interno trovai un qualcosa di... unico. Un piccolo totem. Una statuetta di una pony arancione con la criniera e la coda gialle, nell’atto di scalciare. Quello che mi colpì fu il cutie mark di tre mele, identico al marchio sulla Piccola Macintosh. La feci galleggiare per leggere l’iscrizione sulla base (Sii Forte!) e sentii un’ondata di energia magica.

Non ero sicura di cosa fosse, ma... mi sentivo realmente più forte! Non solo fisicamente, ma anche più sicura di me . Infilando la statuetta nelle mie bisacce finii la mia raccolta e...

La porta si aprì all’improvviso. “Eccoti qua!”

Mi girai di scatto, scivolando nella comodità del SATS, e sparai due colpi verso il pony -- uno alla testa ed uno al petto -- prima che potesse raggiungermi per colpirmi coi suoi zoccoli chiodati.

Il suono si propagò. Immediatamente i due pony di sopra interruppero il loro rapporto e scesero in carica giù per le scale. Solo uno di loro si era fermato a prendere un’arma.

BLAM!! BLAM!! BLAM!!

La Piccola Macintosh ruggiva come i tuoni. Lo schiavista col fucile non riuscì a sparare nemmeno un colpo. Ricaricai più velocemente che potevo. Luna dannata! Bene, ero in gioco, ora.

***        ***        ***

Il fuoco divampò dietro di me mentre mi nascondevo dietro ad una roccia.

Un lanciafiamme! Quel bastardo mi stava attaccando con un lanciafiamme!

“Oh, sento odore di pony arrosto per cena”, ringhiò lo schiavista con la bardatura da battaglia con lanciafiamme incorporato. “Che ne dici di un piccolo barbecue?” Stavo seriamente sperando che stesse solo facendo il terribile, che quei pony non fossero tanto depravati da mangiare realmente gli altri pony!

Lampeggiò un fulmine. Il tuono rimbombò sopra di me. Corsi verso una copertura dietro ad una carrozza completamente ritorta. Le fiamme si allargarono dietro di me, bruciandomi la coda! Con un grido mi lanciai in una pozzanghera lì vicino finché le fiamme non scomparvero. Ohi. Ohi. Ohi.

“Avanti, vieni fuori, dovunque tu sia!”

Arretrando tirai fuori il fucile da combattimento. La Piccola Macintosh aveva finito le munizioni cinque schiavisti morti fa. Due di loro erano unicorni che portavano fucili, ed ora non correvo certo il rischio di finire presto le loro pallottole.

Lo schiavista piromane girò l’angolo e se ne prese una facciata. Andò giù duramente.

Velocemente presi quello che mi serviva dal corpo, lasciando indietro la bardatura. Non avevo né l’attitudine naturale né l’allenamento professionale per usare una bardatura da combattimento, e non avevo bisogno di quel peso che mi rallentasse. Mi guardai nervosamente attorno alla ricerca di altri aggressori.

Contando il pony col lanciafiamme ed i tre nella prima baracca, avevo fatto fuori un totale di nove schiavisti. Molti, ma di nessun significato per un’intera città. Ero sorpresa che i colpi d’arma non avessero richiamato maggiore attenzione. La tempesta doveva essere stata la maggior spiegazione di ciò, e quei tizi sembravano avere un ego stupefacente che gli impediva di correre semplicemente a cercare altro aiuto. Ma doveva esserci in gioco altro che stupida fortuna, schiavisti ancora più stupidi ed il tempo!

Combattere le guardie schiaviste mi stava spingendo vicino al grande fienile a più piani nel centro della città. C’era un sacco di luce che usciva dalle finestre, ed un sacco di rumore. Quando mi portai più vicino potei sentire della musica. Controllai il mio PipBuck, ma la vecchia Appleloosa sembrava essere fuori dal raggio di qualsiasi stazione eccetto una, il canale delle robofatine (quella stazione copriva ogni luogo, non sapevo come. Anche se sospettavo che le stesse robofatine potessero effettivamente esse stesse agire da ripetitori). Quella, comunque, non era quella musica.

Entrare dalla porta principale sarebbe stata morte certa. Ma strisciare su una passerella al secondo piano si dimostrò più sicuro. Cercai di entrare silenziosamente, ma nel momento in cui riuscii a far scattare la serratura il vento aprì la porta facendola sbattere rumorosamente. Rabbrividii. Poi infilai dentro la testa. La stanza era vuota. Di pony, almeno. Era piena di mobili rotti e vecchi schedari. Tappi di bottiglia, munizioni e pacchetti di sigarette riempivano molti armadi; trovarono una nuova casa nelle mie bisacce. Non fumavo, e non avevo intenzione di cominciare. Ma avrei potuto vendere i pacchetti a Ditzy Doo, che li avrebbe rivenduti ai sorprendentemente numerosi pony di Nuova Appleloosa che lo facevano.

Una porta sul lato più distante si apriva su una balconata. Da lì potevo vedere che l’intera stanza sotto era un salone aperto, riempito di pony che stavano bevendo, giocando e guardando lo spettacolo su un palcoscenico proprio sotto di me. La balconata circondava il salone, e c’erano pony di guardia che camminavano attorno secondo uno schema. Erano concentrati sul caos al di sotto e non mi avevano visto. Non ancora.

Aspetta! Io... Io conoscevo quella voce! Strisciando appiattita sul pavimento della balconata, spinsi la testa oltre il bordo per vedere la cantante.

Velvet Remedy!

Nota: nuovo livello.

Nuovo vantaggio: Telecinesi Possente (livello due) – Triplica la massa che puoi far levitare con la tua magia da unicorno. Gli effetti sono cumulativi con Telecinesi Possente di livello uno, che è richiesta per poter ottenere questo vantaggio.


[1] Gioco di parole sul doppio significato del termine stable, che significa sia “scuderia” che “stabile”.

[2] Nell’originale, Red Eye.

[3] La traduzione di questa canzone, come di tutte le successive nel corso dell’opera, non è strettamente letterale: ho cercato di mantenere la ritmica dell’originale, quindi qualche parola o sfumatura è andata persa. Sottolineo quel “ho cercato”.

[4] Nell’originale, Party-Time Mint-als.