Capitolo Nove: La Morale della Favola

“Sono io quella che dovrebbe venire importunata da sconosciuti ovunque vada!

Nuvole.

La prima volta che misi zoccolo fuori in quel nuovo mondo, l’esterno era impossibilmente grande, il cielo terrificantemente alto. Ora le onnipresenti nuvole -- mutevoli, turbinanti, scure per la pioggia -- erano soltanto un altro soffitto. Grigio, come quello nelle officine della Scuderia. Solo raramente, come in quella prima notte, si potevano aprire piccole fessure nella copertura nuvolosa, simili a ferite lacerate che si sarebbero lentamente rimarginate. L’allettante visione del meraviglioso e brillante blu al di sopra, allegro e sereno, tentava e torturava coloro che vivevano nel buio sottostante.

“Littlepip” chiese Velvet, i suoi pensieri non lontani dai miei, “l’aria non ti sembra strana, all’esterno? Il giorno è così caldo e brillante, eppure l’aria è... malaticcia. Mi sento così desiderosa, eppure così riluttante a farmi avvolgere da essa.”

“Come se fosse velenosa,” concordai. Calamity non disse nulla. Supposi che per lui l’aria fosse aria e fosse sempre stata così.

I rottami sparsi dei veicoli dei pegasi, caduti dal cielo quando la metropoli di Cloudsdayle venne obliterata in un singolo colpo di zoccolo, erano sparsi per chilometri. Alcuni cocchi volanti e vagoni erano ulteriormente funestati dai vecchi scheletri dei poveri pony colpiti a morte o fatalmente feriti dal megaincantesimo, ma i cui corpi non erano stati completamente cancellati.

Le montagne si alzavano da entrambi i lati della valle, coperte di erba malaticcia ed alberi anneriti. Nuove piante erano cresciute attorno ad essi, nutrendosi dei loro fusti in decomposizione. In alto ed in avanti c’era la consumata e sbiadita immagine di una bottiglia gigante di Sparkle~Cola, la cui carota stilizzata identificava immediatamente la bevanda anche se il testo del cartellone era troppo severamente sbiadito per potersi leggere. Un pony giallo malamente stinto e con la criniera rosa la teneva in alto, con una felicità quasi orgasmica. Secondo Calamity quegli enormi tabelloni, chiamati cartelloni pubblicitari, una volta avevano costellato tutte le rotte maggiori tra Cloudsdayle e le altre città, pubblicizzando beni e servizi da tutta Equestria. Potevo vedere un altro tabellone dall’altro lato della valle, forse mezzo chilometro più in basso. Anche da quella distanza potevo riconoscere la familiare immagine degli eroici pegasi con gli arcobaleni che esplodevano nel cielo alle loro spalle mentre piombavano sulle armate delle malvagie zebre. Meglio Lisce che a Strisce.

Un grande vagone consegne giaceva martoriato, piegato e parzialmente affondato nel terreno. Vidi sulla sua fiancata quello che sembrava essere un logo d’azienda -- una formazione di sette cerchi in ascesa -- che mi parve stranamente familiare. Non dovetti rimuginarci a lungo, perché quando vi ci avvicinammo l’automappatura del mio PipBuck lo battezzò: Relitto delle Spedizioni Ditzy Doo. Ora mi ricordavo dove avevo visto quel disegno -- nella pagina del titolo all’interno della Guida alla Sopravvivenza nelle Terre Devastate.

Calamity stava guardando il rottame con la stessa comprensione. Velvet osservava ferma in mezzo a noi, confusa sul perché ci fossimo fermati a guardare. “Cosa?”

“Qui è dove Ditzy Doo è caduta” dissi, provando stupore ed un’intensa tristezza. Quella... quella sarebbe stata la sua unica lapide, se non avesse sofferto una sorte più strana.

“Chi?”

“Ditzy Doo” ripetei, persa nei miei pensieri. Stavo cercando di immaginare come potesse essere stato. Velvet, che non conosceva quel nome, mi diede un’occhiata che spiegava quanto utile pensava fosse quella risposta, e si voltò verso Calamity.

“Eggià.”

Velvet sbuffò e camminò oltre, girando intorno al retro. Pochi istanti dopo la sentii chiamare “Littlepip, vorresti per piacere venire a veder qua?” La sua voce aveva un tono di... speranza? Trottai in giro per cercarla (per nulla come un cucciolo al richiamo del suo padrone).

Scatole e casse erano disseminate sul terreno attorno al retro del carro della Spedizioni Ditzy Doo, e molte altre erano ammucchiate e schiacciate all’interno. Alcune erano state forzate e tutto era stato depredato da qualsiasi oggetto di valore. Eccetto, così era, per una cassaforte ed un bauletto sul retro. Era il secondo che aveva acceso l’eccitazione di Velvet perché, nonostante fosse di fattura identica a quella di ogni altro bauletto in cui mi fossi imbattuta, i contrassegni erano molto caratteristici: tre bande gialle, e quella al centro col simbolo di una farfalla rosa. Quella non era una cassetta medica, ma i colori ed il simbolo erano chiaramente quelli del Ministero della Pace.

“Certo, nessun problema”, annunciai fieramente, levitando il cacciavite e le forcine mentre guardavo Velvet che lottava per non mettersi a saltellare per l’emozione. Mi voltai e cominciai col forzare la serratura della cassaforte. Riuscii a sentire il colpo del suo zoccolo, e mi morsi le labbra per trattenere una risata.

La serratura della cassaforte cedette quasi troppo facilmente. Considerando il livello di saccheggiamento ero sorpresa che una serratura così debole fosse stata un deterrente così durevole. Ero forse l’unica all’esterno ad avere sviluppato quell’abilità? Aprii la cassaforte.

Un oggetto all’interno catturò immediatamente la mia attenzione. Tutto l’interno della cassaforte era riempita da un bagliore rosato che si emanava da una bottiglia di un liquido luminescente rosso porpora:

Sparkle~Cola

RAD!

Con un tonificante tocco di radiazioni ed un’esplosione di aromi al ravanello!

 come un calcio in faccia! Coi ravanelli!)

La Sparkle~Cola RAD galleggiò fuori dalla cassaforte passandomi oltre, avviluppata nella luminescenza magica del corno di Velvet. Alzando la bottiglia all’altezza degli occhi fece una smorfia denigratoria. “Questa è follia. Come può un pony essere talmente stupido da pensare che consumare radiazioni sia salutare?”

Le mie abilità di levitazione erano state talmente sovraccaricate che mi occorse un reale sforzo per riprendere indietro la bottiglia, ma combattei fieramente per non ansimare. Velvet Remedy mi guardò con qualcosa di simile all’orrore quando mi vide infilare la bottiglia in una delle mie bisacce.

“Non hai veramente intenzione di berla, vero?”

Scrollai le spalle. Sembrava dovesse essere gustosa; e secondo il mio PipBuck la radiazione ancora presente era abbastanza residuale da poter essere eliminata più tardi da una pozione RadiaVia. Mi volsi verso il bauletto, spingendo Velvet a dimenticare (o almeno ignorare) la bevanda nelle mie bisacce.

Quella serratura non era facile. Si rifiutava egoisticamente di concedere i suoi segreti. Dopo il terzo tentativo iniziai a temere che potesse essere al di sopra delle mie capacità. E non volevo assolutamente che Velvet Remedy mi vedesse fallire. Avevo un’altra opzione... ma non volevo che lei vedesse nemmeno quella. “Questa è una difficile... mi serve concentrazione. Velvet, potresti uscire?” E, considerando il suo avvertimento precedente, aggiunsi “Per piacere?”

Si capiva che non voleva, ma con signorilità si spostò all’esterno. Appena fu fuori vista attivai l’incantesimo di ordinamento del mio PipBuck e tirai fuori la scatoletta di Ment-Ali da dove l’avevo nascosta, nel fondo del mio bagaglio. Non era l’incredibile Party-Time che avevo provato precedentemente, ma non avevo bisogno di parlare con la serratura. Aprendo la scatoletta me ne infilai una in bocca ed iniziai a masticare.

L’effetto fu immediato. Era come se una pellicola grigia fosse stata lavata via da tutti i miei sensi, come se la mia mente si fosse rischiarata dopo che era rimasta immersa nella nebbia profonda! Ero più viva di quanto fossi mai stata prima! Non era una Party-Time, e decisamente non altrettanto caramelliziosa[1], ma era sufficiente per far cantare la dannata serratura per me!

All’esterno potevo sentire la voce di Velvet Remedy: “Calamity, posso chiederti una cosa?”

“Massì, direi che puoi.”

“Perché sei l’unico pony pegaso che ho visto nelle Terre Devastate d’Equestria? Avevo l’impressione che i pegasi dovessero essere comuni come i pony terrestri ed unicorno.”

Le mie orecchie si rizzarono. La loro conversazione non voleva essere privata, quindi non era esattamente origliare. E, dovevo ammetterlo, anch’io volevo saperlo.

Ci fu una pausa significativa. Poi Calamity sbuffò, “Wow, signora, quando fai una domanda punti diretta alla gola, direi.”

“Mi dispiace. Mi scuso se è una cosa personale...”

“No, no. Devi saperlo, direi.” Potevo sentire Calamity sospirare; la mia percezione era innalzata ad un livello impressionante! Come avevo predetto ora la serratura era semplice, e si arrese aprendosi di scatto.

“Non troverai altri pony pegaso. A meno che non siano... come me.” Fece una pausa come se parlare di quell’argomento fosse fisicamente faticoso. “Vedi, ai tempi della guerra, noi pegasi eravamo la più grande forza di combattimento d’Equestria. Eravamo l’elite! Il meglio del meglio! Ma dopo che Cloudsdayle fu colpita, beh... andò così, gioco finito. Abbandonarono la guerra, abbandonarono Equestria... anche se non è che nessuna delle due durò più che qualche altra ora. I pony pegaso chiusero il cielo ed andarono a nascondersi.”

“Chiusero. Il. Cielo?”

“Eggià. Hanno messo a piena potenza le forge di nuvole e le hanno bloccate così. Hanno salvato le altre loro città, le loro famiglie. Le zebre non potevano mirare accuratamente quello che non potevano vedere. Non che non ci abbiano provato. Hanno centrato qualche colpo fortunato, ma non molti.” Riuscii a sentire uno di loro raschiare il terreno con uno zoccolo. “Non c’è stato un giorno in Equestria che da allora non sia stato almeno in gran parte nuvoloso.”

Velvet Remedy boccheggiò. “È... è orribile!”

“Oh, loro continuano a ripetersi che prima o poi le spegneranno, apriranno il cielo e scenderanno in picchiata per salvare il resto di noi. Quando saranno pronti. Quando sarà il momento giusto.” Calamity sbuffò in dichiarato disprezzo.

“Hanno continuato a ripeterselo da soli per più di duecento anni. La verità è che sono troppo arroganti e pigri per preoccuparsene. Fin tanto che continuano a dirsi che alla fine faranno la cosa giusta riescono a vivere le loro vite per conto loro. Intanto un sacco di voi muoiono quaggiù, per gli schiavisti ed i razziatori ed i mostri... e state facendo uno sforzo dannatamente duro per salvarvi da soli senza il loro aiuto.” A me pareva più che altro che i pegasi fossero spaventati.

Aprii il bauletto ed iniziai a guardare gli oggetti all’interno.

“E tu?”, chiese Velvet.

“Non trovavo che vivere con me stesso fosse tanto facile come sembrava a molti altri, manica di merde secche con le ali[2].” Wow Calamity, ero così felice di averti dalla parte d’Equestria, ma quanto eri amareggiato?

Pochi istanti dopo Velvet trottò nel retro del carro consegne. Lanciò un’ultima occhiata oltre le spalle in direzione di Calamity, poi notò che avevo aperto il bauletto. Con un suono compiaciuto danzò virtualmente sui rottami per raggiungermi.

Dentro: numerose pergamene, rovinate quando una bottiglia di qualcosa si era frantumata, i cocci di detta bottiglia, la fotografia incorniciata di un coniglietto, una piccola sfera di cristallo sigillata in una busta trasparente (Proprietà del Ministero della Pace -- Visualizzazione Riservata -- Visioni non autorizzate verranno perseguite) ed un libro (Sovrannaturali).

“Oh!” Velvet rimase a bocca aperta e fece un suono che sentivo di poter ragionevolmente descrivere come uno strilletto da ragazzina. La guardai, con gli angoli della mia bocca che si stiravano in alto mentre realizzavo che Velvet Remedy, la meravigliosa unicorno dall’inconfrontabile bellezza e dalla grazia musicale che aveva ispirato almeno trecento ammiratori, era lei stessa poco più di una puledra appassionata[3].

“Lo so che cos’è questa!” annunciò Velvet, sollevando la busta con la sfera per ispezionarla più da vicino. “È una sfera della memoria. Era usata per registrare gli eventi non solo mediante suoni ma anche con immagini in movimento. Molto meglio di un registratore o di una videocamera. Ed è pure rara!” Velvet raccolse la sfera della memoria e la fotografia del coniglio. Fui sorpresa quando lasciò il libro.

“Oh, quello ce l’ho già. Ma dovresti prenderlo tu, Littlepip. So che lo troverai utile.” Qualcosa nella sua espressione mi fece pensare che ci fosse una battuta, ed a mie spese. Comunque non ero una che abbandonasse un libro, specialmente se era uno consigliato da Velvet Remedy.

Avevo appena finito di infilare il libro nelle mie saccocce quando lo schermo dell’EFS esplose di rosso. Mi raggelai. Merda... erano un sacco di nemici! Nella mia testa decisi che gli schiavisti ci avevano ritrovato. E, dall’aspetto della situazione, avevano portato un esercito!

“Littlepip? Cos’è?”

Ansiosamente sussurrai. “Vai a prendere Calamity. Silenziosamente. ...per piacere.” Mi girai lentamente sul posto. C’era un varco nel rosso; non eravamo ancora interamente circondati. “Problemi!” Più di quanti ne potessimo gestire!

Velvet si tese immediatamente, annuì nervosa e trottò fuori più velocemente e silenziosamente che potè, solo urtando una scatola lungo il percorso. Trasalimmo entrambi. Quando raggiunse il fondo del retro del carro si fermò, atterrita. “Pony zombie!”

Cosa? Non schiavisti? Mi spostai vicino a lei. Stavo già iniziando a pensare come spiegarle la storia dei ghoul, ma le parole mi morirono sulle labbra quando vidi gli sguardi vuoti ed affamati ed i movimenti incerti e grotteschi dell’orda in avvicinamento. Quelli non sembravano ghoul: quelli erano pony zombie! Mi ricordai dell’avviso: vai nei posti sbagliati e ti troverai inseguito da branchi interi di pony ghoul cannibali diventati zombie.

Muovendomi più vicino a Calamity sussurrai “Seguitemi”. Li vedemmo spostarsi un passo più vicino. Due. Il pony zombie più vicino si lanciò sbavando in carica!

“Correte!”

Corremmo. Corremmo come fossimo stati inseguiti da un’orda di mostri senza cervello che volevano sbranarci vivi. Perché lo eravamo!

I pony zombie esplosero in azione, unendosi alla caccia, la nostra carne il premio che stavano cercando. Molti si levarono in aria e volarono contro di noi. Cercai di afferrare telecineticamente una carrozza volante abbattuta quando la superammo, ma la luce attorno al mio corno tremolò e si spense. Non avevo trucchetti telecinetici per salvarci.

Velvet Remedy urlò quando un pony zombie scese in picchiata dal cielo. Si chinò, e la creatura la mancò andandosi a schiantare contro un albero. Saltai oltre il corpo e continuai a correre, col fianco che cominciava a fare male.

Quel dolore crebbe fino a diventare brace ardente nel mio fianco, portandomi le lacrime agli occhi e minacciando di togliermi le forze. Due altri pony zombie si tuffarono verso di noi. Calamity, con gli occhi spalancati per la paura, si accigliò improvvisamente e sputò fuori “Aw, ‘fanculo!”. Scivolò fermandosi, si voltò indietro ed aprì il fuoco. Il colpo strappò un’ala senza piume ad uno dei due zombie, facendolo andare a sbattere contro l’altro. I due precipitarono in avvitamento, schiantandosi schifosamente nello scheletro metallico e mezzo sotterrato di un grosso carro progettato per portare altri mezzi più piccoli.

Più avanti la carcassa arrugginita di una lunga carrozza passeggeri usciva dal terreno come una barricata. Lanciandosi in aria Calamity ci gridò di aggirarla e continuare a correre. “Non rallentate! Nemmeno per un istante!” gridò mentre schivava un altro pony zombie volante, dando un calcio alla sua bardatura per ricaricare.

Velvet stava tirando bene davanti a me, ma le mie gambe più corte ed il fianco in fiamme minacciavano di portarmi ad una morte veramente orrenda. Velvet voltò l’angolo della carrozza passeggeri e scomparve dietro di essa. Potevo sentire il branco proprio alla mia coda, gli zoccoli che tuonavano sul terreno in una ressa affamata, respiri impazziti che colpivano il mio manto. Non potevo fare la curva; sarebbero stati su di me se avessi tentato. Sperando che la mia piccola taglia per una volta potesse essermi d’aiuto mi infilai invece in una delle finestre rotte e frantumate.

Il mio corpo, con le saccocce e tutto, passò attraverso l’apertura senza problemi. Colpii una delle panchine all’interno e saltai nella finestra opposta senza perdere velocità. Frammenti di vetro mi tagliarono collo e gambe, graffiandomi la corazza prima di volare via quando le mie bisacce li colpirono. Ero di nuovo fuori, ed abbastanza al sicuro, quando la cinghia del mio fucile da cecchino si incastrò in un pezzo di metallo ritorto, fermandomi di strappo e facendomi penzolare contro il fianco della carrozza con un tonfo cigolante.

Ero intrappolata! Provai a tirarmi via, ma i miei zoccoli a malapena sfioravano il terreno. Potevo sentire i tonfi degli zoccoli della moltitudine di pony zombie che raggiungevano il grande vagone, ed il branco si divise per passare da entrambe le parti. Roteai cercando di strappare a morsi la cinghia prima che mi fossero addosso. Da qualche punto sopra di me sentii Calamity sparare; il metallo del carro si piegò e si bucò, e per una volta i suoi colpi non colpirono un nemico. Il panico esplose in me. I pony zombie non mi avevano preso, ma un colpo sfortunato di Calamity avrebbe potuto (terribilmente realizzai quanto sarebbe stato preferibile un tale fato, e pregai Celestia perché gli fornisse la saggezza e la misericordia di spararmi se avessero cominciato a mangiarmi!).

Con un forte morso finale la cinghia si ruppe e caddi libera. Istintivamente afferrai il fucile da cecchino coi denti, realizzando solo dopo quanto fosse stato un folle spreco di secondi preziosi, e corsi forte quanto mi permettevano la gamba ed i fianchi urlanti!

Il branco zombie stava già aggirando il vagone passeggeri e si stava chiudendo su di me. I loro zoccoli brutalizzavano l’erba scolorita sotto di loro. Ancora di più aggirarono l’ostacolo con una facilità che rese risibile la mia scorciatoia. La mente chiara e le percezioni acuite erano diventate un orrore. Potevo sentire il terreno tremare sotto di me. Potevo calcolare in quanto tempo mi avrebbero masticato la pelle. Potei percepire uno strano, debole scoppiettio attraverso il rombo dell’orda.

Sentii il mio corpo sollevato in aria quando il relitto del vagone passeggeri venne consumato in una fiammata di magia rilasciata senza controllo. Potevo vedere la pulsante cascata di colori lanciare strane ombre mentre turbinanti energie magiche eruttavano attraverso l’aria. Potevo odorare il fetido odor di cadavere degli zombie mentre venivano squarciati, ed anche delle parti dei loro corpi che prendevano fuoco.

Colpii il terreno che stavo ancora correndo, e la vallata barcollò mentre cercavo di non rotolare. Pezzi di pony zombie piovvero tutto attorno come pioggia. Davanti a me Velvet Remedy si era fermata e stava solo a guardare, con gli occhi fissi su una scena alle mie spalle che preferivo non immaginare.

La maggior parte del branco era stato ucciso nell’esplosione, e molti che non lo erano stati erano dispersi... ma non per molto. Calamity volò sopra di me, urlando ad un’ansimante Velvet di girarsi e continuare a correre.

Un gruppo di strani veicoli volanti, dipinti a macchie azzurre e grigie con piccoli spruzzi di bianco, formava l’unica posizione difendibile. Oltre quelli la valle si allargava in colline rocciose che non offrivano alcuna copertura.

Li raggiungemmo mentre altri pony zombie ci volavano oltre, atterrando solo pochi metri davanti. Velvet Remedy abbassò il suo corno, caricandoli ed infilzandone disordinatamente uno, incapace di trattenere un “Eeeew!” con cui fui completamente in accordo. Cercai di impugnare la Piccola Macintosh telecineticamente, ma la mia magia proprio non ne era in grado. Disperatamente mi guardai attorno in cerca di qualcosa da poter afferrare con la bocca, un qualche pezzo di ferro da usare a mo’ di lancia.

Quello che trovai era infinitamente meglio. Almeno, pensai così. Quando Calamity sparò al pony zombie che mi si stava avvicinando, arrancai verso il punto dove il carico di uno dei veicoli si era rovesciato. Avevo visto, in piccoli e crudeli squarci, il meraviglioso azzurro al di sopra delle nuvole. La mia mente schiarita dalla Ment-ali realizzò rapidamente che la vernice su quegli strani veicoli volanti una volta sarebbe servita da cammuffamento. Un convoglio militare dei pegasi! E, lode a Celestia, una delle cose che avevano trasportato erano torrette!

Ero addestrata a riprogrammare la matrice di incantesimi di un PipBuck. Mettere a punto una torretta per farla andare secondo le definizioni di amico e nemico del mio PipBuck era abbastanza facile! Specialmente adesso!

“Uh, Littlepip? Sei sicura di quello che fai?” chiese Calamity, dandomi un’occhiata mentre atterrava tra me ed altri zombie, sparando di nuovo.

Ero tutta un sorriso. “Ci puoi scommettere!”

 

***        ***        ***

“Celestia ti guardi e ti tenga al sicuro,

Mentre viaggi per la strada che hai scelto.

Sia Luna con te e ti mantenga forte,

Così da non perdere mai il tuo coraggio.

Rimani leale, onesta e coraggiosa,

Non dimenticare quelli che hai salvato

E nei nostri cuori non farai errori...”

Le canzone di Velvet Remedy passava dall’abbozzato a bocca chiusa al testo cantato, l’ultimo in uno stato di variazione costante. Per me guardare il mio idolo comporre dal vero una canzone era entusiasmante. Calamity non si lamentava, trovando anche lui la musica risollevante nell’oscurità delle terre devastate, anche se il suo occasionale roteare degli occhi suggeriva che avrebbe preferito se lei si fosse accontentata di una serie di versi piuttosto che cercare la perfezione.

Erano passate diverse ore dagli zombie e la valle era alle nostre spalle, a distanza di sicurezza. Un grigio più scuro iniziò nuovamente ad allargarsi in cielo. Non una tempesta, disse Calamity con un certo tono di incoraggiamento. Solo l’arrivo della notte (se avessi mai incontrato i pony pegaso, pensai, li avrei ringraziati per rendere le Terre Devastate d’Equestria così deprimenti. In qualche modo era peggio della grigia monotonia della Scuderia Due, perché non avevo mai creduto che la Scuderia potesse essere migliore. Ma forse quella poteva essere la depressione da post Ment-ali che parlava).

“Oh cielo!” Velvet rimase a bocca aperta quando superammo la cresta di una collina tondeggiante e lo vedemmo: un assolutamente gigantesco cartellone, molto più alto di qualsiasi costruzione avessi mai visto, si profilava appena oltre la successiva collina. L’immagine, incredibilemente non sbiadita nonostante le macchie di sporco ed i danni dell’acqua nel corso dei secoli, non era nient’altro che la gigantesca faccia di una pony di un rosa quasi insopportabile, con una criniera che l’età aveva reso simile ai bastoncino di zucchero. Stava sorridendo, ed i suoi occhi sembravano seguirci.

L’avevo vista prima dal treno. Anche adesso, riconoscibile con quella luce e da quella distanza come un cartellone, mi -- Celestia misericordiosa! -- dava ancora un brivido nervoso. Guardai mentre camminavo più vicina, cercando di immaginarlo prima che così tante decadi avessero preso il loro tributo, prima che venisse ripetutamente condito dalla cenere e dalla polvere portate dal vento, percorso da rivoli di pioggia; quando il suo piazzamento fosse stato chiaramente giocoso, posto dietro la cima della collina in modo che sembrasse che la pony stesse giocando a cucù-settete con l’intera dannata contrada. Quando ancora non era così...

“...Maledetto da Luna. Fottutamente. Inquietante!”

Cercai di scrollarmi via la sensazione con un’alzata di spalle, voltandomi via dall’enorme cartellone... e trovandomi a fissare una subdola robofatina.

 

Ciao, Littlepip!”

Sarei finita nella nazione vicina se Calamity non avesse morso la mia coda in fuga. Mi trattenne mentre correvo sul posto finché il panico non mi abbandonò. Per quel momento l’Osservatore si era saggiamente portato fuori dalla portata di zoccolo.

“Sei fortunato che ora non riesca a tirarti telecineticamente sassi contro!”

Velvet Remedy sembrava mi avrebbe aiutato. Calamity guardava la robofatina con evidente diffidenza, con le ali distese e le gambe allargate in una posa difensiva. “Littlepip...?”

Tutto quello che volevo sapere al momento era, “Osservatore, sono al sicuro?”

La robofatina ondeggiò. “Si. Li stanno raggiungendo dei vagoni. Anche se Ditzy Doo ora potrebbe avere l’idea che tu riesca ad hackerare nelle robofatine e mandare messaggi attraverso di loro. Mi spiace.

“Littlepip?” Calamity avrebbe ringhiato se avesse potuto. “Non mi fido di quella cosa!”

Così l’Osservatore aveva trovato un modo per consegnare il messaggio senza far capire ai pony di Nuova Appleloosa cosa fosse in grado di fare. Alle parole di Calamity realizzai che in effetti nemmeno io avevo fiducia nell’Osservatore. Ed ora che sapevo che i pony per la cui liberazione avevamo combattuto ed eravamo arrivati quasi a morire erano al sicuro, o lo sarebbero stati presto, mi vennero in mente un po’ di domande. Prima e davanti alle altre, “Mi hai mandato in quel buco di razziatori sapendo perfettamente cosa, e chi, ci avrei trovato, vero?”

Calamity smise di fissare il robottino dallo strano comportamento, guardando me. Non gli avevo mai detto perché ero andata nella Biblioteca di Ponyville.

“Avevano bisogno di aiuto.”

“Avresti potuto dirmi la verità!” dissi accigliandomi.

“Ehi, non è che esattamente ti conoscessi, no? Mi eri sembrata una buona pony che avrebbe fatto la cosa giusta una volta che avessi visto di persona, ma...”

Ora mi sembrava di ringhiare. “Mi hai mentito!”

“No!” Se fosse stato possibile per la voce meccanica e senza tono suonare accalorata, lo sarebbe stata. “Ti avevo detto che non volevo farti del male. E non l’ho fatto. Ti avevo detto che là avresti trovato qualcosa di cui avevi bisogno per sopravvivere qua fuori...” La robofatina volò più vicina. “E direi che hai trovato cose di maggior valore che non un solo libro. Non sei d’accordo?”

Dannazione, l’Osservatore aveva ragione. Avevo trovato Ditzy Doo, che era una conoscente che valutavo molto di più della guida che aveva scritto (che comunque tenevo in piuttosto alto riguardo). Srotolando una tela mentale potevo argomentare che la mia amicizia con Calamity nascesse da quello che era successo là. Possibilmente, anche se con minor certezza, potevo dire che la mia relazione coi cittadini di Nuova Appleloosa, e quindi la mia possibilità a salvare molti altri pony, tra cui Velvet Remedy (per talune definizioni di “salvare”) derivavano da quello che l’Osservatore stava proponendo. Volevo ancora piazzare uno zoccolo nella piastra frontale del dannato robot. Ma sapevo che non sarebbe servito a nulla. La robofatina non era l’Osservatore.

Velvet Remedy parlò. “Littlepip, cosa sta succedendo?”

Raccontai tutto.

***        ***        ***

“Whoops! Quasi fuori tempo...” avvisò l’Osservatore quando finii la mia storia, che aveva commentato raramente. Calamity stava ancora lanciando occhiatacce al robot volante.

Organizzai le domande nella mia testa, per priorità. “Osservatore, tu sembri sapere un sacco di cose...”

“Beh, sì.”

“Cos’erano i Ministeri?” Avevo trovato tanti riferimenti ai Ministeri sparsi tra i manufatti del passato che sospettavo tale informazione sarebbe stata utile per contestualizzare. Non mi accorsi che avevo appena posto quella che era probabilmente la più importante domanda della mia vita (fu, come minimo, di Livello Celestia).

L’Osservatore rimase in silenzio per un po’. Abbastanza a lungo che pensai che il nostro strano pseudo-compagno potesse essere di nuovo svanito via. L’Osservatore parlò lentamente, deliberatamente. “Ti ricordi quando ti ho detto che avresti dovuto cercare la tua virtù? E ti ho raccontato dei più grandi eroi d’Equestria?”

Annuii. “Ne hai accennato, sì.”

“Bene...” Le parole dell’Osservatore uscirono con lentezza, come se fossero dolorose. “Il Massacro di Littlehorn[4] spezzò il cuore della Principessa Celestia. Dopo di quello, circa a metà della guerra, la Principessa Celestia decise che Lei non era più il pony giusto per condurre Equestria. Quindi Lei fece un passo indietro ed abdicò la Sua posizione a Sua sorella, la Principessa Luna...”

Ascoltai meravigliata. Non avevo mai sentito parlare delle Dee in quella maniera prima di quel momento.

“La guerra era stata devastante, sia all’estero che in patria. Equestria era in condizioni di grave sofferenza, subendo problemi sia dall’interno che per le armate nemiche. Non potete immaginare com’era allora.

“Quegli eroi di cui ti ho parlato? Erano sei fantastiche pony dai cuori sinceri ed anime virtuose, la cui amicizia deteneva il potere di cambiare il mondo. La Principessa Celestia era sempre stata come una madre per loro. Le vedeva, una in particolare, come Sue figlie. Le amava e voleva proteggerle. Quindi la Principessa Celestia le schermò dal peggio della guerra, trovando loro missioni che le tenessero, per la maggior parte, fuori dal pericolo, od almeno lontano dai campi di battaglia. Mandandole in missioni diplomatiche presso i grifoni od i bufali -- cose di questo genere.

“La Principessa Luna le incontrò per la prima volta in circostanze molto differenti. La Principessa Luna le rispettava e le vedeva come Sue eguali. E, lo penso realmente, come Sue salvatrici. E così quando la Principessa Luna ascese a condurre Equestria e combattere la guerra, chiamò le più preziose eroine d’Equestria perché fossero Sue consigliere personali. Comandò la creazione di nuovi uffici di governo, uno sotto ognuna di loro, il cui scopo fosse ascoltare i loro pareri e trovare modi di implementarli.”

“E quelli erano i Ministeri?”

.”

Guardai tutto intorno la cupa e decadente terra devastata che una volta era stata la meravigliosa nazione d’Equestria. “Non mi pare che sia andata molto bene.”

Silenzio. Poi l’Osservatore parlò ancora. “Hai mai sentito il vecchio detto ‘la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni’?[5] Se c’era una morale alla loro storia, direi che è quella.”

***        ***        ***

Al calare della notte ci avvicinammo ad una fattoria che sembrava in larga misura intatta -- nessun animale nei recinti, ma da un camino usciva del fumo ed una luce accogliente usciva da molte delle finestre, come pure dalle fessure attorno alle porte del silos. Eravamo di nuovo solo noi tre, dato che l’Osservatore era ancora sparito con uno schiocco ed era stato sostituito dalla metallica musica patriottica di un’inconsapevole robofatina. Calamity aveva tenuto un occhio guardingo sul robot fino a che non era scomparso alla vista.

Un corvo svolazzò in basso, appollaiandosi sulla prima di quelle che sembravano tre tavole che spuntavano dal terreno sul limitare di un pascolo rinsecchito. L’ultima tavola era più piccola e storta. Gli ultimi paletti di una cancellata, immaginai.

Rapidamente ma con attenzione trottammo giù per la collina rocciosa ed attraverso i campi disseminati di pietre fino a raggiungere la casa. Avevamo bisogno di un posto dove dormire, cibo da mangiare e, possibilmente, rifornimenti medici. La casa sembrava fosse stata mandata da Celestia stessa... assumendo che i pony all’interno non ci sparassero per violazione di domicilio. Avere speranza nell’ospitalità degli sconosciuti non era saggio nelle Terre Devastate d’Equestria.

Un mulino a vento cigolante con due terzi delle pale mancanti stridette per la ruggine mentre passavamo.

“Forse questa non è proprio una grande idea”, iniziai. Solo perché non c’erano orrendi graffiti non voleva dire che il posto non fosse pieno di razziatori.

Velvet Remedy marciò davanti a me. “Davvero, Littlepip, non dovresti suonare così stanca...” Stava alzando uno zoccolo per bussare quando la porta si spalancò, illuminandoci di luce calda. Velvet strizzò gli occhi verso lo spazio vuoto di fronte a lei, poi abbassò lo sguardo per guardare la puledrina sull’uscio.

Era rosa. Rosa sgargiante! Era stranamente simile alla faccia del gigantesco cartellone, solo molto, molto (molto!) più piccola. E giovane. E di una somiglianza decisamente imperfetta. Era difficile dirlo in quella luce, ma in qualche modo sembrava sbagliata. I miei occhi prima si fissarono su una grezza cicatrice sulla sua fronte, come se fosse caduta di testa recentemente, probabilmente ad una velocità molto alta, e si fosse ferita in maniera abbastanza grave. La prima ipotesi che mi venne in mente fu che fosse saltata giù dal tetto del fienile. Provando a volare? Gli occhi mi si mossero verso i suoi fianchi, cercando le ali, ma era decisamente un pony terrestre. Poi vidi il suo fianco nudo. Era giovane, ma non così tanto giovane. Era meno di una testa più bassa di me. Sapevo com’era lottare per un cutie mark che non voleva comparire; il mio cuore andò a lei. Aveva aspettato il suo più a lungo di quanto avessi fatto io, e stava ancora aspettando... no, aspetta.

L’errore si mise a fuoco (se fossi stata ancora sotto l’effetto delle Ment-ali l’avrei realizzato immediatamente!). Il suo manto non era realmente il suo manto.

Si era dipinta di rosa!

Guardai Calamity e Velvet Remedy. Dalle loro espressioni anche loro dovevano averlo visto, e non erano proprio a loro agio.

“Ciao cara”, cominciò Velvet. “Tua madre è...”

“OH CASPITA!” La puledra balzò su, strillando di gioia. Poi altrettanto velocemente portò uno zoccolo alla bocca, come a boccheggiare per l’orrore. “Oh no! Siete troppo in ritardo! Vi ho aspettato tutto il giorno, ma ora siamo chiusi!” Le lacrime riempirono i suoi occhi spalancati.

Velvet Remedy fece un passo indietro. “Oh cara. Mi spiace, bambina, ma non siamo...”

Lo sguardo di orrore si dissipò istantaneamente, rimpiazzato da un largo sorriso. “Certo che non lo siete! Come se noi chiudessimo mai!”, ridacchiò esuberante. Corse fuori dalla casa, scattando oltre di noi, poi si fermò improvvisamente con un’espressione cupa. “Però vi dovete davvero affrettare. Brutte cose infestano questi campi, di notte!” Con quell’inquietante annuncio, gridò di gioia e corse verso il silos.

Ci guardammo a vicenda. Ero confusa. Calamity semplicemente alzò le spalle e cominciò a trottare dietro la giovane e rosa puledra.

Quando raggiungemmo il silos Velvet disse “Scusa, tesoro, ma non abbiamo capito il tuo nome?”

“OH!” La puledra rosa sussultò. “Hee! Certo! Scusate! Sono così eccitata! Siete i primi visitatori che il museo abbia avuto in... oh, secoli!” Ridacchiando di nuovo, “Oh, mi chiamo Pinkie Bell[6]!”

“Museo?” chiesi, alzando un sopracciglio.

Pinkie Bell si fece forza e spinse per aprire la porta del silos. L’interno sembrava come se un party fosse esploso dentro di esso. Non in un buon modo -- più come se un party avesse ingoiato una granata, ed ora la stanza fosse imbrattata di sangue e viscere di party.

“Benvenuti nel Museo di Pinkie Pie!” La puledra stava praticamente rimbalzando. “Questo è il museo numero uno di tutti gli oggetti di Pinkie Pie in tutta Equestria!”

Calamity stava scrollando la testa, ma c’era un sorriso sollevato sulla sua faccia. Velvet Remedy gli fece una smorfia e lui roteò gli occhi in risposta. Era strano, nessun dubbio al riguardo. Ma: niente schiavisti, niente razziatori, niente orribili mostri -- una discesa nel leggermente bizzarro era decisamente un cambiamento ben accetto.

Pinkie Bell non si diede tregua, non fermandosi nemmeno per respirare. “E sapete, siete giusto in tempo per il tour! Ma ora dov’è la guida? Sarà meglio che non stia di nuovo dormendo... oh aspettate! Sono IO!”

Il “museo” era una singola grossa stanza. Non c’era molto con cui fare un tour. Ma Pinkie Bell si fece punto d’onore di fermarsi e mostrare un oggetto dopo l’altro, la maggior parte dei quali adornati con palloncini sgonfi o vomitati di coriandoli.

“...e ballarono e ballarono tutto il giorno e la notte! Ed il più bello di tutto è che è proprio questo il silos dove Pinkie Pie, ancora puledra, inventò il primo party di sempre ed ottenne il suo Cutie Mark!”

Velvet mi si avvicinò mormorando, “Sono abbastanza sicura che i party siano esistiti da molto più che duecentocinquant’anni.” Ma Pinkie Bell era chiaramente un rullo, e non aveva intenzione di fermarsi per le domande.

“Durante i primi anni della guerra Pinkie Pie viaggiò dappertutto, facendo party per le truppe d’Equestria che stavano per andare in battaglia! Portandogli il sapore delle loro case e, cosa più importante, rallegrandoli e portando sorrisi sui loro volti!” Pinkie Bell agitò le braccia di fronte a numerosi cavalletti con fotografie incorniciate di Pinkie Pie, vestita con fronzoli e calze a rete, che ballava su un palco di fronte a quasi mille pony. “Questo quando non era in missioni super segrete per conto della Principessa Celestia!”

“Sembra molto più piccola di persona” commentai con Velvet, pensando a quanto meno minaccioso sembrasse il pony reale in confronto con il folle cartellone a pochi chilometri dalla fattoria.

“L’unico rimpianto di Pinkie Pie era di non poter essere dappertutto ad aiutare tutte le truppe tutto il tempo! (Anche se con Dash poteva arrivarci abbastanza vicino!) Quindi naturalmente...”

Calamity alzò uno zoccolo. “Dash la sua amica o Dash la droga?” Pinkie Bell sembrò non notarlo.

Saltellando verso un poster familiare Pinkie Bell continuò, inarrestabile. “...quando la Principessa Luna si offrì di dare a Pinkie Pie un intero Ministero tutto suo per farci qualsiasi cosa volesse, si scagliò sull’occasione! Ed il Ministero della Morale era nato!”

Era il poster PINKIE PIE TI OSSERVERÀ PER SEMPRE, questa volta intatto. L’anziana giumenta rosa sorrideva maliziosamente, come se avesse appena giocato uno scherzo meraviglioso. E con l’intera faccia visibile giurai di aver colto un che di curioso nei suoi occhi. Non mi sentivo più colpevole mentre il poster mi guardava; ora mi sentivo inconfortevolmente esposta.

Una esercitata piroetta portò Pinkie Bell ad un tavolo coperto da un set da chimico e numerosi... campioni. “Pinkie Pie era sempre stata molto brava a cucinare. E quando la Pricipessa Luna (buu) dichiarò che le droghe che stavano dilagando in Equestria dalle terre delle zebre erano pericolose per la gente, Pinkie Pie decise di dimostrare che potevano essere buone, un’aggiunta divertente a qualsiasi party! Lavorando notte e giorno Pinkie Pie inventò una miscela di Ment-ali e di alcune delle sue cose preferite, creando... dun DUN DUN! Le Ment-ali Party-Time!” Pinkie Bell sollevò una scatoletta, mostrandole.

Volevo quella scatoletta!

Pinkie Bell l’appoggiò vicino al set chimico e proseguì. Persi il filo del suo monologo perché la mia mente insisteva che avevo assolutamente bisogno di ricordarmi dove fosse posizionata quella scatoletta.

“...per allora il Ministero della Morale aveva trasformato Pinkie Pie in un’iconica figura che trascendeva i limiti del singolo pony per diventare una figura mistica che poteva stare facilmente al fianco di Principessa Celestia e Principessa Luna stesse!”

Va bene, quello era semplicemente sbagliato.

“I piccoli puledri e puledre sapevano che Pinkie Pie li osservava costantemente. Vedeva tutto quello che facevano. E se erano puledri e puledre buoni, se erano educati ed amichevoli, se facevano i loro lavoretti e sorridevano e ridevano e non spargevano mai bugie sediziose, allora al loro compleanno Pinkie Pie gli avrebbe portato uno splendido party!” Pinkie Bell agitò uno zoccolo come avviso. “Ma, se erano stati cattivi puledri e puledre, Pinkie Pie gli avrebbe portato una roccia!”

Cosa dia...?! Guardai Velvet Remedy sbalordita.

Nel frattempo Pinkie Bell si era interrotta. I suoi occhi si allargarono e trattenne un profondo respiro. Ed aspettò. Un secondo, due, tre, quattro... Alla fine Pinkie Bell lasciò andare il fiato con un sospiro di disappunto. “Scusate. Mi pareva di sentire un numero musicale estemporaneo in arrivo.”

Velvet Remedy guardò studiatamente altrove.

“Comunque, cosa stavo dicendo... Oh sì, come Pinkie Pie porta i party!”

Velvet si voltò verso la giovane puledra, un po’ spaventata. “Porta? Cara, lo sai che Pinkie Pie è morta, vero?”

Pinkie Bell non perse un colpo. “Oh, è morta fisicamente! Ma il suo spirito vive in tutti noi!”

Guardai il sopracciglio di Velvet alzarsi. E poi ridacchiò, sembrando accettarlo ad un livello che io proprio non potevo. Mentre mi passavo lo zoccolo sulla faccia, Velvet si avvicinò a Calamity e sussurrò “Penso che lo spirito di Pinkie Pie abbia una molestatrice.”

Riuscii a perdermi la maggior parte del resto del “tour” perché stavo cercando un modo di convincere Pinkie Bell a separarsi da quella che probabilmente era una parte di pregio della sua collezione. Ma ritornai di scatto attenta quando Pinkie Bell annunciò di avere qualcosa da chiederci. Una proposta.

“Mi risulta di avere l’unica copia della ricetta per le Ment-ali Party-Time!...” Va bene, sapevo che non era vero. Anche l’amico di Calamity ce l’aveva. Ma sarebbe stato il metodo più facile e veloce per averla per me stessa. E perché stressarsi a chiedere una singola scatoletta quando avrei potuto avere la dannata ricetta!?

“...e la condividerò con voi se mi potrete portare l’unico pezzo mancante della collezione del Museo Pinkie Pie! Un’edizione limitata della statuetta magica di Pinkie Pie! Portatela qui, ed io indirò un party che finirà tutti gli altri party!”

***        ***        ***

“Non mi sarei dovuta divertire”, stava dicendo Velvet Remedy mentre trottava nervosamente per la stretta camera al secondo piano in cui Pinkie Bell aveva assolutamente insistito stessimo per la notte.

Quando Pinkie Bell spiegò come fossero state create poche serie di figure delle Giumente dei Ministeri, incantate in maniera molto particolare, la mia mente era subito andata alla statuetta della pony arancione con le tre mele sul fianco. Trovarne un’altra simile, una specificatamente di Pinkie Pie, poteva essere virtualmente impossibile. D’altra parte Pinkie Bell insisteva sul fatto che le statuette potessero sopravvivere persino all’apocalisse. E realmente ne avevo trovata una dopo essere stata all’Esterno per grosso modo quanto, una settimana?

Calamity si sedette sul letto, con un orecchio al muro mentre guardava Velvet agitarsi.

“Quella povera puledra. È così terribilmente triste.”

Calamity nitrì. “Triste? Stavi ascoltando la stessa piccola palla di Dash dipinta di rosa che ascoltavo io?” Poi, ricordandosi della sua stessa precedente confusione, chiarì “La droga”.

Velvet Remedy si fermò. “Oh si. E quella povera ragazza non è felice. Per nulla.” Chinò la testa. “È piena di dolore. Deve esserle successo qualcosa di terribile.”

Guardando Velvet Remedy fui ancora una volta catturata dalle striature oro e porpora nella sua criniera bianco argento, di nuovo trovandovi strane reminiscenze del rosa e giallo del Ministero della Pace. Solo che fino ad allora ci pensavo come a coincidenza o destino. Ora mi chiedevo se non fosse più simile al manto tinto di rosa di Pinkie Bell.

Velvet notò il mio sguardo e sembrò indovinare cosa stessi pensando paurosamente in fretta. “Non è lo stesso!” insistette tranquillamente.

Calamity stava prestando maggiore attenzione al muro. Improvvisamente saltò sugli zoccoli. “È andata. E se non volete che ci succeda qualcosa di orribile, suggerisco che ce ne andiamo anche noi.” Si mosse verso la porta e premette la maniglia. Non si mosse.

Era chiusa.

“Magari sta solo cercando di proteggerci dalle brutte cose che girano nei campi la notte?” proposi, senza davvero crederci.

Velvet Remedy mi aveva scansato per provare lei stessa la porta. Ora sbuffò, “Non importa. Ce ne andiamo. Non starò chiusa in gabbia.”

Calamity si era mosso alla finestra e stava controllando la fattoria al di sotto. Mi impennai mettendo gli zoccoli sulla cornice e spiai attraverso il vetro. Per un momento non vidi nulla. Solo la notte. Poi, mentre Pinkie Bell apriva la porta del fienile abbastanza da scivolare all’interno e richiuderla alle sue spalle, apparve uno spiraglio di luce vagamente pulsante e colorata.

Calamity aspettò, silenzioso ed immobile, fino a che non si aprì la porta della casa, disegnando un rettangolo di luce sul terreno con ritagliata in esso la forma di Pinkie Bell. Nel momento in cui la porta si richiuse si voltò scalciando la finestra.

Il colpo fu terribilmente rumoroso.

La fuga sarebbe stata pericolosa, se non impossibile, senza un pegaso che ci facesse volare giù. Iniziammo ad attraversare la fattoria, strisciando acquattati, tenendoci nell’oscurità delle ombre più profonde. Stavamo strisciando sul fianco del fienile quando un impulso mi sopraffece e mi infilai all’interno.

Più tardi dissi a Velvet Remedy e Calamity che non ero sicura sul perché fossi entrata nel fienile. Ma in realtà avevo esattamente due motivi. Primo, la ricetta per le Ment-ali Party-Time non era nel museo, e non l’avevo individuata nella casa. Sarebbe potuta essere stata nascosta ovunque -- in un libro o sotto una coperta -- ma credevo che l’ossessione di Pinkie Bell non le avrebbe permesso di non metterla in mostra. Così speravo fosse nel fienile.

Secondo, quella luce pulsante e stranamente mutevole mi ricordava spiacevolmente il modo in cui era esploso il vagone passeggeri dopo che Calamity gli aveva sparato. Gli avevo chiesto qualcosa in seguito, e mi aveva spiegato come alcuni dei più grandi carri volanti, come quello che era stato progettato per portare dozzine di pony, usassero un campo magico generato da un motore a magiscintilla[7] in modo che un singolo pony li potesse sollevare in aria. Come le batterie magiscintilla quei motori erano frutto di scienze arcane ed imbrigliavano potenti energie magiche. Calamity non lo capiva a quel livello, naturalmente. Lui sapeva solo che sparare contro la scatola magica di uno di quei veicoli rilasciava un inferno di vortice.

Un tale vortice era rapido e molto violento. L’idea che Pinkie Bell potesse avere qualcosa di simile nel suo fienile, magari un vortice magico in qualche modo stabile o perpetuo, mi preoccupava profondamente.

***        ***        ***

“Che cosa sto guardando?”

Era piccola, di una forma geometrica le cui facce sembravano torcersi l’una attraverso l’altra. L’intera cosa aveva le dimensioni di un cesto di mele, e colori malati ed ipnotici roteavano su di essa.

Potevo sentirla attirarmi ad essa. Mi ci stavo perdendo dentro. Mi servì uno sforzo fisico per tirarmi via dalla cosa. Guardandomi attorno trovai una cassaforte. Il resto del fienile era sostazialmente spoglio. Scivolai verso di essa e mi applicai in quell’attività che sembrava tanto unica.

La cassaforte si aprì con un sospiro.

All’interno c’era il mio premio: la ricetta delle Ment-ali Party-Time!

Ma non era mia. Avevo cercato nelle rovine. Avevo saccheggiato le case di schiavisti e razziatori. Ma questa volta era derubare una povera giovane pony che non era nemmeno ancora una giumenta.

Ma... Ment-ali Party-Time! E sul serio, tutto quello che dovevo fare era copiarla sul mio PipBuck. L’avrei subito rimessa a posto. E quello non sarebbe stato davvero rubare, giusto?

Tranne che Pinkie Bell la stava offrendo come ricompensa per aiutarla in qualcosa. E quello me lo faceva sentire come se fosse stato rubare. Come se stessi prendendo una ricompensa che non mi ero guadagnata.

Sedetti, guardando nella cassaforte per non so quanto a lungo. Alla fine mi concentrai sulla magia di levitazione... e tirai fuori l’altro oggetto nella cassaforte. Un registratore con un singolo messaggio sopra. Lo copiai nel mio PipBuck e lo avviai.

Non riconobbi la voce, ma suonava giovane. Almeno giovane tanto quanto Pinkie Bell era adesso.

“Peartree[8],

“I razziatori sono tornati ieri. Non avevano preso bene che papà la settimana scorsa li avesse scacciati a fucilate, così questa volta sono tornati in forze. Mamma ci ha fatto nascondere nella stanza di sopra e ha lanciato un incantesimo per non farci vedere. Ci ha fatto promettere di stare in silenzio ed immobili. Ma Silver Bell[9]...

“La mia sorellina è sempre stata capace di fare una musica bellissima, come il tintinnio di dozzine di campanelle magiche. L’adoriamo tutti. Ma a Silver Bell, ogni tanto quando è spaventata o preoccupata, l’incantesimo si attiva da solo. Non voleva farlo. È stato un incidente.

“I razziatori hanno ucciso mamma e papà. Li hanno uccisi in maniera lenta e brutale. E ci hanno costretto a guardare. È stato...

“Li ho sotterrati sul limitare del campo ad est. Ho messo un paio di assi come lapide. Odio che non possano durare a lungo, ma non posso scolpire i loro nomi nella roccia. E mamma e papà meritano di avere i loro nomi sulle loro tombe.

“Silver Bell ha incubi tutte le notti. Onestamente, la maggior parte delle notti anch’io. E durante il giorno sta solo rannicchiata in silenzio. Non piange mai. Non sorride mai. Non riesco nemmeno a farla mangiare. Non so cosa fare.

“Ho intenzione di portarla alla Tenpony Tower. Ho sentito che c’è un tizio lassù che si occupa degli orfani. È una lunga camminata, così sono andata a farmi dare consigli dai vicini. Se non sarò tornata quando arrivi qua, ti prego di caricare il carro. So di non poterti chiedere di venire con noi: hai la tua gente di cui prenderti cura. Ma apprezzerei davvero se potessi rimanere in zona per poterti dire addio.

“Sei la migliore amica che potessi desiderare.

Con amore, Memory.”

Sedetti lì, stordita. Oh dolce Dea Celestia...

“Non avresti dovuto ascoltarla!” Mi voltai di soprassalto trovando Pinkie Bell (...no, Silver Bell!) a fissarmi dritta negli occhi. “Non. È. Tua.”

Così da vicino potevo vedere molto meglio la sua cicatrice. Un’orribile realizzazione mi colpì come acqua gelata. Silver Bell era un unicorno. Si era tagliata via il corno!

Mi ritrassi, scontrando nella cassaforte aperta.

“La vuoi così tanto? Tienila!” Pinkie/Silver Bell avanzò per chiudermi contro la cassaforte.

Da dietro di lei, la voce di Velvet Remedy risuonò nell’aria. “Tu non sei come Pinkie Pie.”

Pinkie/Silver Bell si raggelò. Poi si voltò lentamente via da me. Comunque bloccava il fronte della cassaforte, ed in qualche modo non riuscivo a spingermi a passarle oltre per liberarmi.

“Tu non sei per niente come Pinkie Pie”, disse lentamente Velvet Remedy, con calma. La sua voce non era accusatoria, ora. Era principalmente triste. “Tu sei, al limite, l’opposto di Pinkie Pie.”

Vidi la puledra di fronte a me tremare. Le emozioni sembravano attraversarla come se non volessero fermarsi, o fossero ansiose di togliersi di mezzo in modo che la successiva emozione potesse prendere il controllo.

“Tu non porti felicità. Quando ti guardo, tutto quello che sento è tristezza”, continuò Velvet, dando con la voce un tono di gentilezza alle sue parole. “Se Pinkie Pie ti incontrasse, non vorrebbe organizzare un party...”

“Sì che vorrebbe!”

Velvet si interruppe solo un momento. “Magari vorrebbe, ma non organizzerebbe una festa perché vorrebbe divertirsi con te. Organizzerebbe un party perché vorrebbe aiutarti. Perché la renderesti molto triste.”

“C-c-cosa n-ne sai?”

“Io so che la risata, la vera risata, non è costretta. Non è qualcosa che ti dipingi addosso per nascondere i tuoi veri sentimenti.” Velvet Remedy camminò lentamente verso la puledra, che era bloccata tra l’esplodere di rabbia e lo scoppiare a piangere. “Lo so che sei molto ferita dentro. E non è il genere di ferita che possa venire guarita da una festa. O curata dal mio corno.”

Nel tempo in cui Velvet Remedy aveva raggiunto la puledra, Pinkie/Silver Bell stava tremando malamente.

“Quello che è successo ai tuoi genitori non è colpa tua. Quello che è successo a tua sorella non è colpa tua...”

A sua sorella? Improvvisamente mi ricordai delle tre assi nel campo. L’ultima piegata, come se fosse stata piantata da qualcuna più piccola e giovane che non era stata molto in grado di posizionarla. Pensai ad una sorella più vecchia di nome Memory che trottava da sola verso i confinanti più vicini, in un’altra fattoria probabilmente ad una dozzina di miglia di distanza attraverso un territorio infestato dai razziatori. Il mio cuore cedette.

“SÌ! LO! È! STATA!” E con quello Silver Bell crollò in un pianto disperato. Velvet Remedy era lì per stringere la puledra tra la testa ed una zampa, dandole una criniera su cui piangere.

Nota: nuovo livello.

Nuovo vantaggio: Ira Matematica – Sei in grado di ottimizzare la logica del tuo incantesimo di mira. Il SATS ora è 20% più figo.


[1] Nell’originale, candy-licious.

[2] Nell’originale, buncha winged horseapples.

[3] Il termine usato era fanfilly, storpiatura dell’appellativo fangirl in cui il termine “ragazza” è sostituito con “puledra”.

[4] Letteralmente “Piccolocorno”, ma credo sia inutile sottolineare l’assonanza con lo storico Massacro di Little Bighorn. Il gioco di parole svelerà il suo secondo significato tra molti capitoli.

[5] Nell’originale, the portal to hell is opened with the incantation of good intentions, ovvero “il portale dell’inferno si apre con l’incanto delle buone intenzioni”.

[6] Letteralmente, “campana rosata”.

[7] Nell’originale semplicemente spark engine, ovvero “motore a scintilla”; ho preferito mantenere l’assonanza con le già incontrate batterie magiscintilla.

[8] Letteralmente, “Albero da Pere”

[9] Letteralmente, “Campana d’Argento”